Trump si accorda con Putin sul gasolio russo e chiede la sostituzione di Zelensky

L'INDIPENDENTE - Sunday, October 11, 2026

Prima l’accordo energetico con la Russia, poi l’auspicio di nuove elezioni in Ucraina. In poche ore, il presidente USA Donald Trump ha messo (nuovamente) all’angolo il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. «Avrebbe potuto porre fine a questa guerra molte, moltissime volte. Sceglie di non farlo. Vuole creare problemi al mondo. Vuole creare problemi ai nostri agricoltori colpendo le raffinerie russe. Credo sia giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha dichiarato Trump, facendo registrare un nuovo minimo nelle relazioni con Zelensky, dopo l’umiliazione dello scorso anno alla Casa Bianca. Viene così troncato il graduale riavvicinamento degli ultimi mesi. Dal Cremlino esultano, confermando allo stesso tempo l’accordo voluto da Trump per immettere sul mercato gasolio russo e sospendere così le sanzioni.

Su Truth, Trump ha annunciato trionfalmente che «la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di carburante diesel al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate durante il mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate immediatamente dopo». Tuttavia, convertendole in barili, le forniture ammontano a circa 2,2 milioni di barili nell’immediato e 3,7 milioni a novembre — due tranche spalmate in più settimane da 5,9 milioni di barili complessivi, pari a un quinto dei 30 milioni di barili di gasolio che ogni giorno vengono bruciati a livello globale. A limitare gli entusiasmi di Trump c’è un altro dato: la cifra concordata con Mosca equivale a circa una settimana di esportazioni russe ai ritmi dell’anno scorso, quando superavano gli 800mila barili al giorno.

Al di là degli effetti sui mercati, che si prospettano limitati se non nulli, la sospensione delle sanzioni voluta da Trump veicola un’apertura non trascurabile verso il Cremlino, vista l’attuale congiuntura internazionale. Una mossa coerente con l’agenda di Washington, che già a marzo aveva allentato per due mesi le sanzioni sul petrolio russo. All’inizio del suo secondo mandato, Trump ha più volte messo in discussione il ruolo di Zelensky, passato dal godere di una certa protezione sotto Biden all’essere l’ostacolo principale ai processi di pace. «Suggerisco che gli ucraini si dotino di un nuovo leader capace di raggiungere un accordo, perché l’attuale avrebbe potuto concluderne molti, ma per qualche motivo non lo ha fatto», ha dichiarato Trump, chiedendo la sostituzione di Zelensky e incrinando un rapporto che negli ultimi mesi pareva essersi risollevato, dopo le tensioni iniziali.

Pur riconoscendo l’imprevedibilità politica di Trump, è possibile ipotizzare un catalizzatore alle sue ultime uscite. Alle elezioni di metà mandato manca infatti meno di un mese e il capo della Casa Bianca deve fare i conti con una crisi energetica innescata dall’aggressione all’Iran e una popolarità ai minimi. Nel suo programma era stato dedicato ampio spazio alla fine del conflitto in Ucraina. Prometteva di raggiungere l’obiettivo in appena 24 ore. Oggi, a distanza di due anni, sono rimaste soltanto le parole. Ecco dunque che, con il fronte iraniano bloccato, arriva l’accelerazione sull’Ucraina, nel tentativo di mobilitare la base MAGA, rilanciare la propria credibilità politica ed evitare che il Congresso finisca nelle mani dei democratici.

Lo fa mettendo pressione sulle autorità di Kiev, a partire da Zelensky. Quest’ultimo, in tutta risposta, ha dichiarato ad ABC: «con tutto il rispetto che nutro per Trump, spetta al nostro popolo scegliere il proprio leader. Se Trump desidera davvero che si tengano elezioni in Ucraina, chieda alla Russia di concederci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale, e noi organizzeremo le elezioni. Naturalmente, saremo pronti a qualsiasi scelta del nostro popolo». Pochi minuti dopo, Trump ha annunciato un «cessate il fuoco energetico immediato» tra Russia e Ucraina, spiazzando le parti e aggiungendo un nuovo tassello alla sua campagna elettorale.

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