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Palestina: resistere nel fuoco della guerra
articoli di Eliana Riva, Sara Panarella, Emergency, Enrico Pitzianti, Giulia Abbate ….. con aggiornamenti, appuntamenti e iniziative solidali. QUi troverete: Anbamed – aggiornamenti 7 – 6 e 5 marzo 100 porti per cento città: candidature aperte Eliana Riva sull’assedio totale di Gaza Sara Panarella sulla devastazione umana, animale e arborea con dati agghiaccianti sul presidio di Campobasso per Ahmad Salem
Palestina: una terra che vuole vivere
Oggi potete leggere: aggiornamenti da Anbamed del 28 e 27 febbraio aggiornamenti da Radio Onda d’Urto del 27 febbraio da Solidaria Bari una iniziativa di solidarietà a Lozza (VA) una mostra per 10 giorni una poesia di MOHAMMED ABO SOLTAN da Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista – una importante lettera rivolta alla
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina: la tregua che non c’è
Sommario: 1 – aggiornamenti 20 e 21 febbraio da Anbamed 2- Radio Onda d’Urto sulle manifestazioni di oggi 3 – Elisabeth Di Luca sulla Flotilla 4 – Pressenza per la campagna internazionale di protezione della popolazione della Cisgiordania 5 – Francesca Faccini sul successo delle campagne di boicottaggio 6 – Robert Inlakesh sulla questione del nuovo ordine a Gaza tramite
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Attivista saharawi denuncia ritorsioni economiche e torture perpetrate dalle autorità di occupazione marocchine
L’attivista e giornalista saharawi Braika Bahi ha rivelato una terribile campagna di ritorsioni sistematiche volta a mettere a tacere la sua voce. Bahi, membro del team televisivo della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) e attivista ambientale, ha descritto la doppia strategia di violenza fisica ed estorsione economica utilizzata dall’occupazione marocchina contro di lui e i suoi compagni attivisti saharawi. In un’intervista video con Equipe Media, Bahi ha dichiarato che, dopo l’adozione della risoluzione 2797 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite alla fine di ottobre 2025, è stato sottoposto ad aggressioni pubbliche e torture a El Aaiún da parte di pattuglie paramilitari. Ha identificato i capi di queste unità come due poliziotti marocchini soprannominati “l’Americano” e “Zald al-Touhima”, entrambi noti per il loro coinvolgimento in una serie di atroci violazioni dei diritti umani nel Sahara occidentale occupato. Questa aggressione pubblica segue precedenti episodi in cui Bahi è stato rapito e torturato nelle zone rurali alla periferia della città. Le ritorsioni si sono estese alla famiglia dell’attivista. Nel marzo 2025, le autorità marocchine hanno sospeso lo stipendio mensile di sua madre, dichiarando esplicitamente che non le sarebbe stato rimborsato a meno che Bahi non avesse abbandonato la sua attività di attivista sui social media o deciso di emigrare. Bahi ha descritto questa mossa come una “politica calcolata di punizione collettiva” volta a isolare gli attivisti dalle loro famiglie e comunità. “Le forze di occupazione stanno usando il sostentamento di mia madre come moneta di scambio”, ha affermato Bahi nel video, ribadendo il suo impegno a continuare la sua lotta pacifica nonostante i rischi crescenti. Equipe Media
January 22, 2026
Pressenza
#Marocco arricchisce il suo arsenale bellico made in #Israel #áfrica Industrie di sistemi militari dello Stato ebraico fanno affari d'oro con Rabat. Sistemi missilistici di ultima generazioni pronti per colpire i "ribelli" #saharawi Missili terra-aria made in Israel per le forze armate del Marocco. Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI-https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/01/marocco-arricchisce-il-suo-arsenale.html
January 10, 2026
Antonio Mazzeo
#Marocco arricchisce il suo arsenale bellico made in #Israel #áfrica Industrie di sistemi militari dello Stato ebraico fanno affari d'oro con Rabat. Sistemi missilistici di ultima generazioni pronti per colpire i "ribelli" #saharawi Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI,,Valore presunto della commessa 540 milioni di dollari. https://www.africa-express.info/2026/01/09/marocco-arricchisce-il-suo-arsenale-bellico-made-in-israel/
January 9, 2026
Antonio Mazzeo
Venerdì 5 Dicembre – Speed Test + Bajak / Benefit Desert2Desert
SERATA BENEFIT DESERT2DESERT UNA CAROVANA IN SOSTEGNO DEL POPOLO SAHARAWI ore 20 cena benefit dalle 22 live: SPEED TEST (Take death / Napalm that – Roma) BAJAK (Trance noise & crudité – Firenze) Bajak è un progetto di Simone Vassallo / Lampreda (batteria, percussioni, cassa armonica fai-da-te) e Nanang / Pala Wuni (cordofoni fai-da-te, flauto, cassa armonica, steel drum, vox). Il cuore di questo lavoro collaborativo nasce dalla sperimentazione su uno strumento autocostruito. Bajak significa pirati e aratro. Bajak passa dalla cerimonia trance degli outsider indonesiani alla scena noise rock. È lofi, economico, crudo, selvaggio ma allo stesso tempo introspettivo. https://bajak1.bandcamp.com +ameno dj-set ——————— D2D (DESERT2DESERT) è un ponte tra il nostro “deserto” occidentale, fatto di cemento e consumismo, e il deserto di sabbia e resistenza del popolo Saharawi. Un incontro tra mondi che si riconoscono nella stessa idea di libertà e solidarietà. A febbraio 2026 una piccola carovana partirà da Firenze per raggiungere i campi profughi Saharawi di Tindouf, nel sud-ovest dell’Algeria. Con una jeep e un camper carichi di materiali e strumenti — ma soprattutto di storie, energie e desiderio di scambio — attraverseremo il Mediterraneo e il Sahara per incontrare chi da cinquant’anni vive e resiste all’interno di una delle ultime colonie del mondo. Non si tratta di un viaggio “umanitario” né di assistenza, ma di solidarietà attiva e orizzontale. La consegna di una jeep e del materiale raccolto diventa un pretesto per stabilire relazioni dirette, costruire spazi di confronto e immaginare percorsi comuni tra realtà diverse ma connesse dalla stessa tensione verso l’autodeterminazione e la giustizia. Durante le settimane nei campi, in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica (27 febbraio 1976), ci dedicheremo a momenti di incontro, scambio e ascolto reciproco. Organizzeremo laboratori artistici per bambin3, allenamenti di boxe, attività artigianali e sessioni di informatica condivisa. Racconteremo e documenteremo ciò che vivremo — attraverso fotografie, registrazioni e scritture — per riportare in Italia voci e immagini che spesso vengono soffocate dal silenzio mediatico. Il viaggio nasce dall’intreccio di reti già attive, come Città Visibili e la Rete Saharawi Italia, ma vuole anche aprire un nuovo spazio di relazione autonoma, diretta, internazionalista. Non per “aiutare”, ma per incontrarsi, riconoscersi e costruire un linguaggio comune tra esperienze di resistenza. L’obiettivo è che D2D non resti un episodio isolato, ma diventi il primo passo di uno scambio continuativo, fatto di ritorni, racconti e collaborazioni future. Per sostenere le spese del viaggio — traghetti, visti, carburante, assicurazioni, vitto e alloggio — è attiva una campagna di crowdfunding e una serie di iniziative benefit in diversi spazi sociali. Tutti i fondi raccolti serviranno a coprire i costi vivi della spedizione e a garantire che questa esperienza resti indipendente, condivisa e collettiva. D2D vuole essere un esperienza di attraversamento e di alleanza, un incontro politico e umano che parte con una jeep, ma arriva — speriamo — molto più lontano: verso una solidarietà che non si esaurisce nel gesto, ma si costruisce nel tempo, nel racconto e nella relazione.
November 25, 2025
NextEmerson
Bastioni di Orione a Belem, in Africa Occidentale e nel Saharawi
Questa settimana ci siamo dedicati dapprima alle proteste degli abitanti dell’Africa occidentale esasperati dalla perpetuazione di regimi autoritari, rintuzzate da un potere ancora postcoloniale che fa da perno al residuo controllo francese sui paesi della Françafrique, scatenate dalla rielezione truffaldina di dinosauri ultranovantenni in Africa occidentale, ponendole a confronto insieme a Roberto Valussi con la contrapposizione della unione dei paesi del Sahel, anch’essi messi in crisi dall’avanzata del jihadismo. Ci siamo poi spostati di poco verso nord, raggiungendo il Maghreb, in particolare la situazione nella regione dei Saharawi, da più di mezzo secolo alle prese di un’altra forma di colonialismo: la monarchia assoluta marocchina si è sostituita ai francesi, permettendo ancora lo sfruttamento dei fosfati e della pesca nel territorio del Sahara occidentale, dopo aver colonizzato la regione da cui ha cacciato il popolo saharawi. Ora all’Onu si è consumato un nuovo passaggio verso l’annessione marocchina della zona al confine mauritano, ne abbiamo parlato con il nostro consueto interlocutore in materia, Karim Metref. Abbiamo infine iniziato a occuparci della Cop30 in corso a Belem con Alfredo Somoza, che ha tracciato con chiarezza le modalità, gli intenti e i parziali risultati di una conferenza delel parti svolta per una volta su un campo che avrebbe dovuto essere sensibile alle istanze della difesa dell’ambiente e che la diplomazia internazionale costringe a barcamenarsi cercando di conseguire il risultato condiviso richiesto; parallelamente si è quindi svolto un Controvertice e le popolazioni native si sono prese il palcoscenico a più riprese. Elezioni africane, presidenti dinosauri e retaggio della Françafrique Partendo dalle elezioni in Costa d’Avorio che hanno riconfermato il modello autocratico del terzo mandato con l’elezione di Ouattara, legato mani e piedi agli interessi economici e strategici di una Francia in ritirata dallo scenario saheliano, proviamo con Roberto Valussi che scrive per la rivista Nigrizia a decrittare il risultato dei queste elezioni allargando lo sguardo ad altre aree del continente africano. La serie di colpi di stato che ha cambiato gli equilibri in Mali, Burkina Faso e Niger e la creazione dell’ Alleanza del Sahel (AES) ha spostato il baricentro degli interessi francesi verso la Costa D’Avorio che si consolida come pivot del residuo sistema di potere della Francia in Africa, pur aprendosi anche ad altri interlocutori come gli Stati Uniti e la Cina. Ouattara dopo aver impedito ai potenziali contendenti, Thiam e Gbabo, di presentarsi alle elezioni con artifici legali poco attendibili, ha vinto nonostante le proteste contro il suo ennesimo mandato sulla falsariga di un altro dinosauro africano, Paul Biya, che in Camerun alla tenera età di 92 anni continua a governare dal 1982 . Si definiscono in questa fase di mutamenti e fratture sociali tre modelli, quello dei colpi di stato militari che con tutti i loro limiti, interpretano il sentimento antifrancese che alberga nella maggioranza demografica dei giovani insofferenti, la continuità delle finte democrazie autocratiche che con la repressione e i brogli danno continuità ad un sistema di potere in agonia e la soluzione elettorale alla senegalese forse non esportabile per le caratteristiche proprie della storia senegalese che incanala il dissenso e la protesta verso un progetto di cambiamento. L’Onu ha scippato l’indipendenza saharawi Dopo anni di stallo alle Nazioni Unite, la Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza ha ridisegnato il panorama della questione del Sahara Occidentale. Adottata il 31 ottobre senza veto, segna un importante cambiamento strategico: il piano di autonomia marocchino è diventato la base del processo ONU, il Consiglio di sicurezza ha chiaramente sancito l’iniziativa marocchina dell’autonomia come base esclusiva per i negoziati per l’arrivo di una soluzione definitiva al conflitto regionale che ha afflitto la regione per mezzo secolo . Per l’Algeria, la battuta d’arresto diplomatica è tanto più grave in quanto questa risoluzione è stata adottata mentre il paese era già membro del Consiglio di Sicurezza. Per il Marocco, la sfida è cambiata: non si tratta più di convincere gli altri della credibilità del suo piano, ma di dettagliarlo e attuarlo . Il termine “referendum” non compare più nella nuova risoluzione. l mandato della MINURSO, la missione ONU sul campo, sarà rivisto alla luce dei progressi politici, ponendo così fine al ciclo di proroghe tecniche automatiche. Le Nazioni Unite continuano a menzionare il principio di autodeterminazione, ma non lo collegano più a un referendum . l Polisario ha reagito timidamente alla risoluzione, semplicemente prendendo nota di alcuni elementi del testo, che costituiscono una deviazione molto pericolosa e senza precedenti dalla base su cui il Consiglio di Sicurezza affronta la questione “come questione di decolonizzazione”. Tuttavia, quattro giorni prima dell’adozione della risoluzione, il Polisario aveva “categoricamente respinto qualsiasi iniziativa come la bozza di risoluzione promossa dagli Stati Uniti “mirava a imporre il piano di autonomia marocchino o a limitare il diritto inalienabile del popolo saharawi di decidere liberamente il proprio futuro”. La soluzione proposta dall’ONU sulla spinta degli Stati Uniti e la Francia elimina qualsisiai riferimento all’autodeterminazione del popolo saharawi prospettando un’autonomia sotto il controllo del Marocco. Di questo e della denuncia dell’accordo franco algerino del 1968 ,passata all’Assemblea nazionale su proposta dei lepenisti parliamo con Karim Metref  giornalista algerino Cop30. Mitigare il clima, almeno nel suo cambiamento In un mondo sempre più attraversato da conflitti, dove le nazioni sono sempre più  bellicose, sembra reggere a parole l’impegno di ciascuno sulle grandi linee della tutela dell’ambiente. Anche perché dietro al carrozzone mediatico si nascondono anche molte occasioni di business (riconversione, sostenibilità…). Nel commento di Alfredo Somoza si riscontrano note di parziale ottimismo per l’impostazione della Cop30 e per i primi risultati che Lula può dichiarare conseguiti come i 5 miliardi versati per la creazione di un fondo mondiale per la tutela delle foreste tropicali e dunque Alfredo, che ha partecipato ad alcune edizioni precedenti, ritiene si possa considerare non fallimentare questa edizione improntata al pragmatismo fin dal discorso inaugurale del presidente brasiliano, per quanto sia possibile in simili consessi istituzionali che devono regolare con il bilancino diplomatico i rapporti e le risoluzioni finali, sempre sottoposte a veti contrapposti delle molteplici lobbies presenti, pronte a mettere in stallo obiettivi e finanziamenti – in particolare per il superamento del fossile e l’abbattimento del CO2.  Infatti il fulcro di questa edizione, a dieci anni dalle promesse disattese della Cop20 parigina, della conferenza climatica è il capitolo dell’istituzione di uno stanziamento di 1300 miliardi per l’incremento dei flussi finanziari verso i paesi vulnerabili (metà della spesa bellica annuale) per mettere sotto controllo gli aspetti più drammatici del cambiamento climatico. Un terreno che vede la Cina protagonista – non presente con i vertici politici ma con i tecnici – è quello inerente all’aspetto tecnologico che prevederebbe secondo precedenti accordi internazionali la neutralità climatica per il 2050, mentre Pechino ci può arrivare già nel 2047; mentre invece l’India non ha né capacità tecnologica, né l’intenzione di rispettare i termini, spostando il traguardo al 2070.  L’Unfcc che organizza l’evento ha fatto uscire proprio in questi giorni il rapporto sull’impatto economico e climatico della climatizzazione domestica  Intanto si è svolto parallelamente il “Controvertice” Cúpula dos Povos, che ha dato luogo nell’assemblea conclusiva al Movimento delle Comunità Colpite dalle Dighe, dalla Crisi Climatica e dai Sistemi Energetici, polemico con un vertice ufficiale contaminato dalla presenza di molte imprese responsabili di crimini ambientali e persino emissari di crimini petroliferi. Molti nativi sono giunti da ogni paese amazzonico e non solo per rivendicare i diritti delle popolazioni indigene, che peraltro si trovano a casa loro e un migliaio sono anche accreditate all’ingresso, nonostante la Conferenza delle Parti sia riservata dall’Onu a discussioni di carattere tecnico (i leader politici partecipano al vertice preliminare che dovrebbe demarcare i limiti entro i quali negoziare gli accordi finali) ed è il momento in cui gli stati devono essere inchiodati alle loro responsabilità. E stanno facendo sentire la voce e il fiato di chi vive più vicino alla Natura. --------------------------------------------------------------------------------
November 15, 2025
Radio Blackout - Info