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CISGIORDANIA: BRUTALI AGGRESSIONI DI COLONI ED ESERCITO ISRAELIANI. 4 PALESTINESI UCCISI
Situazione sempre più brutale nei villaggi palestinesi della Cisgiordania occupata. Solo questa mattina, venerdì 24 luglio, 4 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane durante un attacco dei coloni al villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus. I residenti palestinesi hanno respinto in un primo momento i coloni israeliani che dopo mezz’ora hanno attaccato nuovamente la parte occidentale della città, questa volta protetti dai militari. Durante l’attacco è morto anche un colono israeliano. Chiusi dai militari i check point di ingresso che circondano la città di Nablus, il capo di stato maggiore delle Idf ha ordinato un “massiccio dispiegamento” nella Cisgiordania occupata. Dall’inizio dell’anno sono 82 i palestinesi ammazzati nei governatorati della Cisgiordania occupata, di cui 21 per mano di coloni israeliani. L’intervisa a Damiano Censi, coordinatore del progetto di Medeterranea in Palestina. Ascolta o scarica Gli aggiornamenti da Nablus che abbiamo ricevuto da Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che vive a Brescia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
July 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Israele occupa e rapisce. In Siria…
Nella città di confine siriana di Quneitra, Israele sta occupando terreni, attaccando e rapendo i residenti, aggredendoli con cani da combattimento e irrorando agenti chimici sui campi agricoli. Il governo siriano rimane in silenzio. Il 19 maggio, il quindicenne Omar al-Ajraf si era recato con il suo amico, Sanad al-Mousa, […] L'articolo Israele occupa e rapisce. In Siria… su Contropiano.
June 15, 2026
Contropiano
Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto”
Attualmente, funzionari occidentali e israeliani agitano il dito con finta indignazione contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, per essersi vantato pubblicamente dei maltrattamenti inflitti agli attivisti di una flottiglia che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza. L’account Twitter di Ben-Gvir ha condiviso un video in cui […] L'articolo Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto” su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Un mostro che contiene molti mostri
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Nicolas Messifet su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Il monitor interno dal quale chi assiste all’udienza del processo a El – Hisri, uno dei capi torturatori del lager di Mitiga in Libia, ogni tanto mostra la faccia dell’imputato. Non ha segni di tortura, non sembra stare male, non ha stracci addosso o catene ai polsi come le sue vittime: solo quegli occhi che guardano fisso, che non si abbassano nemmeno quando la procuratrice della Corte Penale Internazionale descrive lo stupro di una donna compiuto davanti al figlio piccolo, costretto da El Hisri a guardare. I giudici che con i loro staff di investigatori hanno lavorato quindici anni a raccogliere prove, testimonianze, foto, video, documenti ufficiali e tantissimo altro materiale, lo definiscono un processo “storico” – a “milestone” – per provare a fare giustizia contro un vero e proprio sistema di violazione permanente dei diritti umani. Il “sistema Libia” appunto, che però non potrebbe esistere se non fosse stato congegnato anche a partire da “menti” italiane ed europee. El Hisri, detto Al Bouti, è un pari grado di Almasri, quello fatto fuggire dal governo italiano e riportato con il Falcon dei servizi segreti proprio a Mitiga, dove la maggior parte dei crimini contro l’umanità e crimini di guerra sono stati compiuti. Il nome di Almasri è stato pronunciato già dalle prime battute durante la lettura dei diciassette capi di imputazione. È chiaro, da dentro questo tribunale, perché Almasri non doveva arrivarci alla sbarra. Il “sistema Libia” è fondato su una complicità evidente tra livelli istituzionali e milizie criminali che si sono spartite la Libia dopo la destituzione violenta di Gheddafi del 2011. L’inchiesta della CPI parte da quel momento, e documenta le atrocità commesse dall’imputato e dai suoi complici fino al 2020. Si passa dunque, dal 2017, anno della stipula del patto Italia-Libia, sottoscritto da Minniti e Gentiloni, con i clan di signorotti della guerra tra cui anche la milizia “Rada”, una tra le più potenti- si parla di 1.500 soldati inquadrati militarmente e forniti di armi, mezzi e soldi-quella che controlla la prigione di Mitiga, nordest di Tripoli e, cosa assai rilevante, l’aeroporto internazionale, peraltro ricostruito grazie ai lavori forzati dei migranti prigionieri. Un processo come questo non è la semplice descrizione in generale di tutto ciò che già sappiamo, atrocità comprese. No. Il primo livello è la responsabilità individuale dell’imputato, con prove, riscontri, volti, referti medici, circostanze precise. Ascoltare la descrizione di torture, stupri e violenze di ogni genere, delle quali El Hisri è personalmente responsabile, è dura. All’entrata, dopo controlli rigidi per l’accesso, distribuiscono un vademecum dove te lo scrivono che potrebbe essere troppo dura assistere, ascoltare. Che puoi uscire in qualsiasi momento. Il secondo livello, quello che stabilisce la relazione tra un crimine efferato e la categoria dei crimini contro l’umanità, è il carattere strutturale, pianificato, nel quale ogni singolo atto criminale è inserito, e la funzione che svolge nell’assicurare potere di vita e di morte sulle persone che lo subiscono. E qui il lavoro approfondito e puntuale dei giudici ci offre una prima importante verità: le prime vittime di El Hisri, di Almasri, del capo supremo della Rada, Al Kora, sono stati i cittadini libici. Sono libici quelli sequestrati e torturati per primi, oppositori politici, avvocati, giornalisti, studenti o anche persone che possedevano dei terreni, una casa, dei soldi. Si capisce la parabola dunque che porta a ciò che oggi conosciamo del sistema Libia: dopo la caduta di Gheddafi, si formano i gruppi armati che con la scusa della “rivoluzione”, cominciano ad accaparrarsi il potere e materialmente pezzi di territorio. Nel caso della “Rada” ad esempio, è un quartiere di Tripoli che gli dà i natali, e da lì la conquista di un’area strategica come quella dell’aeroporto e fin sulla costa con l’accesso al mare, trasforma quattro banditi di un clan familiare, in uomini che comandano. Che negoziano un pezzetto di quello che altri, simili a loro ma magari più scaltri, hanno già preso in cambio della fedeltà all’Occidente. In uno degli ultimi rapporti dell’Onu sulla Libia, concentrato sulle violazioni dell’embargo sulle armi, si parla del clan di Dbaibaba, attuale premier del governo di Tripoli riconosciuto dall’Unione Europea, come uno dei più criminali e potenti. Stessa cosa se si osserva la “carriera” del ministro degli Interni Trebelsi, l’amicone di Piantedosi, segnalato dalla segreteria di stato americana già durante la prima presidenza Trump come “trafficante e contrabbandiere”. La Rada ha gestito la sua prigione, il suo lager, a partire dall’eliminazione dei dissidenti libici e dell’imposizione del regno del terrore a Tripoli, offrendo sul “mercato” le sue capacità. Rada “Security Defence Force”. Rada “polizia giudiziaria”. Tutti titoli assegnati dai vari governi ufficiali. Ma d’altronde non era il prefetto Caravelli, capo dei servizi segreti esterni a dichiarare che “con la Rada ottima collaborazione”? Questo strutturazione della milizia inizialmente impegnata contro i cittadini libici, anch’essi torturati, ammazzati, anche le donne libiche stuprate, anche i bambini libici violentati e terrorizzati e chissà cos’altro, viene poi dal 2017 impiegata per i migranti. Le pratiche disumane sono rielaborate per il nuovo business, quello di fermare profughi e rifugiati che tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa via mare. Ma chi suggerisce alla Rada di fare questo? In cambio di che cosa, di quanti soldi? Chi suggerisce la creazione di un nuovo sistema di respingimento di massa, articolato nella cattura in mare di chi prova a fuggire, e nella successiva deportazione e internamento nei lager? Chi regala mezzi, addestramenti, ruoli ai vari El Hisri per fare tutto questo? Ascoltando le accuse ci si rende conto di cosa abbiamo fatto, noi che apparteniamo ai paesi “civili”, noi che abbiamo i governi “democratici”: abbiamo alimentato gli orrori, le atrocità che prima sono state compiute contro la società civile libica per trasformarli e strutturarli in “orrori funzionali”, utili alla nostra “guerra” ai migranti. Ascoltando l’excursus dei procuratori della Corte, che puntualmente delineano lo sviluppo e il ruolo di una milizia e dei suoi capi, si capisce che El Hisri è solo quello che si è fatto prendere. Non è lui il “mostro” in mezzo a quelli “normali”. Lui è solo un mostro meno potente di tutti gli altri. Viene spontaneo, dinnanzi al primo processo di questo livello che finalmente si celebra, dopo decine di migliaia di morti in mare e nel deserto, pensare a una Norimberga. Ma Norimberga non si può fare solo con un criminale che altrimenti rischia di diventare un capro espiatorio. Qui mancano quelli potenti, quelli che non si sporcano le mani. Quelli che in Libia ci vanno con l’aereo di stato, quelli che il quartiere di El Hisri manco sanno dov’è. E dopo il primo giorno, è tutto. -------------------------------------------------------------------------------- [Dalla Corte Penale Internazionale, Luca Casarini] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un mostro che contiene molti mostri proviene da Comune-info.
May 20, 2026
Comune-info
Tribunale israeliano prolunga di due giorni la detenzione di Thiago Avila e Saif Abukeshek
Il Tribunale di Ashkelon ha prorogato oggi di due giorni, fino a martedì 5 maggio 2026, la detenzione degli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago Avila e Saif Abukeshek. La decisione fa seguito al loro rapimento illegale da parte della marina israeliana in acque internazionali, avvenuto il 30 aprile. Durante l’udienza, il pubblico ministero israeliano ha richiesto una proroga della detenzione degli attivisti di quattro giorni, presentando un elenco di presunti reati, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica. Gli avvocati di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, hanno sostenuto davanti al tribunale che l’intero procedimento legale è fondamentalmente viziato e privo di fondamenti giuridici. Hanno contestato la giurisdizione dello Stato, affermando che non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali. Hanno sostenuto che l’uso da parte dello Stato di questi gravi sospetti legati alla sicurezza nazionale costituisce una misura ritorsiva contro i leader degli attivisti umanitari e hanno chiesto il loro rilascio immediato e incondizionato. Adalah ha inoltre sottolineato che non solo il signor Avila e il signor Abukeshek sono stati sequestrati in acque internazionali senza alcuna autorità giurisdizionale, ma hanno anche testimoniato di gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare. Adalah ha precisato che non sono state avanzate accuse formali contro nessuno dei due attivisti; entrambi si trovano ancora nella fase preliminare dell’indagine e sono tuttora sotto interrogatorio. Sia il signor Avila che il signor Abukeshek saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma in Israele (Ashkelon), dove rimarranno in isolamento. Entrambi gli attivisti continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti. Global Movement to Gaza
May 3, 2026
Pressenza
Adalah: gli attivisti della flotilla rapiti sottoposti a violenze e interrogatori illegali durante la detenzione israeliana
Gli avvocati di Adalah hanno appena concluso una visita al carcere di Shikma, dove hanno  incontrato per la prima volta gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago Avila e Saif Abukeshek, dal momento del loro rapimento da parte della marina israeliana nelle prime ore di giovedì 30 aprile, in acque internazionali vicino a Creta.  Le testimonianze sconvolgenti fornite da entrambi gli attivisti rivelano violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare. Entrambi sono arrivati questa mattina al centro di detenzione di Shikma, ad Ashkelon, dopo oltre due giorni sotto custodia navale. Thiago Avila ha riferito di essere stato sottoposto a estrema brutalità  da parte dell’esercito israeliano durante il sequestro delle imbarcazioni. È stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte. Presenta attualmente lividi visibili sul volto, inclusa l’area intorno all’occhio sinistro, e riferisce limitazioni nei movimenti e forti dolori alla mano. Dal momento della cattura fino al trasferimento al Servizio Penitenziario israeliano, avvenuto oltre due giorni dopo, è stato tenuto in isolamento e bendato . Attualmente si trova in una cella senza finestre. Thiago ha inoltre riferito di essere stato interrogato dall’agenzia di intelligence Shabak (ISA) e che gli è stato detto che sarà successivamente interrogato dal Mossad con il sospetto di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”.  Nonostante gli avvocati di Adalah abbiano richiesto informazioni sulle accuse, le autorità israeliane hanno rifiutato di fornirle. Saif Abukeshek ha riferito di essere stato tenuto con le mani legate e bendato e costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento dal momento della cattura fino a questa mattina,  riportando lividi al volto e alle mani. Dopo l’arrivo al centro di detenzione di Shikma, ha riferito di essere stato informato di essere sotto interrogatorio da parte dello Shabak con il sospetto di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”. Sia Thiago che Saif hanno dichiarato lo sciopero della fame, pur continuando a bere acqua. I due attivisti  dovrebbero comparire domani,  domenica 3 maggio 2026, alle ore 9:30, davanti al Tribunale di primo grado di Ashkelon per un’udienza sulla proroga della loro detenzione. Adalah sostiene che il trattamento riservato ai due attivisti, inclusi l’isolamento, la prolungata bendatura e le percosse, costituisce una grave violazione del diritto internazionale.  Adalah afferma inoltre che qualsiasi interrogatorio è illegale e che devono essere rilasciati immediatamente. Per aggiornamenti, segui il canale WhatsApp di Adalah:  https://whatsapp.com/channel/0029Vb6ReXG8PgsLxkVY643j Global Movement to Gaza
May 2, 2026
Pressenza
PALESTINA: NON SI FERMANO LE VIOLENZE DI ESERCITO E COLONI ISRAELIANI. ALMENO QUATTRO MORTI E DECINE DI FERITI IN UN GIORNO
Esercito israeliano e coloni scatenati in Palestina. A Beit Imrin, nella Cisgiordania Occupata settentrionale, diverse abitazioni palestinesi sono state incendiate, causando otto feriti. Un rapproto del West Bank Protection Consortium denuncia come i soldati e coloni israeliani starebbero utilizzando violenze sessuali e molestie per spingere i palestinesi ad abbandonare le loro case in Cisgiordania. Nella mattinata, decine di coloni hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, sotto la stretta protezione delle forze israeliane, che contemporaneamente hanno intensificato posti di blocco, chiusure stradali e restrizioni all’accesso alla moschea, ma solo per i palestinesi. Tra questi, alcuni dipendenti dei servizi della Spianata sono stati arrestati dopo aver protestato. Tutto ciò avviene poche ore dopo i massacri di ieri, che hanno ucciso almeno persone: tra le vittime, il 16enne Muhammad al-Ja’bari, investito da un veicolo di un colono a Hebron mentre andava a scuola in bicicletta. Il veicolo apparteneva alla scorta di un ministro israeliano residente in un insediamento abusivo e illegale. Altri due palestinesi sono stati uccisi e cinque feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni ad al-Mughayyir, a est di Ramallah: lo studente quattordicenne Aws Hamdi al-Naasan e il 32enne Marzouq Abu Naim. Infine, un morto anche a Jenin, il 49enne Raja’ Fadl Bitawi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto
PADOVA: 4 ATTIVISTI AGGREDITI DAI CARABINIERI E A PROCESSO PER DIRETTISSIMA
Convalidato l’arresto per quattro compagni fermati dai carabinieri a Padova nella tarda serata di mercoledì. Il processo per direttissima è stato fissato per giovedì ore 13.30. In concomitanza solidali del CS Pedro e di altre realtà cittadine, si ritroveranno in presidio davanti al Tribunale. Tutto è iniziato con un “controllo ordinario” a poche decine di metri dal centro sociale, “zona rossa” a Padova. Da poco si era conclusa un’assemblea per organizzare la festa del 25 aprile. Un’auto con a bordo “un paio di persone” che avevano partecipato all’assemblea, si ferma in un tabaccaio in via Annibale da Bassano quando immediatamente sopraggiungono due pattuglie dei carabinieri che “aprono violentemente le porte della macchina e intimano l’identificazione” dei presenti, che non resistono e forniscono i documenti. I carabinieri decidono di procedere con una perquisizione personale e all’auto, senza rilevare alcunché. In seguito gli animi si scaldano e i carabinieri “strattonano bruscamente un compagno bloccandolo a terra e schiacciandolo fisicamente”, in puro stile “George Floyd”, come ha raccontato ai nostri microfoni Nando, giunto dal vicino Pedro in quegli istanti. Con lui arrivano diversi altri compagni e compagne che non avevano ancora lasciato il centro sociale. Tanti i testimoni già presenti sul posto, in una strada particolarmente frequentata e che avevano notato la situazione. Dopo aver “schiacciato la faccia a terra”, il compagno fermato viene caricato su una volante e portato via da altri carabinieri giunti sucessivamente sul posto, “in totale erano quattordici”. Le persone solidali intervengono e si mettono in mezzo alla strada per placare la situazione che però “degenera”: i carabinieri picchiano con pugni e calci, usano spray al peperoncino. Infine procedono con il fermo di altri tre compagni senza rilasciare per tutta la notte alcuna comunicazione ai legali. Soltanto questa mattina è arrivata la notizia della convaldida dell’arresto e del processo per direttissima. “Non è il primo episodio del genere nella zona rossa”, non solo contro attivisti e attiviste, ma anche verso altre persone. Con il presidio di questo pomeriggio si chiede “il rilascio immediato” dei compagni arrestati e “di iniziare una campagna contro gli abusi in divisa dei carabinieri di Padova”. La testimonianza di Nando, compagno del centro sociale Pedro. Ascolta o scarica
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Abusi sistematici sui migranti in Libia: un rapporto delle Nazioni Unite
Il rapporto  “Business as Usual: Human Rights Violations and Abuses against Migrants, Asylum-Seekers, and Refugees in Libya“, pubblicato congiuntamente dall’UNSMIL e dall’OHCHR, mette in luce le modalità con cui sono state perpetrati – in condizioni di impunità – violazioni dei diritti umani e abusi nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia nel corso del 2024 e del
MIGRANTI: IL FILO DI COMPLICITAì CHE LEGA ROMA E TRIPOLI NEL MIRINO DELLA CPI E DELLE NAZIONI UNITE.
Non si fermano i problemi del governo della destra italiana, che mentre criminalizza il soccorso e la solidarietà aiuta chi imprigiona, tortura e uccide i migranti in Libia. La Corte Penale Internazionale ha annunciato ufficialmente, giovedì 2 aprile, la sua decisione di deferire l’Italia dall’Assemblea degli stati che aderiscono allo Statuto di Roma per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” in riferimento al caso di Osama Almasri, il generale e torturatore libico arrestato a Torino il 19 gennaio 2025, liberato il 21 e “accompagnato” in Libia con un volo di Stato, nonostante fosse ricercato dall’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità. “La discussione finale avverrà a dicembre a New York. In questo lasso di tempo possono succedere tante cose perché interesse della Corte Penale, oltre alla sanzione che comunque sarebbe di natura più che altro simbolica” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Mario Di Vito “l’interesse della Corte Penale è che noi in futuro coopereremo nelle operazioni che riguardano i nostri rapporti con la Corte Penale, cioè che daremo esecuzione a questi mandati d’arresto. E in questo senso la parte italiana si è registrata una qualche apertura al dialogo con la con l’Aja e questa, è la partita che si giocherà nei prossimi mesi lì perché poi in Italia è molto diverso. Il governo sta facendo quadrato intorno a tutti gli indagati della Procura di Roma per quei fatti”. Infatti a settembre, la procura della Capitale aveva chiesto il processo per Carlo Nordio, Matteo Piantesodi e Alfredo Mantovano ma, in quell’occasione, la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere. Una sorte che potrebbe ripetersi anche per la capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi; settimana prossima infatti si voterà per la sollevazione di un conflitto d’attribuzione tra poteri dello stato dabanti alla Corte costituzionale. Ma il filo che lega l’Italia alla Libia non si esaurisce qui, né si fermano le tensioni sul piano internazionale: l’Italia infatti sarà classificata come “non conforme” dal panel di esperti delle Nazioni Unite incaricato di monitorare l’embargo sulle armi alla Libia. La valutazione, contenuta nel rapporto finale (la cui pubblicazione è attesa il 9 aprile” riguarda la mancata risposta da parte di Roma a richieste formali di chiarimento su attività militari e trasferimenti verso il territorio libico. “Con questo nuovo rapporto delle Nazioni Unite si indaga sul fatto che venga addirittura violato l’embargo sulle armi per le milizie. Perché, chiaramente, l’Italia le addestra, oltre a fornire armi, soldi e mezzi come le motovedette, con cui vengono catturati donne, uomini e bambini in mare e deportati” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Luca Casarini, capomissione e tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans “c’è anche un addestramento militare che avviene in Italia: una delle basi è Gaeta, dove la Guardia di Finanza viene utilizzata per l’addestramento delle milizie libiche. Ma soprattutto l’addestramento avviene in Libia.” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con il giornalista Mario Di Vito. Ascolta o scarica. L’analisi e il commento con Luca Casarini, capomissione e tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans, organizzazione che più volte ha denunciato le violenze e le violazioni da parte delle milizie libiche. Ascolta o scarica.
April 3, 2026
Radio Onda d`Urto