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Proposta di legge elettorale: l’Audizione di Carteinregola in Commissione Affari Costituzionali
Il 19 maggio 2026 l’Associazione elettorale è stata audita nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 157 Magi, C. 2236 Pavanelli, limitatamente all’articolo 5, e C. 2822 Bignami, recanti «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», nel gruppo delle associazioni di cui facevano parte anche ARCI nazionale e ACLI nazionale. Riportiamo il testo dell’intervento di Carteinregola e i link per scaricare gli interventi delle altre associazioni e quelle dei costituzionalisti che spesso hanno partecipato alle nostre iniziative: Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma «Sapienza», Enrico Grosso, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università di Napoli «Federico II». Nella sezione Legge elettorale 2026 – Cronologia e materiali sono presenti i materiali di tutte le audizioni. SCARICA Atto Camera: 2822 La registrazione dell’audizione sulla web tv della Camera Legge elettorale – Azzariti, Clementi, Caruso, Grasso, Violini, professori; Carte in Regola, ACLI, ARCI, associazioni Intervento Carteinregola a 1h 43′ ca da inizio Scarica Memoria ACLI, Memoria ARCI Memoria Azzariti Memoria Villone, Memoria Pallante, Memoria Grosso scarica Memoria The Good Lobby per il voto ai fuori sede TESTO INTERVENTO ASSOCIAZIONE CARTEINREGOLA ALL’AUDIZIONE INFORMALE DEL 19 MAGGIO 2026 PRESSO LA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI NELL’AMBITO DELL’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C. 157 MAGI, C. 2236 PAVANELLI, LIMITATAMENTE ALL’ARTICOLO 5, E C. 2822 BIGNAMI, RECANTI «DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ELEZIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA» Egregio Presidente, Illustri Onorevoli, desidero ringraziarvi per aver invitato l’Associazione di cui sono Presidente, Carteinregola, all’Audizione informale nell’ambito dell’esame dei progetti di legge riguardanti  “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, un tema molto importante per la cittadinanza e per la nostra democrazia. Carteinregola è un’associazione di cittadini attivi senza connotazioni partitiche, nata 13 anni fa principalmente con l’obiettivo della  promozione della trasparenza e della partecipazione, e per il monitoraggio delle norme che riguardano  la tutela del patrimonio collettivo, i diritti e la qualità della vita dei cittadini. Il nostro intervento non tratterà aspetti tecnici e giuridici,  che altri relatori hanno già affrontato e affronteranno con competenza e profondità, ma intende osservare la proposta di legge dal punto di vista della trasparenza e della partecipazione dei cittadini e delle cittadine, che  sono chiamati a  eleggere i propri rappresentanti, un  punto di vista che in democrazia deve essere ostinatamente preservato.   Il progressivo aumento dell’astensionismo  è un dato allarmante, che dovrebbe far preoccupare chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia in Italia,  di cui il voto della cittadinanza  è il fondamento e la condizione essenziale. I dati sull’affluenza ci dicono che siamo passati dal 92% nel 1948, all’83% nel 2006, al 73% nel 2018 e al 64% nel 2022. Una flessione assai  preoccupante. Per quanto questa tendenza sia la conseguenza di più fattori, resta  indiscutibile che il  dato rifletta un progressivo allontanamento delle persone dalla politica, soprattutto dai partiti,  una manifestazione della sfiducia di una grossa fetta dell’elettorato nella possibilità che il proprio voto possa contribuire alla costruzione di una società che rispecchi le sue aspirazioni. Da anni in Italia si motivano le  numerose modifiche delle leggi elettorali, così come  anche questo Disegno di legge 2822 di cui oggi parliamo, con l’esigenza di “governabilità”, di “stabilità”.   Come già osservato anche in questa sede  da voci autorevoli di cui condividiamo molti punti di vista, la “stabilità”, ammesso che questo disegno di legge possa assicurarla, non può essere a discapito della rappresentanza, fondamento della nostra democrazia e della Costituzione italiana. Privare le cittadine e i cittadini della possibilità di dare la propria preferenza a chi si   candida,  imponendo scelte calate dall’alto dai vertici dei partiti;  moltiplicare  candidature che  spesso non hanno alcun rapporto con i territori; mandare in Parlamento percentuali di eletti  che non rispecchiano le percentuali dei voti  espressi dall’elettorato; ridimensionare  il ruolo del parlamento  con il continuo ricorso ai  decreti-legge  spesso convertiti attraverso la  fiducia;  sono tutti aspetti  che fanno sì che la cittadinanza percepisca il parlamento come  un  consesso di personaggi che poco hanno  a che fare non solo con le loro scelte elettorali, ma anche con le loro vite e con i loro problemi. La sorprendente  partecipazione  al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, un referendum su un tema assai complesso, con connotazioni tecniche incomprensibili ai più  e che fino a meno di tre mesi dalla data della consultazione era  rimasto fuori dai radar dell’informazione,  ha dimostrato che la crescita dell’ astensionismo non è  un ineluttabile fenomeno del nostro tempo, ma che al contrario, quando sono in ballo valori costituzionali assai sentiti dall’elettorato, anche da quello più giovane, le persone  rispondono e si mobilitano. Come Carteinregola ad ogni appuntamento elettorale,  con il nostro gruppo di lavoro, Laboratorio per una politica trasparente  e democratica,   cerchiamo di promuovere una approfondita informazione sulle modalità del voto,  sui programmi elettorali di ogni partito –  mettendo a confronto le proposte sui temi di cui ci occupiamo -, sulle liste e sui  profili di chi si candida (nel Lazio), sollecitando candidati e partiti a impegnarsi  a loro volta per la partecipazione dei cittadini, non solo in occasione del voto ma sempre, con una presenza costante  sui territori,  rendendo le  campagne  elettorali  solo  il  passaggio di un percorso. Ci stiamo impegnando per far conoscere anche questo  Disegno di legge elettorale 2822, perché  solleva temi  che a nostro avviso meriterebbero  un dibattito assai più importante e diffuso, mentre  finora sono rimasti in un ambito strettamente parlamentare o partitico. Le principali  fonti di informazione, se ne parlano,   si soffermano soprattutto sulle contrapposizioni  tra maggioranza e  opposizione, senza spiegare i contenuti del provvedimento. Ma senza un adeguato dibattito pubblico sui provvedimenti che si adottano, non si avranno elettrici ed elettori  consapevoli, capaci di comprendere  le ricadute per la nostra democrazia di quanto si sta apparecchiando. Venendo alla proposta di legge, il nostro primo rilievo  riguarda il momento  scelto per l’approvazione di una legge elettorale. Come altri hanno già osservato, non si può approvare una legge elettorale   che cambia le regole, a meno di un anno dalle consultazioni elettorali. E’ una prassi irrispettosa delle istituzioni e degli elettori. Entrando nel merito, ponendoci dal  punto di vista della cittadinanza  condividiamo anche molte delle obiezioni mosse al DDL da altre autorevoli persone audite. Quale  rappresentanza  Come ricordato da alcuni interventi che ci hanno preceduto,   il valore primario della legge elettorale in un sistema parlamentare è l’effettiva rappresentatività dell’assemblea rappresentativa, non la stabilità governativa. Questo disegno di legge a nostro avviso comprime ulteriormente la rappresentanza, con il “premio di governabilità,   definito giustamente “abnorme”, dato che può produrre artificialmente  maggioranze che non riflettono  le scelte  dell’elettorato, creando  un evidente squilibrio tra i voti raccolti  da partiti e schieramenti nelle urne e i seggi attribuiti alla Camera e al Senato. Il diritto  di scegliere i propri rappresentanti Suscita in noi grande preoccupazione la scelta, che continua ad essere operata anche in questa proposta di legge, delle liste bloccate.  “L’elettore può  esprimere  il proprio voto solo in favore di una lista di partito”, da sola o incoalizione con altre, “su una scheda dove sono già prestampati  i nomi dei candidati delle liste” di collegio, con  il blocco dei candidati sulle liste circoscrizionali per l’attribuzione del premio.  Persone candidate  scelte dai partiti e imposte all’elettorato, facendo venir meno il rapporto, che dovrebbe essere necessario,  tra elettore ed eletto. Distorsioni accentuate dalla possibilità per chi si candida di presentarsi in più collegi. Infatti la proposta prevede che “sono confermate le pluricandidature: il medesimo candidato può presentarsi nelle liste circoscrizionali per l’assegnazione del premio e, contemporaneamente, in fino a cinque liste di collegio plurinominale”. Ciò significa che il seggio, al quale l’elettore  pensa di aver contribuito con il suo voto, potrà essere assegnato a una figura  diversa da quella indicata nella scheda. Il “premierato mascherato” Altro elemento di preoccupazione è la richiesta di indicare nel programma elettorale il nome del candidato proposto come Presidente del Consiglio. Concordiamo con chi  l’ha definito “premierato mascherato” e con chi ha giustamente osservato  che “le elezioni servono a eleggere il Parlamento, non il Governo”. Non bisogna temere il  pluralismo In questi anni abbiamo assistito all’approvazione di leggi che a nostro avviso scardinano principi costituzionali,  come l’Autonomia Regionale Differenziata, contro cui  la nostra associazione si batte da tempo, ma anche come la riforma costituzionale della magistratura, fallita grazie al referendum, riforme  blindate dalla maggioranza, senza alcun confronto con le opposizioni.  Vediamo in questa proposta di  legge elettorale  un ulteriore slittamento verso un sistema  che, oltre a  comprimere  una effettiva rappresentanza, annulla il necessario pluralismo: il parlamento dovrebbe riflettere l’articolazione delle opinioni politiche del corpo elettorale ed essere sede di dialogo e di confronto tra tutte le forze politiche, nella misura in cui rappresentano parti dell’elettorato, non un agone dove prevale una maggioranza creata artificialmente. Questa proposta di legge quindi, a nostro parere,  non è migliorativa di nessuno degli aspetti critici che riguardano i diritti dei cittadini e il rapporto fra chi vota e chi viene eletto o eletta. Sarebbe auspicabile che le forze politiche ne fermassero l’iter  e avviassero una riflessione ampia e condivisa. Chiediamo di restituire alle cittadine e ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenterà  e di sapere a chi danno il voto. Chiediamo di riaprire le porte del confronto  politico, non solo  nei consessi ristretti dei partiti, o nei salotti televisivi, o negli happening elettorali,  ma  di riportarlo  nei territori, tra le persone,  con  uno scambio che non teme critiche.   Chiediamo di favorire la partecipazione al voto, con un’informazione trasparente e facilmente accessibile sui programmi  e sulle persone candidate, abbandonando  la narrazione che mette al centro della scena solo i  leader e i ping pong  sul fatto del giorno. Infine ci uniamo alle associazioni che da anni portano avanti proposte  sul tema, per chiedere  un impegno  per rendere effettivo il diritto di voto anche per i cosiddetti “fuori sede”,   un diritto che riguarda molte categorie che per lavoro o per esigenze personali vivono lontani dal luogo di residenza, ma che riguarda  soprattutto i giovani,  cui spetta farsi parte attiva  nelle scelte per il  futuro del nostro Paese e raccogliere il testimone dei valori che ci sono stati tramandati, a cominciare da quelli  della nostra Costituzione. Associazione Carteinregola Anna Maria Bianchi, Presidente con Isabella Pierantoni Roma, 19 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
May 21, 2026
carteinregola
Villini storici sempre più a rischio (con la modifica della Carta per la Qualità)
Dall’elaborato G2 vigente Non c’è pace per il patrimonio storico architettonico della Capitale. Palazzi e villini privati che fanno parte del Paesaggio, della storia e dell’identità di Roma, offrendo un contributo di bellezza che rende unica al mondo la nostra città, se hanno la disgrazia di trovarsi in zone molto appetibili dal punto di vista immobiliare rischiano la demolizione, per permettere una ricostruzione con una maggiore provvista di cubature e una migliore distribuzione degli spazi.  Finora sono state una minima difesa da demolizioni indiscriminate le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano Regolatore vigente, e soprattutto la Carta per la Qualità, che fa parte del PRG, con gli elaborati G1 e G2 – Guida per la qualità degli interventi– [1], che garantivano che le trasformazioni edilizie di immobili di particolare pregio, non soggetti al vincolo della Soprintendenza statale, fossero sottoposti al parere e alle indicazioni della Sovrintendenza capitolina, per evitare che le caratteristiche che rendevano necessario preservarli non fossero stravolte e, a maggior ragione, che gli edifici non potessero essere distrutti. Via Ticino dopo la demolizione e ricostruzione Si erano già verificati dei casi di “villini” demoliti – Via Ticino [2]– o a rischio demolizione – Villa Paolina [3]– che avevano fatto insorgere associazioni e opinione pubblica e che avevano evidenziato la necessità di una normativa più stringente per tutelare singoli edifici e le “morfologie”, insieme di edifici e spazi (come giardini, strade e piazze): un paesaggio da preservare da interventi incongrui. Una prima crepa si è insinuata in queste buone intenzioni in occasione delle modifiche delle NTA del PRG adottate dall’Assemblea capitolina l’11 dicembre 2024, quando un maldestro inserimento, su cui Carteinregola e altre associazioni si sono immediatamente mobilitate, ha cancellato – per ora non ancora definitivamente – l’eccezione prevista per gli elementi in Carta per la Qualità, rispetto agli interventi edilizi più impattanti, fino alla demolizione e ricostruzione [4]. Villino Pizzamiglio Via dei Ramni- Foto AMBM Ci avevano rassicurato le parole dell’Assessore in occasione di un incontro pubblico del febbraio scorso [5] che assicuravano  un ripensamento rispetto a quella modifica controversa, ma ci duole constatare che evidentemente la volontà di restringere le tutele della Carta per la Qualità non sembra essere  venuta meno. Infatti una recente proposta di Delibera approvata dalla Giunta [6] che andrà al voto dell’Assemblea Capitolina, nell’aggiornamento dell’elaborato G2 (Guida alla Qualità degli Interventi) ha inserito una modifica che può sfuggire ai più, con la quale rientra dalla porta la demolizione e ricostruzione di “villini storici”, rimandando a una costituenda Commissione la valutazione degli interventi edilizi sugli immobili nella Carta. Villino per la Coperativa Ars – Viale Carso Foto AMBM Il 2 maggio scorso l’Associazione Carteinregola ha inviato la lettera in calce al Sindaco Roberto Gualtieri, all’Assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, al Presidente della Commissione Urbanistica Tommaso Amodeo e alle Consigliere e ai Consiglieri della Commissione Urbanistica, che riportiamo in calce, chiedendo “di voler escludere dalle modifiche adottate alle NTA del PRG, una categoria di intervento impattante come la demolizione e ricostruzione per quanto riguarda  gli immobili inseriti nella Carta per Qualità“. Lettera che a oggi non ha ancora avuto alcuna risposta. LA LETTERA INVIATA IL 2 MAGGIO 2026 CON OGGETTO: RICHIESTA MODIFICA NUOVO INSERIMENTO PARAGRAFO “VILLINI STORICI” A INTEGRAZIONE DEL CAPITOLO 4D DELLA PARTE II  DELL’ELABORATO G2 GUIDA PER LA QUALITÀ DEGLI INTERVENTI Il 12 marzo 2026 la Giunta capitolina ha approvato la 34a Proposta (D.G.C. n. 19) “Approvazione delle modifiche agli elaborati gestionali G1.“Carta per la qualità” e G2.“Guida per la qualità degli interventi” – Aggiornamento 2025, pubblicati ai sensi dell’art. 2, comma 6, delle NTA vigenti, integrati con i riscontri alle memorie/osservazioni pervenute a seguito della medesima pubblicazione e con le segnalazioni degli uffici capitolini” da sottoporre al voto dell’Assemblea Capitolina. All’interno dell’allegato 2 “segnalazioni d’ufficio” è inserita una nuova scheda: G2. Guida per la qualità degli interventi – “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II, che si riporta  integralmente di  seguito, nel quale, al paragrafo “Indicazioni per la conservazione e la trasformazione” sono inserite le “Categorie di intervento applicabili: Manutenzione ordinaria, Manutenzione straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione Edilizia”. Quest’ultima, come è noto, comprende anche la “demolizione e ricostruzione”, e infatti più oltre, si legge: “La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna, qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili (…)”. L’Associazione Carteinregola, già in occasione dell’adozione delle modifiche alle NTA del PRG nel 2024, ha ripetutamente fatto presente i rischi in merito alla demolizione e ricostruzione (DR) degli immobili censiti nella Carta per la Qualità. In particolare ha segnalato le conseguenze della previsione di modifica dell’ Art. 16 comma 3 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG adottate dalla  Delibera 102/2024 che introduce che  “ Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. Poiché in ogni tessuto è ammessa la DR, appare evidente che tale prevalenza consentirebbe un indiscriminato ricorso alla demolizione di edifici storici censiti nella Carta per la qualità per effettuare remunerative operazioni immobiliari, azzerando l’impegno pluridecennale dell’amministrazione capitolina per la salvaguardia degli elementi storici e identitari di Roma. Un impegno per preservare immobili e morfologie che non sono oggetto di tutela della Soprintendenza statale ma che – per usare le stesse parole dell’allegato in oggetto – hanno “un valore architettonico, tipologico e culturale, in quanto testimonianze superstiti del processo edilizio, del gusto e del modo di vivere di un’epoca e contributo essenziale alla formazione di tessuti urbani di elevata omogeneità e qualità urbana”. La modifica che si intende introdurre nell’elaborato G2 (Guida alla qualità degli interventi) prevede la possibilità della Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, seppure “preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili”. Da G2 vigente, sezione 4D Facciamo presente che i cosiddetti “villini” attualmente sono inseriti nel capitolo 4d della parte II dell’ Elaborato G2 alla  voce 2) “opere di rilevante interesse architettonico e urbano”, che “comprende oggetti di varia natura” a partire da “edifici residenziali”, categoria nella quale, come specificato nelle relative  “indicazioni per la conservazione e la trasformazione”, “sono consentiti solo gli interventi della gamma compresa tra la Manutenzione ordinaria e il Restauro risanamento conservativo, ma possono essere permessi anche interventi di ristrutturazione edilizia di tipo RE1 [Ristrutturazione edilizia finalizzata alla preservazione, ripristino e valorizzazione NDR] senza variazioni di tipologia e di sagoma ma con modifiche esterne quando una specifica indagine sullo stato di manutenzione e sulle modalità d’uso del manufatto, mostri la necessità di questo genere di operazione. In qualche caso, ad esempio, quando fosse necessario adeguare edifici pubblici a nuove esigenze, riconvertirli a nuove funzioni e consentita anche la R1 con variazione di tipologie di sagoma, ma con grande cautela per giustificati motivi”.  Quindi  l’inserimento che ora si propone  renderebbe, di fatto, l’imponente e oneroso lavoro di censimento che è stato realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina e dall’Università “La Sapienza” un mero esercizio retorico privo di efficacia in termini di salvaguardia. Non riusciamo a comprendere la necessità e le motivazioni di tale inserimento nell’elaborato G2, dato che gli aggiornamenti periodici della Carta per la Qualità consentono già di stralciare quegli immobili che hanno perso le caratteristiche originali o che sono stati “demoliti o riconosciuti come errori materiali o privi dei requisiti relativi alla specifica classe e tipologia”; in caso contrario, perché inserire o mantenere tali elementi nella Carta per la Qualità, se poi possono essere distrutti? Chiediamo alle più alte istituzioni capitoline, a cui spetta anche la responsabilità di istituire e applicare regole per la tutela del patrimonio collettivo e per l’identità storica e culturale della città, di non introdurre tale integrazione nell’ Elaborato G2, e di voler escludere dalle modifiche adottate alle NTA del PRG, una categoria di intervento impattante come la demolizione e ricostruzione per quanto riguarda  gli immobili inseriti nella Carta per Qualità. E vogliamo fare presente che non rassicura la sottoposizione di interventi irreversibili a Commissioni e Tavoli, inevitabilmente soggetti alla discrezionalità personale, alle pressioni, e al contenzioso in sede giudiziaria, se possono prendere decisioni che annullano l’importantissimo e accurato lavoro svolto dagli uffici preposti nelle istruttorie per individuare quegli immobili di particolare pregio che meritano di essere tramandati alle generazioni che verranno. (dalla Decisione di Giunta 19/2026) G2. Guida per la qualità degli interventi – paragrafo “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II Descrizione degli elementi In questa classe sono compresi gli edifici puntiformi individuati nell’arco temporale 1870- 1945, a cui è stato riconosciuto, ad esito di uno studio di selezione basato su ricerche bibliografiche e d’archivio, un valore architettonico, tipologico e culturale, in quanto testimonianze superstiti del processo edilizio, del gusto e del modo di vivere di un’epoca e contributo essenziale alla formazione di tessuti urbani di elevata omogeneità e qualità urbana. Il villino è una tipologia edilizia introdotta nella seconda metà dell’Ottocento per rispondere alle esigenze delle nuove classi sociali in ascesa; concepito come casa mono o plurifamiliari, comprende edifici isolati all’interno del proprio lotto di pertinenza e circondati da giardini privati più o meno estesi. La tipologia edilizia del villino compare ufficialmente nel Piano Regolatore del 1909 di Sanjust che prevedeva che venissero costruiti tutti intorno alla città tre tipi di abitazioni denominati “fabbricati”, “villini” e “giardini”. La differenziazione tipologica serviva ad evitare un’espansione a “macchia d’olio” della città alternando zone ad alta densità con altre a bassa intensità e diveniva pertanto uno strumento di pianificazione urbanistica. Il controllo della densità abitativa dei nuovi quartieri si fondava proprio sull’alternanza di edilizia intensiva ed edilizia estensiva. Pertanto, il villino, a Roma non è solo una tipologia costruttiva singolare a servizio della borghesia, come accade in tutte le città italiane, ma rappresenta uno strumento di pianificazione che caratterizza la scala urbana di intere aree della città. Negli anni ’20 del secolo scorso, questa tipologia, soprattutto nella sua variante di “casetta economica” viene ampiamente usata, al punto da caratterizzare interi quartieri di espansione, e da divenire la tipologia adottata in prevalenza nelle cosiddette Borgate-città Giardino, per la realizzazione della “città dei lavoro e dei lavoratori” Il panorama del villino appare quindi piuttosto variegato, sia in rapporto alla dimensione delle opere che alla ricchezza della loro architettura, e propone una gamma di esempi di qualità variabile: l’edilizia povera ma dignitosa di edifici quasi popolari e quella al contrario di lusso elevato negli  esempi in cui il villino si avvicina a essere una piccola villa urbana. Sebbene li villino sia adeguatamente rappresentato anche da esempi autoriali di alto livello architettonico, il panorama di questo tipo edilizio a Roma annovera centinaia di edifici che hanno valore sistemico piuttosto che singolare, in quanto  all’origine di intere parti di città da questi caratterizzate. L’edificio ha un’altezza generalmente compresa tra i due e i cinque piani fuori terra, così da mantenere una scala umana e domestica lontana dalla monumentalità dei palazzi nobiliari, ed è circondato da giardini di profondità non inferiore a quattro metri. Quanto alla tipologia del villino essa è estremamente varia tanto da comprendere vari stili  architettonici (neoclassico, neogotico, eclettico, razionalista) In questi progetti la capacità di qualificare a livello costruttivo e decorativo sia l’architettura che la scena urbana rappresenta anche la testimonianza dello stretto rapporto che legava le maestranze edili e i collaboratori artistici, il mondo professionale e quello dell’arte decorativa. L’obiettivo principale dell’identificazione della classe “Villini storici” all’interno dell’elaborato gestionale G1. Carta per la Qualità è di assicurare la salvaguardia delle  testimonianze del passato, in cui si riflette l’evoluzione e la stratificazione dell’insediamento urbano, consentendo sia l’adeguamento alle esigenze dell’abitare contemporaneo mediante opere di manutenzione, restauro e ristrutturazione edilizia compatibili, sia il rinnovo del patrimonio edilizio corrente meno qualificato, finalizzato, ad esempio, ad un miglioramento delle prestazioni ambientali ed energetiche. Pertanto, si definiscono i criteri e le modalità operative in considerazione dell’analisi delle caratteristiche specifiche delle tipologie edilizie e del tessuto urbano, attribuendo a ciascuna parte livelli differenziati di tutela e trasformabilità, proporzionati al valore e alle caratteristiche storico-tipologiche riscontrate. La tutela dei caratteri tipologici è finalizzata al riconoscimento degli elementi strutturanti, quali il rapporto tra edificio, spazi aperti/giardino e strada pubblica, nonché le altezze e le articolazioni volumetriche. Tali aspetti costituiscono infatti l’espressione di un vero e proprio “sistema urbanistico”, la cui conservazione e analisi risultano utili per la riprogettazione, a diverse scale, del contesto circostante e dello spazio urbano, in una prospettiva di salvaguardia più evoluta e complessa. Indicazioni per la conservazione e la trasformazione Fermo restando l’obbligo di acquisire i pareri di cui all’art. 16, commi 9 e 10, delle NTA del PRG vigente, le categorie di intervento consentite si intendono, di norma, coincidenti con quelle previste per i tessuti urbani nei quali gli edifici risultano localizzati. Categorie di intervento applicabili: Manutenzione ordinaria, Manutenzione straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione Edilizia. Le categorie di intervento non son applicabili in modo automatico: la loro ammissibilità deve essere accertata mediante un processo di verifica che tenga conto non soltanto degli aspetti tecnici, ma anche, e soprattutto, del valore documentale e testimoniale del bene. Tale valutazione riguarda, in particolare, il grado di trasformabilità dell’edificio rispetto ai suoi caratteri tipologici, architettonici e stilistico-decorativi, quali fattori che ne determinano il valore storico e identitario. In questo senso, ogni intervento deve porsi l’obiettivo prioritario di preservare gli elementi qualificanti degli edifici e delle relative aree di pertinenza, salvaguardando la coerenza formale e materica e garantendo la continuità del rapporto con il contesto urbano e paesaggistico. La redazione del progetto deve essere, dunque, preceduta e accompagnata da un’analisi storico-critica approfondita dell’edificio oggetto di intervento, finalizzata a verificare e documentare tutti i valori che lo caratterizzano: urbanistici, morfologici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, decorativi e artistici. Tale analisi deve estendersi non soltanto al nucleo originario dell’edificio, ma anche alle eventuali aggiunte e modifiche intervenute nel tempo, in modo da restituire un quadro complessivo della sua evoluzione. È necessario evidenziare, da un lato, gli elementi tipologici, architettonici, stilistici e decorativi che ne costituiscono i caratteri distintivi, e, dall’altro, le manomissioni o alterazioni che hanno compromesso l’organismo originario. Sulla base di questo processo conoscitivo sono definiti, caso per caso, in maniera puntuale il livello di trasformabilità dell’immobile e le modalità di intervento più adeguate, nel rispetto della sua identità storica e formale, ma anche in coerenza con le esigenze di adeguamento funzionale e abitativo contemporaneo; gli interventi possono essere soggetti a limitazioni o prescrizioni puntuali, che orientano le modalità operative  verso soluzioni rispettose delle caratteristiche originarie dell’edificio. In particolare, gli interventi sull’organismo edilizio, sulle sue Componenti e sulle relative pertinenze devono attenersi agli obiettivi specifici , alle prescrizioni e alle limitazioni d1 seguito riportate: – Conservazione dei caratteri strutturanti, quali il rapporto tra edificio, spazi aperti/giardino e strada, l’altezza massima e la configurazione volumetrica. – Conservazione dei caratteri architettonici e costruttivi originari delle unità edilizie, qualora ne sia verificata la permanenza, nonché della composizione dei prospetti; – Conservazione delle facciate, comprensive delle superfici di finitura e del disegno degli infissi, con particolare attenzione agli elementi di valore formale e ai dettagli architettonici e decorativi se presenti – Conservazione/manutenzione degli spazi aperti, eventualmente ripristinando e/o aumentando la permeabilità dei suoli mediante l’eliminazione/sostituzione delle pavimentazioni bituminose o incongrue; – Conservazione/recupero/ripristino dei giardini storici/storicizzati, mantenendo gli elementi caratteristici, anche se aggiunti all’impianto originario in epoca successiva, quali passaggi esterni coperti o gazebi ottocento-primonovecenteschi; – Conservazione/manutenzione delle recinzioni, cancellate e muri perimetrali originari, se presenti, in quanto parti costitutive di un insieme unitario con le costruzioni; – Conservazione della sagoma degli edifici, fatta eccezione per l’eliminazione delle superfetazioni e per le modeste modifiche funzionali alle coperture, oltre agli adeguamenti strettamente necessari all’inserimento di impianti di sollevamento destinati al superamento delle barriere architettoniche. Nel rispetto delle limitazioni sopra indicate, sono consentiti: – Accorpamenti e frazionamenti delle unità immobiliari, in conformità alla normativa di settore nonché ai requisiti per l’edilizia residenziale riguardanti l’articolazione e il dimensionamento dei vani; -Eliminazione delle barriere architettoniche, previa verifica delle soluzioni tecniche e con l’adozione dei dispositivi maggiormente compatibili con le caratteristiche tipologiche e architettoniche dell’edificio; – Interventi finalizzati al risparmio energetico tali da garantire la compatibilità con i caratteri tipologici e architettonici dell’edificio e con gli elementi decorativi esistenti; Adeguamenti sismici e tecnologici tali da garantire la compatibilità con i caratteri tipologici e architettonici dell’edificio e con gli elementi decorativi esistenti. La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna. qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili: • categoria di intervento: descrizione dettagliata delle opere previste (demolizione, ricostruzione, ampliamento, ecc.) nell’ambito delle categorie d’intervento definite dalle NTA del PRG e dalle norme vigenti; • caratteri distintivi e stilistici dell’edificio: nell’ambito della classe “villini storici” che include una gamma di esempi molto ampia e con caratteristiche differenti, identificazione della variante di appartenenza (numero di piani, articolazione degli ambienti, presenza di elementi decorativi, ecc); • caratteri strutturanti e caratteri architettonici e costruttivi originari: individuazione di tutti gli elementi originari preesistenti e permanenti che concorrono alla definizione della tipologia e del “sistema urbanistico” di riferimento; • parti dell’immobile interessate dall’intervento: descrizione analitica delle componenti edilizie, degli spazi aperti di pertinenza e degli eventuali altri elementi oggetto dell’intervento. Inoltre, gli studi devono riguardare l’edificio originario e le eventuali aggiunte o modifiche ed evidenziare sia gli elementi tipologici, architettonici, stilistici, decorativi distintivi dell’edificio, che le manomissioni o alterazioni intervenute rispetto all’organismo originale. Villino Via di Villa Sacchetti G2 FOTO AMBM (a corredo dell’articolo alcune immagini di edifici inseriti nella Carta per la Qualità) Vedi anche *  Modifiche al PRG cronologia materiali * Il video del webinar – Modifiche al Piano regolatore: quale interesse pubblico? 2 dicembre 2024 al comma 3 dell’articolo 16 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore  è aggiunto al testo vigente: “Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. * Modifiche PRG: il video del webinar sulla Carta per la Qualità 24 gennaio 2024 *  Piano Casa e legge di rigenerazione urbana- cronologia e materiali  20 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE [1] vedi La Carta per la Qualità La Carta per la Qualità è un elaborato gestionale del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 18 del 12 febbraio 2008 e divenuto vigente con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 14 marzo 2008. È costituita da 34 fogli in scala 1:10.000 (allegato G1) e dalla “Guida per la Qualità degli interventi” (allegato G2). È possibile consultare gli elaborati al link www.urbanistica.comune.roma.it scarica G2. Guida per la qualità degli interventi 2008 vedi il sito del Dipartimento Urbanistica Elaborato gestionale G1. “Carta per la Qualità” – II fase – Aggiornamento 2025 [2] Vedi Via Ticino non è che l’inizio: arrivano gli effetti del Piano casa della Regione Lazio di Paolo Gelsomini 12 gennaio 2018 [3] vedi Villa Paolina è (quasi) salva 21 giugno 2019 vedi anche l’lniziativa di Carteinregola 10 parole per l’urbanistica del 1 luglio 2019 “Conoscere il PTPR per tutelare il Paesaggio” con un focus su tutela del Paesaggio urbano e in particolare del centro storico e della città storica, sala della Parrocchia di San Saturnino  (> vai al programma) [4] Scarica 102a Proposta (Dec. G.C. n. 53 del 13 giugno 2023) Adozione, ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 1150/1942 e L.R. n. 19/2022, della variante parziale alle Norme Tecniche di Attuazione del PianoRegolatore Generale vigente, approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18 del 12 febbraio 2008. Vedi Adozione Modifiche NTA PRG – ART. 16 Carta per la Qualità 8 febbraio 2025 vedi Modifiche NTA Modifiche Piano Regolatore: la Carta per la qualità diventa Carta straccia 25 marzo 2025  Vai al confronto tra il testo del PRG vigente, le modifiche adottate dalla Giunta nel giugno 2023 e le modifiche della Delibera adottata dall’Assemblea l’11 dicembre 2024 Vai alle Osservazioni di Carteinregola alle NTA del PRG adottate – inviate il 3 aprile 2025 [5] vedi l’intervento dell’Assessore Veloccia al convegno di AVS del 18 febbraio scorso sulle modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano regolatore  Modifiche alle NTA del PRG, a che punto siamo (con un intervento dell’Assessore Veloccia) [6] vedi Decisione di Giunta del 12 marzo 2026 34a Proposta (D.G.C. n. 19) “Approvazione delle modifiche agli elaborati gestionali G1.“Carta per la qualità” e G2.“Guida per la qualità degli interventi” – Aggiornamento 2025, pubblicati ai sensi dell’art. 2, comma 6, delle NTA vigenti, integrati con i riscontri alle memorie/osservazioni pervenute a seguito della medesima pubblicazione e con le segnalazioni degli uffici capitolini”  [SCARICATA DAL SITO ISTITUZIONALE SEZIONE ODG E PROPOSTE ASSEMBLEA CAPITOLINA]
May 20, 2026
carteinregola
Newsletter del 19.05.26 – MercatoBIO. Circolo Lettura. CinematinéBimbi. Cineforum. Yoga e Thai Chi in giardino. etc…
Maggiori info e andamento delle sottoscrizioni Casale Podere Rosa Biblioteca sociale Passepartout Newsletter del 19.maggio.2026 Appuntamenti della settimana: MercatoBIO sabato 23 maggio dalle 9 alle 13. Novità: l’azienda Pedecò (Mentana) con miele, sciroppo di petali di glicine e la delizia di mele e petali di glicine. YOGA e THAI CHI lezioni in giardino: Salvo imprevisti, … Leggi tutto "Newsletter del 19.05.26 – MercatoBIO. Circolo Lettura. CinematinéBimbi. Cineforum. Yoga e Thai Chi in giardino. etc…"
May 19, 2026
Casale Podere Rosa
Cineforum (e non solo…) in saletta venerdì 22 e sabato 23 maggio 2026
venerdì 22 maggio per la rassegna SocialCinema: Due storie simili entrambe realmente accadute in Sardegna, che raccontano bene la dolorosa tensione tra progresso e identità, tra chi vede nel cemento una promessa di futuro e chi riconosce nella terra la memoria di un passato da non tradire. ore 18,00 ANNA di Marco Amenta Italia 2023 … Leggi tutto "Cineforum (e non solo…) in saletta venerdì 22 e sabato 23 maggio 2026"
May 19, 2026
Casale Podere Rosa
40 anni dopo Chernobyl
40 ANNI DOPO CHERNOBYL – 21 Maggio 2026 Cronache inedite di una catastrofe nucleare alla luce del piano nucleare del governo Meloni Ore 18:30 Discussione e apericena Ore 21:00 Proiezione del film RASPAD – Realizzato in Russia nel 1990 sulle conseguenze di quella catastrofe Csoa Ipo – Via Capo d’acqua 1, Marino
May 18, 2026
CSOA Ipo'
In morte di due fratelli di classe.
COME SEMPRE PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DEL CIP TAGARELLI  SULLA UCCISIONE DEL LAVORATORE  BAKARI SAKO SUL RAZZISMO ,ARTICOLO EMOZIONANTE  CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE TUTTI I LAVORATORI VISTO CHE PER IL SI COBAS(CHE ORGANIZZA TRENTATRE NAZIONALITA’ DIVERSE) I LAVORATORI NON HANNO PATRIA DA DIFENDERE MA DIRITTI E DIGNITA’ DA CONQUISTARE PER LA CLASSE SOCIALE CHE PRODUCE LA RICCHEZZA. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE Sul brutale assassinio di Bakari Sako, 35 anni, immigrato del Mali, ucciso da un gruppetto di ragazzini (italiani di primissima generazione) a Taranto mentre, alle 5 di mattina, andava in bicicletta verso i campi dove lavorava, a salario di fame, perchè noi potessimo mettere sulle nostre tavole frutta e verdura, i particolari li abbiamo letti sui giornali. Poteva salvarsi, se l’italianissimo padrone del bar dove si era rifugiato già sanguinante avesse chiamato la polizia invece di buttarlo fuori. Mille tarantini hanno partecipato al suo funerale. Il sindaco era assente. I particolari  sulla morte di Mustapha Ladid, operaio nato  in Marocco 32 anni fa, morto avvelenato a Bergamo il 12 maggio dopo aver trascinato due compagni di lavoro fuori da una cisterna dove stavano soffocando, invece, non li abbiamo letti. Non abbiamo letto neppure che a sua madre il governo italiano ha negato il visto per venire a prendere la salma del figlio. Per Bakari Sako neanche una parola da quella classe politica che, da anni, ha sdoganato il razzismo, che si fa un punto d’onore nel respingere in mare le migliaia di donne, bambini e uomini che fuggono dalla fame, dalla miseria, dalle guerre – come nel passato abbiamo fatto noi, migrando in tutto il mondo, dal Belgio alla Germania all’Argentina – governo che spende milioni per deportare in Albania (sprecando i nostri soldi) esseri umani che hanno la sola “colpa” di cercare un futuro migliore per sé e per i loro figli. Due “immigrati”, due operai che, come milioni di altri italiani, venivano sfruttati, lavoravano per mantenere la famiglia con salari da fame. Uno nei campi, dove ogni anno muore qualcuno per aver lavorato sotto il sole cocente per 10/12 ore al giorno. L’altro cercando di salvare due compagni di lavoro (italiani). Salari da fame come noi, zero diritti come noi, sfruttamento bestiale come noi, infortuni e morti di profitto come noi. Fratelli di classe. Oggi, invece, leggerete sui giornali  i soliti sproloqui di quello sciacallo (*) di Salvini e compagnia bella sui fatti di Modena: un uomo di origini marocchine, Salim El Koudri, italiano nato 31 anni fa a Seriate, nella “Padania” profonda, in cura per problemi psichiatrici, che ha investito con l’auto dei passanti, facendo 4 feriti gravissimi (ieri a Milano un italiano di 60 anni ha falciato due pensionati settantenni che attraversavano sulle strisce pedonali..). Ma se sei scuro di pelle la malattia mentale non vale. Nota bene: a fermarlo sono stati due ragazzi pakistani. (*) Sciacallo: persona che approfitta delle disgrazie altrui per il proprio tornaconto. (dizionario Treccani). Il razzismo è da sempre l’arma principale per dividere i lavoratori. Lo sanno bene i nostri padri e i nostri nonni, che sono stati immigrati. I padroni NON sono razzisti, a loro va bene la carne da macello di qualsiasi colore, basta che sia obbediente, remissiva e, soprattutto, divisa. Lasciano il compito ai politici: è vecchia come il cucù …quando le cose vanno male diamo la colpa agli ultimi, qualunque sia il colore della pelle: a chi si ribella allo sfruttamento, a chi rivendica diritti e salari dignitosi, a chi non vuole morire per il profitto di pochi… vediamo di non cadere nella trappola un’altra volta. Rabbia e solidarietà di classe per combatterli, perché non siamo sulla stessa barca (italiana..): noi lavoratori di qualunque paese sulle zattere e loro sui transatlantici di lusso. L'articolo  In morte di due fratelli di classe. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
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May 15, 2026
carteinregola
Sembra una fake, ma non lo è: vogliono costruire un edificio accanto alla Galleria Borghese
Immagini della Galleria Borghese da Google maps L’allarme per uno sciagurato progetto che riguarda la Galleria Borghese e la Villa Storica. Con il testo della Memoria della Giunta Gualtieri e un riepilogo dei vincoli a cura di Daniela Rizzo. Una notizia che non avremmo mai pensato di leggere, e che purtroppo è autentica [1], è che la Direttrice dell’istituto “Galleria Borghese” ha sottoscritto un contratto di “sponsorizzazione tecnica” con la società di ingegneria PROGER S.p.A., che ha fornito un “progetto di fattibilità tecnico economica” per realizzare “un nuovo volume” – leggi “un nuovo edificio” -“contermine” – leggi “nelle immediate vicinanze“- “all’attuale sede“, cioè accanto al Museo della Galleria Borghese, dentro il Parco della Villa Borghese. Una Villa Storica, uno dei luoghi più tutelati e preziosi del patrimonio romano, italiano, mondiale. L’iniziativa è stata formalizzata da un Avviso di aggiudicazione della sponsorizzazione tecnica del 7 gennaio 2026 firmato dalla Direttrice e ha ottenuto l’adesione della Giunta Gualtieri con una Memoria del 5 maggio 2026 [2]. da Google maps Già solo a guardare la mappa dello spazio “contermine” alla Galleria Borghese, ci si chiede dove si possa pensare di costruire un nuovo edificio senza devastare il paesaggio, gli alberi, l’armonia del rapporto tra gli spazi degli edifici storici e i perimetri dei giardini e dei viali. Senza infliggere ferite inaccettabili a un patrimonio collettivo che ci è stato tramandato da secoli. La motivazione, fornita dagli avvisi della Direzione [3] è la necessità “di accogliere simultaneamente un maggior numero di visitatori senza pregiudicare la sicurezza dei percorsi e, al contempo, di aumentare l’offerta espositiva, delle aree di servizio, delle aree tecniche, didattiche e di sala conferenze considerando un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro“. > “Così a Villa Borghese si esporrebbero troppe poche opere; entrerebbero troppi > pochi visitatori; si staccherebbero troppi pochi biglietti; si fatturerebbe > troppo poco: e quindi, con la logica di un ipermercato, ecco che bisogna > aumentare, aumentare, aumentare. E pazienza se si sventra un parco secolare > che è prezioso in ogni sassolino della ghiaia. Pazienza se si ribalta > l’identità estetica secolare di una cosa viva e unica al mondo...”Tomaso > Montanari Il Fatto Quotidiano 12 maggio 2026 . E non avremmo mai immaginato che a tale sciagurato progetto si aggiungesse l’adesione della Giunta di Roma Capitale, con la citata Memoria [2], che fa proprie le motivazioni della Direttrice della Galleria – “è interesse pubblico di Roma Capitale promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale, favorendo la realizzazione di interventi che potenzino l’attrattività internazionale della città, migliorino la fruibilità degli spazi pubblici e garantiscano elevati standard di accoglienza e sicurezza per i cittadini e i turisti” – giungendo perfino a sostenere che “l’adesione al progetto si pone in perfetta continuità con le linee programmatiche di questa Amministrazione, che individua la valorizzazione del patrimonio monumentale e nella modernizzazione dei servizi culturali, due pilastri fondamentali per la Roma del futuro“. Anche se in più passi delle Linee programmatiche c’è scritto che l’Amministrazione intende valorizzare la cultura in ogni angolo della città, soprattutto fuori dai circuiti tradizionali [4]. Ma soprattutto sembra incredibile che non si sia pensato ai numerosi edifici storici di proprietà pubblica inutilizzati sparsi nel centro storico ma anche in quartieri semicentrali e periferici della Capitale, per creare nuovi spazi museali, salvando palazzi che appartengono alla storia della città dalla condanna della “privatizzazione” e dalla probabile conversione in alberghi di lusso. Ne è la mesta parabola la vicenda, ormai chiusa, di Palazzo Nardini [5]. Ma è anche significativo che pochi mesi fa, con un ‘altra Memoria di Giunta [6] l’Amministrazione abbia pensato di rivolgersi ai soliti operatori privati per individuare un progetto per il “Dente Cariato”, un immobile accanto a Stazione Termini e a pochi metri dal Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, con la solita prospettiva di una concessione di 50 anni, per qualche servizio pubblico a corredo di un investimento che naturalmente deve essere remunerativo per gli investitori privati [7]. In seguito alla diffusione della notizia si sono subito levate le voci di Italia Nostra e dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli [8], oltre a quelle di autorevoli esponenti del mondo culturale, come Giulio Cederna [9] e Tomaso Montanari [10]. Noi speriamo che si levino molte altre voci, a tutela di un patrimonio dell’umanità, un luogo nel cuore del cuore di Roma, sopravvissuto per secoli e che oggi rischia di essere sfigurato per sempre. Post scriptum: qual’è il limite? Se si accetta che si possa costruire un nuovo edificio accanto alla Galleria Borghese, arriveremo ad analoghe operazioni in altri luoghi che riteniamo intoccabili? Potremo scoprire che è stato sottoscritto un contratto di “sponsorizzazione tecnica” per un progetto per “un nuovo volume contermine” al Colosseo, oppure all’interno dei Fori, per realizzare “aree didattiche, sale, conferenze e servizi al pubblico“, “trasformando un museo “di passaggio” in un HUB culturale attivo e accessibile, capace di generare ricadute economiche e sociali positive per l’intero tessuto cittadino“, naturalmente affidando il progetto a “qualificati studi di architettura di fama nazionale internazionale“? Anna Maria Bianchi Missaglia 12 maggio 2026 per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com Da Google maps scarica la Memoria di Giunta MEMORIA N. 24 DEL 5 MAGGIO 2026 Memoria avente ad oggetto Adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) relativo all’ampliamento delle strutture espositive e di servizio della Galleria Borghese. MEMORIA N. 24 DEL 5 MAGGIO 2026 Oggetto: Adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) relativo all’ampliamento delle strutture espositive e di servizio della Galleria Borghese. Premesso che la Galleria Borghese rappresenta uno dei complessi museali di maggior prestigio a livello mondiale, polo di attrazione fondamentale per il turismo culturale d’identità storica di Roma Capitale, l’attuale configurazione dell’immobile monumentale impone limiti strutturali alla capacità di accoglienza, alla fruizione di importanti opere oggi confinate in magazzini, alla sicurezza e accessibilità dei percorsi e l’espansione dei servizi necessari (aree didattiche, sale, conferenze e servizi al pubblico) è pervenuta a Roma Capitale la comunicazione ufficiale da parte della Direttrice dell’istituto Galleria Borghese (protocollo MIC/MIC_GA-BOR 25.03.26 -001838-P) relativa alla sottoscrizione di un contratto di sponsorizzazione tecnica tra la stessa Galleria Borghese e la società di ingegneria PROGER S.p.A. avente ed oggetto la fornitura di una proposta di un progetto di fattibilità tecnico economica (PFTE) per la realizzazione di un nuovo volume contermine all’attuale sede Considerato che è interesse pubblico di Roma Capitale promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale, favorendo la realizzazione di interventi che potenzino l’attrattività internazionale della città, migliorino la fruibilità degli spazi pubblici e garantiscano elevati standard di accoglienza e sicurezza per i cittadini e i turisti ; l’intervento proposto si configura specificatamente come una operazione di rigenerazione funzionale di uno dei nodi culturali più importanti al mondo e qualificanti per Roma Capitale la creazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alle conferenze restituirebbe alla collettività, un luogo di formazione aggregazione, trasformando un museo “di passaggio” in un HUB culturale attivo e accessibile, capace di generare ricadute economiche e sociali positive per l’intero tessuto cittadino, come enunciato nell’interlocuzione con la Galleria Borghese, in relazione all’ipotesi di progetto dell’intervento di riqualificazione proposto; l’adesione al progetto si pone in perfetta continuità con le linee programmatiche di questa Amministrazione, che individua la valorizzazione del patrimonio monumentale e nella modernizzazione dei servizi culturali, due pilastri fondamentali per la Roma del futuro; l’iniziativa risponde alla visione di una Città che non si limita a conservare il passato, ma investe in architettura di qualità internazionale e in soluzioni innovative per la fruizione dei beni comuni; la scelta proposta dalla Galleria Borghese di ricorrere ad un confronto tra i più qualificati studi di architettura di fama nazionale internazionale può garantire l’eccellenza qualitativa richiesta dal contesto di elevatissimo pregio storico, artistico, paesaggistico di Villa Borghese, Roma Capitale, in quanto ente gestore del territorio della Villa storica circostante, ha un interesse primario nel monitorare e favorire interventi che migliorino la logistica urbana e la valorizzazione del patrimonio comune, preservandone l’integrità e garantendo il migliore funzionale afflusso di visitatori, la funzionale valutazione, nonché la semplificazione delle procedure amministrative e tecniche si realizza in modo ottimale con una collaborazione integrata fra lo Stato (Ministero della cultura/Galleria Borghese) e Roma Capitale, data la natura del sito, sottoposto a molteplici vincoli di tutela (archeologica, architettonica, paesaggistica); la sinergia istituzionale è un requisito operativo indispensabile per garantire che il nuovo volume si inserisca armonicamente nel contesto di Villa Borghese l’adesione di Roma Capitale all’iniziativa della Galleria Borghese funge da garante dell’equilibrio tra le esigenze del museo e la salvaguardia e l’integrità del Parco Storico, assicurando una visione unitaria della gestione del territorio e semplificando processi decisionali complessi; con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 136/2019 [11]è stato approvato il Regolamento delle prestazioni a carico di terzi per lo svolgimento di manifestazioni degli eventi privati ai sensi dell’articolo 22, comma 3 bis, Dlgs 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazione della legge 21 giugno 2017, n. 96; l’art. 3, comma 1, lett. a) del regolamento medesimo [11] prevede la possibilità per la Giunta Capitolina di riconoscere il pubblico interesse tramite apposito memoria. L’iniziativa non comporta oneri finanziari a carico di Roma Capitale LA GIUNTA CAPITOLINA per tutto quanto sopra premesso, che qui si ritiene che integralmente richiamato riconosce la rilevanza istituzionale e il pubblico interesse all’adesione di Roma Capitale all’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la realizzazione di un nuovo edificio in uno spazio contermine all’attuale sede della Galleria, volto a migliorare l’accoglienza, la sicurezza dei percorsi e ad aumentare l’offerta espositiva, didattica e i servizi ai visitatori riconoscendone l’alto valore strategico per la città; dà mandato alla Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali e nello specifico le Direzionie interventi su Edilizia Monumentale e Patrimonio Artistico delle Ville Storiche in coordinamento con il Dipartimento Attività Culturali, e Ambiente e Programmazione Urbanistica, quali strutture dell’Amministrazione preposte a collaborare con il Ministero della Cultura -Galleria Borghese – di partecipare al procedimento finalizzato a garantire che i contenuti delle ipotesi progettuali che verranno proposte, assicurino la coerenza dell’intervento con il pregio storico – paesaggistico di Villa Borghese, ferma restando la prospettiva di piena collaborazione per la successiva governance del nuovo volume espositivo, dando contestualmente mandato alla Sovrintendenza Capitolina di attivare ogni procedura necessaria a supportare, in via preliminare, l’iter amministrativo una volta ricevute le proposte progettuali dell’ampliamento, affinché esse siano coerenti con la valorizzazione complessiva del sistema monumentale e ambientale di Villa Borghese. firmato Assessora all’agricoltura ambiente e ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi, Assessore all’urbanistica Maurizio Veloccia, Assessore alla cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria Massimiliano Smeriglio CRONOLOGIA GALLERIA BORGHESE a cura di Daniela Rizzo – Fine 1500: La famiglia Borghese acquisisce terreni fuori Porta Pinciana, nucleo dell’attuale Villa Borghese. – 1605: Camillo Borghese diventa papa con il nome Paolo V. – 1607: Il nipote, cardinale Scipione Borghese, avvia la costruzione della villa suburbana destinata alla collezione. Architetto: Flaminio Ponzio, sostituito alla sua morte (1613) da  Giovanni Vasanzio. -1613–1616: Trasferimento nella villa delle prime opere della collezione Borghese. -1617-1619: Costruzione dell’Uccelliera (Girolamo Rainaldi) e sistemazione dei giardini. -1618–1625: Gian Lorenzo Bernini realizza i grandi gruppi scultorei (Enea e Anchise, Ratto di Proserpina, David, Apollo e Dafne). -1808:  Il principe Camillo Borghese, sotto pressioni napoleoniche, vende al Louvre 154 opere (tra cui il Gladiatore Borghese). -1820–1900: La villa rimane proprietà Borghese, con modifiche ai giardini e uso mondano. -1833: per evitare le dispersioni dei capolavori che costituivano la collezione Borghese ( privata di capolavori in seguito alle vicende successive alla Rivoluzione francese, alla spoliazione durante la Repubblica Romana e alla vendita nel 1807 a Napoleone di gran parte della collezione archeologica) il principe Francesco Aldobrandini Borghese fa vincolare con il Fidecommisso tutte le opere contenute nel casino. -1902: Lo Stato italiano, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Parlamento nel dicembre 1901, acquista l’intera Villa (con il parco, gli edifici e tutte le opere d’arte interne e esterne), compresa la collezione in essa contenuta e salvaguardata proprio dal vincolo fidecommissario. -1903: l’originaria unità di Parco e Casino si perse quando lo Stato italiano cedette al Comune di Roma il parco con tutte le sculture all’aperto e gli edifici esistenti, mantenendo la proprietà del casino e delle collezioni ivi contenute. Nasce così ufficialmente la Galleria Borghese come museo pubblico. – 1983–1997: Grande restauro architettonico e museografico; riapertura nel 1997. – 2014: La Galleria Borghese diventa museo autonomo del Ministero della Cultura. Situazione vincolistica 1- Vincolo monumentale – Bene culturale (D.Lgs. 42/2004, Parte II) La villa-casino è un bene culturale tutelato integralmente ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Il vincolo riguarda: l’edificio storico (Casino Nobile / Galleria Borghese), gli apparati decorativi interni, le pertinenze storiche immediate. Qualsiasi intervento (restauri, impianti, modifiche visive, pubblicità, allestimenti) richiede autorizzazione della Soprintendenza Speciale di Roma (art. 21–22 D.Lgs. 42/2004). 2- Vincolo sul Parco di Villa Borghese Il parco di Villa Borghese è tutelato  “ope legis” dall’art. 142 ( comma 1, lett. c e g del Codice), come area verde storica e come parco urbano di particolare pregio. 3- Vincolo paesaggistico (art. 136 D.Lgs. 42/2004) Il Parco è incluso tra le aree tutelate per legge, inserito nel PTPR “paesaggio dei parchi e delle ville storiche”, bene paesaggistico di valore eccezionale, valore botanico e compositivo, presenza di edifici e arredi storici, ruolo nel sistema delle ville storiche romane. Scheda di catalogo ICCD (giardino storico, codice RM020-000789) Qualsiasi intervento su: verde storico, percorsi, illuminazione, arredi, infrastrutture, eventi che alterino l’aspetto del luogo  richiede l’autorizzazione paesaggistica (art. 146 D.Lgs. 42/2004). 4- Il PRG di Roma la inserisce tra: “Ville storiche” e “Verde pubblico vincolato”         Tipo di vincoloRiferimento normativoAmbitoAutorità competenteBene culturale (monumentale)D.Lgs. 42/2004, art. 10–21Casino Nobile / Galleria BorgheseSoprintendenza Speciale ABAP RomaVincolo paesaggistico (ope legis)Art. 142, comma 1, lett. c e gIntero Parco di Villa BorgheseRegione Lazio – Direzione PaesaggioTutela archeologicaArt. 142, comma 1, lett. mSottosuolo e aree di scavoSoprintendenza Speciale ABAP RomaTutela urbanistica (PRG)NTA PRG Roma – Tav. Verde storicoParco e pertinenzeComune di Roma – Dip. PAU Fonti * SITAP – Sistema Informativo Territoriale Ambientale Paesaggistico (Regione Lazio) * Vincoli in Rete – Ministero della Cultura * PRG Roma Capitale – Tavole Verde Storico e Ville Storiche * PTPR Lazio – Paesaggio dei parchi e delle ville storiche NOTE [1] Vedi tra gli altri gli articoli di Repubblica 7 maggio 2026 La Galleria Borghese si allarga. “Un edificio accanto al museo” di Valentina Lupia [2] Vedi testo in calce all’articolo [3] scarica AVVISO ex art.134, comma 4, del D. Lgs. n. 36/2023 Oggetto: Avviso pubblico relativo alla ricezione di offerta di sponsorizzazione tecnica ai sensi dell’art. 134 del D.Leg.vo n. 36 del 2023 e dell’art. 120 del D.Leg.vo n. 42 del 2004 e smi e circolare del Ministero della Cultura n. 28 del 17 giugno 2016, avente ad oggetto la fornitura del progetto di fattibilità tecnico economica di un nuovo edificio da realizzare in uno spazio contermine all’immobile che ospita la Galleria e che consenta di accogliere simultaneamente un maggior numero di visitatori senza pregiudicare la sicurezza dei percorsi e, al contempo, di aumentare l’offerta espositiva, delle aree di servizio, delle aree tecniche, didattiche e di sala conferenze considerando un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro. del 17 novembre 2025 scarica AVVISO DI AGGIUDICAZIONE SPONSORIZZAZIONE AI SENSI DELL’ART. 134 DEL D. LGS. N. 36/2023 E DELL’ART. 120 DEL D.LGS N. 42/2004 E S.M.I. E DELLA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA CULTURA N. 28 DEL 17 GIUGNO 2016 del Ministero della Cultura Galleria Borghese [4] Da 147a Proposta (Dec. G.C. n. 125 dell’11 novembre 2021) Linee programmatiche del Sindaco Roberto Gualtieri per il mandato amministrativo 2021 -2026 scarica 2.6 La città unita, dalle periferie al centro Riuniremo Roma, oggi divisa da profondi divari territoriali, attorno alla sua peculiare Forma Urbis, che ha al cuore le reti ambientali, ecologiche, il reticolo idrografico di superficie e il sistema dei parchi, intrecciato e intimamente connesso con il suo straordinario e diffuso patrimonio storico-culturale, e con il sistema romano della cultura e della conoscenza. Si tratta di risorse uniche, da tutelare e valorizzare. A questo fine saranno prese misure specifiche, come lo stop al consumo di suolo nell’Agro romano. Tra i nostri primi impegni ci sarà la costruzione di un patto con gli operatori del settore per orientarne gli interessi verso il recupero di edifici inutilizzati o sottoutilizzati (in particolare nelle aree commerciali e industriali), il riuso di quanto già costruito, la rigenerazione urbana, la realizzazione di infrastrutture e servizi pubblici, anche attraverso la possibile ricollocazione delle previsioni edificatorie e urbanistiche non attuate.(…) 3.2 La città delle arti, della scienza, della creatività e del talento La cultura prodotta e fruita a Roma è da sempre un elemento fondamentale dell’identità del nostro Paese e cardine della sua proiezione nel mondo. La vita culturale, intrecciata allo sviluppo di conoscenza, sarà il volano dello sviluppo sostenibile, intelligente ed inclusivo di Roma: svilupperemo un approccio che generi un’offerta più ampia della città, che stimoli la capacità di immaginare opportunità differenziate rivolte agli abitanti, agli operatori e ai target turistici con interessi diversi. Un approccio che favorisca sinergie tra attori privati e pubblici nella promozione e nella pianificazione di un’offerta complessiva della città. Per un nuovo approccio partecipato e unitario, agiremo su queste direttrici: Istituiremo un “Consiglio della Cultura di Roma”, presieduto dal Sindaco, che rafforzerà il rapporto con i principali attori istituzionali e i diversi protagonisti del mondo della cultura e della conoscenza, con funzioni di coordinamento, per disegnare un piano d’azione strategico che accresca insieme la libertà e diversificazione dell’iniziative e dell’offerta culturale. In tale ottica daremo vita a una collaborazione sistematica con i Municipi per favorire un decentramento culturale di qualità, attraverso la co-programmazione di programmi pubblici e il coordinamento dell’offerta culturale. (…)Quanto alla rete museale, avendo Roma una storia museale stratificata e diffusa, ci impegneremo a proteggerla e valorizzarla con iniziative concrete e investimenti importanti. Ma Roma è anche un museo diffuso che salvaguarderemo e, soprattutto, renderemo fruibile attraverso competenze, accordi e investimenti nella cultura, a partire dal personale specializzato. Vedi anche Roma. E tutti noi.  Programma di Gualtieri Sindaco agosto 2021  Pag. 82 Un nuovo approccio partecipato e unitario (…) L’individuazione di luoghi culturali come “cerniera” tra centro e periferia. Visto il forte squilibrio dell’offerta nei quartieri più periferici, miriamo, insieme ai membri della società civile, ad individuare, riqualificare e mettere a fruizione per attività culturali e turistiche luoghi strategici e siti abbandonati nei quartieri più periferici allo scopo di incentivare cittadini e turisti a visitare le periferie cittadine per iniziative culturali. L’ampliamento della fruibilità di musei e siti culturali civici, rafforzando gli strumenti che ne favoriscono il godimento libero da parte dei residenti, ampliando la collaborazione e integrazione di programmi e servizi al pubblico con Ministero e Regione in primis, e mettendo loro a disposizione adeguate risorse finanziarie e strumentali per arricchire l’offerta culturale che ospitano come per la loro conservazione per le generazioni future [5] vedi Palazzo Nardini cronologia materiali [6] Roma Capitale il 3 marzo 2026, facendo seguito a una Memoria della Giunta Gualtieri del 19 febbraio 2026 ha lanciato un Avviso di Consultazione preliminare di mercato  rivolta a operatori economici privati “volta alla conclusione di unaconcessione/locazione di valorizzazione … relativamente al completamento e alla gestione dell’immobile denominato “Dente Cariato“. L’avviso riguarda una prima fase, con scadenza 15 maggio 2026, per raccogliere le proposte dei privati, a cui farà seguito la gara vera e propria sul progetto che il Comune individuerà come miglior proposta. L’avviso indica che le proposte possono prevedere la ricostruzione totale o parziale dell’immobile preesistente (fino a 6 piani fuori terra) con destinazione residenziale – prevista dal Piano Regolatore Generale – che comprende anche studentati, o, con una variante urbanistica, altre destinazioni, tra le quali quella turistico ricettiva, o un mix di entrambe. La concessione/locazione di valorizzazione” prevede una “durata massima del contratto fino a 50 anni soggetti a ribasso” vedi “Dente Cariato” I Municipio – Cronologia e materiali  [7] La mobilitazione delle associazioni e dei comitati di quartiere riuniti nel Polo Civico Esquilino ha per  ora ottenuto l’avvio di un confronto con l’Amministrazione per avanzare le proposte emerse da un tavolo convocato dalle associazioni.  [8] Dal sito di Italia Nostra 09 Mag 2026  GIÙ LE MANI DALLA GALLERIA BORGHESE! Giunge inaspettata e imprevedibile, dalla cronaca della stampa romana (Repubblica, 7 maggio 2026) la notizia che la direttrice della Galleria Borghese abbia pubblicato un bando per la “sponsorizzazione tecnica” di un progetto di “fattibilità tecnico economico” per un NUOVO EDIFICIO adiacente alla Villa. Se la notizia fosse vera (sarebbe il caso che la dirigenza della Galleria eventualmente confermasse) saremmo ad una svolta clamorosa. All’esigenza di ampliare gli spazi espositivi i cui motivi non si comprendono, il Comune di Roma, nelle figure del Sindaco e degli assessori alla Cultura, all’Ambiente ed all’Urbanistica, insieme alla Sovrintendenza Comunale, ha “immaginato” una nuova fabbrica da affidare al progetto di un famoso architetto. Questa visione di semplice mercato, ha già portato ai disastrosi risultati dello snaturamento dei luoghi della Cultura, favorendo solo lo sviluppo di un caotico e distruttivo turismo in cerca di selfie. Ha allontanato i cittadini dai propri musei, contrabbandando la palese mercificazione del patrimonio per “valorizzazione culturale” e declinando le incompetenze decisionali in una continua ed ottusa ricerca di incremento economico. Parliamo intanto della Galleria Borghese, preziosa testimonianza del passaggio dal Manierismo al Barocco, che diede corpo alla villa nel nuovo senso dei tempi. Le lunghe fughe prospettiche ed il tessuto di una grande geografia che replicava il segno della città in un sistema di strade e di alberature, di boschi, di roseti, di frutteti, dove tutto al loro posto compone ancora oggi un’opera d’arte viva e vegeta: un equilibrio tra natura e cultura rimasto immutato per oltre quattro secoli che consolidano il luogo nella prospettiva del futuro. Un luogo strategico e ricchissimo per il patrimonio dell’intera città. Vogliamo forse costruire in mezzo al Parco dei Daini o occupare lo spazio antistante la Galleria o il giardino dei Quadri? A ridosso dell’Uccelleria? Vicino la “Meridiana” o davanti alla fontana delle Piramidi? Magari con una copia nostrana della piramide del Louvre o l’idea sublime di un artista? Rompere la cristallizzata armonia di un singolare contesto che tutto il mondo oggi viene a ossequiare? È certamente un grande delitto! Vogliamo lasciare nelle mani dei vandali questo tesoro? Italia Nostra Roma e l’Associazione Bianchi Bandinelli si oppongono fermamente a questo ipotetico scempio e chiedono pubblicamente alle autorità del Ministero della Cultura ed alla Direttrice della Galleria di chiarire quella che sembra un’abnorme e spropositata idea! [9] Vedi il post di Giulio Cederna su FB: Facciamoci del Male [10] Vedi Villa Borghese, lo scempio che piace pure a Gualtieri diTomaso Montanari Vale solo la quantità Galleria e parco sono tra i luoghi architetturalmente più riusciti del Paese Saranno compromessi pur di aumentare i profitti [11] scarica Deliberazione della Giunta Capitolina n. 136/2019
May 12, 2026
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Newsletter del 08.05.26 – Cineforum. Cinematinée. Yoga e Thai Chi in giardino. BioOsteria. Biblioteca.
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May 12, 2026
Casale Podere Rosa
12 maggio 1977. Poliziotto in borghese con pistola durante gli scontri in cui fu uccisa Giorgiana Masi, celebre immagine di Tano D’Amico
12 maggio 1977. Poliziotto in borghese con pistola durante gli scontri in cui fu uccisa Giorgiana Masi, celebre immagine di Tano D’Amico. Alcuni libri del fotografo militante che potete prendere in prestito o consultare in biblioteca Passepartout: Sotto le mura di Gerusalemme / Tano D’Amico (Mimesis, 2023) Fotografia e destino : appunti sull’immagine / Tano … Leggi tutto "12 maggio 1977. Poliziotto in borghese con pistola durante gli scontri in cui fu uccisa Giorgiana Masi, celebre immagine di Tano D’Amico"
May 12, 2026
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