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[2026-09-17] Festival di Economia Sociale - Vivere, Abitare, Cooperare @ Nuoro7
FESTIVAL DI ECONOMIA SOCIALE - VIVERE, ABITARE, COOPERARE Nuoro7 - Via Nuoro, 7 (giovedì, 17 settembre 10:30) UN’ALTRA ECONOMIA È GIÀ QUI: 30 APPUNTAMENTI E OLTRE 60 OSPITI A «VIVERE, ABITARE, COOPERARE», IL FESTIVAL DEDICATO ALL’ECONOMIA SOCIALE BRANCACCIO, GIARDINI, SPIN TIME, FOSSICK PROJECT, FETTARAPPA E MARAGONI: DAL 17 AL 20 SETTEMBRE QUATTRO GIORNI GRATUITI A NUORO7.  IL 23 E 24 SETTEMBRE L’OFF FESTIVAL «DIGITALE BRUTALE» SUL CASO AUTISTICI/INVENTATI Programma completo: https://nuoro7.it/ 30 appuntamenti e oltre 60 ospiti e realtà coinvolte: è online il programma di «Vivere, Abitare, Cooperare», il primo festival organizzato da NUORO7 e interamente dedicato all’economia sociale. Dal 17 al 20 settembre, in Via Nuoro 7, nel giardino affacciato sull’Acquedotto Felice tra Piazza Lodi e Pigneto, quattro giornate a ingresso libero tra talk, laboratori, mercatini, musica e spettacoli. E il 23 e 24 settembre si continua con «Digitale Brutale», l’Off Festival che parte dal caso Autistici/Inventati per interrogarsi su piattaforme, intelligenza artificiale, sovranità digitale e tecnologie alternative. Il Festival nasce da una domanda: è davvero questo capitalismo l’unico orizzonte possibile? La risposta viene cercata nelle pratiche che già oggi costruiscono economie diverse: cooperative e imprese sociali, mutualismo abitativo, economia circolare, beni comuni, lavoro di cura, mercati di prossimità e forme di produzione collettiva del valore. Tra i fili centrali del Festival, il rapporto tra concentrazione del capitale e alternative cooperative, il futuro dei beni comuni e le nuove forme dell’abitare: dalla riflessione sul desiderio post-capitalista al confronto sulla finanziarizzazione dei beni pubblici, fino al «Capitale Comune» e al mutualismo abitativo a partire dall’esperienza di Spin Time. Accanto a questi temi, spazio anche all’economia circolare e al lavoro di cura, affrontato attraverso welfare, migrazioni e disuguaglianze. Domenica il percorso confluirà nei tavoli aperti alla cittadinanza e nell’incontro «Verso il Piano per l’Economia Sociale di Roma», mettendo in dialogo pratiche, organizzazioni e istituzioni. Tra gli ospiti Emiliano Brancaccio, Federica Giardini, Giuseppe Allegri, Luigi Corvo, Alessandro Coppola, insieme a esperienze come Spin Time, Confcooperative, Scomodo, Barikamà, Programma Integra, Officine Zero, Stalker e Open Impact. Nel programma anche la musica di Marcello Newman, FOSSICK PROJECT con Marta Del Grandi e Cecilia Valagussa e gli spettacoli di Riccardo Goretti, Niccolò Fettarappa e Lorenzo Maragoni, Aurora Spreafico e Altri Libertini. Il 23 settembre, con «Keep the NET open! Still possible? Il caso Autistici/Inventati», l’Off Festival «Digitale Brutale», organizzato in collaborazione con il Master ProPART (Sapienza - IUAV), porterà la stessa domanda nello spazio della rete: è ancora possibile costruire infrastrutture digitali autonome e non estrattive? Il 24 settembre, «Resistere agli algoritmi. Piattaforme, AI, sovranità, alternative» allargherà il confronto al potere delle grandi piattaforme e dell’intelligenza artificiale. Gli ospiti di Off Festival saranno Giuseppe Allegri, Tiziano Bonini, Andrea Capocci, Emiliana De Blasio, Nicolas Denis, Marco Deseriis, Giulio De Petra, Michele Mezza, Sonia Montegiove, Teresa Numerico, Stefano Simoncini. Parteciperanno anche i collettivi AVANA e CIRCE. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero e gratuito. Il programma completo è in allegato. 17–20 settembre 2026 OFF FESTIVAL: 23–24 settembre NUORO7 – Via Nuoro 7, Roma https://nuoro7.it/
September 12, 2026
Gancio de Roma
Corpi in movimento. «Zapruder» 70 in tour! http://storieinmovimento.org/2026/09/12/corpi-in-movimento-zapruder-70-in-tour/?pk_campaign=feed&pk_kwd=corpi-in-movimento-zapruder-70-in-tour #autodeterminazione #transfemminismo #Iniziative #femminismi #medicina #Zapruder #scienza #welfare #aborto
Utero di Stato: cosa c’è davvero dietro il capitolo “salute” di Vannacci
Nel documento “ideologico-programmatico” di Futuro Nazionale, un centinaio di pagine firmate dal generale Roberto Vannacci e dal suo responsabile del programma Lorenzo Gasperini, la parola “salute” compare quasi sempre insieme a un’altra parola: “civiltà”. Non è un caso. Nel capitolo dedicato a demografia, vita, famiglia e identità cristiana non si parla mai di corpi, di persone, di scelte concrete. Si parla di “sostenibilità antropologica”, di “shock generativo”, di “patrimonio della Nazione”. Il nostro corpo diventa, testualmente, uno strumento di “sovranità economica e fiscale”. Proviamo a leggere questo testo per quello che è. LA PILLOLA RU-486 COME “PROBLEMA DI SICUREZZA NAZIONALE” Il programma propone il divieto di somministrazione della pillola abortiva RU-486 in regime ambulatoriale o domiciliare, ripristinando l’obbligo di ricovero già superato dalle linee di indirizzo ministeriali del 2020. Il pretesto è sanitario (“tutela della salute della madre”), ma la sostanza è politica: rendere l’aborto farmacologico il più difficile, lento e umiliante possibile, moltiplicando le tappe burocratiche e mediche. Questo capitolo del programma di Vannacci ci risuona rispetto a quello che sta succedendo dall’altra parte dell’Atlantico. > Negli Stati Uniti, con l’annullamento della sentenza Roe v. Wade nel 2022, il > mifepristone, l’equivalente della RU-486, è diventato il bersaglio principale > di una strategia legale coordinata da procuratori generali repubblicani e > gruppi conservatori: non si abolisce il farmaco per legge, lo si rende > inaccessibile per via amministrativa. Sei stati a guida repubblicana, attraverso una serie di cause ancora pendenti, stanno cercando di limitare l’accesso al mifepristone. Per citare alcuni esempi: la Louisiana ha aperto le ostilità contestando una norma del 2023 che permette la prescrizione a distanza del farmaco e la spedizione per posta, e similmente anche il Texas e la Florida. Questi tre Stati hanno lanciato un attacco ancora più ampio, puntando direttamente all’approvazione originaria del mifepristone da parte della FDA (Food and Drug Administration) nel 2000. Il fine di questa offensiva legale è eliminare la prescrizione da remoto, la distribuzione in farmacia e la spedizione postale del mifepristone su scala nazionale, incluse le zone dove non vige un divieto totale dell’aborto. A maggio 2026, la battaglia è arrivata fino alla Corte Suprema: il 14 maggio la Corte ha bloccato un’ordinanza di un tribunale inferiore che avrebbe ristretto la distribuzione nazionale del mifepristone, lasciando in vigore le regole FDA attuali. Una tregua, non una vittoria definitiva, perché i contenziosi non solo proseguono ma aumentano. Il “ripristino del ricovero obbligatorio” italiano sembra molto simile: si moltiplicano le tappe, si allungano i tempi, si colpiscono soprattutto le persone che hanno meno mezzi per permettersi viaggi e permessi dal lavoro. Da una parte all’altra del mondo, la stessa architettura politico-ideologica produce le medesime soluzioni tecniche: non serve vietare un diritto, basta renderlo logisticamente insostenibile. IL LINGUAGGIO È LO STESSO, E NON È UN CASO Chi segue le destre europee riconosce subito il lessico. La retorica del “vero problema è la denatalità” mutuata dal dibattito tedesco, l’ossessione per il quoziente familiare, l’idea della famiglia “naturale” come unico argine alla “sostituzione etnica”: sono le stesse coordinate che da anni strutturano la propaganda di AfD in Germania. Natalità come compito nazionale, famiglia eterosessuale come “cellula” biopolitica dello Stato, LGBT+ come “ideologia” da arginare nelle scuole e nei media. Nel documento di Vannacci queste categorie non sono citate per caso: sono riprodotte quasi punto per punto, fino alla proposta di premiare con quote riservate nei concorsi pubblici (“quote azzurre”) solo chi fa figli e a quella di introdurre il “voto plurimo per i genitori in rappresentanza dei figli”. > “Chi non vuol lavorare neppure mangi”: la salute come premio di produttività. Il programma introduce il cosiddetto “principio economico di San Paolo” anche in materia previdenziale e assistenziale: chi non ha lavorato abbastanza, o si è “rifiutato” di farlo, potrà vedersi azzerata la pensione minima, ricevendo in cambio solo “mensa dei poveri, dormitorio pubblico e assistenza sanitaria essenziale”. È la trasformazione del welfare da diritto a premio di produttività: si ottiene la possibilità di continuare a sopravvivere con cura e assistenze proporzionalmente a quanto si è stati utili alla Nazione. Chi non rientra nello schema – chi non lavora, chi non genera figli italiani, chi non “si assimila” – riceve solo il minimo per non morire. L’EUTANASIA NEGATA IN NOME DEL DOLORE ALTRUI Sul fine vita il programma è altrettanto netto: nessuna apertura a eutanasia, suicidio assistito o disposizioni anticipate di trattamento reali, bollate come “omicidio del consenziente”. Alimentazione e idratazione artificiali vengono ridefinite per legge come “sostegni normali” e non come trattamenti sanitari. Si rivendica esplicitamente, come modello, il mancato via libera di Napolitano al “decreto salva-Eluana” del governo Berlusconi. Anche qui la logica è la stessa del capitolo sulla natalità: il corpo, quello che nasce e quello che muore, non appartiene alla persona, ma alla comunità, alla “civiltà”. UTERO IN AFFITTO, REATO UNIVERSALE, PENA RADDOPPIATA Coerente con questa impostazione, la maternità surrogata (già reato universale in Italia dal 2024, ma abbiamo capito che qui si gioca a spararla più grossa) vedrebbe la pena minima salire da uno a cinque anni e quella massima a dieci, equiparandola sostanzialmente alla schiavitù. Ma il bersaglio dichiarato è impedire in ogni modo la genitorialità delle coppie omosessuali, esplicitamente citata come obiettivo nel testo, insieme al divieto di trascrizione degli atti di nascita esteri con due madri o due padri. IL FANTASMA DEL VENTENNIO NELLA RETORICA NATALISTA Non serve nemmeno leggere tra le righe: il programma stesso richiama esplicitamente il 1978-79, il divorzio Banca d’Italia-Tesoro, l’identità “romana e cristiana”, l’idea di un’Italia che deve “risvegliarsi” da un sonno imposto dall’esterno. È lo stesso registro retorico della “battaglia demografica” annunciata da Mussolini nel discorso dell’Ascensione del 1927: natalità come misura della potenza nazionale, madri “medaglia d’oro” della patria, corpo delle donne mobilitato per il “destino della razza”. Ottant’anni dopo cambiano gli strumenti ma l’impianto resta lo stesso: la natalità è un dovere da imporre e la sanità riproduttiva diventa lo strumento con cui lo Stato decide chi deve nascere, chi deve curarsi, e chi deve morire in silenzio. PERCHÉ CE NE DOBBIAMO OCCUPARE ORA Questo non è un programma marginale: è la base ideologica dichiarata di un partito guidato da un generale con seggio al Parlamento europeo. Ogni misura presentata come “buon senso” o “tutela della vita”, dal blocco della RU-486 domiciliare alla revoca della pensione per chi non ha figli o non ha lavorato abbastanza, è un tassello dello stesso disegno: trasformare la salute riproduttiva e il fine vita da diritti individuali a strumenti di ingegneria demografica nazionale. > Non si sta discutendo soltanto di aborto, di fine vita, di natalità o di > maternità surrogata. Si sta discutendo di una domanda molto più radicale: chi > decide della nostra vita? Non possiamo permetterci di normalizzare una cosa del genere. Non possiamo aspettare che il giorno dopo un’elezione qualcuno venga a dirci che “era solo un programma”. I programmi servono esattamente a questo: a dire quale società si vuole costruire quando si avranno abbastanza voti per farlo. Se qualcuno pretende di trasformare l’utero in una risorsa strategica dello Stato, la risposta deve essere politica, collettiva e senza ambiguità: i nostri corpi non sono patrimonio della Nazione. La nostra salute non è uno strumento di sovranità. La nostra libertà non è una concessione del potere, è un diritto. Immagine di copertina di Daniele Napolitano Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Utero di Stato: cosa c’è davvero dietro il capitolo “salute” di Vannacci proviene da DINAMOpress.
September 8, 2026
DINAMOpress
[2026-09-12] Tant'anni di lotta @ Spazio sociale occupato 100celle Aperte
TANT'ANNI DI LOTTA Spazio sociale occupato 100celle Aperte - Via delle Resede, 5, 00171 Roma (sabato, 12 settembre 18:00) Ciao, questo l'invito a partecipare alla festa incontro dedicata al rifugio antispecista Agripunk . Tant'anni di lotta! Sarà il 12 settembre 2026 a 100celle aperte, via delle Resede 5, a Roma. Come sai il rifugio antispecista Agripunk è sotto sfratto e stiamo cercando con ogni mezzo che il progetto di rigenerazione individuale, collettiva, sociale, culturale e ambientale possa continuare. Puoi partecipare portando qualcosa di vegano da condividere (non troppo perché di base il menù è affidato al cuoco palestinese di 100celle), stare per qualche ora al bar o occuparti dello spiattamento, occuparti del banchino, o dell'animazione della serata. La cena sarà ad offerta libera e, per il bar, ci saranno prezzi modici! Tutto ma proprio tutto il ricavato sarà destinato ad Agripunk! Intanto rinnovo l'invito a partecipare al crowfunding lanciato su produzioni dal basso, così sentirò la tua vicinanza se non potrai esserci! O potrai lasciare la tua donazione al banchino! Questo il link del crowfunding https://www.produzionidalbasso.com/project/salviamo-agripunk-1/ Programma della serata: h 18:00 accoglienza nel giardino di 100celle aperte h 19:00 Ora si gioca con Tabù transfemminista e Domande scomode h 20:00 cena all'aperto (menù vegano palestinese integrato dai nostri contributi) h 21:30 perfo drag di Nuvola e Peppina l'Ametista h 22:30 arriva la torta, una sorpresa nella sorpresa! h 23:00 Sfilata indecorosa animata da Nuvola e Peppina (portate abiti e accessori favolosamente queer da condividere per la sfilata) h 24:00 Ci salutiamo..... e ci aiutiamo a rimettere tutto in ordine!!! Per tutta la serata incursioni musicali con la DJ Peppina l'Ametista sul tema tant'anni in lotta. Sono aperte le proposte per la playlist di canzoni di lotta e di rivolta dagli anni 70 ai nostri giorni Mandate nei commenti le proposte musicali!
September 7, 2026
Gancio de Roma
La sostituzione della madre. Note a margine di un recente dibattito /2
continua da qui La sostituzione della madre. Note a margine di un recente dibattito /1 Tre nodi critici: filosofico, femminista, giuridico La coerenza logica delle argomentazioni di L. Zanella è ferrea e quasi sacrale: se la maternità è potenza originaria, relazione fondante e non funzione, allora renderla sostituibile significa far saltare un fondamento di civiltà. È una tesi che non ammette compromessi e proprio questa assolutezza genera le critiche più dure. La critica va articolata su tre registri distinti e intrecciati. Il primo è filosofico. L. Zanella viene dal femminismo della differenza. Da qui la suggestiva metafora ecologista: come non si estrae un bosco per venderlo a pezzi senza distruggerne il senso, così non si estrae la capacità di generare dal suo tessuto relazionale. È evocativa, ma è un ritorno all’essenza. È proprio ciò che Simone de Beauvoir ha speso una vita a decostruire quando scriveva che “donna non si nasce, ma si diventa”. Michela Murgia lo riprende con una formula fulminante: il medium non è il messaggio. Il medium è l’utero: nove mesi di corpo, di rischi, di sangue. Il messaggio è la maternità, cioè la scelta di prendersi cura per sempre. Se si afferma che il corpo che genera e la maternità sono inscindibili, allora per coerenza si dovrebbe rimettere in discussione anche la possibilità di non riconoscere un figlio alla nascita. Anche lì, infatti, il medium viene portato a compimento senza che si traduca in maternità. L. Zanella non vuole farlo, ma è ciò che la sua premessa implica logicamente. E qui la metafora ecologista smette di reggere: un bosco non ha volontà, non sceglie. Una donna sì. Il secondo registro è quello femminista. Quale donna stai tutelando? A questo snodo interviene la lezione del femminismo intersezionale, da K. Crenshaw a bell hooks, da A. Lorde a M. Murgia. L. Zanella parla de “la donna” al singolare, come se fosse un universale trasparente. Il femminismo intersezionale ne decostruisce la pretesa: quell’universale non esiste, è sempre situato.L. Zanella parla di esproprio della maternità. Ma la nostra società è già strutturalmente fondata sull’esproprio della cura: la badante rumena che lascia i figli in Moldavia per accudire nostra nonna ventiquattro ore su ventiquattro non vende nove mesi, vende vent’anni di maternità. E noi lo chiamiamo lavoro. Allora: perché quello è lavoro e la gestazione diventa esproprio? È una critica di classe che M. Murgia coglie con lucidità: ci scandalizziamo della vendita della gravidanza perché tocca un simbolo, l’utero come ultimo residuo di sacralità naturale, non ci scandalizziamo della vendita della cura quotidiana perché ci fa comodo. Se vieti ovunque, come vorrebbe l’istanza abolizionista, non abolisci il bisogno economico che spinge una donna a farlo. Lo sposti soltanto in Kenya, in India, in Ucraina, dove costa meno e dove ci sono meno tutele. Il divieto universale non abolisce il mercato ma lo duplica, creando un mercato a due velocità: uno legale e iper-garantito e uno clandestino e pericolosissimo.                                 Infine il nodo giuridico: qui la posizione di L. Zanella si fa meno solida, perché il divieto non protegge, cancella. Il diritto italiano conosce già la separazione tra gravidanza e maternità. Puoi abortire anche per una ragione economica, puoi partorire in anonimato e non riconoscere il figlio, puoi diventare madre con l’adozione senza alcuna gravidanza. Il nostro ordinamento ha già accettato che generare e diventare madre non siano la stessa cosa. Se la legge ritiene legittimo che una ragione economica possa portarti a interrompere una gravidanza, come può ritenere illegittimo che la stessa ragione possa portarti a iniziarla?            In questo frangente L. Zanella sovrappone due piani che andrebbero tenuti distinti: la mercificazione della gravidanza e la mercificazione del bambino. Da una parte c’è la gravidanza come lavoro corporeo rischioso, come tempo di vita ceduto. Dall’altra c’è il bambino come prodotto reso conforme alle aspettative dei committenti. La seconda è inaccettabile e va impedita con ogni strumento giuridico. Ma non la si  impedisce con un divieto totale. La si impedisce con una legge che dica l’opposto della logica del mercato: che il feto non è mai proprietà dei committenti, che la gestante non può mai essere costretta ad abortire, che può sempre cambiare idea e tenere il bambino con sé, che i committenti non possono rifiutarlo se nasce disabile.  Dalla protezione alla tutela: la proposta di Angela Galici ed Elia Randazzo Su un piano epistemologicamente rovesciato si colloca l’intervento di Angela Galici. Se L. Zanella muove dal principio di non mercificabilità del corpo materno, A. Galici parte da un dato materiale, transfemminista, intersezionale e sindacale: chi tutela le donne che, nonostante il vuoto normativo italiano, accedono comunque alla GPA all’estero senza garanzie? La sua mossa è decostruttiva: distingue la gestazione come fatto biologico e lavoro corporeo dalla sacralità che vi si costruisce sopra. Quel simbolico materno è storico, quindi interrogabile. Il fulcro della sua argomentazione è la distinzione tra protezione e tutela. La protezione è paternalistica: decide al posto tuo perché la scelta sarebbe troppo delicata. È lo Stato che si fa padre e sospende l’autodeterminazione, lo stesso schema che ha escluso le donne da voto, lavoro e proprietà. La tutela, al contrario, non sostituisce la volontà ma crea le condizioni perché possa esercitarsi: diritti, salute, consenso informato, recesso reale. Da sindacalista la tesi è netta: non proteggere le donne dalla GPA, ma tutelarle dentro di essa. Il divieto non elimina la pratica, la esporta dove le tutele sono minori. L’alternativa citata è la Gestación solidaria cubana: né mercato deregolato né tabù, ma regolazione pubblica e sanitaria. Difendere la GPA non significa negarne i rischi, ma riconoscere la gestante come soggettività piena che può essere decisiva in una nascita senza coincidere con la madre. Se ci dichiariamo intersezionali, il divieto senza eguali condizioni materiali si rovescia in privilegio di classe.                                                                                      Se il divieto come protezione produce disuguaglianza, resta da chiarire quando una scelta sia davvero libera. Qui si innesta il contributo di Elia Randazzo: la questione non è se la GPA sia lecita in astratto, ma se lo siano le condizioni materiali in cui si decide. Poiché nessuna essenza di Donna precede l’esistenza concreta, vietare in nome di quell’essenza significa reintrodurre una norma metafisica. Per E. Randazzo capacità gestazionale e maternità non coincidono: madre non si è per il solo partorire, lo si diventa nella cura, nella relazione, nella responsabilità. Identificarle consente di ricadere nell’essenzialismo, riduce la donna a biologia e crea un paradosso: madri di serie A che partoriscono e di serie B che adottano, con un varco aperto per argomentazioni pro-life. Anche l’autodeterminazione si rovescia: se per L.Zanella l’accordo comprime la libertà, per E. Randazzo può garantirla, con consenso informato, consulenza indipendente, tutela sanitaria, ripensamento e revoca.  Il consenso può essere viziato da vulnerabilità economica, ma il condizionamento non è automaticamente coercizione: nessuna scelta è immune dal contesto. Se il femminismo dice che sul corpo delle donne non decidono altri, questo principio deve valere per il no come per il sì. Tra il tutto lecito e il divieto assoluto, E. Randazzo propone una terza via: una regolazione rigorosa che distingua consenso e coercizione, autonomia e sfruttamento, disponibilità del corpo e mercificazione della persona. Compito del femminismo non è dire cosa una donna debba fare del suo corpo, ma fare in modo che non lo decida nessun altro al suo posto: né mercato, né patriarcato, né Stato.   Conclusione: il limite come spazio di libertà, non come destino Questo attraversamento ci conduce a una consapevolezza: discutere di GPA non è discutere di una tecnica, ma del modello di civiltà che la rende pensabile. Il merito di L. Zanella è averci costretti a guardare l’episteme: quando la maternità è frammentata in tre funzioni per renderla sostituibile, ciò che resta è un paradigma proprietario. La sua critica al dispositivo neoliberista che trasforma ogni desiderio in diritto è un monito ecologico prima che femminista. Ma proprio la forza sacrale di questa coerenza ne rivela il limite. Se la GPA è l’esito di un paradigma che fa del desiderio senza limite la sua unica legge, come ha ricordato A. Cavadi, la risposta non può essere una contro-coerenza altrettanto assoluta che fa dell’essenza materna un destino. Tra “tutto è disponibile” e “nulla è disponibile” si perde la donna come soggetto che decide. Il divieto universale non è allora un limite di civiltà, come lo pensa L. Zanella, ma la rinuncia a costruirla: un gesto simbolico che punisce dopo, lasciando vuoto il prima, dove si annida lo sfruttamento. Solo una regolazione rigorosa con consenso informato, consulenza indipendente, tutela sanitaria, ripensamento, revoca, controllo pubblico rende lo sfruttamento nominabile e sanzionabile. La domanda aperta dall’incontro al Gramsci non è se la maternità sia sostituibile. Non lo è, se è relazione, cura, responsabilità. La domanda è più scomoda: chi ha il potere di decidere cosa una donna può fare del proprio corpo? Se rispondiamo che spetta ad altri – mercato, Stato, o un femminismo custode di un’essenza – tradiamo l’autodeterminazione della donna che volevamo difendere. Se spetta a lei, il nostro compito non è giudicare la sua scelta, ma garantire che sia davvero sua: libera, informata, tutelata e revocabile.  Redazione Palermo
September 6, 2026
Pressenza
I femminicidi, i transcidi, i lesbicidi,… non sono numeri, ci vogliamo contare viv3
Sui social le notizie pubblicate dai quotidiani sono inondate di commenti che mostrano, a pochi mesi dall’entrata in vigore della norma, un effetto che troviamo estremamente pericoloso. Il Viminale dice che nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati 8 casi ai sensi del nuovo art. 577-bis. E sotto gli articoli di questi giorni è un diluvio di «BASTA MENZOGNE, I FEMMINICIDI SONO OTTO». Otto in sei mesi. Otto, punto. Luigia Fortunato (Marche), Tania Sperindio (Rimini), Dafne Rebaudo (Roma), Daniela Florea(Torino), Tania Terrin(Venezia), Ornella Forastefano (Cosenza), Joanna Rouissi (Colleferro) e Carmela Bifano, ancora oggetto di accertamenti. Storie diverse, anticamera però tutte della stessa domanda: quali sono gli strumenti a disposizione per contrastare la violenza di genere? Otto, li abbiamo contati sono i femminicidi in un mese. Otto femminicidi in un mese! E tanti troppi altri tentativi interrotti da qualsivoglia situazione fortuita altrimenti sarebbero anche di più Cosa manca ancora per salvare le donne in pericolo? Questa la domanda che il quotidiano la Repubblica ha rivolto a Tatiana Montella in una intervista pubblicata il 21 agosto 2026  e ripubblicata anche nel blog dell’osservatorio di Non una di meno e che vi leggiamo https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/08/tatiana.mp3 Insieme a questa leggiamo anche l’articolo pubblicato sempre dall’Osservatorio il 22 agosto che è una riflessione sulla legge 181/25, quella per intenderci che ha riconosciuto il reato di femminicidio … MA c’è un ma … Il reato di femminicidio, la legge 2 dicembre 2025, n. 181 art. 577-bis, una legge introdotta per dare riconoscimento giuridico al femminicidio sta offrendo a chi nega l’esistenza del femminicidio un numero ufficiale da brandire per negarlo Non è una questione terminologica. È un arretramento politico e culturale! Ascoltiamo il perché in questo articolo dal titolo I femminicidi non sono numeri: vogliamo contarci vivə scritto da Babs per l’Osservatorio https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/08/babs-def.mp3
August 23, 2026
RadioSonar.Net
Alla Festa di Radio Onda d’Urto (BS), dibattito sulla scuola in ricordo di Renata De Marco
VENERDÌ 21 AGOSTO, ORE 19.00 FESTA DI RADIO ONDA D’URTO, VIA SERENISSIMA, BRESCIA Venerdì 21 agosto allo Spazio Dibattiti della festa di Radio Onda d’Urto, in memoria di Renata De Marco, si terrà il dibattito “Lo stato della scuola pubblica. Militarismo, aziendalizzazione e controllo dei corpi” fra Educare alle Differenze, Cattive Maestre, Marco Meotto, insegnante portavoce del movimento contro la riforma dei tecnici, e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Renata De Marco è stata un’insegnante di filosofia che è venuta a mancare ad aprile di quest’anno. Storica militante bresciana, comunista, femminista, transfemminista e compagna dei Cobas Scuola, Renata ha sempre partecipato e sostenuto più e più lotte dentro e fuori la scuola. Alle 19.00 ci sarà un omaggio in suo ricordo con microfono aperto alle realtà con cui ha condiviso esperienze di lotta. A seguire, il dibattito. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
[2026-08-25] Tango Rebelde! Lab di tango queer femminista @ OPS!
TANGO REBELDE! LAB DI TANGO QUEER FEMMINISTA OPS! - Via Giannino Ancillotto, 67 (martedì, 25 agosto 18:00) TORNA TANGO REBELDE! Evento in misticanza scelta senza uomini cis <3 DALLE 18 : Lab di tango queer-transfemminista con due supende compagne tanguere di passaggio a Roma A SEGUIRE FINO ALLE 22 CIRCA : Pratica libera di tango e convivialità DURANTE : porta e condividi qualcosa da bere/sgranocchiare insieme CONSIGLIAMO: * Scarpe leggere con suola liscia (devono glissare sul pavimento) - tacchi sconsigliati perche il pavimento non è omogeneo * Vestiti comodi * Qualcosa per proteggerti dai mozzichi de zanzara * Se ti avanza del talco puo essere utile per scivolare * Ventaglio (solo perchè fa molto milonga) * La sala da ballo e il bagno prevedono scale
August 19, 2026
Gancio de Roma