Roma: il caldo, il cemento e l’assenza di politiche per il clima
Roma è nella morsa del caldo ormai da un mese. Non sappiamo quanto durerà ancora
né se, alla fine, sarà l’estate più calda o se il 2024 sarà stata ancora più
infuocata. Le statistiche contano fino a un certo punto, di più conta la realtà
vissuta ed è una realtà di forte disagio per la parte di popolazione più debole
e con meno risorse.
Le statistiche dicono chiaramente che Roma è tra le città europee che più hanno
peggiorato la propria situazione climatica negli ultimi anni. Dal 1960 a oggi la
temperatura estiva in città è aumentata di 2,66 gradi. I tempi in cui Audrey
Hepburn e Gregory Peck sfrecciavano in Vespa nella Roma agostana – immortalati
nei souvenir venduti oggi in centro storico – sono climaticamente lontani. Oggi
i due rimarrebbero forse chiusi in un caffè con l’aria condizionata e la paura
di fare anche solo una passeggiata all’aperto.
Un recente articolo comparso su “Internazionale” ha rilevato che anche la stessa
architettura storica della città è a rischio a causa dell’innalzamento delle
temperature.
Questo stravolgimento climatico infatti ha effetti particolarmente duri nei
quartieri più poveri, dove avere un impianto di condizionamento d’aria è un
lusso, dove si vive in tante persone e in pochi metri quadri, dove si formano le
isole di calore per concentrazione di cemento e assenza di spazi verdi.
In quegli stessi quartieri i tempi di attesa per gli autobus sono insopportabili
in questi mesi e le poche aree verdi diventano aride steppe abbandonate per
mancanza di cura da parte dei servizi comunali. Lo stesso disagio è vissuto da
chi svolge i lavori più a rischio, come quelli esposti al sole come edilizia e
rider oltre che ovviamente chi lavora in agricoltura.
Le responsabilità di questi rapidi e violenti impatti del cambiamento climatico
sono note a chi legge Dinamopress, così come lo sono le possibili soluzioni e il
ritardo doloso che la politica mondiale continua ad avere rispetto ai problemi
generati dalla crisi climatica.
Tuttavia va ricordato che invece molto si potrebbe fare per attuare piani di
adattamento al clima stravolto, mentre è poco quanto finora si è mosso.
Se non ci si può aspettare granchè dal governo fascistoide e negazionista di
Meloni, che boccheggia tra una crisi e l’altra verso le elezioni, molto più
deludente è osservare l’assenza di una visione ecosistemica per la protezione
climatica della città da parte della attuale Giunta comunale capitolina.
Nel 2024 il Comune di Roma ha adottato un Piano per il Clima. Associazioni e
gruppi ecologisti avevano criticato fortemente questo piano per l’inadeguatezza
e per la profonda incoerenza nei metodi utilizzati e nei contenuti, ma sono
rimaste inascoltate senza ricevere neppure una risposta al documento di critica
presentato.
A distanza di due anni, quelle critiche appaiono oggi ancora più fondate e
sostanziali.
Anzitutto perché in questi due anni la giunta ha difeso strenuamente alcuni
progetti edificatori che sono uno schiaffo in faccia a qualunque sostenibilità
ecologica in epoca di crisi climatica. Stiamo parlando del progetto dello stadio
della A.S. Roma a Pietralata e del progetto per l’area dei Mercati Generali a
Ostiense.
> Entrambi i progetti sono, tra le altre cose, uno scempio ecosistemico e
> climatico. Il primo sorgerà su un bosco, il secondo su un “corpo idrico
> superficiale”, entrambe le aree sarebbero da preservare in modo estremamente
> accurato proprio per riuscire a difendersi dall’avanzata del calore estivo. La
> Giunta Gualtieri ha deciso invece di rovesciarvi sopra tonnellate di cemento.
Non sono, purtroppo, gli unici casi. Nelle ultime settimane si sta parlando
molto del progetto edilizio di 20mila metri quadri sull’ex deposito AMA a
Montagnola, anche in quel caso, comitati locali stanno cercando di fermare
quello che sembra un ennesimo favore alla speculazione cementificatrice.
Le opere svolte per il Giubileo si sono pure caratterizzate per colate cemento
in molti punti della città, come si può vedere in piazza San Giovanni o in
piazza dei Cinquecento, nonostante gli studi scientifici dimostrino che ciò che
va fatto, per adattarsi al clima surriscaldato, è togliere il cemento, non
aggiungerlo.
Berlino, Lione, Valencia, sono alcune delle città europee (non necessariamente
guidate dal centro-sinistra, anzi) che stanno attuando pratiche concrete di
depavimentazione e di rimboschimento urbano.
L’area dei mercati generali a seguito di un disboscamento avvenuto a Febbraio
2026, FB Basta Speculazione
A Roma accade drammaticamente il contrario, complice anche una gestione del
verde pubblico spesso dubbia, che predilige il taglio di alberi che creino
problemi ad una loro cura per quanto complessa.
Come se tutto questo non fosse sufficiente, il 23 luglio verranno
definitivamente approvate le NTA, norme tecniche di attuazione del Piano
regolatore che prevedono, ancora una volta, l’ ampliamento delle possibilità di
cementificare, come denunciato da Fridays For Future che ha scritto «Le nuove
Norme Tecniche Attuative (NTA) del Piano Regolatore arrivano al voto in
Campidoglio e rischiano di consegnare Roma a palazzinari e speculatori.
Da oltre un anno ci mobilitiamo insieme a comitati e associazioni di tutta Roma
per arginare queste modifiche, che investono 62 articoli su 113. Modifiche che
riteniamo preoccupanti perché consentono di
• Dare incentivi per demolizioni e ricostruzioni più grandi, fino a +30% di
volume.
• Trasformare case in studentati, case vacanze o edifici commerciali
• Accorpare edifici storici fino a 500 mq, sventrandoli, e mantenendo solo la
facciata per farne hotel, fast food o negozi
• Monetizzare aree verdi e servizi pubblici.»
Ricordiamo infine che davanti ad un progetto mastodontico e devastante come il
Porto di Fiumicino – per ora fermo grazie alla sentenza del Tar – Gualtieri si
era subito reso disponibile a utilizzare i fondi del Giubileo per le opere
accessorie e di viabilità a esso collegate: strade, parcheggi, ancora cemento.
L’assenza di una seria politica climatica in città è determinata da vari
fattori.
È noto l’assoggettamento storico alla lobby palazzinara guidata dalla famiglia
Caltagirone che ha un peso politico enorme nei confronti di Giunte di qualunque
colore, ma ormai questo non basta più a comprendere cosa stia accadendo.
Il passo verso cui si muovono all’unisono Comune e Regione è quello di una
evidente messa a disposizione della città a fondi di investimento immobiliare
internazionali che hanno il chiaro intento di riprodurre il “modello Milano”.
> Con questo termine intendiamo un modello estrattivista composto da
> turistificazione, sviluppo urbano iniquo e cementificatore, innalzamento
> insostenibile del costo della vita, svendita dello spazio e del patrimonio
> pubblico agli interessi della rendita immobiliare speculativa.
Un modello che non potrà mai tutelare il verde pubblico e non ha nessun
interesse a garantire la sopravvivenza in città per chi non ha seconde case in
montagna o il condizionatore in ogni stanza.
Ricordiamo che dietro al progetto dei Mercati Generali vi è il fondo di
investimento israeliano Hines, mentre si sono dimostrati interessati a sostenere
lo stadio di Pietralata JP Morgan, Bank of America e Goldman Sachs. La rivista
Generazione Magazine in questo approfondito articolo ha dimostrato come questa
modalità di gestione della città sia strutturale, come dimostra il bando Roma
REgeneration – della omonima Fondazione – che Campidoglio e Regione hanno
patrocinato, mentre Rossella Marchini su Dinamo ha di recente ricostruito la
genesi di questo modello.
Gualtieri ha rivendicato pubblicamente già nel 2023 che quello milanese sia il
suo modello urbanistico, e in virtù di questa scelta continua ad invitare
investitori in città.
La gravità di questo scenario è tale da lasciare aperte alcune domande a cui la
politica cittadina sembra non voler dare risposte ma che suscitano interesse
diffuso. L’appello lanciato da studiosx e urbanistx per un modello di città
differente – a partire da molte riflessioni analoghe a quelle qui esposte – ha
suscitato attenzione e sostegno molto ampio, segnale che la città è preoccupata
per quello che appare un futuro insostenibile ecologicamente e iniquo
socialmente.
Eppure la coalizione al governo del Campidoglio appare indaffarata solo a
prepararsi alle elezioni in modalità campo largo, o a posizionarsi rispetto alla
querelle sul cinema Metropolitan, mentre fa passare in silenzio alcuni passaggi
molto gravi come l’approvazione delle NTA che non a caso avvengono in un
silenzioso tardo luglio in cui l’attenzione cittadina diminuisce sensibilmente.
Manca meno di un anno all’appuntamento elettorale. Sarebbe utile che tutto
questo diventasse materia di dibattito aperto e soprattutto di sano conflitto
sociale. Sarebbe utile che non ci si nascondesse dietro all’ennesimo There is
No Alternative, alla narrazione sul debito e le casse vuote e neppure dietro al
ricatto «o noi o torneranno i fascisti in Campidoglio».
Chi vive e chi vorrà vivere in futuro in questa città merita molto di più.
Foto di copertina, l’area dove si vuole costruire lo stadio di Pietralata, di
Daniele Napolitano,
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