Tag - Governo Meloni

La nostra «sicurezza»: fra lame, ipocrisie e Meloni
articoli di Danilo Tosarelli e di Valentina Fabbri Valenzuela. Due punti di vista diversi per favorire la discussione… anche in “bottega” Italia, sicurezza o democrazia? Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato di Valentina Fabbri Valenzuela (*) Repressione della solidarietà e di attivisti climatici Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in
31 gennaio 2026: Torino è partigiana
Assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti a Torino del 17 gennaio 2026: un resoconto a caldo di Angelo Zaccaria (*) Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel
Furundulla 303 – Tanto le guerre passano…
…sui nostri corpi. Allegria!! di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Make Donald   Italia-Venezuela andata e ritorno Confusione “Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglioMa è uno sbaglio, è petrolioTroppo furbo per non essere sinceroMa è davvero oro nero?”
No alla chiusura di Radio Radicale
Dopo più di trent’anni di servizio pubblico continuativo, la convenzione tra Radio Radicale e lo Stato italiano rischia di essere interrotta per una scelta dell’attuale governo. Infatti nei testi della legge di Bilancio e del decreto Milleproroghe non compare nessun riferimento ai fondi utili a garantire la prosecuzione di un servizio che, per unicità e valore democratico, non ha equivalenti all’interno del panorama informativo italiano. Non si tratta quindi di un finanziamento ordinario all’editoria, bensì del riconoscimento di una funzione pubblica precisa, ovvero la trasmissione integrale e in diretta delle sedute parlamentari, la documentazione senza filtri della vita politica e istituzionale del Paese. Per non parlare di tutti i dibattiti culturali, presentazioni di libri, interviste e programmi di natura informativa e culturale che questa radio ogni giorno si impegna a registrare.  Un patrimonio che non appartiene perciò solo alla politica ma a tutti i cittadini, tuttavia ad oggi viene trattato come una voce accessoria e sacrificabile nel silenzio generale. Radio Radicale si avvale di un elevatissimo livello di qualità giornalistica, ed è l’unica emittente che, da sempre, garantisce spazio a tutti, anche e soprattutto a chi è lontano alle lotte radicali e liberali, trasmettendo integralmente la vita politica dello Stato Italiano. L’archivio della radio custodisce mezzo secolo di storia repubblicana, e rappresenta il più grande archivio politico d’Europa. Chiuderla quindi significherebbe ridurre il pluralismo nonché indebolire la nostra democrazia.  Questo il documento che l’assemblea di redazione, di Radio Radicale, ha approvato ieri: “Le redattrici e i redattori di Radio Radicale, riuniti in assemblea il 14 gennaio 2026, prendono atto con favore di quanto dichiarato dalla Presidente del Consiglio Meloni nella conferenza stampa di inizio anno: “Il Governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico della testata contributo che si somma a quello chiaramente ordinario”. Le redattrici e i redattori di Radio Radicale auspicano che fin dall’inizio della discussione del provvedimento e senza indugi alle parole della Presidente Meloni seguano atti concreti compreso il rinnovo della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari. Le redattrici e i redattori chiedono all’azienda di porre in essere tutte le iniziative utili ad una positiva conclusione della vicenda. Allo stesso tempo incaricano il Comitato di redazione di vigilare attentamente sull’andamento del provvedimento mantenendo un costante contatto con l’azienda e con i rappresentanti politici. La prospettiva deve essere quella di uno sviluppo che consenta di uscire dalla condizione di precarietà che la radio vive da troppo tempo e dia stabilità al suo ruolo di informazione pubblica preservando al contempo le specificità che ne hanno fatto un unicum nel sistema dell’informazione. Le redattrici e i redattori si rivolgono alla politica tutta perché si assuma le proprie responsabilità: garantire a Radio Radicale di poter continuare a espletare il servizio per cui è riconosciuta come “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale” oppure decretarne la chiusura, nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dell’inizio delle trasmissioni e il decimo dalla scomparsa di Marco Pannella. Redattrici e redattori più in generale fanno propria la posizione della Fnsi rispetto a tutto il sistema dell’informazione che da troppo tempo versa in una condizione di crisi con il contratto collettivo nazionale di lavoro che da dieci anni attende invano di essere rinnovato.   L’informazione deve essere sostenuta e finanziata in modo corretto a difesa dell’articolo 21 della Costituzione. Non è sottraendo risorse all’emittenza radiofonica e televisiva e alla carta stampata che si sostiene il pluralismo”. Speriamo quindi che le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non siano parole gettate al vento ma un preludio a fatti concreti, poiché chiunque volesse imporre la chiusura di Radio Radicale si dovrebbe assumere una responsabilità politica e storica enorme nei confronti della nostra democrazia.  Andrea Vitello
Italia-informazione: democrazia loquace ma in gabbia
Mario Sommella (*) ragiona sul 49° posto nella classifica di RSF sulla libertà di stampa. Questo titolo – il 49° posto – fa notizia, ma soprattutto mi fa male. Mi fa male perché somiglia a un paradosso: accendo la tv, scorro i giornali, sento qua e là domande anche dure, e per un attimo mi verrebbe da pensare “ma allora
Pillole di bancarotta n. 6
Le pillole di oggi di Alessandro Volpi sono molto trumpiane. Spaziano dall’oro e dal petrolio venezuelano sui quali gli USA si apprestano a mettere le mani, alla speculazione sui titoli delle aziende belliche statunitensi, al riarmo USA, alla demolizione del diritto internazionale ad opera del tycoon, agli attacchi alla Fed. Il tutto ad uso e consumo dei grandi fondi finanziari,
Furundulla 302 – servi dei servi dei servi…
…beh… se serve di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Corsa al Nobel     Comma 22 a Gaza “Servi dei servi dei servi”… Rimpianti     L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente:  301 Ops quest’anno mi
«Il 90% delle armi a Israele da Usa, Germania e Italia»
Il ruolo di Leonardo, di Enrica Muraglie Secondo il rapporto di Bds Italia presentato alla Camera, tra l’altro, l’impiego degli F35 nei bombardamenti contro i civili palestinesi è stato documentato in più occasioni. Da il manifesto e Sbilanciamoci «Noi non vendiamo neanche un bullone a Israele», aveva assicurato appena due mesi fa Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo
Legge di bilancio: una manovra di guerra, peggiorativa persino rispetto alla proposta originaria
Dopo una maratona notturna il Parlamento ha approvato la legge di bilancio. Le liti interne alla maggioranza approdano a un testo che, se possibile, risulta persino peggiorativo rispetto alla versione originaria. Fortemente ipotecata dalla corsa al riarmo e dal rispetto dei vincoli europei, la legge di bilancio conferma la sua natura profondamente classista salvaguardando banche e assicurazioni, avvantaggiando le imprese, modificando il sistema fiscale in senso sempre più regressivo, eludendo la questione salariale e, addirittura, allontanando l’età pensionabile. Una manovra in palese spregio della Costituzione, contro la quale continueremo a dare battaglia, forti delle mobilitazioni di questi autunno, per rimettere al centro il tema del disarmo,la questione salariale, il welfare e più in generale la difesa delle lavoratrici e dei lavoratori. Unione Sindacale di Base Unione Sindacale di Base
Firmiamo per un referendum che cancelli la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia
Rifondazione Comunista sostiene la raccolta firme e invita tutte le cittadine e i cittadini a sottoscrivere il quesito presentato da un comitato di giuristi perché si tenga un referendum per cancellare la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia varata dal governo Meloni. Si può firmare solo sulla piattaforma on line. Questo il link: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034 È importante raccogliere 500.000 firme sulla piattaforma on line entro e non oltre il 30 gennaio 2026. Siamo schierati per il NO con la nostra visione garantista di una giustizia orientata dai principi della Costituzione antifascista. Il referendum costituzionale contro la “controriforma” Nordio ha un carattere politico che una formazione politica antifascista non può sottovalutare. Non si voterà sulla separazione delle carriere come racconta la propaganda governativa, perché la questione è stata affrontata già dalla legislazione precedente. Stravolgono la Costituzione per portare avanti il piano di Licio Gelli e Silvio Berlusconi contro l’indipendenza della magistratura e rendere il PM subalterno alla polizia giudiziaria, cioè al governo. Una vittoria del SÌ nel referendum consentirà di rilanciare il disegno reazionario della destra contro la democrazia costituzionale, dal premierato all’autonomia differenziata che, nonostante la sentenza della Corte costituzionale, sta andando avanti con le pre-intese che Calderoli ha stretto con varie regioni. Perché è importante firmare 1) Il governo Meloni, con la consueta tracotanza, vuole imporre una data ravvicinata nel mese di marzo per la convocazione dei referendum, al fine di non perdere il vantaggio che per ora gli attribuiscono i sondaggi. Il successo della raccolta firme potrebbe imporre uno slittamento e consentire un ampio dibattito nel Paese su un tema complesso. 2) Il quesito che hanno depositato i deputati della destra è ingannevole, perché non dice che si modifica la Costituzione. Invece il testo presentato con la raccolta firme è più chiaro: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli artt. 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?” Rifondazione Comunista invita tutte le antifasciste e gli antifascisti a firmare e a far firmare. Per firmare la richiesta di referendum segui questi passaggi: – Clicca sul tasto accedi e inserisci le tue credenziali (tramite SPID/CIE/CNS); – ⁠ Clicca sul campo ‘Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” – ⁠Clicca sul tasto ‘sostieni l’iniziativa’ e segui le istruzioni finali Maurizio Acerbo, segretario nazionale Gianluca Schiavon, responsabile giustizia del Partito della Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista - Sinistra Europea