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Le rivolte dei giovani in Africa, un talk a Torino per ascoltare le loro voci
Dalle piazze di Lagos a quelle di Niamey, passando per Nairobi e Kinshasa, un’ondata di giovani africani sta scuotendo i palazzi del potere. Protestano contro corruzione, malgoverno e ingiustizie sistemiche. Le loro richieste sono chiare: lavoro, istruzione, sanità e sicurezza. Contestano un modello economico che arricchisce pochi e sfrutta molti, e rivendicano che le risorse dei loro Paesi servano al benessere collettivo. L’Africa giovane e arrabbiata sta facendo sentire il proprio ruggito. Per comprendere meglio questo movimento di protesta e di proposta, sabato 14 febbraio, a partire dalle ore 11:00, la Biblioteca Reale di Torino ospiterà un incontro che darà voce ad alcuni protagonisti di questa mobilitazione generazionale. L’evento, presentato e moderato da Marco Trovato, direttore editoriale della rivista Africa, vedrà la partecipazione di cinque relatori che porteranno prospettive diverse su un fenomeno comune: il protagonismo delle nuove generazioni africane nella ricerca di cambiamento. Mamane Lamine Sidi, presidente dell’Associazione Nè Tenerè di Torino, composta da giovani di origine nigerina, aiuterà a comprendere la situazione del Sahel dopo i recenti golpe militari, tra sovranismo, rottura con l’Occidente e il forte desiderio di indipendenza espresso da una parte della popolazione, in particolare dai giovani. Nouhoum Traoré, esperto di economia e politica ambientale e dottorando in Economia dell’ambiente, porterà uno sguardo sulla mancanza di opportunità per i giovani in Africa, analizzando cause interne ed esterne con particolare riferimento al caso del Mali. Traoré è presidente dell’Associazione per la Solidarietà e la Promozione della Cultura del Mali di Torino (GIGUIYA) e segretario alla mobilitazione delle risorse nel consiglio direttivo dell’Associazione Internazionale della Diaspora del Mali. Chris Muakuya Ngalamulume, presidente della Synergie des Jeunes Africains pour la Consolidation de la Paix et la Sécurité (SJACPS), organizzazione attiva in 30 Paesi africani, si concentrerà sulla mobilitazione dei giovani per la pace, la sicurezza, la resilienza delle comunità e l’uguaglianza di genere, mostrando come le nuove generazioni possano essere attori concreti di stabilità. In collegamento dal Kenya, Yvette Ruth Ariwo Adhiambo, diplomatica e promotrice dei diritti dei giovani e delle donne, condividerà una prospettiva generazionale sul ruolo della leadership giovanile nei processi di cambiamento. Il Kenya è stato teatro di una grande mobilitazione di piazza contro le politiche di austerity e la repressione del governo del presidente William Ruto, una mobilitazione che è diventata fonte di ispirazione per altri giovani e altre piazze in varie parti dell’Africa. Sempre in collegamento, dalla Repubblica Democratica del Congo, interverrà Josué Kayeye Akonkwa, coordinatore del Caucus delle Organizzazioni Giovanili per la Pace e lo Sviluppo Sostenibile e membro del Parlamento Provinciale dei Giovani del Sud Kivu. Il suo contributo analizzerà le dimensioni sociali, economiche e politiche dei conflitti regionali e il coinvolgimento delle nuove generazioni nella ricerca di soluzioni durature. L’incontro è un’opportunità da non perdere per ascoltare direttamente le voci di chi vive e guida questo movimento di cambiamento, un movimento che sta ridefinendo il futuro politico, sociale ed economico del continente africano. Africa Rivista
February 10, 2026
Pressenza
Gaza, la Smemoria dell’Olocausto. Incontro al Teatro Verdi di Cassolnovo
Il 6 febbraio 2026 sul palco dello storico Teatro Verdi di Cassolnovo, in provincia di Pavia, si sono alternati due giganti dell’attivismo italiano come l’economista “psichedelico” Andrea Fumagalli e lo “psichedelico” agitatore delle coscienze dormienti Andrea De Lotto. La serata si è arricchita con la partecipazione di Grazia Fecchio, costante presenza e voce per una Palestina Libera e di Marco Gusmeroli, medico volontario e presentatore eccelso di slides storiche. Uno scintillante Piero Carcano ha organizzato e presentato di fronte ad un pubblico numeroso la serata che si mostrava interessante e di grande attualità già nel titolo: “Gaza, la Smemoria dell’Olocausto”. Andrea Fumagalli ci ha fatto comprendere con la sua riconosciuta e insostituibile semplicità gli interessi economici che girano intorno alla distruzione e ai morti di Gaza, rimettendo al centro la faccia violenta e sempre interessata del capitalismo. Il suo modo di spiegare è come sempre un valore aggiunto per chi lo ascolta, una sorta di rarissima semplificazione del racconto. Andrea De Lotto ha affascinato tutti i presenti con l’incredibile racconto di quanto è riuscito dapprima a immaginare e successivamente a concretizzare nell’organizzare quella presenza quotidiana costituita da donne, uomini, cartelli e bandiere palestinesi che, tutti i giorni dal 16 giugno 2025, raccontano e denunciano, di fronte al Duomo di Milano, accompagnati da un silenzio rigido e totale il genocidio e le violenze prodotte dal governo Netanyahu con l’appoggio ed il supporto incondizionato degli Stati Uniti di Trump. Grazia Fecchio ha regalato aneddoti e il proprio immenso cuore a tutta la platea presente, raccontando con semplicità e fermezza cosa accade in quell’ora di presenza costante nel cuore di Milano, dove oltre a qualche provocazione si vivono anche momenti opposti, come quando una mano amica ha voluto ringraziare i presenti portando tazze di tè caldo per combattere il freddo. Marco Gusmeroli ha infine chiuso la serata regalando al pubblico una vera e propria lezione di fatti inediti o di cui si parla sempre troppo poco. legati alla costante erosione dei territori palestinesi attraverso l’uso della violenza. Il suo intervento è stato documentato e illustrato da numerose slides, che hanno aiutato i presenti a comprendere meglio quanto diceva. In apertura di un convegno unico e di livello altissimo come quello voluto dall’ANPI di Cassolnovo, Sezione Zeggio, Giannini, Profili è stato proiettato un “corto” da me prodotto, che ha mostrato in particolare il feroce pensiero di alcuni coloni protagonisti delle continue aggressioni e dei violenti espropri ai palestinesi della Cisgiordania. Due citazioni finali. La prima per ringraziare la Tiz che ha costruito e dato vita ad una locandina che già da sola ha espresso quanto il convegno aveva in animo di dare attraverso i suoi relatori. La seconda per ringraziare in primis Fabio oramai sempre più acclamato ed insostituibile “cuoco di Corte” che come i manifestanti di fronte al Duomo ha sfidato il freddo serale di Cassolnovo per regalare ai commensali una cena strepitosa e sontuosa fatta dei migliori piatti popolari annaffiati da buon vino. A pari merito un grande grazie anche a tutta la qualificatissima “manovalanza” composta da donne ed uomini volontari, che hanno lavorato tra i tavoli imbanditi facendo la spola tra la cucina e i piatti dei presenti nei locali dell’ANPI di Cassolnovo. Foto di Joseph Fremder Redazione Milano
February 8, 2026
Pressenza
Albate (CO), 12 febbraio: incontro pubblico con Osservatorio contro la militarizzazione
GIOVEDÌ,12 FEBBRAIO, ORE 20.30 ALBATE (CO), VILLA FELICE, VIA ROMOLO COLLI 2 Il 12 febbraio alle ore 20.30, presso Villa Felice ad Albate (Co), in via Romolo Colli 2, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Varese parteciperà all’iniziativa promossa dal movimento antimilitarista di Como con Riccardo Loia, docente e promotore dell’Osservatorio. Si tratta di un momento di confronto e riflessione sulle politiche del riarmo e le sue inevitabili ricadute sulle risorse da destinare alle spese sociali e sulla costante e progressiva militarizzazione dei territori e dell’intero sistema dell’ istruzione (dalle scuole materne all’università). Durante la serata, che cade nella settimana di mobilitazione per le libertà d’insegnamento, sarà presentato anche il Vademecum contro la militarizzazione e gli Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
In Italia la Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza parte da Cecina
Costruire insieme un percorso comune per le nostre città. Il 7 e 8 febbraio 2026 Cecina, in provincia di Livorno,  ospiterà il Coordinamento Nazionale delle realtà impegnate nella costruzione della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, un appuntamento pensato non come semplice incontro organizzativo, ma come spazio di convergenza, ascolto e progettazione condivisa. L’obiettivo dell’incontro è chiaro: creare insieme un percorso comune per le nostre città, ispirato ai principi della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, capace di trasformare una visione globale in pratiche locali concrete, diffuse e riconoscibili. In un mondo segnato da guerre, riarmo, disuguaglianze crescenti, crisi ambientali e perdita di senso, il Coordinamento Nazionale nasce dall’esigenza di mettere in relazione territori, esperienze e persone, superando l’isolamento delle singole iniziative e costruendo un linguaggio e un orizzonte condivisi. La Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, che si svolgerà dal 21 settembre al 4 ottobre 2026, propone un cambiamento profondo di prospettiva: non più una marcia che attraversa fisicamente il pianeta, ma la Marcia “nella mia città”, una settimana di azioni simultanee in città di tutti i continenti, collegate tra loro da una stessa intenzione e da un respiro globale. Il Coordinamento di Cecina si colloca pienamente in questa visione: rafforzare il legame tra i territori, sostenere l’autonomia delle iniziative locali e allo stesso tempo renderle parte di un processo comune, visibile e riconoscibile. Programma del Coordinamento Sabato 7 febbraio presso la Biblioteca Comunale di Cecina il Coordinamento si aprirà con un momento pubblico di accoglienza e di saluto, che vedrà la partecipazione delle istituzioni e delle città collegate. Nel corso del pomeriggio verranno presentati il senso dell’incontro e gli obiettivi del Coordinamento, insieme al quadro generale della Quarta Marcia Mondiale, approfondendo strumenti e percorsi condivisi: dal manifesto alla comunicazione, dal sito e dai social media all’ufficio stampa, fino ai progetti Scuole in Marcia e Università in Marcia. Ampio spazio sarà dedicato alla condivisione delle esperienze e delle proposte provenienti dalle città, perché il Coordinamento nasce dal basso e si nutre della pluralità dei territori. Il pomeriggio si arricchirà inoltre di un collegamento internazionale e di un momento di dialogo con l’esperienza di Peace Walk to Jerusalem, a sottolineare la dimensione globale e interconnessa del percorso.   Domenica 8 febbraio presso la sede di “Fuori dal Comune” il lavoro proseguirà in forma più operativa. Dopo una sintesi del confronto emerso, il Coordinamento sarà dedicato alla definizione dei prossimi passi per la realizzazione della Marcia e alla costruzione del programma del Coordinamento Nazionale, con l’obiettivo di dare continuità al percorso e renderlo efficace nei territori. La mattinata si concluderà con un gesto simbolico e pubblico: la realizzazione di un murales dedicato alla Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza – “Nella mia città”, come restituzione del lavoro svolto e come segno visibile nello spazio urbano di Cecina. Arte, pace e spazio pubblico Il Coordinamento Nazionale si svolge in un momento particolarmente significativo per la città. Fino al 1° marzo 2026, il Centro Espositivo Comunale di Cecina ospita la mostra “Pablo Picasso – I suoi poster”, un’esposizione di rilievo internazionale che presenta, per la prima volta in Italia, 58 manifesti originali provenienti dalla Collezione Röthlisberger. Tra i nuclei più intensi della mostra spicca la sezione dei Peace Posters, dedicata al profondo legame tra Picasso e il tema della pace. Nei manifesti realizzati nel secondo dopoguerra, l’artista sceglie un linguaggio essenziale e accessibile, portando l’arte fuori dai musei e nello spazio pubblico. La celebre colomba della pace, nata nel 1949, diventa così un simbolo universale: fragile, semplice, ma capace di attraversare confini geografici e ideologici. In questa coincidenza tra Coordinamento Nazionale e mostra, si apre un dialogo naturale: l’arte come responsabilità civile, il manifesto come strumento democratico di comunicazione, la città come luogo in cui la pace non è solo dichiarata, ma resa visibile e condivisa. Da Cecina, dalle nostre città, può partire un percorso capace di incidere sul presente e aprire il futuro: la pace può tornare a essere una pratica quotidiana e condivisa. Tiziana Volta
February 5, 2026
Pressenza
Incontro con Iren3 Villa
Il podcast dell’incontro con Iren3 Villa, ricercatrice ed attivista, autrice di “La minaccia color lavanda: Il lesbismo nella teoria femminista e queer” (ETS, 2024) e di “Gayle Rubin” (Derive Approdi, 2025)
February 4, 2026
Radio Blackout - Info
Milano, 11 febbraio: incontro pubblico con Osservatorio contro la militarizzazione
L’11 febbraio alle ore 20.00 presso Casapace a Milano, in via Marco d’Agrate n.11 (Corvetto M3), Elena Abate, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, presenterà le attività e il lavoro di denuncia del processo di normalizzazione della guerra. Durante la serata saranno discusse le iniziative che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università sta portando avanti, ci si confronterà sulle ultime indicazioni nazionali in tema di militarizzazione, si condivideranno riflessioni ed informazioni. Prima dell’incontro e del confronto aperto chi ha piacere può partecipare alla cena condivisa delle ore 19.00. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gaza e noi: coltivare la resistenza
Gaza ci ha cambiati. E adesso? Questo era il tema dell’incontro che sabato 15 novembre scorso ha visto riuniti nella sala consiliare del piccolo Comune di Ardenno, in alta Lombardia, i portavoce di Global Movement to Gaza, Calp (i camalli) di Genova, BDS, Comunità palestinese di Lombardia, Mai Indifferenti – Voci ebraiche per la pace, Terra e verità (Rassegna stampa in italiano di Haaretz) e Generazioni Future. Giada Caracristi di Terra e verità ha presentato, l’incontro frutto di una semplice iniziativa, nata la scorsa estate, in seguito a una lettera aperta da lei scritta ai vari consiglieri comunali e presidenti dei Comuni della Valtellina sulla tragica situazione di Gaza. La lettera aveva raccolto mille firme nel giro di una settimana, segno che le condizioni erano mature per una proposta che coinvolgesse più soggetti e in cui si prendessero decisioni condivise. L’incontro di Ardenno prevedeva una tavola rotonda nel pomeriggio fra gli esponenti delle varie associazioni e un’assemblea serale aperta al pubblico. Dalla tavola rotonda e dall’incontro della sera sono emerse tematiche e proposte interessanti. Il presidente della Comunità palestinese di Lombardia ha sottolineato come i palestinesi abbiano una capacità di resistenza collaudata in secoli di invasioni e occupazioni. La loro terra è sempre stata oggetto delle mire dei potenti per la sua collocazione spaziale, terra di passaggio e congiunzione fra Oriente e Occidente. Oggi la congiuntura è particolarmente drammatica e pericolosa. Per questo è necessario ricorrere a tutte le forze e gli strumenti disponibili per scongiurare il peggio. L’esponente di Mai Indifferenti ha invece proposto un’analisi più approfondita della società israeliana per cercare di capire come sia stato possibile arrivare alla spirale di violenza e vendicatività da cui è travolta. La rappresentante del Bds ha additato e denunciato le complicità delle tante società occidentali che collaborano con Israele e hanno sede nei territori palestinesi occupati, invitando a scegliere prodotti alternativi. Ha ricordato come il boicottaggio del Sudafrica abbia impiegato oltre trent’anni per raggiungere il suo obiettivo, anche se non fu il solo strumento a determinare la sconfitta dell’apartheid. Infatti a questa concorsero le mutate condizioni e rapporti di forza regionali, che convinsero le potenze occidentali ad appoggiare il boicottaggio. Infine è emersa l’esigenza di muoversi in rete: è diventato palese il ruolo dei lavoratori per cercare di fermare la carneficina in atto. Ne consegue perciò la necessità di sostenere scioperi non meramente episodici di alcun settori chiave come quello dei trasporti, marittimi e aeroportuali, ma anche dell’industria delle armi. E a questo scopo bisognerebbe progettare, per esempio, la creazione di una sorta di cassa di mutuo soccorso perché lo slogan “Blocchiamo tutto” possa davvero diventare realtà. Tra gli argomenti trattati, vogliamo evidenziarne uno che ci sta particolarmente a cuore: la solidarietà con gli agricoltori palestinesi, in particolare verso la Banca dei semi dell’Unione palestinese dei Comitati di lavoro agricolo (UAWC), le cui unità di moltiplicazione dei semi antichi sono state distrutte lo scorso 31 luglio. Sara Manisera ne ha scritto nell’articolo Ecocidio in Palestina: perché custodire i semi è un atto politico pubblicato su Pressenza e poi ripreso da varie altre testate web. L’UAWC è nella lista nera del Ministero della Difesa israeliano da anni; la giornalista Amira Hass ne scrisse su Haaretz già nel 2021: “Nel mio incubo a occhi aperti, vedo una compagnia di soldati israeliani carichi di adrenalina irrompere nella banca dei semi istituita dall’Unione palestinese dei Comitati di lavoro agricolo. Li vedo distruggere le attrezzature in laboratorio e prendere a calci le piante di sabra sui gradini. E tutto ciò che non distruggono, lo rubano”. L’incubo di Amira si è avverato quest’anno. Ricapitolando: Gaza ci ha cambiati. Sì. Perché come spettatori di un genocidio ci siamo sentiti profondamente colpevoli e allora ci siamo attivati, abbiamo manifestato come non facevamo da anni o da una vita intera. E adesso? Adesso a Gaza si continua a morire e a fare la fame, si patisce il freddo mentre la pioggia allaga le poche tende che resistono; l’unica differenza è che i media ne parlano meno, quindi siamo un po’ meno spettatori, un po’ meno coinvolti. Nel frattempo la Cisgiordania brucia, in senso metaforico e letterale: la violenza dei coloni, protetti dalle IDF rende impossibile ai palestinesi vivere. Secondo l’ufficio ONU per gli affari umanitari, a Gaza solo il 4% dei terreni agricoli è intatto o accessibile, seppur contaminato dai residui tossici delle esplosioni. Sostenere la resistenza agricola palestinese è un atto politico, ma anche necessario. Chi nutrirà i palestinesi sfollati in Cisgiordania e i sopravvissuti a Gaza? Israele, o quegli Stati che continuano a permettere che la fame, il controllo della terra e dell’acqua vengano usati come armi? L’UAWC sta salvando i semi antichi palestinesi (baladi – cimeli) dall’estinzione e rilanciando una tradizione agricola autoctona sostenibile. Ed è qui che l’azione ci chiama per supportare il diritto e la pratica di autodeterminazione del popolo palestinese e di tutti noi che non vogliamo essere complici, che non vogliamo che l’infestazione coloniale proliferi, né in Palestina né altrove. La nozione di sovranità alimentare funge da contrappunto all’autodeterminazione dei popoli. I semi antichi racchiudono la mappa genetica dei luoghi e delle popolazioni, trasmettono alle piante e a chi se ne ciba le sostanze nutritive necessarie a vivere in salute il proprio territorio. I semi baladi palestinesi contengono la storia di quella terra da prima dell’occupazione, la memoria di com’era prima. Nutrire i figli con i frutti dei baladi, per i palestinesi significa nutrire il corpo fisico del futuro con la sostanza dell’identità del passato. Ecco perché quel gruppo di attivisti riuniti nel cuore delle Alpi si è appassionato all’argomento, perché se Gaza ci ha cambiati, adesso è tempo di coltivare gli entusiasmi e radicare il cambiamento sostenendo la resistenza che coltiva, facendola moltiplicare, come le piantine baladi che si lasciano impollinare dal vento e dalle api, prosperando nonostante le asperità. Come? Sicuramente un primo passo è diffondere la conoscenza, portare nelle scuole e nella società civile l’argomento, boicottare e denunciare, seguire i progetti di UAWC in tempo reale e rispondere alle richieste di supporto diretto attraverso il sito https://uawc-pal.org/ e la pagina https://www.instagram.com/uawcpal/. Giada Caracristi, artista, scrittrice e attivista. Susanna Sinigaglia, pubblicista e attivista di Mai indifferenti – Voci ebraiche per la pace   Redazione Italia
November 26, 2025
Pressenza
SIRIA: TRUMP ACCOGLIE AL-SHARAA ALLA CASA BIANCA. L'(EX?) JIHADISTA TRA INTERESSI DEL CAPITALISMO GLOBALE E TENSIONI INTERNE
Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha incontrato a Washington l’autoproclamato presidente siriano Ahmed Al Sharaa. È la prima volta, da quando la Siria è stata dichiarata stato indipendente nel 1946, che un leader siriano mette piede nello Studio ovale della Casa Bianca. Le questioni principali sul tavolo sono due: la surreale adesione della Siria – governata da personaggi, a partire dallo stesso Al Sharaa, che hanno militato in Daesh e/o in altre formazioni jihadiste fino a ieri – alla Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa; e la volontà degli Usa di stabilire una propria base militare nel sud del Paese, vicino Damasco. Ovviamente, il tema del confronto è molto più ampio e riguarda aspetti differenti, anche se connessi tra loro: tra questi la promessa di rimuovere Al Sharaa e altri esponenti del suo cosiddetto “governo di transizione” dalle liste nere Usa dei ricercati internazionali per terrorismo, l’impegno statunitense a rimuovere almeno alcune delle sanzioni che da decenni stritolano l’economia e la popolazione siriana, ora estremamente provata anche da 15 anni di guerra civile, l’adesione di Damasco agli Accordi di Abramo. Sullo sfondo ci sono gli interessi – spesso contrastanti – di diverse potenze capitaliste regionali e globali, dalla Turchia di Erdogan (principale sponsor del nuovo regime siriano) a Israele, dagli Usa alla Russia fino alle monarchie del Golfo. Il futuro della Siria, infatti, è centrale rispetto al processo di ridefinizione dei rapporti di forza nella regione che ha subito un’importante accelerazione dal 7 ottobre 2023, con la guerra portata da Israele in tutta l’area. Su Radio Onda d’Urto, abbiamo approfondito questi aspetti con il giornalista Alberto Negri, editorialista de Il Manifesto. Ascolta o scarica. Per delineare un quadro completo della situazione, però, è importante tenere in considerazione la situazione interna siriana, in particolare per quanto riguarda la società e le sue numerose componenti anche nazionali, religiose e linguistiche. Da questo punto di vista, Al Sharaa sta tentando di rafforzare la propria legittimità politica, al momento piuttosto debole. Il suo “governo di transizione” non può contare su un consenso ampio per diversi fattori. Il più importante riguarda proprio la composizione eterogenea della società siriana dal punto di vista delle differenze culturali e religiose. Diverse comunità non si sentono rappresentate da un governo che da un lato si dichiara protettore dei diritti delle minoranze, dall’altro è espressione diretta di gruppi salafiti e jihadisti. I massacri ai danni della popolazione alawita nelle regioni della costa occidentale e quelli contro i drusi nell’area meridionale di Sweida – compiuti da milizie islamiste inquadrate nell’attuale esercito governativo – hanno alimentato diffidenza, paura e malcontento nei confronti di Damasco. Nonostante avesse dichiarato l’intenzione di costruire una democrazia dopo oltre sessant’anni di regime degli Assad (incassando l’endorsement di tutte le cancellerie europee e occidentali), Al Sharaa ha organizzato elezioni che sono state più che altro una selezione diretta – da parte sua – di gran parte dei parlamentari e dalle quali sono state escluse Sweida, l’area a maggioranza drusa, e soprattutto i territori controllati dall’Amministrazione autonoma democratica del nord e dell’est e dalle Forze Siriane Democratiche a guida curda e araba. Non solo, dopo aver simulato un approccio democratico, aperto a tutte le religioni e culture, e aver promesso una costituzione che rappresentasse tutte le componenti siriane, il governo di transizione di Al Sharaa ha scritto da solo la propria Carta, senza alcun tipo di consultazione, e ha iniziato a disporre leggi di chiara impronta islamista. Di tutto questo abbiamo parlato con Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia, con particolare attenzione alle trattative in corso tra Damasco e l’Amministrazione autonoma del confederalismo democratico, cioè l’autogoverno rivoluzionario e socialista del Rojava e del nord-est siriano (oltre un terzo del Paese). Ascolta o scarica.
November 11, 2025
Radio Onda d`Urto
VERTICE XI JINPING – TRUMP: DUE ORE DI FACCIA A FACCIA IN COREA DEL SUD TRA DAZI, TERRE RARE E LE SPINE INTERNAZIONALI
Nelle prime ore della notte (italiana) di giovedì 30 ottobre, faccia a faccia al vertice Apec (il forum di Cooperazione economica Asia-Pacifico) di Busan, Corea del Sud, tra i presidenti di Usa e Repubblica Popolare Cinese, Trump e Xi Jinping. Era il primo meeting a due e in persona degli ultimi 6 anni. Due ore di confronto, terminato con sorrisi, strette di mano ma senza dichiarazioni congiunte. “Con Xi Jinping- ha detto il tycoon – abbiamo raggiunto un accordo sulle terre rare, valido per tutto il mondo”, con Pechino che continuerà a mantenere il flusso di esportazioni: l’intesa, annuale, sarà rinegoziata ogni anno. Pechino si impegna poi ad acquistare fin da subito la soia Usa. In cambio, i dazi Usa sui prodotti cinesi saranno ridotti al 47%, rispetto al 57%, mentre quelli sul fentanyl andranno dal 20% al 10%”, in cambio dell’impegno cinese a collaborare per fermare il traffico della sostanza, la cui diffusione è diventata una vera e propria piaga sociale negli States. Così Trump, mentre Xi Jinping sceglie una strada più prudente: “Usa e Cina devono essere partner e amici, anche se non sempre vedono le cose allo stesso modo. Nonostante le differenze, dovremmo mantenere la giusta rotta e garantire la navigazione costante della gigantesca nave delle relazioni Cina-Usa. Questo è ciò che la storia ci ha insegnato e ciò di cui la realtà ha bisogno…lo sviluppo e la rivitalizzazione della Cina vanno di pari passo con la visione di Trump di rendere di nuovo grande l’America”. Sul fronte internazionale, Xi Jinping ha lisciato il pelo all’ego trumpiano, “apprezzando il grande contributo al recente cessate il fuoco a Gaza“: così Xi Jinping, che poi ha aggiunto che “anche Pechino ha promosso colloqui di pace per altre questioni critiche”, con riferimento in particolare all’invasione militare russa dell’Ucraina. Fuori dalla porta, invece, il tema più spinoso, ovvero Taiwan, di cui non si è parlato.  Si è parlato invece dell’export dei chip Usa verso Pechino, che gli Usa avevano bloccato, “ma non del chip – ha precisato Trump – di intelligenza artificiale Blackwell”, considerato all’avanguardia e prodotto da Nvidia. Trump ha infine fatto sapere che andrà a Pechino ad aprile 2026; poi, sarà Xi Jinping a volare a Washington. Da Pechino una prima valutazione a caldo con il nostro collaboratore Dario Di Conzo, co-curatore della rubrica “Levante”, ricercatore alla Scuola Normale Superiore e docente a contratto di riforme economiche della Cina contemporanea all’università Orientale di Napoli. Ascolta o scarica
October 30, 2025
Radio Onda d`Urto
Verso una rete nazionale delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali: primo incontro a Campi Bisenzio
19 OTTOBRE 2025 EX PRESIDIO GKN – VIA FRATELLI CERVI 1, CAMPI BISENZIO (FIRENZE) DALLE 10.00 ALLE 16.00   UN NUOVO PERCORSO COLLETTIVO PER UNA TRANSIZIONE GIUSTA E SOLIDALE. Le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS) si incontrano per la prima volta in presenza per avviare un percorso comune di confronto, collaborazione e costruzione che possa favorire la nascita e la diffusione di comunità energetiche solidali e di reti territoriali. L’appuntamento è fissato per domenica 19 ottobre 2025, presso l’Ex presidio GKN di Campi Bisenzio – luogo simbolico di resistenza e riconversione dal basso, oggi laboratorio concreto di “energia bene comune”. L’incontro nasce dalla convinzione che la transizione energetica non sia solo una sfida tecnologica, ma un processo sociale e culturale che richiede la partecipazione attiva delle comunità, la condivisione di conoscenze e l’elaborazione di modelli di governance condivisi. Le CERS si propongono come protagoniste di questa trasformazione: esperienze capaci di coniugare sostenibilità ambientale, giustizia sociale, inclusione e solidarietà, restituendo valore ai territori e rafforzando i legami tra le persone. UN INCONTRO PER CONOSCERSI E AGIRE INSIEME Durante la giornata del 19 ottobre le realtà presenti avranno l’occasione di: * conoscersi e condividere esperienze; * costruire un percorso comune di confronto e azione; * dare voce a chi già oggi sperimenta nuovi modelli di energia bene comune e solidarietà; * progettare iniziative concrete per rafforzare e diffondere le CERS in tutta Italia. L’incontro di Campi Bisenzio rappresenterà anche il primo passo verso la Giornata nazionale delle CERS, che si terrà a Roma a fine novembre. UN LUOGO SIMBOLICO PER UN FUTURO CONDIVISO La scelta dell’Ex presidio GKN non è casuale: il sito, oggi in fase di riconversione verso la produzione di pannelli fotovoltaici, rappresenta un esperimento concreto di filiera solidale per l’energia rinnovabile e condivisa. L’evento si collega inoltre alla mobilitazione del 18 ottobre a Firenze a sostegno del collettivo ex GKN. Tutte le informazioni sulla manifestazione sono disponibili su: https://insorgiamo.org/il-futuro-irrompe CHI PARTECIPA Ad oggi hanno già aderito numerose realtà nazionali e locali tra cui: Fridays For Future Italia; RIES Rete Italiana Economia Solidale; ARCI nazionale; Coordinamento Cers Roma e Lazio ( a cui aderiscono 21 Cers ) . NeXt – Nuova Economia per Tutti; COenergia , ENOSTRA Coop ,Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione;; LOA Acrobax; eXploit!. Tra le cers ci saranno : CEBASE, Firenze; Cer Sasso Marconi, Bologna; CERS È RENO, Bologna; Cerstatcapivmiglio ETS, Roma; Energetica Sesto Fiorentino; Sienaenergie ETS; CERS del Lario ETS, Guanzate (CO); FerMENTI – Largo Cappelli 28 – 84031 Auletta (SA); Energia Condivisa Coop; Cer in Comune.it / Cer Creator SRL; A Tutto Sole APS – Santa Marinella, Lazio; CERS Val di Serchio, Pisa; CERS Esquilino-Monti – Roma; La Comunità del Bosco San Marcello Piteglio, FI; Circolo Manifesto, Bologna; CER SOLE – Solidale Libera Ecologica, Genova; Associazione Pro CER / Arca Memorie, Roma; COenergia, Toscana; CER Sinergie, Piemonte; Sievenergia / Pro CER organizzazione di volontari; CERS Illuminati Sabina. COME PARTECIPARE Per iscriversi all’incontro è disponibile il form di partecipazione a questo link. Per sottoscrivere l’appello o richiedere informazioni: movimento.cers@protonmail.com INFORMAZIONI LOGISTICHE In treno, stazioni più vicine: Prato Centrale, Calenzano, Firenze S.M. Novella. Da qui è possibile raggiungere l’Ex presidio GKN con autobus di Autolinee Toscana (www.at-bus.it). In autobus e tram: * Da Firenze S.M. Novella: Tramvia T1 fino a Porta al Prato-Leopolda, poi bus CF (direzione Prato) fino a “I Gigli-GKN”. * Da Calenzano: 20 minuti a piedi o bus 303 fino a “I Gigli-GKN”. * Da Prato: bus CF (direzione Firenze) fino a “I Gigli-GKN”. CONTATTI E CANALI movimento.cers@protonmail.com https://insorgiamo.org/il-futuro-irrompe   Fridays For Future
October 17, 2025
Pressenza