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L’11 giugno un convegno sul diritto all’abitare alla Sapienza
L’11 giugno l’università di Roma “Sapienza” (aula 11, Facoltà di Medicina e Psicologia, Via dei Marsi 78) ospiterà un convegno sul diritto all’abitare, in una idea di funzione pubblica svolta dai luoghi del sapere e della conoscenza. Il convegno cade, per pura casualità, nel momento in cui l’abitare ha una […] L'articolo L’11 giugno un convegno sul diritto all’abitare alla Sapienza su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
LA RENDITA MOLECOLARE
COME LE PIATTAFORME STANNO SMATERIALIZZANDO LA PROPRIETÀ E POLVERIZZANDO LA RESPONSABILITÀ C’è una frase nel materiale promozionale di Arrived — piattaforma statunitense di investimento immobiliare frazionato, sostenuta tra gli altri da Jeff Bezos — che vale la pena fermarsi a leggere con attenzione: niente telefonate a tarda notte. È una promessa rivolta agli investitori, e si riferisce agli inquilini. Questi ultimi, nella grammatica della piattaforma, sono la fonte del disturbo, l’elemento di frizione da eliminare. L’investimento perfetto è quello da cui la persona scompare. Arrived non è un caso isolato né una semplice curiosità americana. È il caso esemplare di una trasformazione strutturale che sta ridisegnando i rapporti tra capitale, abitazione e responsabilità. Capire cosa sta accadendo lì significa anticipare ciò che si sta già muovendo altrove. L’ARCHITETTURA DELLA PIATTAFORMA Il meccanismo è semplice nella forma, complesso nelle implicazioni. Arrived acquista immobili residenziali — abitazioni unifamiliari, case vacanze — e li fraziona in quote acquistabili da chiunque a partire da cento dollari. Gli investitori ricevono dividendi trimestrali proporzionali ai canoni di locazione e partecipano alla rivalutazione dell’immobile in caso di vendita. La piattaforma gestisce tutto il resto: ricerca dell’immobile, finanziamento, ristrutturazioni, rapporti con gli inquilini, manutenzione ordinaria e straordinaria. Alla fine del 2025, oltre 850.000 investitori avevano aderito alla piattaforma, investendo complessivamente più di 300 milioni di dollari in oltre 550 proprietà distribuite in 65 città americane. Nel novembre dello stesso anno, Arrived ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 27 milioni di dollari e il lancio di un mercato secondario: una piattaforma dove gli investitori possono scambiarsi tra loro quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di uscire rapidamente dalle posizioni o di ribilanciare il portafoglio. Il CEO Ryan Frazier ha descritto il modello come un “unbundling” del REIT — il fondo comune di investimento immobiliare — applicato ai singoli immobili, così che ciascun investitore possa scegliere le proprietà di proprio gradimento. Alcune case hanno più di mille investitori. La visione dichiarata è quella di un mercato azionario applicato al patrimonio immobiliare residenziale. COSA SI SMATERIALIZZA DAVVERO La narrativa ufficiale presenta tutto questo come “democratizzazione”. L’accesso al mattone, storicamente riservato a chi disponeva di capitale sufficiente per un mutuo o per un acquisto diretto, verrebbe aperto a chiunque abbia cento dollari e uno smartphone. È una storia che funziona perché contiene un dato vero: la proprietà immobiliare è stata a lungo uno strumento di accumulazione riservato alle classi medie e superiori. Ma la democratizzazione dell’investimento non è la stessa cosa della democratizzazione dell’abitare. Anzi, le due cose si muovono in direzioni opposte. Quando un immobile residenziale viene trasformato in strumento finanziario frazionato, accade qualcosa di preciso sul piano strutturale: la catena proprietaria si allunga e si opacizza fino a diventare irrintracciabile. Il proprietario formale non è più una persona fisica o una società identificabile, ma una costellazione dispersa di micro-investitori, ciascuno titolare di una quota infinitesimale, nessuno responsabile di nulla. La gestione è delegata alla piattaforma, che risponde agli investitori ma non agli inquilini. Questa architettura produce un effetto specifico: la responsabilità si dissolve. Non si riduce, non si distribuisce equamente: si dissolve. Chi abita la casa non ha più un interlocutore reale. Ha un’app, un numero di assistenza, un sistema di ticketing. Il rapporto tra chi abita e chi possiede, già asimmetrico nelle sue forme tradizionali, perde qui anche l’ultimo residuo di concretezza umana. LA RENDITA COME CATEGORIA ASTRATTA La finanziarizzazione dell’abitare non è un fenomeno nuovo. I fondi pensione, i fondi immobiliari e le grandi società di gestione patrimoniale hanno da decenni una presenza massiccia nel mercato residenziale. Ma il modello delle piattaforme di investimento frazionato rappresenta qualcosa di qualitativamente diverso: porta quella logica fino alla sua conseguenza più estrema, applicandola non alla scala istituzionale ma a quella molecolare. La rendita immobiliare esiste da quando esiste la proprietà privata. Ma nella sua forma tradizionale comportava almeno una relazione, per quanto squilibrata: tra un proprietario identificabile e un inquilino. Quella relazione poteva essere conflittuale, sfruttativa, ingiusta — e spesso lo era. Ma era pur sempre una relazione tra soggetti e, in quanto tale, produceva responsabilità, diritti, obblighi reciproci, talvolta perfino accordi. Il modello di Arrived elide quella relazione alla radice. La casa diventa un asset come un’azione in borsa. L’inquilino diventa un flusso di cassa. La rendita diventa una categoria puramente astratta, separata dal suo substrato umano. E l’investitore — il nuovo proprietario molecolare — può tranquillamente non sapere in quale città si trovi la casa in cui investe, chi la abiti, in quali condizioni. Questa astrazione non è un effetto collaterale del modello. È il suo prodotto principale, la sua promessa centrale. “Concentrati solo sui guadagni”, dice Arrived ai propri utenti. Tutto il resto — la manutenzione, le riparazioni, le persone — è rumore da cui proteggersi. L’IDEOLOGIA DELLA LIQUIDITÀ Il lancio del mercato secondario nell’autunno del 2025 introduce un elemento ulteriore di complessità. Gli investitori possono ora acquistare e vendere quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di bilanciare rapidamente il proprio portafoglio. Si tratta, nella sostanza, dell’applicazione della logica dei mercati finanziari alla casa intesa come luogo fisico abitato da persone reali. Le implicazioni sono serie. Un mercato azionario applicato agli immobili introduce volatilità là dove la stabilità è un bisogno primario. Se tutti gli investitori decidono di liquidare contemporaneamente le loro quote in un certo mercato — perché i rendimenti calano, perché un’altra piattaforma offre di più, perché un algoritmo segnala un’opportunità altrove — cosa accade agli inquilini? Chi gestisce le proprietà in fase di liquidazione di massa? Chi risponde delle manutenzioni sospese, dei contratti non rinnovati, degli sfratti strumentali? I critici del modello sottolineano come trasformare le abitazioni unifamiliari in prodotti d’investimento aggravi i problemi di accessibilità abitativa, aggiungendo domanda speculativa a mercati già compressi. Non si tratta di una preoccupazione teorica. Quando i capitali si spostano velocemente su scala geografica, attratti dai rendimenti più alti nelle aree “ad alta crescita”, i prezzi delle locazioni nelle aree target aumentano, le comunità si destabilizzano e le fasce di popolazione a reddito medio-basso vengono progressivamente espulse. DEMOCRATIZZARE IL PEGGIO C’è un paradosso al cuore della narrazione democratizzante. Arrived e piattaforme simili si presentano come strumenti di inclusione finanziaria: anche chi non ha i capitali per acquistare una casa può partecipare alla crescita del mercato immobiliare. È un argomento che ha una sua coerenza interna e intercetta una domanda reale, in un momento in cui la proprietà della casa è sempre più inaccessibile per le generazioni più giovani. Ma quello che viene “democratizzato” non è il diritto all’abitare. È la partecipazione alla rendita. E queste due cose non solo non coincidono: sono strutturalmente antagoniste. Più persone partecipano alla rendita come investitori, più la casa come bene d’uso si allontana da chi ne ha bisogno come inquilino. In altri termini, la piattaforma trasforma una quota sempre più ampia della popolazione in piccoli rentier, ciascuno con un interesse diretto alla massimizzazione del canone di locazione e alla valorizzazione del patrimonio. L’effetto politico di lungo periodo non è trascurabile. Chi possiede quote di immobili — anche minute, anche simboliche — tende a sviluppare un orientamento diverso rispetto alle politiche abitative, alla regolamentazione degli affitti, agli investimenti pubblici nell’edilizia. La molecolarizzazione della rendita è anche una molecolarizzazione del consenso a un certo ordine del mercato immobiliare. LA RESPONSABILITÀ COME CATEGORIA OBSOLETA Sul piano giuridico, il modello di Arrived solleva questioni che i sistemi normativi esistenti faticano a inquadrare. In molti ordinamenti, il rapporto di locazione presuppone l’esistenza di un locatore identificabile, con obblighi precisi: manutenzione dell’immobile, rispetto delle norme igienico-sanitarie, responsabilità per i danni. Quando la proprietà è frazionata tra migliaia di micro-investitori e la gestione è delegata a una piattaforma tecnologica con sede in un’altra giurisdizione, chi è il locatore? Chi risponde in caso di inadempimento? Chi può essere convenuto in giudizio? La piattaforma non è neutra: è un intermediario che esercita potere reale sulle condizioni abitative degli inquilini, selezionando le proprietà, fissando i canoni, decidendo le ristrutturazioni, gestendo le procedure di sfratto. Ma la sua posizione giuridica è costruita in modo da minimizzare la responsabilità verso gli abitanti e massimizzarla verso gli investitori. Questo squilibrio non è accidentale. È il prodotto di una precisa scelta di design, che riflette una precisa scelta politica: quella di trattare la casa come un asset finanziario e l’inquilino come un centro di costo da ottimizzare. COSA RIMANE DA FARE Esiste un’alternativa alla finanziarizzazione molecolare dell’abitare. Non è misteriosa né inedita: è l’investimento pubblico nell’edilizia residenziale, la costruzione di patrimonio abitativo sottratto alla logica del mercato, la regolamentazione stringente degli affitti e dei processi di cartolarizzazione immobiliare. Sono politiche che esistono, che hanno funzionato e che in molti contesti sono state smantellate nel corso degli ultimi decenni, precisamente per fare spazio al mercato che oggi si presenta come unica soluzione al problema che ha contribuito a creare. Quello che piattaforme come Arrived rendono evidente — involontariamente, per eccesso di franchezza — è la direzione di marcia di un sistema che ha deciso di trattare il bisogno fondamentale di un tetto come un’opportunità di rendita. La novità non è nella sostanza, che è vecchia quanto il capitalismo. La novità è nella forma: la velocità, la scala, la granularità con cui quella logica viene ora applicata. E soprattutto nella sua presentazione come progresso, come inclusione, come democratizzazione. Quando la promessa è “concentrati solo sui guadagni”, la domanda da fare è sempre la stessa: chi si concentra, invece, sulle persone? FONTI * https://www.nationalmortgageprofessional.com/news/bezos-backed-arrived-launches-real-estate-stock-market-platform * https://www.geekwire.com/2025/bezos-backed-real-estate-startup-arrived-raises-27m-launches-trading-platform/ * https://www.cnbc.com/2025/11/13/arrived-launches-trading-platform-for-shares-of-rental-homes.html * https://www.bisnow.com/national/news/capital-markets/arrived-raises-27m-launches-secondary-marketplace-127117 * https://jacobinitalia.it/con-amazon-tutti-micropadroni-di-casa/ * https://arrived.com Francesco Russo
May 12, 2026
Pressenza
Case promesse e sfratti garantiti
di Gianluca Cicinelli (*) Il governo ha trovato il modo più italiano possibile per affrontare l’emergenza abitativa: promettere case domani e accelerare gli sfratti oggi. Da una parte il Piano casa, con centomila alloggi annunciati in dieci anni, fondi immobiliari, privati da coinvolgere e canoni definiti “accessibili”. Dall’altra il disegno di legge sugli sgomberi e sui rilasci, cioè la parte
Il DDL “Sfratti veloci” non risolve, bensì esaspera crisi abitativa e problemi sociali
Il Governo Meloni “privatizza” gli sfratti e alla macelleria sociale che si abbatterà sulle città serve una grande risposta sociale e democratica. La segretaria nazionale dell’Unione Inquilini, Silvia Paoluzzi, spiega: > Questo DDL rappresenta un attacco diretto alle famiglie che vivono la crisi > abitativa. > > In un Paese dove ogni anno vengono emesse 40.000 sentenze di sfratto e dove si > registrano 150 sfratti eseguiti ogni giorno, invece di affrontare le cause > reali dell’emergenza il Governo sceglie di accelerare ulteriormente le > procedure di sfratto. > > Mentre l’inflazione, l’aumento dei tassi e il caro‑vita mettono in ginocchio > migliaia di nuclei familiari, il Governo ha abolito il contributo affitto, > unico sostegno nazionale per chi non riesce a pagare i canoni, e ha presentato > un Piano Casa che cancella di fatto l’edilizia residenziale pubblica, l’unico > strumento strutturale capace di ridurre i costi dell’abitare. > > Il DDL Sfratti veloci interviene solo sul lato repressivo, smantellando tutele > fondamentali. > > L’eliminazione dell’avviso di rilascio consente all’ufficiale giudiziario di > presentarsi senza preavviso, il giorno successivo alla scadenza del precetto, > come lo stesso testo ammette quando afferma che l’esecutato “non riceve più > alcuna comunicazione relativa al giorno dell’accesso”. Per una famiglia in > difficoltà significa non sapere quando avverrà lo sfratto, non avere il tempo > di organizzarsi, non poter nemmeno tentare una mediazione o una soluzione > alternativa. > > Il rinvio dell’esecuzione viene ridotto a un’unica possibilità, per un massimo > di 180 giorni, e solo in presenza di condizioni rigidissime: età superiore ai > 75 anni, disabilità grave, malattia terminale o convivenza con una persona con > disabilità grave o terminale da almeno un anno. Tutte le altre fragilità – > minori, monogenitorialità, precarietà lavorativa, redditi insufficienti – > semplicemente non esistono per il legislatore. > > Il DDL amplia inoltre l’uso della notifica per irreperibili, permettendo di > considerare “notificato” anche chi non ha mai ricevuto nulla, sulla base di > ricerche “nei luoghi ragionevoli”, una formula che rischia di trasformarsi in > un automatismo a danno degli inquilini. > > Il nuovo procedimento di ingiunzione di rilascio, immediatamente esecutivo, > consente al giudice di decidere in quindici giorni e di rendere esecutivo il > provvedimento senza attendere i tempi dell’opposizione. Su richiesta del > locatore può essere applicata una penale pari all’uno per cento del canone per > ogni giorno di ritardo, un aggravio insostenibile per chi è già in difficoltà. > Anche lo sfratto per morosità viene irrigidito: i tempi per sanare si > dimezzano e la possibilità di recuperare la morosità viene limitata a due > volte in quattro anni, in un contesto in cui gli affitti crescono e i salari > restano fermi. > > La parte più inquietante del DDL riguarda però la possibilità che “enti” > accreditati dal Ministero possano sostituire l’ufficiale giudiziario nelle > operazioni di rilascio. > > Si introduce così un elemento di privatizzazione dell’esecuzione che > consideriamo gravissimo: funzioni pubbliche, delicate e ad alto impatto > sociale, potrebbero essere svolte da soggetti esterni, non pubblici e non > imparziali. > > È una scelta che apre scenari pericolosi e che rischia di trasformare un atto > dello Stato in un intervento privatizzato, con modalità che nulla hanno a che > vedere con la garanzia pubblica e con la tutela dei diritti. > > Una macelleria sociale prodotta dal DDL che ricadrà sui Comuni, che si > troveranno con il “cerino in mano”: senza strumenti, senza risorse e senza > politiche abitative. > > I Comuni saranno chiamati a gestire l’impatto sociale degli sfratti senza > avere né alloggi né fondi, con il rischio di un aumento esponenziale delle > situazioni di emergenza. > > L’assenza di misure di sostegno per le famiglie in difficoltà, unita alla > crescita dei canoni e alla precarietà lavorativa diffusa, rende già oggi la > precarietà abitativa insostenibile a livello sociale. > > In questo quadro, il DDL non solo accelera gli sfratti, ma smantella le tutele > minime che garantivano un equilibrio tra le parti. > > Non possiamo inoltre non chiederci se questo provvedimento sia costituzionale, > visto lo sbilanciamento che produce a sfavore delle famiglie in difficoltà, > aggravato dalla mancanza di alcuna misura di compensazione. > > Questo impianto rappresenta una vera e propria “caccia al povero”, un attacco > frontale alle fasce più fragili della popolazione. > > Serve una grande mobilitazione unitaria, una opposizione sociale e democratica > contro un provvedimento profondamente iniquo e pericoloso per le conseguenze > che provocherà nella coesione sociale. Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza
L’inarrestabile corsa degli affitti, con +4% nel primo trimestre 2026
Nello scorso anno sono stati oltre 1,33 milioni i nuovi contratti di locazione stipulati in Italia (+4,4% rispetto al 2024), per un volume complessivo di canoni annuali superiore agli 11,4 miliardi di euro. Lo certifica il Rapporto “La casa in locazione in Italia e in Europa” di Scenari Immobiliari e Abitare Co. Tuttavia, il Report evidenzia come questa crescita sia alimentata principalmente dalle crescenti difficoltà delle famiglie nell’accesso all’acquisto, rendendo l’affitto per molti l’unica opzione possibile (ricordiamo che in Italia quasi otto milioni di famiglie inquilini pagano annualmente 50 miliardi di euro di canoni di locazione, ai quali vanno aggiunti altri 6,5 miliardi di euro per le locazioni brevi). Questa pressione, unita a una strutturale carenza di offerta qualitativa e quantitativa, ha spinto i canoni medi nazionali a crescere del 5,15%, con punte eterogenee: se il mercato ordinario di bassa qualità ha ceduto l’1,5%, i mercati convenzionati legati ai nuovi Patti territoriali hanno registrato rincari fino al 15%. Milano si conferma la città più onerosa, raggiungendo i 200 €/mq/anno (+10%). Roma si attesta stabilmente sopra i 155 €/mq/anno, Bologna e Napoli registrano crescite speculari del +16%, con canoni rispettivamente di 140 €/mq e 120 €/mq mentre Genova mette a segno il balzo più significativo, superando per la prima volta i 115 €/mq con un incremento decennale prossimo al 30% trainato, negli ultimi anni, dalla nuova offerta residenziale disponibile in ambiti semicentrali. A livello regionale, dal 2016 ad oggi, la regione Lombardia guida la crescita grazie all’attrattività dell’area metropolitana milanese. Seguono la regione Valle d’Aosta, tornata a correre per la domanda di seconde case e locazioni turistiche, e il Friuli-Venezia Giulia, trainato da un tessuto produttivo fiorente e dal ruolo di snodo logistico internazionale. Le previsioni per il 2026 indicano un consolidamento dei volumi (crescita stimata inferiore all’1%) e un ulteriore pesante rincaro dei canoni che sarà superiore al 4% e che porterà il valore medio nazionale oltre i 95 €/mq/anno. Una situazione che, in assenza di politiche pubbliche concrete e mirate, rischia di rendere sempre più stringente l’emergenza abitativa per le fasce di popolazione più fragili. Anche l’ultimo report di Idealista, il portale immobiliare, parla di una decisa crescita dei canoni di locazione in tutto il Paese: nel primo trimestre del 2026 si registra un incremento del 4%. Un aumento che porta il prezzo medio degli affitti a 14,8 euro al metro quadro, a un passo dal massimo storico nazionale di 14,9 euro/m². Tra i rialzi maggiori troviamo Barletta (11,3%), Padova (8%), Caserta (7,7%), Lucca (7,3%) e Viterbo (7,2%), mentre ii cali più rilevanti si registrano a Verona (-7,9%), Prato (-6,6%), Brescia (-6,4%), Ascoli Piceno (-6,3%) e Massa-Carrara (-5,2%). La Capitale arriva al suo massimo storico con 19,8 euro/m², mentre Milano si conferma essere la città più cara (22,3 euro/m²), alla pari con Venezia e appena sopra Firenze (22,2 euro/m²). Seguono Bologna (17,1 euro/m²), Como (16,7 euro/m²) e Napoli (15,5 euro/m²). Si tratta di dati che confermano l’insostenibile situazione del sistema abitativo nel nostro Paese, ove spesso sono i giovani ad avere maggiori probabilità rispetto alle fasce d’età più anziane di trovarsi in situazioni di insicurezza abitativa, di essere eccessivamente gravati dai costi dell’alloggio e di vivere in abitazioni di qualità inferiore. Una situazione che li costringe a vivere in condizioni che altrimenti non sceglierebbero, come ad esempio con i genitori o i parenti, anche rinunciando a opportunità di carriera e di studio – con ripercussioni sulla loro salute e sul loro benessere – e a decisioni in merito alla formazione di una famiglia. E per aggravare la crisi abitativa è di recente arrivato anche il congelamento dei 970 milioni destinati al recupero degli alloggi sfitti dell’edilizia residenziale pubblica che apre uno scenario oltremodo preoccupante. La sospensione del provvedimento, legata al mutato contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dal caro energia, rischia infatti di produrre effetti immediati e concreti su migliaia di famiglie in attesa di una casa. A denunciarlo sono le organizzazioni sindacali SUNIA, SICET e UNIAT, che sottolineano come il blocco delle risorse implichi il prolungarsi delle liste d’attesa e il mancato utilizzo di una parte significativa del patrimonio pubblico, che potrebbe invece offrire una risposta concreta all’emergenza abitativa. Una situazione aggravata dall’aumento del costo delle bollette, che colpisce in modo particolare i nuclei più fragili, spesso residenti proprio negli alloggi ERP. Qui il comunicato SUNIA, SICET e UNIAT Giovanni Caprio
April 3, 2026
Pressenza
Sugli affitti la proprietà privata non è predominante. Lo afferma la Cassazione
Nella giornata di sabato abbiamo pubblicato un focus sulla questione abitativa del Cnel, oggi pubblichiamo una interessante segnalazione di Asia-Usb su una sentenza della Corte di Cassazione sul fatto che in materia abitativa – e in particolare sugli affitti brevi – gli interessi privati non sempre devono essere quelli predominanti. […] L'articolo Sugli affitti la proprietà privata non è predominante. Lo afferma la Cassazione su Contropiano.
December 21, 2025
Contropiano
L’emergenza abitativa in Italia è strutturale, serve un cambio di paradigma
Nel 2024, circa il 5,1% della popolazione – più di 3 milioni di individui – viveva in condizioni di sovraccarico dei costi abitativi, ovvero spendendo oltre il 40% del proprio reddito netto per il mantenimento dell’abitazione. Sebbene in calo rispetto all’8,7% del 2019, il dato resta fortemente preoccupante. Secondo l’Istat […] L'articolo L’emergenza abitativa in Italia è strutturale, serve un cambio di paradigma su Contropiano.
December 20, 2025
Contropiano
Una legge per regolare gli affitti a uso abitativo
Dopo un lungo lavoro che ha visto impegnate realtà in tutta Italia, fra le quali il Movimento per il Diritto all’Abitare e Asia-Usb, è stata presentata a Roma il 14 novembre la proposta di legge sugli affitti. Con la nuova normativa si vuole superare la legge 431 del 1998 che ha abolito l’equo canone, fino allora in vigore, e ha determinato a partire dai primi anni del 2000 l’aumento dei canoni di affitto e un’impennata del numero dei pignoramenti, sgomberi e sfratti. > La proposta introduce lo strumento del rent control ovvero la possibilità per > le persone locatarie di fare valere le proprie condizioni economiche e ridurre > l’affitto nel momento in cui il proprio reddito diminuisce. Legare il canone al reddito dell’inquilino è diventato indispensabile, vista la precarietà del lavoro e la povertà crescente nel nostro Paese. La Caritas certifica che negli ultimi 10 anni la povertà è aumentata del 40%. Oggi il canone arriva a costare a una famiglia più del 50% del reddito e sostenere le spese per la casa costringe molte persone a rivolgersi a prestiti, entrando nei circuiti dell’usura. Le case offerte sul mercato sono sempre meno numerose e a prezzi inaccessibili, perché l’affitto turistico o a breve termine ha monopolizzato il mercato. Serve dunque una legge che stabilisca regole certe per garantire un abitare degno per tutti e tutte. La legge presentata consiste di soli 10 articoli, sufficienti a rivoluzionare il mondo degli affitti, cominciando dal definire l’ambito di applicazione e le categorie vulnerabili che intende tutelare. > Si stabilisce che il canone deve essere calcolato secondo due parametri: uno > oggettivo, stabilito in base a un coefficiente fissato per legge, l’altro > soggettivo legato al reddito delle famiglie e non può incidere più del 25%. La flessione del reddito comporta un autoriduzione del canone. Si stabilisce anche la definizione giuridica delle tipologie di proprietà immobiliare, distinguendo nettamente i piccoli dai medi e grandi proprietari e stabilendo delle aliquote di IMU che siano progressive, così come si colpisce chi lascia vuote le proprie proprietà immobiliari. Con gli introiti dovuti alla maggiorazione dell’IMU viene istituito un fondo comunale di sostegno all’affitto. Per arginare il fenomeno di case costruite e lasciate vuote per anni si stabilisce che le nuove costruzioni invendute o sfitte dopo 24 mesi dall’ultimazione vengono tassate con IMU maggiorato di quattro volte o vengono utilizzate dalle amministrazioni per 36 mesi per fronteggiare l’emergenza abitativa. > È previsto lo stop alla deregulation totale delle locazioni turistiche e di > tutte le nuove forme di affitto breve e transitorio non ancora normate. Questa proposta di legge appare indispensabile alla luce della crisi abitativa che colpisce milioni di nuclei familiari, mentre da parte del governo non ci sono proposte e finanziamenti per intervenire. In compenso, della casa il governo si occupa molto, introducendo strumenti repressivi come quelli previsti dalla proposta n.1610 depositata al Senato da Fratelli d’Italia che prevede di accelerare ulteriormente le procedure di sfratto, eliminando il meccanismo degli accessi e dando facoltà alle forze dell’ordine di procedere entro due settimane dal provvedimento di esecuzione. Insomma, decine di migliaia di nuclei familiari rischiano di finire per strada nel giro di poche settimane. Venerdì durante la presentazione del testo della legge, frutto di un lungo lavoro con le tante realtà che da anni si battono per garantire il diritto alla casa per tutti e tutte, sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e dei partiti di opposizione alla presenza di molte persone che ogni giorno vivono sulla propria pelle il dramma della crisi abitativa e della inaccessibilità di un alloggio sicuro e dignitoso. > È stato un primo passo per ampliare la discussione e coinvolgere le forze che > dovrebbero battersi per cambiare la legislazione che ha portato alla > situazione che stiamo vivendo. È partita da qui la campagna per una legge sui canoni, su tutti i territori e in tutte le città dove l’affitto è ormai diventato insostenibile e dove la crescente tensione abitativa nega il diritto a una casa dignitosa per sempre più persone, spingendole ineluttabilmente oltre la soglia della povertà. Immagine di copertina dalla pagina FB Blocchi Precari Metropolitani SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Una legge per regolare gli affitti a uso abitativo proviene da DINAMOpress.
November 19, 2025
DINAMOpress
Presentata la proposta di legge, parte la campagna contro il caro affitti e per il diritto all’abitare
Venerdì 14 presso, si è svolta a Roma, la presentazione pubblica della proposta di legge sugli affitti che il Movimento per il Diritto all’Abitare e Asia-Usb, assieme a molteplici realtà impegnate nella difesa e promozione del diritto all’Abitare in tutta Italia, hanno esteso ed ora vogliono promuovere nel dibattito pubblico […] L'articolo Presentata la proposta di legge, parte la campagna contro il caro affitti e per il diritto all’abitare su Contropiano.
November 18, 2025
Contropiano
La zohranomics a New York
Immaginate la mappa della metropolitana: linee che si incrociano, nodi di scambio, percorsi chiari verso destinazioni molto concrete. Il programma economico di Zohran Mamdani somiglia a una nuova linea – la linea dell’affordability (sostenibilità economica, accessibilità, convenienza economica o capacità di permettersi qualcosa, ndr) – che vuole collegare tre stazioni rimaste troppo spesso su […] L'articolo La zohranomics a New York su Contropiano.
November 12, 2025
Contropiano