
Il futuro possibile: tre vite cambiate dall’istruzione
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 10, 2026Quando nel 2018 è sbarcato sulle coste dell’isola di Samos, a bordo di uno di quei gommoni che ogni giorno traghettavano centinaia di profughi dalla Turchia, Mahdi aveva solo 11 anni. Il suo era stato un viaggio lungo insieme alla famiglia, in fuga da un Afghanistan dilaniato da guerra e violenza, nella disperata speranza di costruire un nuovo presente in Europa.
Sull’isola greca, però, trovò una situazione tutt’altro che rosea: dall’inizio della crisi siriana nel 2015, il campo si era rivelato totalmente inadeguato all’accoglienza di grandi flussi migratori. Mahdi era uno dei tantissimi bambini costretti a sopravvivere per mesi, a volte anni, in un luogo pericoloso, dove valeva la legge del più forte: un girone dell’inferno che alimentava il trauma, il dolore e una profonda frustrazione.
Nello stesso periodo, in Siria, Ghada era fuggita dalla sua città natale – Khan Shaykhun – dopo il terribile attacco chimico con il gas sarin del 4 aprile 2017, che causò circa 100 morti e oltre 200 feriti. Aveva 10 anni e da tre viveva tra bombardamenti e continui sfollamenti. Insieme alla sua famiglia si stabilizzò nel campo sfollati nella zona di Ad Dana, nel nord ovest del Paese. Le giornate scorrevano tra paura e incertezza, nel freddo gelido che entra nelle ossa d’inverno e nel caldo torrido che rendeva le tende del campo quasi invivibili. Dopo anni trascorsi così, Ghada non credeva che sarebbe mai tornata a scuola.
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo viveva Annie, la sesta di dodici fratelli e sorelle: durante la pandemia di Covid, all’età di 7 anni, si recava ogni giorno alla miniera di Kolwezi, per scavare e lavare le pietre, alla ricerca del cobalto da poter vendere per ricavare 1 o 2 dollari. Le sue giornate trascorrevano nella polvere, nella fatica e in condizioni di vita insalubri. Annie era una bambina minatrice, come lo era sua madre da oltre 11 anni: nonostante i suoi genitori pregassero ogni giorno per poter offrire un futuro diverso ai propri figli, il presente non sembrava voler lasciare spazio ad alcuna alternativa.
Mahdi, Ghada e Annie erano solo tre dei 273 milioni di bambini al mondo fuori da ogni percorso scolastico: per loro, la possibilità di scegliere il proprio futuro sembrava essersi già chiusa in partenza. Si stima che nei Paesi a basso reddito, il 36% dei bambini e giovani sia fuori dalla scuola (contro il 3% nei Paesi ad alto reddito) e solo 1 su 4 riesca a terminare la scuola secondaria superiore: più un’eccezione, che una regola. Tuttavia, per Mahdi, Ghada e Annie il destino ha scelto un’altra traiettoria. È successo quando hanno avuto l’opportunità di accedere alle Scuole di Emergenza di Still I Rise a Samos, Ad Dana e Kolwezi. Qui, oltre a ricevere un’istruzione di qualità, si sono riappropriati del loro diritto a essere bambini, e i loro percorsi di vita sono completamente cambiati.
Annie ha lasciato la miniera, si è rivelata una delle studentesse più brillanti e ha vinto una borsa di studio che le ha permesso di proseguire gli studi nella Scuola Internazionale in Kenya dell’organizzazione. Oggi ha 13 anni e sogna di aiutare le persone meno fortunate di lei. Ghada si è appassionata alla lingua inglese, ha potuto reintrodursi nel sistema scolastico pubblico e oggi – a 18 anni – frequenta il primo anno del corso di laurea in Lingua inglese, presso la Facoltà di Lettere. Il suo sogno è diventare insegnante e trasmettere a tutti l’amore per lo studio.
Annie, prima e dopoE Mahdi? Dopo due anni difficili tra Samos e un campo della Grecia continentale, si è finalmente stabilito in Germania con la propria famiglia. Oggi ha 19 anni, si è diplomato, lavora nell’ambito della Security ed è diventato lottatore professionista di MMA. Ma non è finita qui.
Lo scorso luglio, Mahdi è ritornato come volontario a Still I Rise, nella Scuola in Kenya dove studiano adolescenti profughi e in situazione di vulnerabilità come era lui, e che in lui hanno trovato un mentore e un modello da seguire. Dopo otto anni, un cerchio si chiude, altri si aprono e la partita del proprio futuro, iniziata tra i banchi di scuola, è ancora tutta da giocare.
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