Stellantis tocca (l’ennesimo) minimo storico e richiama veicoli in tutto il mondo
Quasi un milione di veicoli richiamati, di cui 848 mila solo negli Stati Uniti.
È quanto disposto da Stellantis, che spiega come il problema sia legato al
software radio in dotazione ai veicoli, che potrebbe interferire con il
funzionamento della telecamera posteriore, impedendone l’attivazione in caso di
rertromarcia. Il difetto riguarda modelli Chrysler, Dodge, Jeep e Ram degli anni
2026 e 2027. L’operazione è costata cara al gruppo, che ha visto le proprie
azioni toccare il minimo storico di 4,38 euro. Dall’inizio dell’anno, le quote
di Stellantis sono diminuite del 54%, e la produzione, specie quella domestica,
è crollata a picco.
Nonostante il gruppo abbia riferito di non essere a conoscenza di feriti o
incidenti, il malfunzionamento delle telecamere posteriori costituisce un
problema di rilievo negli Stati Uniti. Qui, tali dispositivi sono obbligatori su
tutti i veicoli a partire dal 2018, per via dell’elevato numero di decessi di
soggetti (un terzo dei quali sono bambini sotto i cinque anni) investiti dalle
automobili che effettuano manovre di retromarcia. Il problema, in questo caso,
sarà risolto grazie al download di un aggiornamento per il software dei mezzi,
effettuabile direttamente dai proprietari. Ciononostante, l’impatto sul titolo è
stato di oltre il 4%, senza che vi fosse alcun rimbalzo che in molti casi segue
una caduta del genere. Il passivo, su base mensile, si attesta dunque al -12%,
mentre su base annuale è pari al 54%. In aggiunta a ciò vi è il fatto che si
tratta solamente dell’ultimo tra i richiami effettuati dall’azienda: nel 2024,
oltre un milione di veicoli degli stessi marchi fu richiamato per analoghi
problemi di interferenza dei software con la telecamera posteriore, mentre,
all’inizio del giugno2026 , il gruppo aveva richiamato oltre 1,3 milioni di
veicoli Jeep in tutto il mondo a causa del rischio di incendio.
Quanto accaduto rappresenta dunque l’ennesimo scivolone per il gruppo, il quale
continua a registrate difficoltà tanto sul mercato europeo quanto su quello
statunitense. Per l’anno in corso non sono previsti dividendi nè bonus per
lavoratori, mentre in Italia si affaccia lo spettro della delocalizzazione, che
tocca Pomigliano, Mirafiori e Cassino. Qui, gli operai impiegati nei reparti di
lastratura, verniciatura e montaggio restano a casa fino al 31 agosto,
nonostante inizialmente le previsioni fossero di una chiusura limitata al
periodo tra 3 e 16 del mese. Una decisione che segue una chiusura delle linee
produttiva già a luglio, registrando volumi minimi e un crescente ricorso agli
ammortizzatori sociali, che hanno finito per erodere gli stipendi dei
lavoratori. A settembre l’orizzonte non sembra più roseo, con una ripartenza
subordinata ai programi industriali della multinazionale, anch’essi avvolti dal
dubbio e dallo spettro della delocalizzazione.
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