Tag - transfemminismo

[2026-06-12] Critical Mass Transfemminista @ Parco Sangalli
CRITICAL MASS TRANSFEMMINISTA Parco Sangalli - Parco sangalli - Torpignattara (venerdì, 12 giugno 19:00) Venerdì 12 giugno -Ore 19,00 parco sangalli ( come ogni secondo venerdì del mese) corpi con mezzi, con pochi mezzi e nessun mezzo No: Machismo, trans-bi-lesbo-omofobich , fascist, sionist, patriarch teoricamente rimane dentro tanta roba > se per vivere è stato necessario rompere il cemento, > poi non puoi metterci in un vaso del tuo balcone Eddaje!
June 8, 2026
Gancio de Roma
[2026-06-13] L'Associazione Che Guevara insieme a Donne Di Carta presentano FIGLIE DI DUE MONDI, dialogo con Sarah Mustafa, Parisa Nazari e Giuliana Sgrena @ Che Guevara Roma
L'ASSOCIAZIONE CHE GUEVARA INSIEME A DONNE DI CARTA PRESENTANO FIGLIE DI DUE MONDI, DIALOGO CON SARAH MUSTAFA, PARISA NAZARI E GIULIANA SGRENA Che Guevara Roma - Via Fontanellato 69 (sabato, 13 giugno 17:30) Non è forse questo la scrittura, lo scrivere: uno sguardo dall’alto che ci consente di scoprire nelle orme lasciate sulla strada, nelle cose che salviamo dopo una tempesta, un disegno, qualcosa a cui, per naturale tendenza a inventare storie, attribuiamo un senso? Il mettersi quasi in punta di piedi non per guadagnare un’altezza fisica ma per creare la distanza necessaria per cominciare a narrare. Sarah Mustafa nella sua prima prova narrativa è ricorsa al codice del giallo per poter comprendere, come fosse un’indagine appunto, i mondi che la abitano: la Palestina e l’Italia, la vita in un campo profughi e quella universitaria, la lingua dell’adattamento e la lingua dimenticata e reimparata, da chi provieni e a chi apparterrai. Forse il “giallo” è davvero un genere privilegiato per porre la grande domanda: chi sei? Giuliana Sgrena i conflitti li ha sempre guardati dritti negli occhi e raccontati anche attraverso quelli di chi, donne e bambini, ne sono le vittime dimenticate o date come effetti collaterali. Ma questa volta la sua scrittura ha il furore olimpico di chi raccoglie le sue esperienze di inviata speciale per ribaltare la doppia accusa di sopravvissuta e di intrusa nel mondo maschile del giornalismo di guerra rivendicando la forza e l’onestà di una scelta. Parisa Nazari, attivista, traduttrice, mediatrice culturale. Una donna iraniana che si è fatta custode della lingua della sua terra traducendo per l’Italia adottiva non solo opere letterarie ma i sogni i desideri e le grida di un popolo, che il mondo ha imparato a conoscere soprattutto attraverso la lunga lotta di Donna Vita Libertà. Esperienze diversissime eppure in ognuna c’è quello sguardo che pone a un livello superiore il conflitto, la ferita, in un desiderio potente di riscatto identitario personale e collettivo. Figlie di due mondi, appunto. Ascoltarle è un regalo da condividere. Se ti piacciono le nostre iniziative puoi aiutarci col tuo 5x1000 codice fiscale 97768200582
June 7, 2026
Gancio de Roma
Educazione sessuale e affettiva vietata nelle scuole per legge
L’educazione sessuo-affettiva è un’azione di prevenzione alla violenza di genere. Eppure ieri il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge Valditara che vieta qualsiasi attività di educazione sessuale, affettiva, alle relazioni, alle differenze per la scuola primaria e la scuola dell’infanzia. E richiede l’autorizzazione preventiva delle famiglie – il cosiddetto “consenso informato” – per le scuole superiori di primo e secondo grado.  > Il nostro paese da ieri è un po’ meno libero e alle nuove generazioni verranno > offerti meno strumenti per comprendere sé stessi, il proprio corpo, le proprie > relazioni, la propria sessualità, il proprio orientamento sessuale e la > propria identità di genere. Presentare questa legge «come una misura di “trasparenza verso le famiglie” è fuorviante. Il testo introduce un principio politico e culturale più ampio: trasformare l’educazione affettiva, sessuale, alle differenze e al consenso in argomenti sospetti, da sottoporre ad autorizzazione preventiva e controllo delle famiglie» scrive Non una di meno Roma, perché «la famiglia è uno dei luoghi in cui si riproducono violenza, controllo, ruoli di genere rigidi e cultura del possesso». Una legge approvata alla fine dell’anno scolastico mentre a scuola tutti corrono dietro le incombenze di fine anno, ultime interrogazioni, recuperi impossibili, burocrazia asfissiante ed esami. Il Senato, con 116 persone presenti su 200, vota con 78 voti favorevoli e 38 contrari, e approva una legge che limita la libertà di insegnamento e toglie alla scuola italiana strumenti per affrontare i problemi delle persone in età evolutiva, dietro lo spauracchio “dell’ideologia gender”. Come scrive Educare alle Differenze: «Questa legge viene approvata in aperta contraddizione con le raccomandazioni internazionali e con le evidenze promosse da OMS e UNESCO, che indicano da anni nell’educazione sessuo-affettiva uno degli strumenti fondamentali per prevenire la violenza di genere, promuovere il consenso, contrastare discriminazioni e costruire relazioni più libere». > I numeri della violenza di genere in Italia non sono in calo, anzi la violenza > si ramifica dai luoghi di lavoro fino agli spazi digitali e si espande e > riproduce nelle giovani generazioni, come ci hanno dimostrato diversi studi. Nell’ultimo rapporto di Save the Children leggiamo: «Un adolescente su 4 dichiara di essere stato una vittima di atteggiamenti violenti all’interno di una relazione (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti). Uno su 3 è stato geolocalizzato dal partner. Il 28% ha visto condividere immagini intime senza consenso. Il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati. Il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale». Una violenza diffusa e radicata. E di fronte a queste evidenze il governo vieta o limita la discussione, rendendo questi argomenti dei tabù, peggiorando di fatto la situazione.  I movimenti femministi e transfemministi, i centri antiviolenza, le associazioni da anni si battono per superare la diffusione a macchia di leopardo di queste inziative e rendere l’educazione sessuale, affettiva, alle differenze e alle relazioni obbligatoria per ogni scuola di ogni ordine e grado. Già oggi sono poche le scuole che attivano laboratori, e rimangono fuori le scuole più periferiche, nei piccoli centri, nelle zone interne e con questa legge la situazione peggiorerà. > «A pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le persone più giovani e > in formazione. Le giovani persone LGBTQIA+, e in particolare le persone trans > e non binarie, vedono restringersi ulteriormente gli spazi di riconoscimento, > autodeterminazione e tutela all’interno dei contesti educativi». Affermano le associazioni LGBTQIA+ di Bologna e chiedono alle scuole di inserire «nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) progetti di educazione alle differenze, affinché, grazie al patto educativo scuola-famiglia già previsto, si possa continuare a prevenire nelle scuole l’omobilesbotransfobia e la violenza di genere. In questo modo si può rafforzare l’alleanza tra scuola, famiglie e associazioni del territorio, dimostrando come questa nuova legge sia pura propaganda: gli strumenti per sviluppare progettualità condivise con il coinvolgimento delle famiglie erano già presenti». Bisogna moltiplicare i laboratori nelle scuole, stringere patti con le istituzioni locali, con le associazioni di genitori, con i collettivi studenteschi, i sindacati, i movimenti femministi e transfemministi, i centri antiviolenza: l’educazione sessuale, affettiva, alle relazione, alle differenze non deve tornare ad essere un fatto privato. E se la vogliono vietare nelle scuole, bisogna riportarla per le strade.   Immagine di Non una di meno Catania Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Educazione sessuale e affettiva vietata nelle scuole per legge proviene da DINAMOpress.
June 5, 2026
DINAMOpress
[2026-06-12] F-KAP - Festival Kwir Art Palestine @ Casa delle donne Lucha y Siesta
F-KAP - FESTIVAL KWIR ART PALESTINE Casa delle donne Lucha y Siesta - Via Lucio Sestio,10. Metro A fermata Lucio Sestio (venerdì, 12 giugno 16:00) Ci troveremo a Lucha Y Siesta il 12 e 13 Giugno (dalle 16:00) per una due-giorni in solidarietà e complicità con la Resistenza Palestinese e di tutti i popoli oppressi, per immaginare e vivere insieme uno spazio di arte, musica, cibo e dibattiti. Vi aspettiamo al F-KAP Festival Kwir Art for Palestine (ma anche fuckapitalism) ❤️‍🔥❤️‍🔥 A breve più info sui nostri social!
May 30, 2026
Gancio de Roma
[2026-06-06] EXTRA PERIFERIA: Festa Separata @ CSOAT Auro e Marco
EXTRA PERIFERIA: FESTA SEPARATA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (sabato, 6 giugno 22:00) EXTRA PERIFERIA: Festa Separata 🌸 Il 06 Giugno dalle 22:00 🌸 Il Centro Sociale Auro e Marco è occupato e autogestito dal 92, e oggi è uno spazio transfemminista . Auro e Marco è uno spazio misto questo è un evento separato . 🌸 Chemical X […] . [… In aggiornamento …] 🌸 Spinaceto – Roma Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268, 00128 RM Autobus: 705-706-078-708
May 27, 2026
Gancio de Roma
Oggi, lunedì, alle ore 18, ci sarà un presidio a Mestre (Venezia), in solidarietà a una ragazza trans che ha subito uno stupro da parte un agente di polizia, a dicembre 2025, a Marghera, dopo che era stata fermata insieme a una sua amica per un furto in un centro commerciale. L’agente avrebbe promesso alle due donne protezione legale in cambio della loro disponibilità sessuale. Il loro rifiuto, ovviamente, non è valso nulla di fronte al potere che un agente di polizia esercitava su di loro anche solo indossando la divisa: l’agente ha violentato una delle due donne mentre lei era in bagno. Come al solito, la narrazione che si vuole fare è di un caso isolato, ma la stessa funzione sociale della polizia, insieme ai vari abusi – denunciati e non – degli ultimi anni, smentiscono la visione della “mela marcia”. e infatti, le conseguenze legali per gli aggressori, o la falsa parvenza della prevenzione, si presentano solo a cose fatte, nella forma di arresti e licenziamenti. Nel frattempo, le divisioni di genere, classe e “razza” normalizzano questi abusi: due donne trans, razzializzate e povere sono e saranno sempre in una posizione di vulnerabilità personale, legale e burocratica imposta dalla violenza delle frontierer, dalla discriminazione transfobica e dalle imposizioni patriarcali. Il silenzio dei giornali e della cittadinanza non ci sorprende, ma comunque ci disgusta. Solo il mese scorso, a Mestre, una ragazza trans e le amiche che erano con lei sono state aggredite e picchiate nel parcheggio di una discoteca da un branco di 30 uomini. A parte qualche misero articolo sull’accaduto, la risposta dell’amministrazione cittadina è stata di dare la colpa all’alcol e la risposta della città è stata assente.
[2026-05-24] Tango Rebelde @ Piazza Vittorio
TANGO REBELDE Piazza Vittorio - Piazza Vittorio Emanuele, 00185 Roma, RM (domenica, 24 maggio 18:00) TANGO REBELDE - DATA STRAORDINARIA DOMENICA 24 MAGGIO H 18 Si torna per una domenica di tango fuori programma! Di solito ci riuniamo la prima del mese, ma visto l'entusiasmo dell'ultimo appuntamento abbiamo deciso di raddoppiare. Per tutti i livelli, laboratorio e pratica di tango in una milonga autogestita in piazza, aperta a donne, persone trans e non binarie. Porta delle scarpe che scivolino bene, per unirti a noi in meravigliosi pivot! Sotto i portici di Piazza Vittorio, uscita Metro tra Via Buonarroti e Via Machiavelli.
May 20, 2026
Gancio de Roma
Spot 13.05.26 Aurora Vanchiglia Transfemminista – In Bundesliga cercano di cambiare l’egemonia maschile una persona alla volta? Borja Iglesias contro omofobia, razzismo, sessismo e Pro-pal
In questa puntata di metà maggio in compagnia dell’Aurora Vanchiglia Transfemminista: Marie-Louise Eta, 34 anni, prima donna ad allenare nei 5 grandi campionati europei. Una nomina storica, tra insulti sessisti rispediti al mittente dal club. Nel frattempo Kathleen Krüger diventa la prima donna DS della storia del calcio d’élite nella squadra dell’Amburgo. Carolina Morace denuncia la disparità di trattamento dei titoli vinti dalle allenatrici rispetto agli allenatori, che crea delle barriere fortissime per ottenere la Licenza UEFA Pro. Borja Iglesias si dipinge le unghie, subisce insulti omofobi, e i tifosi del Celta Vigo rispondono presentandosi allo stadio con lo smalto. Ma Borja ci piace anche anche perchè si espone su razzismo, sessismo e a favore della Palestina Dal calcio femminile: Morelli sbaglia un rigore dato per sbaglio di proposito mostrando che anche nei campionati pro esiste il nostro amato fair-play, Cantore segna la doppietta più veloce della storia NWSL, la Roma femminile vince il suo terzo scudetto. Ferrieri Caputi, miglior arbitra del mondo nel 2025, arbitra la Serie B. In Francia la seconda classificata dirige la Ligue 1. Ordinario sessismo all’italiana.
[2026-05-14] Assemblea Pubblica Transfemminista @ ESC Atelier Autogestito
ASSEMBLEA PUBBLICA TRANSFEMMINISTA ESC Atelier Autogestito - Via dei Volsci, 159 (giovedì, 14 maggio 18:30) Ci convochiamo giovedì 14 dopo essere statə a Ponte Garibaldi per ricordare Giorgiana Masi, uccisa a 19 anni mentre manifestava contro il divieto di scendere in piazza, per il divorzio e l'aborto libero e gratuito. La storia di Giorgiana guarda al nostro allarmante presente e ci interroga ancora. Il diktak "Dio Patria Famiglia" muove guerre ai corpi e ai territori, all'educazione e alla salute pubblica, ai legami sociali tutti. Incontriamoci, per proseguire la nostra lotta; per guardare alle prossime piazze romane e alla Palestina Globale come orizzonte politico; per continuare a costruire campagne potenti contro l'ennesimo tentitivo di far passare il DDL BongiorNO, contro l'adunata degli antiscelta e del fronte per la Remigrazione del 13 giugno; per immaginarci il prossimo 25 Novembre e il decennale di Non Una di Meno Siamo vita, potenza globale e energia generativa, spine nel fianco dell'internazionale nera e delle guerre dei potenti. Come Giorgiana non faremo un passo indietro, con Giorgiana continuamo a lottare per la vita che vogliamo. Se va a caer
May 13, 2026
Gancio de Roma
“Vite che sconfinano”: donne transgender migranti tra tratta, diritti negati e protezione mancata
Le donne transgender migranti provenienti dal Sudamerica sono tra i gruppi sociali meno assistiti nei percorsi di riconoscimento dello status di rifugiate e di inserimento sociale. Sono inoltre tra le persone migranti maggiormente esposte alla tratta a fini di sfruttamento sessuale. Sono tra le cittadine con background migratorio che, pur potendo contare su una residenza prolungata in territorio italiano, permangono spesso in uno stato di precarietà e marginalità molto prolungato che le rende vittima di re-traficking. È il quadro generale che emerge dal rapporto Vite che sconfinano 1, documento riassuntivo dell’esperienza del progetto LightonRights 2. Tra 2023 e 2025, il Progetto ha seguito 30 donne cisgender con background migratorio e 40 persone lgbtqia+ migranti, soprattutto donne transgender latinoamericane, escluse dall’accesso a diritti essenziali (soggiorno, salute, abitare) a causa dell’inefficienza del sistema istituzionale italiano, della (spesso) poca preparazione dei suoi operatori e della generale mancanza di risorse del sistema d’accoglienza (anche del Circuito a bassa soglia) nel territorio di Roma Capitale. Eppure, gli strumenti giuridici per ottenere la protezione internazionale, condizione fondamentale per una stabilità di vita e un migliore accesso ai diritti fondamentali, ci sono. Vite che sconfinano sottolinea infatti che (sebbene solo di recente) la giurisprudenza ha stabilito la possibilità concreta di riconoscere la protezione internazionale a persone che, nel proprio Paese d’origine, potrebbero subire o subiscono (nel passato, presente e futuro) discriminazioni in base a orientamento sessuale, identità di genere, espressione di genere o caratteristiche sessuali 3. Gli abusi subiti dalle donne transgender si possono poi ascrivere alla violenza di genere. L’Alto Commissariato delle Nazioni Uniti per i Rifugiati (UNHCR) definisce “violenza di genere” qualsiasi atto perpetrato contro la volontà di una persona su base di differenze socialmente costruite (come il genere). In altre parole, è violenza di genere qualsiasi danno o sofferenza mentale, sessuale e fisica, la minaccia di questi atti, la coercizione e altre privazioni della libertà che sono subite da una persona per il modo in cui esprime la sua identità, modo che è percepito sbagliato dalle norme sociali maggioritarie. Raccogliendo le testimonianze delle persone assistite e l’esperienza comune giurisprudenziale e non, il report di LightonRights individua tre attori principali che operano violenza di genere contro donne transgender. Lo Stato, con i suoi vari operatori, genera supporta e riproduce discriminazioni socio-culturali e penali che condannano le persone trangender a condizioni di marginalità, subordinazione e pericolo di vita. Per esempio, in diversi Paesi sono vietati i progetti a difesa e sostegno delle persone lgbtqia+ oppure la queerness nell’espressione di genere e sessuale è considerata un reato passibile di pena di morte. Ancora, le autorità statali non attuano le tutele previste dalle leggi esistenti a beneficio di persone lgbtqia+, ossia le leggi rimangono lettera morta. Famiglie e comunità sono le altre due sorgenti di violenza di genere. Le norme sociali che percorrono e costruiscono questi due nuclei puniscono spesso in modo molto duro chiunque deragli dalla loro via. Nel caso di donne trangender latinoamericane, è possibile supporre che il loro contesto socio-culturale sia segnato dalla cultura del machismo e come un individuo di sesso maschile che esprima la propria identità femminile sia stigmatizzato in modo violento e negativo. Non sono però solo il Paese e i nuclei sociali d’origine a produrre violenza di genere contro donne trangender. Anche il Paese e la società d’arrivo hanno responsabilità, perché anche in questi contesti esistono norme comuni e atteggiamenti istituzionali che designano le persone transgender/lgbtqia+ migranti come individui di serie B. in Italia, sembra che l’unica possibilità di inserimento sociale delle persone trangender provenienti dal Sudamerica (e in particolare delle donne) sia il lavoro sessuale, in strada o in case d’appuntamento. Questa visione restrittiva e predeterminata del loro progetto migratorio ed esistenziale, che dovrebbe invece essere autodeterminato, alimenta il meccanismo di loro traffico a fini di sfruttamento sessuale. Anche i media alimentano questo meccanismo, descrivendo le donne transgender come vite a perdere: donne destinate al lavoro sessuale “per abitudine”, destinate a rimanere sulla strada per una sorta di incapacità di riscatto e/o predisposizione derivata dalla loro identità di genere e sessuale. Persone che non vogliono o non possono riabilitarsi. Questo quadro costringe le donne trangender a condizioni di estrema precarietà esistenziale, che a sua volte le svolgere attività lavorative obbligate e/o di sussistenza come il sex work, spesso tra l’altro fonte di guadagno per la famiglia e la comunità che le ripudia. Esclusione sociale e marginalizzazione economica sono solo due delle forme che prendono gli abusi sulle donne transgender nelle comunità di partenza, passaggio e arrivo. Gli altri hanno carattere fisico (aggressioni), sessuale (stupro) ed emotivo (maltrattamenti verbali ed esclusione sociale). Ci sono anche l’esclusione dall’accesso ai diritti e alle risorse a essi collegati e la violenza assistita (ossia il fatto di essere persone testimoni dirette o indirette di violenze subite da altre persone transgender). Inoltre, il timore nei confronti delle Forze dell’ordine (causato e alimentato da esperienze negative vissute) e delle ritorsioni di trafficanti, sfruttatori e cittadini violenti ferma spesso la volontà di denuncia, primo passo verso l’uscita dalla condizione di sfruttamento e discriminazione. La specificità dell’identità di questi individui e il vissuto, la coscienza, la storia comune e condivisa ne fanno un “particolare gruppo sociale”. Pertanto, le persone transgender (e lgbtqia+) possono essere titolari di tutela da parte del diritto internazionale come rifugiate secondo le Convenzione di Ginevra del 1951, recepita a livello europeo dalla Direttiva qualifiche del 2004 (diffusa nel 2011). L’art. 2 di questa Direttiva mette in chiaro quali sono i principi secondo cui è riconoscibile lo status di rifugiat3, mentre l’art. 10 specifica cosa significhi appartenere a un particolare gruppo sociale3. L’art. 7 determina che le misure di protezione per queste persone poste in essere dallo Stato d’origine possono essere ritenute effettive solo se sono durature, effettive e accessibili. Ossia, come detto sopra, non basta una legge anti-discriminazione: è necessario che esistano strumenti pratici che assicurino alle persone queer una protezione costante e abilitante all’accesso ai diritti e al godimento di una vita dignitosa. L’art. 5 stabilisce che le persone transgender devono essere tutelate anche in riferimento a minacce e violenze subite durante o dopo la partenza dal Paese d’origine. In generale, poi, il pericolo sempre attivo che minaccia queste persone rende per loro valido il principio di non refoulement: non possono cioè essere espulse, perché l’espulsione comporterebbe per loro un rischio troppo grande di ricadere nella discriminazione e nei circuiti di sfruttamento di cui sono state vittime nel Paese d’origine e durante il percorso migratorio. L’applicazione della Convenzione di Ginevra sopracitata è facilitata anche dalle Linee guida UNHCR in materia di riconoscimento dello status delle persone rifugiate in base a orientamento sessuale e/o identità di genere. L’Alto Commissariato riconduce ancora questo riconoscimento al fatto che le persone trangender, così come lgbtqia+, sono ascritte in un particolare gruppo sociale. Le sue Linee guida determinano che, nel dare protezione internazionale, bisogna tenere in considerazione non solo gli episodi di sfruttamento già avvenuti ma anche i danni che la tratta 4 ha causato nel Paese d’origine, anche se le persone in questione non sono a rischio di re-trafficking. Insieme alle diverse fonti legislative che sostengono il riconoscimento dello status di persone rifugiate per le donne transgender, il rapporto Vite che sconfinano richiama anche il Protocollo Addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, volto a prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini. La sua esistenza costituisce di per sé un’ulteriore conferma della necessità di considerare le persone migranti LGBTQIA+ e transgender vittime di tratta come soggetti a rischio, da tutelare attraverso strumenti di protezione internazionale. Esistono quindi diverse fonti di diritto internazionale che spingono alla protezione delle persone trangender migranti. La Direttiva qualifiche europea è vincolante per gli Stati membri, quindi anche per l’Italia. Eppure, in Italia non esistono percorsi davvero efficaci per la tutela e l’inclusione di queste soggettività. Oltre alle cause fondamentali già elencate sopra, bisogna tenere in considerazione un altro fattore determinante in questa questione: l’intersezionalità rappresentata dalle persone lgbtqia+ migranti. Le donne trangender latinoamericane seguite dal progetto LightonRights non sono solo persone queer, ma sono anche migranti, sono latinoamericane, sono donne, sono spesso in condizioni di precarietà abitativa e hanno spesso un accesso claudicante alle cure mediche. Sono persone a cui la violenza subita ha lasciato in eredità malattie di carattere psichico e/o che l’instabilità esistenziale ha spinto verso dipendenze da sostanze. Appunto mettendo in pratica la complessità della vita trangender migrante in Italia, il rapporto Vite che sconfinano approfondisce anche la questione dell’accesso al diritto alla salute e all’abitare mettendola in relazione alla mancanza di un qualsiasi permesso di soggiorno nel territorio italiano. Quello che il progetto LightonRights ha fatto davvero emergere è quindi la necessità di affrontare un problema per il quale esistono tutte le premesse risolutive con uno sguardo multidisciplinare e intersezionale. Perché tutela e accesso ai diritti implicano un ripensamento della cittadinanza in senso più inclusivo e partecipato, che coinvolge non solo persone migranti lgbtqia+ e chi opera nel settore, ma anche la società nel suo complesso. 1. Leggi il report ↩︎ 2. LightonRights è un progetto di Diritti di Frontiera-Laboratorio di teoria e pratica dei diritti APS e di Libellula Italia APS che ha lo scopo di supportare (con un atteggiamento multidisciplinare e intersezionale) persone lgbtqia+ e queer nella rivendicazione dei loro diritti attraverso uno sportello socio-legale all’Università degli Studi di Roma Tre. LightonRights è finanziato da ActionAid International Italia E.T.S e Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto “THE CARE – Civil Actors for Rights and Empowerment” cofinanziato dall’Unione Europea ↩︎ 3. L’Art. 10 specifica anche che un particolare gruppo sociale è costituito da quelle persone che hanno un’identità o una storia comune, che definisce la loro identità, basata su un tratto identitario irrinunciabile e al quale non dovrebbero rinunciare in ragione di discriminazioni da esso derivanti, soprattutto nel Paese d’origine. Specifica che l’individuazione di un particolare gruppo sociale avviene anche in base a considerazioni di genere e in base all’orientamento sessuale ↩︎ 4. La definizione di tratta adottata comunemente è contenuta nel “Protocollo Addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini” ↩︎