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L’UE ha approvato il più ampio pacchetto di sanzioni alla Russia dall’inizio della guerra
«Non è il momento di allentare la pressione su Mosca, bensì di aumentarla». Con queste parole, l’Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha annunciato l’approvazione di un nuovo pacchetto di sanzioni individuali contro la Russia. Il provvedimento colpisce quasi 1.600 tra persone e aziende e costituisce la più ampia misura di questo tipo mai adottata finora dall’UE; con le nuove designazioni, il numero complessivo dei destinatari delle sanzioni europee sale a quasi 4.600. Le misure prendono di mira soprattutto i fornitori di componenti utilizzati nella produzione di missili. Il pacchetto resterà in vigore per tre anni, anziché per i consueti sei mesi. Le nuove sanzioni arrivano in una fase di distensione nei rapporti tra Stati Uniti e Russia: il presidente statunitense Donald Trump ha infatti raggiunto un accordo con il suo omologo russo Vladimir Putin per l’acquisto di diesel russo, annunciando un conseguente allentamento delle sanzioni statunitensi contro Mosca. Le nuove sanzioni dell’UE contro la Russia colpiscono complessivamente 1.569 persone ed entità russe, tra cui 826 aziende e 743 dirigenti. Tra le persone coinvolte figurano 77 parlamentari candidatisi nelle aree dell’Ucraina occupate dalla Russia, oltre a centinaia di individui ed entità legati alla produzione di missili, droni e aerei militari. Le misure riguardano l’intera filiera, dai componenti elettronici alle apparecchiature di comunicazione, fino alle munizioni e ai sistemi di navigazione. Secondo l’Alta rappresentante Kaja Kallas, questi ultimi soggetti costituiscono più della metà dei destinatari del nuovo pacchetto. Nel mirino finiscono soprattutto i cosiddetti fornitori di livello intermedio, che, come sottolineato da Kallas, rappresentano il «nucleo» dell’industria militare russa, «con un fatturato annuo di almeno 20 miliardi di euro e oltre 250.000 dipendenti». L’approvazione delle misure arriva dopo l’intesa raggiunta dagli ambasciatori dei Paesi membri la scorsa settimana: dopo giorni di trattative, i rappresentanti europei hanno risolto il controverso caso di Alisher Usmanov, il miliardario russo che diversi Paesi, tra cui la Francia, chiedevano di rimuovere dalla lista nera dell’UE; alla fine, il magnate è stato depennato dall’elenco, mentre per gli altri soggetti interessati dalle misure è stata stabilita una proroga delle sanzioni senza precedenti, della durata di tre anni. È forse questa la principale novità dell’ultimo pacchetto adottato da Bruxelles: mentre in precedenza le misure sanzionatorie dovevano essere rinnovate ogni sei mesi, il nuovo provvedimento estende notevolmente il periodo di validità della lista nera dell’Unione. Gli altri effetti delle sanzioni restano invariati: i soggetti inseriti nell’elenco sono sottoposti al congelamento dei beni e al divieto di ingresso nell’UE. Inoltre, le misure vietano a imprese e cittadini europei di mettere fondi o risorse economiche a disposizione dei soggetti sanzionati, direttamente o indirettamente. L’approvazione dell’ultimo pacchetto di sanzioni europee da parte del Consiglio arriva in un momento di tensione. Lo scorso venerdì, Trump ha annunciato un accordo energetico con la Russia, dichiarando che Mosca «fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di carburante diesel al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate durante il mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate immediatamente dopo». L’intesa annunciata dal presidente statunitense rappresenta un’apertura nei confronti del Cremlino e si accompagna a un allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, una prospettiva che ha suscitato forti critiche da parte delle autorità europee. La pressione di Washington sul fronte ucraino si è manifestata anche nei confronti del presidente Volodymyr Zelensky, di cui Trump ha chiesto la sostituzione, incrinando un rapporto che negli ultimi mesi pareva essersi risollevato, dopo le tensioni iniziali. The post L’UE ha approvato il più ampio pacchetto di sanzioni alla Russia dall’inizio della guerra appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
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Trump si accorda con Putin sul gasolio russo e chiede la sostituzione di Zelensky
Prima l’accordo energetico con la Russia, poi l’auspicio di nuove elezioni in Ucraina. In poche ore, il presidente USA Donald Trump ha messo (nuovamente) all’angolo il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. «Avrebbe potuto porre fine a questa guerra molte, moltissime volte. Sceglie di non farlo. Vuole creare problemi al mondo. Vuole creare problemi ai nostri agricoltori colpendo le raffinerie russe. Credo sia giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha dichiarato Trump, facendo registrare un nuovo minimo nelle relazioni con Zelensky, dopo l’umiliazione dello scorso anno alla Casa Bianca. Viene così troncato il graduale riavvicinamento degli ultimi mesi. Dal Cremlino esultano, confermando allo stesso tempo l’accordo voluto da Trump per immettere sul mercato gasolio russo e sospendere così le sanzioni. Su Truth, Trump ha annunciato trionfalmente che «la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di carburante diesel al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate durante il mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate immediatamente dopo». Tuttavia, convertendole in barili, le forniture ammontano a circa 2,2 milioni di barili nell’immediato e 3,7 milioni a novembre — due tranche spalmate in più settimane da 5,9 milioni di barili complessivi, pari a un quinto dei 30 milioni di barili di gasolio che ogni giorno vengono bruciati a livello globale. A limitare gli entusiasmi di Trump c’è un altro dato: la cifra concordata con Mosca equivale a circa una settimana di esportazioni russe ai ritmi dell’anno scorso, quando superavano gli 800mila barili al giorno. Al di là degli effetti sui mercati, che si prospettano limitati se non nulli, la sospensione delle sanzioni voluta da Trump veicola un’apertura non trascurabile verso il Cremlino, vista l’attuale congiuntura internazionale. Una mossa coerente con l’agenda di Washington, che già a marzo aveva allentato per due mesi le sanzioni sul petrolio russo. All’inizio del suo secondo mandato, Trump ha più volte messo in discussione il ruolo di Zelensky, passato dal godere di una certa protezione sotto Biden all’essere l’ostacolo principale ai processi di pace. «Suggerisco che gli ucraini si dotino di un nuovo leader capace di raggiungere un accordo, perché l’attuale avrebbe potuto concluderne molti, ma per qualche motivo non lo ha fatto», ha dichiarato Trump, chiedendo la sostituzione di Zelensky e incrinando un rapporto che negli ultimi mesi pareva essersi risollevato, dopo le tensioni iniziali. Pur riconoscendo l’imprevedibilità politica di Trump, è possibile ipotizzare un catalizzatore alle sue ultime uscite. Alle elezioni di metà mandato manca infatti meno di un mese e il capo della Casa Bianca deve fare i conti con una crisi energetica innescata dall’aggressione all’Iran e una popolarità ai minimi. Nel suo programma era stato dedicato ampio spazio alla fine del conflitto in Ucraina. Prometteva di raggiungere l’obiettivo in appena 24 ore. Oggi, a distanza di due anni, sono rimaste soltanto le parole. Ecco dunque che, con il fronte iraniano bloccato, arriva l’accelerazione sull’Ucraina, nel tentativo di mobilitare la base MAGA, rilanciare la propria credibilità politica ed evitare che il Congresso finisca nelle mani dei democratici. Lo fa mettendo pressione sulle autorità di Kiev, a partire da Zelensky. Quest’ultimo, in tutta risposta, ha dichiarato ad ABC: «con tutto il rispetto che nutro per Trump, spetta al nostro popolo scegliere il proprio leader. Se Trump desidera davvero che si tengano elezioni in Ucraina, chieda alla Russia di concederci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale, e noi organizzeremo le elezioni. Naturalmente, saremo pronti a qualsiasi scelta del nostro popolo». Pochi minuti dopo, Trump ha annunciato un «cessate il fuoco energetico immediato» tra Russia e Ucraina, spiazzando le parti e aggiungendo un nuovo tassello alla sua campagna elettorale. The post Trump si accorda con Putin sul gasolio russo e chiede la sostituzione di Zelensky appeared first on L'Indipendente.
October 11, 2026
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L’UE approva il 22° pacchetto di sanzioni alla Russia: contro Israele sono ancora zero
Gli ambasciatori dei Paesi membri dell’Unione europea hanno raggiunto l’accordo sulle nuove sanzioni alla Russia. Il 22° pacchetto dall’inizio della guerra in Ucraina attende ora il via libera del Consiglio dell’UE, atteso lunedì. Secondo le ultime indiscrezioni, la ritorsione economica colpirà oltre 1.600 soggetti, tra individui, enti e aziende, accusati di sostenere l’invasione russa. È la più ampia estensione delle sanzioni mai concordata finora. In modo diametralmente opposto continuano, in sede europea, a chiudere più di un occhio di fronte ai crimini israeliani, dall’inasprimento del progetto coloniale in Cisgiordania al genocidio condotto nella Striscia di Gaza. 826 soggetti giuridici e 820 persone fisiche. Dovrebbero essere questi i numeri del nuovo pacchetto di sanzioni preparato dall’Unione europea. Nel conteggio figurano anche 77 parlamentari russi che si sono candidati nei territori ucraini conquistati da Mosca durante il conflitto ancora in corso. I vari soggetti interessati saranno sottoposti a un regime sanzionatorio ormai rodato, che implica il divieto di viaggiare in Europa, il blocco delle operazioni finanziarie e il congelamento dei beni. Con il nuovo ampliamento, saliranno a oltre 4.500 i profili sanzionati, tra individui, enti e aziende. La più ampia estensione delle sanzioni mai concordata finora, che ora attende l’approvazione del Consiglio dell’UE, punterà a ricompattare il fronte europeo scottatosi con il caso Usmanov. Alcuni Paesi, guidati dalla Francia, hanno infatti subordinato il loro via libera alla proroga triennale delle sanzioni — anch’essa una novità — alla rimozione del magnate Alisher Usmanov dalla lista, strappando il compromesso al Consiglio dell’UE. Secondo le ricostruzioni dei media francesi, la risoluzione del caso Usmanov sarebbe stata propedeutica ai lavori diplomatici per la liberazione di due cittadini francesi detenuti in Azerbaijan. Il regime sanzionatorio contro la Russia, partner chiave dell’Europa soprattutto per quanto riguarda(va) il settore energetico, stride con l’inazione riservata a Israele, restituendo agli occhi dei cittadini una condizione di doppiopesismo istituzionale che mina alle basi la credibilità dell’UE. Il messaggio che passa è che ci sono crimini da sanzionare e altri su cui chiudere un occhio, facendo così valere il diritto internazionale fino ad un certo punto, per citare le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Di fronte all’inasprimento del disegno coloniale in Cisgiordania — tra violenze in aumento e crescita degli insediamenti — e alla perpetrazione di un genocidio nella Striscia di Gaza, l’Unione europea non è stata in grado di adottare alcun regime sanzionatorio nei confronti di Israele. Bruxelles si è limitata a misure di facciata contro alcuni “coloni violenti”, nonostante l’economia di Tel Aviv dipenda fortemente da quella comunitaria ed eventuali ritorsioni avrebbero un impatto non trascurabile sulla sua condotta. Lo hanno fatto notare a gran voce i promotori dell’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che chiede la sospensione dell’accordo di associazione con Israele e che in appena tre mesi ha raccolto un milione di firme. La petizione è al momento ferma in un cassetto della Commissione. Ad aprile Spagna, Slovenia e Irlanda avevano cercato di raggiungere la sospensione dell’accordo commerciale attivando il Consiglio Affari esteri dell’UE, dove sono andati a sbattere contro il muro eretto da Germania e Italia. Negli ultimi tre anni, nonostante l’ampio movimento popolare, il nostro Paese si è confermato uno degli alleati più solidi di Israele. Altri membri dell’UE, di fronte all’inazione di Bruxelles, si sono mossi autonomamente, come nel caso dello stop — per ora solo annunciato — al commercio dei prodotti provenienti dalle colonie. L’idea di una misura simile era stata lanciata ad aprile anche in sede europea, non ricevendo, al momento, alcun seguito. The post L’UE approva il 22° pacchetto di sanzioni alla Russia: contro Israele sono ancora zero appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 8, 2026
L'INDIPENDENTE