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Il legame di Castelnuovo Don Bosco con Sebastia in Cisgiordania
Lo storico Ilan Pappé definisce Gaza e la Cisgiordania “le due più grandi prigioni del mondo”. La prima, la Striscia di Gaza, dopo il 7 ottobre 2023 è stata praticamente rasa al suolo. Secondo il progetto Tech for Palestine dopo 1075 giorni da quel drammatico giorno di ottobre nella Striscia di Gaza si sono registrate 74.712 persone uccise, di queste una su 4 è un minore. Nove edifici su dieci sono stati distrutti, il risultato sono circa 61 milioni di tonnellate di macerie che richiederanno anni per essere smaltite. L’inquinamento prodotto è inimmaginabile e sotto quelle macerie potrebbero essere ritrovati ulteriori morti. In Cisgiordania invece, la seconda delle due prigioni, cosa sta avvenendo? Le notizie che arrivano sulla stampa tradizionale sottolineano spesso un aumento delle violenze perpetrate dai coloni ai danni della popolazione palestinese nella zona. Un aumento di violenza riconosciuto anche dall’Onu che nell’ Humanitarian Situation Report del 31 luglio 2026 scrive: “Questi incidenti si sono verificati in un contesto di crescente violenza legata ai coloni che colpisce le comunità palestinesi in tutto il West Bank”. Ma cosa vuol dire tutto questo nel concreto? Cosa sta accadendo? Abbiamo chiesto a Peter Greenwood dell’associazione Castelnuovo per la Palestina, di aiutarci a capire meglio la situazione. Tramite Peter è stato possibile ascoltare il racconto diretto di Abu Yasser ex sindaco di Sebastia, un piccolo comune situato sulla collina di Nablus, nella zona C. Cosa significa zona C? Tutta la Cisgiordania è suddivisa in zone di controllo, A, B e C. La A completamente palestinese, la C israeliana e la B con amministrazione congiunta. Sebastia vive preminentemente di agricoltura, in particolare olivicoltura, ma qui si trova anche un’area archeologica di grandissima importanza tanto da essere stata recentemente riconosciuta dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. La stessa area è stata però inserita anche nella lista del Patrimonio Mondiale in pericolo, e il motivo non è difficile da immaginare. Sono tante le similitudini che Peter sottolinea tra Sebastia e Castelnuovo Don Bosco: sono entrambi piccoli comuni, hanno entrambi una vocazione agricola e una sentita storia religiosa. A Sebastia infatti ha trovato sepoltura San Giovanni, mentre Castelnuovo è il paese natale di Don Bosco ma anche di Domenico Savio, Giuseppe Allamano e Giuseppe Cafasso. Però, come giustamente sottolinea Peter: “Tantissime similitudini superficiali… però la vita quotidiana per i cittadini di Sebastia non potrebbe essere più diversa…“ Castelnuovo per la Palestina collabora con Hafsa, un’associazione del Regno Unito che opera da più di un decennio per sostenere amicizia, aiuto e sostegno alla popolazione di Sebastia. Insieme organizzano mensilmente un collegamento diretto con Abu Yaser, l’ex sindaco di Sebastia, che racconta quanto lui e i suoi concittadini stanno vivendo e, soprattutto, di cosa hanno bisogno. Da qui si attiva una fattiva rete di solidarietà che possa rispondere, in parte almeno, a questi bisogni. Agli inizi del mese, ad esempio sono stati inviati fondi destinati all’acquisto del materiale scolastico – la scuola è stata riaperta il 6 settembre – in precedenza invece contribuirono alle spese per semi e piantine, rese di difficile reperibilità a causa dell’aumento delle aggressioni dei coloni. Quelle riportate sono testimonianze dirette di Abu Yaser riferite al mese di settembre: “Cari amici, volevo solo farvi sapere cosa succede qui stasera. Le forze israeliane stanno attualmente facendo irruzione a Sebastia, andando di casa in casa ed effettuando arresti. Il numero delle persone detenute è ancora in aumento e il raid non è ancora terminato.” “È una notte molto tesa e spaventosa per noi. Per ora sono al sicuro, ma è difficile vedere che ciò accada di nuovo nel nostro villaggio. Volevo solo condividerlo con voi e farvi sapere cosa stiamo passando”. “Le forze israeliane sono ancora nel villaggio. Hanno arrestato più di 50 persone e le stanno interrogando. Alcuni sono stati rilasciati, ma molti sono ancora detenuti. La situazione è in corso e rimane molto tesa” “Oggi le forze di occupazione israeliane sono entrate nel villaggio e hanno raggiunto il centro cittadino. Hanno alzato le armi contro le auto che cercavano di passare e hanno trattenuto alcuni uomini per un certo periodo di tempo. Non sono riuscito nemmeno a raggiungere il centro del villaggio, anche se dista solo circa cinque minuti a piedi da casa mia. Tutto si è fermato per circa due ore. Poi i soldati si sono ritirati e la vita è tornata gradualmente alla normalità.” “Come ho già detto, a causa della situazione attuale, le scuole normalmente funzionano solo tre giorni alla settimana. Oggi avrebbe dovuto essere uno dei giorni senza scuola, ma a Sabastiya, Burqa e Bazariya le scuole hanno deciso di tenere invece le lezioni oggi, perché ci sono state segnalazioni di coloni che si sarebbero radunati e avrebbero pianificato marce nella zona domani.” E comunque: “Nonostante fosse giorno di scuola, questa mattina le forze di occupazione israeliane sono entrate a Sabastiya. “C’era una giornata medica alla clinica di Sabastiya e molte delle persone presenti erano anziane. I soldati hanno raggiunto il centro del villaggio, e per qualche tempo hanno impedito il passaggio di persone e veicoli. Nello stesso momento, Samah e il suo team di lavoro si stavano recando a scuola. I soldati hanno alzato le armi verso di lei e le hanno ordinato di tornare indietro e di non continuare. Per noi queste cose sono diventate parte della vita quotidiana. Una visita alla clinica, andare al lavoro o semplicemente attraversare il villaggio in auto possono essere interrotti all’improvviso.” “Una giornata normale inizia come tutte le altre — ci svegliamo e ci prepariamo per andare al lavoro. Ma prima di uscire di casa, dobbiamo verificare se i posti di blocco e i cancelli sono aperti e se è sicuro passare. A volte il posto che devo raggiungere è a soli cinque o dieci minuti da casa mia, ma prima devo comunque verificare la situazione” La quotidianità descritta da Abu Yaser è una lenta tortura da parte di un potere che pretende la completa discrezionalità, piomba sulle teste della popolazione con una violenza capricciosa – a volte sono i coloni che aggrediscono, umiliano, incendiano, a volte sono i militari stessi che possono anche arrestare e trattenere chi decidono di arrestare e trattenere. Con le parole di Abu Yasser: “Lavoriamo, andiamo nella nostra terra, ci prendiamo cura delle nostre famiglie, incontriamo amici e vicini e cerchiamo di goderci le cose semplici della vita. Ma i nostri piani possono cambiare in qualsiasi momento a causa di un posto di blocco, di una strada chiusa, di un raid militare o della presenza di soldati o coloni. C’è sempre incertezza sulla possibilità di muoverci liberamente e su cosa potrebbe portare il domani.” Questa situazione parte da lontano, come scrive Pappé nel libro gia citato: “Furono costruiti centinaia di posti di blocco tra le aree A, B, C tra il nord e il sud della Striscia tra i territori Occupati e Israele… Le forze israeliane non avevano remore a violare i diritti fondamentali dei palestinesi e ad abusare dei diritti civili senza alcun motivo… Una vita normale era impossibile, tutto dipendeva dai capricci dei soldati di turno quel giorno al posto di blocco.” Parte da lontano quindi ma Abu Yaser conferma che questa violenza è recentemente aumentata, rendendo tutto più fragile e instabile. Ma come si affronta la durezza di questa situazione? Dove si trova la forza per farlo? Probabilmente una delle parole chiave per comprenderlo, o almeno provarci, è la parola Sumud. Il termine è entrato recentemente nel nostro linguaggio, anche grazie all’attivismo della Global Sumud Flotilla, ma cosa significa con precisione? Chi meglio di Abu Yaser può aiutarci a capire il senso di questa parola? Questa è la sua spiegazione: “Per me sumud significa restare sulla mia terra e a casa mia nonostante le difficoltà, l’oppressione e le difficili circostanze finanziarie che affrontiamo. Anche quando altrove potrebbero esserci opportunità migliori, scegliamo di restare. Questa è la nostra casa, la nostra terra e la nostra storia. Sumud significa continuare a vivere e mantenere la propria terra e la propria comunità nonostante la paura e l’incertezza. A volte, semplicemente continuare con la propria vita è di per sé un atto di sumud. Restiamo perché ci rifiutiamo di andarcene e ci rifiutiamo di lasciare che l’occupazione decida il nostro futuro per noi“. L’ulivo, uno dei simboli di questa terra e di questa resistenza è, suo malgrado, testimone silenzioso di quanto avviene qui da anni, di questo “movimento coloniale insediativo” messo in pratica da anni e che continua incessantemente. Non per nulla molti degli attacchi dei coloni avvengono ai danni di questi meravigliosi alberi, e non per nulla l’attività principale del paese è la coltivazione degli ulivi e momento cardine ne è la raccolta, che al momento non è ancora iniziata. “Di solito iniziamo intorno a ottobre, anche se il momento esatto dipende dal tempo e da come sono maturate le olive. La raccolta solitamente continua per tutto ottobre e novembre. Per noi la raccolta delle olive è molto più di un semplice lavoro agricolo. È un momento speciale in cui le famiglie si riuniscono, trascorrono lunghe giornate sulla loro terra e condividono il lavoro con parenti e vicini. È una parte importante della vita e del nostro legame con la terra.” Per sostenere l’attività dell’associazione è possibile visitare la pagina instagram oppure partecipare alla presentazione che terranno il 4 ottobre ad Asti durante la festa dei popoli. Alcuni video di Abu Yaser che documentano quanto sta avvenendo sono disponibili qui: Sara Panarella
September 22, 2026
Pressenza
“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@0
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
Radio Blackout - Info
“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@1
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
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“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@2
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
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Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
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Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
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Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
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Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
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Bartov contro Morris: il vero punto dello scontro
Non è una lite personale tra due storici israeliani. È una disputa su come raccontare la storia d’Israele, sull’occupazione, su Gaza e soprattutto su una parola enorme: genocidio. Per capire la polemica bisogna partire da qui_   Benny Morris ha recensito molto duramente Israel: What Went Wrong?, il nuovo libro di Omer Bartov. Chi non ha letto la recensione rischia però di immaginare una contrapposizione molto più semplice di quella reale. Perché Morris non sostiene affatto che in Israele vada tutto bene. Anzi. Riconosce la degenerazione prodotta dall’occupazione dei territori palestinesi dopo il 1967, la crescita del messianismo nazionalista, la violenza dei coloni, gli abusi sui palestinesi e perfino caratteristiche che egli stesso definisce assimilabili all’apartheid nei territori occupati. Riconosce inoltre che a Gaza Israele ha prodotto una distruzione vastissima, che sono stati commessi crimini di guerra e che vi sono stati casi di uccisione deliberata di civili. Dunque la discussione non è fra chi vede tutto bianco e chi vede tutto nero. Il dissenso è molto più profondo.   PRIMO PUNTO: DOVE COMINCIA IL PROBLEMA? Per Morris il vero punto di rottura della storia israeliana è soprattutto il 1967, quando Israele conquista Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est e comincia un’occupazione destinata a diventare permanente. Bartov arretra invece il problema al 1948. Non perché neghi il diritto degli ebrei perseguitati a cercare una patria, ma perché sostiene che fin dalla fondazione dello Stato sia rimasta irrisolta una contraddizione fondamentale: costruire uno Stato ebraico in una terra abitata anche da una consistente popolazione araba palestinese, garantendo nello stesso tempo una reale uguaglianza politica. Il 1967, per Bartov, non cade quindi dal cielo. È anche il risultato di problemi lasciati aperti nel 1948: la Nakba, i profughi, le terre confiscate, il governo militare imposto ai cittadini arabi israeliani fino al 1966 e l’assenza di una soluzione costituzionale capace di conciliare compiutamente carattere ebraico dello Stato e uguaglianza dei cittadini.   SECONDO PUNTO: IL SIONISMO È COLONIALISMO? Morris contesta duramente l’uso della categoria di settler colonialism, colonialismo d’insediamento. Bartov propone invece una lettura doppia. Il sionismo fu certamente un movimento nazionale di liberazione e di salvezza di un popolo perseguitato, culminato dopo la Shoah nella necessità disperata di una patria sicura. Ma fu contemporaneamente anche un movimento di insediamento territoriale in una terra che non era vuota. Le due cose, sostiene Bartov, possono essere vere contemporaneamente. Ed è forse proprio questo che rende la storia così scomoda: le vittime della storia possono diventare protagoniste di un conflitto con un altro popolo senza per questo cessare di essere state vittime. La storia, purtroppo, non distribuisce certificati eterni d’innocenza.   TERZO PUNTO: BARTOV GUARDA ISRAELE ATTRAVERSO IL NAZISMO? Questa è una delle accuse centrali di Morris. Bartov è uno dei maggiori studiosi della Wehrmacht, della brutalizzazione della guerra sul fronte orientale e dell’Olocausto. Secondo Morris, rischierebbe dunque di applicare alla storia israeliana categorie nate studiando la Germania nazista. Bartov ribatterebbe però che comparare non significa equiparare. Studiare come un esercito occupante possa brutalizzarsi, come una popolazione nemica possa essere progressivamente disumanizzata o come una società possa abituarsi alla violenza collettiva non significa sostenere che “Israele è la Germania nazista”. Significa utilizzare la comparazione storica. Altrimenti la storia comparata dovrebbe essere abolita ogni volta che il paragone diventa politicamente sgradevole.   QUARTO PUNTO: HAMAS E IL 7 OTTOBRE Morris accusa Bartov di sottovalutare l’azione palestinese e la lunga storia della violenza contro Israele. Ma Bartov non ha mai negato il massacro del 7 ottobre. Lo ha definito un gravissimo crimine di guerra e ha riconosciuto esplicitamente l’uccisione di civili e la presa degli ostaggi. Il dissenso nasce dopo. Per Bartov il massacro di Hamas non concede allo Stato israeliano una licenza illimitata sull’intera popolazione di Gaza. Ed è qui che si arriva al punto decisivo.   QUINTO PUNTO: GAZA È UN GENOCIDIO? Morris risponde sostanzialmente di no. A suo giudizio ciò che Israele ha fatto a Gaza, per quanto devastante e in diversi casi criminale, non presenta le caratteristiche dei grandi genocidi storici come la Shoah o quello armeno. [La sua tesi, va precisato, non si riduce al fatto che Gaza “non sia Auschwitz”: Morris sostiene soprattutto che, anche ammettendo distruzioni vastissime, crimini di guerra e possibili uccisioni deliberate di civili, non risulterebbe provata l’intenzione di distruggere i palestinesi di Gaza in quanto gruppo. Il confronto con Shoah, Armeni e altri genocidi storici è però parte esplicita della sua argomentazione. 16.08.2026] Bartov risponde con un’obiezione metodologica fondamentale: la Convenzione ONU del 1948 non definisce il genocidio come qualcosa che deve necessariamente assomigliare ad Auschwitz. Il genocidio consiste in determinati atti compiuti con l’intenzione di distruggere, totalmente o parzialmente, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. [Più precisamente, la Convenzione parla dell’intenzione di distruggere il gruppo “in quanto tale”: è questo il dolo specifico che distingue il genocidio, per esempio, dai crimini di guerra o dai crimini contro l’umanità. Il punto controverso è dunque se tale intento possa essere provato o inferito dalle condotte e dalle dichiarazioni. 16.08.2026] Non significa quindi necessariamente sterminare tutti. E non richiede necessariamente camere a gas, deportazioni ferroviarie o un documento firmato che ordini: “uccideteli”. Bartov, cosa spesso dimenticata, nel novembre 2023 non sosteneva ancora che a Gaza fosse in corso un genocidio. Parlava di crimini di guerra, possibili crimini contro l’umanità e di un crescente pericolo genocidario. Dice di avere cambiato opinione durante il 2024, osservando la combinazione fra distruzione sistematica delle infrastrutture civili, evacuazioni ripetute, condizioni di vita imposte alla popolazione e dichiarazioni provenienti da esponenti politici e militari israeliani. Si può naturalmente contestare questa conclusione. Ma è importante contestare l’argomento reale, non quello immaginario. Bartov non dice: “Gaza è Auschwitz”. Dice esattamente il contrario: Gaza non è Auschwitz. Gaza è Gaza. La questione è stabilire se ciò che vi è avvenuto soddisfi oppure no la definizione giuridica e storica di genocidio.   IL PUNTO PIÙ DELICATO Morris conclude sostenendo che il libro di Bartov, “oggettivamente”, offre argomenti utili ai nemici di Israele. Ed è qui che la discussione smette quasi di riguardare soltanto Gaza. Perché nasce una domanda antica quanto il mestiere dello storico: uno storico deve evitare una conclusione perché quella conclusione potrebbe essere utilizzata dai nemici del proprio paese? Se la risposta è sì, non stiamo più parlando soltanto di metodo storico. Stiamo parlando di lealtà nazionale. Ed è precisamente questo che Bartov rifiuta. Uno storico può sbagliare. Può interpretare male le fonti. Può forzare una comparazione. Può perfino lasciarsi condizionare dalle proprie convinzioni politiche. Ma lo si deve confutare mostrando dove sbaglia nei fatti, nelle fonti e nel ragionamento. Non ricordandogli da quale kibbutz proviene, dove vive oggi o chi potrebbe politicamente approfittare delle sue conclusioni. Perché la storia è già abbastanza complicata senza trasformare anche gli archivi in uffici passaporti. Ed è questo, molto più della polemica personale fra Morris e Bartov, il vero punto del contendere.   Redazione Italia
August 17, 2026
Pressenza
RBO al Festival Alta Felicità 2026:nel dolore di Gaza, una testimonianza
Con una compagna appena tornata da una carovana in Cisgiordania della realtà Fa3za. Nonostante il silenzio dei media mainstream, nell’Asia occidentale continua la distruzione perpetrata su più fronti dall’entità sionista, in particolare si intensificano le azioni dei coloni ai danni della popolazione palestinese in Cisgiordania. La solidarietà internazionale è necessario che si faccia presenza nel territorio, per essere argine ai crimini coloniali e continuare a testimoniare, come anche richiesto dalle persone palestinesi. Ad ottobre partirà una nuova raccoltà delle Olive, momento di festa per il popolo palestinese, ma anche opportunità di escalation da parte dei coloni, in più avvicinandosi le elezioni in Israele, le azioni nella Cisgiordania occupata saranno al centro della campagna elettorale e un campo di battaglia importante, ancora una volta sulla pelle delle palestinesi. Grazie alla testimonianza e all’esperienza delle precedenti carovane, possiamo capire come questa situazione si cali nel quotidiano e quale sia lo stato dell’arte. Si rilanciano carovane future in partenza dall’Italia con Fa3za, per ribadire la nostra solidarietà e presenza affianco alla resistenza palestinese.