
Reggia di Caserta, la battaglia dei cittadini per salvare i 750 lecci che la proteggono
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 24, 2026Tutto parte da un progetto del PNRR, per il restauro delle fontane. La Reggia ha ricevuto 25 milioni di euro nell’ambito del programma dedicato ai parchi e giardini storici, articolato in quattro componenti progettuali. Tra gli interventi principali ci sono: restauro delle fontane monumentali della Via d’Acqua, con recupero delle sculture, delle vasche, degli impianti idraulici e dei giochi d’acqua (che in effetti attualmente non funzionano e saranno riattivate, si spera, solo a fine 2026).
Con i fondi del PNRR sarà costruito anche un nuovo impianto di irrigazione automatica del Parco Reale e del Giardino Inglese. L’aspetto però che preoccupa la cittadinanza e i comitati ambientalisti è quello che emerge da documenti progettuali preliminari, cioè il paventato abbattimento di 750 lecci, anche detto “restauro e sostituzione”. La presentazione del progetto “Il filare di lecci della Via d’Acqua: ecologia di un’architettura” risale all’ottobre 2023. Da allora si sono formati i comitati di cittadini e ambientalisti contrari agli abbattimenti. «Dalla nostra indagine su 720 lecci in essere, solo il 10% sono da sostituire, rimangono 650 alberi in buona salute e recuperabili. Ben due perizie indipendenti, effettuate dalla rete di Associazioni di Caserta e dal Gruppo 31 agosto, depositate presso la direzione Reggia e il Ministero della Cultura, hanno stabilito che soltanto il 6,9-10 per cento dei lecci è irrimediabilmente compromesso, contro l’85% dichiarato dalla direzione della Reggia, prevedendo un intervento immotivatamente drastico e irreversibile. Di questi quasi la metà raggiunge i 70 anni. Sostituire gli effetti benefici di un albero di 70 anni è estremamente difficile se non impossibile. Secondo le ricerche recenti, occorrerebbero 3mila nuovi lecci piccoli per compensare gli effetti ecosistemici di un albero adulto. Quindi servirebbero quasi due milioni di lecci, secondo le nostre osservazioni. Quindi, è evidente ed ecologicamente corretto quanto da noi affermato: conviene lasciarli al loro posto», spiega Pietro Scola, attivista dei comitati locali che si oppongono agli abbattimenti.
I fondi previsti per il restauro lecci, o meglio abbattimento e sostituzione, sono 3,3 milioni di euro. Successivamente ad appelli, petizioni e presidi la Reggia ha chiarito che gli interventi sul patrimonio arboreo saranno effettuati «caso per caso, sulla base di valutazioni agronomiche e fitosanitarie, privilegiando la conservazione degli alberi storici e sostituendo solo gli esemplari compromessi o pericolosi. L’obiettivo del progetto è la salvaguardia del patrimonio vegetale, non il suo impoverimento». Ma i comitati non abbassano la guardia: il 7 luglio 2026, ecologisti e cittadini del gruppo “Insieme per proteggere i 750 lecci della Reggia di Caserta”, hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti per eventuali danni erariali. Il ricorso denuncia infatti un doppio incarico con lo stesso scopo (periziare gli alberi) a ben due università, la facoltà di Agraria della Federico II e l’Alma Mater di Bologna. Contestati anche gli interventi di potatura e cura degli alberi effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia che, secondo i ricorrenti, non si sarebbero attenuti ai capitolati e non avrebbero rispettato i Criteri Ambientali Minimi obbligatori. «Gli interventi di potatura e cura sono stati malamente effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia, a nostro avviso non si sarebbero attenuti ai capitolati e non hanno rispettato i Criteri Ambientali Minimi obbligatori», spiegano i ricorrenti evidenziando che: «Le ditte non sono state oggetto di alcun controllo che avrebbe consentito il ricorso a penali e soprattutto a mitigare i danni da interventi cesori drastici subiti dai lecci, con gravi ripercussioni economiche, paesaggistiche e ambientali e centinaia di migliaia di euro deliberati e destinati alle ditte senza alcun controllo». Al fine di salvare dall’abbattimento i 750 lecci della Via dell’Acqua è stata anche promossa una petizione da parte dell’Onda (Organismo Nazionale in Difesa degli Alberi) che ha quasi raggiunto le 10mila firme: «L’abbattimento degli alberi comprometterebbe l’integrità storica, paesaggistica ed estetica della Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità, e avrebbe un impatto negativo sulla qualità dell’aria, sulla vivibilità della città di Caserta, già soffocata dallo smog e con grave deficit di verde pubblico e, quindi, sulla salute dei cittadini».
In effetti il tema dell’inquinamento non è da sottovalutare. Uno studio ENEA del 2023 ha rivelato che l’inquinamento atmosferico può danneggiare la Reggia di Caserta, consumando lentamente le superfici in pietra e annerendole. La velocità di corrosione delle superfici della Reggia è risultata superiore al limite di 6,4 μm/anno considerato compatibile con l’obiettivo di conservazione al 2050. Il problema più importante è la corrosione delle superfici lapidee, dovuta agli inquinanti presenti nell’aria, in particolare biossido di azoto (NO2), PM10 e acidi atmosferici, che reagendo con l’umidità e con l’acqua piovana rendono l’ambiente più aggressivo. Come spiega Teresa Torretta, ricercatrice del laboratorio ENEA di Inquinamento atmosferico e coautrice del rapporto insieme al collega Pasquale Spezzano: «Il Palazzo Reale è situato nel cuore della città e per questo è particolarmente esposto all’inquinamento atmosferico causato dall’industria, dal riscaldamento e dal trasporto su strada. Le centinaia di lecci del giardino reale hanno una funzione benefica, per questo abbatterne centinaia potrebbe accelerare questo processo, perché fungono da filtro agli inquinanti».
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