Argentina, tutto il gas che fa gola all’Italia
pubblicato su Il Manifesto il 12 febbraio 2026
La nostra relazione con il mare non è sporadica, ci conviviamo». Biologa marina,
da più di quarant’anni Raquel Perier «convive» con il Golfo San Matías nella
Patagonia settentrionale argentina, battendosi per la sua salvaguardia sia
dentro i laboratori che per le strade. Negli anni ‘90, le comunità di San
Antonio Oeste e Las Grutas si levarono contro la costruzione di un oleodotto.
Una mobilitazione che nel 1999 non portò solo alla cancellazione dell’opera, ma
anche all’approvazione della legge 3308 della provincia di Río Negro, che
vietava la presenza nel golfo di infrastrutture per l’energia fossile. Un
divieto, però, che non è più in essere. A settembre 2022, la legge 3308 è stata
infatti modificata per permettere la realizzazione di vari progetti legati allo
sfruttamento di petrolio e gas, prevalentemente estratti nella formazione
geologica di Vaca Muerta, nella provincia limitrofa di Neuquén.
L’AFFOSSAMENTO DELLA LEGGE 33 08 è stata la precondizione all’implementazione
del Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones (RIGI) nella provincia di Río
Negro. Approvato nel 2024, il RIGI è un impianto normativo che offre una vasta
gamma di incentivi per attirare investimenti esteri in vari settori strategici,
a partire dal comparto estrattivo. Congiuntamente agli efferati tagli alla spesa
pubblica, il RIGI è il fiore all’occhiello della strategia economica del
presidente argentino Javier Milei, con l’obiettivo di azzerare il deficit di
bilancio per il 2026 e ridurre il debito sovrano. Una vera e propria «terapia
d’urto».
MILLE CHILOMETRI A SUD DI BUENOS AIRES, la città di Viedma ospita l’assemblea
Multisectorial Comarca Marítima Viedma Patagones. Quando il confronto vira sulle
conseguenze di un potenziale incidente a una delle infrastrutture energetiche
previste nella provincia di Río Negro, c’è chi si fa il segno della croce. «Non
saremmo preparate. La sanità pubblica della provincia è al collasso, soprattutto
quella d’emergenza. Il solo ospedale pubblico attrezzato è quello di Viedma, e
se ciò non bastasse non ci sono abbastanza ambulanze né sufficiente personale
medico».
Una manifestazione di protesta contro il progetto Argentina LNG – foto ©Carlo
Dojmi di Delupis/ReCommon
A PARLARE È MARISA ALBANO dell’Asociación Sindical de Salud Pública de Río Negro
(ASSPUR), sindacato che difende i diritti di chi lavora nel settore sanitario.
Il RIGI sta accelerando la riconversione della matrice produttiva della
provincia da agricola e basata sulla pesca a petrolifera e mineraria,
conseguenza della «terapia d’urto» di Milei. All’orizzonte si stagliano 6 unità
galleggianti per la liquefazione e l’export di gas (FLNG), parte del più ampio
progetto Argentina LNG. L’iniziativa è guidata da YPF, la principale società
argentina del petrolio e del gas, controllata dallo Stato. Con un investimento
complessivo di circa 50 miliardi di dollari, il mega-progetto si pone
l’obiettivo di espandere la produzione di idrocarburi a Vaca Muerta – seconda
riserva di gas di scisto al mondo – e orientarla all’export.
IL GAS DI VACA MUERTA E’ PRODOTTO prevalentemente attraverso il fracking, una
pratica ultra-invasiva che richiede grandi quantità di acqua e l’uso di sostanze
chimiche e di conseguenza aumenta il rischio di inquinamento da idrocarburi
delle falde acquifere. «A Paso Córdoba (area di Vaca Muerta, ndr) l’acqua sgorga
già contaminata dal petrolio. Là si producono le rinomate pere argentine che poi
vengono esportate in tutto il mondo, anche in Italia», commenta Marisa.
NEI GIORNI 11 E 12 FEBBRAIO 2024 si è tenuto a Roma il primo incontro ufficiale
tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Milei. La premier non ha
lesinato commenti positivi per l’esito del meeting. Il 20 novembre dello stesso
anno è arrivato il momento di ricambiare la cortesia istituzionale, con
l’annuncio del «Piano di Azione 2025-2030 Italia-Argentina». Firmato il 6 giugno
2025, il Piano dedica ampio spazio allo sfruttamento di Vaca Muerta. Una nota a
pie’ pagina precisa che «l’accordo raggiunto tra YPF ed ENI nell’aprile di
quest’anno può valere come esempio di interesse strategico di entrambi i
governi».
COME SOVENTE ACCADE, LA PRINCIPALE multinazionale energetica italiana fa da
apripista e il governo segue. Il riferimento è al memorandum firmato il 14
aprile 2025 tra ENI e YPF per valutare la partecipazione del Cane a sei zampe in
Argentina LNG. È così che, contestualmente alla firma del Piano italo-argentino,
ENI e YPF siglano l’accordo per Argentina LNG «per le installazioni di
produzione, di trattamento, di trasporto e di liquefazione del gas attraverso
unità galleggianti, per una capacità totale di 12 milioni di tonnellate di LNG
all’anno».
IN UN PAESE ECONOMICAMENTE FRAGILE come l’Argentina, è pressoché impossibile che
un’azienda privata si muova senza forti rassicurazioni pubbliche. È qui che
entrano in gioco le agenzie di credito all’esportazione. Quella italiana è SACE,
controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze. L’attività prevalente
di queste agenzie è il rilascio di garanzie, una sorta di assicurazione
pubblica: se le cose vanno male, SACE rimborsa le aziende oppure le banche che
hanno prestato capitali alle aziende per i loro investimenti esteri. In entrambi
i casi lo fa con soldi pubblici.
PER MOLTI ANNI L’OPERATIVA DI SACE in Argentina è proceduta con il contagocce,
ma il RIGI e l’affinità politica tra Roma e Buenos Aires hanno cambiato le carte
in tavola, con incontri d’affari presenziati dall’agenzia italiana già dal 2024.
Molto spesso all’ordine del giorno c’era lo sfruttamento di Vaca Muerta. Uno dei
tratti distintivi delle zone di sacrificio è la violenza sulle persone, spesso
esercitata attraverso la militarizzazione dei territori interessati dai
mega-progetti. Argentina LNG non sembra fare eccezione.
QUANDO ARRIVO’ IL MOMENTO delle consultazioni pubbliche relative alla Fase I del
progetto «San Antonio Oeste è stata militarizzata, con l’intento di scoraggiare
la partecipazione pubblica», racconta Fabricio Di Giacomo, membro della
Multisectorial Golfo San Matías, assemblea nata in difesa del golfo. «La
presenza poliziesca era massiccia. Alcuni poliziotti erano vestiti di nero e
portavano grosse armi a tracolla, come se fossero un reparto speciale. Li vedevi
in due sulle moto, pronti ad avvicinarsi a ogni persona che arrivava per la
consultazione».
LE CONSULTAZIONI PER LA FASE III in cui è coinvolta ENI devono ancora tenersi.
All’estremità meridionale del Golfo San Matías si trova la Penisola di Valdés,
patrimonio dell’umanità Unesco per l’unicità dell’habitat e la presenza di
diverse specie marine, tra cui spicca la balena franca australe. L’area dove
dovrebbero essere posizionate le sei unità galleggianti per il gas corrisponde a
quella interessata dalle rotte migratorie del cetaceo. «Le unità galleggianti
occupano una superficie già di per sé molto ampia, a ciò bisogna aggiungere luci
artificiali e rumori h24. La conformazione particolare del golfo porta a una
circolazione delle correnti di tipo semi- chiuso. Ciò significa che, in caso di
incidenti, gli agenti inquinanti stazionerebbero nelle sue acque per molto
tempo», aggiunge Perier.
LA TRASFORMAZIONE DI RIO NEGRO e Chubut può porre fine all’identità, come
racconta Fernando Ledesma, della Comunità Mapuche Tewelche Trawun Kutral:
«Quando una persona è privata del suo territorio, è privata anche dei valori che
il territorio trasmette. Siamo costretti ad abbandonare le aree rurali per
trasferirci in città, perdendo le pratiche e i saperi trasmessi dai nostri avi».
A ciò si aggiunge la repressione: «La nostra gente è accusata di terrorismo per
il semplice fatto di difendere questi territori dall’estrattivismo».
Gli fa eco Ana Dominguez, coordinatrice della campagna Golfo Azul Para Siempre,
una rete di organizzazioni formali e di gruppi informali nata in difesa del
golfo: «Spesso veniamo accusati di dire no a qualsiasi tipo di sviluppo. Non è
così. Stiamo dicendo sì allo sviluppo che già esiste, alla vita che già esiste.
ENI e SACE hanno un ruolo privilegiato. Devono interrompere quello che stanno
facendo. SACE non dovrebbe sprecare i soldi della cittadinanza italiana in
progetti che uccidono la nostra gente».