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CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: OSPEDALI DI COMUNITÀ. UN’OCCASIONE DI CURA O UNA NUOVA OPPORTUNITÀ PER PRIVATIZZARE LA SANITÀ?
CURAMI – Prima di tutto la salute è la trasmissione a cura di Donatella Albini, medica del Centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia, e Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute di Brescia. La trasmissione va in onda il sabato mattina dalle 12.00 e, in replica, il mercoledì alle ore 12.30. Ospiti della puntata di sabato 17 ottobre – dal titolo “Ospedali di comunità”: occasione di cura, sollievo, accoglienza, o solo una nuova occasione per privatizzare la Sanità?” – sono Nadia Lazzaroni, segretaria Funzione Pubblica CGIL Brescia, e Paola Sabatini, CUB Sanità Firenze. Ascolta o scarica
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 10 OTTOBRE
Con Filippo di Cambiare Rotta parliamo delle prossime mobilitazioni studentesche – le prime già il 15 ottobre con le prime “acampade” e subito dopo il 30 ottobre, con lo sciopero generale “trascinato” dai portuali di Genova contro l’economia di guerra – durante ciò che si prospetta come uno degli autunni più caldi degli ultimi anni. Venerdì 20 novembre poi sarà la volta anche di una sorta di “internazionale studentesca” con manifestazioni e cortei in varie città d’Europa. Risulta chiaro anche agli studenti, anche a quelli più giovani che in varie città d’Italia si stanno mobilitando occupando i licei stimolati ed incoraggiati anche dall’esempio francese che la crisi che stiamo conoscendo sia di tipo strutturale: finanziarizzazione dell’economia, gentrificazione e turistificazione dei centri urbani, drenaggio di risorse lungo la catena di creazione del valore nei rapporti di lavoro a solo vantaggio del profitto del capitale sono solo alcuni degli aspetti alla base dell’attuale economia di guerra. Un cartello tra le mani di una studentessa francese sentenziava: “Chi semina povertà raccoglie collera!”. “Che l’Italia sia in guerra ormai è chiaro a tutti, anche al Governo – ha ricordato Filippo – tanto che anche l’Avvocatura dello Stato, nella recente vicenda del carico di materiale bellico fermo a Ravenna, ha sostenuto che l’Italia è coinvolta in una «guerra mondiale a pezzi e ibrida» e che il porto di Ravenna avrebbe una rilevanza strategica militare, da qui il rifiuto a rendere noto il contenuto di alcuni container. Noi invece rivendichiamo il fatto che le guerre non le vogliamo e non intendiamo pagarne già oggi le conseguenze in termini di tagli alla sanità pubblica e all’istruzione”. La questione assume un carattere anche internazionale vista l’interdipendenza strettissima sul piano commerciale strategico di questo modello che oggi è arrivato al punto che da più parti, in tutto il mondo, si vedono paesi intenti ad affilare i propri coltelli uno contro l’altro armato. D’altro canto si assiste al paradosso che da un lato il sistema fiscale drena risorse a più non posso tra le classi lavoratrici e i pensionati salvaguardando invece le rendite finanziarie e immobiliari portando l’avanzo primario delle casse statali in territori più che positivi, dall’altro la presenza di una montagna di debito pubblico che non può contare su una prospettiva di PIL in crescita (anzi tutt’altro!) dal quale estrarre risorse per pagarlo, costringe lo Stato, come sta avvenendo negli Stati Uniti, ad offrire tassi di interesse sempre più alti per i propri titoli di Stato, innescando una spirale sempre più pericolosa. In questo quadro di economia asfittica, l’industria bellica e il sistema finanziario e dei fondi di investimento che su questa investono, sono gli unici ambiti dove gli investitori hanno garanzie certe di profitti crescenti: chi paga le conseguenze di tutto questo? Sulla neonata pagina Instagram di Cambiare Rotta Internazionale si legge: “Le classi dirigenti occidentali stanno schiacciando l’acceleratore verso la condanna della nostra generazione e del mondo intero ad un presente e un futuro segnato da guerra, precarietà materiale ed esistenziale, infarto ecologico. In un contesto di crisi sistemica dell’assetto economico, politico e sociale dominante, l’egemonia occidentale si sta sgretolando di fronte all’emergere di un mondo multipolare: la fuga delle truppe statunitensi dall’Afghanistan e lo scontro sul terreno ucraino parlano chiaro.Dalla pandemia di COVID-19, fino al genocidio in Palestina e alle numerose guerre che l’Occidente finanzia, sostiene e alimenta in tutto il mondo, l’unica exit strategy per le stesse classi dirigenti è nell’intensificazione della competizione sul piano internazionale, sia in maniera sempre più diretta attraverso l’escalation militare, sia con forme ibride e inedite: guerra economica, conflitti monetari, guerre commerciali. Le conseguenze della crisi strutturale del modo di produzione capitalista sono infatti sempre più tangibili anche sulle nostre vite quotidiane: con l’aumento della spesa militare in tutti i paesi membri dell’Unione Europea e i conseguenti tagli alla spesa sociale, stanno venendo meno tutti gli strumenti di welfare ottenuti dal movimento di classe nel ’900 che inizialmente avevano garantito un’emancipazione e che poi hanno assicurato una tenuta social”. Trasmissione a cura di Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.
October 11, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 3 OTTOBRE
Con Elisa Frigeni, dell’Unione degli studenti universitari (UDU) torniamo ad occuparci di spazi autogestiti, in particolare del SOCS (Settore Occupato Città Studi) alla Statale di Milano, finiti nel mirino della repressione più becera. Più che di spazi “occupati” dovremmo, invece, definirli piuttosto spazi “riappropriati”, tolti alla speculazione o alle progettazioni deddate più dal marketing dell’offerta formativa e alla concorrenza con gli altri atenei, piuttosto che basati sulle reali esigenze degli studenti. “Di fronte ad una palazzina inutilizzata da tempo – Elisa Frigeni spiega così l’essenza di questa riappropriazione – e, dall’altro lato, di fronte a spazi che mancano, luoghi di socialità carenti, luoghi per confrontarsi e dibattere inesistenti, a fronte di tasse esorbitanti abbiamo ritenuto un nostro diritto riappropriarci dei nostri spazi”. Dopo vari tira e molla ma senza reali intenzioni, da parte del rettorato, di trovare soluzioni, a luglio di quest’anno la Questura, ha deciso per lo sgombero manu militari, con tanto di celerini in assetto antisommossa e grande dispiegamento di manganelli ed altri strumenti repressivi. Ripercorriamo, quindi, alcune tappe fondamentali di questa esperienza, tenendo presente – come ha tenuto a precisare Elisa – “che noi non ci fermeremo qui ma anzi, di fronte a fenomeni di militarizzazione, di spese militari esorbitanti e tagli alla spesa sociale, diamo appuntamento a tutti alla mobilitazione europea che si terrà il 20 novembre prossimo”. Va detto innanzitutto che alcune delle attività che si svolgevano al SOCS, sicuramente davano “fastidio” in quanto, tanto per citarne una, si apriva il dibattito al confronto propositivo su una possibile gestione dal basso delle risorse digitali, contro la pervasività da “grande fratello” delle potenti piattaforme, insomma un modello alternativo, condiviso, solidale, basato sulla reciprocità e non sul profitto. Partendo da una problematica tragica come il genocidio a Gaza, simbolo di un’economia e di una cultura predatoria, estrattivista, (basti pensare ai giacimenti di gas in teoria palestinesi) che sta impoverendo oltre il 90% della popolazione mondiale, a maggio 2024 alla Statale di Milano compaiono le tende per la Palestina come del resto in molte altre università italiane e straniere. Gli studenti chiedono all’università di prendere semplicemente posizione e di rivedere i rapporti accademici e istituzionali considerati in qualche modo, a volte anche platealmente, collegati ad Israele. “I legami sono numerosi – a tenuto a precisare Elisa – spesso nascosti dietro il cosiddetto dual-use oppure annidati all’interno delle filiere dei partenariati nei progetti Horizon”. L’acampada diventa contemporaneamente un luogo di assemblea, discussione e socialità anche su questi temi. In autunno 2024 nasce il SOCS e la socialità si sposta progressivamente dalle tende allo stabile universitario, poi sgomberato, in via Celoria. Palestina e antimilitarismo rimangono temi centrali ma entrano anche diritto allo studio, spazi universitari, caro-affitti, critica del rapporto tra università e industria, precarietà, ecologia (viene organizzato anche un incontro con gli attivisti di Extinction Rebellion) e il diritto alla città, a riappropriarsene: nascono quindi un’aula-studio, creati spazi di socialità o per assemblee e dibattiti sulla Palestina e sulla guerra. Furono organizzate presentazioni di libri cineforum, laboratori artistici e teatrali, iniziative di autofinanziamento, incontri sull’università e sul ruolo della ricerca scientifica, sull’ecologia e la giustizia climatica. Tornando alla critica alla intorno alla gestione capitalistica e finanziarizzata di un web che alla sua nascita era tendenzialmente libero, l’evento “Hack in SOCS”, con laboratori e incontri dedicati a hacking, tutela della privacy, sorveglianza digitale, sicurezza informatica, software libero e tecnologie open source, rappresentò un momento di riflessione e di consapevolezza intorno a temi cruciali: ad esempio, come utilizzare la tecnologia anche come strumento di autodifesa digitale e di critica dei sistemi di sorveglianza? Anche la “scienza” diventò così un tema che doveva passare inevitabilmente attraverso una critica al rapporto fra ricerca scientifica, industria, ambiente e guerra, ponendosi inoltre alcune domande di fondo: chi finanzia la ricerca e quali interessi orientano ciò che viene studiato? Quali sono i rapporti fra università, grandi imprese e apparati militari? Di fronte a questi temi, affrontati dal basso, la Statale di Milano ha interpretato il movimento che ne animava il dibattito come un problema di ordine pubblico. D’altra parte, questo approccio “muscolare” è comprensibile dal momento che ci sono innumerevoli esempi, tra master e lauree magistrali, dove l’accademia si mette al servizio del controllo sociale operato dalle classi dominanti oppure cavalcano l’onda della cultura della cosiddetta sicurezza, uno degli obiettivi esplicitamente dichiarati all’interno della legge 124/2007 di riforma dei servizi segreti. Possiamo allora citare, come esempio eclatante, il Master di II livello in “Diritto e Politiche della Sicurezza” della LUISS Guido Carli: non un ordinario percorso universitario aperto alla ricerca e alla formazione scientifica generale ma dedicato ad un’utenza “riservata”, addirittura inserito nel Corso di Alta Formazione della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia del Ministero dell’Interno, destinato dunque a dirigenti e funzionari delle forze di polizia. Il programma parla esplicitamente di terrorismo, criminalità organizzata, cybercrime, cybersecurity e intelligence nell’era dell’IA e prevede attività formative realizzate d’intesa con D.I.S. (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), con funzione di coordinamento e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Insomma un’istituzione universitaria che mette il proprio titolo accademico al servizio della formazione dell’apparato securitario dello Stato. Gli spazi autogestiti sono visti, quindi, anche come un concreto pericolo in termini di azioni di protesta organizzate dall’interno, contro, ad esempio, la presenza di industrie armiere (ad es. Leonardo SpA) in veste di “main sponsor” di convegni intorno al tema divenuto monopolizzante della cyber-security, come avvenne poco tempo fa all’Università di Bologna dove lo spazio autogestito venne chiuso subito dopo una di queste proteste. Trasmissione curata da Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.
October 3, 2026
Radio Onda d`Urto
CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “ANCORA SULLE CASE DI COMUNITÀ: LA SANITÀ TERRITORIALE COME NODO ESSENZIALE”
CURAMI – Prima di tutto la salute. Trasmissione in onda il sabato mattina dalle 12.00 e in replica il mercoledì alle ore 12.30, a cura di Donatella Albini medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, gia’ delegata alla sanita’ del Comune di Brescia e Antonino Cimino medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute- di Brescia. La puntata puntata di sabato 3 ottobre si intitola”Ancora sulle case di comunità: la sanità territoriale come nodo essenziale per l’individuazione precoce dei bisogni e il coordinamento degli interventi“. Ospiti della puntata Giuseppe Ricca, Responsabile del Servizio Sociale aziendale e dell’Ufficio di Protezione Giuridica presso l’ASST degli Spedali Civili di Brescia e Marco Fenaroli, assessore con delega ai servizi sociali, all’inclusione e all’associazionismo del Comune di Brescia. Ascolta o scarica.
October 3, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 19 SETTEMBRE 2026
In questa seconda puntata di Scuola Resistente ci siamo confrontati, gettando un occhio anche alle possibili attività formative da fare in classe con gli studenti, con Carlo Cefaloni e Gianni Alioti. Con loro, in quanto formatori, giornalisti e studiosi, impegnati da svariati anni non solo nello studio socio-economico di tutte le filiere belliche nei vari distretti italiani e delle modalità per una loro riconversione industriale all’insegna della pace, abbiamo cercato di mettere a fuoco anche i possibili temi da trattare nelle scuole. Sono numerosi, infatti, gli stereotipi, i pregiudizi e i luoghi comuni, ad iniziare dal sempreverde concetto di “dual-use” che ruotano intorno al grande business delle armi primo fra tutti quello intorno le presunte grandi opportunità lavorative offerte dal settore militare: anche volendo, in un momento di assenza di lucidità, accettare e perseguire un altro luogo comune che recita “si vis pacem para bellum”, la guerra, prima, dopo e durante, non è mai remunerativa. Con dati alla mano e precisi riferimenti storici, in classe, è dunque possibile sfatare parecchi miti ed educare i ragazzi ad una cultura di pace anche sul piano della futura struttura economico-sociale che presto o tardi andrà riprogettata dopo l’attuale sbornia bellicistica. Partendo dunque dal quesito se sia possibile o meno, progettare un sistema economico che renda la guerra non soltanto moralmente indesiderabile ma anche economicamente svantaggiosa, è possibile portare gli studenti verso la progettazione di una futura società di pace: non mancano, a supporto, numerosi materiali e studi presenti sul sito dedicato proprio alla riconversione industriale di pace. Sul sito, per esempio, è apparso recentemente uno studio approfondito su un caso “da manuale” come il distretto industriale di Torino dove si è visto come la strada alternativa alla fine dell’economia dell’auto, imboccata da ampi settori accademici a supporto della filiera bellica, in primis quella della cyber-security, dell’ A.I., dei droni, ecc., non stia portando affatto verso un futuro di benessere e di piena occupazione. Si può proporre ad esempio un’esercitazione, una simulazione da svolgere in classe con gli studenti divisi in sottogruppi e formulata in questi termini: Nella vostra città esiste una grande fabbrica con 2.000 dipendenti. Il settore tradizionale è in crisi. Un’impresa propone di rilevarla per produrre componenti di sistemi d’arma, garantendo occupazione per dieci anni. Un secondo progetto propone una riconversione verso trasporto ferroviario, energie rinnovabili e tecnologie per la protezione civile, ma richiede investimenti pubblici iniziali e alcuni anni di transizione. Il consiglio comunale deve decidere quale politica industriale sostenere. Si può quindi dividere la classe in sottogruppi composto da lavoratori, imprese, sindacati, amministrazione pubblica, cittadini, ambientalisti, ricercatori/università e rappresentanti del settore della difesa. Gli studenti possono così confrontarsi con variabili come l’occupazione, la sicurezza, i costi pubblici, i profitti, e poi la ricerca, l’ambiente e la responsabilità sociale, riproponendo il tema del conflitto tra valori e interessi. Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.
September 24, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 12 SETTEMBRE 2026
Ad un quarto di secolo dall’uccisione di Carlo Giuliani in circostanze controverse e mai del tutto chiarite, apriamo il ciclo 2026/27 di Scuola Resistente con Ilaria Bracaglia del Comitato Piazza Carlo Giuliani e con Italo di Sabato, voce nota agli ascoltatori di Radio Onda d’Urto, più volte ai nostri microfoni come Osservatorio Repressione. Il comitato ogni anno bandisce delle borse di studio per studenti/esse degli ultimi anni delle scuole secondarie superiori e dell’ università, per incentivare studi e riflessioni dal basso, intorno ai fatti del G8, evitando così una rimozione collettiva, sempre dietro l’angolo. Gli studenti e le studentesse, invece, devono sapere che cosa avvenne in un paese come l’Italia le cui istituzioni si proclamano, ad ogni occasione ed ossessivamente, democratiche. Genova 2001 rappresenta, infatti, uno spartiacque paradigmatico, una sorta di prova generale di un modello di controllo sociale repressivo da parte di istituzioni, a questo dedicate che oggi imperversano dalla sfera digitale a quella più materiale dei corpi e dei territori, con strumentazioni sempre più sofisticate ed interconnesse. Pochi anni dopo quella prova drammatica, coordinata, nei suoi risvolti più muscolari, direttamente dal governo, avrebbe trovato, con la legge 124/2007, la sua sistematizzazione e istituzionalizzazione. Nel 2007, infatti, AISE e AISI vengono poste sotto la diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio e coordinate dal D.I.S. superando così la precedente dipendenza dei Servizi rispettivamente da Difesa e Interno. Uno degli artefici di questa riforma che spinse l’acceleratore in direzione di una diffusione capillare, a partire da scuole e università, della “cultura della sicurezza” declinata in anni più vicino a noi in “cultura della difesa”, fu proprio il deus ex-machina di quella che fu definita la “macelleria messicana” di Genova 2001: Gianni De Gennaro, il “superpoliziotto” a capo della Polizia di Stato e già stretto collaboratore di Giovanni Falcone. Dopo quei fatti gravissimi, qualche condanna certamente ci fu ma molti di più furono i depistaggi e gli insabbiamenti per non parlare degli scandalosi avanzamenti di carriera per alcuni poliziotti che uscirono dalla Diaz con i manganelli insanguinati, o i sette anni concessi come premio a De Gennaro alla presidenza di Finmeccanica oggi Leonardo SpA. Ilaria Bracaglia ha sistematizzato, sul versante antropologico ed etnografico, il vissuto collettivo di quell’esperienza drammatica costruendo fin dalla sua tesi laurea e proseguendo con un dottorato ed ulteriori ricerche, una narrazione alternativa di quei fatti. La tesi (del 2014) aveva, infatti, il titolo Genova: obbedir tacendo, reagir narrando. Reazioni tattiche multimediali e approfondiva lo studio dei comitati civici nati dopo il G8. Quel lavoro, l’anno dopo, le valse anche il premio ACAT Italia “Una tesi di laurea per fermare tortura e pena di morte”. Quel progetto culturale perverso, di militarizzazione in senso lato, iniziato in quegli anni in modo sempre più sistematico e invasivo proprio nelle scuole, sul lungo periodo, ha portato purtroppo i propri frutti avvelenati. “Quello che ho notato in questi ultimi anni, parlando con gli studenti e leggendo le loro tesine – ha infatti sottolineato Ilaria Bracaglia – è la tendenza a suddividere le forme del dissenso e del conflitto, in modalità buone, accettabili e cattive e quindi a dividere in modo manicheo i manifestanti “buoni” da quelli “cattivi”. Con Italo Di Sabato invece abbiamo affrontato lo scenario globale in cui si inquadra questo approccio repressivo, iniziato con un salto di qualità a partire appunto dal 2001 e che oggi va a colpire, oltre alle soggettività marginalizzate e razzializzate, proprio i giovani, gli studenti e con loro le varie proteste di piazza che li vede sempre più protagonisti come ad esempio gli ultimi movimenti di protesta contro le connivenze dello Stato italiano con l’entità sionista in Israele o il modello sociale finanziarizzato che porta al soffocamento di iniziative sociali e mutualistiche come quella, tra le tante, dello Spintime a Roma. Dallo “Stato sociale” allo “Stato penale”, il dissenso trasformato da fatto politico in problema di ordine pubblico, la repressione moderna divenuta negli anni essenzialmente preventiva: questi sono i tre temi principali interconnessi alla sfera studentesca e alle lotte all’interno e all’esterno degli istituti scolastici gradualmente trasformati in istituzioni totali. La puntata di sabato 12 settembre Ascolta o scarica
September 22, 2026
Radio Onda d`Urto
CURAMI-PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “A GAZA LE PERSONE STANNO MORENDO DI DOLORE”
Curami – Prima di tutto la salute è la rubrica settimanale di Radio Onda d’Urto dedicata ai temi della salute e della sanità, curata da Antonino Cimino, medico di Medicina Democratica, e Donatella Albini, medica del Centro studi e informazione sulla Medicina di genere. Curami va in onda il sabato alle 12 e il mercoledì alle 12.30. Ospiti della puntata di sabato 13 giugno, dal titolo “A 8 mesi dal cosiddetto accordo sul cessate a fuoco a Gaza nulla è cambiato. Le persone stanno morendo di dolore”, il Dott. Mohannad Hilal, della Rete Palmed Italia e di Sanitari per Gaza e Francesco Catalano, consigliere comunale di Brescia. Ascolta la puntata Ascolta o scarica Foto: Andrea De Lotto
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 30 MAGGIO 2026
Ai microfoni di Scuola Resistente, sabato 30 maggio 2026, Romano Lupi, insegnante nelle scuole secondarie in Liguria, giornalista e scrittore, ci racconta del suo ultimo libro scritto con Fabio Balocco, “La sventura”, in particolare soffermandosi sul capitolo che riguarda la scuola. “La sventura” è un resoconto molto dettagliato che, spaziando dalla scuola all’ambiente, alle politiche industriali, racconta in maniera impietosa di tutte le azioni, sfacciatamente neoliberiste, commesse dalla sinistra al potere ispirate, come da un manuale di Scienza della Politica, all’ideologia neoliberale. Madre e matrigna di tutte le riforme scolastiche, senza andare troppo lontano ma rimanendo in questi ultimi 30 anni, è stata certamente la cosiddetta riforma Berlinguer (Luigi, Ministro dell’ istruzione e dell’ università dell’epoca) ispirata “tecnicamente” dal sociologo Guido Martinotti. Nel 1997, Martinotti, presiedette il gruppo ministeriale sull’autonomia didattica e l’innovazione dei corsi di studio universitari, da cui uscì la famosa “Bozza Martinotti”, che anticipò molte delle trasformazioni poi confluite nel decreto 509/1999. Fu in quegli anni, sul finire degli anni novanta e all’alba del secondo millennio che furono introdotte diverse parole-mito: efficienza ed efficacia del sistema formativo, didattica per competenze, crediti e debiti formativi, ecc. Nel sistema universitario e negli ambiti della ricerca, invece, si iniziò a parlare della “qualità” della ricerca e delle ricadute industriali della stessa dimenticando a piè pari concetti quali la “serendipity” e introducendo invece il suo esatto opposto: obiettivi definiti in anticipo, programmi di ricerca con risultati prevedibili, tempi certi, indicatori quantitativi di produttività, sequenza delle pubblicazioni. Nelle stanze dello stesso palazzo in cui oggi operano i cervelloni dell’INVALSI, si riunivano i primi gruppi di consulenti seriamente intenzionati a standardizzare i vari sistemi di valutazione che poi dettero vita all’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca), ovvero la morte della ricerca teorica (o “pura”) e il trionfo di quella “applicata”. Si potrebbe pensare che siano stati dei consulenti del Fondo monetario Internazionale o della Banca Mondiale o di quella europea a concepire un modello simile, invece sono stati proprio loro, quelli della “sinistra progressista”, ad aprire quella strada che da semplice carrareccia ha poi consentito di spianare un’autostrada, come da sempre sono soliti fare i neo-fascisti quando finalmente vanno al governo. In tutto questo, c’è stata una grande coerenza tra i vari interventi, anche considerando gli altri settori della società: si va dalle privatizzazioni, a vere e proprie svendite dei “gioielli di famiglia”, per quanto riguarda le aziende statali e/o partecipate, per passare alla cosiddetta autonomia scolastica e ai nuovi presidi-sceriffo che tutti ormai conoscono bene e funzionali ad esso, la creazione, di fatto, a livello organizzativo di un cerchio magico intorno proprio ai dirigenti scolastici. Questi si spartiscono i pochi lupini che il sistema pubblico elargisce, in misura sempre più ridotta, al sistema scolastico. Per concludere, non si potevano non menzionare le varie università online-telematiche che pescano nel torbido, proponendo abilitazioni a pagamento che hanno consentito e consentiranno, a nuove generazioni di insegnanti, con in tasca due/ tremila euro , di sostituire le precedenti non per merito ma per capacità reddituale. In questo mercato della cultura, ci sono stati docenti che si sono spinti oltre sulla base di un semplice calcolo costi-benefici dell’investimento: hanno letteralmente comprato i punti di servizio, (fino al dodici punti corrispondenti ad un anno di servizio di insegnamento, anche con una sola ora di supplenza) nella scuola paritaria dove lavora un parente o un amico. Come? Restituendo alla scuola, in contanti, l’equivalente del contratto/contrattino di supplenza e versando, sempre di tasca propria, i contributi INPS corrispondenti. Qualche anno così e poi si è pronti per fare il grande salto inserendosi con un discreto punteggio in tasca, nelle graduatorie per le supplenze di un grande centro urbano come Roma o Milano, con molte più possibilità di aggiudicarsi supplenze, rispetto ad un piccolo centro del Sud Italia. A completare il quadro, appunto, l’acquisto dell’abilitazione all’insegnamento tramite una delle tante università telematiche e quindi il passaggio automatico dalla seconda fascia alla prima. Questa totale degenerazione del sistema di reclutamento del corpo insegnante italiano è stato possibile – ha poi commentato Romano Lupi – anche grazie a questo approccio utilitaristico ed economicistico introdotto dalla sinistra al potere dove alcuni suoi esponenti di rilievo, tutti ex-PCI, hanno non pochi conflitti di interesse proprio con alcune di queste università telematiche; insomma, le tre “i” di Berlusconi (impresa, inglese, Informatica), in confronto, sono state un gioco da ragazzi. La puntata di Scuola Resistente di sabato 30 maggio 2026. Ascolta o scarica.
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: ADOLESCENZA E PRE-ADOLESCENZA, “VITE, NON EMERGENZE”
Nella puntata di “Curami – prima di tutto la salute” di sabato 24 gennaio 2026, Donatella Albini, che cura la rubrica su Radio Onda d’Urto insieme ad Antonino Cimino, discute sulla delibera della regione Lombardia del 22/12/2025 – passata pressoché sotto silenzio – “linee di indirizzo regionali per la gestione dell’emergenza comportamentale in pre adolescenza e adolescenza”, insieme a Onorio Rosati, consigliere regionale di Avs, ed Emanuela Bavazzano, psicologa, psicoterapeuta e attivista di Psichiatria Democratica. “Dal pronto soccorso, al ricovero, fino alla continuità territoriale si tratta di vite che non vedono futuro, non di emergenze sanitarie”, commenta Donatella Albini. Ascolta o scarica.
January 24, 2026
Radio Onda d`Urto
“ABOLIZIONISMO – PICCOLI PASSI PER”: UN PODCAST DELL’ASSOCIAZIONE YAIRAHIA SU RADIO ONDA D’URTO
“Abolizionismo – piccoli passi per” è il nuovo podcast a cura dell’Associazione Yairahia onlus. A partire da domenica 15 giugno 2025, durante i mesi di giugno e luglio, andrà in onda sulle frequenze di Radio Onda d’Urto ogni domenica alle ore 12. La collaborazione proseguirà anche dopo l’estate, probabilmente con una nuova collocazione all’interno del palinsesto. “Yairahia, che conta 20 volontari a piede libero e circa 300 aderenti dalle carceri, è un’associazione nata con lo scopo di tutelare i diritti di detenuti e detenute tramite l’ascolto delle denunce che provengono dagli stessi detenuti”, spiega ai nostri microfoni Zoe Ermini, di Yairahia e tra le curatrici del podcast “Abolizionismo – piccoli passi per”. “Il tentativo, però – aggiunge – è quello di affrontare le questioni che emergono dal carcere non tanto da un punto di vista individuale, come un problema che riguarda solo il singolo, ma da un punto di vista e una dimensione collettiva, affrontando questioni che riguardano la popolazione carceraria nel complesso”. Inoltre, l’Associazione Yairahia si occupa da sempre anche di creare reti e organizzare incontri informativi perché, spiega Zoe Ermini, “non si può prospettare il superamento del carcere se non c’è innanzitutto una consapevolezza diffusa tra le persone di ciò che il carcere è e delle ragioni per cui è fondamentale superarlo”. Le prime puntate del podcast sono costruite proprio a partire da una rassegna di incontri “in piazza” che porta lo stesso titolo e si sta svolgendo nel quartiere Pigneto, a Roma. La presentazione del podcast “Abolizionismo – piccoli passi per” sulle frequenze di Radio Onda d’Urto con Zoe Ermini, dell’Associazione Yairahia onlus e tra le curatrici della trasmissione. Ascolta o scarica.  
June 13, 2025
Radio Onda d`Urto