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La musica per aiutare il cervello a recuperare dallo stress
Infilarsi le cuffie dopo una giornata stancante fa molto di più che distrarre la mente. Un recente studio ha dimostrato che ascoltare musica subito dopo uno sforzo o un evento stressante accelera il ripristino dell'equilibrio dell'organismo. Il merito è della capacità della musica di modificare la comunicazione tra le aree cerebrali che elaborano i suoni e quelle che regolano lo stress, stabilizzando i parametri fisiologici e migliorando l'umore in tempi rapidi.  L'esperimento dell’Institute of Psychology della Chinese Academy of Sciences ha coinvolto 120 giovani adulti sani, sottoposti a un t... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post La musica per aiutare il cervello a recuperare dallo stress appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 24, 2026
L'INDIPENDENTE
Imparare una nuova abilità lascia cambiamenti visibili nel cervello
Quando impariamo qualcosa di nuovo, il cervello cambia anche nella sua struttura microscopica. Un gruppo internazionale di ricercatori ha distinto due risposte diverse all’apprendimento: una temporanea, che compare subito dopo l’esercizio e rientra entro 24 ore, e una più persistente, nelle aree coinvolte nell’abilità acquisita. Applicato all’invecchiamento o alle malattie neurologiche, lo stesso metodo potrebbe aiutare a capire se un cambiamento visto alla risonanza riflette un normale adattamento oppure un processo patologico, come neuroinfiammazione o neurodegenerazione. Che il cervello cam... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Imparare una nuova abilità lascia cambiamenti visibili nel cervello appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 18, 2026
L'INDIPENDENTE
Psilocibina: uno studio mostra che l’esperienza psichedelica avvicina il cervello alla realtà
Diciannove milligrammi di psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, somministrato a 62 volontari sani che mai prima di allora erano entrati in contatto con una sostanza psichedelica: è la base da cui è partito il lavoro dei ricercatori della Monash University di Melbourne, per registrare la loro attività cerebrale mentre riposavano, meditavano, ascoltavano musica e guardavano un video di nuvole in movimento. I risultati sono stati pubblicati sulla celebre rivista scientifica Nature e contraddicono quindici anni di racconto scientifico e credenze radicate: sotto psilocibina il cervello non fugge dalla realtà, vi aderisce più strettamente di quanto faccia da sobrio. È il più ampio insieme di dati di neuroimaging mai raccolto su questa sostanza in un singolo centro, e arriva mentre la psilocibina viene testata sui pazienti in mezzo mondo, Italia compresa. La tesi finora dominante descrive lo stato psichedelico come disconnessione dalla realtà: le reti cerebrali perdono coesione e i confini si sfaldano. I dati australiani lo confermano solo in parte: le aree che elaborano i sensi si scollegano, nelle regioni visive la connettività arretra fino al 39 per cento, mentre quelle associative si connettono di più, fino al 72. Il punto è che queste misure si ottengono facendo una media su minuti di registrazione, ma una media appiattisce i risultati e quindi i ricercatori hanno sperimentato la strada opposta: con un algoritmo di apprendimento automatico hanno compresso il segnale di 332 regioni cerebrali fotogramma per fotogramma, trasformando ogni scansione in una traiettoria. Poi hanno chiesto a un classificatore di indovinare, guardando solo quella linea, cosa stesse facendo la persona in quell’istante. Senza psilocibina le quattro condizioni si confondono. Sotto psilocibina si separano e il classificatore indovina molto più spesso: l’esatto contrario di ciò che produrrebbe un aumento di “rumore”. Non solo, perché più intensa era l’esperienza riferita dal soggetto, più il segnale era pulito. Chi ha descritto la sensazione più forte di dissoluzione dei confini fra sé e il mondo aveva l’attività cerebrale più agganciata a ciò che gli accadeva intorno. Lo studio è però in aperto, senza placebo e in un contesto costruito apposta per favorire l’esperienza: quanto del risultato appartenga alla molecola e quanto al setting – l’ambiente e il contesto in cui avviene l’esperienza – resta da stabilire. Il lavoro arriva nel pieno di una riabilitazione impensabile vent’anni fa. Dopo decenni di ricerca congelata dal proibizionismo, Johns Hopkins, Imperial College e decine di altri centri hanno documentato effetti su depressione resistente, ansia dei malati terminali, dipendenza da tabacco e alcol. Nel 2023 l’Australia è stata il primo Paese ad autorizzare la prescrizione di psilocibina e MDMA, seguita da Nuova Zelanda e Repubblica Ceca. L’Italia si è mossa tardi ma alla fine ha fatto il suo primo passo. Nel luglio 2025 l’Aifa ha autorizzato la prima sperimentazione clinica nazionale, coordinata dall’Istituto superiore di sanità con fondi Pnrr: 68 pazienti con depressione resistente ai farmaci seguiti per ventiquattro mesi, con uno studio randomizzato in doppio cieco. La prima paziente, una donna di 63 anni, è stata trattata a febbraio alla clinica psichiatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, diretta da Giovanni Martinotti. Gli altri due centri sono la Asl Roma 5 e il Policlinico Riuniti di Foggia. Fra gli obiettivi dichiarati da Francesca Zoratto, la ricercatrice dell’Iss che coordina il progetto, c’è però quello di arrivare a una psilocibina “non psichedelica”: una molecola che conservi l’effetto antidepressivo eliminando le allucinazioni, così da poterla somministrare su larga scala. Comprensibile dal punto di vista clinico. Meno alla luce di quanto emerge da Melbourne, dove è proprio l’intensità dell’esperienza a predire il cambiamento. E qui si apre la questione di fondo. Tutta la ricerca clinica in corso nel mondo usa psilocibina sintetica: pura, brevettabile, dosabile al milligrammo. Un gruppo dell’Institut de Recerca Sant Joan de Déu di Barcellona ha però pubblicato su Natural Product Research un’analisi dei dati preclinici che indica un’altra direzione. Sui modelli animali gli estratti di fungo intero producono effetti distinti o potenziati rispetto alla molecola isolata: sulle proteine sinaptiche, sui profili metabolici, sui comportamenti. L’idea di fondo è che alcaloidi minori e composti non ancora identificati agirebbero in sinergia, amplificando ciò che la molecola da sola non replica. Non è una tesi dimostrata: confronti diretti sull’uomo non ne esistono ancora. Ma il fungo – al contrario dell’omologo sintetizzato – non si brevetta, e negli Stati Uniti un ciclo di terapia con psilocibina sintetica costa già oggi intorno ai 5mila dollari. Le incognite che restano sullo sfondo sono almeno due: che l’industria farmaceutica decida per tutti e che i trattamenti saranno disponibili solo per chi potrà permetterseli.   The post Psilocibina: uno studio mostra che l’esperienza psichedelica avvicina il cervello alla realtà appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 3, 2026
L'INDIPENDENTE
Il cervello adulto potrebbe avere capacità di autoriparazione finora sconosciute
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Zurigo ha osservato nei topi un meccanismo attraverso il quale gli astrociti, cellule fondamentali per il sostegno e la protezione del tessuto nervoso, riescono a ripopolare alcune aree cerebrali dopo una lesione, ipotizzando che il cervello adulto potrebbe avere capacità di riparazione maggiori di quanto si pensasse. Il cervello, infatti, non è composto soltanto da neuroni. Accanto alle cellule nervose si trovano diverse cellule gliali, indispensabili per il funzionamento dell’intero sistema. Tra queste ci sono gli astrociti, chiamati così per la lo... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Il cervello adulto potrebbe avere capacità di autoriparazione finora sconosciute appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 28, 2026
L'INDIPENDENTE
#00 Apocalypse Prompt | Codice cammina con me – di Alessandro Verna
Da oggi, lunedì 6 luglio 2026, Effimera comincia la pubblicazione di una serie a puntate sul rapporto tra essere umano e AI generativa. Ogni lunedì mattina pubblicheremo una puntata di questo narrazione particolare, scritta da Alessandro Verna. Si tratta di un diario narrativo sulla trasformazione che l'AI sta producendo nel lavoro cognitivo raccontata dall'interno, [...]
July 6, 2026
Effimera