Mangia e Dibatti 26/04
Dalle guerre preventive ai governi autoritari, alle grandi mobilitazioni,
proviamo ad ordinare il nostro pensiero e il nostro agire.
L’avvento del Trump 2 alla presidenza USA ha scompaginato l’orizzonte
internazionale, ma non si capisce se si tratta di un cambiamento di strategia o
di tattica destinata ad esaurirsi in tempi brevi.
In un anno l’intenzione di aggredire il mostruoso debito pubblico e riaffermare
l’egemonia finanziaria e industriale USA si è risolta in un passaggio a vuoto.
L’aggressione all’IRAN al seguito della mosca cocchiera sionista, dopo la guerra
dei dazi e le azioni di pirateria in Venezuela e dintorni hanno dilatato il
debito pubblico non hanno ottenuto grandi trasferimenti di produzioni
industriali, mentre è ripartita l’inflazione e le big oil con gli armieri hanno
incassato bene.
Dicevamo nel 2015 che il capitalismo atlantico era alla canna del gas dopo i
fallimenti in Ucraina e in Siria, oggi non si può dire che stia meglio e in più
le due rive si sono pure allontanate.
Si naviga verso il ridimensionamento dell’egemonia yankee, attraverso una serie
di conflitti parziali alimentati a ripetizione.
Il capitalismo globale, insomma,non sta forse collassando, ma ha diversi malanni
e per ora recupera pestando il proletariato. Il punto di caduta della crisi
potrebbe essere una nuova spartizione del mondo, una specie di Yalta 2.0. Le
prepotenze imperiali hanno provocato mobilitazioni imponenti come sulla
Palestina.
Ora ci sarebbero le condizioni per nuove ondate
contro il potere sul terreno della materialità quotidiana,ma abbiamo troppi
orpelli sulle groppa, robe arcaiche:
partiti, piattaforme programmatiche, deleghe sindacati.
La questione è trovare il metodo giusto per ottenere organizzazioni di massa
antagoniste capaci di convivere con i tempi lunghi del “sol dell’avvenire”.
La crisi di patriarcato e capitalismo, e l’insufficienza dell’antagonismo
proletario percorrono vie simmetriche.
Rompere questa simmetria non è facile, ma si possono fare passi avanti radicando
nei territori una reale continuità conflittuale.