Modifiche alle NTA del PRG, a che punto siamo (con un intervento dell’Assessore Veloccia)Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento dell’Assessore Veloccia al convegno
di AVS del 18 febbraio scorso sulle modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione
del Piano regolatore, con un commento sui principali punti critici che avevamo
sollevato come Carteinregola, su alcuni dei quali abbiamo appreso dalle parole
dell’Assessore che ci sarebbero dei ripensamenti.
> vai all pagina con hli inetrventi del convegno “Norme Tecniche per
> l’Attuazione del PRG: quali regole per la città che cambia?”
E’ passato più di un anno – 11 dicembre 2024 – da quando sono state adottate
dall’Assemblea Capitolina le modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione del
Piano Regolatore Generale vigente (1): dopo la fase dell’invio delle
osservazioni da parte dei soggetti interessati (qui le osservazioni di
Carteinregola (2), l’iter avrebbe dovuto concludersi con le controdeduzioni alle
osservazioni e l’approvazione definitiva della Delibera in Assemblea Capitolina.
Invece qualcosa ha fermato o quantomeno rallentato la procedura, e, dalle
risposte date dall’Assessore all’Urbanistica Veloccia al convegno (pubblichiamo
in calce la trascrizione) del 18 febbraio 2026“Norme Tecniche per l’Attuazione
del PRG: quali regole per la città che cambia?” organizzato da Alleanza Verdi
Sinistra Roma (3) su alcuni punti critici che aveva segnalato anche
Carteinregola, sembrerebbe che ci siano stati dei ripensamenti su alcune delle
modifiche alle NTA e che ci sia ancora una discussione in corso, come
sembrerebbe confermare anche l’intervento al convegno del Presidente della
Commissione Urbanistica Tommaso Amodeo (4).
I principali passaggi dell’intervento dell’Assessore sui punti critici da noi
sollevati (5), che ci sembrano andare nella direzione da noi auspicata,
riguardano:
La Carta per la Qualità, che avevamo scritto, diventava “carta straccia”. Così
segnalavamo: Art. 16 Beni segnalati nella Carta per la Qualità La Carta per la
Qualità, con la planimetria dell’elaborato G1 e la “Guida per la Qualità degli
interventi” dell’ elaborato G2 , è lo strumento inserito nelle NTA con la
finalità di salvaguardare la qualità architettonica e urbanistica del patrimonio
storico di Roma. La nuova formulazione adottata annulla e svuota ogni
riferimento, contenuto ed efficacia delle indicazioni della Qualità, attribuendo
valore esclusivo e prevalente alle norme di Tessuto, che consentono interventi
anche molto incongrui, fino alla demolizione e ricostruzione di edifici non
tutelati da un vincolo puntuale della Soprintendenza statale…(6)“
Nel suo intervento al convegno l’Assessore Veloccia rivendica, giustamente,
l’aggiornamento della Carta che “mancava da circa 18 anni“, eanche la Delibera
sulla rigenerazione urbana (7), che ha cercato “di porre rimedio, non solo a
quello che ha fatto la Regione Lazio”(8) – cioè le ultime sciagurate modifiche
alla Legge della Rigenerazione urbana approvata l’estate scorsa, sulle quali
Carteinregola ha dato inutilmente battaglia (9) – “ma anche probabilmente a
delle falle che aveva la vecchia legge sulla rigenerazione urbana, al di là di
chi l’ha fatta”. Un’ammissione forse un po’ tardiva, ma che rende giustizia alla
nostra lunga battaglia per alcune parti della legge regionale 7/2017, partorita
dalla maggioranza di centro sinistra del Presidente Zingaretti, che hanno dato
il via libera a molti interventi edilizi devastanti su villini e tessuti
storici, nonostante i tanti appelli rivolti da Carteinregola e altre
associazioni (10). Così oggi Veloccia: “la vecchia legge regionale era una
legge che era nata in altri tempi e che sicuramente aveva degli elementi di
debolezza“.
Nel merito delle modifiche alle NTA che riguardano la Carta per la qualità,
continuiamo a dissentire dall’assessore quando dice che “l’accezione che è
stata data alla Carta per la qualità, che doveva essere una Guida per gli
interventi [elaborato G2],è stata in realtà travisata totalmente, ed è diventata
sostanzialmente, nella accezione di molti, una seconda Soprintendenza con degli
immobili vincolati”, mentre la Carta è un semplice “elaborato gestionale”
senza valore prescrittivo. Ricordiamo che le modifiche adottate dall’Assemblea
capitolina sottopongono gli edifici in Carta per la Qualità alle norme di
tessuto in cui si trovano, valide per tutti gli altri edifici, quindi non
escludendoli da interventi anche assai impattanti, fino alla demolizione e
ricostruzione. Per l’assessore la scelta è tra “recuperare una flessibilità”
con una Carta per la qualità “ che dia delle indicazioni qualitative su però una
trasformabilità degli interventi”, e una “Carta prescrittiva, che dice quello
che si deve fare e quello che non si deve fare”, che rischia di portare “al
paradosso che ci viene chiesto da molti, di dover eliminare…tutta la Carta per
la qualità, tranne le cose su cui vogliamo e dobbiamo mantenere un grandissimo
vincolo di tutela”. Tuttavia ammette che “il rischio è che la norma di tessuto
consenta per esempio la demolizione e ricostruzione e a quel punto sia molto
difficile, poi, dover dare delle indicazioni, perché se tu demolisci e
ricostruisci, che indicazioni dai?” rivelando che “su questo quindi noi stiamo
intervenendo” con l’intento di “rovesciare il concetto e dire: “da un punto di
vista potenziale puoi intervenire, ma devi intervenire seguendo quelle che sono
le prescrizioni del G2 in termini qualitativi, in termini di indicazioni”, e,
“laddove ci siano interventi impattanti” su immobili molto importanti “è
evidente che si ritorna indietro”. Apprezziamo quindi la correzione in corso, e
l’ammissione dell’assessore che “l’idea di quell’emendamento [che azzerava le
tutele della Carta per la Qualità NDR] pur nello spirito di consentire di
intervenire potenzialmente seguendo le indicazioni del G2”, visto il rischio,
rende necessari “dei correttivi” “e quindiin parte sicuramente era sbagliata”.
Al punto 2 denunciavamo (11) che “Le modifiche introdotte dall’Assemblea
Capitolina che cancellano la limitazione delle NTA vigenti nella Città storica
di una superficie massima di vendita di 250 mq. moltiplicando per quattro la
superficie e che stabiliscono la possibilità di accorpamento tra unità edilizie
diverse, senza limitazioni anche nel cuore di Roma, aprono al rischio, da un
lato della distruzione dei caratteri architettonici nei tessuti storici della
città, dall’altro della proliferazione di strutture di vendita fino a 1000 mq,
con un’alterazione irreversibile dell’identità dei quartieri e del tessuto
sociale, sottolineando che “Nel centro storico occorre rinforzare il commercio
di vicinato e impedire la proliferazione indiscriminata di strutture di
vendita di 1000 mq“.
In proposito Veloccia ha dichiarato che rispetto agli esercizi commerciali – i
locali di somministrazione ha ricordato che già oggi possono raggiungere quella
superficie – crede che “vada fatto un ragionamento per capire se in tutta la
Città storica, oppure se in alcuni quartieri questo limite sia troppo elevato“.
Un piccolo passo avanti, ma non concordiamo con l’assessore quando sostiene che
sia superato ” l tema degli esercizi storici, delle botteghe storiche, dei vini
e oli, del calzolaio” per salvaguardare i tessuti centrali della città e i
negozi di vicinato, dato che “i negozi piccoli sono diventati pizzerie,
minimarket , pizze al taglio eccetera“; importante invece per l’assessore
“salvaguardare negli accorpamenti tra unità edilizie adiacenti, l’aspetto
morfologico“, su cui è importante lavorare con la Sovrintendenza. Ma di nuovo
dissentiamo quando l’assessore afferma che si debbano introdurre “delle regole
che valgono per tutti” per evitare “scelte un po’ troppo arbitrarie”: riteniamo
che regole troppo generali, in un campo così delicato, aprano solo le porte a
interventi speculativi e ai ricorsi in caso di diniego. Meglio lasciare come,
per gli alberghi, il permesso di costruire in deroga attraverso l’approvazione
dell’assemblea capitolina (12), che soprattutto nei tessuti medievali e
rinascimentali, una valutazione che comporta una presa di responsabilità della
parte politica e della parte amministrativa. Diamo atto all’Amministrazione
della modifica alle NTA che impedisce aumenti volumetrici in Città storica,
oltre alla già citata delibera che mette limiti alla cementificazione
ulteriormente introdotta dalla Regione Lazio.
(per gli altri punti si rimanda a successivo approfondimento – vedi anche
l’intervento di Giancarlo Storto, vicepresidente dell’ Associazione
Carteinregola al convegno )
Gruppo urbanistica Carteinregola
In calce la trascrizione della registrazione audio dell’intervento
dell’Assessore all’urbanistica Veloccia
INTERVENTO ASSESSORE ALL’URBANISTICA VELOCCIA AL CONVEGNO NTA DEL PIANO
REGOLATORE, QUALI REGOLE PER LA CITTÀ CHE CAMBIA? ORGANIZZATO IL 18 FEBBRAIO
2026 AVS ROMA
(NOTA il testo è la trascrizione da una registrazione audio, alcune parole
risultano incomprensibile per problematiche dell’amplificazione della sala)
Barbara Auleta Capogruppo diSinistra Italiana al II Municipio di Roma Capitale,
Ringrazio l’assessore, anche per questo doppio sforzo di partecipazione Non
credo di doverle riassumere gli interventi, in parte lei li ha sentiti ed in
parte li conosce sicuramente; sono intervenuti anche il presidente della
commissione urbanistica Amodeo che è ancora qui con noi e il consigliere Sandro
Petrolati che però invece è dovuto andare via, ed ovviamente Nando Bonessio
Presidente Commissione sport qui presente. Io le lascerei la parola
chiedendole di darci un segnale positivo, diciamo di raccolta di queste
osservazioni e di volontà di tenerne conto nella seconda fase, quella di
approvazione finale di questo tema.
Maurizio Veloccia
Grazie per l’incontro. Ho fatto di tutto per ritornare[i], non solo perché
l’avevo promesso ad Adriano Labbucci (assessore alla mobilità del I Municipio),
ma perché mi faceva piacere; credo che sia un momento importante di confronto e
quindi io credo che sia necessario ovviamente approfondire tante questioni che
sono state poste in questa e in altre occasioni, insomma per cercare di capire
come l’amministrazione tenda a muoversi.
Io credo che questo dibattito molto civile ci consenta di entrare molto nel
merito e nello specifico delle questioni, e quindi lo apprezzo; ho però sentito
invece in altre occasioni – non da voi – delle reazioni un po’ sguaiate e
scomposte su, diciamo, l’idea che queste norme e in generale la politica di
sviluppo di questa città e di questo sindaco, di questa amministrazione, fosse
una politica che tendesse a scimmiottare un po’ Milano. Ora è divertente questo,
perché quando siamo arrivati tutti ci dicevano che Milano era diciamo l’”Eden” e
oggi quando si parla di Milano tutti si nascondono, anzi addirittura fanno dei
gesti scaramantici. Io credo, tutte le più grandi operazioni che sta portando
avanti questa amministrazione, le sta portando avanti sulla base per esempio
dei Piani attuativi, sulla base cioè di attuazioni indirette, che hanno avuto
il vaglio delle Amministrazioni, spesso precedenti, dell’Aula Consiliare, e
anche quelle che si criticano, hanno sempre e comunque fatto questo percorso.
L’ultima, quella degli ex Mercati generali – sentivo che se ne parlava prima –
che ha sicuramente degli aspetti complessi, è un’operazione che ha ricevuto
negli anni sempre dei voti da parte dell’aula Giulio Cesare – dell’Assemblea
capitolina- e quindi siccome l’ Aula Giulio Cesare dovrebbe essere
rappresentativa dei cittadini, può sbagliare, ma non si può dire che sia stato
dato in mano ai privati lo sviluppo della città in tutti questi Piani
attuativi, perché sono stati votati dai consiglieri (capitolini NDR), però
diciamo che c’è stata una assunzione di responsabilità, così come c’è stata
un’assunzione di responsabilità su tutte le operazioni più importanti che sono
state fatte prima, almeno c’è qualcuno che quando si deve votare un Permesso
di Costruire in deroga se ne assume la responsabilità , una Giunta che lo
propone e un’Assemblea che lo vota.
Sul Piano Regolatore io penso questo, guardate: si deve cercare di capire nel
complesso quello che sta facendo l’Amministrazione e capire anche quello che
possono essere gli errori, le criticità, le contraddizioni, le debolezze di un
impianto; però questa Amministrazione è la prima Amministrazione che oltre a
rimettere a posto, per esempio le Norme Tecniche del Piano Regolatore, ha
lavorato sulla Carta per la Qualità – poi ci tornerò ovviamente- facendo
quell’aggiornamento che mancava da circa 18 anni, introducendo (nuovi edifici
NDR) all’interno della Carta per la qualità in una prima ondata, e adesso
nella seconda delibera, circa 700 immobili che appartengono a edifici storici
– è un’aggiunta che si sta realizzando – e tra poco verrà portato in Giunta e
poi in Aula il nuovo Regolamento edilizio che darà delle prescrizioni chiare
in termini di vincoli qualitativi e quantitativi, in termini soprattutto di
ambiente, di risparmio energetico, a chi deve costruire, perché il paradosso è
che noi abbiamo delle norme per gli appalti pubblici in campo ambientale e poi
in realtà la normativa per i privati c’è, ma è meno stringente e meno
performante; è un’Amministrazione (capitolina NDR) che ha fatto una delibera
importante, secondo me, sulla rigenerazione urbana, cercando di porre rimedio,
non solo a quello che ha fatto la Regione Lazio, ma anche probabilmente a delle
falle che aveva la vecchia legge sulla rigenerazione urbana, al di là di chi
l’ha fatta: la legge attuale, ma anche la vecchia legge regionale, era una legge
che era nata in altri tempi e che sicuramente aveva degli elementi di
debolezza. Quindi io penso che quando si deve giudicare un’Amministrazione si
deve giudicare a tutto tondo.
Se vogliamo entrare nel merito delle questioni del Piano regolatore, delle Norme
Tecniche di Attuazione(NTA nelle modifiche adottate dall’Assemblea l’11
dicembre 2024 NDR), intanto dobbiamo partire, secondo me, da un assunto, cioè
noi abbiamo avuto 15 anni di Piano regolatore e 15 anni di Norme Tecniche
attuali. Ora su questo dobbiamo capire se abbiamo l’idea e la sensazione che
non ci fossero degli elementi di criticità.
Io penso che gli elementi di criticità c’erano, ci sono e continuano ad esserci
e non riguardano un tema molto importante che è il tema enfatizzato per la
maggior parte degli interventi, quello del Centro storico, ma per esempio il
tema delle periferie; ho sentito l’intervento di Mirella (Di Giovine, dell’Ass.
Bianchi Bandinelli intervenuta all’inizio del convegno NDR) anche se non ho
potuto ascoltare la parte finale del suo intervento, ho ascoltato soltanto
l’incipit, che era più che su critiche di merito, era una critica
dell’impianto; anche se non ho compreso bene questo attacco all’agro romano che
ci sarebbe nelle Norme Tecniche del Piano regolatore (: nell’agro romano il
Piano attuale, a differenza del vecchio Piano, esclude che possa essere oggetto
per esempio di compensazioni urbanistiche. Si può dire che le compensazioni
urbanistiche sono sbagliate, purtroppo però sono state fatte, si è deciso di
farle, e oggi ne paghiamo anche le conseguenze. Era giusto? Non era giusto?
Francamente è un’analisi storica che io lascerei agli storici. Penso che oggi
noi dobbiamo però gestire quello che c’è, e se facciamo finta che non vada
gestito, non lo governiamo, quando le risorse non si gestiscono provocano
delle conseguenze piuttosto negative: noi andremo in Delibera tra qualche
giorno per approvare 8 milioni di euro che stiamo dando a dei costruttori che
non hanno realizzato una compensazione perché gli è stato negato il Permesso di
Costruire e l’Amministrazione deve pagare 8 milioni di euro; già ne abbiamo
pagati altri 15 nel passato e c’è stato chiesto dall’ATER, tra l’altro, per
Casal Giudeo circa 120 milioni di euro per una compensazione. Quindi: questa è
l’amministrazione che ha tagliato milioni di metri cubi da tanto tempo, una
delibera che giaceva dal 2013 in Consiglio Comunale e che in realtà qualcuno ha
anche detto in modo strumentale: “ma metà di quella cubatura era di ATER!” Ma
ATER l’aveva messa sul mercato per poter fare denaro e poter far quadrare i suoi
conti; non penso che possiamo utilizzare moneta urbanistica per sanare i conti
di un’altra Amministrazione; questo per dire che questa Amministrazione, da un
punto di vista più politico, francamente, credo che abbia fatto delle scelte
secondo me progressive e non regressive.
Per quanto riguarda le Norme (Tecniche NDR), le Norme cercano di affrontare a
tutto tondo, a partire da alcune cose che non hanno funzionato all’interno del
Piano. Qui se ne parla poco. Però noi non possiamo, quando si parla di standard
– io avevo detto una cosa che stiamo per approvare in Commissione prima di
andare in aula – , è il Piano dei Servizi della città, cioè una reale mappatura
di tutti quelli che sono i servizi pubblici della città : ma voi sapete che
il nostro Piano Regolatore prevede, potenzialmente, molto più degli standard
minimi previsti dalla norma nazionale – se non erro – tendenzialmente 30 metri
quadri ad abitante, contro i 18mq minimi, addirittura superiori a quelli
previsti dal Piano regolatore del ’62. Bene, sapete quanti sono gli standard
realmente fruibili a Roma? Questo non lo sa nessuno. Non è stato mai mappato da
15 anni quale fosse stato il progresso per gli standard a Roma e oggi la verità
è che noi abbiamo una situazione in cui in media nella città noi stiamo sotto
allo standard minimo di legge. E non acquisiamo aree, perché la legge sugli
espropri non ci consente di acquisire le aree.
Quando noi introduciamo il tema di facilitare ad esempio la cessione
compensativa, siamo stati accusati: “ma voi rinunciate agli standard, perchè voi
nel momento stesso in cui il Piano stesso diceva il 90% diventa area pubblica e
il 10% area privata, e voi fate 80% / 20%, state facendo un grande favore ai
privati, rinunciate al 10%“. Peccato che non ci si confronta con la realtà,
perchè di queste aree, nessun’area – se non cose minimali, per allargare una
strada, per allargare un ponte – ma nessun’area viene espropriata, nella città
di Roma, e credo francamente in tante parti di Italia, perché la legge sugli
espropri purtroppo impone un pagamento a valore di mercato e l’amministrazione
non ne ha la possibilità. Bisogna provare a capire degli strumenti alternativi
per poter rendere quelle aree fruibili? Purtroppo l’esproprio proletario non c’è
più, e quindi il tema della cessione compensativa, il tema della possibilità di
trovare dei convenzionamenti anche con il soggetto privato, che già era previsto
all’interno del PRG ma che, anche qui, non è mai stato attuato, quindi strumenti
di maggiore flessibilità per cercare di produrre servizi, funzioni pubbliche,
nelle periferie soprattutto. Perchè noi siamo molto preoccupati del Centro
storico, ma oltre il centro storico, io essendo di sinistra mi preoccupo anche
delle periferie, quindi mi preoccupo di capire come in questi quartieri, se noi
abbiamo una media che è sotto la norma nazionale per i servizi, abbiamo poi una
situazione in alcuni quartieri della città in cui – ma questo lo sapete tutti –
mancano i servizi di base e tutto questo non riusciamo in qualche modo a
realizzarlo. Così come sui Programmi di Recupero; sui Programmi di recupero
anche, mi piacerebbe che parlassimo anche di questi aspetti che non sono
secondari, per due milioni di persone che vivono nelle zone semiperiferiche e
periferiche o fuori dal raccordo. Il PRG prevedeva centinaia di Programmi
Integrati, che dovevano consentire una riqualificazione delle periferie; di
questi Programmi integrati ne è partito uno, che ancora non è arrivato a
convenzione, che è quello famoso di Pietralata, non ci sono altri Programmi che
non sono arrivati, per la complessità burocratica, perché giustamente il
pianificatore dice “ma se io devo ripensare a un pezzo di città, devo ripensare
non a fare un intervento edilizio, devo fare una pianificazione, e quindi devo
prendere dei perimetri che abbiano una loro consistenza”; peccato che la
situazione romana, il fatto che sia parcellizzata la proprietà e il fatto che
questi perimetri fossero molto molto ampi, hanno sostanzialmente creato una
totale inattuazione di questi Piani, quindi noi possiamo continuare ad andare
con il Piano regolatore dicendo “guardate quanti Piani noi abbiamo previsto“, ma
quando andremo da quei cittadini che sono vent’anni che aspettano che questi
Piani si applichino e che non vengono attuati in alcun modo, non credo che
saremo presi a buone parole. Allora la difficoltà di governo (della città NDR) è
anche cercare di – perché purtroppo la realtà è più cocciuta delle nostre
convinzioni – di fare conti con la realtà, e la realtà ci dice che questo Piano
regolatore, che secondo me, nelle sue caratteristiche fondamentali, è molto
attuale, nei termini della mobilità su ferro, della salvaguardia ecologica, del
policentrismo – la famosa città dei quindici minuti in realtà che cos’ era se
non l’idea policentrica di città , con centralità locali – però per tante cose
questo PRG non è stato attuato; allora possiamo dare la colpa ai sindaci, agli
uffici.. però dobbiamo anche forse capire se, nel mondo di oggi, forse delle
regole non è che vadano tolte, ma vadano rimesse in discussione perchè se no i
nostri grandi obiettivi continuano a essere scritti nel nostro Piano,
continuiamo a rivendicare nel nostro Piano ci saranno 30 mq per a persona come
standard urbanistici, riqualificherà 200 quartieri della periferia, e poi non si
farà mai.
Da questa situazione è nato il tentativo di rimettere mano alle Norme (Tecniche
NDR), ma per cercare di capire come questa città potesse provare a essere un
pochino più in grado di modificarsi, di trasformarsi, di cambiare, non perché il
cambiamento sia sempre foriero di positività, assolutamente no, ma nemmeno il
non cambiare nulla è una garanzia di qualche cosa. Non è vero, non è detto;
allora su questo io credo che il tentativo sia stato fatto, fatemi soltanto
citare, perchè avete posto dei temi di criticità, a cui arrivo, però voglio
porre anche dei temi importanti; Storto (il vicepresidente di Carteinregola,
intervenuto all’inizio del convegno NDR) parlava di housing sociale, io su
questo sono pronto a discutere, se c’è stato un errore, una sottovalutazione,
però questo Piano introduce finalmente il concetto di housing sociale
all’interno delle NTA del Piano, definisce alcune cose molto chiare in termini
di housing sociale, definisce la possibilità di realizzare l’housing sociale
delle aree a standard che siano come standard aggiuntivo e quindi all’esterno
del dimensionamento minimo del Piano (a 19’10’ dall’inizio risponde a Giancarlo
Storto di Carteinregola NDR) Sul tema dell’housing penso che abbiamo fatto un
‘operazione importante; sul tema delle aree di riserva abbiamo stabilito un
principio che non era scontato, ed è un principio anche da un punto di vista
culturale importante, perché il nostro Piano regolatore diceva che il sistema
agricolo sostanzialmente era un sistema intangibile, a meno di un interesse
pubblico superiore, che fosse quello di costruzione di case pubbliche o di
compensazioni edilizie; noi abbiamo detto che oggi come oggi il sistema agricolo
invece deve diventare intangibile, a prescindere da questi obiettivi, che questi
obiettivi dobbiamo riuscire evidentemente a assolverli, ma all’interno di una
città che è già costruita e che ha già aree destinate alla trasformazione,
quindi di non andare e non tornare e non continuare ad andare all’interno delle
aree di riserva. Sui Print vi ho detto.
Sul tema della residenzialità, guardate noi abbiamo fatto una scelta importante
e qui c’è stato anche un lavoro importante dell’Aula, ci siamo confrontati: il
tema di porre un freno agli affitti brevi e cercare di affrontare questo tema a
viso aperto, sia attraverso un’azione per capire tutto il grande sommerso che
c’è all’interno della città, sia per cercare di regolamentare, con il Prof.
Celata, per l’individuazione intanto di una base scientifica che ci consenta di
essere solidi e strutturati (…), [rispetto a chi cerca] di mettere in
discussione il regolamento che faremo, secondo me è importante, questa è una
grande innovazione che queste Norme portano vanti.
Il contributo straordinario è un’innovazione che fa questo Piano, che qualcuno
ha messo in discussione, che non soltanto è stato confermato, a livello
nazionale, noi qui noi non soltanto lo difendiamo, ma lo potenziamo, lo portiamo
anche in Città storica, laddove ci sono valorizzazioni immobiliari, anche in
conformità con le nuove regole, ma in difformità dal vecchio Piano, debbano
essere guidate per i due terzi a servizio della città, questo non era scontato,
perché noi da un lato abbiamo semplificato alcune trasformazioni, dall’altro
abbiamo detto che questa semplificazione non deve significare l’impossibilità di
catturare la valorizzazione immobiliare; quindi abbiamo stabilito questo, anche
questo secondo voi probabilmente è qualcosa di scontato, ma vi posso garantire
che è un tema che è stato avversato più e più volte dalle varie lobbies, dalle
varie lobbies che legittimamente portano avanti i loro interessi
Abbiamo cercato di introdurre un articolo sugli edifici abbandonati, sui ruderi,
anche qui talvolta io ho ascoltato delle riletture folli, insomma “ma voi volete
regalare...”, no, noi vorremmo che i ruderi che ci sono nella città non
rimanessero tali, non diventassero sedi di edifici o occupati o abbandonati o
addirittura di insicurezza urbana, o che crollassero, ci siamo detti in questi
casi, laddove non ci siano interventi del privato, interviene in danno
l’amministrazione, e impedisce qualsiasi attività di riqualificazione e
rigenerazione se non si interviene quando viene chiesto di intervenire, perché
c’è un pericolo per l’amministrazione pubblica.
Sui cinema abbiamo fatto un qualcosa che poi si è cercato a livello regionale di
combattere in tutti i modi, abbiamo addirittura innalzato la quantità di mix
funzionale nella riconversione dei cinema, anche su questo abbiamo spiegato,
quando è stato detto: “attenzione i cinema voi li state liberalizzando“, no, al
contrario, siamo innalzando la quantità di attività culturale da 50% al 70% che
devono essere comunque garantite e mantenute nelle eventuali riconversioni dei
cinema. Sugli arenili, sulla dilettantistica sportiva. Da questo punto di vista
io credo che questo Piano, queste Norme abbiano modificato positivamente tante
questioni.
Veniamo alle questioni che ci ponete voi.
Allora, io vi dico la verità. Noi abbiamo evidentemente cercato di affrontare
alcuni temi, e alcuni temi sono venuti anche dall’Aula, all’interno di un
confronto democratico che avviene. E dico subito una cosa su cui non sono
d’accordo: non è vero, mi permetti Daniela Festa (Dip. Metodi e Modelli per
l’economia, il Territorio, la Finanza Università La Sapienza, intervenuta
all’inizio del convegno NDR), che è stato ridotto dal 30% al 20% la quota di
housing sociale. La quota di housing sociale al 30% è stata introdotta da queste
Norme (Daniela Festa conferma di aver detto la stessa cosa NDR), poi c’è stato
un emendamento di Aula, ma prima (nel PRG vigente NDR) non c’era. Prima c’era un
altro ragionamento, cioè che in Città consolidata bisogna avere, non soltanto
una nuova funzionalità abitativa nel cambio di destinazione, quindi bisogna
introdurre altre funzioni, non abitative, altre funzioni; noi abbiamo detto: se
le vuoi introdurre abitative le devi vincolare alle ediliziasociale; il fatto
che ci sia stata una riduzione dal 30 al 10% è una cosa che non mi fa piacere,
però quando si sta dentro una assise democratica, purtroppo, si devono anche
trovare dei compromessi e degli equilibri, per trovare una quadra con diverse
sensibilità, anche evidentemente non solo della maggioranza, questo perché,
purtroppo, quando si approva una delibera di questo genere, si deve tenere il
più possibile e talvolta si deve perdere qualcosa. Questa per me è stata una
cessione dolorosa; è anche vero, però, bisogna dirlo perché se no non ci
capiamo, che qui noi stiamo parlando di cambi di destinazione, quindi non stiamo
parlando di nuove edificazioni, non stiamo parlando di nuove lottizzazioni,
stiamo parlando di cambi di destinazione di immobili già esistenti. Questo cosa
significa? Significa evidentemente che l’obiezione che ci è stata posta, è che
in altre città, Milano ad esempio o altre città, l’housing sociale viene dato
come premialità, e non, all’interno della SUL assentita, come una funzione
abitativa vincolata all’housing. E’ stata fatta una critica sulla sostenibilità
economica ecc e è stata una cessione che è stata fatta a livello di Aula, a
partire però dal fatto che c’era lo 0 % prima, questo va detto.
Per quanto riguarda – vado per le cose più semplici a cui posso rispondere, in
modo molto trasparente – (…) sulla possibilità di trasformare attività che siano
compromesse al 70% di attività ricettive, io su questo francamente non sono
d’accordo, non ho capito la critica; oggi nel Piano Regolatore c’è una norma
vigente, norma di salvaguardia, che dice che laddove esistono delle attività
ricettive con il 70% della SUL occupata, queste possono comportare un cambio di
destinazione complessivo. Quello che noi abbiamo semplicemente introdotto, sulla
base di sentenze dei giudici, è dire che all’interno del 70% delle attività
ricettive ci sono anche le attività extra(…); però attenzione noi abbiamo
vincolato ad attività ricettive esistenti, quindi quando qualcuno dice “ma io
c’ho un palazzo in cui c’ho il 70% di bed and breakfast domani posso
trasformarlo in un albergo” dice una stupidaggine, perchè la norma non prevede
questo, prevede soltanto quelle casistiche in cui attività ricettive esistenti,
dentro un immobile, comprendono il 70% dell’ immobile, conteggiando anche la
possibilità di avere dell’extraricettivo, ma ci deve essere un albergo
esistente, ci deve essere il 70% dell’immobile già compromesso con attività di
carattere ricettivo o extra ricettivo; credo che stiamo parlando quindi di
percentuali molto basse, la modifica in realtà rispetto alla precedente norma,
mi pare una modifica abbastanza – totalmente direi – trascurabile; forse non si
era capito questo, si pensava che all’interno di un condominio in cui ho il 70%
di bed and breakfast domani posso attivare l’ (..) Non è così.
Sulle cose più complesse invece provo a dire la mia.
Allora, Carta per la qualità. Sulla Carta della qualità ci sono tante
riflessioni che sono state fatte e dette, io ho la fortuna di avere un rapporto
abbastanza costante con chi l’ha scritta, la Carta per la Qualità, che ha fatto
un lavoro sulla Carta, e chi l’ha scritta e chi l’ha fatta spesso non ne parla;
coloro che l’hanno scritta e che l’hanno fatta sono i primi a dire che non
toccare l’art. 16 è sbagliato, perché l’accezione che è stata data alla Carta
per la qualità, che doveva essere una Guida per gli interventi, è stata in
realtà travisata totalmente, ed è diventata sostanzialmente, nella accezione di
molti, una seconda Soprintendenza con degli immobili vincolati; allora io su
questo voglio chiarire: chi ritiene che la Carta della qualità sia
sostanzialmente una seconda Sovrintendenza, che vincola degli immobili, e quindi
ha un potereprescrittivo su quegli immobili, in realtà fa un torto a chi ha
immaginato la Carta per la Qualità. Non era questo.
La Carta è inutile , va superata? No, io non penso questo, penso che la Carta
per qualità, però dovrebbe svolgere questa funzione e che quando è stata
immaginata, è stata inserita all’interno di un elaborato che non è un elaborato
prescrittivo; può essere un errore, una dimenticanza, può essere uno sbaglio,
però in realtà è un elaborato gestionale, e c’è una differenza importante tra il
G2, approvato in adozione (del PRG NDR) , e il Piano (regolatore NDR) che è
stato approvato, per cui ci sono tanti interventi che sono anche in difformità,
con delle categorie ammesse e gli elaborati del G2 che non sono stati poi
approvati, e tanti interventi che sono all’interno della Città storica, tra
l’approvato e l’adottato sono cambiati; allora, io voglio dire, noi sicuramente
abbiamo, anche qui, c’è stato un emendamento di Aula che ha voluto invertire la
“scala”: prima c’era sostanzialmente la Carta per la qualità che guidava, perchè
sostanzialmente era l’unico elemento su cui si fondava la scelta di colui che
doveva decidere l’ammissibilità di un intervento.
Oggi questa scala si è invertita: comprendo che qualcuno pensa che sia un passo
indietro, qualcuno pensa che sia un passo avanti, io non ho un giudizio univoco
su questo, nel senso che io credo che sia importante e importantissima la Carta
per Qualità, credo anche però che serva la possibilità di valutare anche “caso
per caso” quello che accade, e ve lo dice uno che ci è passato, perché quando
noi dovevamo autorizzare degli interventi a Tor Sapienza su un immobile
dell’Ater, che era occupato costantemente perché era una centrale di spaccio,
noi non siamo riusciti a farlo perché per la Sovrintendenza capitolina che
quello era un immobile era nella Carta per la Qualità e che le categorie
ammissibili in quel caso non prevedevano interventi di questo genere.
Allora, io voglio dire, delle due l’una: o noi recuperiamo una flessibilità,
quindi la capacità di far portare la Carta della qualità a una carta che dia
delle indicazioni qualitative su però una trasformabilità degli interventi, o
se noi riteniamo che invece la Carta per la qualità sia una Carta prescrittiva,
che dice quello che si deve fare e quello che non si deve fare, io credo che noi
arriveremo al paradosso che ci viene chiesto da molti, di dover eliminare – ci
siamo confrontati con il Presidente (Amodeo NDR) – che noi dobbiamo eliminare
tutta la Carta per la qualità, tranne le cose su cui vogliamo e dobbiamo
mantenere un grandissimo vincolo di tutela, io non sono d’accordo, perchè se noi
vogliamo fare un sottoinsieme eliminando migliaia di immobili che hanno comunque
delle loro caratteristiche che definiscono da un punto di vista tipologico,
architettonico un quartiere, delle morfologie, e dobbiamo eliminarle, perché
questo è l’unico modo attraverso il quale si possa intervenire, non è quello
spirito, allora preferisco che facciamo questo tavolo (…) , delle due l’una:
allora mettiamo un vincolo sugli immobili, ma la Carta per la qualità non è nata
per questo, è nata per dare delle indicazioni su come si dovessero trasformare
gli immobili, non soltanto conservare e tutelare; certo che poi all’interno
della Carta ci sono degli immobili che hanno un valore tale che devono essere
conservati e tutelati, però la ratio qual è? Nel capovolgere quel ragionamento e
dire: “da un punto di vista teorico si può intervenire, su un immobile in Carta
per la Qualità, in analogia a come si può intervenire nei tessuti, fatto salvo
però che ci sono tutte quelle indicazioni che vengono date dal G2 che devono
essere rispettate e sulle quali c’è evidentemente una cogenza che viene data”.
“Questa cosa è debole” ci è stato detto, e noi abbiamo analizzato e credo che
arriveremo a una modifica dell’articolo 16; perché è debole? Perché in alcuni
casi il rischio qual è? Che la norma di tessuto ti consenta per esempio la
demolizione e ricostruzione e a quel punto sia molto difficile, poi, dover dare
delle indicazioni, perché se tu demolisci e ricostruisci, che indicazioni dai? E
su questo quindi noi stiamo intervenendo.
La proposta che faremo è che, per esempio, sulla demolizione e ricostruzione,
evidentemente ci deve essere un ritorno importante sull’ammissibilità degli
interventi, attraverso la valutazione (…) di alcuni particolari immobili, ma
demolire il principio generale, in realtà, secondo me, è sbagliato nell’idea che
nel momento stesso in cui si ripara il tessuto si può fare qualsiasi cosa;
l’intento non è questo, l’intento è rovesciare il concetto e dire: “da un punto
di vista potenziale puoi intervenire, ma devi intervenire seguendo quelle che
sono le prescrizioni del G2 in termini qualitativi, in termini di indicazioni”,
e, laddove ci siano interventi impattanti su delle famiglie molto importanti è
evidente che si ritorna indietro.
La risposta alla domanda “ma l’introduzione di quell’emendamento che dava la
prevalenza della norma di tessuto sulla Carta per la qualità, è sbagliato?” Io
penso che quell’emendamento avesse lo spirito che dicevo prima, cioè l’idea di
potenzialmente consentire di intervenire, seguendo le indicazioni del G2, ma per
alcuni interventi invece arriva a un rischio importante su cui bisogna
intervenire, quindi la risposta datevela voi, se era sbagliato o meno, però
sicuramente servono dei correttivi e quindi in parte sicuramente era sbagliata.
Per quanto riguarda gli accorpamenti, su questo noi come Giunta – però poi la
Giunta è pienamente corresponsabile di quello che fa l’Aula – noi non avevamo
toccato quell’aspetto delle Norme, perché ritenevamo che queste norme dovessero
poi a un certo circoscrivere il raggio di azione quindi entrare nell’ambito
delle attività commerciali all’interno del centro storico, è un tema complesso e
importante che si interfaccia anche per esempio con tutto il tema delle regole
sul commercio, quindi il tema dell’occupazione di suolo pubblico, il tema delle
somministrazioni, quindi noi per una, in qualche modo, volontà di precauzione,
non avevamo toccato il tema; dopodichè l’Aula ci ha posto il tema, cioè quello
di dire che presumibilmente l’obiettivo che ci si era dati con il Piano
regolatore – ora questo PRG noi lo difendiamo con i denti, ma io ricordo delle
chiacchierate con Mimmo Cecchini che mi raccontava dandomi anche in qualche modo
manforte sulla complessità del ruolo che mi aggiungevo ad assumere, tanto per
ricordare che poi nessuno è profeta in patria – però il Piano Regolatore poneva
alcuni limiti con degli obiettivi: 250 mq (di superficie massima negli esercizi
commerciali nella città storica NDR)250 mq era un obiettivo legato secondo me
all’idea che dentro la Città storica si dovesse cercare di conservare il più
possibile il tessuto residenziale, abitativo, e quindi anche i negozi di
vicinato, le botteghe storiche, che non ci potesse essere una competizione
diciamo “fuori scala” con queste tipologie di esercizi commerciali, così come il
limite massimo alle stanze degli alberghi, un po’ probabilmente per difendere
gli alberghi esistenti, un po’ perché si riteneva che in questo modo si
mantenesse quel tessuto popolare e abitativo residenziale della città.
Ora però mi chiedo se questi obiettivi sono stati colti, nel senso che noi ad
oggi abbiamo un Piano regolatore (…) cioè “da domani ci sarà la possibilità di
aprire il ristoranti di 1000 metri quadrati”, allora anche su questo circola
disinformazione. Il Piano regolatore non pone limiti alle dimensioni degli
esercizi pubblici, oggi posso aprire ristoranti di mille metri quadrati. Non ci
sono limitazioni alle somministrazioni, ma ci sono soltanto a esercizi
commerciali, non ai pubblici esercizi, perché il Piano regolatore non ha messo
limiti, a chi dice” ma cavolo con la possibilità di avere esercizi commerciali
di 1000 mq, un ristorante...” no, oggi è possibile farlo (…). (risponde a
obiezione su nuove d possibilità accorpamenti che rendono possibili locali di
somministrazione più ampi NDR) Gli accorpamenti li puoi fare, ma dire che c’era
un limite di 250 mq per gli esercizi della somministrazione non è giusto.
Sugli esercizi commerciali, io francamente credo che vada fatto un ragionamento
per capire se in tutta la Città storica, oppure se in alcuni quartieri questo
limite sia troppo elevato (il limite dellaa superficie degli esercizi
commerciali in Città storica portati dall’Aula da 250 mq a 1000 mq NDR) , e
stiamo facendo con la Sovrintendenza, anche in Aula, ricorderà il presidente
Amodeo, ci fu la discussione su 250, 500, 1000 mq, poi alla fine passò l’idea
dei 1000 mq, però dico anche che il tema degli esercizi storici, delle botteghe
storiche, dei vini e oli, del calzolaio, ad oggi non si affronta in modo
dirigistico, con il limite dei 250 mq, perché se qualcuno pensa che così
risolviamo questo tema, abbiamo 17 anni – da quando è entrato in vigore il Piano
regolatore – di esperienza su questo, cioè i negozi piccoli sono diventati
appunto pizzerie, minimarket , pizze al taglio eccetera, quindi da questo punto
di vista io credo che ci sia un tema, evidentemente, però non diciamo cose che
secondo me non sono realistiche, cioè che in questo modo salvaguardiamo i
tessuti della città e il negozio di vicinato, penso che in questo modo purtroppo
non lo riusciamo a fare; penso che sia invece più in qualche modo importante
salvaguardare negli accorpamenti tra unità edilizie adiacenti, l’aspetto
morfologico, il tema degli edifici e quindi su questo io credo che sia
importante lavorare con la Sovrintendenza per cercare di capire come la
Sovrintendenza su questi aspetti, già oggi ha un ruolo, possa avere un ruolo
determinante per dirci, se, come è accaduto a Feltrinelli – perché già ci sono
stati degli accorpamenti tra edifici – sia ammissibile, come magari potrebbe
accadere domani in altre parti della città, invece debba essere vincolato; mi
permetto di dire però, non come avviene oggi, perché le deroghe io non so chi le
decide, non so se lo sapete voi “ una commissione speciale…”, allora anche su
questo noi dobbiamo cercare la discrezionalità di ridurla un pochino, insomma
perché poi ci sono alcune scelte discrezionali totalmente burocratiche che non
hanno nulla di politico, che vengono fatte con tempi e con modalità sconosciute
– sicuramente totalmente trasparenti – però voglio dire che se noi introduciamo
delle regole che valgono per tutti, forse risolviamo anche qualche problema che
c’è stato nel passato su alcune scelte che erano scelte un po’ troppo
arbitrarie; anche su questo vi dico: “è sbagliato?” Io non so se sia sbagliato
tout court, credo che bisogna definirla meglio, tessuto per tessuto della Città
storica, credo che soprattutto per gli accorpamenti serva avere un parere della
Sovrintendenza che possa dire se lì sia opportuno o non sia opportuno, e credo
anche che la scelta che ha fatto questa Amministrazione di impedire che ci siano
aumenti volumetrici in Città storica, e anche la scelta sulla Legge di
rigenerazione (la Legge 7/2017 della Regione Lazio NDR) per cui il gioco delle
tre carte si faceva fino a ieri per cui uno convertiva il volume in
superficie, poi si dava il 20% , poi si aumentava tutte le superfici accessorie
che non fanno SUL e quindi si arrivava a degli scatoloni più grandi del 40%
degli immobili che esistevano, e che ci ha portato insulti da tutti coloro che
su questo tema avevano delle grandissime ambizioni immobiliari (…). Si può
discutere delle cose che non si condividono però anche riconoscere (?) quello
che si fa; noi in Città storica abbiamo eliminato tutte le premialità, abbiamo
introdotto una regola importante, cioè che le modifiche si fanno quando ci
devono essere appunto delle aggiunte (…) delle modifiche importanti che
si facciano con i Piani di Recupero, facciamo i Piani di recupero, però poi
dobbiamo anche essere in grado di farli questi Piani di recupero, perché se poi
il piano recupero ci mettiamo tutti 5, 6, 7 anni è chiaro che diamo spazio a chi
dice “le regole non funzionano, cancelliamo il regole”.
Allora io dico che questa Amministrazione ha tentato, rispetto a chi dice “le
regole non funzionano cancelliamo le regole”- vedi quello che è successo in
Regione con la Legge di rigenerazione urbana (Legge 12/2025 che ha modificato la
LR 7/2017 NDR) – di dire “alcune regole non funzionano, proviamo a migliorarle,
a modificarle, a semplificarle”, certo assumendoci il rischio; che la regola
quella perfetta e funzionate, il Print di 74 ettari, è la cosa più bella del
mondo, però poi il rischio siccome non funzionano le regole è che diamo spazio
a qualcuno che dice che l’unico modo per fare le cose è deregolamentare; noi
questo non lo vogliamo fare e non lo abbiamo fatto; chi paragona queste Norme
a Milano, francamente mi invita a nozze a discutere di come si fanno Milano, ma
io non credo in modo illegittimo da un punto di vista penale, credo in modo
inopportuno da un punto di vista amministrativo; qui noi tutto quello che
facciamo, è con un Piano di recupero, solo con la legge sulla rigenerazione
si facevano cose senza Piano di recupero, e siamo intervenuti proprio con una
delibera che ha rimesso secondo me la città al centro (?), esponendoci.
Chiudo, quello vi chiedo è criticarci, porci le questioni, come avete fatto
oggi, nel merito, però anche avere la consapevolezza che questa Amministrazione
ha fatto delle scelte in controtendenza rispetto ad altre Amministrazioni di
diverso colore politico, ma anche in controtendenza rispetto ad alcune scelte
che sono state fatte dai nostri colori politici, in altre epoche, ma ripeto,
senza dare un giudizio: erano altri tempi, altre situazioni eccetera.
Mettersi in discussione, noi ci siamo sempre mesi in discussione e penso che
anche da questa seconda e ultima lettura delle Norme tecniche ci saranno delle
modifiche che andranno anche incontro a quello che è stato detto qui oggi.
Grazie.
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[i] L’assessore aveva presenziato a un prima parte del convegno, poi aveva
dovuto allontanarsi per impegni istituzionali ed era tornato per intervenire nel
finale del convegno
NOTE
(1) vedi le modifiche della Delibera di Adozione Modifiche Piano Regolatore 11
12 2024
VEDI Modifiche alle NTA del PRG cronologia e materiali
(2) Modifiche al Piano Regolatore, le osservazioni di Carteinregola 7 gennaio
2024
(3) Vai alla pagina con gli interventi del convegno del 18 febbraio“Norme
Tecniche per l’Attuazione del PRG: quali regole per la città che cambia?”
organizzato da Alleanza Verdi Sinistra Roma e Orizzonte Roma con la
partecipazione Per la città di oggi e di domani
(4)Vai all’intervento di Tommaso Amodeo, Presidente della VIII Commissione
Urbanistica di Roma Capitale
(5)vedi Norme tecniche del PRG: le modifiche da bocciare (per 7 e più buoni
motivi) 8 aprile 2025
(6) vedi punto 1 dell’articolo citato alla nota 5: 1) LA CARTA PER LA QUALITA’
DIVENTA CARTA STRACCIA Gli edifici storici di Roma devono essere mantenuti nella
loro integrità
Sulla funzione e i pareri della Soprintendenza statale: Art.16. Beni segnalati
in Carta per la qualità – comma 8 – Art.24. Norme Generali Comma 19 – 20
Art. 16 Beni segnalati nella Carta per la Qualità La Carta per la Qualità, con
la planimetria dell’elaborato G1 e la “Guida per la Qualità degli interventi”
dell’ elaborato G2 , è lo strumento inserito nelle NTA con la finalità di
salvaguardare la qualità architettonica e urbanistica del patrimonio storico di
Roma. La nuova formulazione adottata annulla e svuota ogni riferimento,
contenuto ed efficacia delle indicazioni della Qualità, attribuendo valore
esclusivo e prevalente alle norme di Tessuto, che consentono interventi anche
molto incongrui, fino alla demolizione e ricostruzione di edifici non tutelati
da un vincolo puntuale della Soprintendenza statale. Nei tessuti medievali,
rinascimentali, dell’800 e di inizio novecento, edifici come conventi
seicenteschi, “villini” anni ’20, archeologia industriale e opere dei grandi
autori dell’architettura moderna potranno essere modificati o distrutti a
discrezione delle esigenze del profitto immobiliare. Persino alcune restrizioni
che erano ancora presenti nella Proposta di delibera della Giunta del 13
giugno 2023 sono state cancellate da emendamenti approvati in Assemblea
Capitolina. Spicca l’esempio che si trova nell’”Art. 26 Tessuti di origine
medievale” ma che è ripetuto in molti altri tessuti storici: nella versione
della Giunta prevedeva che “la ristrutturazione edilizia con demolizione e
ricostruzione di edifici realizzati successivamente al piano regolatore del
1983” fosse ammessa solo su edifici “che hanno impropriamente alterato,
attraverso sostituzioni e completamenti, le regole tipomorfologiche e
compositive del tessuto storico”. Quella limitazione è scomparsa nella versione
adottata in Assemblea, aprendo quindi a abbattimenti e trasformazioni
indiscriminate nel centro storico e nella Città storica. E per gli edifici in
Carta per la qualità nella Città consolidata e nella Città da ristrutturare non
sono nemmeno previste la “verifica dell’interesse storico-architettonico degli
edifici esistenti” e il parere della Sovrintendenza capitolina.vedi le modifiche
all’Art. 16 Carta per la qualità sono abrogati i commi 2-4-7, modificati i
commi 3, 5,6,8,9,10,11,12, è aggiunto il comma 3 bis (nella delibera di Giunta
2023: comma 2 -4 – 5-6 abrogati – modificati commi 3 -7 -9 -10-11-12) vai alle
Osservazioni di Carteinregola del 7 4 25 sull’articolo Carta per la qualità
(7) 12 dicembre 2025 l’Assemblea Capitolina approva la 230ª Proposta (Dec. G.C.
n. 163 del 20 novembre 2025) Disposizioni attuative per interventi di
rigenerazione urbana e per il recupero edilizio ai sensi dell’art. 1 comma 2 bis
della legge Regionale n. 7/2017, come modificata dalla legge Regionale n.
12/2025 Scarica la Deliberazione n. 316 Disposizioni attuative per interventi di
rigenerazione urbana e per il recupero edilizio ai sensi dell’art. 1 comma 2 bis
della legge Regionale n. 7/2017, come modificata dalla legge Regionale n.
12/2025” approvata (vedi L’Assemblea Capitolina approva la Delibera che fissa
limiti per l’applicazione della Legge regionale della Rigenerazione urbana ) V
(8) vedi Le osservazioni di Carteinregola alla PL del Lazio “Semplificazioni e
Misure Incentivanti il Governo del Territorio” – prima parte –Governo del
territorio (26 settembre 2024)vedi:Regione Lazio: un’altra legge a favore della
rendita Vai a Le osservazioni di Carteinregola alla PL del Lazio
“Semplificazioni e Misure Incentivanti il Governo del Territorio” – seconda
parte, il Paesaggio 14 ottobre 2024
vedi Legge Regione Lazio 12/2025, le modifiche alle Legge 7/2017 (Rigenerazione
Urbana) (dopo l’approvazione)
(9) vedi Piano Casa e Legge rigenerazione urbana del Lazio cronologia e
materiali
(10) si veda uno dei tanti appelli lanciati alla Regione Lazio e al Comune:
Intellettuali e associazioni ai candidati del Lazio: impegno a modificare la
legge demolisci villini 28 gennaio 2023
(11) 2) CENTRI COMMERCIALI ANCHE NEI TESSUTI MEDIEVALI E RINASCIMENTALI – Nel
centro storico occorre rinforzare il commercio di vicinato e impedire la
proliferazione indiscriminata di strutture di vendita di 1000 mq
Anche Art. 25 – Art. 26- Art. 27- Art. 28- Art.29 – Art.30
Art. 26 . Tessuti di origine medievale (e in tutti i tessuti della Città
storica) La Proposta di Delibera della Giunta del 13 giugno 2023 permetteva
l’accorpamento di unità immobiliari ricadenti in diverse unità edilizie
adiacenti solo al piano terra e per le destinazioni commerciali nella Città
storica manteneva la limitazione delle NTA vigenti di una superficie massima
di 250 mq. Le modifiche introdotte dall’Assemblea Capitolina moltiplicano per
quattro la superficie di vendita massima e stabiliscono la possibilità di
accorpamento senza limitazioni anche nel cuore di Roma, con il rischio, da un
lato della distruzione dei caratteri architettonici nei tessuti storici della
città, dall’altro della proliferazione di strutture di vendita fino a 1000 mq,
con un’alterazione irreversibile dell’identità dei quartieri e del tessuto
sociale(e il riferimento a “ più specifiche e ulteriori previsioni contenute nel
Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali e artigianali nel
territorio della Città storica” appare poco rassicurante).
(12) vedi l’intervento di Giancarlo Storto, vicepresidente dell’ Associazione
Carteinregola al convegno