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Socialismo o barbarie
Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo ricchezza, che non ha precedenti […] L'articolo Socialismo o barbarie su Contropiano.
Tensioni nel mondo accademico e nella ricerca: dal boicottaggio alla reazione (filo)sionista
Nei mesi scorsi, anche in seguito alla diffusa mobilitazione popolare in solidarietà con la causa palestinese, si è assistito a moti spontanei di boicottaggio accademico posti in essere da diverse realtà del mondo scientifico. Ricordiamo qui di seguito giusto alcuni casi che ci sembrano interessanti ed esemplificativi dello spirito che li ha accompagnati. * Appello di ricercatori, tecnici ed amministrativi di EPR4Palestine: la lettera del personale degli Enti pubblici di ricerca è stata rivolta criticamente nei confronti della CoPER, la Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, accusandola di aver adottato una politica di doppio standard nei confronti di Israele rispetto alle azioni messe in campo nei confronti delle collaborazioni scientifiche con la Russia. I lavoratori degli Enti Pubblici di Ricerca hanno chiesto di fermare gli accordi di ricerca scientifica anche con Israele perché non vogliono complicità col genocidio sul popolo palestinese. L’appello è nato dopo che la scorsa estate ben 300 ricercatori del CNR si erano ribellati dichiarando la propria indisponibilità a prestare la propria attività intellettuale a studi finalizzati al settore bellico. * Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo: circa 50 fisici quantistici di tutto il mondo si sono uniti per denunciare la militarizzazione nella ricerca e nelle Università, rifiutando di essere strumentalizzati a fini bellici ed impegnandosi a monitorare la situazione. Sembra che diversi di loro abbiano ricevuto pressioni e minacce di sanzioni a seguito della loro posizione, che li hanno indotti poi a ritirare la firma dal Manifesto. L’appello degli scienziati quantistici segue quello più generale e più folto degli Scienziati contro il riarmo di marzo 2025, che vede fra i suoi esponenti il fisico Carlo Rovelli in opposizione alle politiche di riarmo europeo. * Mozione della SIAC – Società Italiana di Antropologia Culturale, mozione con cui si impegnano i suoi membri a NON collaborare con istituzioni accademiche o culturali israeliane, “finché esse non pongano fine alla loro complicità con il genocidio, l’occupazione militare illegale del Territorio Palestinese Occupato e il regime di apartheid israeliani”. * Delibera del Senato Accademico dell’Università di Bologna: il 23 settembre 2025 il Senato Accademico ha approvato una mozione concernente accordi e relazioni con università, aziende e istituzioni israeliane. In realtà, non c’è alcun meccanismo automatico ad esito della delibera, ma si prevede un’istruttoria accurata basata sul concetto di due diligence, concentrandosi in particolare a valutare la presenza di collaborazioni in ambito dual use. Ad esito dell’istruttoria non è stata riscontrata nessuna collaborazione sensibile, per cui l’Ateneo ha proceduto a confermare tutte le collaborazioni in essere con i partner israeliani. Ma in qualche modo il contenuto della delibera deve aver urtato la suscettibilità di qualche sionista e/o filosionista. Già perché in questi giorni circola in Ateneo un documento di proposta del CdA di UNIBO che rimette in discussione la delibera di settembre del Senato, ridimensionandone ancor di più la portata, già di per sé ridotta. Se fino alla scorsa estate i difensori degli accordi con Israele basavano il loro ragionamento sul tema della libertà accademica e sulla libertà della ricerca, tentando di far leva anche sulla supposta neutralità della scienza rispetto alle implicazioni politiche, dopo le imponenti mobilitazioni popolari e dopo le diffuse azioni di boicottaggio accademico è stato più chiaro che era proprio quella l’espressione più autentica della libertà di docenti e ricercatori: non collaborare con lo Stato che sta compiendo un genocidio. Ed allora la risposta (filo)sionista si è spostata su un piano diverso, fatto di minacce di eventuali sanzioni e contenziosi che potevano scaturire dalle scelte di sospendere gli accordi, paventando anche profili di responsabilità personale per chi aveva assunto e votato per quelle decisioni. Evidentemente, negli ultimi mesi sono venuti al pettine i nodi relativi ad alcune collaborazioni e la governance ha preferito correre ai ripari per tenere in vita più accordi possibili con i partner israeliani. Ed i continui attacchi del Governo, anche a seguito del NO del Dipartimento di Filosofia al corso di laurea per gli allievi dell’Accademia militare di Modena, devono aver sortito qualche effetto sulla governance, magari insieme alle pressioni interne all’Ateneo delle frange (filo)sioniste. La prospettiva in UNIBO è quella di una clamorosa retromarcia rispetto a quanto deliberato a settembre dal Senato accademico e restringendo ancor di più i casi in cui vietare gli accordi con i partner israeliani. Si è arrivato persino a fare pressione sui singoli rappresentanti negli Organi accademici, spesso studenti, sventolando l’ipotesi di poter essere chiamati in causa per la decisione presa in caso di contenzioso con qualche partner israeliano. Quello che alcuni di questi casi suggeriscono è un generale clima di tensione fra gruppi di interessi che si contrappongono nell’arena accademica e della ricerca. Da una parte chi cerca di porre la questione etica e morale proponendo azioni di boicottaggio accademico, dall’altra gruppi di docenti o ricercatori che, nascondendosi dietro la libertà della ricerca o dell’insegnamento o dietro la neutralità della scienza e della collaborazione accademica come strumento di dialogo fra i popoli, in realtà mettono in atto un pericoloso doppio standard, perché ai tempi della chiusura della partnership con la Russia non hanno mosso un dito. E sullo sfondo pressioni ed influenze che arrivano dall’esterno tramite il canale governativo o attraverso le lobby sioniste con minacce di sanzioni, di contenzioso ed altre tipologie su cui far leva. Ma tali esempi portano alla ribalta anche un nodo imprescindibile: la partita non può essere giocata solo all’interno di un singolo Ateneo, di un Dipartimento o di un Ente di ricerca. Sempre più emerge come anche in presenza di decisioni prese da un’istituzione accademica o di ricerca, le stesse vengono messe in discussione alla luce del contesto più ampio, e cioé gli accordi di cooperazione nazionali o le politiche di collaborazione portate avanti come Unione Europea nei confronti di Israele. E non è un caso che proprio in questi giorni sia stata avviata la raccolta firme per chiedere la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in ragione della sistematica violazione dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania. Proprio la continuità di questo accordo e la mancanza di sanzioni dell’UE nei confronti di Israele aprono lo spazio ai sionisti israeliani che, minacciando di porre in essere forme di contenzioso, inducono università ed enti di ricerca a mantenere le collaborazioni con Israele: https://www.justiceforpalestine.eu/it; https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it. In Italia, ad esempio, per dare una risposta sistemica al tema del boicottaggio culturale ed accademico, è stata avviata la campagna LA CONOSCENZA NON MARCIA, che si propone di produrre uno strumento normativo che vieti per legge le collaborazioni accademiche con Paesi che come Israele sono incriminati per genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Milano, presentazione del terzo numero della rivista Il Controverso
Il Controverso è una rivista culturale che nasce nel 2024, il quarto anno dopo COVID, dalla collaborazione sinergica di tre filosofi e due artisti. Scopo della nostra rivista è offrire un punto di vista alternativo sulle grandi questioni della nostra contemporaneità, con fatti e argomenti che non trovano spazio nei media mainstream. Il terzo numero parla di Palestina e degli intrecci di potere esistenti tra le due maggiori superpotenze occidentali: gli Stati Uniti d’America e l’esercito occupante di Israele. Si tratteggia inoltre la nascita del sionismo e i suoi interessi storici per i territori della Palestina e della Crimea. Si parla di crociate, vecchie e nuove e della trappola semantica dell’antisemitismo, con la quale si cerca di tacitare ogni forma di pensiero critico. Domenica 18 novembre alle 15, a Villa Pallavicini in via Meucci 3, Milano, si terrà la prima presentazione pubblica del terzo numero; ci sarà la possibilità di parlarne con gli autori, acquistare la rivista e porre domande. Vi aspettiamo numerosi! Gli autori e fondatori: Rocco Cantautore Tayo Yamanouch Davide Ramunno Davide Viscusi Davide Tutino Redazione Milano
Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti
Come la lotta all’antisemitismo viene strumentalizzata dai partigiani di Israele. Costantino Ciervo si occupa del conflitto mediorientale da decenni. Nato a Napoli nel 1961, Ciervo, noto come artista soprattutto per le sue installazioni multimediali, vive da molti anni a Berlino e sa bene quanto il tema sia delicato in Germania. […] L'articolo Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti su Contropiano.
Alla Scuola di Polizia lezioni sioniste sulle menzogne della Palestina: e il contraddittorio?
Ci siamo imbattuti in un articolo pubblicato su «Il Fatto Quotidiano» di inizio 2026 dal titolo E per i futuri agenti seminario su Gaza: “Sono tutte bugie” di Stefania Maurizi. In sostanza si denunciava un corso di aggiornamento alla scuola di polizia italiana tenuto da una associazione sionista, di nome ISGAP, che da anni opera una perseverante campagna contro i palestinesi, la cultura woke e la campagna di boicottaggio, il cosiddetto BDS. Sarebbe utile consultare il sito https://isgap.org/  e le pubblicazioni contenute a cura del Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (Isgap), per comprendere il tenore delle argomentazioni: «Il Genocidio contro Gaza? Non è mai esistito, si tratta di una macchinazione orchestrata dagli antisemiti, nelle università e nelle scuole sono in corso mobilitazioni a favore del popolo palestinese? sono frutto dell’odio e della penetrazione dei Fratelli Musulmani». Il Fatto Quotidiano riporta la notizia che l’Isgap avrebbe condotto un seminario alla Scuola di polizia italiana, la domanda che sorge spontanea è: per quale motivo ogni qual volta si parla della questione palestinese nella scuola il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara richiama al contraddittorio, ma se invece si tratta di formare i futuri tutori dell’ordine la sola campana ascoltata è quella degli ambienti sionisti che, come abbiamo visto, oscura e ridicolizza ogni posizione critica proveniente anche dalle stesse comunità ebraiche? Ma, attenzionato nei minimi particolari è proprio il mondo dell’istruzione, dalle scuole secondarie alle università pubbliche e private. Sia sufficiente menzionare una pubblicazione Negazione del terrorismo nel campus » ISGAP, da cui estrapoliamo un passaggio eloquente: «Alcuni studenti, principalmente stranieri o migranti provenienti da paesi anti-israeliani e antisemiti, sono arrivati negli Stati Uniti e in Europa con convinzioni predeterminate e radicali, percepiscono gli ebrei come malvagi e promuovono l’antisemitismo, opponendosi anche all’esistenza dell’unico stato ebraico – sostengono qualsiasi opposizione agli ebrei, all’ebraismo e a Israele. Alcuni studenti possono essere indottrinati in ideologie estremiste attraverso forum online, istituzioni religiose, centri accademici finanziati da paesi stranieri o gruppi di pari, portandoli a sostenere atti di terrorismo come mezzo per promuovere le proprie convinzioni. Le organizzazioni estremiste che finanziano centri “islamisti” o radicali di sinistra americani ed europei spesso si attaccano a individui vulnerabili, offrendo loro un senso di scopo e appartenenza attraverso ideologie radicali». Lo schema è sempre lo stesso, che ritroviamo anche su certa stampa occidentale, ossia che esiste un indottrinamento studiato a tavolino: i centri studi, le istituzioni religiose e non, i forum sono costruiti ad arte per l’indottrinamento, non mancano occulti finanziatori, si denuncia la saldatura tra islamisti e radicali di sinistra europei e statunitensi. Ergo, qualunque sia l’iniziativa deve essere attenzionata, sminuita, denunciata e repressa con un immediato capovolgimento della realtà (forse chiunque critichi l’operato di Israele è un nemico influenzato dal terrorismo israeliano?). Le pressioni sono indicibili perfino sul Parlamento europeo per spingere i Paesi UE a prendere posizione contro i movimenti filopalestinesi, quanto accade in Francia, Germania e Inghilterra tra arresti e messa fuori legge di organismi di solidarietà con il popolo palestinese dovrebbe essere fonte di insegnamento: I campus europei abbracciano l’aumento dell’antisemitismo: presentato al Parlamento Europeo (Bruxelles) » ISGAP. Sono quindi gli/le insegnanti, i/le ricercatori/trici, gli studenti e le studentesse mobilitatisi da mesi contro il genocidio i principali agenti dell’odio e della discriminazione; è il mondo della conoscenza a rappresentare un pericolo per la normalizzazione culturale e la propaganda del riarmo oltre al sostegno acritico verso l’operato di Israele che caratterizza la politica estera di tanti Paesi. E, alla luce di queste considerazioni, si capiscono meglio le ragioni delle ispezioni nelle scuole ordinate dal Ministro Giuseppe Valditara. Ci vogliono obbedienti e supini a una narrazione unica, quella narrazione che un sapere critico sa invece smontare e ridicolizzare. E articoli come Segui il denaro: Qatar e i Fratelli Musulmani finanziano l’istruzione superiore negli Stati Uniti » ISGAP dovrebbero indurre a riflettere sulla campagna di odio che ormai accompagna ogni dichiarazione di Francesca Albanese e di altri attivisti schierati contro il colonialismo da insediamento e il genocidio, è quel genere di giornalismo che presto prenderà il sopravvento anche in Italia. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Chi sono oggi gli ebrei perseguitati, da chi e perché? Dialogo con Rabbi Weiss, esponente di Neturei Karta
Avvertenza per il lettore. L’articolo tratta un argomento delicato, che può urtare la sensibilità occidentale contemporanea. Se chi legge è convinto che i valori della critica e del confronto siano conquiste ed emancipazioni irrinunciabili troverà poco nella storia che propongo e potrà esserne infastidito; pertanto gli consiglio di passare oltre. Per capire questo mondo è necessario sospendere molte categorie di pensiero a cui siamo abituati; solo allora sarà possibile vederne la bellezza cosi com’è, come una rosa antica. Il rabbino ci attende in piedi sorridente; sul grande tavolo è stato imbandito un piccolo rinfresco, con dolcetti al cioccolato, mandarini e succo di pesca. Ringrazia per la visita; è un onore per lui raccontare la verità secondo la Tōrāh. Il fatto stesso che l’abbia cercato e sia arrivata fin lì (in una zona residenziale dello Stato di New York) è volere di Dio. Tra me e me penso lo stesso. Voglio offrire ai lettori di Pressenza un ritratto corretto di chi siete, perché c’è molta confusione attorno al mondo ortodosso ebraico. Me lo spieghi brevemente? Siamo gli ebrei che non hanno mai variato il codice di condotta imposto da Dio. Apparteniamo agli Haredi. Oggi siamo una minoranza, ma fino a circa trecento anni fa tutti gli ebrei erano come noi. Fu in Europa che a quel tempo si iniziò un processo di riformismo che sedusse molti. Vivere una vita intera seguendo restrizioni su cibo, abbigliamento, acconciatura, relazioni… non è facile, soprattutto per le donne. L’intera nostra vita è dedicata a Dio, senza se e senza ma. Ci siamo conosciuti all’ultima manifestazione pro-Palestina di New York City, perché anche voi difendete i palestinesi, sognate una terra libera dall’occupazione e vi dichiarate antisionisti. È questa la posizione degli ebrei ortodossi di Neturei Karta, vero? Sì. La Neturei Karta non è un’organizzazione, somiglia più a un movimento. Nacque nel 1938 proprio per dar voce agli ebrei religiosi che, sulla base delle Scritture dei profeti, capivano che l’istituzione di uno Stato ebraico era un grave pericolo e pertanto si opponevano alle manovre sioniste che da tempo puntavano in quella direzione. Dopo la distruzione del tempio abbiamo capito che Dio non ci permette di costruire da noi uno Stato e dobbiamo considerare quella terra di altri. Verso la terra, ovunque ci troviamo, abbiamo un sacro rispetto, al punto che ci è proibito estirpare alberi. Il sionismo è l’esatto opposto della religione giudaica, è il risultato di un progressivo scivolare nella secolarizzazione e nel materialismo. È la degenerazione del riformismo di cui ho parlato prima. Mentre parla, Rabbi Weiss sfoglia libri, legge passi e mostra fotografie di ebrei come lui picchiati, arrestati, umiliati nel quartiere vecchio di Gerusalemme. Vedi, qui David Ben Gurion, Vladimir Zeev Jabotinsky e altri stanno celebrando la fondazione di Israele e non hanno nemmeno il capo coperto. Non gli interessava nulla della religione, solo dopo hanno capito che i nostri simboli sarebbero tornati utili per muovere emozioni e manipolare la gente comune. Se ne sono appropriati; da lì non si sono più fermati, oggi ordinano rabbini come gli pare e piace. Riesci a darmi i numeri degli ebrei che seguono il movimento Neturei Karta? Se stiamo a ciò che scrivono i nostri detrattori sembriamo pochissimi, ma tu che vivi a Brooklyn hai mai visto una bandiera di Israele? Avrai notato che siamo in parecchi. Sì, certo, vi incontro regolarmente per la strada, direi ovunque. Qui sei in una grande comunità di ebrei, puoi farti un giro, non troverai una sola bandiera d’Israele. A Gerusalemme i sionisti hanno scovato mele marce tra gli ortodossi e ci sono Haredi che siedono in Parlamento; all’inizio lo facevano per proteggersi, ma ora ricevono persino soldi. Io non lo approvo, ma comunque la maggior parte di noi religiosi, qui come a Gerusalemme, Istanbul e Londra e ovunque è anti-sionista. Spesso fanno finta di niente, lo nascondono, perché se ti scoprono subirai ritorsioni; puoi perdere il lavoro, vederti bloccata la carriera, qualsiasi cosa. In pratica mi stai dicendo che voi siete ebrei perseguitati dagli ebrei che hanno abbracciato il sionismo. Pensi che vi sorveglino? Ma certo. Se mi presentassi a Gerusalemme mi arresterebbero. Per finire con la domanda di prima: non siamo così pochi come sempre si preoccupano di scrivere e la consapevolezza aumenta. (Sull’antisionismo il sito riporta un numero di una certa rilevanza: il 35% della popolazione mondiale si dichiarerebbe tale). La città di New York ha eletto un sindaco scomodo per le élite, il socialista mussulmano Zohran Mamdani. Che cosa ti aspetti da lui? Non lo so. Lo abbiamo sostenuto con entusiamo, ma i politici vivono sotto una pressione psicologico-politica inimmaginabile e a un certo punto molti cambiano. Sembrava che Obama potesse essere qualcosa di nuovo e invece non è stato niente di speciale. Una volta incontrai Alexandria Ocasio-Cortez; di lì a poco mi accorsi che più esponevo la posizione di Dio, cioè che gli ebrei devono stare in esilio e più lei era imbarazzata; non era giusto, non mi piaceva metterla a disagio. Collaborate con i gruppi di ebrei pacifisti come Jewish Voice for Peace? Non posso dirti che collaboriamo, ci incontriamo alle manifestazioni e marciamo insieme, ma le nostre posizioni di principio sono lontane. Mi spiace deluderti; da fuori può apparire frustrante e forse a volte mi sono sentito così, ma ho scelto di mettere Dio prima di me stesso e il mio primo compito è ubbidirgli. Non ho nulla contro di loro come persone in sé, ma per me come ebrei stanno sbagliando e mi piacerebbe che si ravvedessero; meno male che almeno non sono sionisti. Tuttavia anche voi ricercate la pace. Siete pacifisti? Sì, certo, come è stato per secoli. Noi ci troviamo benissimo con gli arabi, che ci hanno accolto nei loro Paesi quando in Europa venivamo perseguitati. Anche qui nel quartiere c’è una famiglia palestinese con cui andiamo d’accordissimo. Noi non ci poniamo la questione se siamo pacifisti. Da quando siamo in esilio abbiamo accettato di non poter usare nessun tipo di arma, non possiamo nemmeno tenere in tasca un coltellino svizzero; certo, se uno mi aggredisse saprei difendermi in maniera istintiva. Ricerchiamo la pace e il dialogo perché Dio lo vuole, questo è l’animo con cui siamo andati in Iran, in Libano, a Gaza e in tanti altri luoghi e ci siamo sempre trovati benissimo. Nel 2005 ero pronto a salire a bordo della Flottiglia Marmara, quella che partì dalla Turchia. Poi mi arrivò il verdetto di un nostro consiglio superiore: diceva che non era opportuno, era un’azione troppo lontana dalla nostra policy e sarei stato un bersaglio perfetto. Ho ubbidito. Lui poco fa mi ha detto che si era accorto di mettere a disagio Alexandria Ocasio-Cortez, ma che cosa sto facendo io adesso? Lo tormento sui temi a me cari. Decido di saltare la domanda sulla disobbedienza civile e le tecniche di resistenza nonviolenta. Mi tornano in mente le conversazioni nel cubicolo polveroso di Dharmananda Jain (ho vissuto qualche mese all’interno della comunità jainista di Delhi); conosco il mondo fatto di circoli chiusi, di gruppi il cui unico interesse è salvaguardare e ripetere senza soluzione di continuità il proprio canone. Lo stesso mondo dello yoga a cui appartengo non fa eccezione. Il punto su cui riflettere è che queste realtà sanno benissimo come comunicare tra loro, fare accordi e rispettarsi. È con noi che stridono. Sono passate più di tre ore e Rabbi Weiss è un fiume in piena; racconta della sua famiglia, in buona parte perita nell’olocausto, del movimento della Neturei Karta, delle innumerevoli contraddizioni dei sionisti, della grande soffrenza dei palestinesi, del regno di Dio che non sarà riservato solo a loro, anzi, ci tiene a dirmi che, sebbene non possa spiegarmi come avverrà, il cambiamento sarà metafisico e tutti insieme confluiremo nella gioia divina. Sembra che non voglia mandarci più via: “Sono contento se state qui fino a stasera, potete rimanere tutto il tempo che volete,” mi dice. Da quanto era che non ricevevo una tale ospitalità, una tale attenzione? Tempo dedicato a me, alle mie domande, senza che mai questo signore abbia guardato l’orologio, dimostrato stanchezza o fastidio per le sciocchezze che posso aver chiesto?  Quale autorità, religiosa o mondana che fosse, oggi mi avrebbe ricevuta donandomi tutto il suo tempo?  Noi che diamo a tutto un prezzo. E come società aperta, progressista ed evoluta quanto siamo capaci di tollerare vicino a noi un sistema chiuso?   Oggi siamo impegnati a dar contro all’hijab mussulmano e pensiamo che se preferisci farla nel bosco invece che nella tazza devi essere visitato dallo psichiatra, ma quando realizzeremo che anche le ebree ortodosse sposate si devono coprire il capo? Che gli ebrei ortodossi non mandano i loro figli alle scuole pubbliche e li tengono protetti dentro la comunità? Quale battaglia civile ci inventeremo? Rabbi Weiss sa bene di non essere al sicuro, ma più di tutto sa di dare fastidio agli ebrei riformati, sionisti e non e ne soffre. Un Rabbi Weiss ci sarà sempre, chiuso nella sua figura austera vestita a lutto, a ricordargli come dovrebbero vivere in esilio.  Si può ascoltarlo o ignorarlo, di certo non si può cambiarlo. Lui non potrà mai farci davvero del male. Dio gli ha proibito il potere politico e l’esercito e lui può solo parlare. Questa è la funzione della Neturei Karta: parlare a voce alta. Ci salutiamo calorosamente e mi regala i dolcetti.   Marina Serina
Kaouther Ben Hania, La voce di Hind Rajab #01
Era il 2 ottobre e le strade di Torino, come oggi 20 dicembre, erano percorse da compagni incazzati che preparavano le Ogr all’accoglienza di guerrafondai, che vi si erano dati appuntamento. Iniziava tra questi prodromi una nuova trasmissione che occupa pochi minuti del palinsesto del giovedì di Blackout per mettere al centro un testo filmico, senza scrupoli di spoiler, perché l’intento è anche di dare rilievo al linguaggio filmico, ai molti livelli di lettura e a quali secondo noi sono gli aspetti che sottendono all’operazione degli autori, per cui è meglio che lo spettatore fruisca il film senza la distrazione di seguirne la trama, cosa che gli è più facile se conosce già per sommi capi gli snodi essenziali. E la scelta per iniziare questa cooperazione tra Ristoradio e Bastioni di Orione non poteva che cadere su questo film che proprio della ferocia di Idf evidenzia l’empietà, usando con maestria il fuoricampo che s’impone sulle espressioni attonite e disperate dei bravissimi attori che ripropongono gesti, movimenti e soprattutto voci di una delle tante orride trappole ordite dai sionisti nel genocidio di Gaza, seguite dalle stanze della mezzaluna rossa di Ramallah che gestisce gli interventi concordati con l’entità sioinista, rendendo il film un raffinato kammerspiel, fino alla rivelazione ipercolorata della macchina che è stata sudario della piccola voce di Hind Rajab.
In carcere chi inneggia all’Intifada. La Gran Bretagna si “fascistizza”
Chi inneggia all’intifada adesso rischia l’arresto: lo ha annunciato la polizia inglese, la quale ha fatto sapere che alle manifestazioni per la Palestina gli slogan e i cartelli che incitano a una “intifada globale” saranno considerati come reati. È una svolta che prende strumentalmente a pretesto la strage di Sidney, […] L'articolo In carcere chi inneggia all’Intifada. La Gran Bretagna si “fascistizza” su Contropiano.
Ecco perché l’economia genocida di Israele è sull’orlo del baratro
In una recente intervista, pubblicata dalla rivista indipendente +972 Magazine, l’economista Shir Hever, che attualmente vive in Germania dopo aver rinunciato alla cittadinanza israeliana, descrive la profonda crisi economica dello stato di Israele e le ricadute in termini … Leggi tutto L'articolo Ecco perché l’economia genocida di Israele è sull’orlo del baratro sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione IHRA di “antisemitismo” in legge
Riproponiamo di seguito il testo della petizione per la raccolta firme di Rete Ricerca e Università al fine di chiedere il ritiro dei DDL che trasformano la definizione di “antisemitismo” dell’IHRA in legge: un rischio enorme per la nostra libertà di parola, d’insegnamento e di ricerca.   Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance. Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese. Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.  Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di stato messe in atto da Israele in un tabu–una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.   Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli.  Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo – espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo – e antisemitismo. La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele.  È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani.  Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione.  Per aderire: https://forms.gle/xW2BNTR8EW14s97c7 L’adesione è aperta a persone singole con un’affiliazione universitaria e/o presso un centro di ricerca; a organizzazioni e associazioni accademiche e scientifiche Rete Ricerca e Universita’ per la Palestina   Per maggiori informazioni: DDL Delrio https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/ 2025/11/DDL-Delrio-antisemitismo.pdf DDL Gasparri https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/ 2025/10/686faaee-e27b-4c7c-ba41-f7e7cedbf513.pdf https://www.pressenza.com/it/2025/10/ddl-gasparri-hasbara-e-repressione-per-lassimilazione-delle-coscienze/ https://www.pressenza.com/it/2025/10/legge-gasparri-il-ddl-che-equipara-lantisionismo-allantisemitismo/ https://www.pressenza.com/it/2025/10/verso-lequiparazione-tra-anti-sionismo-e-anti-semitismo-un-caso-di-persecuzione-alluniversita-di-bologna/ https://www.lindipendente.online/2025/12/15/oltre-duemila-docenti-firmano-contro-i-ddl-che-criminalizzano-le-critiche-a-israele/ Redazione Italia