
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 19 SETTEMBRE 2026
Radio Onda d`Urto - Thursday, September 24, 2026In questa seconda puntata di Scuola Resistente ci siamo confrontati, gettando un occhio anche alle possibili attività formative da fare in classe con gli studenti, con Carlo Cefaloni e Gianni Alioti. Con loro, in quanto formatori, giornalisti e studiosi, impegnati da svariati anni non solo nello studio socio-economico di tutte le filiere belliche nei vari distretti italiani e delle modalità per una loro riconversione industriale all’insegna della pace, abbiamo cercato di mettere a fuoco anche i possibili temi da trattare nelle scuole.
Sono numerosi, infatti, gli stereotipi, i pregiudizi e i luoghi comuni, ad iniziare dal sempreverde concetto di “dual-use” che ruotano intorno al grande business delle armi primo fra tutti quello intorno le presunte grandi opportunità lavorative offerte dal settore militare: anche volendo, in un momento di assenza di lucidità, accettare e perseguire un altro luogo comune che recita “si vis pacem para bellum”, la guerra, prima, dopo e durante, non è mai remunerativa.
Con dati alla mano e precisi riferimenti storici, in classe, è dunque possibile sfatare parecchi miti ed educare i ragazzi ad una cultura di pace anche sul piano della futura struttura economico-sociale che presto o tardi andrà riprogettata dopo l’attuale sbornia bellicistica. Partendo dunque dal quesito se sia possibile o meno, progettare un sistema economico che renda la guerra non soltanto moralmente indesiderabile ma anche economicamente svantaggiosa, è possibile portare gli studenti verso la progettazione di una futura società di pace: non mancano, a supporto, numerosi materiali e studi presenti sul sito dedicato proprio alla riconversione industriale di pace.
Sul sito, per esempio, è apparso recentemente uno studio approfondito su un caso “da manuale” come il distretto industriale di Torino dove si è visto come la strada alternativa alla fine dell’economia dell’auto, imboccata da ampi settori accademici a supporto della filiera bellica, in primis quella della cyber-security, dell’ A.I., dei droni, ecc., non stia portando affatto verso un futuro di benessere e di piena occupazione. Si può proporre ad esempio un’esercitazione, una simulazione da svolgere in classe con gli studenti divisi in sottogruppi e formulata in questi termini: Nella vostra città esiste una grande fabbrica con 2.000 dipendenti. Il settore tradizionale è in crisi. Un’impresa propone di rilevarla per produrre componenti di sistemi d’arma, garantendo occupazione per dieci anni. Un secondo progetto propone una riconversione verso trasporto ferroviario, energie rinnovabili e tecnologie per la protezione civile, ma richiede investimenti pubblici iniziali e alcuni anni di transizione. Il consiglio comunale deve decidere quale politica industriale sostenere.
Si può quindi dividere la classe in sottogruppi composto da lavoratori, imprese, sindacati, amministrazione pubblica, cittadini, ambientalisti, ricercatori/università e rappresentanti del settore della difesa. Gli studenti possono così confrontarsi con variabili come l’occupazione, la sicurezza, i costi pubblici, i profitti, e poi la ricerca, l’ambiente e la responsabilità sociale, riproponendo il tema del conflitto tra valori e interessi.
Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.
