Tag - mensile n.18

L’uomo ha riportato gli orsi in Trentino, ora rischia di farli estinguere di nuovo
Il Trentino è la zona al mondo con la più alta densità abitativa in cui vive una consolidata popolazione di orsi. Si stima che nei boschi della provincia – in particolare in quelli del Trentino occidentale – ci siano 118 esemplari di Ursus arctos (orso bruno), una specie protetta dalla legge quadro n. 157, dalla Convenzione di Berna e dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE. La normativa prevede un divieto di abbattimento, cattura, disturbo, detenzione e commercio di esemplari di orso bruno. Eventuali deroghe ai divieti di cattura o abbattimento possono essere concesse per finalità di prevenzion... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post L’uomo ha riportato gli orsi in Trentino, ora rischia di farli estinguere di nuovo appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 26, 2026
L'INDIPENDENTE
Reggia di Caserta, la battaglia dei cittadini per salvare i 750 lecci che la proteggono
Tutto parte da un progetto del PNRR, per il restauro delle fontane. La Reggia ha ricevuto 25 milioni di euro nell’ambito del programma dedicato ai parchi e giardini storici, articolato in quattro componenti progettuali. Tra gli interventi principali ci sono: restauro delle fontane monumentali della Via d’Acqua, con recupero delle sculture, delle vasche, degli impianti idraulici e dei giochi d’acqua (che in effetti attualmente non funzionano e saranno riattivate, si spera, solo a fine 2026).  Con i fondi del PNRR sarà costruito anche un nuovo impianto di irrigazione automatica del Parco Reale e del Giardino Inglese. L’aspetto però che preoccupa la cittadinanza e i comitati ambientalisti è quello che emerge da documenti progettuali preliminari, cioè il paventato abbattimento di 750 lecci, anche detto “restauro e sostituzione”. La presentazione del progetto “Il filare di lecci della Via d’Acqua: ecologia di un’architettura” risale all’ottobre 2023. Da allora si sono formati i comitati di cittadini e ambientalisti contrari agli abbattimenti. «Dalla nostra indagine su 720 lecci in essere, solo il 10% sono da sostituire, rimangono 650 alberi in buona salute e recuperabili. Ben due perizie indipendenti, effettuate dalla rete di Associazioni di Caserta e dal Gruppo 31 agosto, depositate presso la direzione Reggia e il Ministero della Cultura, hanno stabilito che soltanto il 6,9-10 per cento dei lecci è irrimediabilmente compromesso, contro l’85% dichiarato dalla direzione della Reggia, prevedendo un intervento immotivatamente drastico e irreversibile. Di questi quasi la metà raggiunge i 70 anni. Sostituire gli effetti benefici di un albero di 70 anni è estremamente difficile se non impossibile. Secondo le ricerche recenti, occorrerebbero 3mila nuovi lecci piccoli per compensare gli effetti ecosistemici di un albero adulto. Quindi servirebbero quasi due milioni di lecci, secondo le nostre osservazioni. Quindi, è evidente ed ecologicamente corretto quanto da noi affermato: conviene lasciarli al loro posto», spiega Pietro Scola, attivista dei comitati locali che si oppongono agli abbattimenti.  I fondi previsti per il restauro lecci, o meglio abbattimento e sostituzione, sono 3,3 milioni di euro. Successivamente ad appelli, petizioni e presidi la Reggia ha chiarito che gli interventi sul patrimonio arboreo saranno effettuati «caso per caso, sulla base di valutazioni agronomiche e fitosanitarie, privilegiando la conservazione degli alberi storici e sostituendo solo gli esemplari compromessi o pericolosi. L’obiettivo del progetto è la salvaguardia del patrimonio vegetale, non il suo impoverimento». Ma i comitati non abbassano la guardia: il 7 luglio 2026, ecologisti e cittadini del gruppo “Insieme per proteggere i 750 lecci della Reggia di Caserta”, hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti per eventuali danni erariali. Il ricorso denuncia infatti un doppio incarico con lo stesso scopo (periziare gli alberi) a ben due università, la facoltà di Agraria della Federico II e l’Alma Mater di Bologna. Contestati anche gli interventi di potatura e cura degli alberi effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia che, secondo i ricorrenti, non si sarebbero attenuti ai capitolati e non avrebbero rispettato i Criteri Ambientali Minimi obbligatori. «Gli interventi di potatura e cura sono stati malamente effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia, a nostro avviso non si sarebbero attenuti ai capitolati e non hanno rispettato i Criteri Ambientali Minimi obbligatori», spiegano i ricorrenti evidenziando che: «Le ditte non sono state oggetto di alcun controllo che avrebbe consentito il ricorso a penali e soprattutto a mitigare i danni da interventi cesori drastici subiti dai lecci, con gravi ripercussioni economiche, paesaggistiche e ambientali e centinaia di migliaia di euro deliberati e destinati alle ditte senza alcun controllo». Al fine di salvare dall’abbattimento i 750 lecci della Via dell’Acqua è stata anche promossa una petizione da parte dell’Onda (Organismo Nazionale in Difesa degli Alberi) che ha quasi raggiunto le 10mila firme: «L’abbattimento degli alberi comprometterebbe l’integrità storica, paesaggistica ed estetica della Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità, e avrebbe un impatto negativo sulla qualità dell’aria, sulla vivibilità della città di Caserta, già soffocata dallo smog e con grave deficit di verde pubblico e, quindi, sulla salute dei cittadini».  In effetti il tema dell’inquinamento non è da sottovalutare. Uno studio ENEA del 2023 ha rivelato che l’inquinamento atmosferico può danneggiare la Reggia di Caserta, consumando lentamente le superfici in pietra e annerendole. La velocità di corrosione delle superfici della Reggia è risultata superiore al limite di 6,4 μm/anno considerato compatibile con l’obiettivo di conservazione al 2050. Il problema più importante è la corrosione delle superfici lapidee, dovuta agli inquinanti presenti nell’aria, in particolare biossido di azoto (NO2), PM10 e acidi atmosferici, che reagendo con l’umidità e con l’acqua piovana rendono l’ambiente più aggressivo. Come spiega Teresa Torretta, ricercatrice del laboratorio ENEA di Inquinamento atmosferico e coautrice del rapporto insieme al collega Pasquale Spezzano: «Il Palazzo Reale è situato nel cuore della città e per questo è particolarmente esposto all’inquinamento atmosferico causato dall’industria, dal riscaldamento e dal trasporto su strada. Le centinaia di lecci del giardino reale hanno una funzione benefica, per questo abbatterne centinaia potrebbe accelerare questo processo, perché fungono da filtro agli inquinanti». The post Reggia di Caserta, la battaglia dei cittadini per salvare i 750 lecci che la proteggono appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 24, 2026
L'INDIPENDENTE
Boicottare Israele nei supermercati: la campagna che avanza
Siamo noi, Unione Europea, il principale cliente di un Paese genocida. Con Israele, che esporta in UE circa il 30% dei suoi prodotti, abbiamo un accordo di associazione commerciale che lo mette praticamente nella stessa posizione di uno Stato europeo. E sebbene i nostri accordi commerciali contengano clausole “severe” sui diritti umani, non abbiamo mai smesso di importare i prodotti di imprese che sono complici di uno Stato costruito sul suprematismo militare, sull’apartheid e l’oppressione coloniale, e sullo sfruttamento delle risorse di un altro popolo. Le aziende israeliane non possono che ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Boicottare Israele nei supermercati: la campagna che avanza appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Sassari: cittadini contro l’eolico selvaggio mentre la Regione resta in silenzio
C'è un territorio che meglio rappresenta l’assedio di pale eoliche e pannelli fotovoltaici che sta subendo la Sardegna negli ultimi anni. Si tratta della provincia di Sassari, che tra progetti ormai realizzati, altri in programma e suggestioni per ora ferme alla carta, si rivela la più colpita dal fenomeno. Al 31 dicembre 2024 risultavano 19,6 mila impianti fotovoltaici installati, pari al 29% del totale di quelli installati nell’isola. Sempre più privati decidono di vendere i propri terreni agricoli ai colossi del settore, che attraverso la connivenza politica li convertono alla produzione en... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Sassari: cittadini contro l’eolico selvaggio mentre la Regione resta in silenzio appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 17, 2026
L'INDIPENDENTE
Romagna: il polmone verde promesso è già secco, mentre si abbattono i pini adulti
Doveva essere una grande foresta. Un polmone verde piantato da SNAM per compensare le tonnellate di idrocarburi che sarebbero passate dal porto con il nuovo rigassificatore, approvato a tempo di record e in funzione dal maggio 2025. È diventata una distesa di piantine secche.  Sulla carta il progetto era imponente: 80 ettari di terreni agricoli a Punta Marina di Ravenna trasformati in area naturale, circa 70mila piante da mettere a dimora, di cui 11mila pini, un investimento da quasi 9 milioni di euro dentro un pacchetto di compensazioni e mitigazioni da circa 20 milioni. Un “polmone verd... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Romagna: il polmone verde promesso è già secco, mentre si abbattono i pini adulti appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 16, 2026
L'INDIPENDENTE
Gāokao, il mito della meritocrazia che divora gli studenti cinesi
Quattro ore al giorno, per quattro giorni, con un obiettivo chiaro: cercare di avvicinarsi il più possibile al punteggio massimo di 750 punti. Superare i 600 punti può garantire l’accesso alle migliori università del Paese e in molti casi cambiare drasticamente il corso della propria vita e quella della propria famiglia. Ogni anno, nella prima settimana di giugno, decine di milioni di studenti all’ultimo anno del liceo sono chiamati ad affrontare quello che a tutti gli effetti viene considerato l’esame più importante: il gāokao. Quest’anno, tra il 7 e il 10 giugno 13 milioni di studenti hanno ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Gāokao, il mito della meritocrazia che divora gli studenti cinesi appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 15, 2026
L'INDIPENDENTE
Le donne del Rojava che difendono la rivoluzione curda
Centinaia e centinaia di occhi sembrano guardarci. I martiri delle YPG e YPJ riposano in un enorme cimitero all’ingresso di Kobanê, una delle città-fortezza dei curdi della Siria del Nord-Est. Sulle lapidi, solo una foto: giovani uomini e donne, in divisa militare, posano per l’ultimo scatto. Dietro, il nome, e la data della loro scomparsa. Su alcune tombe al posto dei volti c’è un fiore rosso: sono i morti senza nome, i caduti per la libertà non identificati.  In alto, sventola la bandiera del Rojava, il progetto politico che ha fatto sognare giovani e meno giovani di tutto il mondo. Ma che d... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Le donne del Rojava che difendono la rivoluzione curda appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 13, 2026
L'INDIPENDENTE
L’11 settembre, 25 anni dopo: le ombre ancora irrisolte
Sono passati 25 anni dalla mattina che ha cambiato per sempre il mondo, creando un nuovo ordine, nuove regole e nuove paure. Nuove guerre, soprattutto. «Devi essere un’idiota per credere che 19 arabi abbiano fatto tutto questo. Lo capisce anche il mio cane». Robert McIlvaine ci ha perso un figlio di 26 anni, negli attentati dell’11 settembre al World Trade Center di New York, e già diversi anni fa condivideva con una buona percentuale di americani (dal 20% al 54% della popolazione, tra scettici o peggio) l’idea che ci fossero ancora troppe zone d’ombra e troppi misteri, su quello che è success... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post L’11 settembre, 25 anni dopo: le ombre ancora irrisolte appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 11, 2026
L'INDIPENDENTE
Il futuro possibile: tre vite cambiate dall’istruzione
Quando nel 2018 è sbarcato sulle coste dell’isola di Samos, a bordo di uno di quei gommoni che ogni giorno traghettavano centinaia di profughi dalla Turchia, Mahdi aveva solo 11 anni. Il suo era stato un viaggio lungo insieme alla famiglia, in fuga da un Afghanistan dilaniato da guerra e violenza, nella disperata speranza di costruire un nuovo presente in Europa.  Sull’isola greca, però, trovò una situazione tutt’altro che rosea: dall’inizio della crisi siriana nel 2015, il campo si era rivelato totalmente inadeguato all’accoglienza di grandi flussi migratori. Mahdi era uno dei tantissimi bambini costretti a sopravvivere per mesi, a volte anni, in un luogo pericoloso, dove valeva la legge del più forte: un girone dell’inferno che alimentava il trauma, il dolore e una profonda frustrazione. Nello stesso periodo, in Siria, Ghada era fuggita dalla sua città natale – Khan Shaykhun – dopo il terribile attacco chimico con il gas sarin del 4 aprile 2017, che causò circa 100 morti e oltre 200 feriti. Aveva 10 anni e da tre viveva tra bombardamenti e continui sfollamenti. Insieme alla sua famiglia si stabilizzò nel campo sfollati nella zona di Ad Dana, nel nord ovest del Paese. Le giornate scorrevano tra paura e incertezza, nel freddo gelido che entra nelle ossa d’inverno e nel caldo torrido che rendeva le tende del campo quasi invivibili. Dopo anni trascorsi così, Ghada non credeva che sarebbe mai tornata a scuola.  Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo viveva Annie, la sesta di dodici fratelli e sorelle: durante la pandemia di Covid, all’età di 7 anni, si recava ogni giorno alla miniera di Kolwezi, per scavare e lavare le pietre, alla ricerca del cobalto da poter vendere per ricavare 1 o 2 dollari. Le sue giornate trascorrevano nella polvere, nella fatica e in condizioni di vita insalubri. Annie era una bambina minatrice, come lo era sua madre da oltre 11 anni: nonostante i suoi genitori pregassero ogni giorno per poter offrire un futuro diverso ai propri figli, il presente non sembrava voler lasciare spazio ad alcuna alternativa.  Mahdi, Ghada e Annie erano solo tre dei 273 milioni di bambini al mondo fuori da ogni percorso scolastico: per loro, la possibilità di scegliere il proprio futuro sembrava essersi già chiusa in partenza. Si stima che nei Paesi a basso reddito, il 36% dei bambini e giovani sia fuori dalla scuola (contro il 3% nei Paesi ad alto reddito) e solo 1 su 4 riesca a terminare la scuola secondaria superiore: più un’eccezione, che una regola. Tuttavia, per Mahdi, Ghada e Annie il destino ha scelto un’altra traiettoria. È successo quando hanno avuto l’opportunità di accedere alle Scuole di Emergenza di Still I Rise a Samos, Ad Dana e Kolwezi. Qui, oltre a ricevere un’istruzione di qualità, si sono riappropriati del loro diritto a essere bambini, e i loro percorsi di vita sono completamente cambiati.  Annie ha lasciato la miniera, si è rivelata una delle studentesse più brillanti e ha vinto una borsa di studio che le ha permesso di proseguire gli studi nella Scuola Internazionale in Kenya dell’organizzazione. Oggi ha 13 anni e sogna di aiutare le persone meno fortunate di lei. Ghada si è appassionata alla lingua inglese, ha potuto reintrodursi nel sistema scolastico pubblico e oggi – a 18 anni – frequenta il primo anno del corso di laurea in Lingua inglese, presso la Facoltà di Lettere. Il suo sogno è diventare insegnante e trasmettere a tutti l’amore per lo studio.  Annie, prima e dopo E Mahdi? Dopo due anni difficili tra Samos e un campo della Grecia continentale, si è finalmente stabilito in Germania con la propria famiglia. Oggi ha 19 anni, si è diplomato, lavora nell’ambito della Security ed è diventato lottatore professionista di MMA. Ma non è finita qui.  Lo scorso luglio, Mahdi è ritornato come volontario a Still I Rise, nella Scuola in Kenya dove studiano adolescenti profughi e in situazione di vulnerabilità come era lui, e che in lui hanno trovato un mentore e un modello da seguire. Dopo otto anni, un cerchio si chiude, altri si aprono e la partita del proprio futuro, iniziata tra i banchi di scuola, è ancora tutta da giocare. The post Il futuro possibile: tre vite cambiate dall’istruzione appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 10, 2026
L'INDIPENDENTE
“La Sardegna è sotto assedio”: la nuova inchiesta mensile de L’Indipendente
Da oggi è disponibile sul nostro sito il nuovo numero del Mensile de L’Indipendente, la rivista rilegata e da conservare al cui interno troverete 80 pagine di contenuti esclusivi, tra inchieste e approfondimenti riguardanti ambiente, diritti, consumo critico e molto altro. Si tratta di notizie che non troverete su altri media, perché noi, al contrario della maggior parte dei mezzi di informazione, non ospitiamo pubblicità e non siamo dunque influenzabili da poteri politici e interessi economici. L’inchiesta di copertina di questo mese è dedicata alla Sardegna, isola sempre più sacrificata agli interessi altrui tra resort di lusso in aree protette e devastazione ambientale, basi ed esercitazioni militari e speculazione energetica. Apre il numero un lungo reportage condotto sul campo che racconta, a partire dalla vittoriosa mobilitazione contro la speculazione a Cala Finanza, la lotta di una terra stanca di essere sacrificata in nome di interessi altrui. Una lotta che alimenta anche nuove e mai sopite spinte indipendentiste, come raccolto in una intervista esclusiva al portavoce del movimento Atzione Surra. Il mensile de L’Indipendente ha come sottotitolo i tre pilastri che ne definiscono la cifra giornalistica: inchieste, consumo critico, beni comuni. Ogni parola è stata scelta con cura, racchiudendo ciò che vogliamo e possiamo fare, perché non abbiamo padroni, padrini o sponsor da compiacere. Esse rappresentano i tre punti cardinali che sono alla base del nostro impegno giornalistico: inchieste (per svelare i lati nascosti della politica e dell’economia), consumo critico (per vivere meglio, certo, ma anche per promuovere scelte consapevoli capaci di colpire gli interessi privilegiati) e beni comuni (perché la nostra missione è quella di leggere la realtà nell’interesse dei cittadini e non delle élite oligarchiche che controllano i media dominanti). All’interno del mensile ci saranno poi, naturalmente, approfondimenti sull’attualità e sui temi che caratterizzano da sempre la nostra agenda: esteri, geopolitica, ambiente e diritti sociali. Questi sono solamente alcuni dei contenuti che potrete ritrovare nel nuovo numero: * le donne che difendono la rivoluzione curda: dopo l’offensiva di al-Shara’ di gennaio e la cessione dell’80% del territorio autonomo, i curdi del Nord-Est siriano trattano l’integrazione nell’esercito di Damasco. Ma le donne delle YPJ pongono un limite: nessuna rinuncia ai diritti conquistati in quindici anni di guerra; * Chat Control e sorveglianza di massa: il Parlamento europeo ha riconfermato Chat Control, la deroga che consente la scansione volontaria dei messaggi privati. Ne parliamo con Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, tra dubbi sull’efficacia e rischi per la privacy; * Gli ebrei che si battono contro Israele: dalle correnti ultra-ortodosse che rifiutano Israele in nome dei tre giuramenti talmudici alle organizzazioni laiche come Jewish Voice for Peace, mosse da giustizia sociale e diritti umani: non tutti gli ebrei sono sionisti, e il sionismo non coincide con l’ebraismo; * il mercato degli ovuli in Italia: la Convenzione di Oviedo vieta il profitto sul corpo umano, e l’Italia rimborsa alle donatrici solo le spese di viaggio. Ma il 95% degli ovociti usati nella PMA eterologa arriva da banche estere, pagati migliaia di euro a criocontenitore: il paradosso di un divieto aggirato con l’importazione. Il nuovo numero del mensile de L’Indipendente è acquistabile (in formato cartaceo o digitale) sul nostro shop online, ed è disponibile anche tramite il nuovo abbonamento esclusivo alla rivista, con il quale potreste ricevere la versione cartacea a casa ogni mese per un anno al prezzo di 90 euro, spese di spedizione incluse. Per consultare le modalità dell’abbonamento ed, eventualmente, sottoscriverlo potete cliccare qui: lindipendente.online/abbonamenti. The post “La Sardegna è sotto assedio”: la nuova inchiesta mensile de L’Indipendente appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE