Reggia di Caserta, la battaglia dei cittadini per salvare i 750 lecci che la proteggonoTutto parte da un progetto del PNRR, per il restauro delle fontane. La Reggia ha
ricevuto 25 milioni di euro nell’ambito del programma dedicato ai parchi e
giardini storici, articolato in quattro componenti progettuali. Tra gli
interventi principali ci sono: restauro delle fontane monumentali della Via
d’Acqua, con recupero delle sculture, delle vasche, degli impianti idraulici e
dei giochi d’acqua (che in effetti attualmente non funzionano e saranno
riattivate, si spera, solo a fine 2026).
Con i fondi del PNRR sarà costruito anche un nuovo impianto di irrigazione
automatica del Parco Reale e del Giardino Inglese. L’aspetto però che preoccupa
la cittadinanza e i comitati ambientalisti è quello che emerge da documenti
progettuali preliminari, cioè il paventato abbattimento di 750 lecci, anche
detto “restauro e sostituzione”. La presentazione del progetto “Il filare di
lecci della Via d’Acqua: ecologia di un’architettura” risale all’ottobre 2023.
Da allora si sono formati i comitati di cittadini e ambientalisti contrari agli
abbattimenti. «Dalla nostra indagine su 720 lecci in essere, solo il 10% sono da
sostituire, rimangono 650 alberi in buona salute e recuperabili. Ben due perizie
indipendenti, effettuate dalla rete di Associazioni di Caserta e dal Gruppo 31
agosto, depositate presso la direzione Reggia e il Ministero della Cultura,
hanno stabilito che soltanto il 6,9-10 per cento dei lecci è irrimediabilmente
compromesso, contro l’85% dichiarato dalla direzione della Reggia, prevedendo un
intervento immotivatamente drastico e irreversibile. Di questi quasi la metà
raggiunge i 70 anni. Sostituire gli effetti benefici di un albero di 70 anni è
estremamente difficile se non impossibile. Secondo le ricerche recenti,
occorrerebbero 3mila nuovi lecci piccoli per compensare gli effetti ecosistemici
di un albero adulto. Quindi servirebbero quasi due milioni di lecci, secondo le
nostre osservazioni. Quindi, è evidente ed ecologicamente corretto quanto da noi
affermato: conviene lasciarli al loro posto», spiega Pietro Scola, attivista dei
comitati locali che si oppongono agli abbattimenti.
I fondi previsti per il restauro lecci, o meglio abbattimento e sostituzione,
sono 3,3 milioni di euro. Successivamente ad appelli, petizioni e presidi la
Reggia ha chiarito che gli interventi sul patrimonio arboreo saranno effettuati
«caso per caso, sulla base di valutazioni agronomiche e fitosanitarie,
privilegiando la conservazione degli alberi storici e sostituendo solo gli
esemplari compromessi o pericolosi. L’obiettivo del progetto è la salvaguardia
del patrimonio vegetale, non il suo impoverimento». Ma i comitati non abbassano
la guardia: il 7 luglio 2026, ecologisti e cittadini del gruppo “Insieme per
proteggere i 750 lecci della Reggia di Caserta”, hanno presentato un esposto
alla Corte dei Conti per eventuali danni erariali. Il ricorso denuncia infatti
un doppio incarico con lo stesso scopo (periziare gli alberi) a ben due
università, la facoltà di Agraria della Federico II e l’Alma Mater di Bologna.
Contestati anche gli interventi di potatura e cura degli alberi effettuati dalle
ditte incaricate dalla direzione della Reggia che, secondo i ricorrenti, non si
sarebbero attenuti ai capitolati e non avrebbero rispettato i Criteri Ambientali
Minimi obbligatori. «Gli interventi di potatura e cura sono stati malamente
effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia, a nostro avviso
non si sarebbero attenuti ai capitolati e non hanno rispettato i Criteri
Ambientali Minimi obbligatori», spiegano i ricorrenti evidenziando che: «Le
ditte non sono state oggetto di alcun controllo che avrebbe consentito il
ricorso a penali e soprattutto a mitigare i danni da interventi cesori drastici
subiti dai lecci, con gravi ripercussioni economiche, paesaggistiche e
ambientali e centinaia di migliaia di euro deliberati e destinati alle ditte
senza alcun controllo». Al fine di salvare dall’abbattimento i 750 lecci della
Via dell’Acqua è stata anche promossa una petizione da parte dell’Onda
(Organismo Nazionale in Difesa degli Alberi) che ha quasi raggiunto le 10mila
firme: «L’abbattimento degli alberi comprometterebbe l’integrità storica,
paesaggistica ed estetica della Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità, e
avrebbe un impatto negativo sulla qualità dell’aria, sulla vivibilità della
città di Caserta, già soffocata dallo smog e con grave deficit di verde pubblico
e, quindi, sulla salute dei cittadini».
In effetti il tema dell’inquinamento non è da sottovalutare. Uno studio ENEA del
2023 ha rivelato che l’inquinamento atmosferico può danneggiare la Reggia di
Caserta, consumando lentamente le superfici in pietra e annerendole. La velocità
di corrosione delle superfici della Reggia è risultata superiore al limite di
6,4 μm/anno considerato compatibile con l’obiettivo di conservazione al 2050. Il
problema più importante è la corrosione delle superfici lapidee, dovuta agli
inquinanti presenti nell’aria, in particolare biossido di azoto (NO2), PM10 e
acidi atmosferici, che reagendo con l’umidità e con l’acqua piovana rendono
l’ambiente più aggressivo. Come spiega Teresa Torretta, ricercatrice del
laboratorio ENEA di Inquinamento atmosferico e coautrice del rapporto insieme al
collega Pasquale Spezzano: «Il Palazzo Reale è situato nel cuore della città e
per questo è particolarmente esposto all’inquinamento atmosferico causato
dall’industria, dal riscaldamento e dal trasporto su strada. Le centinaia di
lecci del giardino reale hanno una funzione benefica, per questo abbatterne
centinaia potrebbe accelerare questo processo, perché fungono da filtro agli
inquinanti».
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