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Sicurezza di regime – di Gianni Giovannelli
Riflessioni sul decreto legge 24.2.2026 n. 23   Tirannide indistintamente appellare di debbe ogni qualunque governo in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle; o anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. Vittorio Alfieri (Della tirannide, Capitolo secondo)   Il Consiglio dei Ministri, riunito d’urgenza, ha approvato, già fra [...]
March 5, 2026
Effimera
5 marzo, Giornata internazionale su Disarmo e Non Proliferazione: fermare la corsa alle armi è possibile
Riarmo record, guerre in corso: il 5 marzo è la Giornata internazionale per la consapevolezza sul Disarmo e la Non Proliferazione. Le parole del Segretario ONU Guterres risuonano mentre la spesa militare globale sale a livelli record: «Smettete di agitare la spada nucleare, il nostro sogno di pace è in pericolo!». Mentre i governi scelgono le armi, la società civile sceglie la pace. Rete Italiana Pace e Disarmo rilancia la ricorrenza ONU e inaugura il nuovo Video Notiziario. Il mondo in cui viviamo è sempre più dominato dalla logica della guerra. Le spese militari globali hanno raggiunto livelli record. L’Unione Europea ha varato un piano di riarmo da 800 miliardi di euro, livello ulteriormente moltiplicato dalle scelte armate di Governi che competono a chi aumenta di più il proprio bilancio della difesa. E la retorica della deterrenza armata (anche nucleare) ha colonizzato il dibattito politico europeo e italiano. Nel frattempo le guerre continuano: in Ucraina, a Gaza, e con le notizie di questi giorni — l’attacco militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran — il rischio di un’escalation ancora più devastante è concreto e drammatico. Di fronte a tutto questo, Rete Italiana Pace e Disarmo ha ribadito con forza la propria posizione: nessun obiettivo geopolitico giustifica la violenza militare e il suo inevitabile carico di morti, feriti e distruzione tra le popolazioni civili. Il riarmo non produce sicurezza: produce guerra. Ed è esattamente in questo contesto — il più urgente degli ultimi decenni — che si celebra il 5 marzo la  Quarta Giornata Internazionale per la Consapevolezza sul Disarmo e la Non Proliferazione (istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/77/51 del 7 dicembre 2022). Il messaggio dell’ONU: disarmo come condizione di pace La Giornata internazionale ha un obiettivo preciso: approfondire la comprensione dell’opinione pubblica mondiale su come gli sforzi per il disarmo contribuiscano a rafforzare la pace e la sicurezza, a prevenire e porre fine ai conflitti armati, a ridurre le sofferenze umane causate dalle armi. Il messaggio diffuso in occasione dell’edizione 2026 di questa ricorrenza dal Segretario Generale ONU António Guterres è netto e urgente: «Il nostro sogno di pace è in pericolo». Perché «la minaccia dell’uso delle armi nucleari è la più alta degli ultimi decenni. Le tensioni globali stanno spingendo la spesa militare a livelli stratosferici. Le armi leggere e di piccolo calibro stanno proliferando. E le tecnologie emergenti stanno rendendo i conflitti ancora più letali.» Di fronte a questo scenario, Guterres rivolge un appello diretto ai governi: «Smettete di agitare la spada nucleare. Fermate la corsa agli armamenti. È tempo di investire nell’architettura della pace, non negli strumenti di guerra». Ciò significa, secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, rispettare gli obblighi di disarmo, ricostruire la fiducia e rafforzare i sistemi e gli strumenti che impediscono la proliferazione, il collaudo e l’uso di armi letali. Parole che risuonano con forza ancora maggiore nel contesto attuale in cui i governi europei e mondiali sembrano andare esattamente nella direzione opposta, scegliendo il riarmo come risposta alle crisi internazionali. Le campagne della Rete: costruire pace ogni giorno La Rete Italiana Pace e Disarmo non si vuole limitare a commemorare questa giornata: ne incarna ogni giorno i valori attraverso un’azione concreta e articolata. Le sue campagne — che spaziano dall’abolizione delle armi nucleari (ICAN) al contrasto al riarmo e alle spese militari (Ferma il Riarmo – GCOMS), dal controllo delle esportazioni di armamenti (Control Arms – ENAAT) alle armi letali autonome (Stop Killer Robots), dalle armi esplosive nelle aree popolate (INEW) alla difesa civile nonviolenta — rappresentano nel loro insieme una strategia alternativa alla logica della guerra: quella di una sicurezza fondata sulla cooperazione, sulla giustizia e sul rispetto dei diritti umani. Un lavoro che si sviluppa anche in stretta connessione con i principali network internazionali per la pace nella consapevolezza che solo un approccio globale e sistemico può invertire la rotta verso cui il mondo sembra dirigersi. Da domani, 5 marzo: debutta il “Video Notiziario di Pace e Disarmo” In occasione della Quarta Giornata Internazionale sul Disarmo e la Non Proliferazione la Rete Italiana Pace e Disarmo ha deciso di inaugurare proprio mercoledì 5 marzo 2026 un nuovo strumento informativo: il “Video Notiziario di Pace e Disarmo”. Si tratta di un formato audiovisivo periodico attraverso cui la RIPD intende amplificare la voce delle proprie organizzazioni aderenti, rilanciandone le analisi, le proposte e le iniziative di campagna. Il Video Notiziario nasce dalla consapevolezza che la costruzione di pace e disarmo passa anche attraverso un’informazione libera, indipendente e capillare. In un contesto mediatico dominato dalla narrazione del riarmo e della falsa necessità di militarizzazione, la Rete Pace Disarmo vuole offrire uno spazio alternativo dove trovino voce le organizzazioni della società civile impegnate quotidianamente per un futuro senza guerre e senza armi. Il nuovo notiziario sarà accessibile attraverso i canali digitali della Rete — sito web, newsletter e social media — e si propone come punto di riferimento per chiunque voglia seguire da vicino le attività del movimento per la pace e il disarmo in Italia e nel mondo. In un momento in cui i governi scelgono il riarmo, noi scegliamo la pace. Non è ingenuità: è la scelta più razionale, più umana e più giusta che possiamo fare per il futuro del pianeta. Il 5 marzo ci ricorda che un’altra strada è possibile e che tante organizzazioni, in Italia e nel mondo, già la percorrono ogni giorno. Rete Italiana Pace e Disarmo
March 4, 2026
Pressenza
Casamaggiore (CR), Carabinieri a scuola: minaccia alla sicurezza alle elementari
Sul giornale locale “primaCREMONA” del 14 febbraio scorso appare la notizia, e il commento entusiasta della redazione, sulla visita effettuata da alcune classi quinte elementari di Casalmaggiore alla locale Caserma dei Carabinieri (clicca qui per la notizia). Nel merito della notizia, nulla di nuovo: i militi della Benemerita sono ormai i nuovi esperti, in tutto il suolo patrio, del bullismo, versione semplice e versione cyber. Ovviamente, anche di altri temi scottanti legati alla sicurezza personale e sociale di infanti e adulti. Durante la visita vengono orgogliosamente mostrati armamenti e mezzi in dotazione alla Caserma, pagati dai contribuenti italiani, al momento non solo cremonesi (almeno fino a che la Lombardia non farà finanza a parte grazie alla legge sulla Autonomia Differenziata). Intanto, speriamo che di mezzi e di attrezzatura didattica sia stata dotata anche la scuola del Paese, e che i suoi muri non si sfaldino quando piove. Gli adulti che accompagnano le classi sono presumibilmente Maestre, dunque immagino assai interessate anche all’altro tema trattato ovunque dalle forze armate di ogni arma, la violenza di genere. Del resto, l’educazione affettivo-relazionale, la gestione dei conflitti di “ogni genere”, l’insegnamento della prontezza di fronte al pericolo, lo spirito di caserma spacciato per reazione allo stress e obbedienza alle consegne, il Ministero del Merito li esternalizza alle divise e alle sperimentazioni soft skills di INVALSI. Gli insegnanti assumono per buono e giusto dal punto di vista pedagogico e didattico che tali competenze sono staccate da quelle cognitive, dalle conoscenze e dai saperi di cui, anzi, sono requisito e cornice. I genitori e gli insegnanti del piccolo centro lombardo confidano che quel che serve ai bambini per un futuro laborioso e sicuro (pacifico?) lo potranno apprendere dai militari. Da parte loro le creature piccole durante la gita di istruzione fanno addirittura una promessa, non ancora giurata: da grandi vestiranno la divisa. Commenti a latere. Il giornale locale della provincia di Cremona, che con campanilismo già differenziato si chiama “primaCremona” (prima di chi, di cosa?), annotando il nome a cui è intitolato l’Istituto Scolastico, la gloria patria Guglielmo Marconi, mi offre il destro per ricordare il magnetismo fascista dello scopritore delle onde radio, e dunque del padrino dell’EIAR, la futura, odierna RAI. Sono convinta che agli alunni e alle alunne non sarà mancata in più occasioni la celebrazione del personaggio, collocato nel pantheon scientifico, ma dubito in quello politico del futurismo guerrafondaio. Queste lezioni sulla intitolazione di edifici, strade, giardini, sarebbero un importante contributo all’educazione storica, contro il risorgente militarismo. A Castelnuovo Berardenga nel senese, l’Associazione Il Muro e la Crepa, che ha segnalato la cosa anche al nostro Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui per l’articolo), proprio per correttezza storica e precoce educazione alla pace,  ha proposto di cambiare l’intitolazione di un Istituto Comprensivo e di un suo plesso di primaria, rispettivamente, dedicati  al poeta fascista Giovanni Papini e a un tenente del famigerato corpo di spedizione coloniale in Etiopia (https://www.gazzettinodelchianti.it/lettere-e-segnalazioni/evento-anti-riarmo-a-castelnuovo-lanciato-anche-il-cambio-di-nome-di-istituto-comprensivo-e-di-una-scuola/#google_vignette). Ma in epoca di rinato spirito virilmente guerriero credo sia operazione difficile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
DL (IN)SICUREZZA: IL TESTO VOLUTO DALLE DESTRE DIVENTA LEGGE. IL COMMENTO DI ITALO DI SABATO (OSSERVATORIO REPRESSIONE)
Bollinato dalla Ragioneria dello Stato e firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con contestuale trasmissione al Parlamento, diventa legge il decreto (in)sicurezza che si sblocca dopo 20 giorni di tensioni anche dentro la destra. Trovate le coperture, attraverso la riformulazione (ossia la riduzione) di alcune norme che prevedevano spese economiche, come aumenti per gli organici e le dotazioni delle forze dell’ordine. Di seguito, il testo definitivo diventato legge. Clicca qui Cambiano, lievemente, tre articoli, tra cui due tra i più liberticidi (fermo preventivo e scudo penale per le forze dell’ordine, sulla scorta di quanto accaduto a Rogoredo, Voghera e alla Coin di Roma Termini, con 21 poliziotti e carabinieri indagati per…furti) senza un impianto che rimane comunque da stato di polizia. Sul fronte del fermo preventivo di 12 ore in occasione di manifestazioni di piazza, scatterà ‘in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”, mentre nella precedente formulazione si parlava di generiche “circostanze di fatto”. Cambio, lieve, anche allo scudo penale per le forze dell’ordine, esteso anche agli altri cittadini e con alcuni limiti; salta la mancata iscrizione di default nel registro degli indagati e arriva una figura: l’“annotazione preliminare”. Il pubblico ministero potrà utilizzarla quando il “fatto appaia commesso in presenza di una causa di giustificazione”. Terza limatura è quella in materia di coltelli, dove scompare l’obbligo per i commercianti di registrarne la vendita oltre determinate dimensioni. “Le tre correzioni non cambiano – spiega a Radio Onda d’Urto Italo Di Sabato, dell’Osservatorio Repressione – la natura complessiva del decreto, che continua a muoversi lungo l’asse securitario, ma mostrano che l’equilibrio tra esigenze di ordine pubblico e garanzie costituzionali non è un terreno neutro”. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Italo Di Sabato, Osservatorio Repressione. Ascolta o scarica   Per un’analisi dettagliata del testo, a questo link gli interventi dell’incontro pubblico del 19 febbraio al Csa Magazzino 47 di Brescia con gli avvocati di movimento, Sergio Pezzucchi e Manlio Vicini. Al termine di quell’incontro, proposta una nuova assemblea per giovedì 12 marzo alle ore 20 sempre al Csa Magazzino 47  che “coinvolga tutte le realtà interessate a convergere in una grande iniziativa pubblica comune di piazza, da discutere, definire, rendere operativa proprio in quella prossima assemblea e da svolgere all’inizio di aprile”.
February 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Perché oggi Mirafiori si sente più insicura
Il tema della sicurezza è tornato al centro delle preoccupazioni dei cittadini di Mirafiori dopo l’aggressione a una ragazza alla fermata dell’autobus e la petizione che ne è seguita. In assemblea si sono chieste più telecamere e più controlli, come accade sempre in questi casi. Eppure, dietro la paura diffusa nel quartiere, c’è anche qualcosa di diverso dai soli reati: è cambiato il modo di viverlo. Diversi interventi mostravano una certa confusione sulle responsabilità: al presidente della circoscrizione venivano chieste risposte come se fosse il Presidente del Consiglio o il Ministro dell’Interno. La percezione diffusa è quella di una crescita dei reati: furti, spaccate, aggressioni e truffe agli anziani. L’insicurezza è avvertita soprattutto da chi lavora su turni ed entra ed esce dal quartiere nelle prime ore del mattino o rientra la sera percorrendo il tratto isolato di via Biscaretti. Questa sensazione riflette anche i cambiamenti del quartiere: meno popolazione, più anziani, meno giovani. In passato il controllo sociale era spontaneo: i cortili erano pieni, ci si conosceva, un estraneo veniva immediatamente individuato. Non era ordine pubblico, era presenza umana. Il quartiere non era necessariamente più tranquillo — negli anni ’80 e ’90 erano diffusi spaccio e violenza — ma era più presidiato socialmente. Bastava arrivare “in zona” perché chi aveva cattive intenzioni rinunciasse: qualcuno guardava sempre, qualcuno sapeva sempre chi eri. Non era sicurezza formale, era riconoscibilità reciproca. Fino alla fine del millennio i cortili erano pieni: i genitori sorvegliavano i bambini e, senza volerlo, anche il territorio. Un estraneo veniva notato subito. Bastavano figure quotidiane — la portinaia, i vicini affacciati alle finestre — a svolgere una funzione di presenza continua che oggi nessun dispositivo riesce a sostituire. Oggi non è tanto aumentata la pericolosità interna quanto la fragilità: sono cresciuti anonimato, individualismo e solitudine. Molti reati predatori difficilmente verranno risolti solo con telecamere o controlli. Servono interventi concreti e vanno pretesi dalle istituzioni, ma la sicurezza non dipende esclusivamente da esse. Deriva anche dall’essere una comunità. Con meno relazioni si è perso quel senso di protezione diffusa che rendeva il quartiere riconoscibile a chi lo abitava e ostile a chi voleva approfittarne. Oggi spesso non si conosce il vicino di casa, non ci si parla, non si partecipa. E la paura cresce proprio dove manca la fiducia. Come per altri cambiamenti sociali, non esiste una soluzione unica dall’alto. Ognuno deve fare la propria parte: pretendere ciò che spetta allo Stato, ma anche tornare a vivere gli spazi comuni e a riconoscersi reciprocamente. La sicurezza non nasce solo dal controllo, ma dal fatto di non essere estranei: guardarsi, riconoscersi. Un quartiere abitato è più sicuro di un quartiere sorvegliato.     Fabrizio Floris
February 20, 2026
Pressenza