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Spin Time, il giallo sul Viminale: chi ha cercato di ostacolare la soluzione?
Il deputato di Fratelli d’Italia Perissa chiama in causa governo e Ministero dell’Interno, ma il Viminale nega intromissioni. Piantedosi chiarisca. Intanto centinaia di persone aspettano una soluzione abitativa. C’è un passaggio nella vicenda di Spin Time che rischia di finire in secondo piano e che invece merita qualche spiegazione in più. Riguarda il ruolo del Viminale e nasce, curiosamente, dalle parole di un esponente della stessa maggioranza di governo. Marco Perissa, deputato di Fratelli d’Italia e presidente romano del partito, parlando in un video della situazione dell’edificio di via di Santa Croce in Gerusalemme ha affermato che “il Viminale e il governo Meloni hanno fatto sapere che non c’erano i presupposti di legalità e sicurezza per rientrare nell’immobile”. Una frase piuttosto netta. Il problema è che, secondo quanto ricostruito da il manifesto, il Ministero dell’Interno avrebbe escluso qualsiasi propria intromissione nella vicenda e anche qualsiasi interlocuzione con il fondo proprietario dell’edificio. Qualcosa, evidentemente, non torna. Se il Viminale non è intervenuto, che cosa significa esattamente che Ministero e governo Meloni “hanno fatto sapere”? Chi ha comunicato quella posizione, a chi e attraverso quale canale? Se invece dal governo è arrivata qualche indicazione, anche informale, sarebbe utile sapere quale e soprattutto a chi sia stata rivolta. Non è una questione di lana caprina, né il tentativo di costruire un piccolo giallo estivo. Bisogna capire se il Viminale abbia avuto un ruolo esclusivamente nelle valutazioni sulla sicurezza e sulla possibilità di rientrare nell’edificio oppure se abbia messo, per così dire, una “manina” anche nel percorso con cui Roma Capitale stava cercando una soluzione più complessiva. Sono due questioni molto diverse. Dopo l’incendio e il sequestro era inevitabile verificare le condizioni dello stabile e su questo devono pronunciarsi gli organismi tecnici competenti. Altra cosa è la trattativa avviata dal Campidoglio e l’ipotesi di arrivare all’acquisizione dell’immobile. Le parole di Perissa assumono un peso ancora maggiore perché Fratelli d’Italia aveva già contestato apertamente l’ipotesi di acquisto avanzata dal sindaco Roberto Gualtieri. Matteo Piantedosi dovrebbe quindi chiarire che cosa è accaduto. Se non c’è stato alcun intervento politico, tanto meglio, ma allora bisogna spiegare da dove nascano le affermazioni di Perissa. Se invece qualcosa è stato “fatto sapere”, è legittimo conoscere contenuto e destinatari di quella comunicazione. Nel frattempo, mentre la politica discute su chi abbia fatto o non abbia fatto cosa, ci sono centinaia di persone che hanno perso il luogo nel quale vivevano. Ed è questo il punto che non dovrebbe mai scomparire. Dietro la parola “occupanti”, diventata ormai una specie di lasciapassare linguistico per evitare qualsiasi altra discussione, ci sono famiglie, bambini, anziani, lavoratori e persone fragili. Si può discutere dell’occupazione, della proprietà dell’immobile e naturalmente del rispetto delle regole, ma nessuna di queste discussioni fa sparire le persone. Se si dice no all’acquisizione di Spin Time e contemporaneamente si sostiene che non debba essere destinato agli abitanti neppure un altro immobile pubblico, resta una domanda molto concreta: dove dovrebbero andare? Lo ha ricordato, da un altro punto di vista, anche Koldo Casla, relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato, chiedendo alle autorità italiane una soluzione di lungo periodo e richiamando la necessità che le sistemazioni temporanee garantiscano dignità, sicurezza, privacy e unità delle famiglie. Non è un’ingerenza esotica dell’ONU nelle vicende romane. L’Italia ha ratificato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che comprende il diritto a un alloggio adeguato. La legalità, insomma, non è un concetto che funziona in una sola direzione. Esiste la legalità che impone il rispetto delle proprietà e delle decisioni dell’autorità giudiziaria ed esiste quella che obbliga le istituzioni a misurarsi con i diritti fondamentali e con una condizione sociale che a Roma è ormai impossibile ignorare. Spin Time è soltanto la manifestazione più visibile di un problema molto più grande: affitti sempre più difficili da sostenere, sfratti, graduatorie interminabili per le case popolari e famiglie costrette a spendere una quota enorme del proprio reddito per avere un tetto. E, contemporaneamente, immobili pubblici vuoti o sottoutilizzati. Continuare a intervenire soltanto quando esplode un’emergenza significa spendere risorse in alberghi e sistemazioni provvisorie per ritrovarsi, qualche mese dopo, davanti allo stesso problema. La sicurezza non è soltanto un cancello chiuso o un edificio sgomberato. Per una famiglia sicurezza significa sapere dove dormirà il mese successivo, poter mandare i figli nella stessa scuola, avere un reddito e non rischiare continuamente di perdere la casa. Nei giorni scorsi abbiamo proposto un censimento del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato e un piano per recuperarlo a fini abitativi. Quella resta, a nostro avviso, una delle strade da percorrere. Ma oggi c’è anche una questione molto più immediata alla quale dare risposta: che cosa è realmente accaduto nella vicenda Spin Time e che ruolo ha avuto il governo? Ed è qui che si torna alle parole di Perissa e alle domande sul Viminale. Piantedosi chiarisca se qualcuno dal Ministero o dal governo abbia “fatto sapere” qualcosa sulla vicenda Spin Time e, in caso affermativo, che cosa e a chi. Se invece non è accaduto, sarà Perissa a dover spiegare perché abbia attribuito pubblicamente quella posizione al Viminale e al governo Meloni. Non per alimentare un’altra polemica, ma perché quando una vicenda riguarda il destino di centinaia di persone, sapere chi decide, che cosa decide e perché dovrebbe essere il minimo che si possa pretendere dalle istituzioni.   Giovanni Barbera
August 10, 2026
Pressenza
Roma, due mattine al presidio di Spin Time
Entro con il passo felpato nel pezzo di strada davanti allo storico centro sociale-culturale-abitativo, ora con l’entrata sbarrata: c’è un mondo che sta iniziando una nuova giornata – qualcuno si alza proprio adesso dalla brandina, qualcun altro è ancora steso, altri sono seduti intorno a un tavolino; vedo bottigliette d’acqua e qua e là cenni di colazione. Diverse persone sono ancora dentro le tende di tutti i colori che occupano il centro della strada e in parte anche i marciapiedi. Sento di star muovendomi in uno spazio più privato che pubblico, specie a quest’ora e guidata da una donna a cui chiedo dov’è qualcuno dell’organizzazione arrivo a un grande gazebo sotto il quale ci sono tavoli pieni di cose varie. Intorno ad essi si muovono in contemporanea diverse persone portando avanti diverse iniziative: c’è chi prepara le fette di pane con la nutella e chi mette le cialde nella macchina del caffè, mentre dall’altra parte ci sono più persone che si muovono fra montagna di vestiti, parte su un tavolino, parte negli scatoloni e parte sistemati in bell’ordine su scaffali. Ho portato una piccola quantità di materiale che era stato richiesto in un elenco che circolava nelle chat: per fortuna viene accettata, anche se proprio la sera prima mi era stato comunicato che al momento non serviva più niente perché avevano avuto tantissime donazioni; serviva stare lì a sostenere il presidio. Dichiaro la mia disponibilità a rendermi utile per un’ora e mi si indirizza nella zona ‘vestiti da smistare’. Mi metto subito a cooperare con C., una signora peruviana molto pacata e molto fattiva: svuotiamo scatoloni e suddividiamo gli abiti – uomo/donna; più di 18 anni/meno di 18 anni; pantaloni/magliette/vestiti, li pieghiamo e via negli scaffali. Quando ho preso la mano con il lavoro cerco di intavolare una conversazione: C. sta a Spin Time dall’inizio dell’occupazione, 2013, ed erano già circa 10 anni che stava a Roma. Mi parla del suo cane che era riuscita a portar fuori dopo l’incendio, ma stando al caldo della strada -essendo anche anziano- non ha retto ed è morto. “Anche questo!” penso: il suo cane, la compagnia fedele di tutti quegli anni. E’ riuscita a farlo cremare. In una tenda diversa dalla sua c’è suo fratello, venuto in Italia dopo di lei, con la sua famiglia, anche lui un abitante di Spin Time. Il grosso dei vestiti da smistare è finito; l’ultimo scatolone lo si rimanda a dopo -dice una giovane volontaria- perché si sono fatte quasi le 10 e a quell’ora si apre la distribuzione: ogni persona viene lì a richiedere l’abito di cui ha bisogno. Leggo in alto sul bordo del tendone: “Richieste necessarie”. Saluto e mi incammino a prendere la metro; vado via col proposito di tornare domattina, sempre molto sul presto, prima che il caldo diventi -come sta diventando in questi giorni, tutti i giorni- insopportabile. Tutti loro – le circa duecento persone che sono attualmente lì davanti alla loro casa sbarrata- devono organizzarsi per sopportarlo contrastandolo come possono. Prima di andare via fotografo alcuni dei tendoni posti a un’estremità del tratto di strada chiuso: c’è la “Mostra d’arte astratta del XXI secolo dei prodigiosi bimbi di Spin”; c’è una grande tenda rossa della “Stampa e comunicazione”; un pullmino dell’Unità Mobile Socio Sanitaria con scritto “Ascolto Orientamento Supporto per i cittadini dei Paesi Terzi” (scritta tradotta in varie lingue); appresso c’è un’autobotte di “Trasporto acqua potabile”; seguono dei gazebo bianchi con il simbolo del Comune di Roma: sono della Protezione Civile e su uno dei due è appesa una grande bandiera palestinese, come a dire che tutte le lotte si assomigliano e si avvicinano. Uno spazio – questo della strada, di un pezzo di Via di Santa Croce in Gerusalemme – che in poco più di una settimana ha saputo organizzarsi molto bene. Uno spazio in cui si muovono persone dignitose e collaborative, cittadini del mondo abituati alla convivenza collettiva e alla condivisione e che ora si trovano nei caldissimi giorni di questo agosto ad affrontare la sfida più difficile. In questi 13 anni lo Spin Time ha dato molto – culturalmente, politicamente, musicalmente – al quartiere e all’intera città e la città ha risposto – nella sua veste più ufficiale (Sindaco, Prefetto, Curia) e nei tantissimi volontari, specialmente giovani, che sono lì a cooperare trascorrendo insieme lunghi pezzi di giornata in quel tratto di strada. Il giorno dopo arrivo ancora più presto. C’è ancora più silenzio e comunque ci sono persone sveglie, in piedi o sedute sulle sedie o sulle stesse brandine. Mi dirigo spedita alla tenda delle “Necessità”: ho portato due buste di albicocche – che poi sistemo nei contenitori che pure ho portato; il ragionamento è stato: albicocca=potassio: ne abbiamo tutti bisogno. Sotto il gazebo si avviano le colazioni, ma c’è un qualche intoppo di cialde al momento mancanti o di generatore che non va, per cui le persone che si avvicinano per il caffè se ne tornano poi indietro con grande calma dicendo: “Torno più tardi”. Un ragazzo barbuto è lì intorno con chitarra a tracolla e suona qualcosa: gli propongo di fare un pezzo di Guccini e ci mettiamo a cantare “La locomotiva” e poi si spiluzzica qua e là fra Guccini, De André e Battiato. Una giovane volontaria che è lì alle colazioni chiede Rimmel. Poi si passa a un pezzo bellissimo degli Animals, House of the Rising Sun: ci vorrebbe un ‘sole nascente’ anche qui a Santa Croce in Gerusalemme. Spicca nel canto la voce di un altro volontario (o è un abitante di Spin Time?), un ragazzo che parla, sorride e ride. E’ anche lui sotto il gazebo con la sigaretta in bocca; poco prima proponeva a un altro ragazzo di cedergli le braghe che indossava in cambio di un altro paio di pantaloni leggeri. Parlo un po’ con il chitarrista: ha una faccia buona, un’espressione cordiale e disponibile ed è venuto da Frosinone con la sua tenda. Ha 57 anni. Gli chiedo chi gli ha insegnato a suonare la chitarra (non fa semplicemente gli accordi, ma qua e là anche le melodie); mi dice che ha fatto la scuola. “E l’assemblea di ieri pomeriggio com’è andata?”. So che c’era anche il sindaco Gualtieri. Nonostante la chiusura che la proprietà dell’immobile ha opposto due giorni fa alle articolate proposte congiunte di Sindaco, Prefetto e Curia, Gualtieri si è comunque impegnato a trovare in tempi ragionevolmente brevi una sistemazione provvisoria per coloro che sono ancora in strada, anche dopo aver verificato che tutti quanti hanno i requisiti per avere una casa popolare (ma da quanto tempo a Roma questo enorme problema non viene più affrontato come meriterebbe?). Il confronto con il Sindaco di Vienna Michael Ludwig – pare che abbia raccontato ieri Gualtieri – è stato da vergognarsi: circa il 60% dei viennesi vive in case popolari o alloggi sociali sovvenzionati, con affitti accessibili anche per i ceti medi. Saluto C., un’altra giovane volontaria che sta sistemando qualcosa sotto il gazebo e le faccio gli auguri, ma lei esprime le sue perplessità, in particolare legate al fatto che avvicinandosi Ferragosto sta venendo meno gente. E la gente, le persone, la solidarietà umana anche proprio fisica è basilare per chi si è trovato da un giorno all’altro a vivere fra due marciapiedi e a guardare da fuori la propria casa chiusa con i lucchetti, al punto che chi deve rientrare a prendere qualcosa di urgente lo può fare accompagnato dalla polizia, ma solo con l’autorizzazione del magistrato. A una donna che aveva lasciato dentro la dentiera l’autorizzazione non è stata data: piccole-grandi cose assurde e incomprensibili. Mi avvio verso la metro comunque fiduciosa: ho la musica nelle orecchie e davanti agli occhi il sorriso di quelle ragazze e quei ragazzi.   Francesca Cerocchi
August 9, 2026
Pressenza
La Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio
Dal sito www.stadioflaminio.org foto della Fondaz. PLN La Pier Luigi Nervi Foundation, l’organizzazione che detiene i diritti delle opere del famoso ingegnere e architetto che progettò lo Stadio Flaminio e molte altre opere entrate nella storia dell’architettura, il 22 aprile 2026 ha inviato una lettera a Roma Capitale e alla Soprintendenza di Stato [1] con oggetto: Conferenza dei Servizi relativa al progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio presentato da S.S. Lazio S.p.A. – Deposito nota tecnica nell’interesse dell’Ing. Marco Nervi, quale coerede del progettista Pier Luigi Nervi e portatore di interesse legittimo” nella quale chiede che la nota inviata in allegato “venga acquisita, protocollata e tenuta nella massima considerazione nell’ambito delle determinazioni istruttorie e conclusive del procedimento”. In sintesi viene chiesto il rispetto del vincolo apposto all’opera nel 2018 dal Ministero dei Beni e delle Attività con la Relazione storico -critica a cura della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. La lunga e approfondita nota allegata [2] è a firma di Ugo Carughi e Francesco Romeo, il primo, architetto, Ex Presidente di Docomomo Italia (gruppo nazionale di Do.co.mo.mo International che si occupa della documentazione, conservazione e valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento) e Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei siti), il secondo Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma. Il prof. Romeo è anche stato Project Leader del team di specialisti e studiosi della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e di Do.Co.Mo.Mo. Italia, che ha promosso e curato Il Pier Luigi Nervi Project , un progetto di ricerca per il restauro e il recupero dello Stadio Flaminio che ha avuto il sostegno di The Getty Foundation come parte dell’iniziativa Keeping it modern Architectural Conservation Grants 2017[3]. Un lavoro importante, che nonostante il patrocinio di Roma Capitale è stato completamente accantonato, con il periodico riproporsi del progetto di fare dell’impianto sportivo inutilizzato da anni lo Stadio della Lazio S.S., progetto che comporterebbe il totale stravolgimento dell’opera architettonica, con un’espansione verticale per insediare le gradinate necessarie a raggiungere la capienza di più di 50.000 spettatori, sostenute da una struttura esterna che cancellerebbe alla vista l’opera dei Nervi, distruggendone la “grande pensilina a sbalzo” che – come dichiarato nel decreto del Ministero – “caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”[2]. Dopo la bocciatura da parte dell’Assemblea Capitolina di un altro progetto di recupero e gestione dello Stadio, con la principale motivazione che delle attività sportive che prevedano gli spettatori consentiti dall’attuale capienza anzichè il pubblico delle grandi competizioni sportive internazionali non sono di interesse pubblico[4], la S.S. Lazio è tornata alla carica, presentando il progetto per la mega struttura che dovrebbe ospitare le partite e il solito corredo di attività volte all’equilibrio economico dell’operazione: nella recente conferenza stampa la lunga sequenza di rendering ha mostrato una trasformazione incompatibile con i vincoli apposti [5]. Riportiamo in calce la nota della PGF, supportata anche da AIPAI (Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e da Carteinregola, allegata alle lettera ai due enti, di fatto un appello al Sindaco e alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro . Ci auguriamo che il Sindaco non intenda sacrificare un importante patrimonio collettivo per consegnarlo al profitto di un privato – vedi le citate attività commerciali per garantire l’equilibrio economico finanziario – con pesanti ricadute su un territorio già provato da numerosi poli di attrazione – vedi Stadio Olimpico a pochi metri – che rendono già ora invivibili i quartieri limitrofi durante gli eventi sportivi e di varia natura. Ma soprattutto ci auguriamo che la Soprintendente Porro sia ferma nel mantenere quel vincolo posto dallo stesso Ministero della Cultura per tutelare una straordinaria opera architettonica. (AMBM) PIER LUIGI NERVI FOUNDATION: NOTE SUL PROGETTO S.S. LAZIO S.P.A PER LO STADIO FLAMINIO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, presentato dalla S.S. Lazio S.p.A il 6 e 9 febbraio 2026, nell’ambito  della  documentazione relativa alla Proposta   di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio in Roma ai sensi dell’art. 4 del D. Leg.vo n. 38 del 2021, mette in campo una molteplicità di temi, dagli strumenti urbanistici alle condizioni geologiche dell’area; dai percorsi e dalla mobilità pedonale e su gomma ai parcheggi; dai caratteri idraulici del terreno agli aspetti impiantistici. I due temi più delicati, ai quali tutti gli altri sono direttamente o indirettamente collegati, sono rappresentati dalle modalità di recupero dello stadio Flaminio e dalla loro compatibilità con l’interesse culturale dichiarato su quest’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. Ebbene, nell’elaborato 01 Relazione Generale Ambito Urbano del suddetto progetto, questi ultimi due aspetti, che per loro natura e preminenza dovrebbero essere esaminati assieme, sono trattati in modo nettamente separato e manifestamente contraddittorio. Il primo è collocato all’inizio, nel capitolo titolato: 0. LO STADIO FLAMINIO: LA STRUTTURA ESISTENTE IN RAPPORTO ALL’IPOTESI DI PROGETTO. Nei paragrafi 0.1, 0.2, 0.3, 0.4, 0.5, 0.6 sono dapprima esaminate in termini generici le problematiche delle strutture in cemento armato in rapporto alla durabilità e alla sicurezza. Successivamente, si richiamano le vicende che hanno interessato lo stadio Flaminio a partire dall’inaugurazione, nel 1959, cui seguirono, dagli anni ’80 in poi, periodici lavori prevalentemente di ripresa strutturale e circoscritte modifiche funzionali, fino al 2012, quando la capienza ammissibile era progressivamente diminuita dai 50.000 spettatori iniziali nel 1960 a soli 4.000 (verbale di agibilità del 2012), anche a seguito dei progressivi aggiornamenti delle normative in materia di impianti sportivi e delle conseguenti limitazioni funzionali. Successivamente, il lungo periodo di abbandono, con conseguenti vandalismi e danneggiamenti. In tale parte della relazione sono anche dichiarati gli obiettivi del progetto: ripristino della capienza originaria dello stadio (e sua) rifunzionalizzazione … nell’obiettivo di restituirlo alla sua specifica funzionalità originaria di stadio per competizioni di massimo livello. Prima ancora di ragionare delle possibili proposte architettoniche, non può non osservarsi che gli obiettivi dichiarati, nel puntare all’incremento della funzione di stadio per competizioni calcistiche di massimo livello (Serie A e competizioni europee) e al ripristino della capienza originaria, comportano necessariamente la realizzazione di nuove strutture volumetricamente rilevanti: quasi uno stadio aggiuntivo a quello esistente. Come citato nella relazione stessa (Elaborato n.001, p. 7), l’originaria capienza di circa 50.000 spettatori (1959) era stata raggiunta grazie a 34.744 posti in piedi nei settori di curva e 15.256 posti a sedere sulle tribune est e ovest. Ma nel 1986 i posti in piedi furono eliminati, come precisa la Relazione Tecnica Generale del progetto (p.24). Pertanto, prevedendo esclusivamente posti a sedere, il volume degli spalti dovrà notevolmente aumentare. Non si tratterebbe, dunque, soltanto di ricostruzione di parti ammalorate e in degrado, che è anche contemplata nel programma d’intervento in tutti i casi in cui le condizioni di ammaloramento dell’impianto lo richiedano; si tratterebbe di un nuovo stadio, che utilizza la stessa sede d’impianto di quello esistente. Dunque, anche sul piano della sola funzione, l’obiettivo appare impossibile da conseguire senza proporre nuove strutture che, come può facilmente verificarsi guardando il progetto, modificherebbero in modo pesantissimo e irreversibile lo stato dei luoghi e l’organismo esistente, a cominciare dalla sua stessa immagine. Considerando, invece, che lo stadio originario era dotato di spazi e strutture per altri sport oltre al calcio (cinque palestre e una piscina con relativi servizi), per restituirlo davvero alle sue funzionalità originarie, occorrerebbe concepire lo stadio Flaminio come un impianto sportivo polifunzionale per i settori giovanili e per il pubblico più ampio, incrementandone la polifunzionalità ed escludendo incontri di calcio di massimo livello. E ciò – diremmo soprattutto – per la sussistenza del vincolo ministeriale, considerandone le motivazioni espresse nella relazione allegata al provvedimento, che più oltre saranno richiamate. In proposito, non è un caso che il tema del vincolo sullo stadio sia collocato nell’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo: 4. RAPPORTO DELL’AREA DI PROGETTO CON I BENI CULTURALI IMMOBILI E VINCOLI. 4.2 Stadio Flaminio: vincolo di tutela; nettamente disgiunto da tutti gli altri aspetti del progetto. Riguardo alla Dichiarazione di interesse storico-artistico, la relazione di progetto dichiara che tale questione pone una specifica problematica che richiede di essere affrontata e risolta nelle sedi opportune. E, ancora, che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti alle sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali. Ma si prevede la rimozione della pensilina che, evidentemente, non si ritiene una essenziale e tipica caratteristica architettonica e strutturale. È appena il caso di rilevare come sia del tutto ingiustificato separare il progetto dalla contestuale considerazione del vincolo apposto sullo stadio e, soprattutto, delle motivazioni del provvedimento ministeriale, quasi relegando la questione a un adempimento burocratico. IL PROGETTO IN RAPPORTO ALLA DICHIARAZIONE DI INTERESSE CULTURALE Un primo aspetto sottolineato dalla relazione di vincolo del MiC è la “qualità della nuova sistemazione urbanistica e (delle) singole architetture, (che) diverrà un esempio a livello nazionale ed internazionale”. Viene ancora sottolineato che “il nuovo stadio, insieme al vicino Palazzetto dello Sport, … diviene l’edificio maggiormente rappresentativo, anche a livello urbano, del complesso delle nuove Olimpiadi”. Nella relazione del Ministero, dunque, le opere realizzate per le Olimpiadi del 1960 vanno in primis considerate quali insieme di capolavori architettonici innovativi, in stretta relazione con la disposizione urbanistica dell’area, oltre che con il momento storico che impose Roma all’attenzione internazionale. In un’unica area una serie di architetture d’autore, accomunate da un comune, innovativo livello tecnologico e da alti valori espressivi, sono il frutto di una stagione produttiva irripetibile. Di fronte a un siffatto insieme, una operazione snaturante condotta anche soltanto su una di esse, tra l’altro una delle più rappresentative come lo stadio Flaminio, determinerebbe un vulnus su tutto l’insieme. Tra le prescrizioni del bando di concorso del 1956 per la progettazione del nuovo stadio, la relazione di vincolo ricorda come “il nuovo Stadio dovesse essere contenuto entro il perimetro del preesistente”; e che “il nuovo progetto non doveva superare in altezza i 18 – 20 ml. per limitare l’invasività delle tribune rispetto al contesto naturale circostante”. È indubbio che tali indicazioni, valide nel 1956 come oggi, siano state fondamentali per definire il morbido e sfilante profilo dello stadio, adagiato all’interno di un pregevole contesto territoriale. Le prescrizioni del bando sono state interpretate da Nervi in modo magistrale, tanto che le dimensioni e la sagoma dello stadio ne costituiscono, al contempo, un fondamentale fattore di qualità architettonica e di collocazione paesaggistica. Ma è la stessa relazione del progetto in commento che sottolinea come la presenza del vincolo paesaggistico secondo la Tavola A del PTPR impone un approccio progettuale responsabile e integrato, che tenga conto non solo delle esigenze funzionali e strutturali dell’impianto sportivo, ma anche della sua relazione con il contesto urbano e ambientale, promuovendo una rigenerazione sostenibile e rispettosa del patrimonio identitario di Roma. Dunque, immaginare un nuovo stadio al di sopra di quello esistente, che si elevi per circa il doppio dell’altezza delle gradonate delle tribune del Flaminio, e di quattro volte di quella delle curve, con l’aggiunta di una copertura continua che raggiunge la quota massima di 40,6 metri, appare un assurdo da qualsiasi punto di vista e in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo. Peraltro, tale quota superiore viene giustificata per non superare le quote delle torri faro di + 44,94 m, evitando eccessivo impatto visivo e volumetrico sul quartiere Flaminio (elaborato  10  Relazione paesaggistica, capitolo 10). Criterio del tutto improprio, accompagnato da un commento che sa di beffa, dato che è di tutta evidenza che l’impatto di elementi verticali puntuali non può certo essere paragonato a quello di un gigantesco volume pieno. Nel citato paragrafo 4 della relazione di progetto si sottolinea che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti le (sic) sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali di riferimento, con l’unica eccezione dell’alienazione della pensilina di copertura. Ma poi, nel paragrafo della stessa relazione titolato 4.2a Copertura della tribuna d’onore (pag.21), si afferma che La tribuna coperta, sorretta da una struttura in cemento armato a sbalzo, rappresenta uno degli elementi più iconici dell’opera, per la sua audacia tecnica e la raffinatezza costruttiva. E il testo continua con una dettagliata descrizione. Forse la pensilina è ‘raccontata’ perché il progetto, in contrasto con le sue stesse valutazioni, prevede  di eliminarla e la descrizione  scritta ne rimarrebbe l’ultima testimonianza? Infatti, la stessa relazione di progetto, al paragrafo 7.4a (pag. 37), informa che tra le prime operazioni previste in fase di cantiere vi è la demolizione della pensilina in cemento armato a sbalzo posta sulla tribuna ovest … nonostante il suo valore storico, la pensilina presenta gravi criticità strutturali e risulta non compatibile con il nuovo assetto progettuale. Intanto, sarebbe più corretto dire: “il nuovo assetto progettuale risulta non compatibile con la pensilina”. Quanto alle “criticità strutturali”, non sarebbe certo impossibile porvi rimedio tenendo anche conto delle metodologie di consolidamento e restauro. Ma, in proposito, non può tacersi che in tutta la relazione il termine “restauro” compare due sole volte. La prima, con riferimento non allo stadio Flaminio, ma al Palazzetto dello Sport (pag. 14). La seconda, con diretto riferimento al Flaminio, pone l’accento sulla più ampia operazione di ‘riqualificazione’, termine più vago e meno impegnativo nei riguardi dei valori storici e architettonici dell’opera. Il progetto è considerato un ‘gesto urbano’ (pag. 34). Il che conferma, se non altro, la dimensione dell’operazione, anche se consistesse, come dovrebbe, nel solo restauro e ragionevole aggiornamento dello stadio, conservandone non soltanto la pura consistenza materiale, ma anche l’immagine urbana. D’altra parte, la demolizione della pensilina è in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo della Soprintendenza ad essa riferite. La “grande pensilina a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”. E ancora: “Di particolare interesse è la soluzione dell’ampia pensilina aggettante che copre le gradonate della tribuna d’onore del settore occidentale; è un capolavoro geometrico-costruttivo, sostiene la critica. La sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante superficie rigata”. Così la considera il Ministero. Ma c’è di più. Il Flaminio viene considerato dal Ministero anche come parte di un altro insieme, costituito dagli stadi Berta, a Firenze (1929-1932), dal progetto dello stadio a Swindon, in Inghilterra (1963-1966), e dallo stadio comunale di Novara (1964), tutti accomunati dalla terminologia coniata da Le Corbusier: l’estetica dell’ingegnere. La relazione di vincolo del Ministero pone con attenzione il confronto tra le strutture che reggono le pensiline di questi stadi, a cominciare da quello fiorentino: “l’armonico profilo curvilineo dei costoloni maschera gli sforzi di trazione e di compressione che ne hanno determinato la forma … anche nello stadio Flaminio è ottenuto lo stesso risultato statico rinforzando la parte iniziale dello sbalzo. In esso, tuttavia, è stata usata una tecnologia più sofisticata … Se si confrontano le sezioni del progetto per lo stadio a Swindon e per quello di Novara, molto simili a quella del Flaminio, si comprendono con immediatezza le analogie strutturali e formali, che fanno di queste opere i brani di un unico, straordinario racconto”. Nessun dubbio, quindi, per il Ministero, sull’importanza di tale elemento, anche in relazione ad altre opere dello stesso autore. Infine, la relazione di vincolo sullo stadio Flaminio prescrive di “rispettarne la struttura, l’impianto originario, nonché le finiture … fattori … fortemente identitari e non modificabili in una strategia di valorizzazione dell’impianto”. Ebbene, non riteniamo che questo “rispetto” possa tradursi nel conservare lo stadio di Pier Luigi e Antonio Nervi per poi seppellirlo sotto una struttura abnorme, che ne cancellerebbe la nuda essenzialità e lo collocherebbe fuori scala, alterandone il rapporto con il contesto urbano. L’esterno dello stadio letteralmente scomparirebbe, preceduto da una selva ridondante di giganteschi e fantasiosi telai in acciaio, lontanissimi dalla razionale sobrietà materica e morfologica del Flaminio. In definitiva, non possono non rilevarsi le contraddizioni contenute nella stessa relazione di progetto tra i generici intenti e le ridondanti espressioni di riconoscimento dell’opera dei Nervi: è possibile intervenire su impianti esistenti, anche vincolati, con progetti coerenti e di qualità, a condizione che vi sia una visione strategica condivisa tra pubblico e privato (pag. 29); gli stadi storici vincolati possono essere modernizzati senza rinunciare all’identità originaria (pag. 30); La proposta di riqualificazione dello stadio Flaminio si fonda su un equilibrio delicato tra conservazione e innovazione. L’obiettivo è duplice: da un lato, proteggere e valorizzare gli elementi identitari dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi (pag. 33): ma Pier Luigi non lo aveva progettato con il figlio Antonio? Per gli attuali progettisti la cosa non ha importanza. Gli elementi che definiscono il valore architettonico e strutturale dell’edificio sono molteplici … tra questi spiccano la pensilina della tribuna Ovest (pag. 33): come mai, allora, vogliono rimuoverla? E si potrebbe continuare. In conclusione, si ribadisce che il progetto è in totale contrasto con le motivazioni che hanno indotto il competente  Ministero   a  decretare  l’interesse   culturale  dello    stadio. Occluderne l’immagine e parcellizzarne la complessiva percezione è contrario, infatti, a qualsiasi intento di tutela e modificherebbe la natura ‘pubblicistica’ dell’opera, che non sarà più percepita nelle condizioni che rappresentano le modalità percettive di un’opera pubblica contemplate dalla letteratura economica. Una selva di telai metallici gesticolanti, di scale aeree, di passerelle, ben lontana dalla essenziale successione dei sostegni di Pier Luigi e Antonio Nervi, sostengono le gradinate aggiuntive del nuovo progetto, enfatizzandone il ‘fuori scala’ rispetto allo stadio esistente. Anteponendovisi, ne frantumano l’immagine unitaria, cancellandone ogni suggestione proveniente dal felice connubio tra architettura e paesaggio, di cui l’opera dei Nervi era stata un’interprete d’eccezione. Richiamiamo, in proposito, quanto fin dal 1936 scriveva Walter Benjamin sull’architettura: “Delle costruzioni si fruisce in duplice modo: attraverso l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e in modo ottico … Non c’è nulla, dal lato tattico che faccia da contropartita di ciò che, dal lato ottico, è costituito dalla contemplazione” (W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936). Le motivazioni e le prescrizioni contenute nella dichiarazione di interesse culturale dello stadio Flaminio di Roma sono interamente recepite dal Piano di Conservazione elaborato nell’ambito del programma Keeping It Modern, finanziato dalla Getty Foundation e acquisito in atti dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma con prot. 346-A del 04.01.2021. A riprova di ciò, in una nota del 29.01.2021 con prot. 4827-P, il Soprintendente Speciale ha concordato nel ritenere “il Piano di conservazione elaborato quale strumento indispensabile in vista degli auspicabili interventi di restauro”. Ugo Carughi Ex Presidente Docomomo Italia Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia Francesco Romeo ProfessoreOrdinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma ROMA, 22 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com 24 aprile 2026 Vedi anche Stadio Flaminio – II Municipio – cronologia materiali 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza 26 giugno 2025 Piediperterra al Flaminio un’esplorazione urbana alla scoperta delle trasformazioni del quartiere VEDI IL VIDEO DELL’INTERVENTO di Maurizio Giodice sullo Stadio Flaminio 27 aprile 2025 Il video di Carteinregola: Stadio Flaminio: No a partire e grandi eventi in mezzo alle case – SI’ alla conservazione dell’opera architettonica e alla sostenibilità per gli abitanti 18 aprile 2025 Le associazioni diramano un comunicato: Stadio Flaminio: NO a partite e  grandi eventi in mezzo alle case SI’  alla conservazione dell’opera di Nervi e alla sostenibilità per gli abitanti (leggi) webinar QUALE FUTURO PER LO STADIO FLAMINIO?  Ripartire dalla conservazione per il rilancio  mercoledì 6 dicembre sulle pagine FB e Youtube di Carteinregola con Fondazione Pier Luigi Nervi Project, DOCOMOMO Italia, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, VAS Verdi Ambiente e Società, Cittadinanzattiva Lazio (> vai alla registrazione ) NOTE [1] La lettera è stata inviata: alla Direzione del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, alla Direzione del Dipartimento Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda U.O. Gestione e Sviluppo Impiantistica Sportiva e alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma; per conoscenza al Sindaco Roberto Gualtieri, agli Assessori Veloccia, Onorato, Smeriglio, alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro , oltre alla S.S. Lazio S.p.a. [2] SCARICA il Decreto di interesse culturale dell’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. [3]Vai al sito Stadio Flaminio della Getty Foundation: Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare  con la storia dello Stadio e il progetto L’iniziativa, promossa in accordo con il Comune di Roma, il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della SAPIENZA Università di Roma, la Pier Luigi Nervi Project Association e Do.Co.Mo.Mo. Italia alla Getty Foundation – una delle istituzioni internazionali più prestigiose che sostengono la ricerca sull’arte, l’architettura e la conservazione – ha ottenuto il sostegno alla elaborazione di un piano di conservazione dello stadio Flaminio nel quadro dell’iniziativa di sovvenzione internazionale Keeping it Modern. Il programma di ricerca, dal titolo Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare, è stato approvato con delibera del 1 giugno 2017 ed è stato sviluppato da un team di specialisti nei vari settori disciplinari coinvolti nella ricerca, sotto la supervisione di un comitato scientifico internazionale. [4] 29 aprile 2025 l’Assemblea capitolina approva la Delibera di Giunta del 3 aprile “Studio di Fattibilita’ relativo ai lavori di ”Restauro e Ristrutturazione dello Stadio e del Parco Polisportivo Flaminio mediante recupero con restauro, ristrutturazione e valorizzazione dello Stadio Flaminio di Roma con annessa proposta di partenariato ai sensi del medesimo art.1, comma 304, lettera ”a” della L. 147/2013 come modificata dall’art. 62 della L. 96/2017”, presentato dalla Costruzioni Civili e Commerciali S.p.A., in qualita’ di mandataria del R.T.I. costituita con la Rubner Holzbau S.r.l. e la S.S.D. Roma Nuoto a.r.l. (Protocollo N. 10151 del 02/04/2025)” SCARICA LA DELIBERA [5] 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza
April 24, 2026
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