SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 3 OTTOBRECon Elisa Frigeni, dell’Unione degli studenti universitari (UDU) torniamo ad
occuparci di spazi autogestiti, in particolare del SOCS (Settore Occupato Città
Studi) alla Statale di Milano, finiti nel mirino della repressione più becera.
Più che di spazi “occupati” dovremmo, invece, definirli piuttosto spazi
“riappropriati”, tolti alla speculazione o alle progettazioni deddate più dal
marketing dell’offerta formativa e alla concorrenza con gli altri atenei,
piuttosto che basati sulle reali esigenze degli studenti. “Di fronte ad una
palazzina inutilizzata da tempo – Elisa Frigeni spiega così l’essenza di questa
riappropriazione – e, dall’altro lato, di fronte a spazi che mancano, luoghi di
socialità carenti, luoghi per confrontarsi e dibattere inesistenti, a fronte di
tasse esorbitanti abbiamo ritenuto un nostro diritto riappropriarci dei nostri
spazi”. Dopo vari tira e molla ma senza reali intenzioni, da parte del
rettorato, di trovare soluzioni, a luglio di quest’anno la Questura, ha deciso
per lo sgombero manu militari, con tanto di celerini in assetto antisommossa e
grande dispiegamento di manganelli ed altri strumenti repressivi. Ripercorriamo,
quindi, alcune tappe fondamentali di questa esperienza, tenendo presente – come
ha tenuto a precisare Elisa – “che noi non ci fermeremo qui ma anzi, di fronte a
fenomeni di militarizzazione, di spese militari esorbitanti e tagli alla spesa
sociale, diamo appuntamento a tutti alla mobilitazione europea che si terrà il
20 novembre prossimo”. Va detto innanzitutto che alcune delle attività che si
svolgevano al SOCS, sicuramente davano “fastidio” in quanto, tanto per citarne
una, si apriva il dibattito al confronto propositivo su una possibile gestione
dal basso delle risorse digitali, contro la pervasività da “grande fratello”
delle potenti piattaforme, insomma un modello alternativo, condiviso, solidale,
basato sulla reciprocità e non sul profitto. Partendo da una problematica
tragica come il genocidio a Gaza, simbolo di un’economia e di una cultura
predatoria, estrattivista, (basti pensare ai giacimenti di gas in teoria
palestinesi) che sta impoverendo oltre il 90% della popolazione mondiale, a
maggio 2024 alla Statale di Milano compaiono le tende per la Palestina come del
resto in molte altre università italiane e straniere.
Gli studenti chiedono all’università di prendere semplicemente posizione e di
rivedere i rapporti accademici e istituzionali considerati in qualche modo, a
volte anche platealmente, collegati ad Israele. “I legami sono numerosi – a
tenuto a precisare Elisa – spesso nascosti dietro il cosiddetto dual-use oppure
annidati all’interno delle filiere dei partenariati nei progetti Horizon”.
L’acampada diventa contemporaneamente un luogo di assemblea, discussione e
socialità anche su questi temi. In autunno 2024 nasce il SOCS e la socialità si
sposta progressivamente dalle tende allo stabile universitario, poi sgomberato,
in via Celoria. Palestina e antimilitarismo rimangono temi centrali ma entrano
anche diritto allo studio, spazi universitari, caro-affitti, critica del
rapporto tra università e industria, precarietà, ecologia (viene organizzato
anche un incontro con gli attivisti di Extinction Rebellion) e il diritto alla
città, a riappropriarsene: nascono quindi un’aula-studio, creati spazi di
socialità o per assemblee e dibattiti sulla Palestina e sulla guerra.
Furono organizzate presentazioni di libri cineforum, laboratori artistici e
teatrali, iniziative di autofinanziamento, incontri sull’università e sul ruolo
della ricerca scientifica, sull’ecologia e la giustizia climatica. Tornando alla
critica alla intorno alla gestione capitalistica e finanziarizzata di un web che
alla sua nascita era tendenzialmente libero, l’evento “Hack in SOCS”, con
laboratori e incontri dedicati a hacking, tutela della privacy, sorveglianza
digitale, sicurezza informatica, software libero e tecnologie open source,
rappresentò un momento di riflessione e di consapevolezza intorno a temi
cruciali: ad esempio, come utilizzare la tecnologia anche come strumento di
autodifesa digitale e di critica dei sistemi di sorveglianza? Anche la “scienza”
diventò così un tema che doveva passare inevitabilmente attraverso una critica
al rapporto fra ricerca scientifica, industria, ambiente e guerra, ponendosi
inoltre alcune domande di fondo: chi finanzia la ricerca e quali interessi
orientano ciò che viene studiato? Quali sono i rapporti fra università, grandi
imprese e apparati militari? Di fronte a questi temi, affrontati dal basso, la
Statale di Milano ha interpretato il movimento che ne animava il dibattito come
un problema di ordine pubblico. D’altra parte, questo approccio “muscolare” è
comprensibile dal momento che ci sono innumerevoli esempi, tra master e lauree
magistrali, dove l’accademia si mette al servizio del controllo sociale operato
dalle classi dominanti oppure cavalcano l’onda della cultura della cosiddetta
sicurezza, uno degli obiettivi esplicitamente dichiarati all’interno della legge
124/2007 di riforma dei servizi segreti. Possiamo allora citare, come esempio
eclatante, il Master di II livello in “Diritto e Politiche della Sicurezza”
della LUISS Guido Carli: non un ordinario percorso universitario aperto alla
ricerca e alla formazione scientifica generale ma dedicato ad un’utenza
“riservata”, addirittura inserito nel Corso di Alta Formazione della Scuola di
Perfezionamento per le Forze di Polizia del Ministero dell’Interno, destinato
dunque a dirigenti e funzionari delle forze di polizia.
Il programma parla esplicitamente di terrorismo, criminalità organizzata,
cybercrime, cybersecurity e intelligence nell’era dell’IA e prevede attività
formative realizzate d’intesa con D.I.S. (Dipartimento delle informazioni per la
sicurezza), con funzione di coordinamento e Agenzia per la Cybersicurezza
Nazionale. Insomma un’istituzione universitaria che mette il proprio titolo
accademico al servizio della formazione dell’apparato securitario dello Stato.
Gli spazi autogestiti sono visti, quindi, anche come un concreto pericolo in
termini di azioni di protesta organizzate dall’interno, contro, ad esempio, la
presenza di industrie armiere (ad es. Leonardo SpA) in veste di “main sponsor”
di convegni intorno al tema divenuto monopolizzante della cyber-security, come
avvenne poco tempo fa all’Università di Bologna dove lo spazio autogestito venne
chiuso subito dopo una di queste proteste.
Trasmissione curata da Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance
collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.