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Hondurasgate, Pròspera e il biohacking sulle terre ancestrali
Qualche giorno fa, Il portale Honduras Gate ha denunciato di aver subito oltre 39.000 attacchi informatici in un solo giorno, principalmente sotto forma di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), dopo aver pubblicato, a fine aprile, dei documenti audio che rivelano l’esistenza di una struttura di ingerenza per orientare la politica nella regione sudamericana, con l’Honduras usato come piattaforma. Gli audio, disponibili anche su Canal Red, indicano un patto tra l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández (precedentemente condannato negli USA e graziato da Donald Trump a fine 2025, proprio durante la tanto sbandierata “war on drugs“), l’attuale presidente dell’Honduras Nasry Asfura, anch’egli di estrema destra, e figure internazionali tra cui il presidente argentino Javier Milei, figure come Roger Stone e finanziamenti provenienti da Israele per sostenere il ritorno politico di Hernández. I tentativi di hacking sono iniziati subito dopo la diffusione degli audio che espongono la presunta rete di corruzione e ingerenza internazionale, e, come si vede dalle immagini, provengono da USA e Israele. Secondo i messaggi audio —  resi pubblici da Canal RED e Hondurasgate — Juan Orlando Hernández, starebbe tramando per tornare al potere nel Paese, grazie al supporto decisivo di Stati Uniti e Israele che in cambio otterrebbero facilitazioni per la costruzione di una nuova base militare e di centri di confinamento per presunti terroristi, su modello di quelli voluti dal presidente Nayib Bukele in El Salvador; una legge su misura per le loro esigenze al fine di incentivare gli investimenti nell’intelligenza artificiale, con contratti che verrebbero assegnati direttamente a società private americane come la General Electric; e, infine, l’espansione delle cosiddette Zone economiche speciali, veri e propri dispositivi di espropriazione territoriale e sovranità limitata a beneficio di capitali stranieri, che l’amministrazione di Xiomara Castro, prima presidente donna dell’Honduras — in carica dal 2021 al 2025 —, aveva iniziato a smantellare. La più discussa tra queste realtà è Próspera — che sorge sull’isola di Roatán —  una vera e propria città privata, porto franco libero dalle maglie dello Stato, in cui sono investitori del calibro di Peter Thiel a dettare interamente le regole. Diversi miliardari e libertari investono nella costruzione della città privata. Próspera, di fatto una “città-stato” privata sull’isola di Roatán in Honduras, è diventata un hub globale per il biohacking e la ricerca sulla longevità grazie alla mancanza di una istituzione sanitaria regolamentata al suo interno. Molte aziende specializzate vi testano terapie geniche e trattamenti anti-invecchiamento, attirando imprenditori e biohacker come Bryan Johnson. A Pròspera si può pagare e presentare il bilancio delle proprie aziende in criptovalute e non vi è alcuna autorità che imponga regole, nè sull’uso di AI, nè sullo smaltimento dei rifiuti, nè su esperimenti medici e biotecnologici. L’isola di Roatán, dove sorge Pròspera, è abitata dal popolo Garifuna una discendente da africani e indigeni, sbarcati a Punta Gorda nel 1797 dopo essere stati espulsi da St. Vincent dai britannici, che lottano contro la turistificazione dell’isola, e conservano tradizioni uniche, tra cui la danza Punta, la musica con tamburi e la lingua. Ovviamente, Pròspera non è per loro, il confine con la città privata è rigido. Una strada, controllata da una guardia di una società di sicurezza privata, conduce al complesso residenziale. L’accesso è controllato. Chi vuole entrare deve richiedere un pass online, e allo stesso tempo può registrare la propria azienda con pochi clic. All’interno della comunità di expat del Duna Tower (torre che svetta tra la vegetazione dell’isola, superando di molto l’altezza consentita per gli edifici a Roatan), tutti hanno una start-up. Tra loro c’è Rich Lee, 47 anni, statunitense, che si definisce un “biohacker”: senza studi di biologia o medicina, sperimenta terapie geniche e impianti elettronici. Rich Lee mostra uno dei suoi microchip sottopelle. Con in studio due compagne dall’Honduras, ci facciamo raccontare i vecchi e nuovi presidenti del Paese centroamericano, parliamo di Pròspera e delle lotte dei popoli originari e afro caraibici per la liberazione dei territori. (in aggiornamento con link e musica dall’honduras!)
HONDURASGATE: I TENTACOLI D’ISRAELE E STATI UNITI SULL’AMERICA LATINA
Con il giornalista Giorgio Trucchi, corrispondente per Pagine Esteri dal Centro America, abbiamo analizzato il contenuto dei 37 audio pubblicati da Hondurasgate che svelano la trama ordita da USA, Israele ed Argentina per fare dell’Honduras un polo strategico per mettere le mani sull’America Latina. Già dagli anni 70 e 80 del secolo scorso, l’Honduras ha ricoperto un ruolo fondamentale, anche grazie alla sua collocazione geografica, per permettere agli Stati Uniti di contrastare i movimenti armati di liberazione in Salvador e la rivoluzione Sandinista in Guatemala. Nuovamente il paese viene cooptato per impedire qualsivoglia avanzata di movimenti sociali e di protesta, così come organizzazioni politiche o di governo progressisti e di sinistra nei paesi limitrofi. In secondo luogo sul piatto torna la partita con la Cina: dall‘articolo scritto per Pagine Esteri da Giorgio Trucchi si legge “Obiettivo immediato è frenare l’espansione e il dominio cinese nella lavorazione dei minerali critici – controlla circa l’85% della raffinazione delle terre rare del mondo – intervenendo nelle zone di maggiore incidenza come lo è la regione latinoamericana.“ Per chi volesse approfondire ulteriormente la notizia segnaliamo il portale “Hondurasgate.ch” che riporta i file audio e il processo di verifica dell’autenticità.
Capitale e crimine organizzato contro i popoli
-------------------------------------------------------------------------------- Copertina (dettaglio) di Tracce indelebili, libro edito dall’associazione Osservatorio Diritti Umani, disegnata da Gianluca Costantini. Il libro raccoglie storie di donne e uomini che con le loro lotte hanno contribuito a cambiare il mondo. La prima storia è dedicata a Berta Cáceres, uccisa dieci anni fa in Honduras per la lotta a favore del suo popolo e dell’ambiente e diventata subito un punto di riferimento di resistenza in tutto il mondo -------------------------------------------------------------------------------- Molto raramente il potere si mostra nudo, rivelando le sue secrezioni pestilenziali, quelle che si sforza di celare con il sostegno servile dei media mainstream e delle istituzioni statali. Quando ciò accade, abbiamo l’opportunità di comprendere le forme di oppressione e violenza che ci perseguitano. In breve, possiamo far luce sulle pratiche più ripugnanti, quelle che non verranno mai rese pubbliche. Lo scandalo Hondurasgate (legato a una rete finanziata per creare piattaforme mediatiche negli Usa per influenzare l’opinione pubblica contro i governi di sinistra in America Latina e che coinvolgerebbe anche Israele, ndr) ci permette proprio questo: di comprendere i meccanismi interni del sistema e di confermare i nostri sospetti più oscuri, quelli che spesso non possiamo esprimere per mancanza di informazioni sufficienti. Tra questi, la stretta collaborazione tra capitale e criminalità organizzata, un’alleanza operativa benedetta da stati e imperi. Sono state diffuse trentasette registrazioni audio, datate tra gennaio e aprile 2026, in cui una voce identificata come quella dell’ex presidente Juan Orlando Hernández afferma che la sua grazia è stata ottenuta grazie alla mediazione del governo israeliano. Da tempo, sulla base di quanto accaduto in Colombia nel contesto della repressione della sinistra e della guerriglia, si osserva una stretta collaborazione tra grandi aziende, forze armate, gruppi paramilitari e criminalità organizzata. Nel luglio 2025, il sistema giudiziario colombiano ha emesso una sentenza storica, condannando sette ex dirigenti della multinazionale Chiquita Brands International per aver finanziato gruppi paramilitari nella regione di Urabá tra il 1997 e il 2004. L’azienda ha versato alle Forze Unite di Autodifesa della Colombia (AUC), un gruppo paramilitare responsabile dell’assassinio di contadini e attivisti comunitari, oltre 1,7 milioni di dollari. Più recentemente, due alti funzionari della società Desarrollos Energéticos SA (DESA) sono stati condannati rispettivamente a 22 e 30 anni di carcere come coautori dell’omicidio dell’attivista ambientalista Berta Cáceres in Honduras. Cáceres è stata uccisa per la sua opposizione al progetto idroelettrico di Agua Zarca sul fiume Gualcarque. Esistono inoltre una serie di indagini sul rapporto tra Stato e capitale con la criminalità organizzata, e in particolare con il narcotraffico, che mettono in luce in modo eloquente questi legami. Dawn Paley ha pubblicato “Drug Capitalism: A War Against the People” nel 2020, in cui analizza come la guerra messicana alla droga sia in realtà una guerra contro i movimenti di base. In breve, esiste un’ampia mole di materiale empirico e analitico sull’argomento. Ciò che l’Hondurasgate rivela è che gli stessi responsabili vengono smascherati. La grazia concessa all’ex presidente Juan Orlando Hernández, condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere per traffico di droga, dopo che è stato dimostrato il suo coinvolgimento nel trasporto di circa 400 tonnellate di cocaina in alleanza con cartelli come il cartello di Sinaloa, persegue diversi obiettivi. Da un lato, mira a indebolire i movimenti progressisti nella regione, compresi quelli in Honduras, Messico e Brasile, attualmente al potere. L’altro obiettivo è quello di trasformare l’Honduras in un’enclave strategica per le interferenze regionali del Pentagono. Oltre alla base aerea di Palmero, gli Stati Uniti intendono costruire un’altra base e ampliare le Zone Economiche Speciali di Sviluppo (ZES) per bloccare l’influenza cinese nella regione. Washington è già riuscita a limitare la presenza cinese nel Canale di Panama e ora si prepara a stabilire una base militare nel porto di Callao, in Perù, per contrastare il porto di Chancay, costruito dai cinesi. Per questo, l’impero prevede di spendere fino a 1,5 miliardi di dollari. Ma la questione centrale, dal mio punto di vista, è come le registrazioni audio rivelino la proposta di condurre “cacce” contro l’opposizione o la richiesta di sangue (“serve sangue”, dice Hernández, “per tenere la gente sotto controllo”). L’ex presidente cita Trump e Javier Milei, così come Pablo Escobar, per sostenere la necessità di controllare il popolo honduregno attraverso la violenza. Infine, questa rete violenta e repressiva gode del sostegno delle chiese evangeliche, come accade in tutta la regione. “Sono le chiese che faranno in modo che il passato venga dimenticato. E che la gente pensi che sia stata la sinistra a farlo”, dice Hernández nel contesto della continua battaglia culturale. L’obiettivo degli Stati Uniti è il controllo militare delle risorse strategiche per riposizionarsi nella regione, contenere la Cina e invertire il suo declino egemonico. Capisco che molti possano dire che lo sapevamo già. La lunga esperienza di Colombia, Messico e delle favelas brasiliane testimonia questa alleanza tra capitale, Stato e criminalità organizzata, orchestrata contro il popolo e la sinistra. La differenza, a mio avviso, sta nel fatto che con l’Hondurasgate c’è un esplicito riconoscimento di questa alleanza e che l’obiettivo non è altro che distruggere i movimenti popolari. E, se necessario, distruggere il popolo stesso, con il sostegno di Israele. Per questo motivo, non dobbiamo separare lo Stato dal narcotraffico e dagli interessi economici. Sono tutti elementi del capitalismo. Questo è il capitalismo che esiste realmente, quello che causa genocidio e morte, il sistema che aspira a cancellare interi popoli e territori. Dobbiamo ricordarlo quando parliamo di cittadinanza e diritti umani, quando insistiamo nel pretendere giustizia da uno Stato che non la garantirà mai perché, come dimostra il caso dell’Honduras, lavora per il grande capitale insieme alla criminalità organizzata. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su Desinformemonos.org -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI GIORGIO AGAMBEN: > Lo Stato e la guerra -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Capitale e crimine organizzato contro i popoli proviene da Comune-info.
May 12, 2026
Comune-info
L’Honduras sottomesso a Usa e Israele
La grazia di Washington all’ex presidente Hernández, condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga, avrebbe l’obiettivo di favorire aziende statunitensi e israeliane. di Giorgio Trucchi (*) Il 26 novembre scorso, a pochi giorni dalle elezioni e in pieno silenzio elettorale, un primo messaggio su Truth del presidente statunitense Donald Trump sconvolse il delicato equilibrio di un ambiente
Le manovre di Stati Uniti e Israele per controllare l’Honduras
Il 26 novembre scorso, a pochi giorni dalle elezioni e in pieno silenzio elettorale, un primo messaggio su Truth del presidente statunitense Donald Trump sconvolse il delicato equilibrio di un ambiente già di per sé incerto e teso. Sulla falsariga di quanto già avvenuto in Argentina con il sostegno a Javier Milei, il governante investiva ufficialmente l’ultraconservatore Nasry ‘Tito’ Asfura (Partito Nazionale) dei favori di Washington, satanizzando al contempo la candidata progressista Rixi Moncada (Partito Libertà e Rifondazione – Libre) e l’altro membro del bipartitismo tradizionale Salvador Nasralla (Partito Liberale). “La democrazia è messa alla prova nelle prossime elezioni in Honduras. Riusciranno Maduro e i suoi narcotrafficanti a impadronirsi di un altro Paese come hanno fatto con Cuba, Nicaragua e Venezuela? L’uomo che difende la democrazia e combatte contro Maduro è Tito Asfura (…) e la sua principale avversaria è Rixi Moncada, che dichiara di avere Fidel Castro come idolo (…) I comunisti stanno cercando di ingannare il popolo con un terzo candidato, Salvador Nasralla che non è un amico della libertà (…) Io e Tito possiamo lavorare insieme per combattere i narcocomunisti e portare gli aiuti necessari al popolo honduregno”, scriveva Trump. Il 28 novembre, a poche ore dal voto, rincarò la dose con nuove minacce e con un annuncio shock: la concessione della grazia all’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per crimini legati al traffico di droga. Nello specifico, Hernández era stato accusato e poi condannato negli Stati Uniti per avere partecipato a “una cospirazione corrotta e violenta di traffico di droga per facilitare l’importazione di centinaia di migliaia di chilogrammi di cocaina (circa 500 tonnellate)”. In pratica usava poliziotti e militari per proteggere i carichi che venivano inviati negli Stati Uniti, estradava i narcotrafficanti rivali e proteggeva i suoi complici, tra cui il cartello di Sinaloa. Con le tangenti che riceveva finanziava campagne politiche ed elettorali. “Se Tito Asfura vincerà le elezioni presidenziali in Honduras (…) gli daremo il nostro pieno sostegno. Se non vincerà, gli Stati Uniti non sprecheranno il loro denaro, poiché un leader inadeguato può portare solo a risultati catastrofici (…) Concederò inoltre la grazia completa all’ex presidente Juan Orlando Hernández, il quale, secondo molte persone che stimo profondamente, è stato trattato in modo molto duro e ingiusto. Votate per Tito Asfura e congratulazioni a Juan Orlando Hernández per la grazia”. Ingerenza esterna, minacce, brogli elettorali, uso massiccio dei social media per terrorizzare la base elettorale di Libre si sono sommati al tentativo di riscattare l’immagine di Hernández, favorendone il ritorno sia fisico che politico, nel chiaro intento di ridare ossigeno al bipartitismo honduregno, garantendo così gli interessi dell’oligarchia nazionale, del capitale multinazionale – in particolare quello più vicino a Trump – nonché quelli geopolitici e geostrategici di Washington e non solo. Nelle ultime ore, il portale web Diario Red ha lanciato in esclusiva la notizia di un coinvolgimento diretto di Israele nella grazia concessa a Hernández. L’obiettivo sarebbe la costruzione di una nuova base militare USA in Honduras, l’approvazione di una legge ad hoc per favorire aziende statunitensi e israeliane specializzate in intelligenza artificiale e il riscatto del progetto delle Zone di impiego e sviluppo economico (Zede), una specie di charter cities, abolite durante il governo progressista di Xiomara Castro perché attentavano contra la sovranità nazionale. Gli audio diffusi attraverso la pubblicazione coinvolgono politici e funzionari pubblici legati al governante Partito Nazionale. Apparentemente, lo stesso Asfura ne farebbe parte. Presentare l’ex presidente come vittima di una trama persecutoria e inneggiare alla grazia come prova della sua innocenza fa parte della strategia della difesa e di quei settori che promuovono il suo ritorno. Per preparare il terreno, oltre al perdono concesso da Trump, sono necessarie misure endogene, tra cui il controllo assoluto delle istituzioni facendo tabula rasa della presenza di Libre, la revoca del mandato di cattura emesso contro Hernández per reati di corruzione (caso Pandora II) e la messa in minoranza della corrente interna al partito contraria al suo ritorno. L’abuso del “juicio político” da parte della maggioranza parlamentaria bipartitista contro membri di Libre fa parte di questo scenario. Oltre al procuratore generale Johel Zelaya sono stati spogliati delle loro cariche il magistrato del Tribunale di giustizia elettorale, Mario Morazán, i suoi supplenti Lourdes Mejía e Gabriel Gutiérrez, il consigliere elettorale Marlon Ochoa. La presidente della Corte suprema di giustizia, Rebeca Raquel Obando, e la supplente di Ochoa, Karen Rodríguez, hanno invece preferito abbandonare l’incarico prima di essere citate dalla commissione parlamentare ad hoc, puntualmente integrata solo da deputati dei due partiti tradizionali. Ochoa e altri funzionari e dipendenti pubblici che hanno perso il posto di lavoro – si parla di circa diecimila licenziamenti – sono fuggiti in esilio. Nelle ultime settimane, i principali media controllati dalla struttura di potere in mano a gruppi economici di natura famigliare, hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni di Hernández e della sua famiglia circa un suo ritorno da “uomo innocente”. Ma non è proprio così e vediamo perché. Dopo la grazia concessa da Trump nel dicembre 2025, la difesa di Hernández aveva ritirato il ricorso in appello presentato dopo la sentenza di primo grado di due anni fa. L’8 aprile scorso la Corte d’Appello del Secondo Circuito di New York ha accolto la richiesta e ha ordinato al tribunale distrettuale di annullare la sentenza e al giudice federale Kevin Castel di archiviare il caso “per mancanza di oggetto (mootness)”. Gli esperti della materia spiegano però che la grazia parte dal presupposto che la condanna sia esistita. “Venendo meno l’oggetto del processo e della condanna come effetto del perdono di Trump, la Corte non ha potuto fare altro che chiedere l’archiviazione del fascicolo, ma questa è una finzione giuridica. La grazia, infatti, è un perdono che elimina la punizione, la pena, ma non la verità di ciò che è accaduto, né il reato, né la condizione di criminale della persona. Al contrario, accettare il perdono è come riaffermare questa verità di colpevolezza. Ritirando il ricorso in appello e accettando la grazia, Hernández riconosce implicitamente di aver commesso il reato”, spiega a Pagine Esteri, Omar Menjívar, avvocato esperto di diritto costituzionale e diritti umani. Per il giurista honduregno, la decisione di Trump è estremamente grave. “Abbiamo una realtà fattuale in cui un ex presidente è stato processato e condannato da una giuria federale dopo un’indagine durata anni. Abbiamo poi una realtà virtuale imposta da una sola persona che, per simpatia politica e interessi politici ed economici, decide di perdonarlo. I fatti però dicono che Juan Orlando Hernández resta un narcotrafficante condannato”. Intervistato da MS Now, Thomas Padden, ex procuratore e membro della task force antidroga e crimine organizzato del Dipartimento di Giustizia statunitense (OCDETF, per la sua sigla in inglese) recentemente sciolta da Trump, si dice scioccato da quanto accaduto. “In 47 anni di lavoro non ho mai visto nulla del genere. La scarcerazione di Hernández mina la credibilità del sistema di giustizia statunitense. Quando si libera un narcotrafficante condannato, si stimolano altri delinquenti ad andare avanti con i loro traffici. Questo è il risultato dell’impunità”. Una decisione che fa anche a pugni con la retorica trumpista della lotta contro la droga, che ha avuto la sua massima espressione con la militarizzazione dei Caraibi e del Pacifico Orientale, la distruzione di oltre 50 motoscafi, presuntamente di narcotrafficanti, e la morte di oltre 80 persone, ma soprattutto l’invasione del Venezuela e il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente e consorte Cilia Flores. Che dietro al perdono di Hernández e al sistema di concessione della grazia negli Stati Uniti ci sia ben altro, lo afferma sempre a MS Now l’ex procuratrice per la grazia del Dipartimento di Giustizia Usa, Liz Oyer. “Trump ha esercitato il suo potere di clemenza come nessun presidente ha mai fatto, concedendo la grazia e le commutazioni di pena a una lunga lista di truffatori, politici corrotti e altri condannati per gravi crimini che non hanno mai espresso pubblicamente rimorso”. Secondo Oyer, il denaro e l’influenza stanno giocando un ruolo determinante nel sistema di indulto sotto Donald Trump. “Ha praticamente creato un sistema di clemenza pay-for-play, in cui persone che ruotano nella sua orbita si arricchiscono accettando pagamenti per fare pressioni e ottenere clemenza per i propri clienti. Trump sta concedendo l’indulto a persone con cui ha rapporti commerciali, ottenendo benefici enormi per sé e per la propria famiglia. È una vera ‘economia della grazia’ ed è un sistema molto corrotto”. Nel caso specifico di Hernández, il recente scoop di Diario Red confermerebbe la tesi di una vera e propria strategia corrotta israelo-statunitense in vista delle elezioni honduregne del 2029. Secondo il portale The New Republic, il giorno stesso del suo secondo insediamento, Trump concesse la grazia a 1500 persone accusate o condannate per l’assalto al Campidoglio del 2021. Nell’arco dei due mandati ha concesso la grazia a oltre 70 tra alleati, donanti e persone condannate per truffa. Più della metà durante il primo anno del suo secondo periodo. Per Menjívar dietro la grazia concessa all’ex presidente honduregno ci sarebbero accordi ben precisi. “Sanno che Juan Orlando Hernández è un elemento chiave, un operatore politico che può garantire gli interessi economici dell’oligarchia nazionale e delle multinazionali. La grazia non è gratuita. Ci sono di mezzo interessi e promesse fatte che devono essere rispettate. Promesse che però compromettono il Paese e la sua sovranità”. Fonte: Pagine Esteri Giorgio Trucchi
May 1, 2026
Pressenza
Honduras: elezioni sotto accusa
Intervista a Marlon Ochoa, uno dei tre consiglieri del Consiglio nazionale elettorale (Cne). di Giorgio Trucchi (*) Le elezioni del 30 novembre scorso in Honduras passeranno alla storia per la enorme quantità di irregolarità denunciate, nonché per gli sfrontati atti di ingerenza straniera che hanno leso la libertà di voto e inficiato l’esito finale delle urne. Centinaia di migliaia di
Honduras: la vittoria della comunità Garífuna di Cayos Cochinos…
… occupata dai reality show. Dopo oltre vent’anni la Corte interamericana dei diritti umani ha riconosciuto che lo Stato dell’Honduras ha violato e sta violando i diritti dei popoli indigeni che vivono nel Caribe hondureño. di Luca Martinelli (*)   Ci sono voluti oltre vent’anni ma la Corte interamericana dei diritti umani ha riconosciuto che lo Stato dell’Honduras ha violato
Siamo milioni: senza Berta, con Berta
di Anna Camposampiero per transform-italia. Dieci anni senza Berta, con Berta siamo milioni di Anna  Camposampiero Sono passati dieci anni dall’omicidio di Berta Cáceres Flores, leader indigena Lenca e attivista ambientalista, assassinata nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 nella sua casa a La Esperanza, Intibucà, Honduras. Gustavo Castro, amico messicano ospite da lei quella notte, è
Cayos Cochinos – Honduras: Garífuna contro esproprio e reality show
I Cayos Cochinos, al largo della costa dell’Honduras, sono abitati da oltre due secoli dal popolo Garifuna, comunità afro-indigena con un legame profondo con il mare e il territorio. Come racconta ai microfoni di Radio Blackout Wilman Arzu, la svolta arriva nel 1993, quando il governo dichiara l’area riserva naturale affidandone la gestione a una fondazione privata, escludendo di fatto gli abitanti locali. Da allora, denunciano i Garifuna, si moltiplicano restrizioni alla pesca, limitazioni alla mobilità e episodi di violenza e intimidazione. Parallelamente, l’arcipelago diventa location di reality show internazionali come Supervivientes e L’Isola dei Famosi, con un impatto significativo sull’ambiente e sulla vita della comunità. Le tensioni per il controllo del territorio arrivano presto anche sul piano internazionale: nel 2003 l’Organización Fraternal Negra Hondureña OFRANEH presenta una petizione alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, dichiarata ammissibile nel 2007. Nel 2020 la Commissione emette un rapporto di merito con raccomandazioni allo Stato honduregno, rimaste però senza attuazione, fino alla decisione — nel 2023 — di deferire il caso alla Corte Interamericana dei Diritti Umani. Il 4 marzo 2026 arriva così una sentenza storica: la Corte condanna l’Honduras per la violazione dei diritti della comunità Garifuna, tra cui la proprietà collettiva, la consultazione previa e la partecipazione alle decisioni sul territorio. I giudici stabiliscono che la creazione dell’area protetta e le restrizioni successive sono avvenute senza un adeguato consenso libero e informato, e riconoscono anche l’impatto negativo di turismo e produzioni televisive sulle pratiche tradizionali. Tra le misure ordinate: la restituzione di diritti territoriali, indagini sulle violenze denunciate e garanzie di partecipazione nella gestione dell’area.
March 19, 2026
Radio Blackout - Info