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10 marzo 1948: Ben Gurion e il Piano Dalet
10 marzo 1948: David Ben Gurion ed un piccolo gruppo di ufficiali militari della Haganah elaborano il “Piano Dalet” o “Piano D”, che mira ad «allontanare quanti più palestinesi possibile dalla Palestina, così da poter creare uno Stato a maggioranza ebraica» (Ilan Pappé, Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina. Dal 1882 ad oggi, Fazi editore, 2024). Un piano
Andiamo alla Peacewalk: il cammino di pace più lungo del mondo
Unisciti a noi per un’ora, un giorno, una settimana o per l’intera camminata dall’Europa ad Al-Quds/Gerusalemme. Creiamo insieme questa camminata. Introduzione La Peacewalk è un movimento che invita persone da tutto il mondo a camminare insieme in un comune appello alla pace e a imparare cosa significhi la vera pace. È un pellegrinaggio collettivo dai confini più remoti dell’Europa ad Al-Quds/Gerusalemme, seguendo la famosa Via di Gerusalemme, il cammino di pace più lungo del mondo. Tutti possono partecipare per un’ora, un giorno o una settimana all’intera camminata. Questo pellegrinaggio rappresenta un impegno per la pace attraverso esperienze e intese condivise. Scopo e motivazione L’iniziativa affronta il senso di impotenza di fronte alla terribile situazione in Palestina e Israele e alla divisione che essa causa in tutto il mondo. Le Peacewalk sono state nella storia la resistenza dei più deboli. Questa Peacewalk mira a imparare dai costruttori di pace palestinesi e israeliani e a sostenere il loro lavoro allo stesso tempo. Inoltre, è un luogo in cui i cittadini di questo mondo si dedicano ad apprendere cosa significhi costruire la pace. Camminare insieme favorisce il dialogo e la comprensione, consentendo ai partecipanti di riflettere, entrare in contatto e apprendere il lavoro essenziale della riconciliazione. Agli esperti verrà chiesto di condividere le lezioni apprese lungo il cammino. Se la guerra in Israele e Palestina può dividere il mondo, i costruttori di pace possono unirlo. Obiettivi 1. Promuovere la pace: dimostrare l’azione non violenta e il dialogo come strumenti di risoluzione dei conflitti. 2. Creare connessioni: unire costruttori di pace, leader della comunità e partecipanti. 3. Aumentare la consapevolezza: evidenziare la necessità di processi sostenibili di giustizia e pace. 4. Promuovere l’apprendimento: interagire con esperti, artisti e attivisti attraverso discussioni e conferenze. Caratteristiche principali * Un festival della pace lungo un anno: musica, eventi, incontri lungo il percorso! * Una scuola della pace lunga un anno: incontri con costruttori di pace e leader della riconciliazione. * Una raccolta fondi lunga un anno: raccolta fondi per gli sforzi di pace tra palestinesi e israeliani Appello all’azione • Investire nella pace: impegnarsi per la riconciliazione e la diplomazia. • Riconoscere le voci locali: sostenere gli sforzi di pace dal basso. • Praticare la pace: la costruzione della pace è un’abilità che si può apprendere Ispirazione e visione Ispirato da sostenitori della pace come Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, Hamze Awawde e Magen Inon, Women of the Sun e Women Wage Peace, e da iniziative come la Marcia Civile per Aleppo e le proteste silenziose francesi, nonché le Marce Civili di Martin Luther King. Logistica * Percorso: diversi punti di partenza in tutta Europa, tutti lungo la Via di Gerusalemme (jerusalemway.org), che culmina a Gerusalemme. * Ritmo: 15-25 km al giorno per l’accessibilità. * Auto-organizzazione: ogni camminatore è un pellegrino, responsabile del proprio percorso, supportato dai team nazionali e dagli altri camminatori. * Collaborazioni: La Peacewalk è un’iniziativa promossa da Stichting PopUpWerk (guidata da Rikko Voorberg), dal JERUSALEMWAY Team (guidato da Johannes Aschauer) e dal team Glocalspirit. I primi passi della Peacewalk (percorso principale) si svolgeranno a Finisterre, in Spagna, il 31 gennaio 2026. Segui questo percorso su peacewalk.info Davide Bertok
January 27, 2026
Pressenza
Notizie da Gerusalemme, da Gaza e dalla Cisgiordania, dallo Yemen… e da Genova
Il notiziario quotidiano di ANBAMED oggi riferisce che il Parlamento israeliano ha approvato una legge per l’interruzione definitiva di corrente elettrica e acqua alle sedi a Gerusalemme dell’UNRWA, che fornisce servizi a oltre 110˙000 rifugiati e gestisce due campi profughi: il campo di Shuafat e il campo di Qalandia, enti e istituzioni come l’Indian Corner Clinic all’ingresso di Bab al-Sahira e le scuole maschili e femminili di Gerusalemme, Sur Baher. ANBAMED inoltre riferisce che il consulente per i media dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), Adnan Abu Hasna, ha affermato che 1,6 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza soffrono attualmente di livelli pericolosi o multipli di malnutrizione o insicurezza alimentare, poiché l’occupazione israeliana continua a ostacolare l’ingresso di rifornimenti umanitari essenziali per l’inverno. Il funzionario dell’UNRWA ha spiegato che il clima di bassa pressione ha causato lo sradicamento di migliaia di tende e l’allagamento di vaste aree residenziali da parte di acqua piovana e liquami e, sottolineando che la maggior parte delle cosiddette tende sono state montate alla rinfusa con pezzi di plastica e qualche pezzo di stoffa e non sono praticamente degne di essere vere tende in grado di proteggere i loro abitanti, che la gente di Gaza ha la sensazione che la guerra continui, ma in altri modi e forme, e ha affermato che il continuo deterioramento della situazione umanitaria, il numero crescente di malati e l’impossibilità di portare centinaia di tipi di generi alimentari e non alimentari, pezzi di ricambio per le stazioni fognarie e idriche, attrezzature mediche e medicinali, rappresentano inequivocabilmente della forme di ostilità bellica contro la popolazione civile. Contemporaneamente l’UNFPA / Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha lanciato un allarme per la situazione sanitaria in Yemen: “Sottolineando che anni di conflitto hanno portato i servizi di base del Paese sull’orlo del collasso e lasciato milioni di donne e ragazze in una situazione di estrema vulnerabilità, UNFPA ha riferito che ogni giorno in Yemen tre donne muoiono a causa di complicazioni prevenibili della gravidanza, che 6,2 milioni di donne e ragazze non hanno accesso ai servizi di protezione di base e che 7 milioni di persone in Yemen hanno urgente bisogno di supporto psicologico”. Ricordando che sono trascorsi “3 anni, 10 mesi e 5 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina”, sull’esito dei colloqui di Trump con Zelensky e Putin ANBAMED osserva che i commenti sono contrastanti e propone le analisi di Sergio Serra su un testo scritto nel 1943 da Vasilij Semënovič Grossman, un ebreo, nato in Ucraina – a Berdičev – nel 1905, che nell’agosto 1944 fu tra i primi a entrare nel campo di sterminio di Treblinka e a documentare l’olocausto. Dell’incontro di Trump con Netanyahu, ANBAMED riferisce che “non ha portato novità”: «Elogi reciproci e carinerie per coprire il vuoto di proposte concrete. Minacce a Hamas ed all’Iran condite con promesse di un futuro di pace nella regione con l’attuazione degli accordi di Abramo e tante armi da esportare alle monarchie del Golfo». Intanto * nella Striscia di Gaza proseguono le violazioni del cessate-il-fuoco da parte di Israele, “All’alba di oggi l’artiglieria ha bombardato Rafah in contemporanea con un raid aereo sulla stessa zona. L’aeronautica israeliana ha colpito il campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia. Carri armati israeliani hanno lanciato obici contro Deir Balah. Nel nord, aerei israeliani hanno colpito Beit Lahia”; * in Cisgiordania nella sola giornata di ieri sono stati effettuati 35 attacchi, “I più gravi sono avvenuti a Nablus, el-Bira, el-Khalil e Jenin. A Betlemme, un gruppo di coloni armati ha invaso un villaggio, devastando case e distruggendo raccolti agricoli. Hanno ridotto in fin di vita un anziano di 80 anni, Ibrahim Iybiayat, e suo nipote Mustafà di 14 anni. Come al solito, i soldati che hanno accompagnato gli aggressori non hanno mosso un dito. Nessuno di loro è stato arrestato…”; * in Italia, del proprio colloquio con lui nel carcere di Genova, gli avvocati di Mohammed Hannoun – Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo – hanno riferito: “È stato molto lucido e preciso nel ricostruire tutti i passaggi dei finanziamenti e da domani cominceremo a studiarli nei dettagli. Ha sempre operato in maniera tracciabile e sempre con associazioni registrate, molte delle quali anche in Israele. Oggi chiarirà alcuni passaggi con la Gip rilasciando una dichiarazione spontanea, ma su nostro consiglio non si sottoporrà a interrogatorio, perché ancora non abbiamo ricevuto tutti gli atti depositati”. ANBAMED riferisce gli interventi del professor Montanari e del GAP / Giuristi e Avvocati per la Palestina e che a Genova, dove domani alla 1231° ora in silenzio per la pace verrà chiesto il suo rilascio , davanti al carcere dove Mohammed Hannoun è detenuto ieri si è svolta una “manifestazione di solidarietà con gli attivisti arrestati sulla base di documentazione e giurisprudenza israeliana”. ANBAMED / NL 1951 – 30 dicembre 2025 ANBAMED
December 30, 2025
Pressenza
Peacewalk to Jerusalem – il cammino di pace più lungo del mondo
Partecipa per un giorno, una settimana, un mese, o per l’intera cammino dall’Europa a Al-Quds/Gerusalemme Connettiti al Peace Walk dall’Europa a Gerusalemme (2026-2027) e aiutaci a realizzarlo! La Peacewalk è un movimento che invita persone da tutto il mondo a camminare insieme in un comune appello alla pace e a scoprire cosa significhi la vera pace. Si tratta di un pellegrinaggio collettivo dai confini più remoti d’Europa ad Al-Quds/Gerusalemme, seguendo la famosa Via di Gerusalemme, il cammino di pace più lungo del mondo. Tutti possono partecipare per un’ora, un giorno o una settimana dell’intera camminata. Questo pellegrinaggio rappresenta un impegno per la pace attraverso esperienze e comprensioni condivise. Scopo e motivazione: l’iniziativa affronta il senso di impotenza di fronte alla terribile situazione in Palestina e Israele e alla divisione che essa causa in tutto il mondo. Le Peacewalk sono state nella storia la resistenza dei deboli. Questa Peacewalk mira a imparare dai costruttori di pace palestinesi e israeliani e a sostenere il loro lavoro allo stesso tempo. Inoltre, è un luogo in cui i cittadini di questo mondo si dedicano a imparare cosa significhi costruire la pace. Camminare insieme promuove il dialogo e la comprensione, consentendo ai partecipanti di riflettere, connettersi e apprendere l’essenziale lavoro di riconciliazione. Agli esperti verrà chiesto di condividere le lezioni apprese lungo il cammino. Se la guerra in Israele e Palestina può dividere il mondo, i costruttori di pace possono unirlo. Obiettivi 1. Promuovere la pace: dimostrare l’azione non violenta e il dialogo come strumenti di risoluzione dei conflitti. 2. Creare connessioni: unire costruttori di pace, leader della comunità e partecipanti. 3. Sensibilizzare: evidenziare la necessità di processi sostenibili di giustizia e pace. 4. Promuovere l’apprendimento: interagire con esperti, artisti e attivisti attraverso discussioni e conferenze. Caratteristiche principali ● Un festival della pace lungo un anno: musica, eventi, incontri lungo il percorso! ● Una scuola della pace lunga un anno: incontri con costruttori di pace e leader della riconciliazione. ● Una raccolta fondi lunga un anno: raccogliere fondi per gli sforzi di pace tra palestinesi e israeliani. ● Chiamata all’azione ● Investire nella pace: impegnarsi per la riconciliazione e la diplomazia. ● Riconoscere le voci locali: sostenere gli sforzi di pace dal basso. ● Praticare la Pace: la costruzione della pace è un’abilità che si può apprendere. Ispirazione e Visione Ispirata da sostenitori della pace come Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, Hamze Awawde e Magen Inon, Women of the Sun e Women Wage Peace, e da iniziative come la Marcia Civile per Aleppo e le proteste silenziose francesi, nonché le Marce Civili di Martin Luther King. Logistica ● Percorso: vari punti di partenza in tutta Europa, tutti lungo la Via di Gerusalemme (jerusalemway.org), che culmina a Gerusalemme. ● Ritmo: 15-25 km al giorno per l’accessibilità. ● Auto-organizzazione: ogni camminatore è un pellegrino, responsabile del proprio percorso, supportato dai team nazionali e dagli altri camminatori. ● Collaborazioni: La Peacewalk è promossa da Stichting PopUpWerk (guidata da Rikko Voorberg), dal team JERUSALEMWAY (guidato da Johannes Aschauer) e dal team Glocalspirit. Abbiamo ricevuto questo appello, e pensato di inserire nel percorso anche Trieste. L’input è arrivato da oltre confine … Un primo Peace Walk è giunto in città da Fiume in Croazia nel 2024, da qui è giunto fino Lubiana da dove è ripartito per Fiume. Quindi è arrivata la proposta di Rikko un attivista olandese, ispirata alle coraggiose attività per la pace e la dignità attuate in Palestina, Israele e tutto il mondo: camminare di villaggio in villaggio per migliaia di chilometri fino ad Al-Quds (la città santa in arabo) o Yerushalayim (città della pace in ebraico). Ispirazione giunta sia prima che durante grandi iniziative nonviolente di opposizione al genocidio come la Freedom Sumud Flotilla, che ha creato una fervente ondata di opposizione alla guerra. Di qui è iniziata la messa in opera di un tratto del Peace Walk to Jerusalem nell’area di Alpe Adria; ipotizzando un percorso che da Lubiana, o fors’anche dall’Austria conduca a Trieste, a Koper-Capodistria e Fiume-Rijeka, proseguendo per Mrkopalj dove trent’anni fa nacque la Scuola di pace in tempo di guerra, per Bihač punto di passaggio dei migranti nella Rotta balcanica, fino alla multietnica Sarajevo, dove congiungersi coi camminanti del resto del continente. Nei Balcani alla ricerca della pace interiore, della riconciliazione nella comunità, della partecipazione agli sforzi politici per la pace camminando insieme, offrendo e ricevendo ospitalità e promuovendo iniziative sulla via di pellegrinaggio più lunga del mondo. Ricordando le migliaia di italiani attivatisi verso i Balcani trent’anni fa abbiamo pensato di proporre un tratto italiano del Peace Walk – che negli auspici potrebbe collegarsi a quello franco-spagnolo – iniziando dal coinvolgere il coordinamento della Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza le cui attività del 2026 sono contigue al Peace Walk to Jerusalem. Siamo coscienti che i territori da attraversare sono altamente problematici; basta pensare al Kosovo, parti della Turchia e soprattutto Siria. Sappiamo che Israele potrebbe impedire di raggiungere Gerusalemme. E confidiamo nella continuazione della mobilitazione popolare in corso per riuscire ad affrontare tutte queste situazioni. Qui il link al sito del Peace Walk to Jerusalem in lingua inglese per maggiori informazioni https://peacewalk.info Nell’immagine sopra la mappa con la scansione temporale delle partenze finora previste. Alessandro Capuzzo Redazione Friuli Venezia Giulia
November 21, 2025
Pressenza
Donald Trump e l’egemonia culturale a Gerusalemme
La figura di Donald Trump è il simbolo dell’espansionismo israeliano a Gerusalemme, attraverso azioni culturali che rafforzano l’egemonia statunitense nella vita quotidiana della città. E’ il 26 febbraio 2025 quando sugli account del neoeletto presidente Donald Trump appare un video generato dall’intelligenza artificiale ritraente una versione distopica della Striscia di Gaza, con resort fronte mare in pieno stile statunitense, bambini divertiti dai palloncini a forma di Trump e statue dorate del presidente americano. Soprassedendo sul clamore che il video ha suscitato nel dibattito pubblico internazionale -al contrario delle migliaia di video di Gaza (reali!) che da mesi circolano sui social- vale la pena soffermarsi sul ruolo giocato dal capo della Casa Bianca nelle mire espansionistiche di Israele oltre i propri confini. A ben vedere, agli occhi della classe politica e della società civile dello Stato ebraico – anche quella meno irredentista  – Donald Trump gode di una sorta di status di “garante delle occupazioni” fin dal suo primo mandato, durante il quale gli sono state perfino intitolate delle colonie nelle alture del Golan. Oltre che nella Striscia di Gaza e nel sud-ovest della Siria, la figura di Trump è entrata di diritto anche nello storico contenzioso fra l’Autorità Nazionale Palestinese e Israele per il possesso di Gerusalemme, grazie ad azioni inedite come lo spostamento dell’ambasciata americana nella città santa e la designazione di Gerusalemme come capitale di Israele nel celebre “Peace for prosperity plan” del 2020. Nonostante ciò, l’importanza del leader repubblicano nel contesto di Gerusalemme non può essere ridotta alle sole azioni politiche e diplomatiche, che sono simultaneamente causa ed effetto dell’egemonia culturale che il tycoon statunitense impartisce sulla città. Stuart Hall definisce tale egemonia come lo sfruttamento delle pratiche culturali – film, sport, celebrazioni nazionali e musei – per costruire un consenso spontaneo nell’elettorato. Alcuni casi di egemonia culturale nella rappresentazione di Trump a Gerusalemme sono Piazza Donald Trump, la Stazione Donald Trump, il Beitar Jerusalem e il Mikdash Educational Center, attraverso i quali l’immagine del magnate newyorkese esce dai palazzi del potere e popola le strade e la quotidianità di Gerusalemme. Il primo caso è Piazza Donald Trump, creata il 3 luglio 2019nel quadrante sud-est di Gerusalemme, vicino alla “nuova” ambasciata americana. In quell’occasione, l’allora sindaco Nir Barkat rilasciò la seguente dichiarazione: “Il presidente Trump ha deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale del popolo ebraico, di schierarsi dalla parte della verità e di fare la cosa giusta”. Nonostante non sia mai stato ufficialmente adottato, il nome della piazza viene informalmente utilizzato, richiamando l’analoga piazza di Tel Aviv. Il secondo caso è la Stazione Donald Trump, un progetto della città di Gerusalemme annunciato nel 2019 dal Ministro dei Trasporti Yisrael Katz come ringraziamento per “aver riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele”. La mitizzazione di Donald Trump però, non trova la propria raison d’etre solamente in progetti istituzionali, ma anche la stessa società civile israeliana dimostra da sempre una certa affezione per il presidente statunitense. Il caso più eclatante è la squadra di calcio del Beitar Gerusalemme, da sempre oggetto di controversie in tema di islamofobia (è l’unica squadra israeliana a non aver mai ingaggiato calciatori arabi). Eli Tabib, all’epoca proprietario del club, decise nel 2018 di cambiare il nome della squadra da Beitar Gerusalemme a “Beitar Trump Gerusalemme” per “onorare il presidente americano per il suo affetto e sostegno”, come dichiarato in un comunicato diffuso sulle pagine social ufficiali della squadra. Ancora oggi è facile imbattersi in articoli di merchandising online che accostano il nome di Donald Trump e quello de “la familia”, storico gruppo di supporter gerosolimitani vicini al sionismo revisionista e all’estrema destra israeliana. L’ultimo caso è il Mikdash Educational Center, un’organizzazione educativa e religiosa no-profit che nel 2018 ha coniato una moneta da collezione raffigurante il volto di Donald Trump e quello del re Ciro II di Persia (detto il Grande). Il paragone fra i due, già promosso da altre figure chiave dell’espansionismo israeliano come Benjamin Netanyahu, richiama la costruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme, legittimando il controllo dello Stato ebraico sulla città attraverso la connessione biblica con la sedicente terra d’Israele. Da questi elementi appare dunque chiaro come le speculazioni geopolitiche non possano esaurire il discorso sulle occupazioni israeliane. L’espansionismo di Tel Aviv – iniziato all’indomani della Guerra dei sei giorni e mai affievolitosi, nemmeno durante la stagione di Oslo –  non è solo frutto delle scelte politiche della Knesset, ma rappresenta anche un sentimento radicato nel tessuto sociale israeliano ed espresso attraverso l’istruzione, lo sport e altre manifestazioni culturali. La presenza capillare della figura di Donald Trump nella quotidianità di Gerusalemme rappresenta un esempio interessante, elevando la portata coloniale delle politiche estere israeliane e statunitensi. Se l’intitolazione di piazze, stazioni, squadre sportive e monete da collezione può sembrare parte del progetto di Hasbara (diplomazia pubblica), promosso da Israele per presentarsi al mondo come partner statunitense, appare chiaro come la società israeliana stessa subisca il fascino di Washington in una sorta di “mimesi” bhabhiana, ovvero il fenomeno per cui i colonizzati tendono a replicare le pratiche dei colonizzatori. Per dare un senso al non plus ultra della violenza raggiunto negli ultimi mesi a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania (e Gerusalemme Est), bisogna confrontarsi anche con la forza egemonica che Donald Trump esercita sulla società israeliana: se è vero che nel video pubblicato dal presidente repubblicano a “Trump Gaza” sono presenti gadget, statue e palloncini a forma di Trump, vale la pena ricordare che a pochi chilometri da quel luogo martoriato esiste già una “Trump Jerusalem” le cui piazze e squadre sportive portano il nome del presidente degli Stati Uniti, quasi a riaffermare il fatto che l’americanizzazione della Striscia di Gaza deve prima passare per l’americanizzazione di Israele. Redazione Italia
September 16, 2025
Pressenza
Gerusalemme capitale di Israele e altre menzogne dei manuali scolastici
Tra pochi giorni le e gli studenti e le studentesse di tutta Italia torneranno sui banchi, mentre le/i docenti sono pronte/i a riprendere il loro posto in aula, ma mai come in questo momento è necessaria non solo una riflessione critica sui manuali (in particolare di storia) proposti nelle scuole, ma soprattutto un lavoro di costante monitoraggio sui contenuti spesso ambigui, quando non palesemente scorretti, circa la situazione in quell’area di mondo che in troppi continuano a definire Medio Oriente. Si potrebbe cominciare da qui, come suggerisce, sulla scorta di Edward Said, Michele Lucivero (in un articolo pubblicato su www.pressenza.it), a decolonizzare il linguaggio della manualistica o, quantomeno, a rendersi conto di quanto imbevuto di pensiero spesso inconsapevolmente colonialista sia il linguaggio mainstream. Sarebbe questo un primo passo doveroso, ma certamente insufficiente oggi, nel momento in cui, come lo stesso Lucivero sottolinea (in un articolo pubblicato su www.jacobinitalia.it), proprio il manuale più soddisfacente dal punto di vista di una narrazione storica non “marcatamente colonialista” è stato (non a caso!) oggetto di segnalazione da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Trame del tempo, il manuale di storia edito da Laterza di cui sono autori Ciccopiedi, Colombi, Greppi e Meotto, è stato infatti accusato di aver stabilito una indebita continuità storica tra fascismo e governo Meloni. Il caso non è che l’ultimo di una serie di interventi di carattere censorio che da parte di Governo e Ministero dell’Istruzione stanno sempre più frequentemente attentando alla libertà di ricerca e di insegnamento. Sulla base di questa lunga ma necessaria premessa è quindi importante leggere l’articolo uscito su “il Manifesto” del 29 agosto 2025 (https://ilmanifesto.it/loccupazione-israeliana-nei-libri-scolastici-italiani), in cui l’autrice Eliana Riva ricostruisce il lavoro della rete Docenti per Gaza, che grazie a uno scrupoloso monitoraggio dei manuali italiani ha messo il evidenza il fatto che «nelle nostre scuole Gerusalemme viene sempre indicata come capitale di Israele e che i territori palestinesi occupati sono a volte inseriti all’interno dello stato ebraico». La rete ha dato mandato all’avvocato Dario Rossi di chiedere rettifica alle case editrici, che spesso indicano la questione semplicemente come “controversa” o descrivono territori illegalmente occupati come “oggetto di contesa”. Il punto di vista prevalentemente adottato dalla manualistica è quello israeliano, implicitamente avallandone le gravissime violazioni del diritto internazionale e contribuendo, sotto traccia, a diffondere una versione non solo unilaterale, ma francamente criminale della questione palestinese, spesso con la scusa di “rendere comprensibile una materia complessa”. Le risposte delle case editrici hanno solo parzialmente soddisfatto le richieste di rettifica, a conferma di quanto sia necessario oggi più che mai un paziente ma capillare lavoro culturale che deve partire proprio dalla denuncia di quelli che solo a un occhio ingenuo possono apparire semplici errori o imprecisioni. Il diritto internazionale è chiaro a riguardo: Gerusalemme non è la capitale di Israele e gran parte della Palestina è illegalmente occupata da Israele. Fino a che non si chiariranno in modo inequivocabile almeno queste premesse, sarà necessario condurre un lavoro culturale e di formazione che infatti sempre più docenti sentono necessario: l’iniziativa della Scuola per la Pace di Torino e Piemonte “Nello specchio di Gaza” (clicca qui per il progetto) rappresenta a tale proposito un importante tassello per contribuire alla crescita di una cultura antirazzista e colonialista. Anche questo è politica, anche questo è militanza, anche questo è accompagnare la navigazione della Global Sumud Flotilla e affiancarne, da terra, da dietro la cattedra, facendo cultura, la missione. A questo proposito segnaliamo che la campagna continua e che Docenti per Gaza raccoglie segnalazioni: https://www.instagram.com/docenti.per.gaza/p/DFNSJxNOX7h/?img_index=4 Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Torino
Messaggio di Combatants for Peace sull’attentato dell’8 settembre a Gerusalemme
La mattina di lunedì 8 settembre a Gerusalemme sei israeliani sono stati uccisi in un attacco violento, così come i due attentatori palestinesi. Inviamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie e condanniamo tutti gli atti di violenza. Ogni spargimento di sangue ci allontana dal futuro che tutti meritiamo. La violenza, che sia compiuta da individui, eserciti o governi, non fa che perpetuare un ciclo infinito di dolore. Come Combatants for Peace sappiamo che non c’è futuro in questa terra né per gli uni né per gli altri senza la presenza reciproca. La nostra sicurezza, libertà e dignità sono intrecciate. Rifiutiamo di lasciare che l’odio definisca il nostro cammino. Scegliamo un’altra strada: la nonviolenza, la co-resistenza all’oppressione e la costruzione di una vita fondata sulla giustizia e sull’uguaglianza per tutti coloro che chiamano “casa” questa terra. Solo insieme possiamo porre fine a questo ciclo di morte e piantare i semi di un futuro in cui ogni famiglia — israeliana e palestinese — possa vivere senza paura.   Combatants for Peace
September 10, 2025
Pressenza
Notizie dal Medio Oriente
Gaza Gli occupanti israeliani hanno compiuto nella notte centinaia di demolizioni con la dinamite nei quartieri di Sabra e Zeitoun di Gaza città e a Jebalia. L’obiettivo è di svuotare il capoluogo della sua popolazione. I proclami che ordinano lo sfollamento vengono ripetuti con lanci di volantini e con altoparlanti sui droni. Artiglieria e aereonautica militare completano l’opera di sterminio dei civili. 51 sono stati uccisi stamattina fino al momento in cui scriviamo (08:15). Il capo di stato maggiore israeliano Zamir è favorevole ad uno scambio di prigionieri. La sua preoccupazione non è la morte dei civili palestinesi, ma la vita dei 50 ostaggi israeliani in mano a Hamas: “C’è la certezza che i miliziani che custodiscono gli ostaggi cercheranno di ucciderli e suicidarsi, nel momento del nostro avvicinamento ai loro nascondigli nei tunnel. Sarà possibile la ripresa delle operazioni militari dopo la conclusione della tregua temporanea”. Netanyahu è deciso ad andare avanti nella carneficina e nell’uso della fame come arma di guerra. “L’operazione militare per l’occupazione di Gaza va avanti e tratteremo alle nostre condizioni”. Infatti è passata una settimana dalla risposta affermativa di accettazione da parte di Hamas della proposta dei mediatori, ma il ricercato per crimini di guerra non si è pronunciato né per il sì, né per il no. E nessuna diplomazia lo ha incalzato. La stampa israeliana parla di opzioni diverse per i mediatori e cita emirati o una capitale europea. Un modo per scaricare il lavoro di Doha e Il Cairo, umiliate dalla mancata risposta di Tel Aviv. La linea imposta da Netanyahu, Smotrich e Bin Gvir per la fine delle operazioni militari è “il rilascio di tutti gli ostaggi, la resa dei Hamas e l’occupazione della Striscia”. Negli ospedali di Gaza sono arrivati ieri 64 civili uccisi e 278 feriti. Ieri sono morti 8 persone per fame, tra loro 2 bambini al di sotto dei 5 anni. Non hanno scosso le loro coscienze neanche i milioni di manifestanti che sono scesi in tutto il mondo, da Tokio a Seul, da Nouakchout a Istanbul, per dire no al genocidio. Immagini dall’Australia: Guarda. Cisgiordania Continuano le operazioni militari contro la popolazione civile in Cisgiordania da parte dell’esercito di occupazione. La linea di Tel Aviv è la cancellazione di tutti i campi profughi e la presenza dell’Onu a protezione dei profughi e del loro diritto al ritorno. Deportazione strisciante con la demolizione delle case. A Jenin sono oltre mille gli edifici rasi a terra in 7 mesi di aggressione, iniziata il 21 gennaio scorso. Il totale dei deportati fuori dai campi profughi di Jenin e Tulkarem supera i 50 mila civili. Sono ospitati “temporaneamente” in strutture collettive messe a disposizione dell’ANP in altre città della Cisgiordania o da parenti. L’altra linea di attacco del colonialismo israeliano in Palestina è l’appropriazione dei luoghi di culto. A Nablus, a el-Khalil, ma soprattutto a Gerusalemme est, esercito e coloni agiscono di concerto per l’occupazione delle moschee islamiche. Migliaia di coloni stanno affluendo in queste ore nella moschea di Al-Aqsa per le cerimonie del capodanno ebraico. La moschea viene rinominata con il nome di Monte del Tempio, col sogno di ricostruirlo dopo la distruzione della moschea, terzo luogo sacro per un miliardo e mezzo di musulmani. Jude Shalabi salvo dalla lapidazione Il papà Bassam ci ha mandato un vocale di Jude registrato durante la festa per i suoi 5 anni, ieri 24 agosto. “Sto festeggiando. Ci sono mia sorellina e tutti i cugini. Ho ricevuto tanti regali e la mamma ha fatto una bella torta, dolcissima. Grazie a Dio, ogni giorno”. Abbiamo pubblicato ieri un’intervista video realizzata da Anbamed con suo padre sull’aggressione dei coloni al posto di blocco dell’esercito di occupazione israeliano lungo la strada Nablus-Tulkarem e il lancio di pietre che ha distrutto l’auto, rotto il vetro e causato la frattura del cranio al bambino. Yemen 40 caccia israeliani hanno attaccato 18 obiettivi in Yemen, compreso il palazzo presidenziale a Sanaa. Netanyahu intende ripetere in Yemen ciò che ha compiuto in Libano, ma non sembra che stia ottenendo gli stessi risultati, malgrado la potenza di fuoco messa in campo. Nei giorni scorsi, gli Houthi avevano lanciato sul territorio israeliano un missile balistico a testate multiple che non è stato possibile intercettare e ha colpito diversi obiettivi nella zona di Tel Aviv causando la chiusura dell’aeroporto. Solidarietà di artisti con Gaza L’altra sera, davanti a 150.000 persone e in diretta su Rai3, è accaduto un fatto bellissimo, emozionante. Durante la Notte della Taranta, l’artista Alessandra Caiulo ha cantato “La furtuna”, un brano profondo, toccante, che parla di chi attraversa il mare in cerca di speranza, di un futuro migliore, ma che invece trova la morte. Poi Alessandra ha fatto una cosa ancora più potente: ha rotto il silenzio. Con una dedica che è un grido politico e umano: “Fortuna è avere un domani. A Gaza, i bambini un domani non ce l’hanno. Gaza è un pianto che non si asciuga, un campo senza mani, una scuola senza bambini. In questo pianto ci anneghiamo tutti. Salviamo Gaza!”. Alessandra ha avuto la sensibilità di usare il palco più popolare del Sud per i bambini palestinesi. Solidarietà in Italia con la Palestina Da Catania e Siracusa il 4 settembre salperanno le barche e le navi per portare aiuti umanitari a Gaza. Sono programmate una grande manifestazione per il 3 pomeriggio e un raduno per il 4 per salutare gli equipaggi. I sanitari prendono una chiara posizione contro il genocidio. “Il nostro obiettivo, come Sanitari per Gaza, è far prendere posizione a tutte le Istituzioni contro il genocidio in corso e boicottarne ogni forma di complicità. Perché fermi il genocidio, Israele dovrà percepire l’isolamento e la pressione politica ed economica da parte della comunità internazionale”. Ogni giorno in piazza del Duomo di Milano, dal 16 giugno, si tiene un flash-mob silenzioso con lettura di poesie contro il genocidio compiuto da Israele a Gaza. Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio Sono passati 101 giorni dall’inizio del Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata a maggio da Anbamed. Oggi, lunedì 25 agosto, prosegue incessantemente per la 101a giornata l’azione nonviolenta di sciopero della fame 24h a staffetta. La solidarietà non dorme. Si mobilita anche in tempo di vacanze. Continueremo la campagna di sciopero della fame 24H a staffetta fino alla fine definitiva della guerra contro la popolazione di Gaza. L’azione continuerà nei prossimi giorni con la partecipazione di altri gruppi. Gli iscritti sono tantissimi e, secondo le disponibilità espresse, costruiremo il calendario con l’elenco dei partecipanti di tantissime città italiane, europee e arabe. È un digiuno del cibo e non della sete. Si può liberamente bere. Vi chiediamo di scattare una vostra foto con un cartello “IO DIGIUNO X GAZA”. Una lunghissima galleria di immagini che trasformeremo in un mosaico di solidarietà. Mandateci le foto a anbamedaps@gmail.com e pubblicatele sui vostri account social. ANBAMED
August 25, 2025
Pressenza
Standing Toghether mette i propri corpi per interporsi tra i violenti e le vittime
Il 26 maggio 2025, migliaia di nazionalisti israeliani hanno partecipato alla Marcia delle Bandiere a Gerusalemme, attraversando il quartiere musulmano della Città Vecchia e intonando slogan razzisti come “Morte agli arabi” e “Che il tuo villaggio bruci”. L’evento, che commemora la conquista israeliana di Gerusalemme Est nel 1967, è stato segnato da tensioni crescenti nel contesto della guerra in corso a Gaza. Tra i manifestanti sono stati esposti striscioni provocatori, tra cui uno che recitava: “Gerusalemme nelle nostre mani, 1967. Gaza nelle nostre mani, 2025” Secondo fonti internazionali come Associated Press, The Guardian, Reuters ed El País, diversi manifestanti hanno molestato palestinesi, giornalisti e attivisti israeliani, spesso senza l’intervento delle forze di sicurezza.  The Guardian, Thousands join Israeli flag march through Muslim quarter of Old City in Jerusalem – https://www.theguardian.com/world/2025/may/26/thousands-join-israeli-flag-march-through-muslim-quarter-of-old-city-in-jerusalem Reuters, Far-right Israelis confront Palestinians, other Israelis in chaotic Jerusalem march, witnesses sayhttps://www.reuters.com/world/middle-east/israeli-far-right-police-minister-visits-al-aqsa-mosque-site-ahead-jerusalem-2025-05-26 Quel giorno, attivistə di Standing Together hanno usato i loro corpi per interporsi tra i violenti e le vittime dell’aggressione. Standing Together è un movimento di ebrei e arabi che vogliono “Pace e indipendenza per israeliani e palestinesi, piena uguaglianza per tuttə in questa terra, e vera giustizia sociale, economica e ambientale” (dal loro website https://www.standing-together.org/en ) Nella loro newsletter scrivono così sulla giornata di Lunedì 26 maggio: “La violenza nella nostra terra continua ad aumentare. La nostra risposta? Mettere i nostri corpi in prima linea per combattere il razzismo e l’odio nella nostra società. È esattamente quello che abbiamo fatto ieri, quando decine di attivistə della nostra Humanitarian Guard si sono mobilitatə per proteggere palestinesi contro le bande di estrema destra che erano arrivate per creare violenza nella Città Vecchia di Gerusalemme, in occasione del Giorno di Gerusalemme. Siamo andati a Gerusalemme per proteggere i-le residenti palestinesi, ma anche per far sentire la nostra voce contro l’estremismo e a favore dell’umanità. Ci stiamo mettendo fisicamente in mezzo alla violenza, e vogliamo assicurarci di avere il tuo sostegno”. In questo video Nati, uno degli attivisti della Humanitarian Guard, si lancia in mezzo alla folla per proteggere un giovane. https://www.instagram.com/reel/DKIKDgCKzLx/?utm_source=ig_web_copy_link Ancora dalla loro newsletter: “Questa marcia razzista, che si tiene ogni anno, è finanziata dal Comune di Gerusalemme e sostenuta dal governo. Come movimento dal basso formato da ebrei e palestinesi, il nostro lavoro è chiaro: non solo dobbiamo contrastare la violenza contro i palestinesi nel momento in cui accade, ma dobbiamo anche combattere i sistemi più ampi che la alimentano e la rendono possibile. Non si tratta solo di reagire, ma di impegnarsi per costruire, dalle fondamenta, la società in cui vogliamo vivere. Nessun@ di noi può essere veramente liber@ o al sicuro in una società che tollera questa violenza.” Ilaria Olimpico
May 28, 2025
Pressenza
Il vento della pace può soffiare da Gerusalemme? Sul Summit di pace dell’8 e 9 maggio
Gaza è un campo di sterminio, denuncia il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Impassibili, Netanyahu e Smotrich confermano. Pronti all’invasione e occupazione dell’intera Striscia, obiettivo dichiarato la pulizia etnica. “La popolazione sarà spostata” “Coscienza”, in Occidente, è ormai solo il nome di una nave di volontari della Freedom Flotilla Coalition, che dal 2008 tenta di rompere l’assedio di Gaza. La nave che hanno affondato, al largo di Malta. Buio e silenzio in fondo al male: gli occhi di duecentodiciassette giornalisti spenti, forse ormai di più: anche loro nel silenzio della maggior parte dei colleghi europei. Se devo morire/tu devi vivere/per raccontare la mia storia, scriveva Refaat Alareer, docente di letteratura inglese, prima di essere assassinato insieme a gran parte della sua famiglia a Gaza City. Oh, andatevelo a leggere, quel prontuario della lingua felpata o bifida della grande stampa italiana, quel florilegio dei cinismi e della viltà che è (insieme ad altro, molto altro, come i diari dall’inferno del reporter Alhassan Selmi e i pastelli dell’anima, colorati di dolore e di speranza, di Marcella Brancaforte) il libro di Raffaele Oriani, Hassan e il genocidio (People 2025): il giornalista che un anno fa ha rinunciato alla prestigiosa testata su cui scriveva perché dove lui vedeva “un’unica cosa enorme” la maggior parte delle maggiori firme troncavano, sopivano, banalizzavano – o addirittura aggredivano le vittime. “Scrivo mentre il mondo continua a voltarsi dall’altra parte”, esordisce il libro appena uscito di Rula Jebreal: Genocidio. Quello che rimane di noi nell’era imperiale (Piemme). Il genocidio “ha rivelato il vuoto morale e politico di un mondo che riduce l’umanità a una gerarchia di morte” Siamo in fondo al male, certo. Eppure c’è un mistero che la dialettica di Hegel e di Marx aveva (piuttosto infelicemente) tentato di rendere loico: lo stesso cui senza teologali pretese accennava quel sussurro di voce rimasta a papa Francesco per le sue ultime parole Urbi et Orbi, annunciando Pasqua, cioè resurrezione, mentre moriva. Trasformando la sua effettiva via crucis nella via regia – muta e dolorosa – dell’ultimo suo giro fra la folla. Ascoltai, a Gerusalemme, a Pasqua, a San Giacomo degli armeni, la stessa improvvisa coincidentia oppositorum del dolore immemoriale di tutti i genocidi (e gli armeni ne sanno qualcosa), quando dal profondo sale all’alto, al lieve, all’avvolgente canto di salvezza. Più prosaico, più timido ritrovai lo stesso annuncio nell’omelia del Patriarca latino di Gerusalemme, oggi papabile. Di desolazione: una tomba. Nient’altro che una tomba vuota. E di consolazione: la parrocchia di Gaza, “una piccola barca ancorata alla vita, in un mare di dolore e di sofferenza”. La stessa che fino all’ultimo giorno il papa morente aveva amato, senza più parole. A Gerusalemme si prepara per l’8 e il 9 maggio da oltre un anno, un Summit popolare di pace, “il più grande, partecipato, complicato, importante convegno di pace mai tentato prima d’ora in Medio Oriente, e forse nel mondo. Oltre 60 diverse organizzazioni hanno aderito, in migliaia approderanno a Gerusalemme da altre città di Israele, interventi sono previsti anche dalla Palestina benché solo via internet, e da tutto il mondo sarà possibile seguire in streaming”. Ne scrive Daniela Bezzi sul sito di Assopace e su Pressenza, dove oltre a tutta l’informazione necessaria si trovano anche interviste ai due principali iniziatori del progetto: l’israeliano Maoz Inon, che ha perduto i genitori nel massacro del 7 ottobre, e il palestinese Aziz Abu Sarah, che ha perduto un fratello torturato a morte nelle carceri israeliane. Entrambi abbracciati l’anno scorso da papa Francesco, all’Arena di Pace di Verona. Ma, avverte, in collegamento con Gerusalemme il palestinese Sayel Jabareen da Beit Jala: “Non è certo per equiparare l’oppressore e l’oppresso che abbiamo deciso, da partners, di rompere il ciclo di silenzio e divisione per convenire in uno spazio di dolore condiviso. Ma per insistere nella nostra umanità e dichiarare che ci rifiutiamo di permettere che tutta questa sofferenza continui”. Vogliamo provare a crederci? Cioè ad esserci? Con tutti i nostri numerosi ma ancora troppo impercettibili sussurri, le molte iniziative sperse e sparse per tutta la penisola che si stringe al calvario della Palestina. Insieme, forse, faremmo una ruah, il vento della vita che risorge. Roberta De Monticelli. Il Manifesto Ripubblicazione autorizzata dall’autrice Redazione Italia
May 9, 2025
Pressenza