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Cutro, un processo a porte chiuse, perché?
Nei prossimi giorni continueranno le udienze del processo per la strage di Cutro, un processo che al contrario dei processi di mafia, dei processi di ndrangheta, dei processi di terrorismo, verrà celebrato a porte chiuse cioè la stampa non potrà filmare gli indagati, le loro facce, i loro occhi quando dovranno rispondere alle domande dei Giudici. Come  spiegano gli avvocati, questa scelta è  senza precedenti, sembra una scelta finalizzata a nascondere il processo come se il rito penale non fosse anche un rito trasparente della democrazia. “In Afghanistan è facile morire sparati, morire di solitudine, morire senza diritti, morire in casa e morire perché non puoi frequentare la scuola, per questo partiamo, per questo che fuggiamo da una vita che non è vita ma solo una sopravvivenza fisica.” Sono le parole di Farzaneh Maleki qui nella spiaggia di Cutro alle 5:00 di mattina per ricordare la strage del 26 febbraio del 2023 dove morirono più di cento persone tra cui 36 bambini. In questa spiaggia Farzane ha perso metà della sua famiglia, lo zio la zia e i tre piccoli bambini. “ Al ministro Piantedosi che dice che è irresponsabile mettere i bambini su una barca con un mare forza 4, che avrebbero dovuto rimanere nei loro paesi, voglio dire che in Afghanistan non si può vivere, non siamo venuti a fare una vacanza siamo scappati da un inferno. Un inferno che è stato creato anche dalla scelta grottesca e assurda delle forze occidentali di lasciare il paese nelle mani dei talebani.” Sono le parole di Farzaneh che alle ore 5:00 e mezza insieme a Sharif un altro ragazzo pakistano sopravvissuto alla strage di governo e di stato di Cutro ha depositato una corona simbolica di fiori nel mare di Steccato di Cutro a poche decine di metri dalla riva, dove avvenne naufragio. “Siamo stati dimenticati delle autorità italiane. – continua –  La promessa della presidente Meloni di aiutarci per farci avere dei visti temporali per i nostri familiari rimasti nei paesi di provenienza, affinché potessero venire in Italia per vedere dove erano morti i loro cari, prendere contatto con i corpi dei loro figli e nipoti non è mai stata mantenuta. Avevo promesso a mia nonna che sarebbe potuta venire a vedere il corpo di suo figlio di sua nuora e dei tre nipotini visto che ancora oggi in Afghanistan stenta a credere di aver perso tutta la propria famiglia e ancora mi chiede perché, se era una promessa ufficiale di un presidente di un paese non di una persona qualunque la, questa promessa non è stata rispettata e io non so cosa dirgli”. Secondo Orlando Amadeo che è era il primo ufficiale medico della Polizia di stato ora in pensione ed era corso nei primi minuti sulla spiaggia di Cutro dopo il naufragio, le responsabilità non sono solo dei sei indagati ufficiali della Guardia Costiera, della Guardia di finanza e del centro di soccorso e smistamento delle chiamate a Roma; la responsabilità è politica: fu il ministro Piantedosi che diramò una circolare che indicava alla Guardia Costiera e allla Guardia di Finanza di privilegiare  l’aspetto penale, l’arresto degli scafisti, rispetto alla necessità di salvare vite;  e secondo questo medico, che è ufficiale della polizia,  il vero mandante della strage di Cutro è proprio il governo in particolare il ministro Piantedosi, che, cinicamente, ha colpevolizzato le famiglie in fuga da guerre, da integralismi religiosi, come responsabili del naufragio e non invece chi avrebbe potuto mettere in acqua, visto che c’era un mare forza 4,  delle lance per salvare i naufraghi. Manfredo Pavoni Gay
February 26, 2026
Pressenza
MIGRANTI: TERZO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CUTRO. IL MEDITERRANEO CENTRALE RESTA LA ROTTA MIGRATORIA PIU’ MORTALE AL MONDO
Terzo anniversario della Strage di Cutro. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, intorno alle 4.30, un’imbarcazione di legno, la “Summer Love”, è stata travolta dalle onde e distrutta a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro, in Calabria. A bordo c’erano 180 persone, imbarcatesi a Çeşme, in Turchia, il 22 febbraio. Il loro viaggio però era iniziato da più lontano: Afghanistan, Iran, Pakistan, Palestina, Siria e Somalia. Tre anni dopo, il Mediterraneo centrale resta la rotta migratoria più mortale al mondo. Nel 2025 lungo questa rotta, secondo i dati di OIM (Missing Migrants Project), hanno perso la vita almeno 1.330 persone, molte erano persone di minore età. Si pensa che le vittime siano molte di piu’ come testomoniano i morti che da diversi giorni vengono recuperati sulle coste di Calabria e Sicialia. La veglia sulla spiaggia di Steccato di Cutro alle 4 del mattino del 26 febbraio sarà l’appuntamento principale delle iniziative per commemorare il terzo anniversario del naufragio e rientra nelle manifestazioni della Rete 26 febbraio. Le considerazioni di Laura Marmorale presidente di Mediterranea ong che si occupa di soccorso in mare Ascolta o scarica 
February 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Anniversario della Strage di Cutro
In comunicazione telefonica con la giornalista Francesca Travierso abbiamo ricordato un nuovo anniversario della Strage di Cutro. Lei  ci ha fatto un riassunto dei giorni di appuntamenti a Crotone, tra ricordi delle vittime, sit in davanti ai tribunali e conferenze stampe dei parenti delle vittime dove si parlerà delle responsabilità politiche della strage.
February 25, 2026
Radio Onda Rossa
Ricordare il naufragio di Cutro
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione della comunità educante e dell’opinione pubblica su una memoria che non può scolorire nel tempo: il naufragio di Cutro. Non una ricorrenza tra le altre, ma una soglia morale che continua a interrogare la coscienza civile, il linguaggio pubblico e la funzione educativa della scuola. La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, a poche decine di metri dalla riva di Steccato di Cutro, il mare ha reso visibile una contraddizione profonda del nostro tempo: la distanza minima tra salvezza e perdita. Un caicco partito dalla Turchia, con a bordo — secondo le testimonianze — almeno 180 migranti, si arenò su una secca e venne distrutto dalla violenza delle onde, trasformando l’approdo atteso in luogo di tragedia. Quella notte non racconta soltanto un disastro marittimo. Racconta gesti — il rumore del legno che si spezza, le grida nel buio, i pescatori che corrono verso l’acqua, la comunità che si mobilita — e racconta responsabilità. È da questa intersezione tra umanità immediata e interrogativi collettivi che deve partire ogni commemorazione autentica. Il bilancio — 94 vittime accertate, tra cui 34 minori — rappresenta una ferita che supera i confini geografici. Tra le vite spezzate, quelle di Shahida Raza, atleta pakistana, e della giornalista afgana Torpekai Amarkhel, attivista per i diritti umani, ricordano che le migrazioni non sono flussi anonimi ma storie, identità e diritti. A tre anni dal naufragio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita scuole e società civile a trasformare la memoria in pratica educativa, capace di generare consapevolezza critica e cittadinanza globale. Commemorare significa contrastare la disumanizzazione del linguaggio pubblico, promuovere percorsi didattici interdisciplinari sulle migrazioni e sul diritto alla vita, valorizzare le testimonianze come strumenti pedagogici ed educare alla cittadinanza globale affinché i diritti umani diventino esperienza vissuta. Il CNDDU invita le istituzioni scolastiche a dedicare momenti di riflessione, laboratori di memoria e spazi di dialogo con studenti e studentesse, affinché il ricordo non resti simbolico ma produca coscienza. Cutro consegna una domanda che riguarda il presente: quale posto assegniamo alla dignità umana quando essa attraversa confini e vulnerabilità? La risposta passa anche dalla scuola, luogo in cui la memoria diventa competenza civica. Nella prospettiva di andare oltre le pratiche commemorative già diffuse — spesso centrate su momenti simbolici, letture pubbliche o ricostruzioni cronologiche — il Coordinamento propone l’avvio di un dispositivo didattico innovativo, pensato per restituire continuità narrativa alle vite interrotte e per collegare Cutro ad altre tragedie del Mediterraneo. L’idea è quella di costruire nelle scuole un “Archivio delle vite possibili”, uno spazio educativo permanente in cui studenti e studentesse lavorino su micro-biografie documentate delle vittime, ricostruendo non solo ciò che è accaduto ma ciò che avrebbe potuto accadere: percorsi di studio, aspirazioni professionali, contesti culturali, reti familiari, contributi sociali potenziali. Questa pratica, diversa dalle esperienze più diffuse sul web che privilegiano la memoria statica o la narrazione commemorativa, introduce una dimensione progettuale: la memoria diventa esercizio di immaginazione civile fondata sui diritti. Attraverso fonti, testimonianze, dati e ricerca interdisciplinare, la scuola trasforma la vittima da figura simbolica a soggetto storico, collegando Cutro ad altre vittime delle migrazioni forzate e costruendo una mappa educativa delle responsabilità contemporanee. In questo modo la commemorazione non resta confinata a una data, ma diventa processo didattico continuo, capace di generare empatia informata, pensiero critico e consapevolezza delle interdipendenze globali. La memoria si sposta dal passato al futuro, interrogando gli studenti non solo su ciò che è accaduto, ma su quale società intendono contribuire a costruire. Il CNDDU rinnova così il proprio impegno a promuovere pratiche educative che rendano la memoria uno spazio attivo di cittadinanza e responsabilità, affinché Cutro non sia soltanto ricordata, ma compresa come passaggio educativo decisivo per leggere tutte le altre vite spezzate lungo le rotte migratorie. Perché educare alla memoria significa restituire possibilità dove la storia ha lasciato assenza. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
[Ora di buco] La scuola di Valditara: classismo e repressione
Nella trasmissione di oggi parliamo ancora delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e merito Valditara sul contrasto alla violenza nelle scuole. Periodo di nuove iscrizioni e di campagna acquisti tra scuole in competizione: il ministro rilancia gli istituti tecnici 4+2 e il liceo "made in italy". Analizziamo le caratteristiche di questi percorsi, sottolineandone i risvolti fortemente classisti: i tecnici quadriennali diventano ordinamentali, vengono sottratte risorse a favore degli ITS Academy con conseguenti danni per la scuola pubblica. Ci confrontiamo poi sulla novità che introduce i risultati numerici INVALSI nel documento digitale personale degli studenti, obbligati per legge a svolgere i test per poter affrontare gli esami di maturità (qui un'analisi critica). Concludiamo con alcune riflessioni su quanto accaduto nell’Istituto "Barlacchi-Lucifero" di Crotone: il Dirigente ha cancellato una giornata in ricordo della strage di Cutro, il naufragio avvenuto davanti alle coste calabresi il 26 febbraio 2023 in cui sono morte 94 persone, 35 delle quali minori. La manifestazione si sarebbe dovuta tenere nella scuola ma il dirigente, dopo averla autorizzata, è tornato indietro «per motivi di mancato contraddittorio tra le parti», eseguendo alla lettera le indicazioni contenute in una circolare del ministro del 7 novembre scorso. Il dirigente, dopo l'intervento dell'USR della Calabria, ha nuovamente fatto retromarcia: l'evento si terrà il 25 febbraio.      
February 17, 2026
Radio Onda Rossa
MIGRANTI: SEI MILITARI A PROCESSO PER IL NAUFRAGIO DI CUTRO. L’ACCUSA È DI NAUFRAGIO COLPOSO E OMICIDIO COLPOSO PLURIMO
Sono stati rinviati a giudizio i sei militari, quattro della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, indagati per il naufragio del barcone a Steccato di Cutro, in cui, la notte del 26 febbraio del 2023, morirono 94 migranti, 35 dei quali minorenni e diversi dispersi. Il prossimo 14 gennaio, quando inizierà il processo di primo grado che dovrà accertare le eventuali responsabilità di sei militari italiani per il tragico affondamento del caicco Summer Love a Steccato, ai militari vengono contestati i reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo in relazione alla mancata attivazione del Sar, il Piano per la ricerca ed il salvataggio in mare. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Human. Ascolta o scarica.
July 22, 2025
Radio Onda d`Urto
Oggi a Crotone terza udienza Processo di Cutro
Riceviamo a pubblichiamo dalla Rete 26 Febbraio Oggi Lunedì 9 giugno presso il Tribunale di Crotone ci sarà la terza udienza, dopo il 12 e il 26 maggio, del procedimento per la strage avvenuta all’alba del 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro che vede imputati 6 militari, 4 della guardia di finanza e 2 della guardia costiera con l’accusa di naufragio e omicidio colposo plurimo. Circa 130 sono state le richieste di costituzione di parte civile depositate, tra cui molte associazioni ed enti, oltre a superstiti e parenti degli scomparsi. Il 26 febbraio del 2023, a circa una cinquantina di metri dalla riva di Steccato di Cutro, persero la vita tantissime persone provenienti da Palestina, Siria, Turchia, Tunisia, Iran, Somalia ed un gran numero di persone provenienti dall’Afghanistan che viaggiavano sul caicco Summer Love. Finora 94 sono stati i morti accertati, tra cui 35 minori e almeno altri venti dispersi i cui corpi non sono stati ritrovati, anche se è difficile determinare con esattezza il numero dei dispersi. La presenza in mare del caicco che viaggiava, con molta difficoltà carico di persone, era stata già rilevata e dunque nota alle Autorità competenti, ma nessuno intervenne, neanche alle successive richieste di aiuto. I giorni a seguire furono un susseguirsi di parenti che arrivavano da Europa ma anche da Stati Uniti e altri paesi ma anche di informazioni non corrette e segnalazioni e richieste delle associazioni alle Autorità. E lacrime e dolore, corpi che vagavano alla ricerca di risposte e tracce. Nulla potrà mai descrivere quei giorni che si trascinavano, con disperazione, all’interno del Palamilone allestito per accogliere le bare e lungo la spiaggia di Steccato di Cutro dove per centinaia di metri erano esplosi frammenti di vita e di morte. Il 9 marzo 2023, oltre 40 associazioni della società civile italiana ed europea presentarono un esposto collettivo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per chiedere verità sul naufragio, per l’accertamento dei fatti, per aver colposamente qualificato una situazione di pericolo in mare come evento di immigrazione illegale senza aver considerato gli obblighi di tutela della vita umana in mare derivanti dal diritto internazionale e implementati nella legislazione nazionale. Da allora, familiari e superstiti e le associazioni che si costituirono nella Rete 26 Febbraio, tutte e tutti testimoni di una tra le più grandi stragi alle frontiere, chiediamo verità e giustizia. Verità e giustizia per i morti, per i dispersi, per i superstiti, per i familiari che non possono neanche venire a visitare i luoghi di sepoltura. Per tutte le stragi, anche sconosciute, per le politiche di frontiera, in mare, in terra, ai confini. A seguito dell’udienza del 26 maggio, 25 associazioni sono state escluse anche come richiesto dai difensori degli imputati nel procedimento. Sono state invece ammesse, le ONG e tutte e tutti i superstiti e i familiari delle persone scomparse. Nonostante l’esclusione dal processo della costituzione di parte anche delle associazioni che operano per i diritti delle e dei cittadini stranieri e per la verità e giustizia per tutti i morti durante la migrazione a causa delle politiche di frontiera, in mare e in terra, continueremo a seguire il processo, a pretendere che sia restituita verità anche attraverso l’accertamento delle responsabilità di coloro che hanno consentito che l’ennesima strage si compisse. Continueremo a chiedere giustizia e ad essere accanto a familiari e superstiti e ai loro avvocati, anche durante il processo. Pur consapevoli che il processo in corso non potrà restituire le tante vite perse e i sogni infranti, abbandonati e lasciati affogare a pochi metri dalla riva, né risarcire il dolore dei superstiti dispersi in terra o la violenza per l’assenza di risposte e la violazione del lutto, riteniamo importante l’ammissione al processo di superstiti e familiari, così come l’ammissione delle ONG. Noi come Rete, cammineremo con loro e accanto a loro, mai un passo avanti o dietro, perché la loro richiesta di verità e di giustizia l’abbiamo fatta nostra a partire dal 26 febbraio 2023. Saremo fuori dai tribunali anche per chi non c’è più o non può esserci, con le nostre voci perché l’oblio non sia una possibilità. E, riprendendo il Documento conclusivo del recente Convegno di Crotone per il secondo anniversario della strage di Cutro, continueremo a portare all’attenzione delle istituzioni, locali e nazionali, le questioni necessarie e urgenti, perché quello che è successo a Cutro e nelle altre stragi, possa non accadere più. La strage di Cutro, non la prima e purtroppo neanche l’ultima, costituisce l’ennesima ferita. Non abbiamo dimenticato, non dimenticheremo, non smetteremo di parlarne. Per chi ce l’ha fatta, per chi non ce l’ha fatta, per i familiari, per noi. Redazione Italia
June 9, 2025
Pressenza
Processo per il naufragio a Cutro
Riceviamo e pubblichiamo dalla Rete 26 Febbraio Processo naufragio Cutro, indegno dietro front della Regione Calabria: un tradimento per le 94 vittime Quello che è accaduto in questi giorni alla Regione Calabria è molto più di una gaffe amministrativa: è un’ammissione sconcertante di impreparazione, un inchino politico e morale al potere centrale, un tradimento istituzionale nei confronti delle 94 vittime del naufragio di Cutro. Dapprima, la decisione – in apparenza coraggiosa – di costituirsi parte civile nel processo sui mancati soccorsi al caicco carico di migranti, il cui naufragio, avvenuto il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro, ha causato 94 morti accertati, tra cui 35 minori, ed almeno altri venti dispersi. Un annuncio fatto in pompa magna dalla giunta regionale calabrese. Poi, lunedì sera – dopo aver presentato la costituzione di parte civile all’udienza svolta in mattinata al Tribunale di Crotone – il clamoroso passo indietro: “Non sapevamo che gli imputati fossero sei militari italiani”. Così recita, incredibilmente, la nota ufficiale della Regione Calabria. Un’ammissione di ignoranza che, se non fosse tragica, sarebbe grottesca. Alla giunta Occhiuto, pare, nessuno sa. Nessuno si informa. O forse è peggio: fingono di non sapere. Così, invece di ammettere di essere stati presi per le orecchie da qualche ministro o sottosegretario, la Regione Calabria – dopo aver pagato l’avvocato con soldi pubblici per preparare l’istanza e depositarla – preferisce la figuraccia: passare per ignorante e maldestra, oltre che giuridicamente incompetente. I processi ai cosiddetti “scafisti” per i fatti di Steccato di Cutro – lo sa chiunque abbia seguito la vicenda – si sono conclusi tra il 2024 e l’inizio del 2025. La stessa Regione Calabria era parte civile in quelle cause, ottenendo anche risarcimenti. Eppure oggi, con gli imputati in divisa, cambia tutto. Perché? Semplice: i sindacati delle forze dell’ordine hanno protestato, e da Roma è arrivato il diktat. A confermare l’intervento diretto del ministro Salvini è stato lo stesso sindacato USIM (Unione Sindacale Italiana Marina), che ha esultato per il ritiro della Regione, definendolo un risultato “ottenuto grazie all’intervento del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Sconcertante. Un fatto che conferma come Occhiuto sia nelle mani di Salvini e non possa agire in autonomia. La costituzione di parte civile nel processo per i presunti mancati soccorsi poteva essere un atto politico forte. Forte perché, per una volta, si aveva la possibilità di mettersi dalla parte dei più deboli, delle vittime e di chi non ha voce, per cercare la verità su quanto accaduto. Invece, non siamo di fronte solo a un dietrofront: siamo davanti a un’umiliazione della legalità, della coerenza, della dignità istituzionale. Un atto di sudditanza politica che getta una luce sinistra sulle scelte del centrodestra in Calabria: forte con i deboli e pavido con i potenti. La Regione Calabria ha mostrato il volto peggiore delle istituzioni: quello ipocrita, opaco, pavido. Anche i Comuni di Crotone e di Cutro hanno evitato di costituirsi parte civile per una vicenda che ha toccato da vicino le due comunità. In questo processo, le istituzioni avevano l’occasione di mettersi dalla parte delle vittime, di chi ha sofferto e di chi porterà i segni per tutta la vita. A distanza di oltre due anni dalla strage di Cutro, chi rappresenta il popolo calabrese avrebbe potuto affermare un principio di giustizia e verità. Ha scelto invece di piegarsi al volere politico del governo nazionale. Un altro schiaffo alle vittime, alle loro famiglie, alla Calabria che non dimentica. Redazione Italia
May 13, 2025
Pressenza