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A Macerata una carabiniera insegna la “legalità” ai bambini dai tre ai cinque anni
Nell’Arma dei Carabinieri le donne non arrivano a superare la percentuale dell’8%, ma quando si tratta di fare “pubbliche relazioni”, di presentare l’Arma come la divisa che salva e/o protegge dai cattivi, allora la donna è ben presente, al di là delle statistiche, soprattutto se il target di riferimento sono i bambini e le bambine dai tre ai cinque anni. Ormai siamo tristemente abituati a vedere carabinieri o poliziotti fin dentro le scuole secondarie di primo grado con i loro cani antidroga sempre pronti a scovare lo spinello nascosto, ma vederlo all’interno delle scuole dell’infanzia proprio no! È quanto accaduto nella Scuola dell’Infanzia “Via Cardarelli”, dell’Istituto Comprensivo “E. Mestica” di Macerata proprio in questi giorni, dove un’appuntata scelta, accompagnata da tre colleghi, ha presentato a bambini dai 3 ai 5 anni le gesta eroiche di due pastori tedeschi dai nomi molto americani: Bob e Kevin (clicca qui per la notizia). Genuflesso alla retorica militarista, il giornale locale CentroPagina così presentava l’iniziativa con uno stile espositivo roboante che ricorda quella dei cinegiornali del ventennio: «L’iniziativa, pensata per avvicinare i più piccoli alle istituzioni e promuovere fin dall’infanzia la cultura della sicurezza, ha suscitato grande interesse e partecipazione tra i bambini. Sotto la guida dei loro conduttori, il cane Kevin ha mostrato le proprie abilità operative, simulando un’attività di ricerca che ha attirato l’attenzione e l’ammirazione dei presenti, ricevendo applausi spontanei da parte dei bambini»…i bambini, quindi, avrebbero applaudito spontaneamente a questa vittoria della legalità! La critica però non è né verso i carabinieri né tantomeno verso il cane, che fa il proprio lavoro in cambio della ricompensa, ma verso la progettazione pedagogica di quella scuola, completamente inconsapevole del danno che sta arrecando alle giovani generazioni, addirittura a partire dall’età dell’infanzia, quando dovrebbero essere acquisiti i principi fondamentali della comunicazione nonviolenta, del rispetto del prossimo attraverso la canalizzazione di forme di interrelazione troppo esuberanti o inconsapevolmente prevaricatrici. Non si inculca ad un/a bambino/a di tre anni l’adorazione verso la divisa per di più attraverso la forma del gioco e sfruttando così l’innata predisposizione dei cuccioli di uomo verso gli amici a quattro zampe che giocano come loro in cambio della ricompensa. Se si scambia la formazione e l’educazione con l‘addestramento, si ottiene semmai un appiattimento verso una concezione della legalità che passa attraverso altri due concetti altrettanto deleteri per una sana crescita dell’individuo, se veicolati a questa età, ovvero quelli di deterrenza e repressione. Ma poi ci chiediamo se la rappresentazione giocosa di un’operazione simulata antidroga rivolta a dei bambini dai 3 ai 5 anni sia stata preceduta da un’altrettanto giocosa ed attenta spiegazione di cosa sia una “droga“, di quali siano le droghe a meno che non si assuma che siano tutte uguali e/o ugualmente dannose; o ancora, perché si assume una droga, qual è il giro d’affari e quali le implicazioni geo-strategiche e politiche all’origine del traffico, ma anche del consumo, ecc. ecc. Sospettiamo che nulla di tutto ciò sia stato fatto, non perché sia impossibile, pur trattandosi di bimbi piccoli, ma semplicemente perché, dalle nostre testimonianze di questi ultimi anni non è mai stato fatto. Si preferisce, infatti, la comoda e moderna rappresentazione di un Rin Tin Tin con le stellette che attraverso il gioco veicola inquadramento militaresco fin dalla più tenera età: la scuola, insomma, va alla guerra, come ci suggerisce il titolo del noto libro di Antonio Mazzeo. Suggeriamo quindi a chi lavora nella scuola di leggere questo testo, acquisendo così (forse) un minimo di consapevolezza intorno al periodo storico che stiamo vivendo! Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’Istituto Einaudi di Ferrara la polizia sale di nuovo in cattedra per la legalità
Lo scorso aprile all’Istituto Einaudi 150 studenti e studentesse hanno assistito ad una lezione della polizia locale e di un’unità cinofila sul tema delle droghe. Immancabilmente erano presenti due amici a quattro zampe ad intenerire la platea mentre gli agenti si prodigavano nello spiegare a studenti e studentesse il perché si cominciano a consumare droghe e quali siano le conseguenze sul fisico e sulla fedina penale di chi decide di intraprendere questa strada. Sembra però che i relatori si siano concentrati più sull’aspetto legale della questione – d’altronde la lezione si inseriva all’interno del progetto “Educazione alla legalità” – facendo un’ampia panoramica su che cosa preveda la legge riguardo al consumo e allo spaccio di stupefacenti. Che l’aspetto securitario sia stato preponderante si comprende anche dalle domande della platea che alla fine si è interessata soprattutto a quali doti debbano avere i cani delle unità cinofile e a come vengano selezionati ed addestrati. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo che un tema così delicato come quello del consumo di droghe tra le giovani generazioni non debba essere affrontato partendo da un approccio legalitario ma debba considerare innanzitutto tutte quelle forme di disagio sociale e psicologico che spingono moltissimi giovani al consumo di sostanze stupefacenti. Al di là della polizia e delle unità cinofile ci sono una miriade di associazioni che da anni affiancano giovani e meno giovani per mettere in campo un’efficace riduzione del danno. Speriamo vivamente che siano soprattutto gli operatori di queste realtà ad entrare nelle scuole. Solo affrontando la questione a partire da una prospettiva sociale ed esistenziale si può infatti arrivare a dialogare veramente con chi in questo momento occupa i banchi di scuola. Fonte: https://www.ferraratoday.it/cronaca/polizia-e-unita-cinofila-entrano-in-classe-lezione-agli-studenti-su-droghe-e-legalita.html Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Legalmente marciando” a Fiumicino: un esempio da manuale di militarizzazione
Martedì 12 maggio “va in onda” la puntata numero 2 del progetto del Comune di Fiumicino “Legalmente marciando”, di cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva già parlato poco tempo fa (clicca qui). Questa volta è finalizzato ad intitolare una piazza alla persona in onore della quale si organizza l’evento. Analizzando attentamente il contenuto del progetto dedicato ad Andrea Porcelli, il quattordicenne morto improvvisamente nel 2008 a causa di una malattia congenita mentre giocava a calcio con la locale squadra di Fiumicino-Maccarese di cui era capitano, troviamo un esempio diremmo quasi didattico e didascalico di militarizzazione. Promosso dalla giunta del Comune di Fiumicino e avente come target principale due delle maggiori scuole del territorio, il Baffi e il Leonardo da Vinci di Maccarese, il progetto prevede una marcia attraverso la città con l’installazione di targhe o panchine dedicate al ragazzo ma soprattutto la presenza della Chiesa, delle Forze armate e delle Forze dell’ordine. Veniamo dunque al punto cruciale del progetto nella sua parte che si dichiara “educativa”: > «Andrea Porcelli non è solo un progetto commemorativo ma un percorso educativo > permanente, rivolto soprattutto ai giovani. Attraverso la memoria di Andrea si > vuole trasmettere un messaggio chiaro: lo sport è legalità; il rispetto delle > regole è rispetto della vita; il vero successo è crescere come persone, prima > ancora che come atleti. Intitolare una piazza ad Andrea Porcelli significa > trasformare il dolore in responsabilità, il ricordo in impegno, l’assenza in > presenza viva. Andrea aveva solo 14 anni, ma in quei pochi anni ha lasciato un > segno profondo. > > Era un capitano non solo in campo, ma nei valori che incarnava ogni giorno. > Oggi quel nome inciso su una targa, su una panchina, su un torneo e su una > marcia, diventa un faro per le nuove generazioni. Perché Andrea non è soltanto > una memoria da custodire, ma un esempio da seguire. Come simbolo permanente di > questo progetto si è pensato di installare 5 panchine sul territorio di > Fregene donate in collaborazione con alcune attività commerciali del > Territorio».  Quindi, esattamente come nella “Race for cure“, la gara podistica dedicata alla lotta contro i tumori al seno all’interno della quale, da alcuni anni, si è costituita una squadra tutta al femminile su iniziativa dell’esercito italiano, oppure “WoW-Wheels on Waves”, promossa dalla Marina Militare insieme al Ministero della Difesa e la Federazione italiana vela, con persone disabili su carrozzina a bordo del catamarano di “Spirito di Stella”, lo sport viene del tutto assorbito da questo concetto “omnibus” della legalità, della difesa e quindi dell’ordine in tutte le sue forme, mettendo in risalto la versione addestrativa più che formativa della pratica sportiva. Lo sport quindi è innanzitutto il “rispetto delle regole” mentre la generosità, lo spirito di squadra, il benessere psicofisico, l’inclusione – sempre che questa ci sia e sopravviva, come avviene soprattutto nel calcio, ad un agonismo esasperato –, sono solo alcuni dei tanti fattori che arricchiscono lo sport a passare in questo caso in seconda linea. Negli anni si sono avvicendati all’interno dei “marciatori” istituzionali, accanto al parroco ed altre rappresentanze istituzionali, la Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale e rappresentanze del Ministero della Difesa. Fonte: https://www.fiumicino-online.it/articoli/attualita/12-maggio-legalmente-marciando-fregene-ricorda-andrea-porcelli Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Monza: “giornata della legalità” o giornata dell’arruolamento?
24, 25 E 26 APRILE TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE CONTRO LA GUERRA MONZA Negli ultimi anni stiamo assistendo a un moltiplicarsi sempre più invasivo di iniziative didattiche e progetti tenuti da Forze Armate e Forze dell’Ordine nelle scuole e destinati anche a bambini e bambine delle scuole dell’infanzia e primaria. Dalle gite a 5 anni alle basi Nato di Solbiate Olona ai PCTO all’arsenale militare marittimo di Augusta, sono decine e decine le occasioni in cui, negli ultimi anni, diverse istituzioni educative hanno lasciato che la cosiddetta “Cultura della Difesa” trovasse un nuovo spazio fertile da colonizzare. La cultura della guerra oggi arriva direttamente tra i banchi di scuola e anche Monza si è data da fare. Se non fosse bastata l’esperienza dell’Italian Raid Commando dello scorso anno e le sue ridicole esercitazioni, è arrivata anche quella che è stata mascherata da “Giornata della legalità”: ciò che ha avuto luogo al Parco di Monza il 16 Aprile non è stato altro che uno spot all’indottrinamento militare e all’arruolamento volontario. Alunni e alunne dagli 8 anni in su hanno riportato a casa decine di pieghevoli sull’arruolamento in Marina o nell’Esercito, opuscoli tecnici sugli F35 (gli stessi aerei che in Palestina ammazzano i loro coetanei nelle scuole) e tanto altro ancora. Avevamo già parlato di questa iniziativa (clicca qui), parte di un più largo “Progetto Legalità” organizzato dall’Istituto Salvo D’Acquisto di Monza, sottolineando come fosse quantomeno discutibile la scelta di affidare quasi esclusivamente a membri delle Forze dell’Ordine la discussione di importanti temi come la cybersicurezza o il bullismo, quando esistono centinaia di docenti e professionisti formati appositamente per parlare a bambini e adolescenti. Ma non solo, i temi vengono affrontati esclusivamente dal punto di vista repressivo, facendo leva quindi sulla paura e invitando alla totale delega alle Forze dell’Ordine. In questo modo, tali progetti non sembrano servire a sviluppare lo spirito critico di alunni e studenti e la loro presa di coscienza rispetto alle questioni trattate, ma solo a glorificare l’operato della polizia o dei militari che intervengono a risolvere i problemi. L’educazione lascia così il posto all’indottrinamento. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alla 3 giorni di mobilitazione contro la guerra che si terrà a Monza il 24 25 e 26 aprile (clicca qui) e a restare sintonizzati sulle iniziative contro l’edizione 2026 dell’Italian Rail Commando che si terrà in provincia di Monza e Brianza il 24 maggio 2026 (clicca qui). FUORI I MILITARI DALLE SCUOLE! Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’IIS “da Vinci” di Trapani “ospita” Guardia di Finanza, Carabinieri e Forze Armate
All’Istituto Superiore “Leonardo da Vinci” di Trapani le circolari emanate dalla dirigente per iniziative, con quello che il sito definisce il capitale del territorio, si susseguono giornalmente. Ne segnaliamo tre di marzo (gg. 9 e 10), contrassegnate dai numeri 292/293/296 (qui in ordine di data), rispettivamente dedicate a incontri con la Guardia di Finanza (tema: educazione alla legalità economico-finanziaria), con i Carabinieri (tema: contrasto del bullismo anche cyber) e con il personale militare degli Infoteam delle Forze Armate (tema: orientamento post diploma). Come consuetudine, commentando le notizie che arrivano dai territori all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dedico uno sguardo al contesto in cui opera la scuola e alle risorse del territorio, considerate il cosiddetto capitale sociale a cui attingere. L’istituto nasce dalla fusione di altre due scuole e la sua offerta formativa consiste in corsi per tecnici del trasporto e della logistica. Settori importanti, considerata la presenza dell’aeroporto, del porto e l’assenza di trasporti su rotaia per collegare la città alla sua provincia e al resto della Sicilia (il treno per Palermo viaggia ancora a scartamento ridotto). Sul sito ufficiale della scuola si legge che la popolazione utente (lo sappiamo: l’istruzione è diventato un servizio a domanda rivolto alla migliore offerta) ammonta a 900 alunni, per lo più pendolari, grazie alle massicce operazioni di dimensionamento degli istituti degli ultimi anni. Con notevoli disagi, l’utenza arriva dalla miriade di piccoli centri e dalle isole Egadi, infatti si fa riferimento alla carenza di trasporti anche in aliscafo. In maggioranza di sesso maschile (si constata con amarezza che la formazione tecnica è considerata dalle ragazze “una cosa da uomini”), sono figli di migrazioni vecchie (dal Nord Africa, Tunisia e Libia in testa) e nuove. Come ormai ovunque, non mancano gli alunni classificati (schedati sotto i diversi acronimi previsti dalla normativa vigente) come affetti da disturbi specifici dell’apprendimento o in condizione di fragilità. Ma, nonostante le condizioni di ingresso non favorevoli, gli alunni – secondo il sondaggio ESCS (Economic, Social and Culture Status gestito da INVALSI) – non se la cavano male. Il loro problema emergerà nel prossimo futuro. Il lavoro è poco, sotto i valori medi nazionali, e dunque le speranze occupazionali sono scarse. Provo allora a dare uno sguardo al capitale sociale offerto dal territorio. Una caratteristica storico-sociale nella zona del trapanese è la costante presenza dei clan mafiosi, due secoli fa con la classica organizzazione terriera (il latifondo gestito, per i proprietari spesso palermitani, dai campieri), oggi legata al traffico della droga, infiltrata nelle poche aziende locali (otto provvedimenti prefettizi nel 2025, ricavo dalla cronaca de Il giornale di Sicilia), presente come colletti bianchi nelle amministrazioni locali (nel 1980 venne ucciso il Sindaco democristiano di Castelvetrano, Vito Lipari, per uno sgarro fra clan, mentre sono all’ordine del giorno i commissariamenti dei consigli comunali). Al di là delle specificità locali, l’Italia è un “paese di evasori, di faccendieri”, e allora – diranno i saggi organizzatori di eventi, meno male che la Guardia di Finanza allerta i giovani (e fa un po’ amaramente sorridere). Il capitale sano da mettere nella catena del valore economico è rappresentato soprattutto dall’Aeroporto di Birgi, gestito dal 1993 dall’Airgest per il trasporto privato. Nato nel 1961 come base militare strategica, intitolato a Vincenzo Florio (famiglia di Marsala, imprenditori multiversatili nell’Ottocento, dalle miniere, all’industria alimentare, al vino, oggi solo dediti all’enologia), mantiene ancora oggi la sua dimensione militare come base NATO (da qui sono partiti nel 2011 i caccia verso la Cirenaica). In seconda battuta troviamo il porto, cuore della città dalla fondazione cartaginese. Sappiamo che organizza il trasporto privato e turistico, ma soprattutto fornisce servizi a varie imprese, tra cui l’ENI. Sulle sue opportunità occupazionali, andrebbe fatto un discorso a parte. Infine, da menzionare il loro potenziale utilizzo da parte della Marina Militare e la Guardia Costiera, soprattutto da quando esiste l’operazione Mediterraneo Sicuro (ex Mare Sicuro) che, dal 2022, ha esteso la vigilanza fino alle coste africane, in contrasto con i flussi migratori, insomma altra attività di legalità militarizzata, tema di sempre più interventi da parte di Forze dell’Ordine e Forze Armate nelle scuole. Fatto questo excursus, vengo quindi alle iniziative promosse dalla Dirigente Scolastica e dal suo staff, quello tradizionale della scuola azienda autonoma, stavolta allargato al docente referente e coadiuvato da un team (altri due) per l’antibullismo. In realtà come si nota leggendo le circolari, la scuola, il suo personale, invitano e offrono ospitalità ai “veri” formatori e orientatori provenienti dai corpi citati su, ciascuno con il suo tema ma accumunati dal medesimo intento – insegnare il rispetto appunto della legalità in tutte le sue forme. Come quella di prevenzione e di lotta verso i reati economico-finanziari (Guardia di Finanza) e quella in rete – ripetutamente trattata dal nostro Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università – ormai presa nel confuso nodo del bullismo (Carabinieri). Ma mentre le classi ascoltano gli ospiti e svolgono le prove pratiche (come usi il tuo smartphone?), i veri ospiti sono i docenti. Il personale scolastico, su cui ci ragguaglia il sito istituzionale, è formato da insegnanti stabili, sia come posizione di carriera sia come continuità di sede, dunque dedicati, nonostante le difficoltà del loro lavoro di educatori. Ma nelle ore in cui si fa formazione e orientamento sono vigilanti, un supporto disciplinare ai militari didatti. Quanto all’incontro con Infoteam delle Forze Armate, c’è poco da aggiungere, come molti di noi avevano previsto, l’orientamento è di fatto esternalizzato. Che ci siano ancora collegi docenti che rifiutano gli incontri con le divise e che boccino i progetti di Formazione Scuola Lavoro con aziende implicate nelle forniture di armi, non fa molto testo: il futuro economico è dalla parte della guerra. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Legalità è futuro: Nicola Gratteri incontra gli studenti a Sant’Anastasia
Educare alla legalità per costruire il domani. Era gremita la sala convegni del complesso di Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia, che sabato ha ospitato l’incontro “Legalità è futuro: educare alla legalità”. Un confronto sulle dinamiche di reclutamento dei giovani da parte delle organizzazioni criminali e sul tema della difesa dei diritti e della sicurezza, con particolare attenzione alle nuove generazioni. L’iniziativa, promossa dalla sezione ANPI di Sant’Anastasia “Caduti della Flobert”, ha visto protagonisti gli studenti dei licei di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia che hanno incontrato il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata. La sala era così piena di giovani, docenti e cittadini che, per permettere a tutti di partecipare, il procuratore Gratteri ha invitato gli studenti a sedersi anche a terra davanti al palco, trasformando l’incontro in un momento di dialogo diretto e informale. Ad aprire l’incontro il saluto della presidente dell’ANPI Maria Elena Capuano, che ha ringraziato Gratteri per la sua presenza e per il lavoro che svolge nella difesa della legalità e della Costituzione. «La gente crede nella magistratura e nella giustizia, c’è tanta voglia di legalità», ha sottolineato, ricordando come la criminalità organizzata rappresenti una minaccia spesso silenziosa e capace di adattarsi ai cambiamenti della società, utilizzando modelli e linguaggi che attraggono soprattutto i più giovani. Un fenomeno che richiede un impegno costante delle istituzioni e della società civile. «Dobbiamo sostenere uomini e donne che ogni giorno mettono a rischio la propria vita nella lotta alla criminalità e nella difesa della Costituzione. La legalità va distillata goccia a goccia nei cuori e nelle menti dei ragazzi». Il valore della libertà e dell’impegno civile è stato richiamato anche da Ciro Liguori, presidente dell’associazione “Caduti della Flobert”, la fabbrica di proiettili e lanciarazzi che esplose l’11 aprile 1975 causando 13 vittime e lasciando una ferita profonda nella comunità di Sant’Anastasia. «La libertà è come l’aria», ha ricordato citando Piero Calamandrei, «ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». Un invito rivolto ai ragazzi a difendere la libertà attraverso l’impegno quotidiano per la legalità. A coordinare l’incontro il giornalista Rai Claudio Pappaianni, che ha esortato gli studenti a essere protagonisti del proprio futuro: «Impossessatevi del vostro futuro». Perché la mafia si combatte anche attraverso lo studio e la conoscenza. Nel suo intervento Nicola Gratteri ha parlato direttamente ai ragazzi, sottolineando il valore dell’onestà e dell’esempio che nasce innanzitutto in famiglia. «La legalità si costruisce ogni giorno attraverso piccoli gesti quotidiani e attraverso ciò che i giovani vedono in casa». Il magistrato ha insistito sull’importanza della cultura e dell’istruzione: solo un giovane solido dal punto di vista etico e culturale può resistere alle lusinghe della criminalità organizzata e non cadere nella trappola del facile guadagno. Gratteri ha richiamato anche i rischi di una società dominata dal culto del denaro e dall’influenza dei modelli diffusi sui social network. «Spesso i ragazzi sono soli e diventano figli di internet, inseguendo un mondo fatto di illusioni dove si ammira chi ha soldi e ricchezza come unico modello di successo». Per spiegare concretamente le conseguenze di certe scelte, il procuratore ha raccontato la storia di un ragazzo che, attratto dai soldi facili, aveva iniziato a fare il corriere della droga finendo poi nella spirale del carcere. Un carcere che, ha spiegato, non sempre riesce a recuperare chi ha sbagliato e rischia di spingerlo ancora più a fondo nella vita criminale quando, una volta fuori, non trova alternative. «Non è una bella vita quella del garzone di camorra», ha sottolineato. Il magistrato ha ricordato come Napoli sia una città ricca di energia, cultura e vitalità ma anche una città dove la violenza criminale è ancora presente. I ragazzi sono esposti a modelli distorti e per questo è fondamentale il lavoro congiunto di istituzioni, forze dell’ordine, scuola, terzo settore e Chiesa per creare contesti educativi e sociali alternativi. Gratteri ha ricordato anche l’impegno del cardinale Domenico Battaglia, «che ogni giorno lavora per non lasciare solo nessuno, soprattutto gli ultimi e chi vive nelle periferie sociali». Particolarmente significativo è stato il momento dedicato alle domande degli studenti. Un dialogo diretto e sincero che ha toccato anche il tema del mondo digitale e delle nuove modalità con cui la criminalità si muove online. «Si può fermare la mafia?» ha chiesto uno studente. Gratteri ha spiegato che è possibile colpire e ridurre le organizzazioni criminali, ma più difficile è sradicare la mentalità mafiosa, che si alimenta soprattutto nei contesti di povertà e mancanza di istruzione. Il procuratore ha inoltre evidenziato le difficoltà del sistema giudiziario e carcerario, sottolineando come molti detenuti siano persone con problemi di tossicodipendenza o disturbi mentali che avrebbero bisogno di percorsi di recupero e strutture adeguate. Alla domanda su cosa dovrebbe fare oggi un ragazzo per costruire il proprio futuro nel segno della legalità, Gratteri ha risposto con chiarezza: studiare molto e credere in sé stessi. «Studiate tanto, soprattutto se siete figli di nessuno». Una studentessa gli ha chiesto se sceglierebbe ancora di fare il magistrato nonostante le minacce ricevute nel corso della sua carriera. «Sì. Fare il magistrato è meraviglioso: significa lavorare per la legge e per la giustizia». Un impegno che comporta sacrifici e limitazioni nella vita personale, ma che gli consente di sentirsi «un uomo libero perché lavoro per gli altri». Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dei social network. Gratteri ha spiegato che le organizzazioni criminali hanno compreso da tempo il potere della comunicazione online e utilizzano i social per costruire consenso e visibilità. Ha ricordato anche il ruolo della narrazione culturale: film come Il Padrino, pur essendo capolavori artistici, hanno contribuito a diffondere l’idea di una mafia dotata di un codice d’onore, mentre in realtà la mafia vive in modo parassitario. Infine ha evidenziato l’eccellenza delle forze investigative italiane ma anche la necessità di investire di più nella formazione e nelle competenze tecnologiche per affrontare le nuove sfide della criminalità. Rivolgendosi ai ragazzi ha lanciato anche un invito: coltivare le competenze informatiche e valutare la possibilità di entrare nelle forze dell’ordine, dove c’è grande bisogno di giovani preparati. L’incontro si è concluso con un messaggio chiaro agli studenti: la legalità non è un principio astratto ma una scelta quotidiana che passa dallo studio, dalla consapevolezza e dalla responsabilità personale. Dal pubblico è arrivata anche una domanda sul tema della giustizia, ma il procuratore ha spiegato di essere lì per dialogare con i ragazzi di legalità e non per parlare di referendum. Il lungo applauso finale dei ragazzi è stato il segno di una partecipazione autentica e di un interesse concreto verso i temi della legalità, della giustizia e della responsabilità civile. Gina Esposito
March 15, 2026
Pressenza