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Un catalogo criminale
In Turchia un sistema di piattaforme offre servizi e listini prezzi per ogni genere di violenza criminale. Il core business rimane però il traffico degli esseri umani, e l'Italia continua ad essere una meta ambita. Abbiamo parlato di questa vicenda con Murat Cinar, autore di questo reportage apparso su Il manifesto qualche settimana fa.  https://ilmanifesto.it/un-catalogo-criminale Nelle aree più accessibili del web turco sta crescendo un mercato del crimine che non ha più bisogno di codici o zone d’ombra. Le indagini condotte dal portale T24 negli ultimi mesi mostrano come, su piattaforme di uso comune, sia possibile trovare listini per ogni tipo di violenza: dallo sparo contro un negozio ai pestaggi su commissione, fino alla vendita di armi con consegna rapida. Un mercato esposto, quasi trasparente. Ma dentro questo catalogo di servizi illegali, quello più strutturato e redditizio è il traffico di esseri umani: una rete che da anni collega la Turchia ai Balcani e poi all’Europa, Italia compresa. TRA GLI ANNUNCI INDIVIDUATI compaiono offerte di passaggi garantiti verso l’Europa. I gruppi promettono trasferimenti aerei dalla Turchia a Sarajevo o Belgrado e da lì lo spostamento su mezzi presentati come «veicoli di servizio» con targhe tedesche. Prezzo: 4.500 euro a persona, con sconti per gruppi e famiglie. La garanzia è totale: «Se finiamo su barche o tir non pagate», scrivono. Un modo per distinguersi dalla concorrenza e attirare chi fugge da guerra, repressione o impossibilità economica. Gökçer Tahincioglu, rappresentante per la città di Ankara di T24, racconta così l’indagine realizzata dal giornalista Mehmet Boztepe: «Negli ultimi anni sono nate e cresciute diverse bande criminali e armate composte da minorenni o neomaggiorenni. In Turchia commettono vari reati ogni giorno. Questi, oltre a eseguire vari atti di violenza commissionati, si occupano ormai anche del traffico di esseri umani, un settore che fino a qualche anno fa era la specializzazione di gruppi specifici. Oggi invece si tratta di un mercato facilmente accessibile». EFE (pseudonimo), cittadino turco, ventenne e residente a Torino, racconta di essere arrivato in Italia proprio con questi metodi: «Un intermediario si trova facilmente in Turchia, con il passaparola oppure attraverso i video su TikTok. L’Italia, insieme alla Germania, è una destinazione molto gettonata. Invece, per chi deve lasciare la Turchia per motivi legali, c’è il dark web e i costi sono più alti». Il pagamento si effettua in un negozio di gioielleria e si prende l’aereo senza problemi». Efe mostra sul suo cellulare i video dei clienti che annunciano la loro partenza e i messaggi degli intermediari che garantiscono l’arrivo in Italia in meno di una giornata, a un costo tra i tre e i quattro mila euro. In pochi minuti troviamo il numero di un intermediario attraverso vari annunci reperibili su TikTok e lo chiamiamo con un falso numero europeo. Chi risponde garantisce un viaggio veloce e comodo, con la possibilità di partire subito, in cambio di tremila euro. «Di solito prima si arriva in Serbia o Bosnia (dove i cittadini turchi entrano senza visto, ndr), poi si viaggia in parte con mezzi privati, targati europei, e in parte si cammina in città o nei boschi. Gli intermediari o le guide sono di diverse provenienze», racconta Efe, descrivendo le caratteristiche del viaggio. Una volta arrivati in Germania, Austria, Svizzera o Italia, le persone decidono se fermarsi oppure proseguire. «Prima e dopo la partenza si girano video che gli intermediari usano per fare pubblicità del loro lavoro sui social. Infatti, quando siamo arrivati a Monaco di Baviera, hanno ripreso anche noi». Efe inoltre specifica che lui, dalla Germania, è passato in Svizzera con un taxi organizzato dall’intermediario principale e poi, con un treno regolare, è arrivato in Italia. NON SI TRATTA di un viaggio sempre sicuro, specifica Efe: «Durante il nostro passaggio in Ungheria c’è stato un agguato della polizia che ha sparato e per ore ha sorvegliato i cieli con gli elicotteri. Tra nascondersi e cambiare strada, ho camminato per circa 35 ore». Le reti digitali attive in Turchia, che usano gli stessi canali dove si prenotano armi o pestaggi, sono oggi uno dei principali punti di contatto tra Turchia e rotte migratorie verso l’Italia. Le organizzazioni che gestiscono il mercato della violenza offrono anche l’accesso a nuove tratte adriatiche, sempre più utilizzate dopo l’aumento dei controlli lungo la rotta greca. Le partenze verso le coste italiane non sono improvvisate: nascono in questi spazi digitali dove ogni fase – viaggio, documenti falsi, trasferimenti, alloggi – è proposta come un pacchetto unico. IL SISTEMA non si muove solo sui confini. Nel cuore dell’Europa circolano flussi economici che lo alimentano: conti bancari noleggiati, carte prepagate, intermediari che trasferiscono denaro per scommesse illegali o vendite di droga, gli stessi circuiti usati per pagare la tratta, e perfino rivenditori di gioielli dove vengono effettuati i pagamenti. In alcuni casi, i pagamenti finali avvengono in Italia o in Germania, attraverso conti connessi a reti balcaniche e gruppi locali. Tahincioglu specifica che dopo la pubblicazione dell’indagine l’ufficio del procuratore capo di Bakırköy (Istanbul) ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Tuttavia è ormai evidente che si tratti di una situazione normalizzata e crescente nel mercato digitale, una trasformazione profonda: la violenza e la tratta non appartengono più a un sottobosco criminale, ma a un’economia parallela turca che si interseca con quella europea. QUESTO ECOSISTEMA rappresenta un terreno fertile, nato dalla combinazione tra crisi economica, erosione dello stato di diritto e repressione politica. L’arrivo Italia è solo l’ultimo anello di una filiera che si sviluppa molto prima, online, e che avrebbe bisogno di interventi coordinati e non solo securitari. Mentre l’attenzione politica si concentra sulle navi militari e sui respingimenti, le reti digitali della tratta crescono indisturbate. E continuano a offrire, insieme alla violenza su commissione, l’unico «servizio garantito» che migliaia di persone obbligate a migrare possono permettersi.
February 3, 2026
Radio Onda Rossa
Procede, con lentezza, il processo di pace in Turchia.
Seppure con lentezza e fra mille difficoltà procede il processo di pace fra Stato turco e PKK, nel frattempo purtroppo la repressione non smette di mordere. In questo contesto, si sono tenute lo scorso mese le elezioni generali a Cipro nord che hanno visto il trionfo del candidato di centro-sinistra e la sconfitta cocente, abbastanza a sorpresa, dell'uomo di Erdogan nell'isola. Ci propone il quadro della situazione Murat Cinar
November 18, 2025
Radio Onda Rossa
Cosa succede in Turchia? Incontro online con Murat Cinar mercoledì 22 ottobre alle 21.00
Murat Cinar è un giornalista turco al quale siamo legati, anche come Pressenza. Ha infatti curato, finchè ha potuto, la redazione di Pressenza in turco. Lo abbiamo intervistato nel 2021, a cui è poi seguito un primo incontro online insieme a lui. Così abbiamo pensato di “aggiornare” quel suo prezioso racconto incontrandolo nuovamente online il prossimo mercoledì 22, ore 21,00. Murat, arrivato giovane in Italia, da oltre 15 anni vive a Torino e segue quello che avviene nella sua terra, ma è anche molto addentro alle tematiche sociali e alle lotte nel resto d’Italia, cosa che gli permette di fare analogie tra quello che succede in Turchia e quello che succede o è successo qui in Italia, che riesce ad esporre in modo molto chiaro e comprensibile. Murat è un attento osservatore sia delle dinamiche “di palazzo” del suo Paese di origine, sia, soprattutto, di tutti quei movimenti (e sono tanti) che in forma pubblica o meno pubblica si muovono in quella complessa realtà. Parleremo delle piazze, delle rivendicazioni, della repressione di qualsiasi movimento, delle carcerazioni come strumento di “sfida elettorale”, della questione kurda (tra montagne, PKK che consegna le armi e Ocalan che rimane in carcere), della situazione economica e infine della posizione del governo turco sulla questione palestinese. La Turchia, interessante e inquietante luogo di sperimentazione politica, si muove da protagonista nello scacchiere internazionale. Parleremo anche della ciclica speranza di un cambio di governo, alla quale ci si è più volte avvicinati, ma che fino ad oggi non si è realizzata. Durante l’incontro sarà possibile fare domande in diretta a Murat. Ecco i link per collegarsi: Facebook: https://www.facebook.com/events/853117830401287 YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=HQid0Tscsnw Redazione Italia
October 21, 2025
Pressenza
Murat Cinar al Convegno dell’Osservatorio: Militarismo e antimilitarismo in Turchia e Israele
Pubblichiamo il video dell’intervento dal titolo “Militarismo e antimilitarismo in Turchia e Israele” di Murat Cinar, giornalista freelance di origine turca, al convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi il 16 maggio a Roma presso Spin Time dal titolo Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra. La somiglianza tra la fenomenologia del processo di militarizzazione della Turchia e di Israele con quello italiano è impressionante: quale guerra ci prepariamo a combattere? Dopo l’esperienza positiva dello scorso anno l’Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica“- OdV, soggetto accreditato alla formazione Decreto MIUR 5.7.2013 Elenco Enti Accreditati/Qualificati 23.11.2016, insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università hanno organizzato a Roma per il 16 maggio 2025 un Convegno nazionale in presenza e online sul processo di militarizzazione dei luoghi della formazione e sulla necessità di costruire percorsi di pace all’interno di un quadro europeo e mondiale che vira inesorabilmente verso un conflitto globale.
PKK: ANNUNCIATO LO SCIOGLIMENTO DELLA STRUTTURA ORGANIZZATIVA E LA FINE DELLA LOTTA ARMATA
  Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Pkk, ha annunciato di avere tenuto a inizio maggio il 12/mo congresso, che ha deciso di sciogliere la struttura organizzativa e porre fine alla lotta armata. Il Pkk in una dichiarazione scritta ha dato quindi sostanza all’appello lanciato a febbraio dal leader Abdullah Ocalan (da 26 anni rinchiuso nell’isola carcere di Imrali) per una soluzione politica e non militare del conflitto pluridecennale con Ankara. Da capire ora la risposta di Erdogan, visto che tra le condizioni del Pkk c’è la possibilità che sia lo stesso Ocalan a condurre la nuova fase politica, fuori dal carcere, con contestuale disarmo in tre fasi, vigilato da esponenti delle Nazioni Unite. Fuori dalla Turchia, sono molti altri i Paesi – Siria, Iraq e Iran in particolare – che saranno in qualche modo coinvolti dalla svolta politica della lotta di liberazione, curda ma non solo, così come delineata dal “nuovo paradigma” confederale dello stesso Ocalan. Nella mattina di lunedì 12 maggio ne abbiamo parlato con Michele della redazione e Murat Cinar,  giornalista turco che vive in Italia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica Di seguito, la traduzione del comunicato dell’agenzia di stampa filo-curda, Anf, tradotto dalla redazione di Radio Onda d’Urto.  Ascolta o scarica Tradotto da https://anfenglishmobile.com/kurdistan/pkk-final-declaration-activities-under-the-pkk-name-have-ended-79294 Il  12° Congresso del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il processo avviato dalla dichiarazione del leader Abdullah Öcalan il 27 febbraio, e ulteriormente plasmato dal suo ampio lavoro e dalle sue prospettive multidimensionali, è culminato nel 12° Congresso di Partito, convocato con successo tra il 5 e il 7 maggio. Nonostante gli scontri in corso, gli attacchi aerei e di terra, il continuo assedio delle nostre regioni e l’embargo del KDP, il nostro congresso si è svolto in condizioni di sicurezza in condizioni difficili. A causa di problemi di sicurezza, il congresso si è svolto contemporaneamente in due luoghi diversi. Con la partecipazione di 232 delegati in totale, il 12° Congresso del PKK ha discusso di leadership, martiri, veterani, struttura organizzativa del PKK e lotta armata e costruzione di una società democratica, culminando in decisioni storiche che segnano l’inizio di una nuova era per il nostro movimento di libertà. Cessano tutte le attività sotto il nome del PKK Il 12° Congresso straordinario ha valutato che la lotta del PKK ha smantellato le politiche di negazione e annientamento imposte al nostro popolo, portando la questione curda a un punto in cui può essere risolta attraverso la politica democratica. Ha concluso che il PKK ha compiuto la sua missione storica. Su questa base, il 12° Congresso ha deciso di sciogliere la struttura organizzativa del PKK e di porre fine alla lotta armata, con il processo di attuazione che sarà gestito e guidato dal leader Apo [Abdullah Öcalan]. Tutte le attività condotte sotto il nome del PKK sono state quindi terminate. Il nostro partito, il PKK, è emerso come movimento per la libertà dei curdi in opposizione alle politiche di negazione e annientamento radicate nel Trattato di Losanna e nella Costituzione del 1924. Influenzato dal socialismo reale al suo inizio, ha abbracciato il principio dell’autodeterminazione nazionale e ha portato avanti una lotta legittima e giusta attraverso la resistenza armata. Il PKK si è formato in condizioni dominate da politiche aggressive di negazione, annientamento, genocidio e assimilazione dei curdi. Dal 1978, il PKK ha condotto una lotta per la libertà volta a garantire il riconoscimento dell’esistenza curda e a stabilire la questione curda come realtà fondamentale della Turchia. Grazie al successo di questa lotta, il nostro movimento ha realizzato una rivoluzione di resurrezione per il nostro popolo, diventando un simbolo di speranza e di vita dignitosa per i popoli della regione. Negli anni ’90, periodo di grandi conquiste per il nostro popolo, il presidente turco Turgut Özal iniziò a cercare una soluzione politica alla questione curda. In risposta, il Leader Apo dichiarò un cessate il fuoco il 17 marzo 1993, dando il via a una nuova fase. Tuttavia, il collasso del socialismo reale, l’imposizione di tattiche di tipo brigatista alla nostra strategia di guerra e l’eliminazione di Özal e della sua squadra da parte dello Stato profondo hanno sabotato questa iniziativa. Lo Stato intensificò le sue politiche di negazione e annientamento, intensificando la guerra. Migliaia di villaggi sono stati evacuati e bruciati; milioni di curdi sono stati sfollati; decine di migliaia sono stati torturati e imprigionati; e migliaia sono stati uccisi in circostanze sospette. In risposta, il Movimento per la Libertà crebbe sia in termini di dimensioni che di capacità. La guerriglia si diffuse in tutto il Kurdistan e in Turchia. L’impatto della guerriglia portò il popolo curdo a sollevarsi in rivolte di massa (serhildan), trasformando la guerra nell’opzione principale per entrambe le parti. L’escalation bellica che ne derivò non poté essere invertita e gli sforzi del leader Apo per risolvere la questione curda con mezzi democratici e pacifici alla fine fallirono”. Ricostruire le relazioni turco-curde è inevitabile. Il processo è entrato in una fase diversa con la cospirazione internazionale del 15 febbraio 1999. In questo processo, uno degli obiettivi principali della cospirazione, una guerra curdo-turca, è stato impedito grazie ai grandi sacrifici e agli sforzi del leader Apo. Nonostante fosse stato detenuto nel sistema di tortura e genocidio di Imralı, ha persistito nella ricerca di una soluzione democratica e pacifica alla questione curda. Per 27 anni, il leader Apo ha resistito al sistema di annientamento di Imralı, vanificando la cospirazione internazionale. Nella sua lotta, ha analizzato il sistema statalista dominato dagli uomini e guidato dal potere e ha sviluppato un paradigma per una società democratica, ecologica e orientata alla libertà delle donne. In questo modo, ha materializzato un sistema di libertà alternativo per il nostro popolo, le donne e l’umanità oppressa. Il leader Apo, riferendosi al periodo precedente al Trattato di Losanna e alla Costituzione del 1924, in cui le relazioni curdo-turche divennero problematiche, ha proposto un quadro per la risoluzione della questione curda basato sulla Repubblica Democratica di Turchia e sul concetto di Nazione Democratica, fondato sull’idea di una Patria Comune e di popoli co-fondatori. Le rivolte curde nel corso della storia della Repubblica, la dialettica curdo-turca lunga 1000 anni e i 52 anni di lotta per la leadership hanno dimostrato che la questione curda può essere risolta solo sulla base di una Patria Comune e di una cittadinanza paritaria. Gli attuali sviluppi in Medio Oriente, nell’ambito della Terza Guerra Mondiale, rendono inoltre inevitabile la ristrutturazione delle relazioni curdo-turche. Il nostro popolo comprenderà lo scioglimento del PKK e la fine della lotta armata meglio di chiunque altro e si assumerà i doveri di quest’era. Il nostro onorato popolo, che ha aderito al percorso della leadership e del PKK per 52 anni a caro prezzo, opponendosi a politiche di negazione, annientamento, genocidio e assimilazione, sosterrà il processo di pace e di una società democratica in modo più consapevole e organizzato. Crediamo fermamente che il nostro popolo comprenderà la decisione di sciogliere il PKK e porre fine al metodo della lotta armata meglio di chiunque altro e si assumerà le responsabilità dell’era della lotta democratica, basata sulla costruzione di una società democratica. È di vitale importanza che il nostro popolo, guidato da donne e giovani, costruisca le proprie auto-organizzazioni in tutti gli ambiti della vita, si organizzi sulla base dell’autosufficienza attraverso la propria lingua, identità e cultura, si autodifenda di fronte agli attacchi e costruisca una società democratica comunitaria con spirito di mobilitazione. Su questa base, crediamo che i partiti politici curdi, le organizzazioni democratiche e i leader d’opinione adempiranno alle loro responsabilità per promuovere la democrazia curda e la nazione democratica dei curdi. Grazie all’eredità della nostra storia di libertà, lotta e resistenza, e alle decisioni del XII Congresso del PKK, il percorso politico democratico si svilupperà con maggiore forza e il futuro dei nostri popoli progredirà basandosi su principi di libertà e uguaglianza. I poveri e i lavoratori, tutti i gruppi religiosi, le donne e i giovani, i lavoratori, i contadini e tutti i segmenti esclusi rivendicheranno i propri diritti e svilupperanno una vita comune in un ambiente giusto e democratico. Invitiamo tutti a unirsi al processo di pace e di società democratica. La decisione del nostro Congresso di sciogliere il PKK e porre fine al metodo della lotta armata offre una solida base per una pace duratura e una soluzione democratica. L’attuazione di queste decisioni richiede che il Leader Apo conduca e guidi il processo, che il suo diritto alla politica democratica sia riconosciuto e che vengano stabilite solide e complete garanzie legali. In questa fase, è essenziale che la Grande Assemblea Nazionale della Turchia svolga il suo ruolo con responsabilità storica. Allo stesso modo, invitiamo il governo, il principale partito di opposizione, tutti i partiti politici rappresentati in parlamento, le organizzazioni della società civile, le comunità religiose e di fede, i media democratici, i leader d’opinione, gli intellettuali, gli accademici, gli artisti, i sindacati, le organizzazioni femminili e giovanili e i movimenti ecologisti ad assumersi la responsabilità e ad unirsi al processo di pace e di una società democratica. Il coinvolgimento delle forze socialiste di sinistra turche, delle strutture rivoluzionarie, delle organizzazioni e degli individui nel processo di pace e di una società democratica eleverà la lotta dei popoli, delle donne e degli oppressi a un nuovo livello. Ciò significherà il raggiungimento degli obiettivi dei grandi rivoluzionari le cui ultime parole furono: “Lunga vita alla fratellanza dei popoli turco e curdo e a una Turchia pienamente indipendente!”. Con il Socialismo della Società Democratica che rappresenta una nuova fase nel processo di pace e di una società democratica e nella lotta per il socialismo, il movimento democratico globale avanzerà e un mondo giusto e paritario emergerà. Su questa base, invitiamo l’opinione pubblica democratica, in particolare i nostri compagni che guidano la Global Freedom Initiative, ad ampliare la solidarietà internazionale nel quadro della teoria della modern ità democratica. Invitiamo le potenze internazionali a riconoscere le proprie responsabilità nelle politiche di genocidio che durano da un secolo contro il nostro popolo, a non ostacolare una soluzione democratica e a contribuire costruttivamente al processo. Annunciamo il martirio di Ali Haydar Kaytan e Riza Altun Il nostro 12° Congresso del PKK, convocato su appello della nostra leadership, ha proclamato il martirio di Fuat-Ali Haydar Kaytan, uno dei quadri dirigenti del nostro partito, martirizzato il 3 luglio 2018, e del compagno Riza Altun, martirizzato il 25 settembre 2019. Su questa base, ha riconosciuto il compagno Fuat-Ali Haydar Kaytan, uno dei quadri dirigenti fondatori del PKK, come simbolo di “Lealtà al Leader, Verità e Vita Sacra”, e il compagno Riza Altun, uno dei primi compagni del Leader Apo, come simbolo di “Libertà e Cameratismo”. Dedichiamo il nostro storico XII Congresso del Partito a questi due grandi compagni martiri che ci hanno guidato dall’inizio del nostro Movimento per la Libertà fino a oggi con la loro lotta ininterrotta. In loro nome, rinnoviamo la nostra promessa a tutti i martiri della lotta e affermiamo il nostro impegno a realizzare i sogni della compagno martire di Pace e Democrazia Sırrı Süreyya Önder.
May 12, 2025
Radio Onda d`Urto