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Viale Romagna a Lido di Savio, al via nuovi abbattimenti, Comune blinda procedura e risponde solo dopo quasi 50 giorni al consigliere Ancisi
Nonostante un’estate rovente con oltre 50 gradi percepiti da esercizi commerciali, turisti e residenti del viale devastato, non si placa la smania del Comune di Ravenna di distruggere ad ogni costo i 26 pini sanissimi superstiti di viale Romagna a Lido di Savio. Lido che ora è ridotto allo squallore delle periferie cementificate degli anni 60. Dopo quasi 50 giorni e due solleciti, e cioè ben 10 volte tanto il limite massimo concesso, la tecnica del Comune di Ravenna ing. Principato risponde alla richiesta di aggiornamenti del consigliere Ancisi, costretto a metter in conoscenza della richiesta direttore generale e responsabile della trasparenza, e lo fa … a ridosso degli abbattimenti che, stando alla risposta, inizieranno la prossima settimana! Col terrore che qualcosa possa frapporsi al fremere delle motoseghe, questo succede nel trasparente e democraticissimo Comune di Ravenna! Nella risposta si fa riferimento al progetto che deve proseguire: ma quale progetto, visto che il Parco Marittimo non completato avrebbe perduto i finanziamenti PNRR? Con quali nuovi finanziamenti va avanti la distruzione del bellissimo viale alberato di Lido di Savio? Nulla è trapelato, niente è stato pubblicato: giovedì scorso, appena saputo dall’ing. Principato che i lavori riprendono la prossima settimana, il consigliere Ancisi ha effettuato immediatamente un nuovo accesso agli atti, ma al momento non gli è stato mandato nulla. Ricordiamo che in agosto è caduto uno degli alberi sottoposti alle prove di trazione e contestualmente scavato attorno al tronco e sigillato con asfalto bollente, alla presenza degli incaricati delle prove. Una manomissione contraria alle norme di progetto che potrebbe aver messo a rischio l’incolumità delle persone, oltre la vita del povero albero, peraltro già condannato a morte dal progetto “Parco Marittimo”. Un’agonia prolungata e un odio per gli alberi sani e decennali – piccoli ecosistemi ed oasi di biodiversità – che nemmeno l’evidenza e nemmeno le migliaia di firme sdegnate e gli interventi qualificati di tecnici privi di interessi nel progetto, riescono fermare. Presidio in viale Romagna a Lido di Savio contro la violenza gratuita verso gli alberi e per la tutela dei viali alberati storici del nostro Comune a partire dalle ore 7.00 di martedì 20 ottobre, quando potrebbero iniziare gli abbattimenti. Nel frattempo, per mercoledì 21 ottobre, ore 21.00 presso la Sala Ragazzini di Largo Firenze a Ravenna, serata informativa con il dottore forestale Gian Pietro Cantiani, dove si parlerà ancora di viale Romagna e di via Maggiore e dei progetti virtuosi di altri comuni che non considerano gli alberi oggetti usa e getta come invece succede nel Comune di Ravenna. Il dottor Cantiani sarà come sempre disponibile per domande e chiarimenti. Redazione Romagna
October 19, 2026
Pressenza
Reggia di Caserta, la battaglia dei cittadini per salvare i 750 lecci che la proteggono
Tutto parte da un progetto del PNRR, per il restauro delle fontane. La Reggia ha ricevuto 25 milioni di euro nell’ambito del programma dedicato ai parchi e giardini storici, articolato in quattro componenti progettuali. Tra gli interventi principali ci sono: restauro delle fontane monumentali della Via d’Acqua, con recupero delle sculture, delle vasche, degli impianti idraulici e dei giochi d’acqua (che in effetti attualmente non funzionano e saranno riattivate, si spera, solo a fine 2026).  Con i fondi del PNRR sarà costruito anche un nuovo impianto di irrigazione automatica del Parco Reale e del Giardino Inglese. L’aspetto però che preoccupa la cittadinanza e i comitati ambientalisti è quello che emerge da documenti progettuali preliminari, cioè il paventato abbattimento di 750 lecci, anche detto “restauro e sostituzione”. La presentazione del progetto “Il filare di lecci della Via d’Acqua: ecologia di un’architettura” risale all’ottobre 2023. Da allora si sono formati i comitati di cittadini e ambientalisti contrari agli abbattimenti. «Dalla nostra indagine su 720 lecci in essere, solo il 10% sono da sostituire, rimangono 650 alberi in buona salute e recuperabili. Ben due perizie indipendenti, effettuate dalla rete di Associazioni di Caserta e dal Gruppo 31 agosto, depositate presso la direzione Reggia e il Ministero della Cultura, hanno stabilito che soltanto il 6,9-10 per cento dei lecci è irrimediabilmente compromesso, contro l’85% dichiarato dalla direzione della Reggia, prevedendo un intervento immotivatamente drastico e irreversibile. Di questi quasi la metà raggiunge i 70 anni. Sostituire gli effetti benefici di un albero di 70 anni è estremamente difficile se non impossibile. Secondo le ricerche recenti, occorrerebbero 3mila nuovi lecci piccoli per compensare gli effetti ecosistemici di un albero adulto. Quindi servirebbero quasi due milioni di lecci, secondo le nostre osservazioni. Quindi, è evidente ed ecologicamente corretto quanto da noi affermato: conviene lasciarli al loro posto», spiega Pietro Scola, attivista dei comitati locali che si oppongono agli abbattimenti.  I fondi previsti per il restauro lecci, o meglio abbattimento e sostituzione, sono 3,3 milioni di euro. Successivamente ad appelli, petizioni e presidi la Reggia ha chiarito che gli interventi sul patrimonio arboreo saranno effettuati «caso per caso, sulla base di valutazioni agronomiche e fitosanitarie, privilegiando la conservazione degli alberi storici e sostituendo solo gli esemplari compromessi o pericolosi. L’obiettivo del progetto è la salvaguardia del patrimonio vegetale, non il suo impoverimento». Ma i comitati non abbassano la guardia: il 7 luglio 2026, ecologisti e cittadini del gruppo “Insieme per proteggere i 750 lecci della Reggia di Caserta”, hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti per eventuali danni erariali. Il ricorso denuncia infatti un doppio incarico con lo stesso scopo (periziare gli alberi) a ben due università, la facoltà di Agraria della Federico II e l’Alma Mater di Bologna. Contestati anche gli interventi di potatura e cura degli alberi effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia che, secondo i ricorrenti, non si sarebbero attenuti ai capitolati e non avrebbero rispettato i Criteri Ambientali Minimi obbligatori. «Gli interventi di potatura e cura sono stati malamente effettuati dalle ditte incaricate dalla direzione della Reggia, a nostro avviso non si sarebbero attenuti ai capitolati e non hanno rispettato i Criteri Ambientali Minimi obbligatori», spiegano i ricorrenti evidenziando che: «Le ditte non sono state oggetto di alcun controllo che avrebbe consentito il ricorso a penali e soprattutto a mitigare i danni da interventi cesori drastici subiti dai lecci, con gravi ripercussioni economiche, paesaggistiche e ambientali e centinaia di migliaia di euro deliberati e destinati alle ditte senza alcun controllo». Al fine di salvare dall’abbattimento i 750 lecci della Via dell’Acqua è stata anche promossa una petizione da parte dell’Onda (Organismo Nazionale in Difesa degli Alberi) che ha quasi raggiunto le 10mila firme: «L’abbattimento degli alberi comprometterebbe l’integrità storica, paesaggistica ed estetica della Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità, e avrebbe un impatto negativo sulla qualità dell’aria, sulla vivibilità della città di Caserta, già soffocata dallo smog e con grave deficit di verde pubblico e, quindi, sulla salute dei cittadini».  In effetti il tema dell’inquinamento non è da sottovalutare. Uno studio ENEA del 2023 ha rivelato che l’inquinamento atmosferico può danneggiare la Reggia di Caserta, consumando lentamente le superfici in pietra e annerendole. La velocità di corrosione delle superfici della Reggia è risultata superiore al limite di 6,4 μm/anno considerato compatibile con l’obiettivo di conservazione al 2050. Il problema più importante è la corrosione delle superfici lapidee, dovuta agli inquinanti presenti nell’aria, in particolare biossido di azoto (NO2), PM10 e acidi atmosferici, che reagendo con l’umidità e con l’acqua piovana rendono l’ambiente più aggressivo. Come spiega Teresa Torretta, ricercatrice del laboratorio ENEA di Inquinamento atmosferico e coautrice del rapporto insieme al collega Pasquale Spezzano: «Il Palazzo Reale è situato nel cuore della città e per questo è particolarmente esposto all’inquinamento atmosferico causato dall’industria, dal riscaldamento e dal trasporto su strada. Le centinaia di lecci del giardino reale hanno una funzione benefica, per questo abbatterne centinaia potrebbe accelerare questo processo, perché fungono da filtro agli inquinanti». The post Reggia di Caserta, la battaglia dei cittadini per salvare i 750 lecci che la proteggono appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 24, 2026
L'INDIPENDENTE
Metro e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi)
Immagine del 12 11 2025 delel nuove sistemazioni di Viale Mazzini (foto ambm) In molte zone del centro di Roma sono cominciati i lavori dei cantieri per la realizzazione delle nuove stazioni della Metro C con pesanti impatti su molte alberature storiche, che hanno provocato allarme e proteste dei cittadini. L’Assessora Alfonsi ha risposto a un gruppo di associazioni fornendo i dati sul destino degli alberi. Resta il fatto che tali informazioni dovrebbero essere pubblicate spontaneamente, e sempre, in spazi dedicati sui siti istituzionali. E che alcune risposte sollevano dei dubbi sulle modalità di programmazione delle opere. Tutti per Roma Roma per tutti, insieme ad altre associazioni del territorio, il 31 marzo scorso ha scritto all’assessora all’ambiente Alfonsi [1] esprimendo la preoccupazione dei cittadini per i tagli di alberi dovuti ai cantieri della metro C, in particolare per le fermate di Piazza Pia, via Barletta, Mazzini/Clodio e piazza della Chiesa Nuova. Ora l’Assessora ha risposto [2], illustrando la metodologia seguita, e comunicando che sul totale di 359 alberi censiti, 259 non sono risultati compatibili con i lavori di realizzazione della metro, fornendo un dettagliato elenco degli alberi che saranno espiantati e ricollocati, di quelli che resteranno in situ e di quelli che saranno abbattuti, nonchè delle compensazioni previste. In calce inseriamo stralci e tabelle dalla lettera di Alfonsi (lettera di cui invitiamo a leggere nell’originale sul sito di TuttiperRoma). Non possiamo però non notare come emerga, tra le righe del testo, una certa dose di approssimazione nella pianificazione degli interventi dei cantieri rispetto alla tutela delle alberature: com’è possibile che dei 259 esemplari interferenti, il progetto esecutivo presentato da Metro C prevedesse inizialmente il trapianto di soli 61 in altri siti e l’abbattimento di 188 e che solo “a seguito delle richieste di questo assessorato finalizzate a ridurre al minimo l’impatto sulle alberature Metro C ha provveduto a rimodulare gli interventi avviando al trapianto la maggior parte il maggior numero di esemplari possibili tra cui molti di quelli inizialmente destinati all’abbattimento” [2]? Perchè il Dipartimento Ambiente non ha avanzato la richiesta fin dalla Conferenza dei servizi? Una richiesta che anzi, non dovrebbe nemmeno essere avanzata, ma che dovrebbe essere scontata nella progettazione di ogni opera pubblica. Anche per quanto riguarda “la rilevata contraddizione tra le riqualificazioni recenti dei giardini di Castel Sant’Angelo, di Viale e Piazza Mazzini e l’insediamento su parte di essi dei cantieri per la costruzione delle nuove stazioni Metro“, scrive l’Assessora che “al tempo in cui quegli interventi sono stati finanziati e progettati non si conosceva l’effettiva incidenza dell’impatto dei cantieri e nemmeno le date di inizio dei lavori“; ci chiediamo come si possano avviare progetti su parti così fragili e storiche della città senza conoscere prima “l’effettiva incidenza dell’impatto dei cantieri“. Ricordiamo che la sistemazione di Piazza Adriana è stata inserita nel DPCM 2023 delle opere giubilari Riqualificazione del verde nelle Ville Storiche – Mole Adriana (intervento 180) [3], mentre i lavori su Piazza e Viale Mazzini sono stati finanziati dal Comune, e non è così rassicurante sapere che “si è deciso di procedere comunque con i lavori anche in considerazione del fatto che le aree in questione sarebbero  stato oggetto di ripristino della sistemazione esterna a cura di metro C  al termine degli interventi“. Infine, non possiamo che concordare con le associazioni laddove auspicano che “vengano prese in considerazione anche le questioni più generali che erano state poste nella lettera: le difficoltà nel coordinamento fra i diversi dipartimenti, l’ insufficiente e tardiva informazione rispetto alle numerose importanti opere di trasformazione della città attualmente in corso“. Opere “senza dubbio necessarie, ma comportano per la cittadinanza disagi che devono essere compresi e mitigati, per quanto possibile, dall’ Amministrazione“. Aspetti che Carteinregola sollecita da anni e che finora hanno avuto ben poco seguito. E ci aspettiamo che tutte le informazioni fornite dall’assessora alle associazioni trovino finalmente spazio anche sul sito istituzionale, facilmente accessibili a tutti i cittadini. Sulle compensazioni e gli espianti rimandiamo all’articolo di Paola Loche, Dottore in Scienze Naturali e esperto in ecologia vegetale. Anna Maria Bianchi Missaglia I dati (dalla lettera dell’Assessora Alfonsi) (…) Il progetto esecutivo presentato da Metro C prevedeva inizialmente che di questi 259 esemplari interferenti 61 potessero essere trapiantati in altri siti e 188 fossero destinati all’abbattimento. A seguito delle richieste di questo assessorato finalizzate a ridurre al minimo l’impatto sulle alberature, Metro C ha provveduto a rimodulare gli interventi avviando al trapianto il maggior numero di esemplari possibili tra cui molti di quelli inizialmente destinati all’abbattimento. In fase di esecuzione di questi interventi di espianto le verifiche più approfondite di ordine tecnico e operativo eseguite in loco hanno determinato un ulteriore variazione dei numeri degli alberi soggetti a trapianto. Alcuni esemplari presentavano condizioni fotostatiche precarie non compatibili con lo stress del trapianto.Altri erano radicati in siti a forte contatto con sottoservizi; altri ancora, in particolare i cipressi di Viale Mazzini, avevano dimensioni tali da non poter essere trapiantati perché la necessaria riduzione della chioma avrebbe purtroppo prodotto un fusto senza possibilità di ricacci vegetativi. Le alberature giovani poste a dimora l’anno precedente sono state tutte trapiantate in aree verdi limitrofe del medesimo Municipio. Analogamente gli alberi che alla luce degli sviluppi progettuali non risultavano più interferenti e che era possibile rilasciare in cantiere con adeguati margini di sicurezza sono stati lasciati in situ (…) (…) complessivamente sono stati effettuati interventi su un totale di 209 con 142 trapianti a fronte dei 71 inizialmente previsti, 84 rilasci in sito e 33 abbattimenti, rispetto ai 188 previsti dal progetto iniziale, di cui: Per quanto riguarda il tema delle compensazioni sulla base di uno studio condotto in fase di progettazione dal Dipartimento di biologia ambientale dell’Università di Roma la Sapienza in collaborazione con Metro C (…)sono state messe a dimora 259 alberature con l’obiettivo di garantire una compensazione immediata in area individuata dal Dipartimento Tutela Ambientale: (…) Come compensazione immediata è prevista anche la realizzazione, sempre in collaborazione con La Sapienza,, di 4 Tini Forest, da collocare in ambito municipale a Monte Mario (2)  e nell’area verde di via Sabotino (2). Le piantumazioni finali previste dal progetto per la sistemazione finale delle aree di superficie delle nuove stazioni sono 156:  sia le compensazioni contestuali che quelle post opera vengono effettuate utilizzando esemplari arboree e giovani di altezza compresa tra 4,0  e  4,5 m con diametro del tronco 30- 35 cm. 19 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE 1] VEDI Tutti per Roma 31 3 26 A proposito degli alberi e del cantiere della metro C – La lettera è stata firmata da Tutti per Roma insieme a Prati Verde, Comitato Aurelio per l’ambiente, Insieme 17 ed è stata inviata a Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, Eugenio Patanè, Assessore alla Mobilità di Roma Capitale, e per conoscenza a Stefano Marin, Assessore all’Ambiente del Municipio Roma I Centro, Giulia Callini, Presidente Commissione Lavori Pubblici/Mobilità Municipio Roma I Centro e Niccolò Camponi, Presidente Commissione Politiche della Sostenibilità Ambientale Municipio Roma I Centro. La mail esprime la preoccupazione dei cittadini per i tagli di alberi dovuti ai cantieri della metro C e specificatamente per le fermate di Piazza Pia, via Barletta, Mazzini/Clodio e piazza della Chiesa Nuova. (leggi la mail sul sito di Roma per Tutti) [2] Vedi Tutti per Roma La risposta dell’assessore Alfonsi sugli alberi e il cantiere della metro C 16 Aprile 2026 (*) [3] “…il progetto esecutivo presentato da Metro C prevedeva inizialmente che di questi 259 esemplari interferenti 61 potessero essere trapiantati in altri siti e 188 fossero destinati all’abbattimento; a seguito delle richieste di questo assessorato finalizzate a ridurre al minimo l’impatto sulle alberature metro C ha provveduto a rimodulare gli interventi avviando al trapianto il maggior numero di esemplari possibili, tra cui molti di quelli inizialmente destinati all’abbattimento
April 19, 2026
carteinregola
I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della Metro C
scultura Humanitas di Andrea Roggi (foto ambm 25 7 25) di Paola Loche Roma è una città che vive su più livelli: quello millenario della storia archeologica e quello vitale del suo immenso patrimonio arboreo. Con l’avanzamento dei cantieri della Metro C, in particolare nelle aree centrali e storiche, il conflitto tra mobilità sostenibile e tutela del verde è tornato al centro del dibattito pubblico. Al centro della contesa c’è una pratica tanto necessaria quanto rischiosa: l’espianto e il successivo reimpianto di alberi maturi. Ma cosa accade davvero a un albero quando viene rimosso dal suo habitat per far posto a una stazione? Il primo errore, forse il più grave, è logistico e culturale: pensare che spostare un albero di 50 anni sia come traslocare un lampione o una panchina. Un esemplare maturo è un sistema complesso. Sotto terra, le sue radici non sono semplici ancoraggi, ma una rete neurale in simbiosi con il suolo, i funghi e i microrganismi locali. Estrarre un albero significa spezzare questo equilibrio vitale. Quando si procede all’espianto, i rischi principali sono: * Recisione delle radici: Per rendere l’albero trasportabile, viene recisa la maggior parte delle radici periferiche. Sono proprio queste, però, a nutrire la pianta. È come pretendere che un atleta corra una maratona dopo un intervento chirurgico alle gambe. * Shock da Trapianto: L’albero si ritrova improvvisamente in un mondo nuovo. Diversa esposizione solare, diverso drenaggio, diverso terreno. Questo “stress da trasloco” può paralizzare le funzioni vitali della pianta. * Crollo delle Difese: Un albero stressato è un albero indifeso. Funghi e parassiti, che in condizioni normali verrebbero respinti, trovano una porta aperta per sferrare l’attacco fatale. Nonostante l’adozione di rigorosi protocolli agronomici nella gestione del verde di cantiere, le evidenze statistiche continuano a mostrare risultati poco incoraggianti. Il reimpianto spesso avviene in zone distanti da quelle originali, alterando il microclima dei quartieri che perdono il “polmone verde” originale. Inoltre, la sfida a Roma è doppia: il sottosuolo è un groviglio di reperti archeologici e sottoservizi. Trovare un sito di reimpianto che offra spazio sufficiente alle radici è spesso un’impresa impossibile, trasformando il trapianto in un abbattimento differito nel tempo. Spesso i comunicati stampa rassicurano parlando di “compensazione ambientale”: per ogni albero rimosso, ne piantiamo di nuovi. Matematicamente torna, ecologicamente no. Sostituire un albero maturo con dieci piccoli alberelli è come pretendere che dieci neonati compiano lo stesso lavoro di un adulto esperto. Il servizio ecosistemico (ombra, abbattimento della CO2, assorbimento degli inquinanti, mitigazione termica) offerto da una chioma matura è incommensurabile rispetto a esemplari giovani che impiegheranno decenni per diventare efficaci. È possibile costruire una metropolitana senza condannare a morte il verde cittadino? La soluzione risiede in tre pilastri fondamentali: 1. Pianificazione Predittiva: Coinvolgere gli esperti botanici sin dalla fase di progettazione del tracciato per evitare lo spostamento di esemplari maturi e paesaggisticamente importanti. 2. Tecniche Avanzate: L’uso di tecnologie come l’escavazione pneumatica per preservare il più possibile l’apparato radicale. 3. Monitoraggio Post-Trapianto: Un albero spostato ha bisogno di cure intensive (irrigazione costante, concimazione specifica) per almeno 3-5 anni. Senza questo “reparto di terapia intensiva”, il reimpianto è destinato a fallire La Metro C è un’opera indispensabile per ridurre il traffico e l’inquinamento a lungo termine. Tuttavia, la sfida per Roma è dimostrare che il progresso infrastrutturale non debba necessariamente avvenire a scapito della sua memoria vegetale. Un albero che muore a causa di una gestione approssimativa non è solo un danno estetico, ma una mutilazione dei servizi ecosistemici della città. Tale perdita risulta insostenibile a fronte della crescente vulnerabilità climatica e ambientale del tessuto urbano. Paola Loche Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026 NOTE
April 18, 2026
carteinregola
Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo
Foto repertorio potature (foto PL) di Paola Loche Roma è, sulla carta, una delle città più verdi d’Europa. Eppure, passeggiando tra i viali monumentali e i parchi storici, la sensazione è che questo immenso patrimonio sia gestito più come un’emergenza continua che come una risorsa da tutelare. Nonostante l’approvazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio (avvenuta nel 2021 dopo anni di attesa), la sua applicazione pratica appare ancora oggi una chimera, lasciando spazio a zone d’ombra e interventi che fanno discutere cittadini e associazioni. Il Regolamento del Verde era stato concepito come il pilastro normativo, imprescindibile per la tutela degli alberi capitolini: norme chiare su come, quando e perché intervenire. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia diversa. Molte delle prescrizioni contenute nel testo vengono regolarmente disattese. Il problema non è solo la carenza di fondi, ma una macchina burocratica che fatica a trasformare le linee guida in azioni concrete sul campo. Il risultato? Un’anarchia manutentiva con logiche proprie, spesso distanti dagli standard scientifici richiesti. Uno dei punti più dolenti riguarda la mancanza di trasparenza sugli abbattimenti. Spesso i cittadini si svegliano con il rumore delle motoseghe sotto casa, scoprendo che alberi storici sono stati rasi al suolo senza che ci fosse stata una comunicazione preventiva o la pubblicazione delle perizie tecniche. Eppure il Regolamento prevederebbe la pubblicazione degli atti e la segnalazione degli interventi critici, ma reperire i documenti che giustificano l’instabilità di un albero (le cosiddette prove di trazione o analisi VTA) è spesso un’impresa titanica. Inoltre per ogni albero abbattuto, ne andrebbe piantato uno nuovo. Ma dove sono i nuovi alberi? Spesso le “tazze” (gli spazi nel marciapiede) rimangono vuote per tanto tempo, diventando ricettacoli di rifiuti invece di ospitare nuova vita, oppure vengono messi a dimora alberi, introducendo specie che nulla hanno a che fare con la fisionomia urbana originaria e che finiscono per alterare irrimediabilmente il paesaggio consolidato nel tempo. C’è poi la questione del timing. La biologia degli alberi non segue i tempi della politica o dei bandi di gara, ma a Roma sembra che questo concetto fatichi a passare. Non è raro vedere squadre di operai al lavoro su alberi  in piena primavera o estate inoltrata. Le potature effettuate fuori tempo massimo, ovvero durante il periodo di nidificazione degli uccelli o nel pieno della ripresa vegetativa, sono doppiamente dannose: * Per la fauna: Mettono a rischio la biodiversità urbana, distruggendo i nidi protetti dalle normative europee. * Per la pianta: Uno stress eccessivo durante la ripresa vegetativa espone l’albero a parassiti e malattie, indebolendolo proprio quando avrebbe bisogno di tutte le sue energie Il Verde a Roma non può essere gestito solo attraverso la logica dell’abbattimento cautelativo o della potatura “drastica” fatta in emergenza e senza logica apparente. Serve un cambio di rotta che rimetta al centro la manutenzione ordinaria e il rispetto rigoroso delle regole che la città stessa si è data. Senza trasparenza e senza il rispetto dei cicli biologici, il rischio è che la “Grande Bellezza” dei viali alberati romani diventi presto solo un ricordo fotografico. > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 7 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 17, 2026
carteinregola