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L’ICE arresta senza mandato una studentessa della Columbia University. L’intervento di Mamdani la libera
La mattina di giovedì 26 febbraio la studentessa della Columbia University Elmina “Ellie” Aghayeva, originaria dell’Azerbaigian, è stata arrestata a New York dagli agenti dell’ICE, che si erano introdotti nel suo edificio residenziale fuori dal campus senza mandato. La presidente ad interim della Columbia, Claire Shipman, ha dichiarato che le telecamere di sicurezza hanno ripreso gli agenti nel corridoio mentre mostravano le foto di un bambino scomparso, la falsa motivazione usata per avere accesso all’edificio. Aghayeva ha pubblicato un post sul suo arresto quella mattina presto su Instagram, scrivendo: “Il Dipartimento della Sicurezza Interna mi ha arrestata illegalmente. Aiutatemi, per favore.” I primi a muoversi per denunciare l’arresto sono stati gli amici della studentessa, che giovedì pomeriggio hanno organizzato un raduno all’entrata dell’università, con la partecipazione di circa duecento persone. Il rilascio di Elmina Aghayeva è avvenuto poco dopo che il sindaco di New York City Zohran Mamdani ha fatto appello direttamente al presidente Trump, durante la sua seconda visita alla Casa Bianca dopo la storica vittoria elettorale di novembre. “Ho appena parlato al telefono con il Presidente Trump. Gli ho espresso la mia preoccupazione per la detenzione della studentessa della Columbia Elmina Aghayeva, arrestata dall’ICE stamattina. Il presidente mi ha appena informato che sarà immediatamente liberata” ha scritto in seguito il sindaco di New York su X. La Columbia University ha confermato la notizia in un post sempre su X, dicendosi “sollevata ed emozionata per il rilascio della studentessa”. Zohran Mamdani ha anche consegnato al capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles un elenco con i nomi di quattro studenti attuali ed ex studenti presi di mira dalle autorità federali per l’immigrazione e ha chiesto all’amministrazione di aiutare a chiudere i loro casi. Si tratta di Mahmoud Khalil, Yunseo Chung, Mohsen Mahdawi e Leqaa Kordia, tutti arrestati dopo aver partecipato a proteste a favore della Palestina. Leqaa Kordia è l’unica ancora in carcere, a quasi un anno dal suo arresto, in una prigione dell’ICE in Texas. Prima dell’intervento di Mamdani anche la governatrice democratica dello Stato di New York Kathy Hochul aveva criticato duramente l’irruzione degli agenti dell’ICE in uno spazio universitario e chiesto il rilascio della studentessa. “Nessuno dovrebbe scomparire per mano del governo. Nessuno studente dovrebbe essere portato via dal proprio dormitorio con l’inganno. Questi incidenti richiedono un’indagine indipendente e una reale assunzione di responsabilità. New York non si girerà dall’altra parte.” Fonti: Democracy Now! The New York Times Anna Polo
February 28, 2026
Pressenza
New York, ciclisti contro l’ICE: la solidarietà è contagiosa
Pubblichiamo l’intervista collettiva al gruppo newyorkese Cycling x Solidarity NYC , ispirato al gruppo simile attivo a Chicago. Quando è stato fondato il vostro gruppo? Abbiamo fondato Cycling x Solidarity NYC nell’ottobre 2025. Mi ero imbattuta in un articolo su Cycling x Solidarity Chicago e l’idea mi era sembrata bella e facilmente replicabile. Conoscevo altre persone che provavano la stessa silenziosa urgenza di fare qualcosa di concreto. Quindi, con il fuoco nel cuore, ho contattato gli organizzatori di Chicago, che hanno generosamente condiviso i loro consigli. Nel giro di una settimana abbiamo organizzato la nostra prima pedalata. Eravamo solo in tre. Il nostro piano era modesto: presentarci ai venditori ambulanti e distribuire volantini. Invece, abbiamo esaurito tutto il churro[1] di uno di loro e comprato tutti i tamales[2] di un altro. La gioia e la gratitudine che hanno espresso sono difficili da descrivere a parole. Abbiamo riempito un frigorifero comunitario e consegnato il resto a una mensa locale. Quella prima pedalata mi è rimasta impressa: la prova che una mattina di solidarietà può restituire un senso di sollievo e di possibilità. Con il via libera del gruppo di Chicago, abbiamo deciso di “copiare” il loro nome, per dimostrare che le buone idee viaggiano, mettono radici e possono nutrire una comunità. Il 6 febbraio, il sindaco Zohran Mamdami ha emesso un ordine esecutivo per proteggere gli immigrati di New York dalle retate dell’ICE. Questa decisione coraggiosa ha avuto un impatto positivo sulla situazione? L’ordine esecutivo del sindaco Mamdani è un atto significativo e coraggioso ed è importante che New York abbia un sindaco disposto a usare tutto il peso della sua carica per proteggere i suoi cittadini. Detto questo, la politica e l’esperienza vissuta spesso procedono a velocità diverse. Anche quando le tutele legali vengono rafforzate, la paura e le conseguenze economiche possono persistere. L’ordine esecutivo del sindaco Mamdani aiuterà direttamente queste comunità? Credo di sì. Ma ricostruire un senso di sicurezza richiederà più tempo e l’adeguata applicazione di tali politiche è tutta un’altra questione. È importante anche riconoscere che l’attuale clima di paura va ben oltre gli immigrati privi di documenti. Residenti permanenti legali, titolari di visto, beneficiari del DACA, richiedenti asilo e persino cittadini statunitensi sono stati coinvolti in operazioni repressive, detenuti illegalmente e in alcuni casi uccisi. Nel caso specifico dei venditori ambulanti, la vulnerabilità è profonda. Molto prima che i budget dell’ICE fossero ampliati fino a rivaleggiare con quelli del 15° esercito più grande al mondo, i venditori operavano già in base a un sistema di autorizzazioni restrittivo e vecchio di decenni, che limita le licenze e costringe molti a lavorare senza un’autorizzazione adeguata, esponendoli a multe salate, alla confisca (e allo spreco) del loro cibo e a potenziali conseguenze per il loro status di immigrati legali. Anche il quadro più ampio è allarmante… Solo a New York City, decine di migliaia di rifugiati legali, richiedenti asilo e immigrati con status di protezione temporanea hanno già perso l’accesso al programma di assistenza alimentare per persone a basso reddito in seguito al One Big Beautiful Budget Act [3] e in meno di un anno oltre un milione di newyorkesi rischia di perdere l’assistenza sanitaria, con conseguente aumento della fame. Sempre più bambini arrivano a scuola affamati, mentre altri non la frequentano più , trattenuti a casa dal timore di essere arrestati. Con il ritiro delle famiglie dalla vita pubblica, i venditori ambulanti e le piccole imprese dei quartieri di immigrati hanno segnalato al nostro gruppo un calo significativo delle vendite. Tutto ciò per dire che è improbabile una rapida ripresa come conseguenza diretta di questo ordine esecutivo. Se c’è spazio per credere in un futuro più luminoso, credo che Mamdani userà tutto il potere della sua carica per cambiare, si spera, la rotta che New York sta attualmente seguendo. Quali sono le vostre attività? Organizziamo giri mensili in bicicletta durante i quali raccogliamo in anticipo fondi per il cibo, acquistiamo quanto più cibo possibile dai venditori ambulanti e poi lo ridistribuiamo alla comunità. L’obiettivo è duplice: sostenere i venditori ambulanti, la cui sicurezza e il cui sostentamento sono sempre più precari e ridistribuire il loro cibo fresco e fatto in casa ai vicini che vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il cibo viene distribuito ai frigoriferi comunitari, alle mense locali, alle persone senza fissa dimora e a chiunque abbia bisogno di un pasto. Ogni giro è pensato per avere un impatto immediato e concreto. In sostanza, Cycling x Solidarity NYC si avvale di newyorkesi appassionati e di biciclette per trasportare il cibo da un angolo all’altro della nostra comunità. Siete in contatto con altri attivisti a New York e in altre città? Siamo in contatto con altri gruppi a New York e oltre, principalmente per condividere le migliori pratiche, imparare dai successi e dalle battute d’arresto reciproci e, in generale, per sostenerci a vicenda. Le sfide che stiamo affrontando sono più grandi di quelle che qualsiasi singola organizzazione può sostenere da sola e imparando dagli altri, condividendo risorse, amplificando le voci degli altri e aiutandoci a vicenda, potremo sostenere i nostri sforzi per andare avanti. L’appoggio che abbiamo ricevuto da altri gruppi è stato fondamentale per la nostra crescita. Il gruppo di Chicago, in particolare, è stato straordinariamente generoso con noi. Non solo ci ha ispirato per l’idea di partenza, ma ha anche sostenuto attivamente il nostro lavoro, condividendo la sua esperienza organizzativa conquistata con fatica, amplificando la nostra presenza sui social media e mettendoci in contatto con volontari che non avremmo mai potuto raggiungere da soli. È stata la nostra principale fonte di nuovi volontari e gliene siamo profondamente grati. Quali conseguenze pratiche ed emotive ha l’impegno ad aiutare le persone vulnerabili come gli immigrati privi di documenti? La storia – personale, locale e internazionale – è sempre stata la mia materia preferita perché insegna una lezione essenziale: prestare attenzione. Ciò che è accaduto in passato ritorna con nomi diversi, in momenti diversi, ma con conseguenze familiari. La storia non riguarda solo il passato. È uno specchio che contestualizza il presente. E il nostro presente negli Stati Uniti riflette ciò che accade quando troppi di noi non riescono a difendersi a vicenda, indipendentemente dalle differenze. L’impegno nei confronti delle comunità vulnerabili è radicato nella consapevolezza che le cose possono sempre peggiorare, se lo permettiamo e che qualsiasi comunità può diventare rapidamente vulnerabile. In pratica, l’avvio del nostro gruppo ha richiesto tempo, energia e risorse. Ha significato coordinare e alimentare lo sforzo durante i periodi di inattività e chiedere aiuto a sconosciuti. Dal punto di vista emotivo, ogni viaggio è stato pesante, pieno di speranza ed energizzante. Pesante, perché una volta che si assiste da vicino alla vulnerabilità, non si può più ignorarla. Pieno di speranza, grazie al calore e alla generosità di tutti coloro che si sono fatti avanti e degli stessi venditori, che meritano molto più riconoscimento di quello che ricevono. Molto prima delle turbolenze politiche degli ultimi anni, queste persone si svegliavano sempre prima dell’alba, stavano al freddo e sotto la pioggia e nutrivano questa città ogni singolo giorno. Sono sempre stati gli eroi silenziosi dei quartieri di New York. Era vero prima e rimane vero ora. Ed energizzante, perché la solidarietà è contagiosa. Non c’è niente di meglio che girare in bicicletta insieme a nuovi amici, vedere l’espressione di un venditore quando gli chiedi di venderti tutto, riempire i frigoriferi con il loro cibo cucinato in casa e tornare un’ora dopo per trovarli vuoti. In una città dove siamo condizionati a valutare ogni interazione in termini commerciali, in base al rischio e alla ricompensa, c’è qualcosa di silenziosamente radicale nell’aiuto reciproco. Invita le persone a tornare a un modo diverso di relazionarsi con i propri vicini, radicato nella cura piuttosto che nel calcolo. Tornando a Mamdani, in Italia la sua campagna elettorale e la sua vittoria, che come Pressenza abbiamo seguito con numerosi articoli, hanno suscitato grande interesse e speranza. A quasi due mesi dall’entrata in carica come sindaco, avvenuta il 1° gennaio, ha già intrapreso iniziative per iniziare a mantenere alcune delle sue ambiziose promesse, ad esempio per quanto riguarda i servizi di assistenza all’infanzia e il trasporto pubblico gratuiti, da finanziare aumentando le tasse ai residenti più ricchi? Sulla base di tutto ciò che ho seguito finora, Zohran Mamdani sembra prendere sul serio le sue promesse e fare tutto ciò che è in suo potere per migliorare la vita di tutti i newyorkesi. Ci saranno inevitabilmente delle resistenze e il cambiamento avverrà quasi certamente in modo graduale. Ma c’è qualcosa di significativo nell’avere un sindaco in carica con l’energia e il desiderio di correggere gli errori e riparare un sistema malato. Quando una giovane coalizione di base può determinare un cambiamento così rapido nei risultati elettorali, come nel caso di Zohran Mamdani, l’unica vera risposta è la speranza. [1] I churros sono dei dolci dalla forma cilindrica e allungata tipici della cucina spagnola e sudamericana, a base di una pastella fritta spolverata con lo zucchero a velo e con l’aggiunta a volte di cannella. [2] I tamales sono involtini salati o dolci, tipici della cucina sudamericana. [3] Radicale riforma fiscale e di spesa degli Stati Uniti firmata da Donald Trump il 4 luglio 2025, comporta massicci tagli alle tasse e una contemporanea riduzione della spesa sociale. Anna Polo
February 25, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani firma un decreto esecutivo per proteggere gli immigrati di New York dall’ICE
Venerdì 6 febbraio il sindaco di New York Zohran Mamdani ha firmato un decreto esecutivo – il tredicesimo da quando è entrato in carica – per proteggere gli immigrati newyorkesi dagli abusi dell’amministrazione Trump. New York fa parte delle cosiddette “città santuario”, che limitano la collaborazioni con l’ICE e si rifiutano di trattenere o segnalare immigrati irregolari per la deportazione e questo decreto rafforza la direzione già intrapresa da tempo. Il sindaco ha annunciato il decreto esecutivo durante un incontro interreligioso alla New York Public Library. “Se la fede ci offre la bussola morale per stare al fianco dello straniero, il governo può fornire le risorse”, ha detto Mamdani. “Creiamo una nuova aspettativa nei confronti del Municipio, dove il potere viene esercitato per amare, accogliere e proteggere. Staremo al fianco degli stranieri oggi, domani e tutti i giorni a venire. Nessun newyorkese dovrebbe aver paura di ricorrere ai servizi cittadini, come quelli per l’infanzia, solo perché è un immigrato.”  Il decreto esecutivo comprende: * Il divieto per l’ICE di entrare senza un mandato giudiziario nelle proprietà della città, tra cui scuole, parcheggi, rifugi e ospedali. * Il rafforzamento delle misure di protezione della privacy, per evitare che il governo federale possa accedere illegalmente ai dati privati dei newyorkesi. * Una relazione sulla sicurezza pubblica presentata al sindaco di New York City per garantire che le agenzie essenziali della città rispettino le leggi municipali. * La creazione di un comitato inter-agenzia per coordinare le politiche in caso di crisi gravi. Mamdani ha anche lanciato la campagna “Conosci i tuoi diritti”, con la distribuzione di 30.000 volantini in varie lingue per spiegare i diritti di ogni persona fermata dall’ICE, come restare in silenzio e chiedere un avvocato e un interprete.     Anna Polo
February 8, 2026
Pressenza
15.000 infermiere in sciopero a New York
15.000 infermiere registrate a New York City sono impegnate dal 12 gennaio in uno dei più grandi scioperi della loro categoria nella storia della città. Hanno abbandonato il lavoro perché gli ospedali Mount Sinai, Montefiore e New York-Presbyterian si sono rifiutati di negoziare contratti equi che tutelino la loro sicurezza e quella dei pazienti e prestazioni sanitarie sicure, di cui gli operatori sanitari in prima linea hanno bisogno per fornire un’assistenza di qualità. Le infermiere della New York State Nurses Association (NYSNA) sono in sciopero da settimane, con manifestazioni e picchetti davanti agli ospedali per garantire: * Un rapporto infermiere-paziente sicuro per migliorare i risultati dei pazienti e ridurre il burnout. * Prestazioni sanitarie garantite e protezione dai tagli arbitrari alle prestazioni. * Misure significative di sicurezza sul posto di lavoro, compresa la protezione dalla violenza e da condizioni di lavoro non sicure. Il sindaco di New York Zohran Mamdani e il senatore Bernie Sanders hanno espresso il loro appoggio allo sciopero unendosi a un picchetto davanti all’ospedale Mount Sinai. Redazione Italia
February 4, 2026
Pressenza
La “rivoluzione del bidet” di Mamdani: giornalismo degradante o degrado della politica?
Inizialmente pensavo fosse una fandonia tra le tante, una delle tanche pochezze del giornalismo con articoli trash e acchiappa like creati appositamente per girare sui social, ma poi ho capito che chi dava la notizia della “rivoluzione del bidet” di Zohran Mamdani, neosindaco “socialista” di New York, si poneva come serio e interessante nell’argomento. “Il trasloco di un sindaco nella storica residenza di Gracie Mansion a New York è da sempre un evento seguito con curiosità, ma Zohran Mamdani è riuscito a spostare l’attenzione dai saloni del diciottesimo secolo ai servizi igienici.” – si legge su Leggo.it – “Lasciato il suo piccolo appartamento nel Queens per la villa da oltre mille metri quadrati nell’Upper East Side, il primo cittadino ha annunciato un cambiamento che promette di scuotere le fondamenta culturali americane: l’installazione dei bidet. Quella che per molti potrebbe sembrare una semplice preferenza personale è, in realtà, l’inizio di una potenziale trasformazione dei costumi per una nazione che ha sempre guardato a questo dispositivo con un misto di scetticismo e confusione.” Quello che pare una notizia inutile, sembra essere una notizia importante a cui il mainstream occidentale sembra dare una certa serietà. Si legge: “L’apertura di Mamdani verso il bidet non è casuale, ma affonda le radici nelle sue origini. Figlio di genitori provenienti dall’India, il sindaco porta con sé una sensibilità verso abitudini igieniche comuni in gran parte del mondo, inclusa l’Italia, ma storicamente assenti negli Stati Uniti. Se in passato sindaci come Mike Bloomberg si erano concentrati su ristrutturazioni di lusso o Ed Koch sull’installazione di barbecue interni, Mamdani punta sulla praticità e sulla pulizia personale, sdoganando un oggetto che per decenni è stato considerato un lusso inaccessibile o, peggio, una bizzarria straniera difficile da spiegare.” Una “rivoluzione” a tutti gli effetti, a tal punto che sembra che tutto il mondo aspettasse qualcosa “di nuovo” in questo neo-sindaco newyorkese poichè sembra – stando alla narrazione corrente – che ogni sindaco di New York sia abituato a lasciare “segni distintivi”: le ristrutturazioni di Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di New York City. Evidentemente il segno distintivo, Mamdani, lo ha già lasciato all’inizio del suo mandato: l’installazione del bidet. Man mano che si leggono gli articoli sul web si scopre che non solo non è uno scherzo – per quanto possa sembrare ironico – ma che, a quanto pare, era proprio uno dei tanti obiettivi di Mamdani: “Il giorno in cui si è trasferito con la first lady nella residenza ufficiale del sindaco di New York, a Gracie Mansion, nell’Upper East Side, Zohran Mamdani disse che avrebbe cercato di raggiungere un obiettivo: installare i bidet nei bagni. Quella che una parte dei newyorkesi aveva preso come una boutade, in realtà ha generato interesse, e rappresenta l’aspirazione internazionale del nuovo sindaco: gli americani non hanno il bidet e questo da sempre rappresenta un punto interrogativo riguardo all’igiene personale.” – si legge su La Repubblica. Interessante scoprire che i bidet siano così fortemente parte integrante del programma “socialista” di Mamdani, a tal punto da essere divulgato oltreoceano (un oltreoceano che, in parte, conosce già i bidet). E’ lo stesso quotidiano liberal-democratico italiano che, dando importanza e serietà alla questione, parla addirittura di una “rivoluzione culturale”: “Quasi ogni sindaco di New York ha lasciato il proprio segno nella residenza secolare, a cominciare da Mike Bloomberg che, seppure preferì restare nella sua townhouse, diede il via libera a una completa ristrutturazione interna. Ed Koch invece fece installare un barbecue da interno. Ma ai bidet non aveva pensato nessuno. La proposta di Mamdani conferma l’apertura di molti americani verso un dispositivo comune in molte parti del mondo, inclusa l’Italia e l’India, di cui sono originari i genitori del sindaco. Mamdani potrebbe lanciare una rivoluzione nei costumi degli Stati Uniti? Il clima sembra favorevole.” Una “rivoluzione” talmente soddisfacente da unire Democratici e Repubblicani. Secondo La Repubblica l’entusiasmo è arrivato dalla figlia dell’ex-sindaco repubblicano di New York Rudolph Giuliani, Caroline Rose, che ha dichiarato: “Avrei fatto la stessa cosa se avessi conosciuto i bidet quando vivevo lì”. La storia ci insegna che anche la famiglia di Caroline Rose ha origini italiane. Suo padre Rudolph Giuliani è figlio di Harold Angelo Giuliani (1908–1981), un gestore di case da gioco clandestine statunitense figlio di immigrati italiani (Rodolfo ed Evangelina Giuliani) originari di Marliana (PT), e di Helen D’Avanzo (1909-2002), una casalinga figlia di immigrati italiani (Luigi e Adelina D’Avanzo). Non si capisce perchè l’italianità di Rudolph Giuliani non l’abbia portato a installare i bidet quando iniziò il suo mandato sindaco di New York il 1º gennaio 1994, per iniziare l’anno… col botto. Però risulta simpatico e intensamente attrattivo sapere che i cittadini della più grande potenza tecno-militare del mondo siano amanti del “sogno americano” a tal punto da “esportarlo” nel mondo… il tutto senza conoscere il bidet. Può una potenza mondiale arrogarsi il diritto di esportare “diritti delle donne, diritti umani e democrazia” senza conoscere il bidet? Quasi disdicevole… Un po’ come arrogarsi il diritto di esportare “diritti delle donne, diritti umani e democrazia” e approvare la pena di morte proprio come il loro peggiore nemico: l’Iran degli Ayatollah. Nel 2025, si è registrato negli USA un aumento delle esecuzioni, spesso tramite iniezione letale, ma anche con l’uso di fucilazione e ipossia da azoto: esecuzioni fortemente legate con questioni razziali e sociali.    Eppure quella di Mamdani è una “rivoluzione culturale”: gli USA, definita “la più grande democrazia del mondo”, ha appreso solo nel 2026 che farsi il bidet offre numerosi benefici, tra cui un’igiene intima superiore, la prevenzione di irritazioni e infezioni, e un maggiore comfort, soprattutto in caso di emorroidi o durante il ciclo mestruale (per le donne). Secondo il New York Times, Tushy, azienda di Brooklyn che produce bidet, ha spedito due milioni di pezzi sul mercato americano dal 2015, anno della sua fondazione. “Quando abbiamo cominciato – ha spiegato il ceo, Justin Allen – i bidet negli Stati Uniti erano visti come un lusso inaccessibile e, va detto, come qualcosa di strano”. “Ma una volta che ne usi uno è difficile dimenticare quanto ci si senta più puliti”, ha aggiunto. Aveva dunque ragione Loredana Bertè quando cantava, in “Così ti scrivo”: “E quest’America che tanto si dice, Della rosa solo il gambo”. Gli statunitensi – il 20% della popolazione mondiale, quella dei Paesi a capitalismo avanzato, consuma oltre l’80% delle risorse planetarie (1) – nel 2026 hanno addirittura scoperto che l’uso dell’acqua è più delicato ed efficace rispetto alla carta igienica, riducendo anche l’impatto ambientale. Oltre a garantire una pulizia accurata, il bidet ha anche benefici ambientali – ha spiegato Allen – perché riducono la quantità di carta igienica utilizzata e il numero di salviettine umidificate che finiscono nel water. Non a caso, il dipartimento per la Protezione ambientale di New York, ha pubblicato su Instagram un video sull’annuncio del sindaco, con la didascalia che recita: “Più bidet = meno salviettine umidificate”. E’ proprio La Repubblica che dall’altro della sua seria professionalità nell’informazione cita un sondaggio condotto dalla National Kitchen and Bath Association: il 76% dei settecento designer d’arredi ha spiegato che i proprietari di casa cercano un water con più funzioni; mentre il 48% dei progettisti prevede che i bidet diventeranno popolari negli Stati Uniti nei prossimi tre anni. Lo sfruttamento della Terra aumenta di anno in anno, perché si consumano più risorse di quante ne possa mettere a disposizione il pianeta, ma gli statunitensi sono ancora in tempo a scoprire che possono risolvere il problema dell’Earth Overshoot Day rincorrendo la “rivoluzione del bidet”. E sarebbero seriamente gli USA a trainare le sorti del mondo? Mi piacerebbe sapere – lo dico in tono esplicitamente sarcastico – come siamo potuti finire così in basso… “Qualcosa sta già accadendo” nel lungo cammino della civilizzazione americana verso il bidet… e se non si legge La Repubblica queste cose non si apprendono. Cantava Venditti: “Che ti succede, amico estetico? Rincoglionirsi non conviene/ Non leggi manco La Repubblica/ Non ti solleva Milan Kundera”. Forse l’insostenibile leggerezza dell’essere sta proprio nel leggere cose frivole e senza alcuna serietà e valore… al giorno d’oggi. A parte l’ironia di tutta questa situazione assurda, la cosa veramente agghiacciante che fa emerge la “necessità” di scrivere su questo tema (se si può chiamare tale) sottolinea una grande crisi nel mondo del giornalismo italiano ed occidentale in generale, un fase pre-culturale della nostra storia, un punto di non ritorno: perchè tanta enfasi per una notizia così stupida? Perchè tanta serietà narrativa? Non si è capito se questa notizia sia stata presa per denigrare la figura di Mamdani, servendo su un piatto d’argento al giornalismo di destra l’occasione per ridicolizzare uno dei pochi – almeno in apparenza, per ora – “veri” politici americani ed occidentali, dando l’alibi per poter fomentare le più stupide e frivole affermazioni (“La rivoluzione della sinistra è installare bidet”); o se l’intento dei giornalisti era veramente elogiare Mamdani per introdurre il bidet per motivi culturale ed ambientali. Non si capisce se effettivamente una buona parte del giornalismo mainstream italiano abbia ritenuto “necessario” dare questa notizia al mondo come se fosse veramente qualcosa di “rivoluzionario”; o se sia una effettiva presa in giro degli USA del “Make America Great Again” (MAGA) di Trump che, pur spacciandosi per “esportatrice di democrazia e di civilizzazione” attraverso la conquista di ogni cosa che reputi sua, abbia dovuto prendere lezioni di cultura dell’igiene intima da un sindaco “socialista” di religione islamica (cosa inedita negli USA). Non si capisce se la necessità di questa notizia sia solo un puro gioco di visibilità (ridicolizzazione o infantilizzazione che possa scaturire) o se effettivamente sia la sola vera “rivoluzione” che Zohran Mamdani abbia fatto fino ad ora in quel di New York. C’è chi ha parlato dell’impatto geopolitico della “rivoluzione del bidet” di Mamdani. Non si capisce se tutto questo è la malattia senile di un giornalismo ormai degradante, o se sia – viceversa – l’unica cosa da raccontare nel panorama degradante della politica su scala mondiale. Se basta parlare di bidet per diventare dei “rivoluzionari culturali” evidentemente il problema sta da entrambi i lati: l’enfasi dei giornalisti nel descrivere il fenomeno e la qualità dei contenuti del politico.   (1) Dati UNDP – United Nations Development Program (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite) https://www.progettogea.com/gea/ambiente/societa-umana.htm   Articoli dei “professionisti dell’informazione” sulla stampa mainstream che parlano della “rivoluzione dei bidet” di Mamdani: https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_24/mamdani-bidet-new-york-rivoluzione-5defb154-5c73-4cb4-999e-9cc0aaf53xlk.shtml https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/23/una-volta-che-ne-usi-uno-e-difficile-dimenticare-quanto-ci-si-senta-piu-puliti-la-rivoluzione-del-bidet-del-sindaco-di-new-york-mamdani/8266342/ https://www.repubblica.it/esteri/2026/01/22/news/new_york_mamdani_rivoluzione_del_bidet-425111818/ https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/45985528/mamdani-bidet-per-tutti-rivoluzione-sinistra/ https://lifestyle.everyeye.it/notizie/mamdani-guida-rivoluzione-bidet-new-york-se-usi-uno-non-torni-indietro-855261.html https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/764905/il-sindaco-di-new-york-vuole-il-bidet-in-ogni-abitazione-della-grande-mela-partendo-da-casa-sua.html https://www.open.online/2026/01/23/new-york-sindaco-mamdani-bidet-video/ https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2026/01/14/mamdani-si-trasferisce-in-residenza-sindaco-e-chiede-bidet-nei-bagni_f3de4fc1-e9e3-4fba-a4a4-9b3bb6d526f3.html > Se anche il sindaco di New York sogna un bidet Lorenzo Poli
January 24, 2026
Pressenza
Minneapolis, omicidio di un’attivista durante un raid anti-migranti. Le reazioni
Renee Nicole Good, un’attivista di 37 anni, è stata uccisa a sangue freddo dagli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) a Minneapolis (Minnesota), durante uno dei tristemente famosi raid anti migranti. Il luogo si trova a poco più di un chilometro dal punto in cui nel 2020 un poliziotto bianco uccise George Floyd, un omicidio che scatenò proteste in tutto il Paese e rafforzò il movimento Black Lives Matter. La ministra della sicurezza interna Kristi Noem e lo stesso Trump hanno difeso l’operato degli agenti dell’ICE, parlando di un “atto di terrorismo interno”, ma un video smentisce questa versione: si vede un agente mascherato che spara a bruciapelo tre colpi attraverso il finestrino dell’auto di Renee Nicole Good, mentre un altro le intima di “lasciare la sua fottuta auto”. Oltre alle proteste che da Minneapolis stanno coinvolgendo diverse città degli Stati Uniti, tra cui Seattle, Boston, Detroit e New York, si sono registrate durissime prese di posizione a livello politico. Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha definito “crudeli e disumani” i raid contro i migranti e annunciato che la città non collaborerà con l’ICE nelle sue persecuzioni razziali. “Quando gli agenti dell’ICE attaccano gli immigrati, stanno attaccando ognuno di noi, in tutto il Paese. Questa è una città che è e sarà sempre una città che difende gli immigrati, in tutti e cinque i distretti. Non siamo qui per assistere gli agenti dell’ICE nel loro lavoro. Siamo qui per rispettare le leggi della città di New York”. Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha tenuto un discorso durissimo, invitando l’ICE a lasciare la città: “Non c’è molto che possa dire di nuovo che possa migliorare questa situazione, ma ho un messaggio per la nostra comunità, per la nostra città e ho un messaggio per l’ICE: ‘Fuori dai co****ni da Minneapolis!”. La ragione dichiarata per cui siete in questa città è creare qualche tipo di sicurezza e state facendo esattamente l’opposto. Le persone vengono ferite, le famiglie distrutte. I residenti di lunga data di Minneapolis che hanno contribuito così tanto alla nostra città, alla nostra cultura, alla nostra economia, ora vengono terrorizzati. E ora qualcuno è morto. La responsabilità è  vostra. E tocca anche a voi andarvene. Spetta a voi assicurarvi che non ci siano ulteriori danni, feriti o perdite di vite umane. State sobillando il caos sulle nostre strade e in questo caso uccidete letteralmente la gente. E ora osate pure parlare di ‘legittima difesa’. Andatavene da Minneapolis, non vi vogliamo!” Il governatore democratico del Minnesota Tim Walz ha allertato la Guardia Nazionale del suo Stato per fermare, contenere e arginare le azioni anti-migranti dell’ICE federale sul proprio territorio.   Redazione Italia
January 8, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York: “Non abbandonerò i miei principi per paura di essere considerato radicale”
Anno nuovo, sindaco nuovo: il 2026 era iniziato da pochi minuti quando Zohran Mamdani ha prestato giuramento come sindaco di New York alla presenza dei familiari, di alcuni collaboratori e della procuratrice generale dello Stato, Letitia James, che ha presieduto la cerimonia. Un momento dal forte significato simbolico, a cominciare dal luogo: una storica stazione della metropolitana ormai dismessa e situata sotto il Municipio, definita da Mamdani “un monumento a un’epoca di ambizione civica che dobbiamo recuperare”, con un chiaro riferimento al suo programma, di cui i trasporti pubblici gratuiti ed efficienti sono un punto importante. E poi il giuramento pronunciato su due copie del Corano, una appartenente alla sua famiglia e l’altra proveniente dalla collezione di Arturo Schomburg, famoso scrittore e storico afroamericano –  una novità assoluta – e i numerosi record che contraddistinguono Mamdani: il primo sindaco musulmano, il più giovane da vari decenni, il primo con genitori di ascendenza africana e asiatica e quindi immigrato. A questa prima cerimonia ne è seguita un’altra, pubblica e davanti a migliaia di persone accorse nonostante il freddo gelido, questa volta davanti al Municipio. L’imam Khalid Latif, direttore esecutivo dell’Islamic Center of New York e amico personale di Mamdani, ha tenuto un momento di preghiera insieme a esponenti di altre fedi, tra cui una rabbina e ha sottolineato come New York abbia mostrato al mondo che la diversità è una risorsa e che gli stranieri possono diventare vicini di casa. Dopo altri interventi e vari momenti musicali, tra cui lo storico inno sindacale “Bread and Roses”, e  “Somewhere Over the Rainbow”, tratta dal film “Il mago di Oz”, eseguita da un coro di bambini di diverse etnie e diretta dall’attore e cantante ebreo Mandy Patinkin, Alexandria Ocasio Cortez, membro della Camera dei Rappresentanti, ha entusiasmato il pubblico scandendo: “New York, abbiamo scelto il coraggio al posto della paura!” Il senatore Bernie Sanders ha ringraziato il popolo di New York e lo ha esortato a sostenere Zohran Mamdani ora che deve governare in un momento pieno di odio, violenza, ingiustizie e disuguaglianze, mentre il pubblico scandiva con forza lo slogan Tax the rich e poi seguiva in un silenzio commosso il nuovo giuramento del sindaco. Zohran Mamdani ha iniziato il suo discorso annunciando l’inizio di una nuova era e dichiarandosi “commosso dal privilegio di prestare questo sacro giuramento, lusingato dalla fiducia che avete riposto in me e onorato di servire come vostro 112º Sindaco di New York City. Ma non sono qui da solo” ha precisato. “Sono qui insieme a voi, alle decine di migliaia di persone riunite qui a Lower Manhattan, riscaldate nel gelo di gennaio dalla fiamma rinata della speranza.” Poi è seguita una promessa: “Se siete newyorkesi, io sono il vostro sindaco. Non importa se siamo d’accordo o no; io vi proteggerò, festeggerò con voi, piangerò con voi e non mi nasconderò mai da voi, neppure per un secondo.” Dopo i ringraziamenti a leader sindacali, attivisti, politici e familiari e soprattutto al popolo di New York, Mamdani ha dichiarato: “Un momento come questo è raro. Raramente abbiamo avuto un’opportunità così grande di trasformare e reinventare…” , anche se tante volte in passato, ha ammesso, le promesse non sono state mantenute e il cambiamento sperato non è avvenuto. E qui il tono è diventato di sfida appassionata: “Mentre scrivevo questo discorso, mi è stato detto che avevo l’occasione di ‘ricalibrare le aspettative’, che avrei dovuto incoraggiare il popolo di New York a chiedere poco e aspettarsi ancora meno. Io non farò nulla del genere. L’unica aspettativa che intendo ricalibrare è quella delle piccole aspettative. A partire da oggi, governeremo in modo ampio e audace. Non sempre avremo successo, ma non saremo mai accusati di non aver avuto il coraggio di provarci. Non esiteremo a usare il potere del Municipio per migliorare la vita dei newyorkesi.” E’ poi arrivata una domanda fondamentale: “A chi appartiene New York? Per gran parte della nostra storia, la risposta del Municipio è stata semplice: appartiene solo ai ricchi e ai ben collegati, a quelli che non devono mai sforzarsi per catturare l’attenzione di chi ha potere”. Ora però, ha promesso Mamdani, le cose cambieranno, con un governo che “assomiglia e vive come le persone che rappresenta, non arretrerà nella lotta contro l’avidità delle grandi aziende e non trema davanti a sfide che altri hanno giudicato troppo complicate.” E dunque ora la risposta sarà un’altra: “New York “appartiene a tutti coloro che ci vivono.” Non sarà più governata dall’1%, con i ricchi contro i poveri, non sarà più una città fatta da tante comunità separate. La freddezza dell’individualismo verrà sostituita dal calore della solidarietà. “Perché non importa cosa mangi, che lingua parli, come preghi o da dove vieni. La parola che più ci definisce è quella che condividiamo tutti: newyorkesi… Otto milioni e mezzo di newyorkesi daranno voce a questa nuova era. Sarà rumorosa. Sarà diversa. Sarà la New York che amiamo... Supereremo anche l’isolamento che troppi sentono e connetteremo tra loro le persone di questa città.” Il discorso ha poi toccato le proposte che lo hanno portato alla vittoria elettorale in novembre, tutte centrate sul tema dell’accessibilità per troppo tempo negata alla maggior parte della popolazione. “Il costo dell’assistenza all’infanzia non scoraggerà più i giovani adulti dal formare una famiglia, perché realizzeremo un’assistenza all’infanzia universale per i molti tassando i pochi più ricchi. Chi vive in case a canone calmierato non temerà più l’ultimo aumento dell’affitto, perché congeleremo gli affitti. Salire su un autobus senza preoccuparsi di un aumento del biglietto o se si arriverà in tempo a destinazione non sarà più considerato un piccolo miracolo, perché renderemo gli autobus veloci e gratuiti. Queste politiche non riguardano solo i costi che rendiamo gratuiti, ma le vite che riempiamo di libertà. Per troppo tempo, nella nostra città, la libertà è appartenuta solo a chi poteva permettersi di comprarla, ma la nostra amministrazione cambierà tutto questo.” Dalle proposte agli impegni, elencati senza tanti giri di parole: “Renderemo conto a tutti i newyorkesi, non a qualche miliardario o oligarca che pensa di poter comprare la nostra democrazia. Governeremo senza vergogna né insicurezza, senza scusarci per ciò in cui crediamo. Sono stato eletto come socialista democratico e governerò da socialista democratico. Non abbandonerò i miei principi per paura di essere considerato radicale. Come ha detto il grande senatore del Vermont: ‘Radicale è un sistema che dà così tanto a così pochi e nega a così tante persone le necessità fondamentali della vita.” La nuova amministrazione però non potrà fare tutto questo da sola. Mamdani è partito da questa sincera ammissione per invitare tutti ad affrontare insieme le difficoltà che si presenteranno, consapevoli che questa nuova avventura non riguarda solo New York, ma potrà dare un esempio al mondo. “Ciò che realizzeremo insieme attraverserà i cinque distretti e risuonerà ben oltre. Molti ci osserveranno. Vogliono sapere se la sinistra può governare… Vogliono sapere se è giusto tornare a sperare.” E in effetti la conclusione del discorso è stata un inno alla speranza e all’impegno: “Il lavoro continua, il lavoro, amici miei, è appena cominciato. Grazie.” Dalle parole ai fatti: in uno dei suoi primi atti ufficiali dopo il giuramento da sindaco di New York, Zohran Mamdani ha formalmente revocato tutti i decreti emanati dalla precedente amministrazione dal 26 settembre 2024, compresa la messa al bando del movimento BDS e l’adozione della controversa definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), che equipara le critiche a Israele all’antisemitismo.   Anna Polo
January 2, 2026
Pressenza
Canada, campagna di Yves Engler a leader del New Democratic Party: luci e ombre
Il 10 novembre 2025 abbiamo tenuto la nostra consueta riunione generale del lunedì sera su Zoom per la campagna di Yves Engler. Si svolge subito dopo l’ora dedicata alla politica estera canadese, che è stata ridotta a mezz’ora a causa della campagna. All’inizio alcune persone si perdevano passando da una sala Zoom all’altra, ma ora il sistema funziona bene e riusciamo a entrare rapidamente nella sala Zoom giusta. Innanzitutto la buona notizia: il tour di Yves nel Canada orientale è andato bene. Ha apprezzato la preparazione e il sostegno a Toronto; e ha elogiato in particolare la pulizia dopo l’evento. Sì, il sostegno al tour non è solo fatto di pompon e macchine fotografiche! Ad Halifax ha trovato molto sostegno per “Case, non bombe”. Parallelamente al tour, sui social media sono comparsi vari. Ad esempio, la posizione di Yves sulla “pace fondata sulla giustizia” e sulla “riconciliazione con le nazioni indigene attraverso la restituzione delle terre” è stata riconosciuta da Jafrikayiti (Jean Saint-Vil). Si può anche leggere che “Yves Engler promette l’istruzione gratuita e la cancellazione dei prestiti studenteschi” e che in Canada “quasi due milioni di persone stanno ancora pagando i prestiti studenteschi” (la popolazione canadese è di circa 42 milioni di persone). Abbiamo ora raggiunto i 100.000 dollari canadesi necessari per la candidatura di Yves a leader del partito. Tuttavia, vi sono alcuni dubbi sul fatto che le donazioni possano essere accettate prima che un candidato entri formalmente in gara. Inoltre, tutti i contributi devono essere elaborati attraverso il partito. Yves ha presentato domanda di verifica il 10 novembre 2025 e i contributi sono stati accettati molto prima. Tuttavia, la campagna ha seguito le regole di Elections Canada. È interessante notare che la somma richiesta è passata da 30.000 dollari canadesi nel 2017 a 100.000 dollari canadesi oggi. Vale anche la pena notare che alcuni candidati stanno facendo fatica a raccogliere la somma richiesta e che per alcuni è difficile ottenere il numero di firme necessario: 500, più 50 in ciascuna delle 5 regioni del Paese. Purtroppo, poiché non è ancora stato sottoposto a verifica, Yves non ha potuto partecipare al dibattito sulla leadership che si è tenuto il 27 novembre in francese a Montreal. Peccato, visto che Yves è l’unico candidato in grado di discutere in francese. Il comitato di verifica della leadership è composto da tre membri. Yves afferma che la procedura di verifica del partito dovrebbe essere effettuata invece dai membri dell’NDP. In un articolo sulla verifica, Yves sottolinea che Zohran Mamdani non è mai stato sottoposto a verifica e osserva che Zohran sarebbe stato probabilmente bloccato dal comitato di verifica dell’NDP. Infatti, il questionario dell’NDP chiede ai candidati di elencare loro dichiarazioni “che sono state/potrebbero essere considerate politicamente ‘controverse’”. Sono certa che molte di queste dichiarazioni si possano trovare nei libri o negli articoli di Yves. Ad esempio, Yves dichiara che “la NATO non è solo un pericolo per la pace, ma anche una minaccia per le istituzioni democratiche”; mentre il primo ministro canadese, Mark Carney, afferma che “la NATO rimane una pietra miliare della sicurezza transatlantica”. Un’altra domanda posta nel documento di verifica è se il candidato sia mai stato arrestato. Mamdani è stato arrestato almeno tre volte. Yves è stato arrestato durante alcune proteste ed è stato incarcerato tre volte. Yves ha così proposto un esilarante modulo di verifica alternativo in cui le domande sono, ad esempio: 1. Sei mai stato accusato di preoccuparti troppo della giustizia sociale? – Sì – No 2. Sei stato incarcerato per esserti opposto alla complicità canadese nel genocidio? – Sì – No – Non partecipo nemmeno alle manifestazioni A volte, tutti questi problemi sono scoraggianti, ma quando penso alla Palestina, ai senzatetto e a tante altre questioni, quando vedo il livello di impegno ed entusiasmo dei volontari, quando vedo la nostra amata piattaforma , desidero davvero che Yves abbia successo e diventi leader del partito. Traduzione dall’inglese di Anna Polo   Evelyn Tischer
December 1, 2025
Pressenza
“Tax the rich”, il momento magico di New York
I tre bicchieri sono già vicini, pronti a toccarsi; ci fermiamo un istante, ci guardiamo negli occhi e insieme decidiamo di procedere nel brindisi, in barba a scaramantiche precauzioni e collaudati timori. Laura ricorda che se desideriamo il cambiamento dobbiamo crederci, concedere fiducia e fare la nostra parte; se in un futuro non ancora definito rimarremo delusi allora protesteremo. Dzafer aggiunge: “Che alternativa reale abbiamo? Nessuna”. Concordo: cedere al cinismo, cercare il pelo nell’uovo e lamentarsi in anticipo non è un’alternativa politica. Soddisfatti e sorridenti facciamo battere i calici. Si è da poco concluso un rally (comizio) dall’iconico nome Tax the Rich promosso dalla base newyorkese del movimento socialista americano; si tratta dello stesso network da cui proviene Zohran Mamdani, quello che lo ha sostenuto durante i mesi di campagna elettorale con l’impressionante numero di oltre centomila volontari e che oggi non intende farsi da parte. Sa bene che un uomo lasciato solo può poco di fronte allo strapotere dei ricchi e potenti, pertanto vuole essere la sua forza. L’iniziativa, benedetta da una splendida giornata di sole, si è svolta in Union Square, a Manhattan, dove un folto numero di attivisti, sindacalisti, membri del movimento socialista e simpatizzanti a vario titolo si sono ritrovati attorno a un improvvisato palchetto – i gradoni della piazza hanno fatto da pulpito. Come di consuetudine la maggioranza dei partecipanti era giovane, piena di entusiasmo e creatività; non mancavano però figure più attempate, come il signore accanto, seduto su una una sedia pieghevole portata da casa, e come Dzafer, tanto pacato quanto ancora sognatore proprio in virtù dei suoi primi sessant’anni trascorsi tra battaglie sociali di quartiere e lotte per un diritto civile universale, sempre in prima linea, sempre alla ricerca di verità e giustizia. In molti indossavano ancora le spillette e i cappellini gialli e blu con la scritta Zohran for mayor, così come erano parecchie le kefieh arrotolate al collo, ma più di tutto la piazza era punteggiata da cartelli arancioni con il motto della giornata: “Tax the Rich Fund Child Care”. Una giovane aveva persino avuto la simpatica idea di scriverlo in rosso e a caratteri cubitali sul vestito.  Al centro dello spiazzo un ragazzo teneva alta una bandiera socialista, in cui una mano bianca e una nera si stringevano, a simboleggiare un modello di società umana dove l’amicizia regna tra i popoli e dove l’accesso alla risorse economico-culturali non è un privilegio riservato a una casta, ma è condiviso da tutti. Sembra che uno dei principali ostacoli alla realizzazione di tale luminosa società sia costituito dalla ricchezza non distribuita. Il problema è annoso. Chissà se qualche storico si è mai preso la briga di contare le rivolte avvenute nei secoli, con protagonisti i lavoratori, talvolta come contadini sottopagati e talaltra come operai sfruttati: quel popolo cosiddetto minuto che non per questo può fare a meno di nutrirsi e di sognare una vita migliore per sé e per i propri figli. Tassare i miliardari (da un milione di dollari di reddito l’anno in su) permetterebbe di iniziare a invertire il processo. La cosa fondamentale è procedere con un piano che opera nel presente guardando al futuro, così argomentava un giovane relatore dal “palco”. Abbiamo un’agenda per riportare il costo della vita nella nostra città entro limiti di spesa affrontabili dalle famiglie della classe lavoratrice; il nostro progetto non è campato in aria perché abbiamo messo al centro l’essere umano e nello specifico il bambino. È lui il nostro futuro, il futuro dell’intera comunità. Un altro relatore racconta di sua moglie, che fa l’insegnante e da quest’anno ha alunni che non mangiano più in mensa con gli altri bambini perché non possono più permetterselo, perché il governo Trump ha tagliato loro i benefici sociali con cui pagavano il pasto. Un altro racconta che durante un porta a porta per Zohran una famiglia gli ha aperto la porta sommersa dagli scatoloni. Quasi in lacrime se stavano andando. Non è un caso isolato. Il fenomeno delle famiglie costrette a lasciare la città è in aumento e con loro se ne vanno anche i bambini, la gioia di ogni Paese. Lo spopolamento va fermato subito, altrimenti New York City morirà, non ci sarà alcun bene per nessuno, nemmeno per i miliardari, anche se loro ancora non lo comprendono. Laura, Dzafer e io parliamo di questo e molto altro: “Ma pensano che siamo stupidi? Che non desidereremmo anche noi comprarci una casa invece che pagare un affitto, che suona sempre un po’ come buttare soldi dalla finestra? Noi in questo momento non possiamo nemmeno permetterci di parlarne a tavola.”  “Dovevo scegliere se far studiare mio figlio o comprare casa; siamo rimasti in affitto.” “Perché alcuni esseri umani sono così avidi? Preferiscono spendere milioni di dollari per contrastare l’ascesa di qualche politico con visioni diverse dalle loro piuttosto che pagare le tasse.” “Non è questa una forma di stupidità?” “È la malattia del potere, che va a braccetto con l’avidità.” “Con Zohran però gli è andata male, hanno buttato via milioni di dollari.” “Hai sentito che abbiamo vinto anche a Seattle?” “Sì, certo, con Katie Wilson. Non è incredibile che proprio ora stiano emergendo nuove figure politiche che affermano di volere un cambiamento radicale nella società? Zohran ha aperto la strada, ma in tanti devono seguirlo. Solo così ce la faremo, se saremo tanti, determinati e uniti.” Così trascorriamo un’ora lieta, come vecchi amici al bar che condividono storie passate e speranze future; solo che noi ci siamo incontrati meno di due ore fa. O meglio Laura e Dzafer vivono nello stesso quartiere nel Bronx e si sono conosciuti a un porta a porta. Laura è siciliana naturalizzata americana; è un’artista, una cantante jazz e una frizzante guida turistica. A New York si è innamorata, si è sposata e ha deciso di investirvi il proprio futuro. Dzafer è musulmano e il newyorkese più newyorkese che abbia mai conosciuto. È arrivato nel Bronx a tre anni dal Montenegro, lì è cresciuto, in una strada piena di italiani, lì vive e lì desidera, quando arriverà il suo momento, morire; ridendo ci dice che a Brooklyn ha messo piede per la prima volta solo pochi anni fa perché gli hanno spostato l’ufficio. Ci salutiamo abbracciandoci. Mentre mi allontano rifletto che condividere l’ideale di un mondo migliore e più giusto avvicina le persone e permette loro una comunicazione nuova, più profonda e, direi, finalmente umana; naturalmente crea uno spazio in cui le differenze personali si annullano, o almeno vengono sospese, in nome di qualcosa di più grande e che sia di tutti. In questo tempo pazzo e magico a New York, dove sembra che si stiano rimescolando le carte del mazzo (l’ho sentito chiamare il momentum, lo slancio), a volte mi sento così leggera che basterebbe un alito di vento per farmi volare.           Marina Serina
November 17, 2025
Pressenza
Yves Engler sarà lo Zohran Mamdani canadese?
Dopo le elezioni federali del 2025 in Canada, l’allora leader del New Democratic Party (NDP), Jagmeet Singh, ha perso il suo seggio alla Camera dei Comuni, che fa parte del Parlamento canadese e conta 343 seggi. Allo stesso tempo, l’NDP è passato da 24 seggi a 7, perdendo il suo status ufficiale, che richiede una rappresentanza di 12 seggi. Di conseguenza, Singh si è dimesso e l’NDP ha bisogno di un nuovo leader che sarà eletto nel marzo 2026. Da alcuni anni seguo il programma settimanale “Canadian Foreign Policy Hour”, condotto su Zoom da Yves Engler, in cui Yves discute il ruolo del Canada all’estero e invita il pubblico a porre domande e fare commenti. Durante questa ora, nella chat si svolge una discussione parallela e molto vivace, poiché i partecipanti pongono domande e rispondono, scambiandosi commenti, battute e incoraggiamenti. Yves è autore di numerosi articoli e ha scritto o è co-autore di 13 libri. Nel luglio di quest’anno Yves ha annunciato che il New Democratic Party (NDP) Socialist Caucus gli aveva chiesto di candidarsi alla guida dell’NDP; all’inizio aveva rifiutato la proposta, ma in seguito l’aveva accettata. Candidatura significa campagna elettorale e campagna elettorale significa volontari. Quando è arrivate la richiesta di volontari, mi sono chiesta: dovrei farlo? Mi piacciono la compassione di Yves e il suo appello alla giustizia per Haiti, la Palestina e i Paesi in cui le persone sono sfruttate a causa delle industrie minerarie canadesi. D’altra parte, so che le campagne politiche significano lotta e spesso lotta sporca, e io non ho alcuna esperienza in questo campo. Alla fine mi sono detta che fare campagna per Yves potrebbe essere il modo migliore per aiutare questo povero mondo e in particolare la Palestina e mi sono unita alla campagna. Poi sono arrivate le richieste di sostenere la candidatura di Yves alla guida dell’NDP e di donare denaro. Per interagire con altri volontari in tutto il Canada, alcuni di noi si sono iscritti a Discord, dove scambiamo commenti, idee, consigli, video, articoli e naturalmente battute. Vengono formati comitati di volontari: comitato politico, comitato per la raccolta fondi, comitato per i social media e così via. Entro a far parte del comitato politico e partecipo alla prima riunione, su Zoom, preparandomi a insulti e litigi. Dietro al signore che ci dà il benvenuto ci sono scaffali pieni di libri e un mappamondo. Amo molto i libri e i mappamondi, quindi questo mi rassicura. Vengono raccolte idee per le politiche e suggerimenti e commenti sono ben accetti. Il tono è rispettoso. Dico che il Canada dovrebbe firmare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPAN) e questo suggerimento viene accettato. È incredibile! Un piccolo gruppo – che in seguito è cresciuto fino a circa 45 persone – può decidere la politica del Canada. Se Yves diventa leader dell’NDP, e se… e se… ciò che ha deciso un piccolo gruppo potrebbe definire la politica del Canada! E io sogno… alloggi garantiti per tutti, il Canada fuori dalla NATO, lo scioglimento dell’Accordo di difesa nordamericano (NORAD). (Vedi la piattaforma) A settembre, Yves ha deciso di fare un tour in Canada e ci ha chiesto di dargli il benvenuto. Sentendomi audace, gli ho risposto via e-mail: “Fermati a Regina, ti daremo il benvenuto”. Lui ha risposto: “Sarò felice di venire”. La sua tappa a Regina è prevista per il 25 settembre. Il Regina Peace Council, anche se come gruppo non sostiene la candidatura di Yves, è sempre felice di ascoltare un discorso che rientra nei suoi interessi e contribuisce a organizzare l’accoglienza. Porteremo degli snack. Caffè? No, la sala è piccola e i tavoli devono essere rimossi per fare spazio a più sedie. Quindi “portatevi da bere”! “Uno dei motivi per cui mi candido è perché siamo nel secondo anno di un olocausto trasmesso in diretta streaming. Ogni singolo giorno ci sono 50, 100, 150 palestinesi che vengono massacrati a Gaza e quando si tratta di Israele il nostro governo, dopo due anni, non rispetta nemmeno la legge canadese” ha spiegato Yves. Dopo il discorso ho sentito alcuni commenti di apprezzamento e spero che Yves abbia guadagnato qualche sostenitore in più. Il numero dei volontari ormai supera i 1.000 e i comitati sono molto impegnati. Riconosco alcune persone della Canadian Foreign Policy Hour. Bianca, la moglie di Yves, sempre gentile ed entusiasta, è spesso presente per aiutare e organizzare, così come Yves. Di tanto in tanto si vedono i loro due bambini piccoli, che hanno bisogno di uno spuntino, di un orsacchiotto o di una mediazione. Una volta terminata la stesura del programma, è necessario tradurlo in francese. Si forma un gruppo di traduttori e si scambiano messaggi frenetici: “Come si scrive ‘é’?”. “Yves è un femminista, quindi femminilizziamo il più possibile!”. Finalmente, la piattaforma – Il capitalismo non può essere riparato – Avanti verso un futuro socialista – è terminata sia in inglese che in francese. È una festa! Questa proposta politica è il nostro bambino e il cuore della campagna. Se tutto questo diventerà realtà, sarà il paradiso. Anche se solo l’1% sarà attuato, sarà un grande miglioramento. È divertente scoprire che, mentre lavoriamo per Yves, su Pressenza appaiano articoli sulla campagna di Zohran Mamdani, candidato sindaco a New York City. È interessante fare dei confronti: entrambi vogliono la sicurezza alimentare. Zohran vuole supermercati popolari , Yves vuole che le grandi catene di negozi alimentari siano nazionalizzate secondo un modello cooperativo. Zohran vuole tassare i multimilionari, Yves vuole abolire i miliardari. Non credo che amiamo Yves allo stesso modo in cui i sostenitori di Zohran amano il nuovo sindaco di New York. Per noi Yves è come un membro della famiglia che sosteniamo, ammiriamo e rispettiamo. E speriamo che gli sia permesso di portare del bene in questo mondo. Traduzione dall’inglese di Anna Polo con l’ausilio di un traduttore automatico             Pressenza New York
November 13, 2025
Pressenza