Il Nobel per la pace ai bimbi di Gaza

Pressenza - Sunday, August 9, 2026

Una proposta – rilanciata da Gilberto Scarpa (*) – al “Comitato” norvegese che analizza le candidature per il Nobel della Pace

Scrivo a voi e a tutti i portatori di pace per promuovere una azione dirompente a favore delle bambine e dei bambini di Gaza che stanno soffrendo incolpevoli solo di essere palestinesi e in ricordo di quelle/i morti.

Il loro è un grandissimo dramma in un momento di assoluta tristezza nel mondo. Ho visto salire in cielo il mio nipotino a causa di una malattia genetica rara e mi sento particolarmente sensibile nei confronti dei bambini.

Di fronte al disastro delle guerre che stiamo vivendo, ovunque ma in particolare in Medio Oriente, mi sono chiesto come “dare visibilità” e aiuto a bambine/i che sono privati della loro innocenza, della loro giovinezza, del gioco, costretti a vedere tutti i giorni i loro piccoli amici uccisi e feriti mentre perdono gli affetti più cari.

Allora ho pensato: «Come facciamo a proporre il premio Nobel ai Bambini di Gaza, sia per questi piccoli inermi e sofferenti, sia per quelli che non ci sono più?».

In Italia la mia non è una proposta solitaria: è stata dapprima presentata dall’ associazione pugliese L’Isola che non c’è e dalla Regione Puglia, poi segnalata alcuni mesi fa alla Camera dei deputati; è stata accolta con un certo scetticismo dai media, accompagnato da un eloquente silenzio della Camera stessa (sebbene nel frattempo abbia ottenuto il sostegno di decine di enti, istituzioni, associazioni, parlamentari, docenti, semplici cittadini).

Oggi molti Paesi stupidamente incrementano la spesa militare rispetto ai bisogni primari della cittadinanza, come se – parafrasando l’Idiota di Dostoevskij – fosse chiaro che «La guerra salverà il mondo».

Le centinaia di migliaia di bambine/i rinchiusi nella prigione Gaza, ridotti alla fame, testimoni di lutti, mutilati e traumatizzati per sempre, possono essere considerati simboli di pace? Sono testimoni di una guerra ingiusta certo, e dell’atroce assurdità di ogni conflitto… Ma perché dare loro il Nobel della pace?

L’isola che non c’è ribadisce : «Questa proposta di candidatura non è solo un atto simbolico. È un appello morale. Premiare i bambini di Gaza significa riconoscere la loro sofferenza innocente, affermare che ogni bambino, in ogni luogo del mondo, ha diritto alla pace, e chiamare la comunità internazionale alla responsabilità collettiva verso chi non può difendersi».

I loro nomi sono stati messi in fila da quattro giornalisti del Washington Post, che hanno costruito una agghiacciante mappa di chi non c’è più, annientato da una bomba o da un cecchino.

Questi innocenti possono essere i veri costruttori di pace in modo che il sacrificio di ciascuno di loro non generi nei fratelli sopravvissuti altro odio o sentimento di vendetta e di distruzione, ma il desiderio di costruire un futuro diverso. La speranza è che spetti a loro bambine/i di Gaza – con l’aiuto degli umani di buona volontà – spezzare la catena che da generazioni tiene paralizzata, da una parte e dall’altra, ogni possibilità di convivenza.

Inascoltato dai potenti, lo ha dichiarato anche padre Ibrahim Faltas: «meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace, perché hanno subìto le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, perché hanno sentito e visto l’orrore della violenza, perché hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, perché hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, perché hanno perduto gli anni belli dell’infanzia».

Spero che la “Direzione” preposta a esaminare le candidature per il Nobel per la pace non si faccia condizionare dagli attori in campo ma di fronte alla morte di oltre 25mila bimbi caldeggi la decisione di assegnare loro il Premio.

Una frase di Marco Anneo Lucano riassume il mio pensiero: Victrix causa deis placuit sed victa Catoni. «Ai potenti piace sempre la vittoria ma Catone (ovvero io e spero noi) è sempre con i vinti» e quindi con gli innocenti.

Anche l’«Orestea» di Eschilo contiene questa frase bellissima: «Abbiano pietà gli Dei … di coloro che vinceranno se rispetteranno i Templi e le Istituzioni dei Vinti».

Attendo con ansia una risposta, grazie per il tempo dedicatomi.

Gilberto Scarpa – Gilberto.scarpa48@gmail.com

(*) Non so come si scriva una proposta per il Nobel per la Pace, ma sento il dovere non solo morale di esplicitare questa mia richiesta. Forse la considererete inusuale, anomala nella forma, ma chiedo per favore di leggerla.

Io non sono :

  1. Membro di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di Stati sovrani;
  2. Membro della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia;
  3. Membro dell’Istituto di Diritto Internazionale o simili;
  4. Professore universitario, Rettore universitario o Direttore di istituti;
  5. Neppure sono fra coloro che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace oppure fra i consiglieri (o ex consiglieri) del Comitato Norvegese per il Nobel.

La Bottega del Barbieri