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Roma: tutti assolti per il blocco sull’Appia Nuova
Quella di Roma è la 57esima assoluzione per azioni di Ultima Generazione   Ieri mattina, presso il Tribunale di Roma, 21 persone imputate per l’azione di protesta nonviolenta realizzata il 24 aprile 2023 su via Appia Nuova nell’ambito della campagna Non paghiamo il fossile sono state assolte da tutte le accuse di interruzione di pubblico servizio aggravata. Al termine dell’udienza, il giudice ha infatti pronunciato sentenza di assoluzione per tutti i capi di imputazione, stabilendo che il fatto non sussiste; le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. Giulio, giardiniere in pensione, assolto perché il fatto non sussiste ha dichiarato: Io ricordo una giornata fredda e piovosa, tanto nervosismo, due persone che non arrivavano e di cui non si avevano notizie, una lunga attesa e poi il via! Non ricordo particolari reazioni da parte degli automobilisti, almeno non nella mia carreggiata, ma tanta inutile violenza da parte della polizia e tanta rabbia nel vedere persone trascinate e strisciate sui guard rail di cemento per passarle da una carreggiata all’altra e poi caricarle nelle auto. Leggere dell’assoluzione perché il fatto non sussiste, cioè per non avere commesso nessun reato e che per questo il PM non può presentare appello, beh è una gran cosa. Ti restituisce fiducia nell’esistenza di onestà e raziocinio, che ci devono essere giudici che non hanno il ghigno di Piantedosi e di Almasri, che sanno guardare ai fatti che gli vengono sottoposti senza isolarli dai fatti enormemente più grandi e gravi che accadono intorno. Giudici che sanno trasformare la legge in giustizia. Una nuova assoluzione: ancora una volta riconosciuto il diritto alla protesta Con quella di Roma siamo a 57 assoluzioni per azioni dirette nonviolente compiute come Ultima Generazione. Un numero che ci ricorda, ancora una volta, che in uno stato democratico la protesta e l’azione diretta nonviolenta non sono dei reati ma, in un paese che risulta al 16° posto in classifica – secondo le stime del Climate Risk index – tra i paesi più colpiti dalla crisi climatica (e le recenti alluvioni nel nord est del paese lo confermano) e in un momento storico in cui anche i tentativi di affrontare la crisi climatica a livello mondiale si svuotano di speranza (basti vedere lo scetticismo che sta accompagnando la COP 30 di Belém che si sta tenendo proprio in questi giorni) sono ancora oggi una necessità. Ultima Generazione
21 persone assolte per il blocco dei jet privati a Malpensa
L’azione era stata compiuta con Scientist Rebellion e Extinction Rebellion il 14 febbraio del 2023. Il 19 dicembre nuovo processo a Milano.  Ieri, 17 dicembre, 21 persone aderenti ai movimenti Ultima Generazione, Scientist Rebellion ed Extinction Rebellion sono state assolte dal Tribunale di Busto Arsizio per un’azione di disobbedienza civile nonviolenta: il blocco della pista dei jet privati all’aeroporto di Malpensa il 14 febbraio 2023. Le accuse erano di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e imbrattamento; per le prime due il giudice ha riconosciuto che il fatto non sussiste, mentre per l’imbrattamento vale la tenuità del fatto. L’azione avvenne nell’ambito della campagna internazionale Make them pay, il cui obiettivo era denunciare gli extraconsumi – e il loro impatto sul clima – dei super ricchi, quelli che appunto utilizzano i jet privati. Nuovo processo a Milano il 19 dicembre Questa è la 57° assoluzione per un’azione condotta da Ultima Generazione; in un Paese (ancora) democratico la protesta non può essere un reato e il destino di leggi fatte ad hoc con lo scopo di criminalizzarla è di essere dichiarate incostituzionali. Non sarà facile, perché nel frattempo saranno compiute altre azioni dirette e arriveranno altri processi, ma così andrà. Un altro processo infatti sta già iniziando. A Milano il 19 dicembre, questo venerdì, alle ore 12.30 si terrà l’udienza predibattimentale per un procedimento che vede imputate 12 persone per diverse azioni nonviolente compiute tra il 2022 e il 2023 tra le quali, l’imbrattamento della Scala del 7 dicembre del 2022 e l’imbrattamento della statua di Vittorio Emanuele II del 9 marzo 2023. Sempre per le 12.30 ci sarà un presidio di solidarietà fuori dal tribunale. I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   Ultima Generazione
Ultima Generazione: l’Italia declassata a livello dell’Ungheria
Venerdì 19 alle 11.30 assieme a decine di associazioni e movimenti, interverremo alla conferenza stampa alla Camera dei Deputati, indetta per la presentazione dei risultati del monitoraggio Civicus Monitor. L’Italia è stata ufficialmente declassata a Paese con “spazio civico ostruito” nel nuovo rapporto annuale del Civicus Monitor. Una valutazione che conferma il deterioramento strutturale delle libertà democratiche e colloca il nostro Paese tra quelli in cui lo spazio civico è sottoposto a restrizioni significative, allo stesso livello dell’Ungheria di Orban. Il Civicus Monitor utilizza una metodologia basata sulla raccolta e l’analisi di dati provenienti da fonti multiple, incluse organizzazioni della società civile, osservatori sui diritti umani, piattaforme di monitoraggio indipendenti e analisi giuridiche, valutando il rispetto delle libertà di espressione, manifestazione e associazione. Il rating “ostruito” indica che tali libertà sono soggette a violazioni ricorrenti, intimidazioni, limitazioni arbitrarie e uso distorto degli strumenti normativi. Simone, gruppo di supporto legale di Ultima Generazione ha dichiarato: “Questo rapporto internazionale ci dà la conferma di quello che avevamo già capito benissimo in Italia: la repressione del dissenso ha raggiunto un nuovo livello. Di certo questo non fermerà la necessità di ribellarsi con la resistenza civile nonviolenta, unico mezzo che rimane a cittadini e cittadine per riprendere in mano il proprio potere. Non vediamo l’ora di ricevere nuove denunce e sanzioni ai sensi della nuova Legge “Sicurezza” e contestarne – una per una – le legittimità costituzionale”. Ci saranno: IN DIFESA DI, RETE NO DL Sicurezza, Amnesty International Italia, ARCI, A Sud, Cnca – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, COSPE, Un Ponte Per, Global Movement to Gaza, Greenpeace Italia, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), Terra Nuova Centro per la Solidarietà e la Cooperazione tra i Popoli, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Yaku Odv, Polo Civico Esquilino, Articolo 21, Legal Team Italia, Libera contro tutte le mafie, AOI – Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, ASGI, Per il Clima Fuori dal Fossile, Human Rights International Corner. Cartella stampa su tutte le azioni organizzate da dicembre 2021 qui I NOSTRI CANALI Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22. Ultima Generazione
Resistenza civile nonviolenta, sono io il corpo del reato
Esplorare “le suture più delicate dei sentimenti” rappresenta l’inizio di una rivoluzione, come scriveva Pier Paolo Pasolini, quando volavano sassi e proiettili. La violenza politica era considerata una possibilità razionale, ma fu l’inizio della fine. Nel 1982 comparve sul grande schermo un capolavoro che raccontava l’esperienza gandhiana: con la pratica e la teoria nonviolenta il popolo indiano si liberò dal giogo imperiale dei britannici. Ne rimasi incantato, anche se alle provocazioni dei fascistelli rispondevo ancora con le mani. Poi con la maggiore età ho rinunciato del tutto alla violenza, semplicemente perché mi sono reso conto che un pugno ben assestato può fare male, molto male. Sembra banale, eppure io non ho mai odiato nessuno a tal punto da desiderare la sua morte. Ho scoperto Greenpeace, l’attivismo politico e infine nel 2023 Ultima Generazione. Trent’anni fa la prima conferenza internazionale a Rio de Janeiro parlava dei cambiamenti climatici prodotti dalle attività umane. Siamo ancora fermi lì o abbiamo acquisito la consapevolezza dell’urgenza del problema? Nel 2015 con gli accordi di Parigi si raggiunse un consenso scientifico e istituzionale globale, messo poi in discussione da Trump nel 2016. Ormai i mass media sono inquinati da un dibattito surreale, che lascia spazio alla negazione dell’evidenza scientifica ben chiara da decenni. Trent’anni fa scrivevo di Rio, oggi devo descrivere la mia rabbia per la lentezza con cui i governi affrontano la mitigazione necessaria e urgente per fermare il collasso climatico. Nella COP30 a Belem non è maturata nessuna scelta decisiva, sembra anzi una rinuncia a qualsiasi possibilità di mitigazione. Non mollare mai. Una rivista della resistenza fiorentina contro il fascismo si chiamava proprio così: non mollare. Non mi voglio arrendere. Non possiamo rinunciare al futuro e a mio modestissimo avviso, la strada per lottare deve essere nonviolenta. Un mese fa ero in presidio a Roma e sono stato portato via di peso con altre persone nonviolente. Ci hanno trattenuto per ore in cella. Si chiama resistenza civile nonviolenta. Una scelta radicale. Faccio fatica a parlarne, perché voglio evitare una retorica vittimistica, ma voglio anche affermare con chiarezza che non era necessario un fermo di polizia così brutale e sproporzionato. Ci sono abusi di potere che devono essere stigmatizzati senza stancarsi mai di ripeterlo: sono abusi di potere. Anche i giudici condannano queste procedure non giustificate da motivi di ordine pubblico. Sono invece modalità repressive  e oppressive, per non dire intimidatorie e punitive. La resistenza civile nonviolenta di Ultima Generazione va avanti da anni. Non molliamo. La mobilitazione umana, la marea di umanità, milioni di persone scese per strada in tutto il mondo contro il genocidio israeliano a Gaza hanno dimostrato che l’opinione pubblica conta. Il giornalista Lucio Caracciolo ha riconosciuto l’impatto determinante di queste manifestazioni pacifiche per arrivare a una fragile tregua. Non è finita. Non molliamo. Sono stato in Sicilia dal 29 agosto 2025 al 16 settembre per dare una mano alla Global Sumud Flotilla. Ho vissuto l’entusiasmo e le preoccupazioni umane, non politiche, meramente umane di questo grande movimento. Non molliamo. Il genocidio non si è fermato, ha solo cambiato modalità, ed è passato in secondo piano sui mass media. Non credo che si siano attenuati lo sdegno e la rabbia per la crudeltà degli israeliani. Si è visto pochi giorni fa che ci sono ancora milioni di persone in tutto il mondo che scendono per strada chiedendo di fermare il genocidio. Il governo italiano è complice. Come altri governi. Come si può pensare che la pace proclamata dagli USA e fotografata dalla risoluzione 2803 del consiglio di sicurezza ONU sia una vera pace? Non molliamo. Noi vogliamo la pace per i palestinesi martirizzati e per tutti i popoli martoriati dalle guerre. Non bisogna aver paura di far sentire la propria voce. Non insegno niente, ma metto il mio corpo in piazza e peso quasi cento chili. La questura è preavvisata. Ray Man
Processo ENI contro Michele Giuli, a febbraio i testimoni della difesa
Ieri si è tenuta l’udienza con il teste di Eni. Vola la raccolta fondi per le spese legali Si è tenuta ieri l’udienza – la terza – nell’ambito del processo intentato da Eni contro Michele Giuli, professore di storia e attivista di Ultima Generazione. Chiamato a testimoniare un responsabile di Eni che ha illustrato in aula i video, pubblicati sui social, oggetto della denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere, denunce per cui Michele rischia fino a otto anni di carcere. Non sono emersi elementi nuovi rispetto a quelli già portati dalla multinazionale. La prossima udienza sarà il 9 febbraio e toccherà ai testimoni della difesa. Rita, madre di Michele e anche lei insegnante, ha scritto una lettera aperta per invitare a contribuire alla raccolta fondi per le spese legali di Michele spiegando i motivi che hanno portato a questa causa: Mi chiamo Rita e sono la madre di Michele. Scrivo queste parole con la tranquillità e la determinazione che chiunque può provare vedendo il proprio figlio schierarsi dalla parte giusta della storia. Michele, a differenza mia, non ha scelto la strada più facile: insegnare senza esporsi troppo, vivere una vita tranquilla, darsi a un volontariato che gratifica ma non ti espone. Quando spiega ai suoi studenti la storia della resistenza e l’autentica democrazia, non si limita alle parole: quei valori li vive. Il 17 aprile 2025 è iniziato il processo intentato da ENI contro Michele per diffamazione. La sua “colpa”? Aver riportato informazioni provenienti da inchieste pubbliche e documentazione ufficiale. Michele ha semplicemente detto quello che emerge dai documenti: ENI conosceva già dagli anni Settanta, attraverso i propri studi interni, le conseguenze devastanti dei combustibili fossili sul clima. Non era ancora evidente il collasso ecoclimatico, si iniziava a parlarne ma sembrava tutto molto lontano. Il processo contro Michele non è solo un attacco a lui: è un attacco al diritto di tutti noi di criticare chi ha il potere, di difendere il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno. È un tentativo di silenziare la voce di chi denuncia ingiustizie documentate e verificabili. Ma soprattutto, oltre a Michele ci sono decine di persone che andranno incontro ad anni di processi per aver deciso di reagire alla cancellazione del loro futuro. Oggi abbiamo raccolto la cifra necessaria alla difesa di Michele. Di questo sono estremamente grata. Ma le altre? Chi difenderà le altre decine di persone che si sono esposte? Le parole di Rita illustrano un sentimento condiviso: infatti la raccolta fondi ha superato la cifra richiesta. Michele non è solo e Eni, pur essendo un gigante, non è invincibile. PROCESSI IN CORSO * Roma, 3 novembre ore 9.00, udienza dibattimentale per imbrattamento in via del Corso del 14 maggio 2024 * Roma, 4 novembre, udienza predibattimentale per blocco a Muro Torto del 18 maggio 2024 * Roma, 4 novembre ore 12.30, udienza predibattimentale per blocco della Salaria del 18 dicembre 2023 I NOSTRI CANALI Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione   Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22. Ultima Generazione
Arrestate attiviste di Ultima Generazione in sciopero della fame per Gaza
Quattro donne di Ultima Generazione sono state arrestate questa mattina a Montecitorio, mentre annunciavano l’inizio dello sciopero della fame affinché il governo Meloni riconosca il genocidio dei palestinesi. Le forze dell’ordine con due auto della polizia le hanno circondate e poi le hanno prese di peso, nonostante si trattasse di un’azione di protesta nonviolenta. Trovo scandaloso questo spiegamento di forze contro quattro donne pacifiche che manifestano solidarietà alla Global Sumud Flotilla, movimento di resistenza civile nonviolenta che è partito ieri dalle coste siciliane per rompere il blocco criminale agli aiuti umanitari per Gaza. Voglio esprimere tutto il mio rammarico, la mia apprensione e lo sconcerto che ho provato di fronte ad una sproporzionate repressione della polizia, che voleva impedire anche il lavoro dei giornalisti, allontanando chi si avvicinava per documentare l’arresto delle 4 donne. Oltre alle tre in sciopero della fame, è stata arrestata anche quella che documentava la protesta con video e foto. Al momento le quattro donne si trovano ancora nel commissariato Trevi. “Ho deciso di unirmi allo sciopero e a privarmi del cibo, perché non riesco più a tollerare ciò che sta succedendo a Gaza” ha dichiarato Alina, madre di tre figli. Ora basta! Non continuerò la mia vita come se nulla fosse. Metto il mio corpo a disposizione e andrò avanti con lo sciopero della fame a oltranza; il mio impegno è per la Flotilla e per la Palestina, affinché riesca nella sua missione, le persone partite tornino a casa senza un graffio e il governo riconosca che le atrocità che stanno succedendo a Gaza sono un genocidio! Invito chiunque lo desideri a unirsi: c’è ancora speranza, possiamo e dobbiamo ancora agire.” Rayman
Palestina libera e Ultima Generazione: Milano, consolato egiziano macchiato di vernice rosso sangue
In azione per chiedere l’apertura immediata del valico di Rafah, mentre il governo italiano vuol punire chi critica Israele. Questo pomeriggio, intorno alle ore 18.00 dieci persone aderenti ai movimenti Palestina Libera e Ultima Generazione hanno lanciato vernice rossa contro l’ingresso dell’ambasciata egiziana; successivamente hanno mostrato uno striscione con scritto Break the siege (“rompere l’assedio”) e attaccato alla recinzione dell’ambasciata foto di persone palestinesi uccise nel corso delle operazioni di guerra dell’esercito israeliano. Si tratta di un’azione di protesta per chiedere al governo egiziano, nella persona del console Hisham Mohamed Moustafa El Sherif, l’apertura immediata del valico di Rafah per poter portare aiuti alle persone della striscia di Gaza stremate da bombardamenti e carestia. La popolazione palestinese, bloccata nella striscia di Gaza sta affrontando da mesi una grave crisi umanitaria: “I pazienti muoiono per ferite curabili a causa della mancanza di antibiotici. I bambini soffrono di malnutrizione acuta. Senza un cessate il fuoco e ingressi massicci di aiuti, Gaza diventerà un cimitero” dichiara l’ONG Medici senza Frontiere. Attualmente il valico viene aperto solo temporaneamente. Human rights watch ha documentato le tangenti richieste dalle autorità di frontiera egiziane come unico mezzo per lasciare la striscia di Gaza. Rachele, una delle partecipanti all’azione, ha dichiarato: Sono una mamma che non può distogliere lo sguardo da un genocidio in corso. Le brutalità del governo sionista israeliano vengono trasmesse live ed è nostro compito come esseri umani e come genitori prendere una posizione ed obbligare i nostri governi a non chiudere gli occhi. Il genocidio palestinese è compiuto con le armi, per esempio quelle che la Leonardo continua a inviare ad Israele e contro il cui invio si batte Palestina Libera e con il blocco degli aiuti umanitari, ma anche in modo più subdolo; come, per esempio, con gli accordi che la multinazionale francese Carrefour ha fatto con società israeliane presenti nei territori occupati illegalmente, oppure attraverso i tanti prodotti “israeliani” –prodotti agricoli coltivati nelle terre occupate illegalmente a danno dei palestinesi– che ogni giorno arrivano sugli scaffali dei nostri supermercati. Anche questa è una forma di complicità e anche per questo Ultima Generazione ha lanciato, a partire dall’11 ottobre, il boicottaggio dei supermercati. L’azione è stata organizzata a un giorno dalla notizia dell’imminente invasione della striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano; sempre nella giornata di ieri inoltre la Lega ha depositato una proposta di legge per punire chiunque critichi il governo di Israele, utilizzando il solito giochetto per cui ogni critica ad Israele e al suo governo viene equiparata ad antisemitismo: un’altra prova della sudditanza del nostro governo al regime sionista. Un motivo in più per continuare a scendere in strada e ribellarci. I NOSTRI CANALI Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione * Sito web:https://link.palestinalibera.it/ * Instagram:https://www.instagram.com/pal_libera/ Ultima Generazione
Sit in di Extinction Rebellion e Ultima Generazione in Piazza maggiore: i corpi in protesta contro le false soluzioni del Comune alla crisi climatica
Oggi pomeriggio le attiviste di Extinction Rebellion e Ultima Generazione si sono sedute in Piazza Del Nettuno, vicino gli alberi posti dal Comune di Bologna, reggendo dei cartelli e dimostrando come, dopo la prima azione di due settimane fa, non ci sia stata alcuna risposta concreta da parte degli amministratori di questa città alle domande degli attivisti sulla gestione del verde urbano. Gli attivisti riportano che i cartelli e le poesie posizionati il 17 luglio sono stati immediatamente rimossi: per questo oggi hanno deciso di mettere a disposizione i loro corpi in denuncia.   “Dopo aver fatto parlare gli alberelli, adesso parliamo noi. La nostra prima azione simbolica sottolineava che gli alberi sono esseri viventi e non soprammobili da spostare a piacimento. In risposta alle critiche degli esperti e nostre, la vicesindaca ha assicurato che i “vasi sono stati progettati con accorgimenti tecnici”, ma né a latere dell’ordinanza di adozione e nemmeno sulle pagine del Comune abbiamo trovato alcun riscontro alle sue parole, dal momento che non è presente alcun allegato tecnico. Com’è possibile fidarsi della parola di amministratori che rinfocolano polemiche per evitare di rispondere alle nostre preoccupazioni?” chiede Federico. La critica e il dissenso sono alla base delle nostre democrazie e le domande con cui cittadini, movimenti e comitati locali stanno incalzando la Giunta comunale sono più che legittime, di fronte a contraddizioni evidenti in un’epoca di collasso climatico, e non possono essere strumentalizzate.  La protesta solidarizza anche con le persone che presidiano il giardino di San Leonardo, dove alberi già adulti e radicati, in una zona non meno coperta di cemento delle piazze in cui sono stati posizionati gli alberelli in vaso, rischiano di essere sacrificati dall’ennesimo tentativo di privatizzazione strisciante. L’ordinanza di posa degli alberi in vaso è stata adottata per mitigare le ondate di calore, riconoscendo agli alberi un potere refrigerante, ma i bolognesi continuano ad assistere a tagli di enormi quantità di alberi in città, soprattutto nelle periferie. Fra i cartelli portati in piazza si legge anche una contestazione all’uso strumentale del concetto di compensazione: è noto che alberi adulti assorbono una quantità di anidride carbonica molto maggiore di alberi di recente piantumazione. Gli attivisti chiedono quindi all’amministrazione comunale perché non mette davvero al centro del proprio mandato la preservazione di questo bene collettivo, e come possono le scarse misure di piantumazione di nuove alberature e desigillazione del suolo, previste dal piano “Bologna Verde”, compensare la cementificazione di decine di ettari e l’abbattimento di alberi storici e  maestosi per nuovi progetti di “riqualificazione”. Per poter sopravvivere in città va curato il patrimonio arboreo esistente e contemporaneamente vanno messe a dimora nuove piantumazioni.  Gli attivisti incalzano inoltre l’amministrazione bolognese ad aggiornare il bilancio arboreo, evidenzando il numero di alberi abbattuti e quelli di nuova piantumazione, e a tutelare ciò che rimane della fascia boscata che separa la città dall’asse tangenziale/autostradale, gravemente minacciata dal progetto del Passante.  Bologna è stata la prima città italiana ad adottare un’assemblea cittadina per il clima, in seguito alle pressioni di Extinction Rebellion e a ben 2 scioperi della fame: perché i suoi cittadini continuano a subire decisioni calate dall’alto invece di avere processi realmente partecipativi, che portino ad una progettualità politica veramente pubblica? Gli esperti dell’IPCC, il panel dell’ONU che si occupa di scienza climatica, lanciano allarmi sempre più disperati sulle minacce legate alla crisi ecoclimatica, e pochi giorni fa anche la corte internazionale di giustizia, in uno storico parere, ha affermato che l’inazione dei governi nel contrastare i cambiamenti climatici rappresenta un illecito. “Per questo continueremo a mettere in luce le contraddizioni di chi governa a tutti i livelli: abbiamo bisogno di giustizia sociale e climatica, e non abbiamo più tempo per soluzioni semplici quanto inefficaci” dicono le persone oggi in piazza. Extinction Rebellion
Ultima Generazione: un’altra assoluzione con formula piena
Un’altra sentenza, un’altra assoluzione questa mattina al Tribunale di Roma. Cinque persone, aderenti ad Ultima Generazione, sono stati assolte “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) per un’azione di protesta in via Appia Nuova il 29 settembre del 2023; contestualmente a due degli imputati è stata riconosciuta la tenuità del fatto per la violazione di foglio di via. Questa sentenza si unisce alle già diverse assoluzioni per le azioni dirette nonviolente e arriva a pochi giorni dal parere di incostituzionalità della Corte di Cassazione a proposito del dl Sicurezza, nato proprio per criminalizzare queste forme di proteste e non affrontare i reali problemi del paese: il collasso climatico – di cui il caldo feroce di questi giorni è sintomo – e il caro vita. Samuele, una delle persone imputate ha dichiarato: Siamo state assolte completamente, il reato non sussiste. La giudice ha ascoltato il nostro avvocato che ha giustamente fatto notare come sia insensato condannare dei cittadini che si mettono in prima fila, che rischiano la propria incolumità, per adempiere al proprio dovere e proteggere il nostro ambiente; non è che il minimo. Tutto questo ci rincuora ed evidenzia la giustezza delle nostre pratiche di resistenza e ci spinge ad andare avanti. PERCHÈ L’AZZERAMENTO DELL’IVA SUI BENI ESSENZIALI? In un Paese dove il potere d’acquisto reale è calato del 10%, azzerare l’IVA su pane, pasta, olio e altri beni di base — oggi tassati tra il 4% e il 10% — è il minimo indispensabile. Ultima Generazione sfida il governo sul suo stesso terreno: chiediamo l’attuazione di una promessa fatta da Fratelli d’Italia, poi rimasta lettera morta. Loro ne hanno fatto propaganda. Noi vogliamo realizzarla davvero. Tagliamo l’IVA! PERCHÉ IL BOICOTTAGGIO? La campagna lanciata oggi è semplice: se entro l’autunno raccoglieremo 100.000 adesioni, da ottobre partirà un boicottaggio organizzato contro i supermercati, per chiedere al governo il taglio dell’IVA sui beni essenziali, finanziato con un prelievo sugli extraprofitti delle grandi aziende responsabili della crisi climatica. Il boicottaggio è una tattica di pressione collettiva che può funzionare: in Croazia ha portato il governo a calmierare i prezzi. Colpendo economicamente e mediaticamente la GDO, possiamo spingerla a sostenere la nostra richiesta. Non toglie responsabilità alla grande distribuzione, che è uno dei settori più potenti e meno trasparenti del Paese: mentre milioni di famiglie e agricoltori subiscono l’inflazione climatica, i colossi del commercio aumentano profitti e potere, scaricando i costi su chi è più fragile. Il boicottaggio sarà complementare alle altre forme di disobbedienza civile già praticate da Ultima Generazione: non è una rinuncia, ma un passo in avanti verso una partecipazione di massa, accessibile, determinata ed efficace. E se smettessimo di fare la spesa tutti assieme? Fallo anche tu: https://vai.ug/boicottaggio COSA CHIEDIAMO? PROTEGGIAMO I RACCOLTI DALLA CRISI CLIMATICA L’agricoltura è in crisi per colpa del collasso climatico: siccità, alluvioni e grandinate mettono a rischio i raccolti e, di conseguenza, la sopravvivenza delle piccole aziende agricole italiane. Proteggiamo i raccolti attraverso politiche che sostengano economicamente gli agricoltori e tutelino le risorse naturali, fermando il consumo di suolo e promuovendo pratiche climaticamente sostenibili. AGGIUSTIAMO I PREZZI TAGLIANDO L’IVA Il cibo costa troppo per chi lo compra e rende poco a chi lo produce. Chiediamo a Meloni il taglio immediato dell’IVA sui beni essenziali: basta tassare i bisogni vitali. Impegniamoci in almeno 100.000 a dire questo basta coi fatti: niente spesa nei supermercati da sabato 11 ottobre finchè non verrà tagliata l’IVA sui beni essenziali. Quando la rabbia collettiva si organizza, diventa forza vera. FACCIAMO PAGARE I RESPONSABILI Chi rompe paga: la transizione non può essere finanziata con le nostre tasse ma con le ricchezze e privilegi di chi ha speculato per decenni sul nostro benessere e sul nostro ambiente. È responsabilità del governo reperire le risorse dove già esistono: l’agrobusiness, la GDO, i grandi patrimoni, l’industria fossile e quella militare. Ultima Generazione
Ultima Generazione: Firenze, ricorso alla Corte Costituzionale
Nel corso del processo per l’imbrattamento della sede regionale del Ministero Economia e Finanza, il giudice ha sollevato la questione della legittimità costituzionale per l’articolo 18 TULPS. Sì è tenuta questo lunedì l’udienza per del processo per l’imbrattamento della sede regionale del MEF a Firenze nel gennaio 2023: Le persone imputate erano accusate di imbrattamento, articolo 639 c.p., concorso in reato (110 c.p.) e manifestazione non preavvisata, articolo 18 TULPS. Nell’udienza in questione il giudice avrebbe dovuto emettere la sentenza, invece è accaduto qualcosa di inaspettato: il giudice ha deciso di sollevare la questione della legittimità dell’articolo 18 TULPS ricorrendo alla Corte Costituzionale.  Il TULPS – Testo unico di leggi per la pubblica sicurezza – è stato emanato nel 1931, in pieno periodo fascista; l’articolo 18 sostanzialmente impone che le manifestazioni in luogo pubblico debbano essere preavvisate alla Questura. Il ricorso non riguarda l’articolo nella sua interezza, ma la sanzione penale prevista, in caso di mancato preavviso (fino ad un anno di carcere o una multa) L’accettazione del ricorso porterebbe ad abrogare la sanzione penale per il mancato preavviso (rimarrebbe l’obbligo di preavviso sancito dall’articolo 17 della Costituzione). Si ritiene che la sanzione penale per la mancata comunicazione alla questura di una manifestazione in luogo pubblico sia sproporzionata e quindi incostituzionale. Il risultato porterebbe a una sanzione amministrativa, molto meno grave di una sanzione penale che criminalizza coloro che esercitano un diritto fondamentale protetto dalla Costituzione. Ovviamente il ricorso può essere respinto e in questo caso il giudice dovrebbe emettere sentenza di condanna. Da notare che lo stesso giudice ha chiesto il ricorso alla Corte Costituzionale in un’udienza svoltasi poco prima della nostra, sempre in merito all’applicazione del 18 tulps (in questo caso si trattava di una manifestazioni di anarchici contro il 41 bis). Questa decisione può rappresentare una svolta per il diritto di manifestare in Italia, eliminando – o ridimensionando – un reato che, fin dalla sua istituzione, tradisce la sua origine repressiva. Una svolta tanto più importante perché arriva a poche settimane dall’approvazione del Dl Sicurezza e dimostra che le azioni dirette nonviolente, dalla strada al Parlamento, passando per le aule dei tribunali, portano alla trasformazione della società. I nostri canali: Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   . Ultima Generazione