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Albania in rivolta: c’entra anche l’Italia
Una generazione che non accetta di restare spettatrice Nell’ottobre 2026 migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana, con una partecipazione significativa di giovani e studenti, chiedendo le dimissioni di Edi Rama. Le mobilitazioni sono il punto di arrivo di un malcontento maturato nel tempo: corruzione, costo della vita, […] L'articolo Albania in rivolta: c’entra anche l’Italia su Contropiano.
October 21, 2026
Contropiano
Albania, esplode la rabbia degli studenti: barricate, scontri e molotov
Tornano a infiammarsi le proteste in Albania. Negli ultimi due giorni la capitale Tirana è stata teatro di violenti scontri tra i manifestanti, per lo più studenti, e la polizia. In migliaia sono scesi in piazza, realizzando barricate di fortuna, poi date alle fiamme. Al lancio di pietre e molotov, gli agenti hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Un edificio del ministero dell’Economia e una filiale della Raiffeisen Bank sono andati a fuoco. Al termine dei primi due giorni di protesta si contano oltre 30 persone fermate. I ragazzi manifestano contro il governo di Edi Rama, contestando tasse universitarie troppo alte e scarse prospettive lavorative. La rabbia studentesca si aggiunge a quella mai sopita per il progetto del resort di lusso in una riserva naturale, che ha dato il via al cosiddetto movimento dei fenicotteri. Le proteste degli studenti albanesi sono iniziate martedì 13 ottobre e si concentrano nella capitale Tirana. Gli studenti contestano le condizioni degli atenei, gli elevati costi dell’istruzione superiore e le scarse prospettive occupazionali dopo la laurea, chiedendo le dimissioni del governo. In piazza sono scesi sia gli studenti delle scuole superiori, come quelli della scuola Partizani, sia gli universitari. La tensione sociale è alle stelle: il primo giorno di proteste è stato segnalato un incendio presso il municipio cittadino e i manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del ministero dell’Istruzione, bersagliandola con pietre. Le strade si sono trasformate in trincee: i manifestanti hanno eretto barricate di fortuna e scagliato sassi e petardi contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con gas lacrimogeni e idranti. Le proteste sono proseguite anche ieri, estendendosi agli atenei di Elbasan e Scutari. Le testimonianze della giornata riferiscono di nuovi scontri e dei due incendi presso il ministero dell’Economia e presso la sede della Raiffeisen Bank. Il primo bilancio parla di 33 fermi, 20 dei quali sfociati in arresti. Le proteste albanesi si inseriscono in un contesto di mobilitazione studentesca europea, partita dalla Francia e progressivamente estesasi anche al Belgio e, in misura minore, all’Italia. Le contestazioni, pur differendo da Paese a Paese, sono accomunate dai tagli al settore e dalle condizioni di studio considerate inadeguate. In Albania, inoltre, il movimento studentesco arriva dopo mesi di proteste contro la realizzazione di un maxi resort di lusso nella riserva protetta di Vjosa-Narta, un progetto promosso da Jared Kushner. Nata come un movimento di protesta contro la svendita del demanio albanese, quella che ha preso il nome di “rivoluzione dei Fenicotteri” ha rapidamente assunto i contorni di una ribellione antisistema, arrivando a rivendicare cambiamenti radicali nella politica del Paese e a chiedere le dimissioni del governo Rama, la fine della corruzione e riforme strutturali incentrate sulla tutela del patrimonio nazionale e sul rafforzamento della partecipazione dal basso. The post Albania, esplode la rabbia degli studenti: barricate, scontri e molotov appeared first on L'Indipendente.
October 15, 2026
L'INDIPENDENTE
ALBANIA: IMPONENTE MOBILITAZIONE STUDENTESCA SI UNISCE AL MOVIMENTO DEI FENICOTTERI, PRESI D’ASSALTO MINISTERI DI ISTRUZIONE ED ECONOMIA.
In Albania non si sono mai fermate le proteste che dall’estate hanno continuano a mobilitarsi con il cosiddetto Movimento dei Fenicotteri, nato contro una speculazione immobiliare sull’asse Trump – Rama ma arrivata poi a denunciare tout court il sistema clientelare di svendita del Paese che imperversa a Tirana. Nelle ultime ore la piazza è stata presa da un’imponente mobilitazione studentesca, andata a scontrarsi con un notevole dispositivo poliziesco, particolarmente brutale. Almeno 33 i fermati di ieri sera, ma la lotta è ripartita già oggi, sotto il Ministero dell’Istruzione di Tirana. Agli attacchi della polizia, fatti oggi non a manganellate ma con idranti e lacrimogeni, la folla ha risposto creando barricate con panchine e cassonetti dati alle fiamme e cercando di tenere lontano gli agenti (20 i fermi realizzati) attraverso un fitto lancio di mattonelle; non riuscendo ad arrivare al Ministero dell’Istruzione, la lotta ha assaltato il dicastero dell’Economia. Dalla piazza Alfred Bushi, compagno di Levizja Bashke, partito della sinistra albanese di base. Ascolta o scarica.
October 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Il «salotto» dei Sondaggi (ehm) politici
un dossier di Beppe Grillo e del suo informatore segreto La “bottega” consiglia: guardate con grande attenzione questa mappa. Un po’ come in quel gioco famoso: cosa uscirà … «se unite i puntini»?  Le due immagini sono state scelte dalla redazione della “bottega” (ringraziamo gli inconsapevoli Friedrich Dürrenmatt e Trilussa). Il Salotto dei Sondaggi politici di Beppe Grillo e il
October 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Sabato 3 ottobre la diaspora albanese manifesta a Bruxelles
Membri della diaspora albanese provenienti dal Belgio e da altri Paesi europei si riuniranno a Bruxelles sabato 3 ottobre, portando la mobilitazione civica nota come Rivoluzione dei Fenicotteri nel cuore dell’Unione Europea. La manifestazione si svolgerà dalle 16:00 alle 19:00 alla rotonda Robert Schuman, davanti alla Commissione Europea. L’iniziativa di Bruxelles è l’ultimo capitolo di una mobilitazione iniziata in Albania nel maggio 2026, in seguito all’opposizione a un progetto turistico che interessa il paesaggio protetto di Vjosa–Narta. I residenti e gli attivisti per l’ambiente si sono mobilitati a fine maggio; le manifestazioni quotidiane erano arrivate a Tirana il 31 maggio. Da allora, le richieste del movimento si sono ampliate, includendo la responsabilità pubblica, la tutela delle aree naturali, gli investimenti strategici e la governance. A più di quattro mesi dall’inizio, le manifestazioni proseguono quotidianamente a Tirana e il movimento ha assunto una dimensione internazionale. Il 9 giugno, le comunità della diaspora avevano già aderito alle proteste in circa 20 città nel mondo e oggi la piattaforma di documentazione dal basso del movimento registra oggi mobilitazioni in oltre 70 città nel mondo. La diaspora albanese è numerosa. Secondo le stime dell’INSTAT, il 1° gennaio 2025 vivevano fuori dall’Albania 2.256.346 cittadini albanesi, pari a circa il 49% del totale. I dati Eurostat citati dall’INSTAT indicano che nel 2024 in Belgio risiedevano 15.585 persone nate in Albania, tra cui 8.496 cittadini albanesi. Secondo i dati Eurostat, soltanto nel 2024  48.482 persone con cittadinanza albanese hanno acquisito la cittadinanza di uno Stato membro dell’UE, il 4,1% di tutte le acquisizioni di cittadinanza registrate quell’anno. Gli albanesi rappresentavano il terzo gruppo più numeroso, in base alla cittadinanza di origine. L’integrazione europea dell’Albania è quindi una questione concreta anche per le tante persone che già vivono, lavorano e partecipano alla vita delle comunità nell’UE. Bruxelles rappresenta dunque la continuazione di una rete internazionale di mobilitazione civica piuttosto che il suo inizio. La manifestazione si svolge mentre l’Albania procede nei negoziati di adesione all’UE. Sono stati aperti tutti i 33 capitoli negoziali e nel luglio 2026  l’Albania ha chiuso provvisoriamente i primi tre. L’UE ha sottolineato che l’attuazione degli impegni, i risultati conseguiti e la loro continuità resteranno elementi centrali del processo di adesione, in particolare per quanto riguarda il cluster dei principi fondamentali, che comprende ambiti come le istituzioni democratiche, lo Stato di diritto e la pubblica amministrazione. Per una diaspora composta non soltanto da cittadini albanesi residenti all’estero, ma anche da cittadini, residenti e contribuenti dell’UE, l’adesione dell’Albania non è una questione di mera politica estera. La manifestazione di Bruxelles unisce una mobilitazione civica nata in Albania a una diaspora profondamente radicata nelle società europee e si rivolge alle istituzioni incaricate di valutare i progressi dell’Albania verso l’adesione all’UE. I partecipanti chiedono che le istituzioni europee ascoltino direttamente le cittadine e i cittadini sulle questioni che, a loro avviso, meritano attenzione nel corso dei negoziati di adesione. La manifestazione è organizzata da membri della diaspora albanese nell’ambito di questa mobilitazione civica. Si prevede che i partecipanti si recheranno a Bruxelles oltre che da altre città del Belgio e dall’Albania, da diversi Paesi europei, tra cui Olanda, Germania, Italia, Austria, Francia, Grecia, Regno Unito, Stati Uniti, ecc. Pressenza Albania
September 30, 2026
Pressenza
Il nostro reportage dalla protesta che vuole cambiare l’Albania
«Rama n'burg! Berisha n'burg!». Una folla di giovani, anziani e bambini, è radunata fuori dal palazzo del governo, nonché residenza ufficiale del primo ministro albanese, Edi Rama, nel cuore di Tirana. Vengono qui tutte le sere, ormai da quasi 90 giorni. Si ritrovano in una delle piazze centrali della città, a poche centinaia di metri di distanza, e si muovono in marcia fino alle porte del palazzo, dove una manciata di poliziotti disarmati sorvegliano l’ingresso. Qui si fermano, gridano slogan, parlano al microfono. C’è una postazione con due casse speaker per dare voce ai manifestanti: lì si ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Il nostro reportage dalla protesta che vuole cambiare l’Albania appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Albania, settembre comincia con la repressione: 14 arresti alla protesta dei Fenicotteri
Dopo un agosto in cui il movimento dei fenicotteri si è mostrato capace di resistere al caldo, alle vacanze e al silenzio di una parte dei media. Un mese di presìdi quotidiani, iniziative della diaspora e nuove forme di solidarietà internazionale. Agosto aveva visto la diaspora tornare simbolicamente e materialmente in Albania, anche attraverso la traversata della Global Sumud Flotilla da Brindisi a Valona. Settembre si apre invece in modo diverso: con le porte dei commissariati, le immagini dei manifestanti trascinati e 14 persone private della libertà. La sera del 1° settembre, la 94ª giornata consecutiva della Rivoluzione dei Fenicotteri si è conclusa con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, almeno una persona ferita, numerosi accompagnamenti nei commissariati e 14 arresti. ©️Trivet – Un cartello che pone la domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?” La protesta era iniziata come ogni sera davanti alla sede del governo, a Tirana, ma questa volta non c’è stato un presidio come eravamo abituati a vederlo nei 93 giorni scorsi della mobilitazione. Diversamente dalle sere precedenti, non si sono tenuti i consueti discorsi sul viale “Dëshmorët e Kombit”. Quando si è diffusa la notizia che Edi Rama si trovava ancora nel suo ufficio, i manifestanti si sono diretti verso gli ingressi della sede governativa e si sono seduti sulla strada, in rruga Ismail Qemali, bloccando uno degli ingressi principali utilizzati dal primo ministro e dagli altri funzionari. In una prima fase, la polizia è apparsa impreparata. Sono stati necessari circa trenta minuti per far arrivare rinforzi e costruire un cordone di sicurezza. Agli agenti già presenti si sono aggiunti reparti delle “Shqiponja”, le Aquile della polizia albanese, e le Forze di intervento rapido. Sul posto è stato portato anche un mezzo dotato di cannone ad acqua, rimasto però fermo per tutta la durata del blocco. Attraverso un megafono, la polizia ha ripetutamente ordinato ai manifestanti di liberare la strada e gli ingressi. Una parte dei partecipanti si è seduta sull’asfalto e ha continuato il presidio. La situazione si è progressivamente irrigidita fino agli scontri fisici. Le immagini che abbiamo visto, dal vivo e in diretta dai media e sui social hanno mostrato persone trascinate, spinte e caricate sui mezzi della polizia, telefoni sequestrati senza poter avvisare i parenti, e una persona con la mano ferita. Tra le persone portate via dagli agenti  – e ancora in stato di fermo – anche coloro che partecipano da mesi al controllo del microfono durante il presidio o dirigono la marcia. L’attivista Arvina Lleshi, ripresa durante il fermo, ha dichiarato di essere rimasta fino a quel momento in disparte, seduta, e di avere manifestato pacificamente. Ha inoltre denunciato che gli agenti le avrebbero sottratto il telefono cellulare senza poter avvisare la madre e la sorella con disabilità. Andi Tepelena è stato fermato per 4 ore ma poi rilasciato con un procedimento penale a suo carico. Dopo i primi fermi, la mobilitazione si è spostata davanti ai commissariati numero 1 e numero 3, dove i manifestanti hanno chiesto informazioni e la liberazione delle persone trattenute. Sembrerebbe che Edi Rama avrebbe lasciato l’edificio proprio dopo l’allontanamento dei manifestanti. Tuttavia anche davanti al commissariato numero 3 si sono registrati momenti di tensione e nuovi accompagnamenti. Quattordici persone arrestate e tre indagate La mattina del 2 settembre, la Polizia di Tirana ha comunicato che 14 persone, di età compresa tra i 22 e i 52 anni, erano state arrestate in flagranza, mentre altre tre risultavano indagate a piede libero. > Sono stati arrestati in flagranza i cittadini: D. G., 50 anni; J. M., 38 anni; > E. L., 28 anni; E. A., 35 anni; S. B., 50 anni; L. Gj., 47 anni; V. Sh., 52 > anni; F. M., 22 anni; D. A., 29 anni; B. M., 34 anni; A. Ll., 28 anni; Y. B., > 38 anni; A. K., 46 anni e A. D., 30 anni. Gli atti sono stati trasmessi alla > Procura, che ha avviato un procedimento penale a piede libero nei confronti > dei cittadini M. J., 47 anni; A. T., 54 anni e A. G., 56 anni. Secondo Citizens.al, complessivamente 17 persone sono state accompagnate nei commissariati: 14 sono state successivamente arrestate e tre indagate a piede libero. L’avvocato Lulzim Tanushi, che rappresenta le due donne arrestate, ha definito “sproporzionato” l’uso della forza da parte della polizia. Secondo l’elenco pubblicato da BalkanWeb, gli arrestati sono Dritan Goxhaj, Junik Matoshi, Edison Lika, Erlind Almeta, Sokol Bushi, Lulzim Gjini, Valtion Shameti, Florian Manarkolli, Desiderjo Alimucaj, Bora Mitrovica, Arvina Lleshi, Ylli Brahaj, Arben Kola e Aumiraldi Dalliu. La Procura di Tirana procede per quattro ipotesi di reato: organizzazione e partecipazione a manifestazione illegale, resistenza a pubblico ufficiale, disturbo della quiete pubblica e interruzione della circolazione stradale. Nella propria ricostruzione, la polizia sostiene che i manifestanti abbiano impedito l’accesso alla sede del governo mentre al suo interno si trovavano “alte personalità dello Stato”, ostacolandone gli spostamenti. Afferma inoltre che alcuni partecipanti abbiano spinto e colpito gli agenti durante l’intervento. La nota ufficiale, tuttavia, non indica agenti feriti né danni materiali prodotti durante gli scontri, come rilevato anche da Reporter.al, la testata di BIRN Albania. Le responsabilità individuali dovranno quindi essere accertate e tutte le persone arrestate devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Il deputato di Lëvizja Bashkë Redi Muçi, presente davanti al commissariato numero 3, ha denunciato mancanza di trasparenza sui fermi e un uso violento della forza. Anche Agron Shehaj, leader di Mundësia, ha affermato di avere visto segni di percosse sui corpi di alcuni fermati. Il capogruppo parlamentare del Partito Democratico, Gazment Bardhi, ha invece chiesto la liberazione immediata delle 14 persone, definendo gli arresti un tentativo di intimidire il movimento. Un salto di “qualità” nella risposta repressiva Sebbene gli arresti del 1° settembre non costituiscano un episodio isolato – abbiamo già raccontato che nel corso dei tre mesi di mobilitazione, la polizia è già intervenuta più volte con accompagnamenti, manganelli, spray urticante, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, soprattutto durante le manifestazioni organizzate davanti al Parlamento, la vicenda del 1° settembre rappresenta però un passaggio ulteriore: non soltanto fermi effettuati durante la protesta, ma la trasformazione di 14 accompagnamenti in arresti e l’apertura simultanea di procedimenti per quattro reati. ©Trivet – Poster per il giorno seguente alla protesta repressiva “Le vostre manette non possono imprigionare la nostra rivolta”   ©Trivet – Poster per il giorno seguente alla protesta repressiva “Le vostre manette non possono imprigionare la nostra rivolta” Fioralba Duma
September 3, 2026
Pressenza
Nuovi fronti della Rivoluzione dei Fenicotteri. 75° giorno di protesta
Sono trascorsi altri giorni, altre settimane, ed è iniziato il terzo mese di protesta. Oggi la Rivoluzione dei Fenicotteri raggiunge il suo 75° giorno consecutivo. Nonostante il caldo e le vacanze, agosto trova l’Albania ancora attraversata da una mobilitazione che non si è esaurita e che, nel frattempo, ha aperto nuovi fronti. Anche nei giorni in cui le temperature hanno superato i 35 gradi, i manifestanti hanno continuato a riunirsi ogni sera davanti alla sede del governo. Per fare un esempio, le temperature serali nel “Bulevardi Dëshmorët e Kombit”, registravano 38°. Nelle ultime settimane la mobilitazione si è estesa nelle forme e nei territori. Ai presìdi quotidiani di Tirana si sono affiancati esposti alla SPAK, la Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato, iniziative referendarie e proteste contro la proposta di riforma amministrativo-territoriale. ©️Trivet Il fenicottero è diventato simbolo della resistenza e ha mostrato tutta la creatività albanese Dal Parlamento al commissariato Il 27 luglio, durante l’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva, i manifestanti sono tornati davanti al Parlamento. Ad attenderli hanno trovato un imponente dispositivo di sicurezza, con gli accessi alla zona chiusi e le forze dell’ordine schierate su un perimetro molto più ampio del consueto. Dodici persone sono state accompagnate nei commissariati e alcune sarebbero state fermate mentre filmavano, aiutavano una manifestante caduta o si trovavano lontane dal principale punto di tensione. Sono state tutte rilasciate dopo alcune ore, ma il tentativo di intimidazione per chi manifesta rimane chiaro. ©️Trivet 27 luglio, protesta di fronte al Parlamento albanese e le transenne della polizia ben oltre lo spazio del Parlamento Pochi giorni prima, Edi Rama aveva presentato la BESA, un documento strategico con cui il governo riconosce l’esistenza di una crisi di fiducia nel governo e propone nuovi strumenti di “ascolto” e “dialogo”, una trasparenza che le istituzioni e la legge dovrebbero già garantire. Lo fa, però, appropriandosi tanto del fenicottero, simbolo della protesta, quanto della besa, concetto centrale della cultura albanese legato alla parola data e alla responsabilità verso la comunità, piegandoli alla propaganda governativa. ©️Trivet Un cartello che domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?” Nuovi fronti territoriali Un nuovo focolaio di protesta è stato aperto dalla proposta governativa di riforma amministrativo-territoriale. La bozza prevede di ridurre le bashki da 61 a 46, cancellando attraverso gli accorpamenti quindici Comuni: Përrenjas, Poliçan, Dimal, Divjakë, Klos, Memaliaj, Belsh, Rrogozhinë, Libohovë, Selenicë, Maliq, Patos, Cërrik, Këlcyrë e Fushë-Arrëz. Al 3 agosto le contestazioni alla riforma avevano interessato almeno 12 Comuni e oggi, 13 agosto, l’opposizione ha raggiunto tutti e 15 i Comuni destinati all’accorpamento. In 14 con manifestazioni pubbliche, mentre a Cërrik attraverso una raccolta firme. Ad alimentare le proteste ha contribuito anche la gestione degli incendi, che ha reso ancora più evidente la fragilità dei territori e delle strutture chiamate a proteggerli. Le fiamme hanno raggiunto, tra le altre zone, le colline intorno a Kruja, la città di Scanderbeg, minacciando abitazioni, depositi di esplosivi e il sito archeologico di Albanopolis e costringendo all’evacuazione gli abitanti di alcuni villaggi. Proprio nel momento più grave dell’emergenza si è dimesso il direttore dei Vigili del Fuoco. ©️Trivet Protesta a Belsh. I cartelli dicono “I Comuni per i cittadini, non per i potenti” e “Il nostro Comune non è un numero”. Le mobilitazioni territoriali hanno cominciato anche a produrre i primi risultati, sebbene ancora parziali. Il 5 agosto la società elettrica pubblica KESH ha sospeso i lavori sul fiume Mërtur, dopo le proteste degli abitanti di Nikaj-Mërtur. La sospensione non equivale ancora alla cancellazione del progetto: i residenti chiedono una revisione completa e garanzie per la tutela del fiume e dell’ecosistema. Una prima vittoria è arrivata anche per 74 famiglie coinvolte nel progetto TID a Durazzo, dopo un anno di mobilitazioni, dove il governo ha abrogato l’atto del 2020 che istituiva la Zona di nuova edificazione n. 5 nel quartiere storico di Epidamn, pur senza cancellare formalmente il contestato progetto. Come a Mërtur, dunque, la resistenza ha costretto le istituzioni a fare un passo indietro senza risolvere definitivamente la vertenza: i residenti chiedono ancora la sospensione e la revisione del progetto, oltre alla pubblicazione integrale degli atti. Dalla piazza al terreno legale Il Centro ResPublica e l’associazione ambientalista EcoAlbania hanno avviato una vertenza legale contro i lavori effettuati con i bulldozer sulle dune di Pishë Poro-Narta. Secondo le organizzazioni, gli interventi presentati come “preliminari” avrebbero già danneggiato habitat, vegetazione e delicati equilibri tra laguna e mare. Il 7 agosto è stata poi annunciata un’iniziativa per promuovere un referendum abrogativo contro la legge 21/2024 sulle aree protette, una delle 5 richieste della piazza. Considerato che in Albania l’ultimo referendum nazionale risale al 1998 e riguardava l’approvazione della Costituzione, significa rivendicare anche una forma di partecipazione diretta di fronte a istituzioni considerate incapaci di ascoltare. Dal 12 agosto è stata infine avviata una raccolta di firme per presentare alla SPAK una denuncia contro Edi Rama e altri funzionari pubblici con l’intento di chiedere di verificare le procedure seguite per i progetti previsti a Zvërnec, Rrjoll e Divjakë-Karavasta e il ruolo delle modifiche legislative ad hoc che hanno aperto le aree protette agli investimenti turistici, sulla base di quello che viene raccontato da Albanian Files. ©️Trivet Un cartello che ironizza e accusa il libro The Albanian Files Una protesta locale, nazionale e geopolitica Nel nord del Kosovo sono state scoperte delle fosse comuni nell’area di Zubin Potok, a Kalludër e a Jabukë e le ricerche proseguono. Secondo le autorità kosovare, i ritrovamenti potrebbero essere collegati a persone sequestrate e uccise nella primavera del 1999, genocidio troppo spesso dimenticato dal dibattito ma che ancora conta 1.600 dispersi. Quasi contemporaneamente è stata annunciata l’apertura di un consolato serbo a Scutari e Bujanova. Questa prospettiva ha provocato la manifestazione del 2 agosto a Scutari. Ad alimentare ulteriormente la protesta sono intervenute anche le vicende internazionali. Durante la visita a Belgrado, Volodymyr Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non riconosce l’indipendenza del Kosovo e continua a considerarlo parte dell’integrità territoriale serba. Nonostante fosse una conferma di cose già dette, le reazioni sono state forti a Pristina e Tirana, soprattutto considerando il sostegno politico, umanitario e materiale offerto all’Ucraina dal Kosovo e dall’Albania. La memoria del genocidio vissuto sulla pelle degli albanesi e delle guerre attuali ha rafforzato la contestazione soprattutto dei rapporti tra Rama e Vučić, che all’epoca del genocidio era Ministro della Propaganda, rafforzando il concetto di “tradimento degli interessi del popolo” e di complicità. ©️Trivet Immagine della marcia di fine presidio Territorio, crisi climatica, democrazia diffusa, memoria e diaspora, politica estera e giustizia continuano a convergere dentro una mobilitazione che non ha mai avuto una sola rivendicazione. Il fenicottero è diventato il simbolo della resistenza di un popolo. Fioralba Duma
August 13, 2026
Pressenza