L’UE approva il 22° pacchetto di sanzioni alla Russia: contro Israele sono ancora zero

L'INDIPENDENTE - Thursday, October 8, 2026

Gli ambasciatori dei Paesi membri dell’Unione europea hanno raggiunto l’accordo sulle nuove sanzioni alla Russia. Il 22° pacchetto dall’inizio della guerra in Ucraina attende ora il via libera del Consiglio dell’UE, atteso lunedì. Secondo le ultime indiscrezioni, la ritorsione economica colpirà oltre 1.600 soggetti, tra individui, enti e aziende, accusati di sostenere l’invasione russa. È la più ampia estensione delle sanzioni mai concordata finora. In modo diametralmente opposto continuano, in sede europea, a chiudere più di un occhio di fronte ai crimini israeliani, dall’inasprimento del progetto coloniale in Cisgiordania al genocidio condotto nella Striscia di Gaza.

826 soggetti giuridici e 820 persone fisiche. Dovrebbero essere questi i numeri del nuovo pacchetto di sanzioni preparato dall’Unione europea. Nel conteggio figurano anche 77 parlamentari russi che si sono candidati nei territori ucraini conquistati da Mosca durante il conflitto ancora in corso. I vari soggetti interessati saranno sottoposti a un regime sanzionatorio ormai rodato, che implica il divieto di viaggiare in Europa, il blocco delle operazioni finanziarie e il congelamento dei beni. Con il nuovo ampliamento, saliranno a oltre 4.500 i profili sanzionati, tra individui, enti e aziende. La più ampia estensione delle sanzioni mai concordata finora, che ora attende l’approvazione del Consiglio dell’UE, punterà a ricompattare il fronte europeo scottatosi con il caso Usmanov. Alcuni Paesi, guidati dalla Francia, hanno infatti subordinato il loro via libera alla proroga triennale delle sanzioni — anch’essa una novità — alla rimozione del magnate Alisher Usmanov dalla lista, strappando il compromesso al Consiglio dell’UE. Secondo le ricostruzioni dei media francesi, la risoluzione del caso Usmanov sarebbe stata propedeutica ai lavori diplomatici per la liberazione di due cittadini francesi detenuti in Azerbaijan.

Il regime sanzionatorio contro la Russia, partner chiave dell’Europa soprattutto per quanto riguarda(va) il settore energetico, stride con l’inazione riservata a Israele, restituendo agli occhi dei cittadini una condizione di doppiopesismo istituzionale che mina alle basi la credibilità dell’UE. Il messaggio che passa è che ci sono crimini da sanzionare e altri su cui chiudere un occhio, facendo così valere il diritto internazionale fino ad un certo punto, per citare le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Di fronte all’inasprimento del disegno coloniale in Cisgiordania — tra violenze in aumento e crescita degli insediamenti — e alla perpetrazione di un genocidio nella Striscia di Gaza, l’Unione europea non è stata in grado di adottare alcun regime sanzionatorio nei confronti di Israele. Bruxelles si è limitata a misure di facciata contro alcuni “coloni violenti”, nonostante l’economia di Tel Aviv dipenda fortemente da quella comunitaria ed eventuali ritorsioni avrebbero un impatto non trascurabile sulla sua condotta. Lo hanno fatto notare a gran voce i promotori dell’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che chiede la sospensione dell’accordo di associazione con Israele e che in appena tre mesi ha raccolto un milione di firme.

La petizione è al momento ferma in un cassetto della Commissione. Ad aprile Spagna, Slovenia e Irlanda avevano cercato di raggiungere la sospensione dell’accordo commerciale attivando il Consiglio Affari esteri dell’UE, dove sono andati a sbattere contro il muro eretto da Germania e Italia. Negli ultimi tre anni, nonostante l’ampio movimento popolare, il nostro Paese si è confermato uno degli alleati più solidi di Israele. Altri membri dell’UE, di fronte all’inazione di Bruxelles, si sono mossi autonomamente, come nel caso dello stop — per ora solo annunciato — al commercio dei prodotti provenienti dalle colonie. L’idea di una misura simile era stata lanciata ad aprile anche in sede europea, non ricevendo, al momento, alcun seguito.

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