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Mymovies. “Il sentiero azzurro”, viaggio in una vita secondo natura
“Il sentiero azzurro” di Gabriel Mascaro è la storia di un viaggio alla volta di una vita libera e secondo natura. Protagonista Tereza, (Denise Weinberg) una signora che a 77 anni viene “rottamata” dal governo perché inutile dal punto di vista produttivo e destinata a una colonia dove i vecchi vengono radunati. Spogliata dei suoi diritti, sotto tutela di una figlia che la priva delle sue libertà e dei suoi soldi, Tereza si ribella alla deportazione. Naviga lungo il Rio delle Amazzoni incontrando avventurieri, capitani di mare, suore non credenti, una donna anziana come lei e giramondo. Una fiaba ironica, bizzarra, paradossale, una metafora sulla capacità di ribellarsi e sulla resilienza umana, che esiste a prescindere dall’età. Il Paese in cui Tereza aveva vissuto è un Brasile di là da venire, governato da severissime leggi sulla terza età, nel quale gli anziani vengono presi per strada come cani randagi e sbattuti in furgoncini-prigione. Lei ha tirato avanti osservando le regole, da brava cittadina e da brava madre, guadagnandosi la vita col macello della carne di alligatore. Il film fa pensare al valore imprescindibile della vita secondo natura e senza costrizione, un viaggio attraverso un habitat incontaminato, fuori da categorie anagrafiche e sociali, un mondo che non conosce l’esistenza di uomini di serie B. “Il sentiero azzurro” è stato presentato al Festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’Argento 2025. Il sentiero azzurro (2025) Un film di Gabriel Mascaro con Denise Weinberg, Rodrigo Santoro, Miriam Socarras, Adanilo Reis, Clarissa Pinheiro. Genere: Drammatico. Durata: 85 minuti. Produzione: Brasile, Messico, Paesi Bassi, Cile 2025. In streaming su Mymovies   Bruna Alasia
March 6, 2026
Pressenza
Brasile: Vittoria indigena nell’Amazonas
Raúl Zibechi Quanto successo nell’Amazonas in quest’ultimo mese rappresenta un chiaro e contundente trionfo dell’umanità che resiste, non si arrende e non si vende. Quattordici popoli che abitano le rive del fiume Tapajós sono riusciti a ribaltare la decisione del governo brasiliano di Lula, che privatizzava tre importanti flussi d’acqua: Tocantins, Madera e Tapajós. Dopo […]
Punire, educare, umiliare: il razzismo ai tempi dell’algoritmo
FEDERICA DI BIASI (tratto da Globalproject.info) Il saggio Fruste digitali. Discorsi d’odio e razzismo: i social media per educare e punire, edito da Capovolte e presentato a Sherbooks Festival 2026, analizza da un punto di vista sociologico i rapporti esistenti tra le migrazioni di ieri e di oggi e come le pratiche discriminatorie e i pregiudizi siano stati traslati dalla narrazione della carta stampata alla realtà multimediale dei social, portando all’esasperazione i discorsi d’odio e d’intolleranza, apparentemente legittimati dallo scudo dell’ironia o dell’opinione personale. Trindade, Dottore di ricerca in Sociologia presso la University of Southampton, lavora come ricercatore indipendente e scienziato sociale affiliato all’IPIE e si occupa da tempo delle dinamiche con cui si stigmatizzano le persone razzializzate e migranti e i canali attraverso cui si perpetuano. (N.B. la presentazione inizia al minuto 8:30) Il discorso muove dalla ricerca delle radici di questo fenomeno: dalla storia dei movimenti migratori in Brasile alla fine dell’Ottocento, a come l’arrivo degli italiani, accolti come “manodopera bianca” in sostituzione della manodopera afro-discendente appena liberata e sempre più marginalizzata, ha contribuito alla formazione non solo dell’identità nazionale quanto all’ideologia della “democrazia razziale”.  La necessità di diventare un Paese moderno, dove moderno era sinonimo bianco, ha opportunamente occultato il conflitto razziale, l’élite brasiliana ha deciso di accogliere contadini italiani per rispondere a questa esigenza di “sbiancamento”; ma allo stesso tempo gli italiani che emigravano in nord America venivano considerati “mezzi neri”, una nuova tipologia di schiavi e come tali bersagli di violenza, pregiudizi e vignette satiriche.  Lo stesso principio che ritroviamo oggi impersonato nel cosiddetto jeitinho brasileiro, cioè del “modo di fare alla brasiliana”, che consente, a chi difende la supremazia bianca, di pronunciare freddure razziste, senza preoccuparsi delle conseguenze, giustificandole come manifestazioni simpatiche e affettuose, una sorta di “razzismo cordiale” che lascia disorientata la vittima. Si assiste quasi ad un deficit di memoria collettiva: le storie del passato si rispecchiano nel presente, cambiano solo le posizioni e le origini dei migranti contro cui si punta il dito, dimostrando l’incapacità di imparare dal passato.   Il titolo dell’opera racchiude in sé più di un significato, esemplificativo del passaggio da pratiche di punizioni corporali a vessazioni digitali il cui scopo comune è quello di annientare le soggettività. I social sono descritti come un moderno pelourinho: nelle colonie portoghesi veniva posta, in un luogo ben visibile, una colonna dove le persone schiavizzate erano frustate, come memento punitivo e educativo per la collettività. Una dimostrazione di forza bruta per riaffermare il proprio dominio su chi veniva considerato inferiore e i confini che non poteva valicare.  Una radice traumatica che ritroviamo nel modo in cui i social media si presentano come una piazza virtuale, in cui hanno eco sentimenti d’odio verso chi è ritenuto diverso, che nel contesto sociale offline non sono più accettati, ma che sotto il dominio di algoritmi, creati su logiche di profitto, catalizzano l’attenzione e  ne amplificano la diffusione, grazie alle continue interazioni, creando delle gerarchie atte a mantenere le vittime in una condizione di disumanizzazione, subalternità e marginalizzazione. Una logica che non possiamo più ignorare perché queste interazioni dispregiative migrano anche nella vita reale, divenendo la nuova normalità; la tecnologia digitale è onnipresente nelle nostre, permea le interazioni sociali e influenza i comportamenti e le reazioni offline, in una coodipendenza i cui effetti negativi devono essere esaminati e scardinati. Durante la presentazione è stato chiesto all’autore delle pratiche concrete che possano apportare un cambiamento radicale e contrastare il profitto generato dalle pratiche d’odio e Luiz Valério Trindade ha ribadito come le aziende di tecnologia rifiutando di identificarsi come editori, come testate giornalistiche, negano la propria responsabilità, quindi ne consegue l’importanza di un aggiornamento della giurisprudenza in materia, che segua più da vicino come tali effetti si manifestano nella società; l’assoluta necessità che la popolazione e, in particolar modo, i giovani debbano essere educati alla consapevolezza che quanto commentano e le interazioni che hanno online hanno delle ricadute sulla vita reale, i social non sono una terra di nessuno dove tutto è concesso in virtù di una millantata libertà d’espressione privata di una qualsiasi responsabilità critica.  L’attualità ci insegna purtroppo che, in più di un caso, degli adolescenti sono rimasti vittime del bombardamento dell’algoritmo che li ha sottoposti ad una sovraesposizione a contenuti inappropriati che hanno condotto a decisioni irrimediabili, che non fanno che dimostrare la stretta connessione esistente tra azioni virtuali e vita reale. La presentazione si chiude con l’invito alla presa di coscienza del singolo utente della propria responsabilità individuale e di come ciò a cui diamo visibilità abbia una ricaduta economica, in termini pubblicitari, su cui poter far leva per stimolare un radicale cambio di rotta.  
Messico: In difesa dell’acqua e contro le sparizioni, la protesta sotto il viadotto dello Stadio Azteca
Axel Hernández “Acqua piovana per le case, pozzi per le aziende”, è stata la denuncia fatta dagli abitanti di Santa Úrsula che si oppongono alla Coppa del Mondo; indicano il sindaco di Coyoacán come responsabile delle persecuzioni della polizia contro l’assemblea. L’assemblea domenicale sotto il viadotto dello Stadio Azteca, che riunisce abitanti e gruppi di […]
February 26, 2026
Comitato Carlos Fonseca
Brasile: “La militarizzazione delle scuole è un progetto elettorale e reazionario”
Raquel Setz e Tabitha Ramalho Fernando Cássio analizza l’espansione del modello in Brasile, segnala la mancanza di dati pubblici e critica i governi di sinistra che adottano detta politica. L’anno scolastico 2026 è cominciato nello stato di San Paolo con 100 scuole pubbliche convertite nel modello civico-militare. In queste scuole, il personale militare di riserva è diventato […]
February 25, 2026
Comitato Carlos Fonseca
Rivolte indigene
L’INASPETTATO ACCAMPAMENTO DURATO UN MESE DI 600 PERSONE DI 14 POPOLAZIONI INDIGENE DELL’AMAZZONIA, DAVANTI AL PORTO DI CARGILL, A SANTAREM, IN BRASILE, HA COSTRETTO IL GOVERNO LULA A REVOCARE IL DECRETO CHE PREVEDE DI DRAGARE IL FIUME TAPAJÓS. IN REALTÀ LA PRIVATIZZAZIONE DEI FIUMI TAPAJÓS, MADEIRA E TOCANTINS CONTINUA. CHI HA OCCUPATO QUEL PORTO CONTESTA LA TRASFORMAZIONE DELL’AMAZZONIA IN UNA PIATTAFORMA LOGISTICA AL SERVIZIO DI MULTINAZIONALI, CINA ED UE. “PENSO CHE DA QUESTA STRAORDINARIA LOTTA POSSIAMO TRARRE ALCUNE CONCLUSIONI – SCRIVE RAÚL ZIBECHI – LA PRIMA È CHE AVVIENE SOTTO UN GOVERNO PROGRESSISTA… CHI CREDE CHE POSSANO FARE QUALCOSA DI DIVERSO DA CIÒ CHE VUOLE IL GRANDE CAPITALE, SI SBAGLIA… UNA VOLTA CHE SAPPIAMO CHE NÉ LA DESTRA NÉ LA SINISTRA FARANNO NULLA PER SALVARE L’UMANITÀ DALLA CATASTROFE, TOCCA AI POPOLI CHE STANNO METTENDO IL CORPO E IL SANGUE A DIFENDERE LA VITA E LA NATURA…” Foto: @Tukuma_pataxo per APIB / Articulação dos Povos Indígenas do Brasil -------------------------------------------------------------------------------- Sono trascorsi più di trenta giorni dall’accampamento di circa 600 persone provenienti da 14 popolazioni indigene dell’Amazzonia, davanti al porto di Cargill, a Santarem. Chiedono al governo di Lula di revocare il decreto 12.600 che prevede di dragare il fiume e che trasformerà le acque del fiume Tapajós in una via fluviale privatizzata per il trasporto di soia e altri cereali*. Anche se il governo si è ritirato giorni fa dal dragaggio, continua a privatizzare i fiumi Tapajós, Madeira e Tocantins come parte del Programma Nazionale di Privatizzazione, il che significa che la gestione e la manutenzione di queste strade, che totalizzano 280 chilometri solo nel Tapajós, vengono trasferite a grandi multinazionali legate all’agroalimentare. Ciò comporta la costruzione di nuovi porti privati che trasformeranno l’area in un corridoio fluviale senza consultare le persone che vivono nel fiume e con esso. Le monocolture di soia e mais stanno distruggendo l’Amazzonia, deforestando la foresta e avvelenando le acque e l’ambiente con l’abuso di pesticidi. Ciò che sta accadendo a uno dei principali affluenti dell’Amazzonia, il Tapajós, è semplicemente incredibile: treni composti da un massimo di 35 chiatte trasportano grano verso la Cina e l’Europa; su quel fiume sono stati costruiti o sono in progetto 41 porti, dove l’anno scorso sono circolate più di 15 milioni di tonnellate. L’inquinamento da mercurio derivante dall’estrazione mineraria, sia legale che illegale, e la rimozione del fondo del fiume rappresentano le perdine più importanti per le popolazioni. Secondo Rafael Zilio, nel concepire un fiume come mera “idrovia”, “lo Stato e le grandi corporazioni del settore minerario e dell’agroalimentare perpetuano la devastazione ambientale in Amazzonia”. Nell’ultimo mese sono state bloccate anche la strada per l’aeroporto e lo stesso aeroporto di Santarém per alcune ore. Silvia Adoue ricorda che “i munduruku non hanno aspettato la demarcazione del loro territorio da parte dello Stato”, come popolo hanno proceduto “all’autodemarcazione in alleanza con le comunità di pescatori”, il che insegna la capacità di “articolazione tra popoli con prospettive di mondo diverse”. Questa è una piccola e incompleta sintesi di una resistenza per la vita che dura da molti anni. Penso che da questa straordinaria lotta possiamo trarre alcune conclusioni. La prima è che avviene sotto un governo progressista, quando il segretario della Presidenza è Guilherme Boulos ed è ministro dei Popoli Indigeni Sonia Guajajara, entrambi del “radicale” Partito del Socialismo e della Libertà (PSOL). Chi crede che possano fare qualcosa di diverso da ciò che vuole il grande capitale, si sbaglia. Perché sono i migliori rappresentanti delle ambizioni delle multinazionali, di fronte al silenzio vergognoso del movimento sindacale e del Movimento dei Senza Terra (MST), il cui obiettivo principale è la rielezione di Lula. La seconda è che il capitalismo vuole, e sta attuando, la completa privatizzazione della natura per accumulare sempre più capitale. Trasformare i grandi fiumi amazzonici in strade fluviali piene di infrastrutture, è garanzia della loro distruzione e dell’annientamento dei popoli che abitano le rive. L’accumulazione di capitale non ha limiti, se non quello che possono fare i popoli e i movimenti per frenarla. Mentre quelli che sono in alto, di sinistra o di destra e persino i “radicali”, sostengono l’agroalimentare, fanno sfoggio di un discorso “corretto” in cui si permettono di mentire e persino di sostenere le richieste dei popoli originari. Boulos stesso si era impegnato a fare delle consultazioni prima dell’inizio dei lavori, cosa che non ha mai fatto. La lotta è molto iniqua. Cargill fattura 154 miliardi di dollari ogni anno, ha il sostegno dello stato e del governo brasiliano, mentre i villaggi sono relativamente piccoli (i munduruku sono 13 mila persone), e non hanno altro che il sostegno di altri popoli simili, come è diventato evidente in questi giorni. La terza riguarda la decisione di difendere la vita e la dignità dei popoli. Il rapporto di Sumauma sottolinea che questi popoli sono in “prima linea di resistenza all’agrocapitalismo globale”. Anche se sono pochi, sono determinati e fermi e non si tireranno indietro. Una donna munduruku ha detto: “I bianchi vedono il fiume come merce, per noi è vita”. È proprio quello che dicono i popoli originari di tutte le geografie, da Wall Mapu fino alla Mesoamerica. Questa resistenza alle avversità dovrebbe essere fonte di apprendimento per tutti. Una volta che sappiamo che né la destra né la sinistra faranno nulla per salvare l’umanità dalla catastrofe, è il turno dei popoli che stanno mettendo il corpo e il sangue a difendere la vita e la natura. -------------------------------------------------------------------------------- *Informazioni raccolte da Silvia Adoue, Desinformémos 5/02/2026; Rafael Zilio, Desinformémos 11/02/2026; Guilherme Guerreiro Neto, Sumauma, 12/02/2026, e dal collettivo Aldea Urbana (https://www.youtube.com/live/vs-bSMviJw). -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MONICA DI SISTO: > Il fiume non è un corridoio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rivolte indigene proviene da Comune-info.
February 24, 2026
Comune-info
Brasile: la rivolta degli schiavi africani
Tra il 24 e 25 gennaio 1835 la Revolta dos Malês occupò Salvador, capitale dello stato di Bahia, per confiscare i beni ai bianchi e protestare contro conversione forzata al cristianesimo, ma fu repressa con estrema violenza. di David Lifodi È il 24 gennaio 1835 quando i neri malês danno vita alla più grande rivolta urbana nella storia del paese,
January 25, 2026
La Bottega del Barbieri
#WeWantThemBack, popolo venezuelano invia lettere al presidente Nicolás Maduro e a Cilia Flores
Il ministro degli Esteri della Repubblica, Yván Gil, ha accolto con favore le mobilitazioni degli attivisti nelle strade di Ginevra, in Svizzera, per denunciare l’aggressione alla sovranità territoriale e politica del Venezuela, nonché il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della first lady, Cilia Flores, da parte degli Stati Uniti. Attraverso un messaggio pubblicato sul loro canale Telegram, hanno offerto “un caloroso abbraccio e i nostri più sinceri ringraziamenti” per questo significativo atto di solidarietà con il popolo venezuelano. “Attenzione, attenzione, attenzione, la spada di Bolívar marcia attraverso l’America Latina! Questo potente slogan risuona oggi in tutto il mondo, chiaro riflesso della solidarietà e dell’unità che unisce i nostri popoli”, ha affermato. Nel frattempo in tutto il Venezuela, da giovedì 15 gennaio, da Plaza Bolívar a Puerto la Cruz, il popolo venezuelano sta aderendo alla campagna #WeWantThemBack, inviando lettere di sostegno al presidente Nicolás Maduro e alla primera combatiente Cilia Flores. Quindici giorni dopo il rapimento della coppia presidenziale, la popolazione continua a scendere in piazza per chiedere la liberazione dei due leader venezuelani. Con la campagna #WeWantThemBack, la popolazione è scesa in piazza per esprimere il proprio amore e la propria solidarietà di fronte a un evento senza precedenti, condannato da governi e popoli di tutto il mondo. L’attività si sta svolgendo anche in Plaza Bolívar a Barcellona e contemporaneamente vengono realizzati murales in tutto lo Stato di Anzoátegui per respingere il sequestro e chiedere la liberazione del Presidente. PSUV Anzoátegui Con clamoroso successo e un’enorme partecipazione, anche gli abitanti dello Stato di Apure si sono riuniti per la Grande Giornata Nazionale della Raccolta delle Lettere.   PSUV Apure In egual modo, nello Stato di Cojedes, hanno partecipato movimenti sociali, donne, bambini, personalità della cultura, contadini, fronti operai, studenti e strutture politiche del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), scrivendo lettere di sostegno e solidarietà di fronte al rapimento del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, perpetrato dagli Stati Uniti.   PSUV Cojedes Nel Parco Generalissimo “Francisco de Miranda” della città di Maturín, la Gioventù Bolivariana di Monagas del Partito Socialista Unito del Venezuela (JPSUV) si è unita in preghiera per chiedere la pace in Venezuela e la pronta liberazione del presidente costituzionale, Nicolás Maduro, e della prima combattente, Cilia Flores, rapiti il 3 gennaio da mercenari appartenenti all’impero nordamericano. All’attività religiosa hanno partecipato migliaia di giovani provenienti da tutti gli strati dello Stato, che con gli occhi chiusi hanno alzato le mani al cielo chiedendo a Dio l’armonia nel Paese e il ritorno della coppia presidenziale. “Ricevere la notizia del rapimento del nostro presidente è stato per me un momento di nostalgia; nessuno si aspettava che accadesse una cosa del genere. Per questo oggi preghiamo per il suo ritorno e per quello di sua moglie, per i combattenti caduti nel vile atto perpetrato nel nostro Paese dagli Stati Uniti e per la pace per tutti i venezuelani” – ha sottolineato Jesús Eleno, un devoto cristiano e giovane della parrocchia di San Simón. Allo stesso modo, Camila Alvarez, una giovane residente di Maturín, ha dichiarato che continueranno questa campagna di preghiera fino al ritorno della coppia presidenziale. “Sappiamo che il nostro amato Dio imporrà le sue mani sul Venezuela e ci restituirà il nostro presidente e non permetterà la guerra, perché siamo un popolo nobile, pieno di amore per il nostro territorio e per il mondo” – ha affermato.   Parco Generalissimo “Francisco de Miranda” nella città di Maturín e ha visto la partecipazione attiva dei giovani del PSUV In un atto di profonda lealtà e resistenza antimperialista, in collaborazione con l’Istituto Simón Bolívar per la Pace e la Solidarietà tra i Popoli (ISB), la Brigata Internazionalista per la Sovranità, l’Autodeterminazione dei Popoli e la Pace giunge dal paese gemello Colombia all’Università Internazionale delle Comunicazioni (LAUICOM) per esprimere la propria solidarietà al Venezuela di fronte all’intensificarsi della guerra di quinta generazione. Nell’attuale contesto di aggressione mediatica e politico-militare contro il Venezuela da parte dell’amministrazione di Donald Trump, organizzare un cineforum con l’opera “Nicolás: da Yare a Miraflores” diventa un atto necessario di resistenza comunicativa. Il film, diretto dal collettivo giovanile “Artisti per il Futuro”, ripercorre la traiettoria di un leader nato dalle fila del popolo, forgiato nella lotta per la giustizia sociale e la sovranità nazionale. Di fronte alle campagne volte a distorcere la realtà venezuelana e a isolarne le figure chiave, questo film offre una narrazione autentica, costruita sulla memoria collettiva e sull’esperienza popolare. In un momento in cui narrazioni straniere vengono imposte per giustificare l’ingerenza e frantumare l’unità continentale, LAUICOM assume il suo ruolo di baluardo vivente della comunicazione popolare, utilizzando il cinema come strumento per riaffermare la verità, rafforzare l’identità e forgiare legami di solidarietà internazionale. Brigata Internazionalista per la Sovranità, l’Autodeterminazione dei Popoli e la Pace Cittadini brasiliani e altri latinoamericani si sono riuniti sabato 17 gennaio alla Fiera Agroecologica di Punta Norte per scrivere lettere indirizzate al presidente venezuelano Nicolás Maduro e alla first lady Cilia Flores, chiedendone il rilascio dopo il “rapimento” avvenuto il 3 gennaio da parte degli Stati Uniti. L’iniziativa è stata organizzata dalla Brigata Bolivariana per la Pace in America Latina e nei Caraibi e dal Plano Piloto del Partito dei Lavoratori (PT), con l’obiettivo di raccogliere messaggi di solidarietà da inviare alle autorità venezuelane. L’azione fa seguito a un precedente appello di Nicolás Maduro Guerra, figlio del presidente venezuelano.   Giovedì 15 gennaio, centinaia di persone si sono radunate in piazza Bolívar a La Asunción, capitale dello stato di Nueva Esparta, per inviare messaggi di amore, solidarietà e sostegno al presidente costituzionale Nicolás Maduro Moros e alla prima combattente, Cilia Flores. L’attività, organizzata dalla governatrice Marisel Velázquez insieme ai 10 sindaci bolivariani dello Stato, ha riunito ragazze, giovani, adulti e anziani, che hanno espresso in lettere il loro incrollabile impegno nella difesa della sovranità nazionale e nella pronta liberazione del presidente e del deputato Flores. Un messaggio chiaro: “Non siete soli”.     PSUV La Asunción Negli 11 comuni dello Stato di Bolivar, la gente è scesa con affetto in Plaza Bolívar per unirsi alla grande giornata nazionale di raccolta di lettere. La governatrice e responsabile di collegamento del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) nello stato di Bolívar, Yulisbeth García, accompagnata dai sindaci, si è unita a questa giornata straordinaria piena di amore, sentimento e fede in Dio, nella quale presto il presidente Nicolás Maduro e la prima combattente, Cilia Flores, torneranno in Venezuela.   Yulisbeth García, governatrice dello Stato di Bolivar In un atto di profonda lealtà e impegno, la forza rivoluzionaria di Mérida si è riunita negli spazi di Plaza Bolívar nella città di Mérida, municipio di Libertador, per scrivere lettere d’amore e solidarietà indirizzate al presidente Nicolás Maduro e alla prima combattente, Cilia Flores. All’evento ha partecipato il governatore dello stato di Mérida, Arnaldo Sánchez, che, insieme al popolo di Mérida, ha affermato che si tratta di un gesto di amore, rispetto e solidarietà nei confronti del presidente costituzionale e dell’eroina Cilia Flores de Maduro.   Stato di Mérida Questa domenica, 18 gennaio, per il secondo giorno consecutivo, la popolazione di Monagas si è riunita in Piazza Bolívar a Maturín per continuare il processo di scrittura e raccolta di lettere indirizzate al presidente costituzionale del Venezuela, Nicolás Maduro, e alla prima combattente, Cilia Flores, in merito al sequestro effettuato dal governo degli Stati Uniti. In un clima di profonda pace e orgoglio civico, uomini, donne e giovani provenienti da vari settori dello Stato restano in piazza per alzare la voce presso la comunità internazionale, chiedendo il rapido ritorno del leader della nazione. Attraverso lettere scritte a mano dagli stessi cittadini, vengono espressi sentimenti e ragioni per cui ritengono essenziale il ritorno della coppia presidenziale, al fine di preservare la stabilità e il futuro della nazione.   attiviste a Monagas Lorenzo Poli
January 19, 2026
Pressenza
Il “PayPal pubblico” brasiliano non piace a Trump
In Brasile tutti pagano con la piattaforma pubblica Pix. Ma Trump vuole farla sparire – e lo scontro potrebbe ripresentarsi anche in Europa. di Lorenzo Tecleme (*) Le relazioni tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono tese da tempo. Nell’estate del 2025 il governo di Washington ha imposto un dazio superiore al 50% sulle
January 14, 2026
La Bottega del Barbieri