Tag - sionismo

Israele continua ad espandere l’influenza sionista in tutta l’America Latina
L’influenza sionista in America Latina e nei Caraibi è sempre maggiore. Ciò non è dovuto solo all’apertura di possibilità per le relazioni politiche, economiche e militari, che “Israele” è riuscito a realizzare con l’aiuto del suo socio fondamentale, gli Stati Uniti, ma anche a un’audace manovra di pressione e cooptazione […] L'articolo Israele continua ad espandere l’influenza sionista in tutta l’America Latina su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
Porte aperte da Tel Aviv per la marcia dei coloni che vogliono occupare Gaza
Un lungo e fitto serpentone di auto e persone, molte delle quali armate, si è diretto il 19 luglio verso Gaza. Era la “Marcia delle Migliaia verso Gaza”, dei coloni israeliani che hanno l’obiettivo di rivendicare la piena occupazione della Striscia e che infatti si è svolta sotto lo slogan […] L'articolo Porte aperte da Tel Aviv per la marcia dei coloni che vogliono occupare Gaza su Contropiano.
July 21, 2026
Contropiano
Israele: i sionisti si mobilitano per ri-colonizzare la Striscia di Gaza
Ieri, domenica 19 luglio, “migliaia di coloni israeliani si sono mobilitati verso il confine settentrionale della Striscia di Gaza con un obiettivo esplicito – riferisce L’Espresso divulgando il video-reportage di Lidia Ginestra Giuffrida – ricolonizzare l’enclave palestinese e ricostruire gli insediamenti smantellati nel 2005″. Laureata in cooperazione internazionale e sviluppo e una reporter formata alla Scuola di Giornalismo ‘Lelio Basso’  Lidia Ginestra Giuffrida collabora con Al Jazeera English e, oltre che con L’Espresso, anche con Il Manifesto, Altreconomia, Fanpage e altre testate e fa parte del FADA Collective. Nel testo del post pubblicato da L’Espresso sui social media in cui, mediante il video, riferisce la notizia della manifestazione sionista svolta ieri, la giornalista italiana precisa: > Caravan in sosta, autobus pieni e migliaia di persone ammassate a un passo > dalla Striscia di Gaza. > > Ma dietro i canti religiosi, i richiami messianici e le rivendicazioni di chi > chiede “vendetta” in nome della sicurezza, si nasconde un calcolo politico > estremamente pragmatico: i coloni hanno fretta e vogliono creare fatti > compiuti sul terreno prima delle prossime elezioni che si terranno a ottobre. > > La mobilitazione, la più grande dal 7 ottobre 2023 ad oggi, è stata dettata da > una precisa urgenza strategica, l’attuale esecutivo garantisce ai coloni una > copertura istituzionale e un margine di manovra senza precedenti, un sostegno > totale che temono di perdere in caso di un cambio di leadership. > > Per questo la spinta ad agire è ora: occupare la Striscia e piantare le tende > significa blindare il progetto di ricolonizzazione prima che le urne possano > rimescolare le carte e portare al potere un governo meno incline ad > assecondarli. > > Tra le migliaia di coloni in marcia verso Gaza, anche decine di parlamentari e > ministri della coalizione di Benjamin Netanyahu. Tra loro il Ministro della > Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e quello delle Finanze Bezalel Smotrich. > > “Questa è la nostra terra, vogliamo costruirla, e questa sarà la nostra > vendetta. È solo l’inizio”, dichiara uno dei manifestanti. Parole che, coperte > dall’avallo dei ministri in carica, smettono di essere la provocazione di una > minoranza estremista per trasformarsi nel programma politico, imminente, di > una parte rilevante del governo israeliano. Nella notizia diffusa ieri, 19 luglio, Al Jazeera spiega che l’iniziativa svolta all’insegna dello striscione con scritto “Ritorno a casa dopo 21 anni” era finalizzata a rivendicare la ricostruzione degli insediamenti – Elei Sinai, Dugit e Nisanit – evacuati nel 2005, è stata promossa dal movimento sionista Nachala. Al Jazeera riferisce che, “sebbene i media israeliani abbiano stimato la folla a poche centinaia di partecipanti”, nei propri comunicati gli organizzatori hanno dichiarato la presenza di oltre 10 mila persone. Inoltre Al Jazeera riporta che, in previsione della manifestazione, “l’esercito israeliano aveva designato l’area circostante come zona militare chiusa per 24 ore, affermando che lo scopo era impedire ai manifestanti di entrare a Gaza”, avvero di “oltrepassare la recinzione ed entrare nel territorio palestinese assediato”, come hanno tentato di fare alcuni che “hanno aggirato i posti di blocco attraversando le colline circostanti per raggiungere il confine con Gaza”. Pubblicando la fotografia divulgata dall’AFP che mostra il dispiegamento di mezzi militari posizionati a impedire l’accesso dei manifestanti nell’area interdetta, il quotidiano Inquirer precisa che le forze armate israeliane “attualmente controllano oltre il 60% della Striscia di Gaza, dove la violenza quotidiana continua nonostante il cessate il fuoco tra Israele e il gruppo palestinese Hamas”. Inoltre l’Inquirer riferisce che alla manifestazione di domenica scorsa ha partecipato un esponente di spicco del sionismo, Yechiel Greenblum, nell’occasione affermando che questa fosse la prima di altre iniziative pianificate con la “campagna per il ripristino delle comunità israeliane nel territorio costiero”: «Stiamo organizzando una grande marcia di ritorno verso la Striscia di Gaza, verso i luoghi in cui gli ebrei hanno vissuto per centinaia, migliaia di anni. Stiamo tornando». Maddalena Brunasti
July 20, 2026
Pressenza
“Dopo Netanyahu non cambierà nulla”. Intervista a Gideon Levy:
“Israele vive in una negazione totale di ciò che sta accadendo a Gaza, non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissato in abito regionale e anche se le elezioni del prossimo autunno vedessero l’uscita di scena di Netanyahu, le cose non cambieranno in alcun modo”. Gideon Levy, editorialista […] L'articolo “Dopo Netanyahu non cambierà nulla”. Intervista a Gideon Levy: su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
Due popoli per due stati?
La politica “istituzionale” ripete continuamente come la soluzione delle violenze in Terra Santa è nella formula “due popoli per due stati”, e anche la sinistra alternativa si arrovella su tale formula. Dopo il 7 ottobre 2023 tale proposta ha visto in Italia contrapposizioni dure tra chi nella sinistra di lotta […] L'articolo Due popoli per due stati? su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
Erri De Luca propaga la confusione semiotica sul sionismo
“Cuiusvis hominis est errare: nullius nisi insipientis, in errore perseverare” – scriveva Cicerone (Filippiche, XII. 5), ovvero: “è cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore”. Il 25 maggio 2026, lo scrittore Erri De Luca, in assoluto discrepanza con la storia e la definizione ideologica del termine “sionista”, – in un’intervista al quotidiano della destra israelina Israel Hayom – affermò: “Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista.” Una definizione così larga da svuotare la parola di ogni contenuto storico e da renderla accettabile a chiunque. Dalle dichiarazioni, Erri De Luca dimostra non solo di non conoscere la storia, ma di non conoscere nemmeno il significato del termine “sionismo” e di continuare a perseverare nella sua ignoranza narrativa, tentando di risignificare in modo autoreferenziale e personalistico un termine (vedasi: “… è per me sionista”) che ha già la sua definizione. Il 7 luglio 2026, Erri De Luca è ritornato all’attacco su Vanity Fair: «Uno scrittore è responsabile nei confronti del vocabolario. Deve difendere le parole da distorsioni a scopo di propaganda. (…) Mi impegno a contrastare le distorsioni del linguaggio. Che ci riesca o meno, non mi esimo dalla testimonianza». La giornalista – parlando della volontà di De Luca di “recuperare il significato originario della parola «sionismo», distinguendolo dall’espansionismo del governo israeliano” – gli ha domandato: “Le parole cambiano con la storia oppure uno scrittore ha il dovere di difenderne il significato originario?” La risposta di De Luca non si è fatta attendere: «Le parole sono soggette a modifiche di senso. In questo caso ne recupero il valore originale. Riscatto una parola dalla sua degradazione a insulto. (…)». Dopo aver inventato di sana pianta la definizione di “sionismo” – compiendo contemporaneamente una profonda manipolazione e distorsione del significato di una parola – oggi Erri De Luca si arroga il diritto di “difendere le parole da distorsioni a scopo di propaganda” e a “contrastare le distorsioni del linguaggio”, promuovendo lui stesso una distorsione. Secondo De Luca il fatto che il sionismo sia un movimento politico nazionalista che vuole creare una “nazione ebraica” sarebbe in realtà una definizione avvolta da “denigrazione e insulto” e che dunque il “significato originario”/ “valore originale” di “sionista” sia “chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano”. Eppure basta leggere la definizione dell’Enciclopedia Treccani per capire che sionismo è ben altro rispetto a quello che sostiene Erri De Luca. Basterebbe leggere anche solo la definizione di sionismo che dà la stessa Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI): “Movimento politico e culturale che nasce alla fine del XIX secolo che ha come obiettivo la possibilità di dare vita a una “casa per ebrei” nel territorio della Palestina antica. Come tutti i movimenti a vocazione nazionalista si sorregge su un mito originario volto a identificare la nazione (ovvero il popolo) con un territorio geografico. Come tutti i movimenti nazionalistici moderni è costituito da varie anime ideologico-politiche anche in netto contrasto tra loro. Inizialmente il movimento sionista è espressione di una componente laica. I religiosi ebrei non condividono l’ipotesi che si costruisca una realtà politica statuale se non per volontà divina. All’interno della componente laica ci sono molte anime politiche, espressione di destra radicale, liberali, socialiste. La componente liberale espressa dal fondatore Theodor Herzl e poi sostenuta dal primo Presidente di Israele (Chaim Weizmann) propone l’idea di una realtà statale volta a favorire la costruzione di un sistema parlamentare a maggioranza ebraica; la componente socialista, ispirata al socialismo democratico europeo (Ben Gurion è il suo esponente di punta) costruisce la sua idea di Stato puntando a una rigenerazione lavorativa dell’ebreo che abbandoni la sua funzione commerciale o artigianale e punti a essere produttore. La componente di estrema destra che ha il suo fondatore nella figura di Zeev Jabotinsky propone una idea di comunità separata rispetto al mondo arabo circostante. Una componente culturale che in parte è vicina alle posizioni socialiste e in parte se ne discosta è quella che ritiene che missione del sionismo, accanto al riscatto degli ebrei, sia una piattaforma per promuovere emancipazione e coabitazione con il mondo arabo circostante, come, ad esempio, l’italiano Enzo Sereni e altri, tra i quali Martin Buber e Judah L. Magnes, fondatore e poi rettore della Hebrew University of Jerusalem.” Quello che Erri De Luca definisce “valore originale del sionismo” è in realtà componente culturale minoritaria all’interno del sionismo (quella di Enzo Sereni) che, all’interno del sionismo stesso, non ha avuto troppa cassa di risonanza. Sebbene questa corrente fosse sostenitrice della coesistenza tra ebrei e arabi, molte sono state le controversie. Enzo Sereni è stato uno scrittore e letterato italiano tra i pionieri del sionismo che emigrò in Palestina nel 1926 e, già nel 1928, con l’aiuto finanziario di altri pionieri in Italia, acquistò i terreni i terreni attorno a Rehovot, dove fondarono il kibbutz Givat Brenner (1), in nome dello scrittore Yosef Haim Brenner, ucciso durante le Rivolte di Giaffa del 1921 (2). I primi 200 dunam (49,4 acri) di quell’area furono comprati tramite il colono e imprenditore ebraico Moshe Smilansky (3), che a sua volta li avrebbe “acquisiti” dai proprietari terrieri arabi dei vicini villaggi di Aqir e Zarnuqa. Successivamente, per espandere il kibbutz, Sereni negoziò l’acquisto di ulteriori appezzamenti raccogliendo fondi privati da parenti ebrei e amici in Italia, con il supporto di Bank Hapoalim (4). Con gli stessi obiettivi, negli anni ‘30 e fino ai primi anni ‘40, Enzo Sereni lavorò per l’Agenzia Ebraica, l’organizzazione sionista che si occupava dell’immigrazione e dell’insediamento degli ebrei nella Palestina mandataria. Tale operazione  di immigrazione e di insediamento fu permessa grazie agli Accordi di Haavara del 1933, patti – che vennero finalizzati dopo tre mesi di colloqui – firmati il 25 agosto 1933 tra le autorità economiche della Germania nazista, la Federazione Sionista Tedesca e la Banca anglo-palestinese (sotto la direttiva dell’Agenzia Ebraica) per rendere possibile la migrazione di circa 60.000 ebrei tedeschi in Palestina tra il 1933 ed il 1939. Nel 1942, nell’Iraq amministrato dagli inglesi, Sereni – potentemente attivo nella macchina della propaganda sionista – organizzò l’immigrazione ebraica clandestina verso la Palestina. Ma erano l’Europa e gli ebrei d’Europa che, in quel momento, imponevano a tutti di “fare presto, presto, presto…” come disse Sereni in un accorato discorso agli esponenti del movimento kibbutztico. Insomma – a differenza di quanto sostenuto da De Luca – non esiste corrente del sionismo che non sia stata responsabile dell’occupazione coloniale della Palestina. Se sostenere la coesistenza tra ebrei e arabi significa prima impossessarsi della terra dei palestinesi levandogliela sotto i piedi, non si tratta di tentativo di coesistenza, ma di appropriazione. Il sionismo si è concretizzato, storicamente, propriamente nelle sue varianti liberali (Herzl, Rabin), fondamentaliste religiose, liberalconservatrici d’estrema destra (Netanyahu, Avigdor Lieberman, Itamar Ben Gvir) e laburiste (Golda Meir e Naftali Bennett, ben distinte da una visione veramente socialista), ovvero come: genocidio incrementale del popolo palestinese; occupazione coloniale delle terre palestinese; la loro militarizzazione; la costruzione incessante del Muro Cisgiordano; la violazione degli Accordi di Oslo del 1993 che hanno portato la Cisgiordania ad essere inglobata “a macchie di leopardo” nell’entità sionista; la riduzione dell’ANP ad amministrazione municipale di Israele; escalation militari sproporzionate verso Cisgiordania e Gaza; violenze sistematiche dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione inerme palestinese; le numerose “pulizie etniche” e “punizioni collettive”; la costruzione di una sistema d’apartheid razzista verso la popolazione palestinese e contro tutte le minoranze arabe di qualunque religione; e la costruzione di un’entità senza Costituzione, senza confini e fondata sul teocon come Israele. Tutto questo non ha che fare con la definizione errata e distorta data da Erri De Luca, ma con la concretizzazione storica e materiale di quello che è stato e che è il sionismo. E’ una perversione anche solo pensare di distinguere il «sionismo» dall’espansionismo del governo israeliano di Netanyahu, proprio perchè l’ethos del sionismo è il nazionalismo ebraico, è l’occupazione coloniale della Palestina, è l’apartheid razzista verso il popolo palestinese. L’espansionismo di Netanyahu non è una caratteristica sua, ma è la cifra caratteristica di tutti i governi israeliani che ci sono stati dal 1948, dopo la Nakba, fino ad oggi: il sionismo si è concretizzato materialmente in 70 anni di politiche culturali, militari, coloniali, razziste, islamofobiche e anti-arabe dei governi israeliani al plurale. Ecco perchè ogni tentativo di riabilitare, rilegittimare e rifare una verginità al sionismo, aggrappandosi a sottili veli della storia, risulta puerile quando patetico. Nelle prime pagine del Trattato di semiotica generale (1975), Umberto Eco definisce la semiotica come la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire: “La semiotica ha a che fare con qualsiasi cosa possa essere ASSUNTA come segno. È segno ogni cosa che possa essere assunta come un sostituto significante di qualcosa d’altro. Questo qualcosa d’altro non deve necessariamente esistere, né deve sussistere di fatto nel momento in cui il segno sta in luogo di esso. In tal senso la semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire. Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può neppure essere usato per dire la verità: di fatto non può essere usato per dire nulla.” (5) Non esiste dunque nessuna volontà di Erri De Luca di “difendere le parole dalle distorsioni”, di “recuperare il significato originario del sionismo”, ma al contrario la volontà di Erri De Luca di generare confusione semiotica. La confusione semiotica è una condizione in cui i sistemi di significazione e i codici di comunicazione perdono la loro trasparenza. Nel sovraccarico mediatico contemporaneo, questa sovrapposizione rende difficile distinguere il vero dal falso, trasformando ogni forma di discorso in un complesso campo di forze. Il fatto che lui voglia volutamente manipolare e distorcerne il significato, non significa che per il restante della popolazione informata, cosciente e che si occupa di Palestina, il significato della parola “sionismo” non sia chiaro. Se il suo obiettivo è convincere gli incerti, trovando consenso tra di loro, non riuscirà perchè è l’evidenza storica ad affermarlo. Di fronte al primo genocidio in diretta tv della storia, ogni tentativo di revisionismo e rovescismo storici sono destinati a sciogliersi come neve al sole.   Note: (1) Givat Brenner, situato a circa due chilometri (un miglio) a sud di Rehovot, è stato fondato nel 1928 da Enzo Sereni. Attualmente è il più grande kibbutz di Israele con una popolazione di 2.518 abitanti nel 2024. (2) Rivolte di Giaffa del 1921 furono una serie di violenti disordini nella Palestina mandataria tra il 1° e il 7 maggio 1921, iniziati come uno scontro tra due gruppi ebraici, ma sviluppatisi in un attacco degli arabi contro gli ebrei e poi in attacchi di rappresaglia degli ebrei contro gli arabi). (3) Moshe Smilansky si arruolò volontario nella Legione ebraica nel 1918 e fu il comandante dell’organizzazione Haganah a Rehovot durante le rivolte di Giaffa del 1921. Haganah, fondata nel 1920, fu la principale organizzazione terroristica paramilitare sionista che operava per lo Yishuv nel Mandato britannico per la Palestina scopo originario la difesa degli insediamenti ebraici dagli attacchi arabi. Sotto il controllo dell’Agenzia Ebraica, l’organo governativo ufficiale responsabile della comunità ebraica in Palestina durante l’era britannica, Haganah venne formalmente sciolta nel 1948, quando divenne la forza principale integrata nelle Forze di Difesa Israeliane poco dopo la Dichiarazione di Indipendenza di Israele. (4) Bank Hapoalim è una delle più grandi banche in Israele, fondata nel 1921, da sempre coinvolta nel finanziamento degli insediamenti coloniali nei territori palestinesi. Nel gennaio 2014, Danske Bank e il fondo pensione olandese PGGM hanno inserito nella lista nera Bank Hapoalim per il suo coinvolgimento nel finanziamento degli insediamenti nei territori palestinesi. Nell’ottobre 2017, la società pensionistica danese Sampension ha vietato gli investimenti in Hapoalim insieme ad altre tre società che operano negli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania, tra cui Bank Leumi, la società di telecomunicazioni israeliana Bezeq e la società tedesca Heidelberg Cement. Il 12 febbraio 2020, le Nazioni Unite hanno pubblicato un database di 112 aziende che contribuiscono a promuovere l’attività di insediamento israeliano in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e nelle alture del Golan occupate. Questi insediamenti sono considerati illegali secondo il diritto internazionale. Bank Hapoalim è stata inserita nella banca dati per la sua “fornitura di servizi e servizi pubblici a sostegno del mantenimento e dell’esistenza degli insediamenti” e per le “operazioni bancarie e finanziarie che aiutano a sviluppare, espandere o mantenere gli insediamenti e le loro attività” in questi territori occupati. Il 5 luglio 2021, il più grande fondo pensione norvegese, KLP, ha dichiarato che avrebbe disinvestito da Bank Hapoalim insieme ad altre 15 entità commerciali implicate nel rapporto delle Nazioni Unite per i loro legami con gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. (5) U. Eco, Trattato di semiotica generale, Milano, La nave di Teseo, 2016 [1a ed. Bompiani, 1975], p. 26.       Lorenzo Poli
July 9, 2026
Pressenza
Il sionismo si inserisce nelle contraddizioni dei Balcani occidentali
La storia contemporanea ci ha insegnato che non c’è stato “scontro internazionale” senza che una partita decisiva si stata giocata nei Paesi dei Balcani occidentali. L’attualità sembra confermare questo insegnamento. Al centro della faccenda troviamo l’offensiva diplomatica di Israele, alla ricerca di un po’ di ossigeno nelle relazioni internazionali a […] L'articolo Il sionismo si inserisce nelle contraddizioni dei Balcani occidentali su Contropiano.
July 4, 2026
Contropiano
[Ponte Radio] Libera la scuola, boicotta le banche complici del genocidio palestinese
Nell'ultimo anno scolastico appena concluso abbiamo assistito al consolidarsi e inasprirsi di tendenze già attive prima del governo Meloni di trasformazione della scuola pubblica in senso repressivo e autoritario. Abbiamo cercato di rintracciare alcuni nodi determinanti che individuiamo nelle Nuove Indicazioni ministeriali per il primo ciclo e per i licei, nella riforma dei tecnici e dei professionali, nell'approvazione del "consenso informato", in un clima generale di repressione del dissenso e del pensiero critico che colpisce studenti e lavoratrici e lavoratori della scuola. Il tema che ha reso estremamente visibile tutto questo è la solidarietà con la resistenza e la popolazione palestinese. Da qui, nella seconda parte, con una compagna di Bds Roma, abbiamo parlato della presenza di Leonardo Spa nelle scuole di Roma in particolare, che non è che uno dei campi dove è visibile la complicità al genocidio di Gaza: presentiamo così l'ultima in ordine di tempo della campagne di boicottaggio lanciata da BDS: Banche complici. Nella prima parte sentirete le voci di Alessandra Gissi, docente di storia contemporanea a L'Orientale di Napoli e membre della Società Italiana delle Storiche, di una operatrice dell'associazione Scosse, di studenti del Liceo Machiavelli di Firenze, Righi e Caravillani di Roma, di Mamme in piazza per la libertà di dissenso di Torino e dell'Osservatorio contro la militarizzazione e dell'università.  
July 3, 2026
Radio Onda Rossa
Starmer e soci, la peggiore politica possibile
Con le dimissioni di Starmer si certifica lo stato comatoso della “democrazia liberale anglosassone”, che già era uscita massacrata dall’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Il sesto premier dimissionario in soli dieci anni sta ad indicare che l’instabilità è il segno distintivo di questa lunga fase storica. […] L'articolo Starmer e soci, la peggiore politica possibile su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano