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Cuba tra embargo e resistenza
In studio, con due compagni da poco rientrati da Cuba, parliamo della situazione nell'isola, a fronte dell'embargo e delle minacce trumpiane, sempre più stringenti. Nonostante tutto questo, la popolazione cubana dimostra un profondo spirito di resilienza e cerca di risolvere le difficoltà legate alla carenza di carburante, di elettricità e di beni essenziali, soprattutto a L'Avana, dove la solidarietà popolare è molto forte: gli ospedali, pur mancando di medicinali e di attrezzature, continuano ad essere aperti, così come i musei, sia pure con orario ridotto. Le diverse espressioni dello stato sociale, nonostante le difficoltà legate all'embargo, sono assai ben percepibili. La situazione attuale rappresenta, però, uno dei momenti peggiori che Cuba abbia vissuto sino ad oggi: la popolazione resiste, ma si attende una prossima aggressione militare statunitense, per fronteggiare la quale i Comitati di Difesa Rivoluzionari si sono attivati, addestrando le persone nei quartieri. L'attività più pressante che, al momento, gli USA stanno portando avanti è la guerra mediatica, a cui è necessario rispondere colpo su colpo con un minuzioso lavoro di controinformazione e con la concreta solidarietà internazionale. 
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
La Russia prepara una seconda petroliera per Cuba
“Una nave russa ha forzato il blocco. Un’altra è in fase di carico. Non abbandoneremo i cubani“, come del resto loro non hanno lasciato sole i popoli che soffrono. Sono queste le parole del ministro dell’Energia russo Sergei Tsivilev, appena dopo l’arrivo sull’isola di circa 100 mila tonnellate di greggio […] L'articolo La Russia prepara una seconda petroliera per Cuba su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
ONU: l’Italia chiarisca sulla possibile violazione dell’embargo militare sulla Libia
Il Panel of Experts delle Nazioni Unite sulla Libia denuncia la mancanza di chiarimenti da parte del governo italiano intorno al rispetto o meno della proibizione di vendita di armamenti e di addestramento militare nei confronti di una Libia che è sempre più evidentemente un complesso di gruppi militari, a […] L'articolo ONU: l’Italia chiarisca sulla possibile violazione dell’embargo militare sulla Libia su Contropiano.
April 2, 2026
Contropiano
Arrivano a Cuba le navi del Nuestra América Convoy
È arrivata a L’Avana la nave Maguro, la prima imbarcazione del Nuestra América Convoy che giunge finalmente sulle coste di Cuba. L’imbarcazione, ribattezzata simbolicamente Granma 2.0, porta con sé forniture mediche, generi alimentari e pannelli solari, come aiuto solidale e internazionalista alla popolazione strozzata dall’assedio statunitense. L’omaggio al Granma originale […] L'articolo Arrivano a Cuba le navi del Nuestra América Convoy su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Il “necio” di Silvio Rodríguez e la testardaggine della Rivoluzione cubana
Quando Silvio Rodríguez scrisse “El Necio” (il testardo, ndr), non stava pensando solo a Fidel o a se stesso… stava cantando per tutti noi cubani che portiamo quella testardaggine rivoluzionaria come un giuramento di sangue e dignità! Quella testardaggine che l’imperialismo yankee non è mai riuscito a piegare in oltre […] L'articolo Il “necio” di Silvio Rodríguez e la testardaggine della Rivoluzione cubana su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Ramón Labañino: «A Cuba comandiamo noi cubani»
Le azioni intraprese negli ultimi mesi dal presidente statunitense Donald Trump contro Cuba possono essere definite come parte di una strategia di “strangolamento totale”, che va ben oltre lo storico embargo dell’isola per trasformarsi in un assedio energetico senza precedenti. Così facendo, Washington confessa di star sperando di ottenere una possibile resa del governo dell’Avana tramite un assedio umanitario che sconvolga la vita quotidiana della popolazione. Mentre Trump afferma che l’isola «sta per cadere», la risposta in chiave rivoluzionaria è la resistenza e la riaffermazione della sovranità, denunciando le pressioni della Casa Bianca come flagranti violazioni del diritto internazionale, che però non fanno altro che rafforzare il sentimento di unità nazionale di fronte alle interferenze esterne. Ramón Labañino è conosciuto in tutto il mondo come uno dei “Cinque Eroi” cubani arrestati negli Stati Uniti nel 1998, mentre svolgevano operazioni di intelligence contro organizzazioni terroristiche con base a Miami che operavano contro Cuba, condannato insieme ai suoi colleghi René González Sehwerert, Antonio Guerrero Rodríguez, Gerardo Hernández Nordelo e Fernando González Llort in un processo costellato di irregolarità. Durante gli anni di prigionia nelle carceri statunitensi sono diventati un simbolo della lotta antimperialista e le campagne per la loro liberazione si sono moltiplicate.  Ramón è stato uno degli ultimi a riacquistare la libertà nel dicembre 2014 [insieme a Hernández e Guerrero – ndt], nell’ambito degli storici accordi tra il presidente cubano Raúl Castro e il presidente statunitense Barack Obama. Laureato in Economia all’Università dell’Avana, è vicepresidente dell’Associazione Nazionale degli Economisti e dei Contabili (ANEC) di Cuba. In questa intervista esclusiva con Diario Red América Latina, analizza le conseguenze dell’inasprimento del bloqueo, il contesto internazionale e la sua possibile conclusione. Pur credendo che il Paese stia affrontando «la peggiore crisi economica degli ultimi decenni», dichiara che è convinto che riusciranno a superare la situazione: «La storia è dalla nostra parte». L’embargo statunitense è in vigore da 64 anni, ma le ultime misure messe in campo da Donald Trump hanno inasprito le restrizioni nei confronti di Cuba, soprattutto per quanto riguarda l’accesso a carburante ed energia. Che impatto ha avuto tutto questo sulla vita quotidiana del popolo cubano nelle ultime settimane? L’impatto è stato profondo e crudele. Questa politica è strutturata proprio per provocare la massima sofferenza possibile, affinché il nostro popolo insorga contro il governo per distruggere la rivoluzione. Le recenti misure annunciate dall’amministrazione Trump, tra le quali la minaccia dell’imposizione di dazi nei confronti dei Paesi che riforniscono di petrolio l’isola, hanno portato a un blocco energetico che ha colpito tutti gli aspetti della nostra società. Questa grave carenza di carburante ha costretto il nostro governo ad adottare misure estreme di razionamento per proteggere i servizi essenziali. Nelle ultime settimane, ad esempio, si sono verificati blackout che hanno colpito simultaneamente più della metà del Paese, con un deficit di produzione di energia superiore ai 1.700 MW. Il trasporto pubblico ha subìto forti limitazioni, con riduzioni di oltre il 90% in alcuni servizi interregionali, la vendita di carburante è stata limitata a 20 litri per utente e deve essere pagata in valuta estera, con un impatto diretto sui bilanci familiari. L’economia cubana è in una fase di recessione critica, con una contrazione del prodotto interno lordo di oltre il 4% nel 2025 e con la produzione industriale ai minimi storici degli ultimi 40 anni. Questo perché l’embargo è andato intensificandosi nel tempo, fin dall’inizio dell’amministrazione Trump. In questo contesto, cosa accadrebbe se il governo statunitense raggiungesse il suo obiettivo di lasciare Cuba senza petrolio? Il fabbisogno di Cuba per il funzionamento ordinario è di circa 110.000 barili di petrolio al giorno ma a livello nazionale ne produciamo solo 40.000. Il Venezuela ci forniva tra i 27.000 e i 30.000 barili al giorno, ma questa fornitura si è completamente interrotta dopo il rapimento del presidente Nicolás Maduro e il controllo sulle esportazioni venezuelane esercitato dagli Stati Uniti. Il Messico, dal canto suo, ci ha fornito una media di 17.000 barili al giorno per i primi nove mesi del 2025. Tutto questo sta provocando senza ombra di dubbio una crisi energetica interna. In molte zone, a causa del collasso del sistema, le interruzioni di corrente superano le 20 ore al giorno. Altro fattore rilevante è l’impennata dei prezzi dovuta alla scarsità di beni. L’inflazione su base annua ha raggiunto il 14,75% nel giugno 2025 e mancano medicinali e generi alimentari di base per il nostro popolo. Assistiamo a un crollo e ad un declino di settori chiave come il turismo, fonte vitale di valuta estera ma che ha registrato i peggiori risultati degli ultimi 20 anni (esclusa la pandemia), e l’agricoltura, anch’essa al suo punto più basso. A questo si aggiunge l’isolamento finanziario causato dall’inasprimento dell’embargo, che limita l’accesso ai finanziamenti esterni e ai mercati internazionali impedendo a Cuba di pagare le importazioni o di rilanciare la propria economia. Un blocco totale delle forniture di petrolio provocherebbe un collasso economico generalizzato. Uno studio stima un calo del 27% del prodotto interno lordo, con un aumento del 60% dei prezzi dei prodotti alimentari e del 75% dei costi di trasporto. Sarebbe una grave crisi umanitaria, che potrebbe innescare un’ondata migratoria e la completa paralisi dei servizi essenziali. In sintesi, Cuba sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, aggravata dall’interruzione delle forniture di petrolio venezuelano e dalle pressioni statunitensi su altri fornitori come il Messico. Un’interruzione totale delle forniture porterebbe a un collasso socioeconomico e umanitario. Quali misure immediate vengono adottate per affrontare questo nuovo scenario? La nostra risposta è stata che il governo rivoluzionario ha attivato il piano di emergenza, aggiornando i concetti dell’opzione zero [gestione economica del paese in assenza totale di carburante e rifornimenti esterni – ndt] acquisita durante il periodo especial [1991-2000, periodo di austerità a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica – ndt] in modo da poter garantire la sopravvivenza della Nazione. Le misure si concentrano sulla protezione dei servizi essenziali e sull’ottimizzazione di ogni singola goccia di carburante disponibile. La priorità è stata data alla produzione di energia elettrica, all’approvvigionamento idrico, alla produzione alimentare, all’assistenza sanitaria e, naturalmente, alla difesa nazionale. Per quanto riguarda il lavoro e l’istruzione, gli orari sono stati resi più flessibili promuovendo il telelavoro nella pubblica amministrazione e adeguando gli orari delle lezioni per ridurre al minimo il consumo energetico. Nel settore turistico, una delle principali fonti di valuta estera per la nostra economia, si è proceduto con l’accorpamento delle strutture alberghiere, concentrando i turisti in aree selezionate per garantire la massima qualità del servizio, nonostante le cancellazioni forzate dei voli dovute alla scarsità di carburante. Al contempo, si stanno semplificando le procedure in modo che tutti gli operatori economici privati, se ne hanno la possibilità, possano importare carburante direttamente, dimostrando la flessibilità e l’ingegnosità del nostro modello per superare le aggressioni esterne. Ora più che mai, cerchiamo soluzioni che emergano dall’intelligenza cubana, dalla nostra capacità di ricostruire, reinventarci e andare avanti. Nessuna di queste opzioni, ovviamente, prevede la resa all’imperialismo.   È lecito fare autocritica per non essere riusciti a migliorare prima la capacità energetica di Cuba riducendo la dipendenza dall’estero? Sarebbe stato possibile farlo? Credo che siamo stati rigorosi nella nostra autocritica. I problemi e gli errori sono stati riconosciuti. Lo stesso governo cubano e la sua leadership sono stati storicamente i primi a condurre un’analisi critica della nostra realtà economica. Si dovrebbero leggere, ad esempio, le parole del nostro Primo Ministro Manuel Marrero all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare [in occasione della Sesta sessione ordinaria della X Legislatura il 18 dicembre 2025 – ndt], con le quali ha spiegato in dettaglio e profondità tutte le contraddizioni, i problemi e gli errori commessi. È vero che permangono vulnerabilità strutturali nel sistema elettroenergetico, con un parco centrali termoelettriche senza manutenzione adeguata, efficiente e tempestiva. Situazione ovviamente aggravata ulteriormente dalla mancanza di valuta estera. Tuttavia, ed è importante sottolinearlo, qualsiasi autocritica deve essere inquadrata nel contesto dell’embargo più lungo e brutale della storia. Una guerra economica totale che ci ha sistematicamente negato l’accesso a tecnologie, rifornimenti, finanziamenti e la possibilità di integrarci pienamente nel mercato internazionale. Dalla rivoluzione energetica guidata dal nostro comandante Fidel Castro, sono stati compiuti passi da gigante per portare l’elettricità in ogni angolo del Paese. Ma l’asfissia finanziaria esacerbata da amministrazioni come quella di Trump ne ha impedito la necessaria modernizzazione. La Banca Mondiale indica che per la manutenzione delle infrastrutture sono necessari investimenti pari a circa il 25% del prodotto interno lordo, impossibile sotto un embargo che ci priva di oltre 7,5 miliardi di dollari ogni anno. Nonostante tutte queste difficoltà, Cuba non ha abbandonato l’obiettivo di raggiungere il 100% di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2050. Con l’installazione di parchi fotovoltaici come priorità, dimostra che, nonostante le avversità, la pianificazione e la visione del futuro sono princìpi cardine della rivoluzione. Nonostante ogni anno la stragrande maggioranza dei paesi condanni l’embargo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pochi sembrano disposti a sfidare il blocco statunitense. Ad esempio il Messico, che storicamente ha sempre sostenuto Cuba, ha interrotto le forniture di petrolio sotto le pressioni da parte di Washington. A eccezione della Russia, gli altri paesi si limitano soltanto all’invio di “aiuti umanitari” ma non di carburante, principale e più urgente necessità dell’isola in questo momento. Qual è la sua analisi di questa situazione internazionale? Il contesto internazionale in cui ci troviamo riflette la politica di intimidazione, l’imposizione di dazi e ogni sorta di sanzione esercitata dall’imperialismo statunitense. La recente votazione delle Nazioni Unite [30 ottobre 2025 – ndt], nella quale 165 paesi hanno richiesto la fine del blocco, dimostra la schiacciante opposizione globale a questa politica genocida. Tuttavia, Washington impone il proprio potere extraterritoriale minacciando qualsiasi nazione o azienda che osi commerciare con Cuba, in flagrante violazione del diritto internazionale. Il caso del Messico ne è un esempio lampante: applaudiamo il coraggio della sua presidente, Claudia Sheinbaum, nel definire ingiuste le misure e nell’inviare aiuti umanitari con tonnellate di cibo, ma la pressione degli Stati Uniti è riuscita in ogni caso a bloccare le spedizioni di petrolio greggio a partire da dicembre 2025. Non si tratta di mancanza di solidarietà, bensì della manifestazione di una politica del bastone, la nuova Dottrina Monroe nella sua forma più estrema, che la Casa Bianca usa contro i propri vicini per piegarli ai propri interessi. Per quanto riguarda la Russia, la sua solidarietà politica è evidente. Le complessità logistiche e l’attuale contesto internazionale rendono il cammino da percorrere non facile, ma nonostante tutto la maggior parte della comunità internazionale è al fianco di Cuba, e questa forza morale e politica è un’arma fondamentale nella nostra lotta. Cuba è membro associato dei BRICS. Cosa sta facendo questa organizzazione di paesi per aiutare l’isola? L’ingresso di Cuba come membro associato dei BRICS a partire da gennaio 2025 rappresenta senza dubbio un passo di enorme importanza strategica e un riconoscimento del prestigio della nostra nazione nel Sud del Mondo. Apre uno spazio privilegiato di cooperazione e scambio con alcune delle economie più dinamiche del pianeta, che rappresentano una parte sostanziale del prodotto interno lordo mondiale e condividono la visione di un ordine internazionale più equo, multipolare, solidale ed equilibrato. Anche se i meccanismi di aiuto e cooperazione sono ancora in fase di sviluppo, il far parte dei BRICS ci fornisce un’occasione preziosa per superare l’embargo. Ci permette di esplorare nuove fonti di finanziamento, accedere alle tecnologie e stabilire alleanze commerciali in comparti strategici come l’energia, le biotecnologie e l’agricoltura, tutto al di fuori del controllo egemonico degli Stati Uniti. Si tratta di una piattaforma che rafforza la nostra capacità di resistere e di progredire nella costruzione di un futuro prospero, diversificando le nostre relazioni internazionali e riducendo la nostra vulnerabilità all’aggressione imperialista. Queste nuove misure di embargo limitano ulteriormente l’ingresso e l’uscita di persone e merci dall’isola, creando una situazione di maggiore isolamento per il territorio, simile a quella messa in atto da Israele nella Striscia di Gaza con l’intento di generare disperazione tra la popolazione. Sei d’accordo con questa valutazione? Sono paragonabili? Siamo pienamente d’accordo sul fatto che le misure annunciate da Trump abbiano come obiettivo finale un genocidio, ovvero sottoporre il popolo cubano a condizioni di vita così dure e difficili da generare disperazione e portare ad abbandonare il progetto rivoluzionario. Asdrúval de la Vega, funzionario del Ministero degli Esteri cubano, l’ha descritta come una guerra economica condotta con precisione chirurgica e la situazione è proprio questa: ci stanno attaccando dove possono infliggere più danni possibili con l’obiettivo di peggiorare il tenore di vita della popolazione. La persecuzione finanziaria, il divieto per le banche straniere di venderci carburante e l’interruzione dei viaggi sono senza ombra di dubbio tattiche di soffocamento e isolamento. Tuttavia, ogni conflitto ha le sue peculiarità e non spetta a noi tracciare analogie storiche. Affermiamo, però, che il blocco imposto dagli Stati Uniti a Cuba rientra nella definizione di atto di guerra illegale. Un atto di guerra crudele, spietato, non abituale e straordinario. Un assedio che mira all’immobilizzazione totale del Paese. Lo scopo è lo stesso di qualsiasi blocco criminale: isolare e soggiogare un popolo con la forza, impedendogli di esercitare il proprio diritto sovrano all’autodeterminazione. La comunità internazionale, compresi i relatori delle Nazioni Unite, ha denunciato che queste misure coercitive unilaterali violano i diritti umani dell’intera popolazione cubana, in particolare i più vulnerabili. Cuba è sopravvissuta al Periodo Speciale in condizioni estremamente difficili; tuttavia, sono trascorsi 30 anni e sia l’isola che il mondo sono cambiati. Le nuove generazioni sono cresciute in un contesto diverso e hanno aspettative diverse. Inoltre, Trump ha dichiarato esplicitamente di volere che la rivoluzione cada «entro la fine dell’anno». Pensi che il popolo cubano sarà in grado di superare questa nuova offensiva imperialista? Perché? Non solo sopravviveremo ma sconfiggeremo questa nuova offensiva, così come abbiamo fatto negli ultimi sessant’anni. La storia è dalla nostra parte. La generazione storica ci ha insegnato a resistere nelle condizioni più avverse e le nuove generazioni di cubani, pur essendo cresciute in un contesto diverso, hanno dimostrato la propria lealtà alla patria e il proprio impegno antimperialista di fronte a ogni sfida, dalla pandemia all’inasprimento dell’embargo. La coscienza dei nostri giovani, formata nelle aule e attraverso la pratica quotidiana, è la migliore garanzia della continuità della rivoluzione. Bisogna sottolineare che la nostra rivoluzione è nata in patria: nessuno ce l’ha imposta da fuori. È una rivoluzione forgiata nel fuoco e nel sangue contro l’imperialismo statunitense e sentiamo molto profondamente l’eredità di essere liberi, indipendenti e sovrani. A Cuba, comandano i cubani. I nostri 32 eroi che hanno combattuto contro l’imperialismo nell’aggressione al Venezuela ci impongono di riaffermare la nostra lealtà all’enorme sacrificio che hanno compiuto per il nostro popolo. > Ogni volta che Cuba viene attaccata o si tenta di intimidirla, l’unico > risultato che si ottiene è un rafforzamento dell’unità nazionale. Cresce > l’antimperialismo, così come l’idea di indipendenza e sovranità che non > possono essere violate da nessun Paese, per quanto potente sia. Le dichiarazioni di Donald Trump rivelano la disperazione di un impero che non riesce a sottomettere un popolo che difende la propria dignità. I loro calcoli sono errati perché non conoscono veramente Cuba e non comprendono l’essenza della rivoluzione cubana. Cuba non è un regime; è un atto d’amore, di giustizia sociale e di sovranità che pulsa nei cuori di milioni di persone. Come ha sottolineato il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, il loro obiettivo è spezzare la volontà politica del popolo cubano, ma non conoscono il vero carattere di questa nazione. Di fronte all’arroganza imperialista risponderemo con maggiore unità, maggiore creatività, maggiore resistenza e maggiore resilienza. Supereremo questa prova con ottimismo, fiduciosi che la vittoria finale sarà nostra perché stiamo difendendo l’indipendenza conquistata con sangue, fuoco e sacrificio. Traduzione in italiano a cura di Michele Fazioli per DinamoPress Articolo pubblicato originariamente sul sito di Diario Red che ringraziamo per la gentile concessione La copertina è di Ministerio del Interior de Cuba (Wikimedia) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Ramón Labañino: «A Cuba comandiamo noi cubani» proviene da DINAMOpress.
March 17, 2026
DINAMOpress
Viaggio a Cuba tra black out e solidarietà
L’isola è sempre stata solidale con qualunque altra nazione e merita tutto il nostro aiuto e il nostro sostegno. di Roberto Boccarusso (*) 5 marzo, primo giorno all’Avana di questo mio viaggio dell’anno 2026. Ci sono già stato, ma ogni volta il mio amore per questo Paese, per la sua  storia, per la sua rivoluzione non fa che aumentare; è
Takis Politis da Santa Clara: «A Cuba è evidente il contrasto tra collettività e individualità»
Sabato 7 marzo, la redazione greca dell’agenzia stampa internazionale Pressenza ha organizzato un importante evento nel comune di Halandri, alla periferia di Atene, dal titolo “Cuba non è sola!” Decine di cittadini e residenti di Halandri hanno donato medicinali e generi alimentari in segno di solidarietà con il popolo cubano, che dall’inizio dell’anno sta affrontando le peggiori sanzioni subite dall’imposizione dell’embargo statunitense 66 anni fa. Quella sera, in una sala gremita del Centro giovani del comune, tra gli altri ospiti, Takis Politis, professore del Dipartimento di Sistemi digitali dell’Università della Tessaglia (Grecia), si è collegato tramite video da Santa Clara, Cuba, dove è professore ospite presso l’università locale, e ha raccontato ciò che vede accadere a Cuba sotto il rigido embargo petrolifero. Secondo il professore, Cuba sta attualmente affrontando problemi molto gravi legati alla fornitura di energia elettrica, alle difficoltà di trasporto e persino alla possibilità di cucinare nelle famiglie. Questi problemi contribuiscono alla crescita e allo sviluppo dell’ingegno e della coesione sociale, poiché la coscienza sociale è estremamente sviluppata e permea l’intera società cubana, anche quelle parti che sono più critiche nei confronti del governo cubano. La priorità della collettività rispetto all’individuo è evidente in questo Paese. Il mondo occidentale promuove l’individualismo, mentre gli abitanti dell’isola promuovono la coscienza collettiva e, di conseguenza, l’azione collettiva. Il professor Politis ha affermato che ogni giorno per le strade di Santa Clara le persone utilizzano come mezzi di trasporto carri e cavalli, tricicli elettrici o biciclette. Coloro che possono spostarsi si assicurano di aiutare il maggior numero possibile di concittadini che non hanno questa possibilità. Le università del Paese hanno implementato metodi di apprendimento a distanza per la terza settimana. Il cambiamento nel modello educativo non significa che i processi educativi si siano interrotti. Parallelamente a ciò, gli studenti che non vivono a Santa Clara ma in altre zone, villaggi e città circostanti, sono coinvolti in modelli organizzati di sostegno e servizio alla comunità nei loro luoghi di residenza. Ad esempio, sostengono il lavoro educativo degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, poiché le scuole continuano le lezioni normalmente. Inoltre, sia i dipendenti che gli studenti e gli insegnanti dell’Università di Santa Clara erano presenti la scorsa settimana all’ospedale della città, sostituendo il personale addetto alle pulizie che non poteva recarsi al lavoro perché i mezzi pubblici non funzionavano. > “L’immagine dei professori universitari, compreso il rettore dell’università, > che puliscono con scope in mano l’ospedale della città in cui vivono è > qualcosa che difficilmente si vedrebbe nel mondo occidentale. Questa > situazione, oltre a mettere in evidenza un diverso ethos e una totale assenza > di arroganza da parte degli accademici cubani, mostra chiaramente il diverso > contesto che c’è qui a Cuba rispetto al mondo occidentale. Per Cuba, fornire > servizi alla comunità è considerato un obbligo sociale ovvio, un compito che > tutti i cittadini svolgono con entusiasmo. Nel mondo occidentale, il servizio > alla comunità è una forma alternativa di lavoro assegnata dai tribunali”. Per quanto riguarda la crisi energetica, il professore ha riferito che molti di coloro che disponevano di impianti fotovoltaici li hanno ceduti al governo affinché potesse gestirli nel miglior modo possibile, dando priorità al fabbisogno energetico degli ospedali e di altri luoghi centrali che sono sensibili e richiedono una fornitura ininterrotta di elettricità. Le persone hanno cambiato i loro metodi di preparazione del cibo e utilizzano principalmente il carbone. Allestiscono barbecue in strada e i vicini collaborano per preparare i pasti per sé stessi e per chi ne ha bisogno. Politis ha incluso nel video inviato agli organizzatori un breve estratto di uno degli ultimi discorsi pubblici di Fidel Castro, in cui l’iconico leader cubano ha dichiarato: > “Il nostro Paese non ha mai investito in portaerei o bombe per attaccare le > città altrui. Il nostro Paese non possiede armi nucleari, né armi chimiche o > biologiche. Al contrario, abbiamo creato un esercito di medici con l’obiettivo > di salvare vite umane. Non tenteremo mai interventi preventivi, repressivi o > di altro tipo negli angoli più bui del pianeta. Al contrario, invieremo > squadre mediche in questi luoghi oscuri per salvare vite umane”. Cuba ha dimostrato la coerenza delle parole di Fidel Castro inviando missioni mediche nel 2014 durante la crisi dell’Ebola in Guinea, Sierra Leone e Liberia, così come nel 2020 durante la pandemia di coronavirus, con la prima missione medica di dottori a Bergamo. L’amministrazione Trump sta tentando di mettere in ginocchio questa meravigliosa società cubana, che dimostra resilienza, empatia e dedizione altruistica. L’evento di sabato è stato organizzato dall’Iniziativa di Solidarietà con il Popolo Cubano e dall’Associazione Culturale “José Martí” – Solidarietà con Cuba, ed è stato sostenuto da molte organizzazioni. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI THOMAS SCHMID. Pressenza Athens
March 10, 2026
Pressenza
Il 21 marzo il “Nuestra América Convoy” romperà l’assedio di Cuba
Sono passati pochi giorni dal lancio della “Nuestra América Flotilla”, una missione per rompere l’assedio criminale portato avanti dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba. L’obiettivo era quello di costruire un movimento di solidarietà intorno a una missione tutta politica, che porterà anche medicinali e altri aiuti al popolo cubano condotto verso la crisi umanitaria dall’imperialismo yankee. La risposta solidale è stata però così immediata e vasta che i vari promotori hanno annunciato che la Flotilla si è trasformata in un Convoglio. “In risposta alla travolgente solidarietà mondiale con Cuba – è stato scritto in un documento inviato ad Agence France-Press – l’idea iniziale della Flotilla è diventata un Convoglio coordinato via aria, terra e mare, che convergerà all’Avana il 21 marzo“. Manca precisamente un mese, dunque, a quella che si preannuncia una grande missione di solidarietà con il popolo cubano, ispirata dalle Flotille che lo scorso autunno si sono dirette contro l’assedio genocida di Gaza da parte di Israele. E infatti, dopo Thiago Ávila, anche Greta Thunberg ha dichiarato il proprio sostegno pubblico al movimento solidale con Cuba. “Gli Stati Uniti stanno compiendo in questo momento un atto brutale di punizione collettiva contro il popolo cubano“, ha detto l’attivista svedese. Ha poi aggiunto: “Sostengo questo convoglio a Cuba […] perché la solidarietà internazionale è l’unica forza abbastanza potente da poter affrontare figure imperiali come Trump e Netanyahu“. Il riconoscere una continuità tra le politiche imperialiste di Washington in Medio Oriente, attraverso lo stato sionista, e i crimini condotti per oltre 60 anni col bloqueo (o più recentemente con il sequestro di Nicolás Maduro) contro tutte le esperienze alternative latinoamericane è centrale, perché evidenzia tutto il carattere antimperialista di iniziative come quella del Nuestra América Convoy. Anche in questo caso, come era per Gaza, il nodo è tutto politico. Sul sito del convoglio si legge: “Insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana“. Non è solo una missione umanitaria, ma è anzi innanzitutto un tassello di una più larga lotta politica per rompere l’embargo statunitense sull’isola e difendere la sovranità del popolo cubano, impegnato nella propria transizione socialista. Che la risposta solidale sia stata così ampia fa ben sperare, ma è importante mantenere alta l’attenzione e rendere quanto più possibile “visibile” il movimento intorno alla missione di rottura dell’assedio statunitense. Ovvero, mettere in campo iniziative pubbliche di sostegno, in tutte le forme possibili. È questa la forza di cui ha parlato Greta Thunberg. Una forza che potrebbe incrinare ulteriormente l’operato dell’amministrazione Trump, che già non sta riscuotendo grandi successi, oltre ad alienargli molte delle “simpatie” passate. Alla campagna del Convoy hanno aderito Megan Romer e Ashik Siddique, che co-presiedono i Democratic Socialists of America e già in passato l’opinione dei cittadini statunitensi ha spesso rivelato che non c’è più un reale sostegno all’embargo, che anzi viene visto persino come dannoso per la stessa economia stelle-e-strisce. Per far fronte a questa situazione, si è già messa in moto la propaganda di media asserviti e gusanos che oggi vivono negli States (il cui esponente di punta è certamente “Narco” Rubio). Ad esempio, tra i circoli dell’esilio cubano è stata stigmatizzata la presenza di Mariela Castro Espín (figlia di Raúl Castro) nel Consiglio consultivo – in cui è presente anche Gustavo Petro, presidente della Colombia – che deve decidere gli indirizzi strategici della rete di solidarietà. L’operazione, dicono, è tutta “un’opera di propaganda dell’Avana“. Gli organizzatori sono stati invece chiari sul fatto che l’obiettivo è tutto politico e riguarda anche la difesa dell’autodeterminazione del popolo cubano, che da 67 anni resiste all’imperialismo. Al momento, i dettagli specifici sui porti e gli aeroporti di partenza rimangono riservati per evitare possibili impedimenti diplomatici o legali, ma nel frattempo è necessario far sì che da qui al 21 marzo queste polemiche strumentali vengano fatte sparire sotto il rumore delle piazze solidali con Cuba.   Redazione Italia
February 22, 2026
Pressenza
Senza petrolio, senza turismo, senza rifornimenti, quanto può resistere Cuba?
Pochi giorni fa Cuba è stata colpita da una burrasca inusuale con una temperatura di zero gradi la più bassa mai raggiunta. Il vento furioso sparge la spazzatura che si accumula agli angoli delle strade e non c’è combustibile per questo sevizio pubblico tanto necessario. Nonostante questa debolezza estrema, Cuba è stata qualificata come «Minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza e alla politica estera statunitense». La preoccupazione in una cittadinanza abituata alle minacce del suo vicino è evidente e nelle conversazioni si mescola l’inquietudine di come arrivare a casa dopo il lavoro a causa della scarsezza dei trasporti, il black out, i prezzi esorbitanti del cibo e il record delle temperature. Cuba arriva con una economia azzoppata a questo nuovo attacco economico. Dal 2019 le cose sono andate di male in peggio. Prima ci furono le nuove misure di Trump che hanno rafforzato il blocco e hanno fatto arretrare le timide aperture di Obama. Poi venne la pandemia, il crollo del turismo, la mancanza di combustibile per i prodotti di base, l’emigrazione massiccia dei giovani e il black out di oltre venti ore al giorno. > Dice Francisco Rodrigues, giornalista de La Revista Trabajadores: «Credo che > la cosa più grave che ci è successo con il blocco dopo tanto tempo è che lo > percepiamo come naturale e lo svalutiamo come argomento per spiegare quello > che ci succede. Tuttavia, non c’è nessun paese al mondo che potrebbe vivere > neppure sei mesi nelle condizioni nelle quali sopravvive l’economia cubana». > (…) «È sicuro che non tutta la responsabilità è del blocco. Il governo ha commesso molti errori nell’economia», sostiene Dixie Edith Trinquete, professora del Centro de Estudios Demograficos de l’Avana e fa l’esempio dell’unificazione monetaria. «Una misura che se si fosse presa per tempo, magari il turismo si sarebbe ripreso». IL BLOCCO IN CIFRE Nel 2024 a causa del blocco le perdite furono calcolate in 7 miliardi e mezzo di dollari cioè un aumento del 49% rispetto all’anno prima secondo l’ultimo rapporto presentato da Cuba all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il ministro degli esteri spiegò in quella occasione che due mesi di applicazione del blocco equivalgono al costo del combustibile necessario per coprire la domanda nazionale di elettricità. A questa crisi ha contribuito l’obsolescenza. Cuba ha sofferto l’obsolescenza statunitense e quella sovietica, dice la professora: «Sto pensando agli impianti termoelettrici, alle raffinerie, ossia noi abbiamo dovuto sostituire una struttura teconologica negli anni Sessanta con una struttura tecnologica sovietica e ora non abbiamo come sostituirle, sono due paradigmi tecnologici differenti e li stiamo sostituendo con una tecnologia cinese che però dobbiamo pagare e non possiamo perché siamo indebitati». (…) > L’Ufficio nazionale di statistica di Cuba ha reso noto che nel 2025 si chiuse > con una cifra di 1,8 milioni di turisti contro il 4,7 milioni del 2018. Questa > caduta tanto allarmante della seconda industria dell’isola che è fonte vitale > di valuta ha a che vedere secondo questo organismo statale con la scarsezza > del combustibile, la diminuzione dei trasporti, la persistente crisi economica > e le imitazioni nei servizi di base che coinvolgono direttamente i turisti. > (…) Per di più Trivago, Expedia e Booking hanno eliminato le strutture alberghiere cubane dalle loro piattaforme. Si calcola una perdita annua di 70 milioni di dollari oltre alla chiusura di attività economiche nell’Avana vecchia. (…) La penuria di prodotti di base che Cuba patisce si può osservare a cominciare dall’aeroporto di Madrid. La comunità cubana emigrata che risiede in Spagna ha sostituito quasi per intero i turisti sugli aerei che vanno a Cuba. Il carico fatturato di valigie di tutte le grandezze parte carico di cibo, medicine e prodotti di base per i familiari dei viaggiatori e per il piccolo commercio. Basilio (nome fittizio) spiega che viaggia verso l’isola ogni quattro mesi: «I miei genitori sono molto anziani, vivono soli in una casa di Santa Clara e io non posso dormire pensando che soffrono la fame. La penuria generalizzata ha obbligato il governo cubano dopo la pandemia ad allargare le maglie della legge e consentire l’ingrasso di una quantità imponente di prodotti comprese medicine e alimenti. > Con una inflazione annua del 14% nel 2025 nel mercato legale la rivalutazione > delle pensioni non basta per mangiare. Elizer (nome fittizio) ha lavorato in > un mezzo di comunicazione come tecnico e ha una pensione di poco più di 4000 > pesos: «Una confezione di uova costa 2800 pesos. Come credi che possa > mantenermi?». (…) Secondo cifre ufficiali, Cuba importa 2 miliardi di dollari l’anno in cibo delle 600 mila tonnellate di riso che si consumano ogni anno se ne producono a Cuba solo 80 mila tutti gli analisti concludono che il governo ha fallito almeno per quanto riguarda la sovranità alimentare. Il ruolo predominante dello stato in tutto il processo produttivo è indicato come una delle cause di questo fallimento. UN ALTRO PERIODO ESPECIAL? «C’ è una grande differenza tra la crisi del Periodo especial e la situazione che stiamo vivendo dal 2019. Quando crollò l’Unione Sovietica venivamo da una situazione di benessere avevano la leadership di Fidel e tutta la generazione storica della rivoluzione stava nei principali ruoli del Paese era un capitale politico e simbolico importante. Ora è un’altra generazione che sta nei posti di responsabilità e ha di fronte una sfida importante», dice Rodriguez e sottolinea che in quell’epoca c’erano meno disuguaglianze sociale rispetto a oggi disuguaglianze che sono state prodotte dai cambiamenti che si sono introdotti nel modello economico per cercare di alleggerire le sanzioni. Il cosiddetto Periodo especial ha coinciso con la caduta della Unione sovietica, il principale sostegno nel 1991 e si prolungò per tutto il decennio. Gli anni più duri, dove c’era scarsezza di alimenti e di combustibili furono il 1993 e ’94. La popolazione cubana chiamava scherzosamente “alumbrones” (schiarite) le poche ore di cui godeva per l’energia elettrica. Per affrontare la risi in quell’epoca il governo cubano promosse una serie di misure come la depenalizzazione dell’uso di valute estere, l’allargamento dei permessi alla comunità cubana all’estero per visitare l’isola, l’ampliamento degli investimenti stranieri la creazione del peso cubano convertibile e le cadecas, luoghi di scambio di valuta. Ma una delle più significative furono le nuove forme di proprietà, anche quella statale, per lo sviluppo dell’attività economica. Nel 1993 appare il “Quentapropismo” soprattutto nel settore dei servizi che cambia il panorama delle città cubane con l’apparizione dei ristoranti privati (“paladares”) e delle case di ospitalità. Le nuove generazioni, nate all’inizio del secolo, hanno vissuto sempre con la doppia moneta, con la disuguaglianza con l’obiettivo di lavorare nell’impresa privata più che studiare per avere una carriera universitaria, dice Rodriguez. LA SITUAZIONE ATTUALE La “emergenza nazionale” dichiarata da Trump basata su minacce militari, pericoli per la sicurezza nazionale, il rischio di immigrazione di massa, non è la prima nella storia della rivoluzione però lo stato di deterioramento economico in cui si trova Cuba la rende molto più dannosa. Lo stesso Trump ha dichiarato: «non credo che Cuba possa sopravvivere». Il governo cubano ha riconosciuto che c’è uno scambio di messaggio con gli USA ma afferma con chiarezza che non è disposto a negoziare un cambio del suo sistema di governo. Nella sua comparsa davanti ai media di recente il presidente cubano, Miguel Diaz-Canel ha affermato che le nuove misure di Trump evidenziano la natura fascista, criminale, genocida di una cosca che ha sequestrato gli interessi del popolo statunitense per fini esclusivamente personali. E ha assicurato che la resa non è una opzione. «È ampiamente documentata la disposizione storica di Cuba ad avere con il governo degli Stati uniti un dialogo serio e responsabile basato sul diritto internazionale», ha aggiunto. La presidenta messicana Claudia Sheinbaum ha evitato di rivelare se continuerà a inviare o no petrolio all’isola e invece ha dichiarato che era pronta una nave che arriverà questa settimana. > Diaz Canel, presidente cubano, ha ammesso che dal dicembre scorso non arriva > combustibile all’isola e, una volta eliminato il Venezuela come principale > fornitore, gli occhi si voltano verso il Messico, secondo e ormai unico > fornitore. D’altra parte il governo cinese ha fornito qualche settimana fa 80 > milioni di dollari e 60 mila tonnellate di riso confermando il suo sostegno a > Cuba e denunciano energicamente il blocco Usa. Intanto, il governo cubano prende misure di emergenza per il risparmio di combustibile per evitare il collasso. Il giorno dopo il discorso televisivo di Canel i ministri hanno elencato le misure da prendere nelle loro aree di competenza per dare priorità ai sevizi essenziali di produzione di alimenti, emergenze ospedaliere e attività come il turismo che generano valuta straniera. La restrizione della vendita di combustibile, la diminuzione della giornata lavorativa e del trasporti o la riduzione dell’orario scolastico sono alcuni dei cambiamenti più importanti per fare fronte ad una realtà drammatica. Al bancone di un bar di un hotel a 4 stelle che si trova nel Degado, il quartiere centrale dell’Avana, un uomo chiede un espresso. Dopo averne bevuto un sorso comincia a gridare “se tanto vi piace il comunismo, Diaz Canel se ne vada in Russia o in Cina e lasci tranquilli noi cubani”. Si stava sfogando, spiega uno dei camerieri che esprime la sua opinione con rabbia contenuta: «Che vengano le navi e gli aerei che devono venire e che finisca presto questo incubo. Che vengano gli americani, che facciamo gli affari che vogliono e noi finalmente smetteremo questi sacrifici». > Fuori, nell’Avenida 23, una delle principali arterie della capitale, davanti > all’hotel Abana Libre, la gente si ammucchia attorno allo scarso trasporto > privato che arriva. Nel tumulto corre la voce del prezzo: 400! La scarsità dei > trasporti fa salire i prezzi una corsa che tre giorni prima costava 250 pesos, > ora ne costa 400. Lo stesso tragitto nel trasporto pubblico, al momento > razionato, costa 10 pesos. Se il salario medio a Cuba, secondo fonti ufficiali, è attorno ai 7000 pesos, e prima in questa situazione i trasporti erano già l’incubo dei cubani, ora è diventato esasperante, come spiega la cameriere di un hotel: “Ieri mi è toccato camminare due chilometri per arrivare a casa dopo aver pagato un’auto pubblica. La mia casa è oltre il municipio 10 ottobre e il mio salario non è sufficiente per pagare i trasporti. Speriamo che qualche paese ci aiuti”. Anche l’impresa privata ha riorganizzato la giornata lavorativa. Ariel (nome fittizio) cameriere di un animato ristorante situato non lontano dalla famosa Torre Cappa, l’hotel più lussuoso dell’Avana, lavora due giorni 12 ore e riposa altri due giorni per abbassare i costi del trasporto. Negli ultimi 5 anni l’abbandono del posto di lavoro è aumentato a causa dei problemi di trasporto e dal o nessun potere di acquisto del salario provocato dall’inflazione. Il razionamento del combustibile ha colpito la famosa Feria Internacional del Libro dell’Avana arrivata alla trentaquattresima edizione, che è stata cancellata. L’incontro molto atteso perché cominciò dal 1982 e a partire dal 2000 divenne un appuntamento annuale. La fiera costituisce un incontro culturale importante di case editrici latino americane e spagnole accompagnate da decine di eventi che includono concerti . > In questi cinque anni di crisi generalizzata si è prodotto il peggior esodo di > popolazione dal 1959. Trinquete chiarisce che la migrazione cubana non fugge > dalla dittatura come dicono i media ma è economica, molti giovani soffrono ad > andar via dall’isola. Arnaldo (nome fittizio) lavora come cameriere in un bar e ha già comprato il viaggio verso la Spagna per il 9 marzo: “Sono medico ma non voglio terminare la specializzazione perché a quel punto diventa più difficile ottenere il permesso del governo”, spiega. Verso sera, nel magnifico patio dell’hotel Nacional dell’Avana, considerato monumento nazionale, i turisti si chiudono dentro per prendere un cocktail al calore della musica di un’orchestra dal vivo. In questo spazio privilegiato non manca nulla. I turisti sono fonte di valuta necessaria perché il paese continui a funzionare. Fuori, tutto è oscurità e incertezza. Il tempo dirà se Cuba sopravviverà e in che modo dall’ultima aggressione statunitense. La traduzione dell’articolo originale, pubblicato da El Salto diario il 15 febbraio 2026, è a cura di Anna Pizzo e Pierluigi Sullo La copertina è di Pedro Szekely (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Senza petrolio, senza turismo, senza rifornimenti, quanto può resistere Cuba? proviene da DINAMOpress.
February 19, 2026
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