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Freedom Flotilla Italia: Lettera aperta a Sua Santità Papa Leone XIV
Alla cortese attenzione di Sua Santità Papa Leone XIV c/o Prefettura della Casa Pontificia 00120 Città del Vaticano STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO Santità, Lei conosce senz’altro l’impegno della Freedom Flotilla Coalition, che da molti anni si adopera a favore del popolo palestinese, in particolare per contrastare le violenze a cui sono sottoposti gli abitanti della Striscia di Gaza. Orrori denunciati dalle agenzie delle Nazioni Unite e da molteplici ONG: decine di migliaia di vittime civili, la distruzione della quasi totalità delle abitazioni, una crisi alimentare arrivata più volte alla soglia della carestia, il collasso del sistema sanitario. Recentemente, soprattutto lo scorso anno e ancora quest’anno, abbiamo avuto il supporto di altre organizzazioni: la Thousand Madleens to Gaza e la Global Sumud Flotilla; le nostre imbarcazioni sono diventate, agli occhi del mondo intero, il simbolo della volontà umana di porre un argine all’orrore.Al di là di quanto le nostre missioni abbiano potuto incidere sulle dinamiche effettive degli eventi in corso, Lei sa bene che i simboli hanno una forza immensa, capace di smuovere le coscienze nel senso più profondo. Su quelle fragili imbarcazioni, attraverso persone di ogni nazione, cultura e fede religiosa, ha viaggiato la speranza umana di un mondo nuovo. Un mondo che vogliamo credere stia nascendo, per quanto la follia di oggi sembri negarlo. Santità, sappiamo bene che la Chiesa Cattolica, come altre confessioni, cerca sinceramente di alleviare le sofferenze del popolo palestinese. Un popolo vittima di una grave ingiustizia, da tempo minacciato nell’esistenza stessa sulla terra che abita da secoli — al punto che le Nazioni Unite e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno parlato apertamente di genocidio. Dire questo non è antisemitismo. Niente di quello che facciamo è mai dettato da ostilità verso la religione e la cultura ebraica, nelle quali riconosciamo il valore irrinunciabile della dignità umana universale. È piuttosto quello che oggi vediamo — il senso cieco di superiorità di chi ritiene che tutto gli sia concesso, e la vessazione senza più remore verso chi è più debole — a tradire ignobilmente quel valore. Tra noi ci sono ebrei, e ci sono particolarmente cari per la sofferenza specifica che avvertiamo in loro. Santità, non sappiamo se, per ragioni che possiamo comprendere, potrà risponderci. Tra coloro che sinceramente cercano la pace, è giusto che ciascuno agisca con i propri mezzi. Quanto ai nostri, non abbia dubbi: sono quelli della più schietta nonviolenza gandhiana. Mettiamo in gioco le nostre vite senza ledere quelle altrui, e non alimentiamo sentimenti ostili nemmeno verso chi ci considera nemici. Crediamo sia un bene anche per loro — abituati a vedere in chi opprimono solo un pericolo — uscire da questa follia, che può essere solo foriera di sventura. Questo è il pensiero che vogliamo coltivare: un pensiero di pace per tutti, che possa un giorno consentire la riconciliazione. Sarà al centro di ogni spedizione futura, finché questo nodo, soffocante e insidioso per il mondo intero, non sarà sciolto. Siamo esseri umani, con ogni difetto e contraddizione. Ma La preghiamo, in cuor Suo, di vedere la buona volontà. E confidiamo nella Sua benedizione. Freedom Flotilla Italia 23 settembre 2026 freedomflotillaitalia.info freedomflotillaitalia@gmail.com Redazione Italia
September 24, 2026
Pressenza
Virginia Veludo: “Nessuno si salva da solo”
Nell’accogliente giardino della Biblioteca Civica di Luino, all’ombra di un enorme albero della canfora, si è svolto sabato 29 agosto l’incontro con Virginia Veludo, insegnante, divulgatrice culturale con il nome di rossaperpendicolare e autrice del libro E mi sono sentita meno sola. Vivere una normale giornata in Italia oltre la rassegnazione, all’interno dell’iniziativa Tax the Rich, con raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare 1% EQUO. In un intenso dialogo con Davide Di Giuseppe, insegnante al Liceo Sereni di Luino, Virginia ha iniziato spiegando l’importanza dell’esperienza diretta come base del suo libro. Anche Cristina, la protagonista, è un’insegnante, una persona simile a lei prima che acquisisse la consapevolezza della possibilità di intervenire sulla realtà. Cristina si sente persa, disorientata, ansiosa, inadeguata e rassegnata, vittima del deleterio mantra “Ma tanto non cambia niente, quindi perché impegnarsi?” Sempre per esperienza diretta, Virginia ha parlato a lungo dello stato drammatico della scuola, ormai sempre più ridotta a un’azienda, anche nei termini utilizzati, con un corpo docente frammentato e in gran parte precario, studenti che stanno perdendo la capacità di capire un testo, ragazze giovanissime convinte che la gelosia sia normale (e che avrebbero un gran bisogno di quell’educazione affettivo-sessuale tanto osteggiata dal ministro Valditara). Una scuola che non fornisce strumenti per alimentare lo spirito critico, come proponeva Don Milani, fatta per creare cittadini disposti ad accettare qualsiasi condizione. Certo, ci sono insegnanti coraggiosi e appassionati che cercano di tamponare la situazione, nonostante l’acqua stia uscendo da tutte le parti e ragazzi che si oppongono a questa deriva aziendalista e autoritaria. E qui si arriva a un altro tema cruciale: perché i giovani vengono tanto criticati e bersagliati da divieti e termini denigratori tipo “Maranza”? Da una parte non c’è da stupirsi di certi comportamenti aggressivi, dato che il mondo è governato da bulli violenti e arroganti che la fanno sempre franca e costituiscono quindi dei modelli, per quanto deleteri, dall’altra bisogna ricordare che i giovani fanno paura. Le rivoluzioni e i cambiamenti sono sempre partiti da loro (un esempio recente è il movimento degli scarafaggi in India, che con le sue proteste nonviolente ha ottenuto le dimissioni del Ministro dell’Istruzione). E ancora, bisogna ricordare i tanti che si oppongono ai progetti di mega resort di lusso, o l’enorme e decisiva partecipazione dei giovani al voto nel referendum sulla giustizia. Certo, è difficile trovare un’alternativa, ma bisogna continuare a manifestare e a fare pressione. Si è poi passati a un tema straziante, quello dei migranti morti in mare, esemplificato dalla storia del ragazzino maliano annegato con la pagella cucita nei vestiti in un naufragio che ha causato 900 vittime. Come in tanti altri punti del libro, ai dati crudi e drammatici si alternano poesie, in questo caso la bellissima “Casa” della poetessa somalo-britannica Warsan Shire. E i morti in mare sono solo l’ultima, drammatica conseguenza di un problema causato da noi occidentali, con le guerre e i disastri climatici da cui i migranti scappano, per poi trovarsi alle prese con vergognose risposte razziste e tossiche narrazioni su una presunta invasione. Virginia ha manifestato la stessa, appassionata indignazione nei confronti del dramma forse più terribile del nostro tempo, il genocidio a Gaza, chiedendosi quale sia la linea rossa da oltrepassare per cui finalmente l’Occidente reagirà. Anche qui la risposta è sempre la stessa: l’importanza di fare pressione sui governi – complici colonie di Israele e Stati Uniti – e di dare segnali più chiari possibile. In fondo, tornando al titolo del libro, partecipare aiuta a sentirsi meno soli. Un altro aiuto può arrivare dalle poesie: come detto, il libro ne contiene molte, in particolare di Bertolt Brecht, magnifico esempio del ruolo di poeti e scrittori nel dare strumenti critici per capire e interpretare la realtà, al contrario della tendenza all’evasione e al disimpegno di tanti artisti. Questo tema è tornato anche nelle risposte ad alcune domande del pubblico, in relazione all’aiuto che la letteratura può dare nel trasmettere modelli diversi ai ragazzi: c’è bisogno di persone, in particolare insegnanti, che credono in quello che dicono e offrono un’altra visione del mondo e questo loro lo sentono. E ancora, l’importanza dei mezzi di informazione indipendenti nel far conoscere le tante esperienze positive oscurate dai media mainstream, come le vittorie a catena dei socialisti negli Stati Uniti. I temi del libro – le tante ricadute sulla vita quotidiana delle scelte politiche deleterie dei governi – si legano benissimo alla proposta di legge 1% EQUO – Tax The Rich, un’imposta dell’1% sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro (esclusa la prima casa), che ha giù superato le 60.000 firme e di cui si è parlato con Dario Ballardini (Coordinatore Campagna 1% Equo) e Antonio Cuomo (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista). Virginia ha commentato che questa dovrebbe essere la proposta unitaria e principale di tutta la sinistra, lasciando perdere le sterili differenziazioni sulle percentuali da adottare. E così si torna al concetto centrale di tutto l’incontro: “Nessuno si salva da solo”, dunque la partecipazione è l’unico modo per uscire dall’isolamento e dalla rassegnazione. Anna Polo
August 30, 2026
Pressenza
Gaza: blocco israeliano delle forniture essenziali, migliaia di vite a rischio
A Gaza, i limiti che le autorità israeliane continuano a imporre sull’ingresso di olio motore e pezzi di ricambio mettono a rischio la vita di migliaia di persone, avverte Medici Senza Frontiere (MSF). Queste forniture sono necessarie per mantenere in funzione i generatori degli ospedali, le ambulanze, le pompe per l’acqua e le autocisterne. Il blocco di questi servizi essenziali è emblematico della sistematica distruzione, da parte di Israele, delle condizioni indispensabili alla vita a Gaza.  In alcune strutture, a MSF resta a malapena olio motore sufficiente per un mese, e alcune delle apparecchiature stanno già risentendo delle carenze. MSF è costretta a cercare scorte sul mercato locale, a prezzi esorbitanti. La disponibilità di olio motore è così limitata che, negli ultimi 6 mesi, il suo prezzo è aumentato di 20 volte. Alla fine di luglio aveva superato i 1.300 dollari al litro. Non sono garantite né la qualità né la disponibilità del prodotto.  Il 5 agosto, uno dei generatori dell’ospedale da campo di MSF a Deir Al Balah si è guastato. Le équipe, costrette a fare affidamento su un generatore di riserva più piccolo, hanno dovuto razionare drasticamente l’elettricità e hanno potuto tenere in funzione la sala operatoria solo per le persone in condizioni più critiche; gli infermieri non hanno potuto sterilizzare le apparecchiature essenziali, i servizi di radiografia si sono fermati e le persone con ustioni hanno sofferto per il caldo estremo senza aria condizionata.  “Quello a cui stiamo assistendo a Gaza non è una serie di carenze isolate, ma una politica di logoramento deliberata” afferma Filipe Ribeiro, capo missione di MSF in Palestina. “Da più di 2 anni osserviamo come le politiche di Israele ostacolino l’ingresso delle forniture. Queste politiche non si limitano a ritardare gli aiuti; smantellano i sistemi stessi dai quali le persone dipendono per sopravvivere”.  “Oggi si tratta di olio motore e pezzi di ricambio. Domani sarà qualcos’altro” afferma Ribeiro di MSF. “Gli articoli cambiano, ma la logica rimane la stessa: ridurre le persone a condizioni in cui la vita diventa insostenibile, in cui la dignità viene sistematicamente sottratta attraverso la negazione dei beni più ordinari e più essenziali. Questa non è burocrazia. È uno sforzo deliberato per rendere impossibile la stessa esistenza”.  A Gaza, la maggior parte dell’elettricità è stata interrotta dalle autorità israeliane e gran parte delle infrastrutture elettriche è stata distrutta. Gli ospedali e gli altri servizi essenziali dipendono ormai quasi interamente dai generatori. Senza olio motore e pezzi di ricambio, questi generatori si guastano sempre più frequentemente. Se i generatori smettono di funzionare, non esistono fonti di energia alternative, come pannelli solari o apparecchiature sostitutive. Anche i nuovi generatori e i nuovi veicoli sono stati bloccati dalle autorità israeliane.  “Quando i generatori si guastano, gli ospedali sono a rischio” afferma Ola Bardawil, vice coordinatrice di progetto di MSF. “I neonati nelle incubatrici, le persone che dipendono dai generatori di ossigeno o quelle che necessitano di interventi chirurgici salvavita ne soffrono le conseguenze”.  Il blocco dell’olio motore e dei pezzi di ricambio non è un fenomeno isolato, ma fa parte di un quadro più ampio di restrizioni imposte nel contesto del genocidio perpetrato da Israele, attraverso l’uso della violenza strutturale per limitare intenzionalmente l’accesso a servizi e forniture essenziali. Il solo ingresso di olio motore e pezzi di ricambio non sarà sufficiente a migliorare la vita delle persone a Gaza. Israele deve revocare immediatamente il blocco e consentire l’ingresso continuativo e senza ostacoli di tutte le forniture mediche, umanitarie e commerciali necessarie per rispondere agli enormi bisogni della popolazione.  Le conseguenze vanno ben oltre gli ospedali. Attualmente, l’accesso delle persone all’acqua potabile dipende dalle autocisterne che trasportano l’acqua nelle aree in cui la popolazione ha trovato riparo. Un’indagine condotta a luglio dalle organizzazioni che monitorano l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari ha rilevato che il 90% delle famiglie vive una situazione di insicurezza idrica da moderata ad alta.  Senza olio motore, tutti i trasporti rischiano di fermarsi, comprese le autocisterne indispensabili per rifornire d’acqua la popolazione nel pieno del caldo estivo, le ambulanze, gli autobus che consentono al personale sanitario di raggiungere il lavoro e i camion che trasportano le forniture umanitarie. Anche panifici e mulini per la farina dipendono dai generatori, con il rischio che la produzione alimentare venga ulteriormente compromessa.  Uno dei generatori dell’impianto di desalinizzazione dell’acqua di MSF è già danneggiato a causa della mancanza di olio motore e di pezzi di ricambio per sostituire quelli guasti. A giugno MSF ha dovuto iniziare a ridurne l’utilizzo da 12 a 7 ore al giorno, con una conseguente diminuzione della produzione di acqua potabile da 600.000 a 350.000 litri al giorno. Questo significa che ogni giorno oltre 40.000 persone in meno possono ricevere acqua. Le restrizioni di Israele sono diventate sempre più estese, impedendo l’ingresso non solo di generatori e veicoli, ma anche di articoli di uso comune, dalle pomate per le malattie della pelle alle guarnizioni in gomma necessarie per le macchine utilizzate per pulire le apparecchiature mediche. Le carenze riguardano ormai praticamente ogni aspetto della vita a Gaza, lasciando ospedali e organizzazioni umanitarie senza forniture di base.           Medecins sans Frontieres
August 12, 2026
Pressenza