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La storia si scrive dalle crepe
di Mauro Armanino Nelle ferite, nelle frontiere, nei volti dei migranti e dei poveri si nascondono le tracce di un mondo diverso. Una riflessione sull’apocalisse come rivelazione, insurrezione e possibilità …
Confini e frontiere
Il confine è immobile, ha i suoi tracciati, ti aspetta, sai dove si trova, è un passaggio obbligato, fa parte del linguaggio perché segna spesso il passaggio tra due lingue differenti, oltre che fra due Stati. È come lo spazio bianco tra le parole, il segnale che permette di individuare i significati che gli stanno intorno. La frontiera invece è mobile, è frutto di un progetto che continua ma cambia, contiene passato e futuro, il suo destino è il transito, la trasformazione, la negoziazione, l’intesa o l’incomprensione, i movimenti mentali, gli orizzonti politici. La frontiera è ermeneutica, il confine è semiotico: la prima va interpretata, del secondo si prende atto. Non si deve fare confusione. Sono avvenute e stanno avvenendo guerre per i confini, per le frontiere invece si misurano i progetti, i risvolti culturali a lungo termine. Se fosse per le frontiere non ci dovrebbe essere guerra tra Russia e Ucraina perché insieme custodiscono una cultura comune, sulla quale però le ragioni di potenza economiche e militari hanno esercitato la loro deleteria influenza: di qua la NATO di là gli altri. E così la contrapposizione continua, insulto alla caduta del muro di Berlino: ancora confini. Il confine si salva però quando diventa relazionale, quando permette o addirittura incoraggia gli scambi. I confini spaziali interpersonali, ad esempio attraverso la prossemica, sono indispensabili per definire i rispettivi margini di manovra e anche per salvaguardare le individualità. I confini interstatali sono invece frutto di scontri: le immigrazioni, considerate in termini di frontiera hanno necessità di un progetto, viste in termini di confini riportano tutto alla solita volontà di potenza. Questi li ‘prendo’ io, questi altri li ‘prendi’ tu. In ogni caso è davvero la vita, individuale e sociale, a ridare respiro, a metterci alla prova, al di fuori delle logiche a noi estranee. Due esperienze di viaggio in camper – insieme all’emozionante racconto di Luís Sepúlveda, La frontiera scomparsa – mi hanno fornito l’esempio. Anni fa eravamo in un bosco della Svezia quando, a un certo punto, vediamo a lato strada un vecchio piloncino di pietra con su scritto ‘Norge‘: era avvenuto un passaggio come fosse del tutto naturale, ci potevamo immaginare di seguire un tracciato di pellegrini o esploratori che si affidano a vari segnali. Ci si stava dicendo che eravamo entrati in Norvegia. Nient’altro, il semplice retaggio arcaico e insieme moderno della pietra miliare. In giorni recenti ci trovavamo su una stretta strada di campagna, in Polonia, in mezzo a campi sterminati, diretti in Lituania. A un certo punto, vicino a una fattoria, vediamo un uomo con davanti un cono stradale a metà del passaggio. Faccio un cenno di saluto, vedo che ha una divisa mimetica, mi fermo, mi dice: «Hi, good morning, welcome». Stavamo entrando in Lituania. Ci sono confini quasi impercettibili, addirittura lì, a pochissimi chilometri in linea d’aria dal territorio russo di Kaliningrad su cui i media stanno costruendo ansia crescente. Finché però l’umanità batte la ragion di Stato nulla è perduto. The post Confini e frontiere appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 29, 2026
L'INDIPENDENTE
CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@1
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
Radio Blackout - Info
CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@0
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
Radio Blackout - Info
CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@2
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
August 17, 2026
Radio Blackout - Info
Immigrati. La Meloni gonfia il petto con Sanchez, Merz le strilla nelle orecchie
Il dossier migranti continua a dividere i governi europei con un livello di scontro che non si vedeva da tempo. Prima ci sono state le “muscolari” reazioni del governo Meloni contro la Spagna per la crisi di Ceuta. Roma ha sospeso il trattato di Schengen per chi proviene dalla Spagna […] L'articolo Immigrati. La Meloni gonfia il petto con Sanchez, Merz le strilla nelle orecchie su Contropiano.
August 15, 2026
Contropiano
Tecnologie della sorveglianza: dall’applicazione del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo ai guadagni israeliani
Sul Patto Europeo su Migrazione e Asilo si è già ampiamente discusso – segnaliamo tra gli altri la puntata “Sul patto migrazione e asilo 2026” – e approfondito le varie modifiche normative che impatteranno gravemente sulla vita delle persone, sprovviste di documenti europei o permessi di soggiorno, in viaggio. Ma tra le righe di questi accordi tra gli Stati dell’Europa occidentale vi è la decisione di implementare gli investimenti economici in merito ai dispositivi di controllo non solo delle persone (si veda il – più che discusso – database Eurodac) ma soprattutto delle frontiere terrestri e marine. Non casualmente possiamo notare come le aziende che investono sulla crescita di tali tecnologie e che guadagnano dalla loro vendita, hanno base in Israele. Tecnologie – come quasi sempre accade – ideate e sperimentate sui palestinesi, prima e durante in genocidio. Perfezionate ad hoc per poi essere usate nei contesti della guerra ai migranti: il nemico interno dell’occidente. Come più volte ripetuto ai microfoni di Harraga (trasmissione in onda ogni venerdì tra le 15 e le 16 su Radio BlackOut) vi è un filo rosso che collega le tecnologie di morte e sorveglianza prodotte in Israele, per i propri genocidari obbiettivi coloniali, con la morte e sofferenze causate da frontiere e razzismo di stato a queste latitudini. Ascolta: