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Gioco, corpi e politica nelle aura battle
Riprendiamo da Effimera.org – in versione esemplificata – l’interessante articolo di Francesco Demitry sulle originali pratiche di comunicazione e di lotta che si sono registrate nelle grani manifestazioni studentesche dilaganti nelle città d’oltralpe e che non sembrano arrestarsi anche di fronte alla dura azione repressiva delle forze di polizia[accì] _________________ Da qualche tempo, sui social e poi sempre più spesso nello spazio fisico, si parla di aura (aura points, aura farming, fino alle aura battle): due persone al centro di un cerchio cercano di imporsi attraverso pose, gesti, sguardi, movimenti, mentre il pubblico decide chi possiede più aura. È facile sorriderne. È quasi inevitabile che chi è cresciuto prima dei social, o anche soltanto prima di TikTok, sia tentato di vedere in tutto questo una nuova forma di narcisismo o una gara di vanità o ancora il sintomo di una generazione costretta a trasformarsi continuamente in immagine. Ma proprio qui comincia il problema, anche perché questa pratica sta dilagando come un virus in tutte le proteste studentesche che stanno attraversando la Francia in questi giorni. Le prime domande da porsi, per affrontare la questione, sono forse queste: come parlare di queste pratiche senza assumere automaticamente lo sguardo paternalistico dell’adulto che spiega ai giovani che cosa stanno davvero facendo? e come osservarle senza trasformarle nell’ennesima prova della degenerazione della società o, al contrario, in una nuova forma di autenticità generazionale che noi adulti non sapremmo più comprendere? Anch’io, inizialmente, ho guardato queste scene con una certa diffidenza. Poi, confrontandomi e osservandole, mi sono sempre più convinto che valesse la pena approfondire la questione senza fermarmi alla superficie. Così mi sono detto che forse bisogna partire da una cosa molto semplice: guardarli gioire. Non per idealizzare quella gioia, ma per non perderne la realtà. C’è anche, ed è evidente, qualcosa di piacevole, di liberatorio e perfino di esilarante in queste scene. Gli studenti si muovono, si espongono, si imitano e si sfidano mentre il pubblico ride, urla e, in qualche modo, partecipa. In mezzo alla produzione incessante di contenuti digitali compare una cosa sorprendentemente antica: un gruppo di persone che si raccoglie attorno a due corpi e attribuisce insieme un valore a ciò che accade. E lo fa dal vivo. Ma forse dovremmo guardare a quello che succede quando si forma il cerchio e questa pratica si produce. Per qualche minuto, un cortile, una piazza, una strada, o un corteo, comincia a funzionare diversamente: c’è un centro in cui ci si espone, un bordo da cui si guarda, si ride, si incita; qualcuno entra, qualcun altro torna tra gli altri. Lo spazio non viene semplicemente occupato, ma nemmeno sottratto magicamente ai rapporti di potere che lo attraversano. Qualcosa però cambia: il modo di usarlo, le relazioni che vi si stabiliscono e le possibilità di apparire e di partecipare. E qui Lefebvre può essere d’aiuto: non perché il cerchio produca di per sé uno spazio liberato o differenziale, ma perché permette di interrogare la tensione fra l’organizzazione dello spazio e gli usi che le persone ne fanno. Sono usi che possono riprodurre le relazioni esistenti, ma anche modificarle, piegarle ed aprire possibilità impreviste. Gli utenti non sono semplicemente gli occupanti di uno spazio organizzato da altri: contribuiscono a produrlo, senza per questo controllarlo interamente. Lo spazio (sociale) è un prodotto (sociale)! E qui la questione dello spazio incontra quella della performance: il gesto non esprime soltanto una qualità individuale, ma acquista efficacia attraverso i corpi che lo guardano, lo riconoscono, lo deridono o lo rilanciano. Il cerchio non è soltanto il luogo in cui la scena avviene; è parte di ciò che la rende possibile. Forse dovremmo stare attenti anche a non psicologizzare troppo rapidamente tutto questo. Se diciamo che questi ragazzi fanno questa pratica perché hanno bisogno di attenzione, di riconoscimento o di autostima, abbiamo già deciso che dietro c’è una mancanza che dobbiamo spiegare. Forse qui vediamo anche un’eccedenza: una quantità di energia, di gioco, di imitazione, di esposizione e di desiderio di stare insieme che cerca semplicemente un modo per comporsi. Non possiamo chiederci che cosa manca a questi ragazzi, senza domandarci che cosa sono capaci di fare insieme. Il fatto però che una pratica produca gioia non significa che debba essere sottratta alla critica. Ho pensato che forse bisogna provare a tenere insieme entrambe le cose: la gioia e la contraddizione. L’aura sembra essere anzitutto una proprietà individuale, poiché è qualcosa che uno possiede mentre l’altro no. È interessante, inoltre, che una parola come aura sia riemersa in un uso popolare, entrando nel linguaggio quotidiano attraverso i codici dei social e dei video brevi. La parola evoca qualcosa di impalpabile, una presenza, un alone di carisma che sembra distinguere una persona dalle altre. Eppure, nel gioco, questa qualità viene immediatamente profanata: diventa un punteggio, qualcosa che si può accumulare, perdere o attribuire a qualcun altro. Ma forse non perde del tutto il proprio carattere enigmatico. Anche quando viene tradotta in una misura, l’effetto di un gesto continua a dipendere da qualcosa che non si lascia misurare interamente. Il gioco desacralizza l’aura e, nello stesso momento, la rimette in circolazione. Il soggetto sembra così diventare una piccola impresa di se stesso: lavora e guadagna (punti) attraverso il corpo, la postura, la voce, il movimento e il modo di apparire. L’aura farming sembra la forma più ironica e compiuta di questo lavoro. Ma c’è subito un paradosso: l’aura non può essere posseduta individualmente perché esiste solo attraverso gli altri. Non basta sentirsi carismatici: qualcuno deve riconoscerlo. Un po’ come avviene coi like sui social, o su altre piattaforme. Un gesto funziona soltanto se esiste un linguaggio comune capace di leggerlo. Una posa può produrre aura in una situazione e imbarazzo in un’altra. L’aura, così, non è una cosa che sta dentro il soggetto, ma ciò che emerge fra il soggetto, gli altri, lo spazio e i codici che si condividono. Per questo la battle in sé è più interessante dell’aura farming. La gara rende visibile la relazione che normalmente resta nascosta, ma ci obbliga anche a chiederci come siano organizzate le condizioni del riconoscimento. Chi può occupare il centro del cerchio?, i protagonisti si propongono spontaneamente o vengono chiamati?, chi decide chi può partecipare e secondo quali regole?, quali gesti, quali immaginari, quali modi di esibirsi attirano più partecipazione degli altri?. Sono domande apparentemente semplici, ma non secondarie: il gioco non si svolge in uno spazio privo di regole, e anche quando le regole non vengono dichiarate apertamente qualcuno può imparare a usarle meglio di altri. Chi riesce a sostenere lo sguardo?, chi riesce a trasformare il proprio gesto individuale in entusiasmo collettivo?, chi viene riconosciuto come portatore di forza? – tutte questioni che riguardano anche la politica nel senso più classico: chi può apparire, chi ha diritto a essere visto, chi riesce a far sì che un gesto individuale diventi un segno capace di muovere altri corpi? Per comprendere davvero il fenomeno, però, bisognerebbe osservare anche le differenze tra le diverse situazioni: non dare per scontato che tutte le battle funzionino nello stesso modo, che tutti i partecipanti siano mossi dalle stesse ragioni o che ogni forma di esibizione venga accolta allo stesso modo. Redazione Italia
October 14, 2026
Pressenza
Lotte di Francia: “Ceci est un soulèvement de la jeunesse”
Chi avrebbe mai potuto immaginare, solo pochi giorni fa, che questo governo illegittimo, odiato e odioso, che fa soffrire così tanto la popolazione e che si appresta a imporci un piano di austerità ultraviolento, sarebbe stato messo in difficoltà dai giovani? Una gioventù coraggiosa, travolgente e incontrollabile. Questo giovedì 1° ottobre, il regime comincia ad avere paura, perché la situazione gli sta sfuggendo di mano. Facciamo il punto della situazione. * Per stessa ammissione delle autorità statali, oggi in Francia sono state registrate oltre «900 azioni». Si tratta di quasi 10 blocchi stradali e manifestazioni in ogni dipartimento. Il movimento, partito dalla periferia parigina, si è diffuso a macchia d’olio in tempo record. Nelle grandi metropoli, naturalmente, ma anche nelle piccole città e persino nei comuni rurali. In Bretagna, ad esempio, si sono verificati blocchi organizzati dagli studenti delle scuole superiori a Lannion (20.000 abitanti), Carhaix (7000), Douarnenez (14.000) o Savenay (9000)… Un’ondata di proteste studentesche di questo tipo, che riunisce realtà locali molto diverse tra loro in modo spontaneo e con un proprio programma, non si vedeva da decenni. Tutta la gioventù francese grida che non ne può più e rivendica un futuro. Altrettanto impressionante: anche numerose università sono bloccate in segno di solidarietà, nonostante l’anno accademico sia appena iniziato. * Nel tentativo di smobilitare il movimento, il governo gioca la carta della disinformazione e delle teorie del complotto. I servizi di intelligence macronisti sostengono che il movimento sarebbe una «manovra organizzata da LFI e dai suoi rappresentanti dell’estrema sinistra». È assolutamente ridicolo: nessun partito né alcuna organizzazione, nemmeno nei suoi sogni più folli, è in grado di generare per magia una simile rivolta. I giovani spiegano chiaramente le loro rivendicazioni su striscioni, volantini e cartelli ovunque: basta leggerli. Cercando di demonizzare LFI, lo Stato gli attribuisce un potere che lo valorizza. Le autorità affermano inoltre che ci sarebbe «una svolta con un cambiamento di tono, più radicale». Ancora un piccolo sforzo e i mascalzoni al potere capiranno che mutilare e rastrellare adolescenti tende a far arrabbiare. * Proprio le retate: mai, nella storia recente, un governo aveva arrestato così tanti minori in così poco tempo. Il Ministero dell’Interno dichiara oggi 1949 fermi in tutta la Francia. Ieri erano 625. Se si sommano gli arresti effettuati da venerdì scorso, si arriva a 3209 giovani, in gran parte minorenni, rinchiusi in cella in cinque giorni. Ricordate bene questa cifra: 3000. Maltrattati, privati della libertà, che marciscono in carcere per aver lottato. In qualsiasi altro paese, i media francesi parlerebbero di un regime totalitario che rinchiude i propri giovani. Con un tale livello di repressione, ci sono solo due possibili esiti: o il movimento si spegne perché troppi giovani sono stati terrorizzati, oppure si arriva a un’esplosione generalizzata. * “La violenza non risolve nulla”, ci ripetono? Il ministro dell’Istruzione nazionale ha appena annunciato che già domani riceverà i sindacati degli insegnanti, le associazioni dei genitori e quelle degli studenti delle scuole superiori. Si tratta ovviamente di una manovra diversiva per cercare di incanalare il movimento. Ma allo stesso tempo, i ministri dell’Istruzione disprezzano i sindacati polverosi che da anni chiedono educatamente aiuto e implorano di poter negoziare. In pochi giorni di proteste, vengono invitati al tavolo. Ancora più ironico è il fatto che il governo abbia appena annullato con effetto immediato l’introduzione delle tasse di iscrizione per i BTS e le classi preparatorie, a dimostrazione che sta cedendo terreno e che la situazione potrebbe spingersi ben oltre. * Il Primo Ministro ha convocato d’urgenza una cellula di crisi interministeriale. Il governo sta valutando di imporre la didattica a distanza in numerose scuole superiori. Di fatto, bloccherà proprio quelle scuole che voleva riaprire con le sue forze di polizia pesantemente armate. È un altro modo per spezzare il movimento, impedendo agli studenti delle scuole superiori di riunirsi. Édouard Philippe afferma che domani tutte le scuole superiori di Le Havre saranno chiuse. Anche a Nantes lo sarà gran parte degli istituti. In totale, domani nel Paese saranno chiuse 400 scuole superiori. * Il ministro della Giustizia Darmanin ha convocato i 36 procuratori generali per ordinare loro una «risposta penale risoluta» nei confronti degli studenti delle scuole superiori. In concreto, chiede alla giustizia di colpire con la massima durezza possibile i giovani di questo Paese. Chiede ai magistrati di prolungare al massimo la custodia cautelare e di infliggere le pene più severe. Anche in questo caso, si tratta di una logica puramente dittatoriale che dovrebbe far infuriare tutti noi. * Ora il regime ha paura. Teme che la rivolta si consolidi e raccolga nuovi aderenti, proprio mentre sta per iniziare la campagna presidenziale e mentre aveva in programma di far approvare una serie di misure neoliberiste. I consiglieri del Primo Ministro temono una convergenza delle lotte tra i giovani delle periferie e quelli del centro città, e tra gli studenti delle scuole superiori e i lavoratori. Allora, cosa stiamo aspettando? Che l’estrema destra venga ufficialmente eletta? Che diventi del tutto impossibile muovere anche solo un dito? La mobilitazione avviata dagli studenti delle scuole superiori è forse l’ultima possibilità di conquistare diritti e dignità per molto tempo a venire. Non lasciamocela sfuggire. 1 OTTOBRE 2026 (DA “CONTRE ATTAQUE”) ___________ APPELLO DEL COORDINAMENTO DEGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DI PARIGI E DELLA PERIFERIA Sabato 3 ottobre eravamo 300 studenti delle scuole superiori di tutta la regione parigina riuniti in un’assemblea di coordinamento. La collera ha avuto inizio dal fatto che nelle scuole della periferia c’è una vera e propria rottamazione sociale. La selezione tra ricchi e poveri a scuola è morta e la rifiutiamo. Chiediamo la fine di Parcoursup. Chiediamo risorse, insegnanti e assistenti educativi (AESH). Vogliamo classi che non superino i 35 alunni, del rispetto per tutti gli studenti, borse di studio che arrivino in tempo, licei dove non ci siano topi, né soffitti che crollano, né amianto, né aule a 40° in estate. Chiediamo un futuro per gli studenti delle periferie. Sappiamo che la meritocrazia è un’illusione. Non c’è motivo per cui noi dovremmo avere un’istruzione e un futuro di seconda categoria rispetto alle scuole private o dei quartieri benestanti. E in fondo, sappiamo che non abbiamo futuro in questo sistema in cui sono i ricchi a decidere. Vogliamo sapere dove finiscono i soldi e vogliamo che vadano dove ce n’è bisogno! Il governo investe miliardi nell’esercito, nei padroni, nella polizia. Questa è violenza. Quindi noi non ci lasceremo dividere dai discorsi contro i teppisti, siamo tutti uniti. Il governo, l’estrema destra e i grandi media hanno tentato di tutto per zittirci. Tutta la violenza della polizia, l’abbiamo vista. Le chiusure delle scuole superiori, le abbiamo subite. Quelli che dicono che siamo strumentalizzati o che siamo stupidi, li abbiamo visti. Ok, preso nota. Ok, non vogliono che ci mobilitiamo di nuovo. Ok, la repressione ha lo scopo di spaventarci, di spegnere la nostra rabbia e di dividerci. I 5000 studenti delle scuole superiori arrestati devono essere tutti rilasciati senza alcuna accusa. Continueremo a mobilitarci. E non ci fermeremo nemmeno alle scuole superiori. Non siamo soli. I lavoratori si uniscono alla mobilitazione. E la nostra collera può parlare a tutti i giovani, anche al di fuori della Francia. Quindi noi organizzeremo lo sciopero degli studenti delle scuole superiori! Chiediamo a tutti di unirsi a noi e di scioperare: insegnanti, genitori, studenti universitari, vigili del fuoco, altri lavoratori. Ci stanno mettendo i bastoni tra le ruote? Noi gli riproponiamo il ’68 e andremo oltre. I sindacati chiamano allo sciopero martedì, tutti devono unirsi a noi! E se questo fa scendere in piazza i gilet gialli anche prima del 17 ottobre, tanto meglio! Vogliamo prendere in mano la nostra lotta: sono gli studenti delle scuole superiori impegnati che devono decidere del proprio movimento, e non spetta a nessun altro decidere al posto nostro. Quindi, ad ogni blocco, davanti a ogni scuola superiore, dobbiamo prendere la parola, organizzarci e decidere insieme. Da lunedì, ci mobilitiamo dovunque. E martedì dobbiamo andare tutti alla manifestazione a République alle 14:00. Ci saremo in corteo con il coordinamento degli studenti delle scuole superiori di Parigi e della periferia. Invitiamo tutte le scuole superiori a partecipare e a preparare i propri striscioni. E poi, appuntamento per tutte le scuole mobilitate all’assemblea del coordinamento degli studenti delle scuole superiori di Parigi e della periferia alle 17:00. Perché dopo martedì, ovviamente, continueremo! _____________ AI NOSTRI FIGLI E AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI – «GRAZIE DI TUTTO. PER L’AUDACIA, IL CORAGGIO E LA DETERMINAZIONE» > Alcuni rappresentanti dei genitori, preoccupati, ci hanno fatto pervenire > questo messaggio rivolto agli studenti, ai loro insegnanti, ma anche ai > ministri che orchestrano la repressione del movimento studentesco. Un’analisi > della situazione e, al tempo stesso, una testimonianza Ai nostri figli e agli studenti delle superiori Grazie di tutto. Per l’audacia, il coraggio e la determinazione. Grazie per averci ricordato che non c’è nulla da aspettare. Noi stessi abbiamo aspettato così a lungo che sappiamo bene quale sia il prezzo da pagare alla fine. Aspettare la fine della giornata, la fine della settimana, l’inizio del mese, l’accredito della CAF (Cassa degli assegni familiari). Aspettare che le acque si calmino, aspettare giorni migliori, aspettare le elezioni, aspettare l’autobus, la metropolitana. Aspettare di andare finalmente a dormire. Di piegarsi sempre. Anche a voi è stato detto di aspettare. La fine della giornata, l’inizio delle vacanze, i risultati di Parcoursup [1]. Aspettare un corso di formazione, magari un lavoro, di diventare indipendenti e scoprire che è l’opposto dell’essere liberi. Aspettare che la vita inizi proprio laddove finisce. Avete fatto proprio bene a smettere di aspettare. Complimenti per l’umorismo, i travestimenti, i fuochi d’artificio, la solidarietà e tutto ciò che abbiamo visto per le strade. Il mondo che vi lasciamo è una rovina, il futuro che vi stiamo preparando è un incubo, eppure riuscite ancora a divertirvi. Siete la versione migliore di noi stessi, la somma di tutto ciò che abbiamo fallito, di tutto ciò a cui abbiamo rinunciato. Lo sapete, ma è importante ripetervelo. Anche noi siamo molto preoccupati. Ma lo saremmo ancora di più se accettaste il mondo così com’è. Agli insegnanti, ai sorveglianti e ai presidi Martedì eravate in sciopero per rivendicare migliori condizioni di lavoro. Avete marciato, sfilato e scandito slogan, e poi siete tornati a casa. Il governo non si è nemmeno preso la briga di disprezzarvi. In due giorni di blocchi i vostri studenti hanno scatenato una cellula di crisi all’Eliseo, il panico negli studi televisivi e la chiusura di gran parte dei licei francesi. C’è una lezione da trarne. Conoscete bene tutte le loro rivendicazioni e le condividete: classi sovraffollate, colleghi non sostituiti, locali insalubri e coperte termiche alle finestre per non cuocere già a maggio. E Parcoursup, ovviamente: ne conoscete a memoria i danni e le ingiustizie. Quella sporca macchina di selezione e di pressione psicologica che grava ogni giorno sui vostri studenti tanto quanto su di voi. Pedagogia dell’umiliazione. Eppure i vostri studenti sono venuti a ricordarvelo: nulla di ciò che è stato fatto non può essere disfatto. Grazie a chi tra voi ha aderito ai blocchi, sostenendo i propri studenti. L’equazione è semplice: oggettivamente non avete nulla da perdere e tutto da guadagnare, a cominciare dal fatto di non lasciarvi più umiliare, nemmeno voi.  Se rifiutaste sinceramente la vostra condizione comune, sarebbe una tutt’altra storia: è meno facile per un governo strangolare un insegnante di matematica o sparare con un LBD [2] alla testa dell’insegnante di francese. Forse allora tutti reagirebbero. A Laurent Nuñez, Edouard Geffray e ai prefetti  È sotto i vostri ordini che, da diversi giorni, la polizia molesta dei ragazzi. È sotto i vostri ordini che sono stati malmenati, trascinati per terra, strangolati, colpiti a bruciapelo con il LBD. Non avete solo voluto ferirli, avete fatto di tutto per umiliarli. 1949 studenti delle scuole superiori fermati, quanti poliziotti indagati? Quali lezioni trarne? Eppure, vi chiudete nella menzogna e nell’irresponsabilità. Bisogna davvero non aver mai messo piede davanti a un liceo per credere che «La France insoumise» [3] abbia anche una minima responsabilità in questa rivolta giovanile. Bisogna essere particolarmente male informati per immaginare che dei «proxy dell’estrema sinistra» teleportino segretamente i bidoni della spazzatura ammucchiati davanti agli istituti. Semplicemente state mentendo in modo sporco. Mentre gli studenti chiedono insegnanti, risorse e un po’ di considerazione, voi invitate la polizia a «non limitarsi a un uso proporzionato della forza»; quando i sindacati di polizia chiedono di poter sparargli con i LBD, voi mettete in guardia i prefetti contro qualsiasi «istruzione contraria a livello locale». Non stiamo inventando né estrapolando nulla: vi leggiamo su «Le Monde» del 2 ottobre 2026. Incitate e incoraggiate la violenza contro i nostri figli. Rintanati nei vostri uffici dorati, scatenate la polizia e tenete il conto degli arresti e dei feriti. Questa mattina, 400 licei bloccati. Non dagli studenti, ma dai vostri decreti. Le misure sanitarie elaborate durante una pandemia diventano l’arma con cui isolate i giovani. Il trucco è troppo evidente: divieto per chiunque di radunarsi nelle vicinanze di un liceo. Chi oserà uscire di casa potrà essere fermato. Dopo aver orchestrato la violenza, ora organizzate il loro sequestro. A tutti noi  Come fare per prendere sul serio ciò che esprimono i nostri figli, i ragazzi, con gioia e nonostante i gas lacrimogeni? Come essere all’altezza della situazione, cioè senza il peso delle nostre stesse rinunce?  La prossima scadenza nazionale sembra sia stata fissata per il 6 ottobre. Bisognerà ben cominciare a essere presenti.  Alcuni genitori   Note [1]    Piattaforma digitale francese per gestire le ammissioni al primo anno dell0Università. [2]    Lanceur de balles de défense. Spara pallottole in gomma, che possono provocare ferite gravi, come la perdita di un occhio. [3]    LFI: Partito di sinistra francese. [ACCÌ] Redazione Italia
October 6, 2026
Pressenza
Perù: la PUCP avvia procedimenti disciplinari contro gli studenti dopo le proteste e non rispetta l’accordo
La Federazione degli Studenti della Pontificia Università Cattolica del Perù (FEPUC) ha denunciato il mancato rispetto dell’accordo tra gli studenti e le autorità di tale ateneo, sottoscritto lo scorso 21 maggio, dopo nove giorni di mobilitazione e occupazione del primo piano dell’edificio Dintilhac contro la nuova scala delle rette che avrebbe colpito i nuovi studenti. Lo scorso maggio, gli studenti della PUCP hanno manifestato nel campus universitario contro la decisione dell’università di stabilire una nuova scala delle rette che sarebbe passata da nove (G1 a G9) a quattro scale e quattro livelli di borse di studio (Mac Gregor e Becas Lucet); una modifica che avrebbe penalizzato i futuri studenti di questo ateneo. In quell’occasione si concordò la revoca della misura di forza, secondo un approccio non punitivo nei confronti dei fatti verificatisi. NOVE STUDENTI SOTTOPOSTI A PROCEDIMENTI DISCIPLINARI In un comunicato stampa, la FEPUC ha informato che “l’avvio di questi procedimenti disciplinari risulta incompatibile con l’impegno politico raggiunto tra autorità e studenti dopo l’occupazione di Dintilhac”. Secondo la documentazione ricevuta, i procedimenti disciplinari sono stati richiesti dall’Ufficio di Sicurezza Integrale (OSI) della PUCP, unità dipendente dalla Direzione di Amministrazione e Finanze (DAF) del Vice-Rettorato all’Amministrazione (VRAD) il 15 giugno di quest’anno, vale a dire a meno di un mese dalla sottoscrizione dell’accordo. Attualmente, la Segreteria Tecnica dei Procedimenti Disciplinari PUCP ha notificato a nove studenti l’apertura di procedimenti disciplinari nei loro confronti per la loro partecipazione alle mobilitazioni contro l’approvazione del nuovo sistema di scale. Inoltre, “questi nove procedimenti si aggiungono ai procedimenti avviati a seguito della mobilitazione realizzata il 30 marzo presso la Facoltà di Giurisprudenza, durante un dibattito elettorale svoltosi nel campus, in segno di rifiuto della presenza dell’allora candidato al Congresso della Repubblica per Renovación Popular, Frank Krklec”. IL REGOLAMENTO IMPEDISCE UNA VALUTAZIONE ADEGUATA DELL’ESERCIZIO DEI DIRITTI FONDAMENTALI L’università giustifica l’apertura di questi procedimenti sulla base delle disposizioni del Regolamento Unificato dei Procedimenti Disciplinari della PUCP (RU), facendo riferimento a fattispecie come la “turbativa dell’ordine pubblico” e la “limitazione della libertà di insegnamento”. Mentre gli studenti denunciano che l’applicazione del regolamento ha storicamente utilizzato “specifiche disciplinari controverse” che impediscono una valutazione adeguata dell’esercizio di diritti fondamentali come la libertà di espressione, riunione, organizzazione e protesta. Per la FEPUC e per gli studenti della Católica nel loro complesso, si ritiene che “il dialogo non può essere utilizzato come una pausa mentre si preparano sanzioni. Gli studenti fin dall’inizio del conflitto hanno dimostrato di essere disposti a dialogare. Ora spetta alle autorità dimostrare la loro disponibilità a rispettare quanto concordato, abbandonando qualsiasi soluzione che passi per la persecuzione disciplinare” hanno dichiarato. Infine, hanno rivolto un appello all’intera comunità affinché si unisca alla loro campagna contro la persecuzione studentesca. “Non permetteremo che protestare, organizzarsi e rappresentare politicamente gli studenti possa diventare motivo di sorveglianza, profilazione o sanzione” hanno concluso. Redacción Perú
August 26, 2026
Pressenza