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“Portentosa Cura Intergalattica”: intervista a Erica Cardin
Nel corso dell’ultimo Eirenefest locale di Firenze ho avuto modo di incontrare Erica Cardin, attivista della PCI, Portentosa Cura Intergalattica, un nuovo movimento ambientalista di cui potete leggere qualcosa qui https://www.pressenza.com/it/2026/07/portentosa-cura-intergalattica-quando-la-politica-abbraccia-la-poesia/ Visto che già al link potete informarvi sulla nascita del movimento, nell’intervista a Erica ho preferito concentrarmi su altro: So che recentemente avete avuto un incontro nazionale a Subiaco, può dirci come è andato? L’incontro nazionale che abbiamo tenuto a Subiaco è per me ancora indescrivibile e indefinibile a parole per la ricchezza di contenuti ed emozioni che si sono susseguiti, ma proverò a raccontare qualcosa brevemente. Tra volontarie e partecipanti eravamo circa una sessantina di persone, provenienti da una trentina di realtà dell’attivismo italiano. Il programma dell’incontro è stato costruito ascoltando i bisogni delle realtà partecipanti, e tutta la conduzione e la guida del processo sono state affidate a una facilitazione esterna. La mattina le diverse realtà presenti proponevano workshop sul tema della giornata, mentre nel pomeriggio si lavorava in plenaria sul processo che abbiamo proposto. Siamo partite dall’analisi della situazione attuale, cosa vediamo accadere nel mondo attorno a noi e come ci sentiamo riguardo a questo. Siamo passati poi a esplorare le competenze, le qualità e le ombre, quindi le mancanze, che ogni organizzazione presente riconosceva in se stessa e nelle altre. Questo lavoro è stato un passo propedeutico per poi individuare effettivamente cosa manca e come creare la struttura per sostenere questo grande ecosistema di movimenti. Abbiamo inoltre messo a confronto le teorie del cambiamento delle diverse organizzazioni, un lavoro che è riuscito a scalfire forse solo la superficie del conflitto e che ci ha lasciato diversi spunti interessanti da approfondire sia al nostro interno come PCI che tutte insieme nei prossimi incontri. Abbiamo anche indagato le nostre anime per riconoscere come all’interno degli spazi che attraversiamo siamo portate a perpetrare gli stessi assi di oppressione che viviamo nel mondo capitalista, coloniale e patriarcale. Abbiamo toccato con mano le differenze culturali che ancora ci attraversano all’interno del movimento stesso e ci siamo lasciate, alla fine, con la definizione dei prossimi passi. In base a questo incontro che riflessioni può trarre sullo stato e la saluto dei movimenti? Mi piacerebbe raccontare che le emozioni emerse durante l’incontro fossero tutte positive, ma non sarei onesta. Soprattutto dall’analisi del mondo che ci circonda e di come ci rapportiamo a esso, è emersa una profonda sfiducia nelle istituzioni e in una politica sempre più distante dai problemi reali delle cittadine, la solitudine della lotta, lo sconforto nel vedere che nonostante l’impegno spesso non cambia niente e, soprattutto, la difficoltà di resistere a un clima politico sempre più ostile verso ogni forma di dissenso. Sono proprio questi sentimenti, però, che hanno fatto emergere in maniera forte e potente un grande bisogno di comunità. Il bisogno di unione, di sentire che dietro di me una rete che possa sorreggermi in caso di necessità c’è davvero, è viva ed esiste. Allora forse la cura, che non a caso è al centro del nostro acronimo, può effettivamente diventare la chiave affinché, anche e soprattutto in tempi bui, riusciamo non solo a non perderci di vista le une con le altre, ma a tessere legami personali e di fiducia più profondi che, rafforzando l’intero ecosistema, ci aiuteranno effettivamente a resistere. Passando più al movimento di cui fa parte, può dirci cosa lo differenzia dagli altri movimenti ambientalisti e quali obbiettivi ha nel breve e lungo periodo? Tante delle persone che fanno parte della Portentosa Cura Intergalattica hanno attraversato i due più grandi movimenti ambientalisti d’Italia, Extinction Rebellion e Ultima Generazione, altre arrivano dalla solidarietà con la Palestina, da spazi transfemministi, dall’antirazzismo. La nostra lettura è ecotransfemminista: la crisi climatica nasce dallo stesso sistema che sfrutta i corpi e i territori, e non può essere separata dalle altre lotte. Tutte noi abbiamo vissuto l’urgenza della spada di Damocle che la crisi climatica faceva ondeggiare sulle nostre teste ancora prima che fosse visibile a molte altre persone, e adesso la crisi climatica è qui. Le istituzioni non hanno mai fatto abbastanza in questi anni e continuano tuttora a proteggere gli interessi delle multinazionali del petrolio, rimanendo di fatto immobili o addirittura ostacolando qualsiasi iniziativa che possa effettivamente arginare la crisi climatica. Forse quindi una delle cose che possiamo effettivamente fare è trovare strumenti di mitigazione e mutuo supporto per quello che succederà. Adesso non si tratta più di impedire che avvenga, ma di capire come prenderci cura le une delle altre, di non azzannarci per le briciole che ci lascia il sistema ma di camminare insieme nelle nostre diversità per creare davvero un mondo diverso. Purtroppo anche il mondo dell’attivismo è attraversato spesso da conflitti profondi che perpetrano le dinamiche di oppressione che viviamo nello stesso sistema che diciamo di voler abbattere. E allora la vera domanda è: come riuscire a creare qualcosa di nuovo e duraturo senza che gli egocentrismi si insinuino nelle dinamiche relazionali tra movimenti? Come lo facciamo davvero tutte insieme? Noi la risposta non ce l’abbiamo: vogliamo cercarla con l’intelligenza collettiva. L’obiettivo di questo incontro era creare uno spazio in cui realtà diverse si potessero riconoscere come un unico ecosistema; nei prossimi anni sogniamo un movimento con pratiche e culture condivise che possa effettivamente costruire un’alternativa sana a questo sistema. Per concludere: cosa la spinge a fare attivismo e che messaggio vuole lanciare a tutti gli attivisti ambientalisti, anche a coloro che non appartengono al suo movimento? Mi spinge a fare attivismo la consapevolezza che quello che abito non è il mondo che vorrei per i miei figli, per i miei nipoti e per nessun essere umano e non umano. Sento la responsabilità, come persona bianca privilegiata, di usare questo privilegio a servizio di un mondo più equo e più giusto, dove la vita venga messa al centro e dove si possa recuperare e dare un nuovo significato alle relazioni. La mia generazione e tutte quelle che verranno non potranno godere dei comfort e del boom economico in cui sono cresciuti i nostri genitori. Ci hanno raccontato un futuro che in realtà ci è stato scippato dalle mani. Ma forse è un bene, perché ogni fine fa parte di un ciclo e, nella catastrofe di un mondo che crolla, abbiamo ora la possibilità di immaginarne uno nuovo da zero, partendo dal riscoprire pratiche di cura e di riconnessione con noi stesse e con la terra. Abbiamo ora la responsabilità di trasformare con le nostre azioni la realtà attorno a noi.     Andrea Vitello
October 26, 2026
Pressenza
Patriarcato, intersezionalità, femminismi: al cinema e nel mondo
I libri di Francesca Pili e Claudia Sarritzu, ai tempi del Nobel a Pillay* *Quest’articolo era già programmato e “chiuso” quando è arrivata la notizia del Premio Nobel per la Pace a Navanethem “Navi” Pillay, la cui figura rappresenta molto bene alcune delle argomentazioni e delle tesi esposte nei due libri di cui parlo, dall’intersezionalità (chi, oggi, più di una
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Abitare con GIOIA: a Roma la progettazione partecipata diventa transfemminista
Una fermata dell’autobus senza luce alle dieci di sera, un marciapiede troppo stretto per un passeggino o una carrozzina, un affitto che spinge sempre più lontano dal centro chi si prende cura di qualcuno, un tragitto quotidiano che senza automobile diventa un percorso a ostacoli: sono esperienze comuni, spesso così normalizzate da non sembrare più un problema. > È da qui che siamo partitə per costruire GIOIA, acronimo di “Generare cIttà > femministe attraversO Inclusione e pArtecipazione”: un progetto in cui > proviamo a rispondere a una domanda semplice e radicale insieme, cioè per chi > è pensata la città in cui viviamo. Finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio nell’ambito del Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne, GIOIA lavora su quattro municipi romani (II, V, VII e VIII). L’idea di fondo è che la prospettiva di genere non riguardi solo i servizi antiviolenza, ma ogni aspetto della vita urbana: come ci si muove, dove ci si sente al sicuro, quali spazi esistono per la cura, il gioco, l’incontro. A promuovere il progetto siamo in tre: la Casa delle donne* Lucha y Siesta, dal 2008 presidio contro la violenza di genere e luogo di sostegno alle donne e alle persone trans e non binarie che ne escono; Sex & the City, associazione fondata dalle architette e ricercatrici urbane Azzurra Muzzonigro e Florencia Andreola, che da anni legge le città con le lenti del genere; e CHEAP, collettivo bolognese di street poster art che dal 2013 lavora nello spazio pubblico trasformando l’ordine simbolico. L’obiettivo è raccontare e progettare la città insieme alle persone che la attraversano ogni giorno, con le proprie esigenze di cura, di sicurezza, di libertà di movimento, creando alleanze con le reti già attive nei territori. Il percorso prevede in primo luogo una mappatura curata da Sex & the City e la creazione di un Atlante di genere per ciascun municipio, costruito incrociando indicatori territoriali e un questionario rivolto alle persone che abitano e attraversano quei quartieri. L’Atlante avrà una sintesi, un report approfondito e una mappa online aggiornabile, sul modello già sperimentato a Parma. > L’Atlante servirà a costruire un quadro dei servizi, reti e soggetti che la > città già possiede in termini di sostegno alla vita quotidiana, in maniera da > individuare ciò che manca e trasformarlo in proposta di trasformazione. Per > fare questo l’esperienza di chi i quartieri li vive e li attraversa ogni > giorno è centrale.  Accanto al lavoro di mappatura ci saranno anche i Percorsi di Progettazione Partecipata. Da ottobre 2026 a febbraio 2027 in ogni municipio un gruppo di 20-25 persone si incontrerà in laboratori facilitati da attiviste, urbaniste, artiste e filosofe; i laboratori partecipati coinvolgeranno anche l3 bambin3, che porteranno prospettive e desideri sulla città negli incontri curati da Scosse APS. Le domande dei laboratori riguardano questioni molto concrete: in quali momenti entriamo in conflitto con la città? Quali difficoltà abbiamo smesso di vedere? Cosa resta sotto traccia pur pesando sulla nostra vita quotidiana? Il compito dei laboratori è quello di formulare richieste precise da portare ai municipi e all’amministrazione capitolina: proposte ancorate ai bisogni reali e diffuse su tutta la città, con la vivibilità come criterio guida. A seguire il lavoro ci sarà un Comitato scientifico di studiose, attiviste e urbaniste, tra cui Federica Castelli, Chiara Belingardi, Serena Olcuire, Giada Bonu Rosenkranz e Barbara Leda Kenny. A partire dai materiali dei gruppi, CHEAP realizzerà una campagna artistica che attraverserà Roma sugli spazi di affissione comunali e nelle metropolitane, con raccomandazioni per una città transfemminista da discutere con le amministrazioni tra ottobre 2027 e marzo 2028. > Questo perché l’arte pubblica racconta delle storie e sceglie di tacerne > altre, riproducendo un sistema di esclusione e privilegio che opera su più > livelli della città. Uno degli obiettivi che ci siamo date, invece, è quello > di contrabbandare nello spazio pubblico altre narrazioni, altri desideri, > altri immaginari. Infine, a chiudere il percorso è prevista una pubblicazione con la casa editrice indipendente Armillaria e, a ottobre 2027, abbiamo immaginato un festival cittadino aperto ai quattro municipi e a tutta la capitale. Chi abita o attraversa i Municipi II, V, VII o VIII può contribuire in due modi: compilando il questionario per l’Atlante di genere, aperto fino a fine novembre, e candidandosi ai gruppi di lavoro tramite il form di partecipazione. Dopo le prime presentazioni ad ESC e all’Arci Sparwasser del 2 e del 6 ottobre, gli incontri di lancio proseguiranno il 13 Ottobre presso il Centro Anziani Pullino (VIII Municipio), il 14 ottobre alle 17 alla Casa di Quartiere del Quarticciolo Ribelle (V Municipio) e il 15 ottobre alle 18 all’Antimafia Pop Academy (VII Municipio), con un laboratorio sulla città decoloniale insieme a Stefania N’Kombo José Teresa. > Il primo appuntamento comune sarà invece sabato 24 ottobre, dalle 10 alle 17 > alla Casa delle donne Lucha y Siesta, con il workshop di arte urbana di CHEAP > che riunirà tutti i gruppi. La città è da sempre uno spazio ambivalente per le donne, le persone queer, le persone razzializzate, le persone disabili; spesso il messaggio che lancia è questo non è il vostro posto, qui dovete avere paura. Ma noi non vogliamo avere paura: vogliamo tessere le reti relazionali e costruire gli spazi fisici per costruire giustizia sociale, per definire insieme la nostra idea di sicurezza e di libertà, a partire dalla possibilità di vivere e attraversare i nostri quartieri. Noi ci mettiamo un pezzetto, con GIOIA. la copertina è di Lucha Y Siesta Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo Abitare con GIOIA: a Roma la progettazione partecipata diventa transfemminista proviene da DINAMOpress.
October 14, 2026
DINAMOpress
[2026-10-17] Prospettive anticoloniali per smantellare gli imperialismi digitali. @ Casa Internazionale delle Donne
PROSPETTIVE ANTICOLONIALI PER SMANTELLARE GLI IMPERIALISMI DIGITALI. Casa Internazionale delle Donne - Via di S. Francesco di Sales, 1a, 00165 Roma RM (sabato, 17 ottobre 18:00) Autistici/inventati, collettivo che dal 2001 offriva strumenti digitali liberi e autogestiti, il 26 agosto 2026 è stato inserito dagli Stati Uniti nella lista dei terroristi globali. Il collettivo ha dovuto chiudere ma per tutte noi è questo il momento per riprendere in mano le nostre vite digitali. Cosa possiamo fare? Miriyam Aouragh ci parlerà del suo lavoro all’intersezione tra reti, tecnologie e anticolonialismo per aiutarci a smontare i dispositivi di uso che quotidiano che ci rendono complici di guerre e oppressione. Con Miriyam Aouragh, ricercatrice e attivista, Westminster University introdurranno Agnese Trocchi e Lavinia Marziale coordinatrici del Master in Studi e Politiche di Genere. Introduce Barbara Leda Kenny, Casa Internazionale delle Donne. Modera Simona Bonsignori, FactoryA. https://www.casainternazionaledelledonne.org/eventi/prospettive-anticoloniali-per-smantellare-gli-imperialismi-digitali/
October 10, 2026
Gancio de Roma
[2026-10-11] EXTRA PERIFERIA @ CSOAT Auro e Marco
EXTRA PERIFERIA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (domenica, 11 ottobre 10:00) PASSEGGIATA a Spinaceto Primo appuntamento di EXTRA PERIFERIA, una serie di eventi del csoat, pensati per vivere e attraversare insieme il quartiere Nel corso della passeggiata faremo alcune tappe (vd sotto), prendendoci del tempo per osservare insieme le trasformazioni avvenute nel corso degli ultimi trent'anni. Sarà un momento per condividere cosa rappresenta il quartiere di Spinaceto per noi, le persone che lo abitano e attraversano quotidianamente Programma: 10:00 - colazione al centro sociale 11:00 - partenza dalla Biblioteca transfemminista 11:15 - Largo Cannella 11:30 - torre Brunori 12:00 - 4° lotto 12:30 - 7° lotto CAV e consultorio 12:45 - 7 ° lotto affaccio su pt. Verde qualità di mezzocammino (via Butera) 13:30 - Pranzo e musichette
October 6, 2026
Gancio de Roma
[2026-10-09] "Claiming and Building Utopia: Living a Liberated World" con Mx Yaffa (@yaffasutopia) @ LOA Acrobax
"CLAIMING AND BUILDING UTOPIA: LIVING A LIBERATED WORLD" CON MX YAFFA (@YAFFASUTOPIA) LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (venerdì, 9 ottobre 18:30) Il 9 e 10 Ottobre vi invitiamo ad Acrobax insieme a Mx Yaffa (@yaffasutopia) in occasione del suo tour europeo, per parlare insieme a lxi di utopie, di come immaginarle e di come dar loro forma tramite pratiche di cura e di organizzazione della nostra comunità. Yaffa è unə artistə disabilizzatə, autisticə, queer, trans, Musulmanə e indigenə Palestinese, il cui lavoro trasformativo riguarda il displacement, la decolonizzazione e l’equità, centrando le esperienze incarnate delle soggettività più impattate dalle inguistizie. Venerdì 9 Ottobre dalle 18:30 saremo ad Acrobax con un’esposizione di poesie di artistx queer* Palestinesi. Per iniziare, alle 19:00 Yaffa presenterà il suo libro “Be better broken” (YAFFA AS, 2026), una collezione di testi e una guida per chiunque stia cercando di resistere il fascismo. In questa sua ultima pubblicazione, l’autorx ci chiama a responsabilizzarci per la costruzione collettiva di un mondo liberato, riconoscendo anche la natura traumatica di questo processo, nel tentativo però di rendere questo dolore collettivo le fondamenta delle nostre azioni. Alle 21:00 vi delizieremo poi con una cena vegana (con opzioni gluten-free) e a seguire DJ Set di Päm (@pam.ymn) con lettura contemporanea di poesie da parte di Yaffa. Sabato 10 Ottobre invece, dalle 10:00 alle 13:00 Yaffa ci guiderà attraverso il Workshop “Claiming and Building Utopia: Living a Liberated World”, dove si andrà a lavorare e a ragionare su quello spazio disconnesso fra il mondo come è ora e il mondo che vorremmo, ricentrando il potere che l’utopia può darci nell’azione e organizzazione immediata. I posti sono limitati, vi chiediamo di prenotarvi nel link in bio, più informazioni seguiranno nei prossimi giorni. La presentazione e il Workshop saranno in lingua inglese con traduzione in italiano (e LIS per la talk). Alle 13:30 pranziamo insieme (portate schiscetta!) e ci dirigiamo verso il corteo delle 14:30 al Colosseo.
October 5, 2026
Gancio de Roma
[2026-11-28] SERATA TEKNO FLINTA ⚧️ @ CSOAT Auro e Marco
SERATA TEKNO FLINTA ⚧️ CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (sabato, 28 novembre 22:00) ⚡ TEKNO FLINTA — 28 NOVEMBRE ⚡
 Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile e tre giorni dopo ci troviamo in periferia, ai margini della città, nella meravigliosa cornice che già tuttx amate di Spinaceto, perché anche gli spazi che viviamo raccontano chi può sentirsi liberx. Riprendersi gli spazi significa anche questo: non lasciare che sentirsi più safe e socialità appartengano soltanto al centro della città, ma a TUTTA ROMA. Vogliamo portare i nostri adorati bassi dove appartengono: nelle periferie e nei margini, trasformando spazi spesso dimenticati in luoghi di incontro, espressione, autodeterminazione e sorellanza. Perché la violenza maschile attraversa ogni territorio e la risposta deve attraversare ogni territorio. Il 28 novembre vi invitiamo in periferia per una notte di bassi, corpi e libertà. 🔊🖤 Una serata FLINTA per creare uno spazio in cui nessunx debba sentirsi osservatx, molestatx, zittitx o costrettx a cambiare il proprio modo di stare. Non vogliamo solo ballare insieme, vogliamo costruire spazi in cui poter stare insieme. 🚨 NO SEXISM
🚨 NO RACISM
🚨 NO OMOLESBOTRANSFOBIA
🚨 NO MACHI 🚨 NO FASCI 🚨 NO ZIONISM 🇵🇸 🖤 RESPECT THE SPACE.
🖤 RESPECT THE PEOPLE.
🖤 RESPECT THE DANCEFLOOR. 📅 28 NOVEMBRE
📍 CSOAT AURO E MARCO
🔊 ALTRE INFO PRESTO FUORI
October 5, 2026
Gancio de Roma
[2026-11-28] SERATA TEKNO FLINTA ⚧️ @ CSOAT Auro e Marco
SERATA TEKNO FLINTA ⚧️ CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (sabato, 28 novembre 22:00) ⚡ TEKNO FLINTA — 28 NOVEMBRE ⚡
 Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile e tre giorni dopo ci troviamo in periferia, ai margini della città, nella meravigliosa cornice che già tuttx amate di Spinaceto, perché anche gli spazi che viviamo raccontano chi può sentirsi liberx. Riprendersi gli spazi significa anche questo: non lasciare che sentirsi più safe e socialità appartengano soltanto al centro della città, ma a TUTTA ROMA. Vogliamo portare i nostri adorati bassi dove appartengono: nelle periferie e nei margini, trasformando spazi spesso dimenticati in luoghi di incontro, espressione, autodeterminazione e sorellanza. Perché la violenza maschile attraversa ogni territorio e la risposta deve attraversare ogni territorio. Il 28 novembre vi invitiamo in periferia per una notte di bassi, corpi e libertà. 🔊🖤 Una serata FLINTA per creare uno spazio in cui nessunx debba sentirsi osservatx, molestatx, zittitx o costrettx a cambiare il proprio modo di stare. Non vogliamo solo ballare insieme, vogliamo costruire spazi in cui poter stare insieme. 🚨 NO SEXISM
🚨 NO RACISM
🚨 NO OMOLESBOTRANSFOBIA
🚨 NO MACHI 🚨 NO FASCI 🚨 NO ZIONISM 🇵🇸 🖤 RESPECT THE SPACE.
🖤 RESPECT THE PEOPLE.
🖤 RESPECT THE DANCEFLOOR. 📅 28 NOVEMBRE
📍 CSOAT AURO E MARCO
🔊 ALTRE INFO PRESTO FUORI
September 26, 2026
Gancio de Roma
Educare alle differenze: anticorpi contro isolamento e autocensura a scuola
A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico Giuseppe Valditara è tornato a occuparsi con insistenza di educazione affettiva, sessuale e di genere, riproponendo una sequenza che ormai conosciamo bene. Al Meeting di Rimini, il 25 agosto, ha rivendicato il consenso informato come una scelta di «libertà educativa», ha parlato di libri per bambine e bambini che lo  avrebbero fatto «rabbrividire», della necessità di non compromettere l’innocenza dell’infanzia e di mettere fine ai «lavaggi del cervello». Il 3 settembre, intervistato da Famiglia Cristiana, è stato ancora più esplicito: con il consenso informato, ha spiegato, si vuole tenere fuori dalla scuola la «cultura woke» e impedire l’insegnamento delle cosiddette teorie gender. Poi il registro cambia. Quando il discorso torna sui femminicidi, sulla prevenzione e sul ruolo della scuola, Valditara rivendica di avere introdotto per la prima volta tra gli obiettivi di apprendimento l’educazione al rispetto, all’empatia, alle relazioni e alla parità di genere. È la stessa risposta utilizzata in questi giorni di fronte a chi, dopo l’uccisione di Lorena Isceri e l’appello del padre a lavorare nelle scuole, ha chiesto di non arretrare sull’educazione sessuo-affettiva. Ed è anche la linea utilizzata nelle rettifiche a comizi e articoli, come quello pubblicato da Chiara Franceschini su “Domani” alla fine di agosto. > La questione di fondo è questa: se la violenza di genere non è un’emergenza ma > un fenomeno strutturale, la prevenzione non può limitarsi a intervenire quando > la violenza è già accaduta o a insegnare alle donne a riconoscerla prima, ma > deve agire sulle condizioni culturali e sociali che la rendono possibile. A questa domanda Valditara risponde rivendicando rispetto, empatia e parità tra gli obiettivi della scuola. Ma il rispetto, se viene separato da un lavoro sui rapporti di genere, sugli stereotipi, sul consenso, sulla sessualità e sulle relazioni di potere, rischia di restare un principio astratto, incapace di interrogare i meccanismi che producono la violenza. Ed è precisamente su quei terreni che il ministro torna, contemporaneamente, a evocare «propaganda gender», cultura woke e bambini da proteggere. Si rivendica dunque la prevenzione della violenza mentre si sottopongono a sospetto alcuni degli strumenti necessari a praticarla. Questa apparente oscillazione consente a Valditara di rivolgersi contemporaneamente a target diversi: da una parte verso chi grida a una scuola invasa dal gender e dal woke; dall’altra una narrazione più rassicurante, destinata anche al mondo docente e alle famiglie che non si riconoscono in un progetto oscurantista e considerano utile e ovvio che la scuola si occupi di prevenzione e relazioni. I due messaggi non si annullano, si completano. Il primo costruisce e mobilita il nemico; il secondo neutralizza le critiche che quella costruzione produce. Si può rivendicare davanti a un pubblico la vittoria contro il gender e, davanti a un altro, sostenere che nessuno abbia mai voluto limitare l’educazione alle relazioni. La rettifica diventa così parte della stessa operazione politica della dichiarazione che l’ha resa necessaria. LA LEGGE SUL CONSENSO INFORMATO È in questa doppia operazione che la Legge 104/2026 diventa ancora più grave. Entrata in vigore il 7 luglio, la legge non vieta tutte le forme di educazione affettiva, ed è proprio su questo che Valditara costruisce le sue smentite. Ma introduce un regime speciale di sospetto e controllo intorno alla sessualità e alle identità e ruoli di genere. Non serve definire giuridicamente che cosa sia “gender” se il confine viene costruito ogni giorno nel discorso politico. > Il rischio più concreto, a questo punto, è l’autocensura. Una dirigente che > rinuncia a un progetto per evitare contestazioni, un collegio che ne riduce i > contenuti, un’insegnante che sceglie di non utilizzare un materiale non stanno > semplicemente applicando una legge: stanno anticipando un possibile conflitto. Ed è così che una scuola può restringere il proprio campo d’azione senza che sia necessario vietare formalmente ciò che decide di non fare. Le ispezioni degli ultimi mesi rafforzano questo meccanismo. Dal liceo Vivona di Roma, dove una lettera su Gaza inviata da un docente a studenti ormai diplomati ha prodotto un accertamento poi concluso senza criticità, alle verifiche intorno ad assemblee con Francesca Albanese e ad altre iniziative considerate politicamente sensibili, il punto non è soltanto l’esito delle singole procedure. Il punto è il messaggio che la loro ripetizione invia all’intero sistema scolastico: alcuni contenuti espongono più di altri all’attenzione del ministero. > È qui che consenso informato e ispezioni, pur essendo strumenti molto diversi, > finiscono per incontrarsi. Il primo aumenta il controllo preventivo su alcune > attività; le seconde mostrano che su alcuni terreni il controllo può arrivare > anche dall’alto. Tra i due cresce lo spazio dell’autocontrollo: quello in cui scuole, dirigenti e docenti cominciano a selezionare preventivamente ciò su cui conviene esporsi. Oltre alla legge 104/2026, le nuove Indicazioni nazionali, le battaglie contro il woke e il linguaggio inclusivo, l’enfasi sul primato educativo delle famiglie e il ricorso agli strumenti ispettivi compongono un’idea di scuola nella quale il ministro forza i confini culturali del dicibile, zittisce il corpo studentesco, annichilisce la libertà di insegnamento. EDUCARE ALLE DIFFERENZE A NAPOLI È su questo terreno che il dodicesimo Meeting nazionale di Educare alle Differenze, che si terrà a Napoli il 26 e 27 settembre, assume quest’anno un valore politico particolare. Da più di dieci anni il Meeting mette in relazione insegnanti, dirigenti, studenti, associazioni, famiglie, movimenti, sindacati, servizi e amministrazioni locali. > Nel nuovo quadro normativo, però, questa rete può diventare anche un antidoto > molto concreto a uno dei principali meccanismi attraverso cui l’autocensura si > diffonde: l’isolamento. Perché, se ogni insegnante deve capire da sola ciò che può fare, se ogni dirigente deve valutare individualmente quanto sia conveniente esporsi, se ogni scuola considera la propria contestazione un caso particolare, la prudenza diventa una risposta perfettamente razionale. Al contrario, conoscere collettivamente la normativa, distinguere i divieti reali dai confini prodotti dalla propaganda politica, costruire strumenti di autotutela, condividere pratiche e mettere in comune i conflitti modifica concretamente le condizioni nelle quali quelle decisioni vengono prese. È questo il significato che assume quest’anno Fuori controllo, il titolo del Meeting. Non il rifiuto delle responsabilità della scuola, ma il tentativo di sottrarsi al meccanismo per cui è la scuola stessa, per prudenza, a restringere progressivamente il proprio campo d’azione; non la ricerca dell’eroismo individuale, ma la costruzione delle condizioni collettive che permettono di esercitare l’autonomia anche quando il suo esercizio diventa politicamente più costoso. Un anticorpo all’autocensura, del resto, non si costruisce chiedendo alle persone di essere più coraggiose, ma facendo in modo che non debbano esserlo da sole. Immagine di copertina di Educare alle differenze Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. 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September 22, 2026
DINAMOpress