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Quentin Deranque era in prima linea nella rissa
Quentin Deranque era in prima linea nell’assalto che ha portato alla sua morte. Dopo lo scontro, era cosciente, in piedi e rifiutava i soccorsi. Un nuovo video lo prova e distrugge definitivamente la narrazione dell’estrema destra. Le immagini girate subito dopo la rissa del 12 febbraio a Lione mostrano Quentin […] L'articolo Quentin Deranque era in prima linea nella rissa su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Lione e la propaganda dell'estrema destra (1/3: Intervista a Contreattaque)
Il 12 febbraio durante uno scontro tra fascisti e antifascista, un 23enne appartenente alla destra radicale è rimasto ferito per poi morire alcune ore dopo. Poco dopo, a diverse centinaia di metri di distanza, un gruppo composto da giovani riconducibili all’estrema destra, muniti di bastoni, torce e spray urticante, avrebbe attaccato alcuni antifascisti. La narrazione veicolata dai media ha presentare la morte di Quentin Deranque come l’esito di un’aggressione ai danni di un manifestante descritto come pacifico che aveva "poco prima difeso delle donne".  La redazione di Contrattaque, media della sinistra antagonista francese, sin dai primissimi giorni ha ricostruito e sta ricostruendo l'esatto andamento degli eventi per disarticolare la propaganda dell'estrema destra intorno a questo caso. Oltre all'intervista a una redattrice di Contreattaque, vi proponiamo altri due audio registrati la settimana scorsa con un compagno italiano che vive in Francia e un compagno francese.  
February 26, 2026
Radio Onda Rossa
Stéfanie Prezioso: «Oggi l’antifascismo è strumentalizzato dall’estrema destra»
È un incidente che ha assunto una forte connotazione politica. Sabato 14 febbraio, Quentin Deranque, militante di estrema destra di 23 anni, è morto dopo essere stato picchiato a margine di una conferenza dell’eurodeputata de La France Insoumise (LFI) Rima Hassan, che si svolgeva alla Sciences Po di Lione. Il giovane sarebbe stato reclutato per garantire la sicurezza delle attiviste del collettivo identitario Némésis, che aveva previsto un’azione davanti alla sede della facoltà. Dall’indagine per omicidio volontario successivamente aperta, sembrerebbe confermarsi l’ipotesi di uno scontro di piazza tra gruppi militanti, di estrema destra da un lato e antifascisti dall’altro. Una decina di persone sono state arrestate nella regione di Lione, nell’Isère e nella Drôme e poste in stato di fermo a Lione, nell’ambito di un’indagine preliminare aperta per “omicidio”, “associazione a delinquere” “violenze aggravate dall’associazione e dall’uso di armi improprie e dall’occultamento del volto”. Molte delle persone sospette sono schedate con la lettera «S» a indicare una radicalizzazione politica, per via della loro appartenenza alla Jeune Garde, collettivo antifascista cofondato nel 2018 da Raphaël Arnault, poi eletto deputato con il partito LFI nel 2024. Ufficialmente sciolta nel giugno 2025 su richiesta di Bruno Retailleau, allora ministro dell’Interno, la Jeune Garde ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, richiesta ancora all’esame della magistratura. A causa dei suoi legami diretti con la Jeune Garde, anche LFI è stata ampiamente presa di mira negli ultimi giorni. Il partito e i suoi rappresentanti sono quindi ritenuti responsabili di questo dramma dall’intera estrema destra, da una parte della sinistra e dallo stesso governo. Lunedì 16 febbraio, la portavoce del governo, Maud Bregeon, ha affermato su “BFM” che LFI aveva «una responsabilità morale nei confronti del clima politico e del clima di violenza». I media di estrema destra del gruppo Bolloré, dal canto loro, si sbizzarriscono, sostenendo che «l’antifascismo è una forma di terrorismo come un’altra». A un mese dalle elezioni comunali, i partiti si rimpallano la responsabilità di un’escalation di violenza, di cui sarebbe responsabile “l’estrema sinistra”, e di cui l’antifascismo – pratica politica che mira, in nome dell’uguaglianza, a combattere le idee di odio, razziste o autoritarie incarnate dall’estrema destra – sarebbe uno dei sintomi pericolosi. Come si è arrivati a questo punto? Intervista a Stéfanie Prezioso, docente di storia contemporanea alla Facoltà di scienze sociali e politiche dell’Università di Losanna e autrice di Découvrir l’antifascisme (Éditions sociales, 2025). Basta! : Stiamo assistendo, a partire dalla morte di Quentin Deranque, a una sorta di equiparazione tra fascismo e antifascismo. È già accaduto in passato? Stéfanie Prezioso: Il problema dell’equiparazione in realtà fa parte del dibattito pubblico da circa 40 anni. Analizzando il caso dell’Italia, ad esempio, di cui sono esperta, ci si rende conto che questo parallelismo emerge a partire dagli anni ’90, con l’idea che in fin dei conti si tratti di militanti che, da entrambi gli schieramenti, lottano per idee “estremiste” e ricorrono alla violenza allo stesso modo. Questo discorso è chiaramente integrato da circa 30 anni in quelle posizioni politiche che consentono in qualche modo di estrapolare l’antifascismo dal contesto della lotta per l’uguaglianza e i diritti democratici e sociali per presentarlo come un elemento negativo, violento, persino affine al terrorismo. > «Da un punto di vista storico, equiparare fascismo e antifascismo equivale a > mettere sullo stesso piano carnefici e vittime». Lo storico italiano Enzo Traverso sottolinea il fatto che dopo la Seconda guerra mondiale l’antifascismo è stato spesso assimilato al totalitarismo, perché associato all’Unione Sovietica e ai crimini dell’era stalinista e post-stalinista. Da quel momento in poi, l’antifascismo è stato designato come nemico. È qualcosa che ha attraversato la storia stessa del concetto perché, in fin dei conti, l’antifascismo è un movimento multiforme, complesso, con modalità e forme d’azione diverse. Tuttavia, dal punto di vista storico, operare questa equiparazione equivale a mettere sullo stesso piano i carnefici e le loro vittime. Cosa li differenzia nelle loro modalità di azione? La non violenza è uno degli elementi costitutivi dell’antifascismo? Questo è l’aspetto più complicato da spiegare e comprendere. Innanzitutto, va detto che la violenza è una componente centrale dell’ideologia e dell’azione dell’estrema destra, per non parlare della relativa retorica. Quando l’estrema destra arriva al potere, questa istituzionalizza la violenza contro i suoi oppositori. Per l’antifascismo, l’uso delle armi del nemico solleva una questione morale, etica e politica. Negli anni che vedono l’ascesa dei fascismi prima della guerra, dover prendere le armi è percepito come un dramma da antifascisti e antifasciste, che difendono una società egualitaria, socialmente giusta, se non addirittura rivoluzionaria. Da un punto di vista etico e morale, l’uso della violenza a fini di giustizia sociale li pone di fronte a un dilemma. Come scriverà Simone de Beauvoir: «A che serve lottare, se nella lotta si eliminano tutte le ragioni per cui si era scelto di lottare […]. È assurdo, per rispetto dei valori che si desidera far trionfare, assicurarne la sconfitta; ma non è meno assurdo rinnegare un’idea con il pretesto di garantirne l’efficacia». Come si può giustificare la legittimità della violenza e dell’uso delle armi per persone che lottano proprio contro un mondo che valorizza la violenta oppressione della maggioranza? Qui sta la differenza fondamentale tra fascismo e antifascismo, perché, contrariamente all’antifascismo, il fascismo, qualunque esso sia, considera la violenza un valore in sé. Essa è parte integrante della sua stessa struttura e del suo quadro di pensiero. La sua ideologia è virilista, guerriera e preannuncia la persecuzione delle persone che colloca al di fuori della nazione o che difendono diritti conquistati a caro prezzo. Non c’è stata, in ogni caso, un’evoluzione nelle modalità di azione dell’antifascismo? Non si tende forse a una maggiore violenza, man mano che il contesto politico si inasprisce e l’estrema destra avanza in Francia e nel mondo? Che ne è di un antifascismo pacifico a fronte di correnti ideologiche che riprendono alcuni attributi di quello che è stato il fascismo al suo apice? Per rispondere a questa domanda, occorre innanzitutto definire l’antifascismo. Parliamo di gruppi che si definiscono antifascisti? Ci riferiamo anche alle centinaia di migliaia di persone che scandiscono “siamo tutti antifascisti” durante le manifestazioni in tutto il mondo? Se escludiamo il caso drammatico e sconcertante di quel giovane morto sotto i colpi di altri a Lione, penso che la situazione in cui vivono le persone oggi sia, in generale, estremamente violenta. Sofferenza sociale e negazione della democrazia sono elementi essenziali di ciò che vive oggi la popolazione. > «Contrariamente all’antifascismo, il fascismo considera la violenza un valore > in sé. La sua ideologia è virile, bellicosa e votata alla persecuzione». Detto questo, come storica ho potuto osservare che la presa delle armi da parte degli antifascisti non avviene mai in modo evidente. Negli anni ’20 in Italia, il partito socialista era contrario all’uso della violenza contro le squadre fasciste armate che terrorizzavano la popolazione. Il movimento fascista, poi diventato un partito, consisteva inizialmente in una milizia armata che raggiunse i 300.000 uomini prima della presa del potere. Bisogna immaginare che tra il 1919 e il 1922 ci furono 3000 morti in Italia. La questione della teorizzazione della violenza era quindi una questione esistenziale, di vita o di morte, e quindi centrale per pensare la lotta antifascista. Foto di Banderole via Flickr Alcuni politologi, come Jean-Yves Camus, trovano deplorevole l’uso che si fa attualmente dei termini antifascista e fascista i quali, secondo lui, sarebbero oggi utilizzati in modo improprio. Non c’è, però, una continuità tra il fascismo storico degli anni ’30 e l’attuale comportamento di alcuni leader politici o movimenti di estrema destra? Certo che nell’estrema destra odierna, e in particolare negli Stati Uniti, ci sono chiari richiami al fascismo storico. Vi è dunque un filo conduttore. Tuttavia, sono molto critica sull’uso del termine fascismo oggi, non in continuità con quanto afferma Jean-Yves Camus, ma piuttosto in opposizione. Mi colloco infatti nella prospettiva di coloro che ritengono necessario riflettere sulla situazione attuale, che è senza precedenti, con occhi nuovi. Perché se non sappiamo chi è il nemico oggi, ci ritroviamo nella stessa situazione degli antifascisti degli anni ’20 e ’30, la stragrande maggioranza dei quali non aveva capito chi fosse il nemico e cosa portasse di nuovo. Non è perché la situazione politica è meno spaventosa – al contrario, penso che forse lo sia ancora di più – che dico che il termine fascismo non è il più appropriato. Tanto più che l’uso di questo termine non ha più presa sulla popolazione. In Italia, ad esempio, lo spauracchio del termine fascismo mobilita pochissime persone. Lo stesso vale anche per la Francia. Non si tratta di mettere da parte il passato, ma piuttosto di non rimanere troppo legati a questa storia, per non perdere di vista la gravità della situazione attuale. A questo proposito, penso che il termine fascismo non permetta di comprendere in quale momento storico ci troviamo oggi. Il concetto di antifascismo sembra invece svuotato di significato e completamente demonizzato. Qual è la sua analisi di questo capovolgimento di valori e di discorsi a cui assistiamo oggi? Si parla di inversismo, ovvero un processo di inversione dei valori che si è gradualmente affermato come normale, attraverso la banalizzazione di forme del discorso che non vengono più messe in discussione perché considerate parte del senso comune. È ciò che il filosofo Antonio Gramsci chiamava filosofia dei non filosofi. Questo processo di inversione dei valori fa parte di una svolta avvenuta negli anni ’80. Non è più la solidarietà collettiva ad essere valorizzata, ma le responsabilità individuali a diventare un mantra. «There is no such thing as society» («la società non esiste», ndt), affermava Margaret Thatcher. È il momento in cui emerge il revisionismo, che impone una rilettura della storia degli oppressi e delle lotte sociali. > «Voler classificare l’antifascismo come terrorismo significa attaccare ciò che > questo movimento rappresenta: i diritti democratici, la giustizia sociale e la > solidarietà con le persone migranti». Nei discorsi pubblici e in quelli politici, questa inversione di valori è stata favorita dal fatto che le parole sono state gradualmente svuotate del loro significato. Il termine “libertà”, ad esempio, non si riferisce più alla libertà dei popoli, conquistata a caro prezzo, ma a quella dei multimilionari che dettano sempre più le regole del gioco. È diventato un significante vuoto di cui l’estrema destra può appropriarsi. Questo processo di riscrittura della lingua e della storia oggi è in pieno svolgimento. Diverse personalità e media di destra e di estrema destra ormai sostengono che «l’estrema sinistra», e con essa l’antifascismo, «uccide». Questa affermazione non distorce i fatti? Si tratta ovviamente di una strumentalizzazione politica intollerabile, a un mese dalle elezioni comunali e a un anno dalle presidenziali. Invece di lasciare che sia la giustizia a fare il proprio lavoro, ora sono i politici a determinare chi sono i colpevoli. Non mi pronuncerò quindi su questo dramma in particolare, ma posso citare diversi studi che hanno determinato che la violenza è stata soprattutto osservata da parte dell’estrema destra, poiché è parte integrante del suo programma ideologico. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’estrema destra è coinvolta nel 93% degli omicidi di matrice estremista, con 347 assassini in 20 anni, contro i nove dell’estrema sinistra. Nel 2022, un’indagine dell’Anti-Defamation League ha inoltre stabilito che, dei 444 omicidi politici registrati tra il 2013 e il 2022, il 75% era stato commesso dall’estrema destra e solo il 4% era stato attribuito all’estrema sinistra. Dopo l’omicidio dell’influencer di estrema destra Charlie Kirk negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato la classificazione del movimento antifascista come «organizzazione terroristica». Ora anche Marine Le Pen in Francia chiede lo stesso. Cosa ne pensa? Alla morte di Charlie Kirk, Trump ha effettivamente emanato il decreto. Esso punta il dito contro le e gli antifascisti, ma si tratta di un aggettivo, un concetto, che non può riferirsi a persone in particolare. Se leggete il decreto, vi rendete conto che Trump punta il dito contro tutti coloro che considera antiamericani, che non corrispondono ai valori tradizionali della famiglia. Si tratta quindi di una versione incredibilmente vaga di ciò che è l’antifascismo. In definitiva, ci si rende conto che, per quanto lo riguarda, si tratta di una battaglia su tutti i fronti contro tutto ciò che non appartiene alla cultura MAGA [abbreviazione di Make America Great Again, ndr]. Questo aggettivo gli permette di individuare tutto ciò che non si avvicina alla sua corrente politica. Alla morte di Charlie Kirk, tutta una serie di altri partiti di estrema destra aveva già chiesto che l’antifascismo fosse condannato e classificato come terrorista. Il 1° ottobre 2025, il gruppo Patriotes pour l’Europe, presieduto da Jordan Bardella del Rassemblement National, ha persino presentato al Parlamento europeo una proposta di risoluzione volta a classificare gli antifascisti come organizzazione terroristica, sulla stessa linea di Donald Trump. Sapendo, ancora una volta, che l’antifascismo come organizzazione non esiste. Quindi senza alcun senso. Nel 2013, alla morte del giovane militante antifascista Clément Méric, avvenuta durante il pestaggio subito da uno skinhead di estrema destra, il termine “antifa” aveva una connotazione piuttosto positiva. Cosa è cambiato? Penso che l’antifascismo sia ancora percepito positivamente da un’ampia fascia della popolazione. Le centinaia di migliaia di persone che manifestano pacificamente per le strade cantando «siamo tutti antifascisti» continuano ad associare l’antifascismo alla lotta per l’uguaglianza, la giustizia sociale, l’emancipazione e la democrazia, contro coloro che vogliono attaccare questi diritti, la separazione dei poteri e tenere la popolazione separata. Rispetto a loro, questo slogan riunisce milioni di persone in tutto il mondo. Dal punto di vista della destra e dell’estrema destra, penso che l’antifascismo oggi venga strumentalizzato, come fa Trump, non per attaccare il movimento in sé, ma ciò che esso rappresenta, ovvero i diritti democratici, la giustizia sociale e la solidarietà con le persone migranti sostenuti dalla collettività. L’attuale demonizzazione dell’antifascismo e, allo stesso tempo, di un partito di sinistra come La France Insoumise (LFI), non è il nuovo segno di un notevole processo di banalizzazione dell’estrema destra? Penso di sì. Questa banalizzazione è portata avanti in particolare da tutta una serie di media e personalità politiche. Ma in definitiva si tratta di una battaglia per l’egemonia culturale, che la sinistra per il momento ha perso. Abbiamo visto quanto siano sotto attacco oggi le scienze sociali. Ora, gli attacchi contro l’antifascismo prendono di mira anche le persone che osservano il mondo con spirito critico. Attaccare LFI significa anche attaccare uno dei partiti che oggi incarna la principale alternativa di sinistra in Francia, e questo non è del tutto irrilevante in vista delle elezioni locali e nazionali. Pubblicato su Basta! Il 18 febbraio 2026. Traduzione a cura di Benedetta Rossi La copertina è di Doubichlou14 via Flickr SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Stéfanie Prezioso: «Oggi l’antifascismo è strumentalizzato dall’estrema destra» proviene da DINAMOpress.
February 23, 2026
DINAMOpress
L’oscena manipolazione dei fatti di Lione
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Pierre, della redazione di Contre Attaque. Pierre, è un piacere averti con noi perché, con il collettivo Contre Attaque, avete condotto una vera contro-inchiesta che ha messo in discussione la versione iniziale diffusa dalla procura e da alcuni media. Avete fatto emergere come in […] L'articolo L’oscena manipolazione dei fatti di Lione su Contropiano.
February 23, 2026
Contropiano
INTERVISTA A CONTRE-ATTAQUE: “È STATA LA BANDA FASCISTA DI QUENTIN DERANQUE A LANCIARE L’ASSALTO”
Radio Onda d’Urto ha intervistato Pierre, redattore di Contre-Attaque.net, riguardo la puntuale inchiesta che il portale militante francese sta conducendo in merito ai fatti che il 12 febbraio, a Lione, in Francia, hanno portato alla morte del neofascista Quentin Deranque. La ricostruzione di Contre Attaque, supportata da video, fotografie e testimonianze, smonta la versione dell’ultradestra francese, ripresa dai media mainstream e dalla politica istituzionale d’Oltralpe e non solo, secondo la quale un giovane cattolico, non violento, sarebbe stato pestato a morte dagli antifascisti, aggredito mentre si trovava solo. L’inchiesta di Contre Attaque dimostra come quel giorno a iniziare lo scontro con 13 antifascisti fu una squadraccia di 16 neofascisti, tra i quali Quentin Deranque, organizzati e preparati per aggredire coloro che intendevano partecipare a un incontro pubblico con la parlamentare franco-palestinese de La France Insoumise, Rima Hassan. “Grazie alla nostra rete di contatti a Lione – spiega Pierre su Radio Onda d’Urto – abbiamo ottenuto una fonte fondamentale della quale non possiamo rivelare il nome, dato il clima che si respira… La fonte ci ha inviato alcune immagini nelle quali si vede chiaramente che è stata la banda di Quentin a lanciare l’assalto con spranghe, gas urticanti, fumogeni, con il volto travisato. Erano tutti vestiti di nero”. Altre testimonianze raccolte da Contre Attaque, dimostrano anche che il giovane fascista, poi deceduto, al termine dello scontro si era alzato e aveva rifiutatao di recarsi all’ospedale ed è stato soccorso soltanto dopo un’ora. “Pubblicando queste immagini il 15 febbraio – prosegue Pierre – abbiamo smontato la narrativa dei media dominanti. La nostra inchiesta ha raggiunto un numero enorme di persone. Tuttavia, i media mainstream non si sono ancora scusati per le menzogne che hanno diffuso. E ciò che la stragrande maggioranza della popolazione ha registrato, è che Quentin è la vittima”. In realtà, spiega il redattore di Contre Attaque, “a Lione si è verificata una vera e propria imboscata tesa dall’estrema destra contro militanti della sinistra. E questa è una tattica comune usata dall’estrema destra contro gli attivisti di sinistra”. Negli articoli pubblicati in questi giorni, Contre Attaque ha sottolineato come a Lione – città della Francia orientale da oltre 500mila abitanti – le violenze dell’estrema destra avvengono in un clima di impunità da anni. Su questo, nell’intervista a Radio Onda d’Urto Pierre spiega che “Lione è la capitale francese dell’estrema destra radicale perché le autorità, il Comune e la Prefettura, hanno permesso l’apertura di palestre di boxe e bar dove questi gruppi possono organizzarsi”. “Negli ultimi 15 anni – continua Pierre – abbiamo censito 102 aggressioni d’estrema destra estremamente violente, con vittime finite in coma o con danni permanenti. Ci sono stati attacchi con coltelli e martelli durante il Pride, contro librerie di anarchiche o di sinistra, contro le sedi dei sindacati e dei partiti”. Con Pierre di Contre Attaque, nell’intervista, abbiamo parlato anche del ruolo dei grandi media francesi nell’alimentare la narrazione dell’estrema destra sui fatti di Lione e non solo. Insieme a lui abbiamo parlato anche del contributo dei cosiddetti “influencer identitari” nella costruzione del “martire Quentin” mentre incitano all’odio e alla violenza, contribuendo al clima attuale. A tutto questo, spiega Pierre ai nostri microfoni, si somma la violentissima repressione della polizia francese nei confronti dei movimenti della sinistra radicale. La violenta repressione poliziesca ha raggiunto picchi molto elevati durante le mobilitazioni di massa dello scorso autunno per la Palestina. A proposito di repressione, Pierre aggiorna ascoltatori e ascoltatrici sulla situazione degli 11 antifascisti arrestati per i fatti di Lione.  L’intervista di Radio Onda d’Urto a Pierre, della redazione di Contre Attaque. Ascolta o scarica.   Riportiamo, di seguito, la trascrizione integrale dell’intervista: Pierre, è un piacere averti con noi perché, con il collettivo Contre Attaque, avete condotto una vera contro-inchiesta che ha messo in discussione la versione iniziale diffusa dalla procura e da alcuni media. Avete fatto emergere come in realtà gli aggressori siano i gruppi fascisti. Pierre, puoi spiegare a chi ci ascolta le dinamiche che siete riusciti a ricostruire e citare le fonti che vi hanno permesso di ribaltare la narrazione? Risposta: D’accordo. Prima di tutto, per gli amici e le amiche che ci ascoltano in Italia, bisogna precisare il contesto di quanto accaduto il 12 febbraio a Lione. Quel giorno c’è stata un’azione condotta dall’estrema destra che da anni organizza provocazioni e attacchi ai meeting di sinistra in tutta la Francia. Si tratta di dispositivi piuttosto astuti, messi in atto da un gruppo chiamato Némésis, che si definisce femminista ma che in realtà strumentalizza il femminismo per denigrare i musulmani, l’Islam e gli stranieri. È un’operazione di propaganda ben congegnata: il gruppo filma tutte le sue azioni, si presenta davanti agli eventi di sinistra per disturbarli, provoca i militanti e poi diffonde i video delle eventuali reazioni per dire che la sinistra li ha aggrediti. Questo accade da anni. Il gruppo Némésis ha già proceduto così per esempio durante le manifestazioni femministe come quella dell’8 marzo, presentandosi con cartelli razzisti e un servizio d’ordine di uomini armati per cercare di entrare nel corteo. Ovviamente ne è scaturito uno scontro, ma ciò che è emerso nei loro video e nei media è che Némésis era stata aggredita dai militanti di sinistra. C’è un costante lavoro di manipolazione delle persone. Sappiamo che a Lione, Némésis ha voluto compiere un attacco simile durante un’iniziativa con Rima Hassan, l’eurodeputata franco-palestinese che riceve continue minacce di morte dall’estrema destra. Mentre il gruppo Némésis si trovava davanti alla sede della conferenza con Hassan, un servizio d’ordine neonazista composto da militanti violenti di Lione aspettava più lontano, a centinaia di metri. Abbiamo iniziato a ricevere informazioni la sera del 12 e soprattutto, il 13 febbraio. In quel momento Némésis aveva iniziato a diffondere ovunque la notizia che un loro militante era stato gravemente ferito dagli antifascisti e che si trovava tra la vita e la morte. In quel momento non c’erano né immagini né elementi certi, eppure questo racconto è stato immediatamente ripreso da tutti i media senza alcun distacco critico. I media nazionali hanno parlato di questa storia senza contestualizzare l’ideologia del collettivo. Conoscendo il contesto della città di Lione, la storia ci è sembrata subito sospetta. Il 14 febbraio abbiamo appreso che questo giovane militante fascista, Quentin, era deceduto in ospedale. Lo stesso giorno TF1, la rete televisiva più seguita in Francia e appartenente al miliardario dell’immobiliare Martin Bouygues, ha trasmesso alcuni secondi di un video girato da un residente che mostrava militanti d’estrema destra colpiti, a terra. Queste immagini sono state diffuse ovunque come versione ufficiale imposta alla popolazione. Tuttavia, ora sappiamo che TF1 ha tagliato quel video. La redazione aveva ottenuto due filmati: uno in cui i fascisti attaccavano un gruppo di antifascisti e uno della fine della rissa, dove i fascisti avevano perso lo scontro e avevano abbandonato i loro sodali. La prima testata d’informazione francese ha scelto di ingannare l’opinione pubblica mostrando solo pochi secondi della fine dell’alterco. Questo è un fatto gravissimo. Noi abbiamo iniziato la nostra contro-inchiesta criticando innanzitutto la mancanza di reazione delle istituzioni politiche, a partire da quelle della sinistra francese. Molti politici hanno subito pubblicato tweet per rendere omaggio a Quentin e denunciare la violenza antifascista, incolpando la France Insoumise senza avere prove certe. Molte reazioni sono arrivate addirittura prima del video di TF1, riprendendo direttamente la narrativa dell’estrema destra. Questo è molto grave, ancora una volta, perché all’epoca non c’erano prove. La maggior parte delle reazioni, infatti, è avvenuta addirittura prima della trasmissione del video di TF1 e non ha fatto altro che riecheggiare la narrazione dell’estrema destra. Ebbene, la prima cosa che abbiamo osservato è che la scorta di estrema destra, quella coinvolta nello scontro, come ho detto, non era nemmeno con Nemmésis; erano a diverse centinaia di metri di distanza. E lo scontro non è nemmeno avvenuto durante il comizio di Rima Hassan. È avvenuto prima dell’iniziativa con l’eurodeputata. Così abbiamo voluto smantellare il legame creato ad hoc dai media che associava la morte del giovane e l’evento politico. Rima Hassan non era nemmeno arrivata nella sala quando c’è stato lo scontro. Poi abbiamo anche voluto ricordare chi erano le persone coinvolte ed esaminare le loro reti. Questo poiché la vittima, Quentin Deranque, è stata presentata come un “cattolico non violento” appassionato di matematica e tennis, ma nessun media ha osato dire che era un militante neonazista. Grazie alla nostra rete di contatti a Lione, abbiamo ottenuto una fonte fondamentale della quale non possiamo rivelare il nome, dato il clima che si respira… La fonte ci ha inviato alcune immagini nelle quali si vede chiaramente che è stata la banda di Quentin a lanciare l’assalto con spranghe, gas urticanti, fumogeni, con il volto travisato. Erano tutti vestiti di nero. Pubblicando queste immagini, il 15 febbraio, abbiamo smontato la narrativa dei media dominanti. La nostra inchiesta ha raggiunto un numero enorme di persone. Tuttavia, i media mainstream non si sono ancora scusati per le menzogne che hanno diffuso. E ciò che la stragrande maggioranza della popolazione ha registrato, è che Quentin è la vittima. Successivamente sono emersi altri video che confermano come il gruppo d’estrema destra stesse aspettando all’angolo di una strada per tendere un’imboscata a un gruppo della Jeune Garde, anche se avrebbero potuto colpire chiunque passasse di lì. I fascisti hanno attaccato con equipaggiamento da combattimento, mentre il gruppo antifascista ha risposto a mani nude. A Lione quindi si è verificata una vera e propria imboscata tesa dall’estrema destra contro militanti della sinistra. E questa è in realtà una tattica comune usata dall’estrema destra contro gli attivisti di sinistra. Grazie per questa ricostruzione, Pierre. Volevamo chiederti se ci sono aggiornamenti in merito agli arresti degli antifascisti. Risposta: Prima di rispondere sulla repressione, che è soltanto all’inizio, bisogna sottolineare che l’Assemblea Nazionale francese ha organizzato un minuto di silenzio per Quentin, un onore solitamente riservato alle vittime di terrorismo. Siamo a un livello di follia collettiva in cui tutti i gruppi parlamentari hanno convalidato un omaggio repubblicano a un giovane che aveva partecipato a marce neonaziste a Parigi anche insieme a fascisti italiani. Sono davvero la creme de la creme dei fascisti più violenti e radicali. Quentin aveva anche fondato un collettivo neonazista vicino a Lione, chiamato “Allobroges Bourgoin”, che si allenava al combattimento e rivendicava un’ideologia nostalgica del Terzo Reich. Si tratta di un piccolo gruppo addestrato al combattimento e che promuoveva la violenza. Quindi, più si scava, più si scopre che si trattava di qualcuno direttamente coinvolto in attacchi e violenze, chiaramente aderente a un’ideologia nostalgica del Terzo Reich. E più prove si raccolgono, più la narrazione dominante è completamente slegata dalla realtà, con i minuti di silenzio, tributi ovunque, la sinistra completamente smarrita, incerta su come reagire, e così via. Ora, per quanto riguarda le misure repressive, ieri sono state arrestate 11 persone, tra cui militanti della Jeune Garde. La Jeune Garde è un gruppo nato a Lione per l’autodifesa contro gli attacchi dell’estrema destra e, a differenza di Contre Attaque, partecipa al gioco istituzionale essendo vicino alla France Insoumise. Non sono gruppi ultra-violenti, ma paragonabili ai gruppi di autodifesa dei partiti di sinistra degli anni ’20 e ’30. In Francia, sappiamo che i principali partiti di sinistra, il Partito Comunista, ma anche il Partito Socialista, avevano organizzato gruppi di autodifesa per proteggere i loro eventi dagli attacchi dell’estrema destra. Quindi, quello che la Jeune Garde sta facendo in Francia non è affatto una novità. Viene presentato come qualcosa di estremamente violento. Ma no, i gruppi di autodifesa affiliati a partiti di sinistra sono sempre esistiti. È il caso della Jeune Garde attualmente in grande fermento perché diversi suoi membri sono stati arrestati. A quanto pare, alcuni sono legati al deputato di La France Insoumise, Raphaël d’Arnaud, lui stesso fondatore della Jeune Garde. E quindi, ovviamente, sono attualmente in custodia cautelare, sottoposti a interrogatori. Ora la procura ha aperto un’indagine per omicidio volontario, il che implicherebbe l’intenzione di uccidere, cosa che non riflette affatto la realtà di una rissa finita male dopo un’imboscata tesa dai fascisti armati. Quindi sì, è finita male come sappiamo, con le immagini che abbiamo visto e con le quali non siamo necessariamente d’accordo, ma gli antifascisti stavano semplicemente rispondendo a un attacco. È stata contestata anche l’associazione a delinquere, accusa gravissima perché la legge permette di perseguire chiunque abbia legami ideologici con gli accusati. Quindi è molto preoccupante come accusa perché ,potenzialmente, non solo consente la repressione dell’intera generazione più giovane, ma potrebbe incriminare la stessa France Insoumise. Immaginiamo che le persone al momento in stato di fermo, verranno presto tradotte in carcere e poi ci sarà un processo. Quindi oltre ai fermati per i fatti dello scorso giovedì, parallelamente, c’è un’altra repressione, assolutamente terribile, che prende di mira direttamente l’intero movimento de La France Insoumise. Si tratta di una strategia della borghesia macronista alleata all’estrema destra per distruggere l’ultimo grande movimento di sinistra radicale in Francia, che raccoglie il 20% dei consensi. Concludo andando a Nantes, dove ieri c’è stata una manifestazione di estrema destra per Quentin. Doveva esserci anche una piccola manifestazione antifascista, he però è stata vietata. La polizia ha accerchiato i manifestanti antifascisti e li ha picchiati, lanciando insulti. Così abbiamo visto la polizia che ha agito come ausiliaria dell’estrema destra, reprimendo ogni espressione antifascista negli spazi pubblici e permettendo all’estrema destra di manifestare. Questo è ciò che sta accadendo in Francia in questo momento. Nel vostro articolo scrivete che a Lione le violenze dell’estrema destra avvengono in un clima di impunità da anni. Puoi descriverci la situazione in città e nel resto del Paese? Risposta: Lione è la capitale francese dell’estrema destra radicale perché le autorità, il Comune e la Prefettura, hanno permesso l’apertura di palestre di boxe e bar dove questi gruppi possono organizzarsi. La città ha inoltre una storia legata alla collaborazione nazista, Lione è anche la città di Klaus Barbie, il famigerato nazista. È una città, la terza di Francia, in cui la collaborazione è stata molto forte, ma anche la resistenza. Negli ultimi 15 anni abbiamo censito 102 aggressioni d’estrema destra estremamente violente, con vittime finite in coma o con danni permanenti. Ci sono stati attacchi con coltelli e martelli durante il Pride, contro librerie di anarchiche o di sinistra, contro le sedi dei sindacati e dei partiti. Ci sono stati accoltellamenti di persone di origine nordafricana da parte di neonazisti. Il 70% di queste aggressioni non è mai stato perseguito e i colpevoli rimangono impuniti. Anche pe r questo a Lione c’è un vero senso di paura e terrore specialmente tra le persone non bianche e per chi partecipa a eventi di attivisti. L’antifascismo a Lione è nato come reazione necessaria per proteggersi da questa violenza costante. Non è nato spontaneamente; è nato perché le persone avevano bisogno di proteggersi dai continui attacchi dell’estrema destra, che aveva sedi e centri di addestramento a Lione e imponeva la sua volontà. Dal 2022 abbiamo contato almeno 12 omicidi commessi da militanti d’estrema destra in tutta la Francia. 12 omicidi in soli 4 anni. E i media non ne hanno parlato e anche per questo il nostro conteggio potrebbe essere incompleto. Purtroppo vediamo che anche le zone della Francia occidentale, storicamente più restie all’estrema destra, si stanno contaminando. L’estrema destra agisce oggi anche in Bretagna o a Nantes. A Saint-Brevin, per esempio, l’estrema destra ha manifestato per due anni contro un centro di accoglienza per i rifugiati, arrivando a incendiare la casa del sindaco di centro-destra. Non un sindaco di estrema sinistra, un membro di La France Insoumise o qualcosa del genere. I fascisti hanno appiccato il fuoco alla sua casa nel cuore della notte e lui è quasi bruciato vivo. Si potrebbe pensare che questo avrebbe causato un putiferio nazionale. Niente affatto. I grandi media non ne hanno quasi parlato e i responsabili non sono mai stati trovati. E questo sindaco non è stato nemmeno sostenuto dallo Stato. Il Ministro dell’Interno non ne ha parlato. Il governo non ha condannato l’accaduto. Quindi questo sindaco di centro-destra si è dimesso dal suo incarico per protesta, per dire: “Oggi non sono protetto, rischio la vita per aver accettato un centro di accoglienza, mi dimetto”. Questa è una questione molto seria, vedete, molto più seria della morte di Quentin o di qualche altro fascista a Lione. Eppure, non è mai stato nemmeno discusso. Qual è il ruolo dei grandi media nazionali in tutto questo? Risposta: Il panorama mediatico francese è dominato da miliardari come Bolloré, apertamente d’estrema destra, che ha comprato numerosi canali televisivi, dei giornali, case editrici con l’obiettivo dichiarato, cito, di voler condurre una “guerra di civiltà per imporre le idee dell’estrema destra alla Francia”. E in effetti lo fa molto bene. Ha ristrutturato intere redazioni, ha licenziato giornalisti e ha imposto i suoi sgherri. Ma Bolloré è solo la punta di un iceberg. Lo dico perché la sinistra ha la tendenza a denunciarlo, ma il problema è molto più profondo. Infatti anche le altre catene private sono controllate da miliardari vicini al potere. Martin Bouygues, per esempio, che è vicino a Nicolas Sarkozy oppure Patrick Drahì, che possiede il canale BFN. Drahì è un uomo d’affari franco israeliano che ha diffuso una propaganda genocidaria in continuazione a partire dal 7 di ottobre 2023.. E poi ci sono i media pubblici che stanno supendo epurazioni ideologiche per allinearsi al governo Macron, che è responsabile delle nomine dei vertici. E quindi i grossi canali pubblici come France Info, France Inter, France Culture tagliano tutte le trasmissioni un po’ più critiche, più intelligenti, quelle di satira, o minimamente contro potere e licenziano i loro autori. Al loro posto arrivano in redazione gioralisti che prima lavoravano per Bolloré, per esempio quelli di C News. Tutto questo significa che tutti i programmi che vengono diffusi praticamente in tutte le case di Francia, sono appiattiti sul linguaggio dell’estrema destra, o al massimo su quello macronista, discorso che tra l’altro oggi si confonde con quello della destra estrema. Ed è così che la France Insoumise viene demonizzata ogni giorno. La France Insoumise non può più fare nessuna dichiarazione sulla Palestina, sulla polizia, sulla situazione sociale senza essere accusata di tutto e niente. E quindi in questo modo la borghesia è alleata nella distruzione dell’unico partito della sinistra francese. La verità emerge grazie ai media indipendenti e grazie ai social network. Per esempio nel nostro caso, siamo stati i primi a diffondere le immagini sulla rissa di Lione e poi le Canard Enchaîné, testata satirica conosciuta, che ha una storia lunga ed è rispettata, ha pubblicato un altro video. Per fortuna la loro versione è stata ripresa da alcuni grossi media. Ma nella maggiorparte dei casi, alla TV hanno invertito i ruoli e quindi hanno mostrato i video con i fascisti armati etichettandoli come antifascisti e viceversa. Un lavoro di disinformazione profondo, di distruzione del reale e della verità, quello fatto dalle grosse catene dell’informazione, nonostante i video. Che ruolo giocano i social media e gli influencer identitari nel creare il “martire Quentin” e in che modo incitano alla violenza, contribunendo a creare il clima che ci hai descritto? Risposta: In Francia, come nel resto dell’Occidente, ci sono galassie di influencer di estrema destra su YouTube, TikTok e Instagram che producono un’enorme quantità di contenuti di estrema destra, contenuti di lifestyle, ma anche video di addestramento alla lotta, commenti sull’attualità. Si appropriano anche di argomenti artistici e così via. Quindi, in realtà, stanno creando un’intera controcultura neofascista. Ora, come hanno contribuito a creare un martirio attorno a Quentin? Voglio essere molto chiaro. Non sono stati nemmeno loro; non ne avevano nemmeno bisogno, dato che erano già stati, come abbiamo detto, i media, i principali media francesi, a trasformare Quentin in un martire, ed era già stata l’Assemblea Nazionale a rendergli omaggio. Quindi questi influencer non avevano nemmeno bisogno di creare il martire. Questi influencer stanno andando molto oltre. Stanno affiggendo poster con il volto di Quentin in tutta la Francia. Stanno convocando manifestazioni. Stanno promuovendo una campagna di incitamento alla violenza. Vogliono consolidare il loro vantaggio. Questi influencer, d’altra parte, possiamo dire che sono stati loro a causare la morte di Quentin perché per anni e anni hanno creato appelli alla violenza armata. Usano tra l’altro video di alta qualità, montati molto bene e che hanno una grande diffusione, su YouTube ad esempio. Si tratta di persone che posano con i fucili mentre si esercitano a sparare. Parliamo ad esempio di un influencer molto noto in Francia chiamato Papacito, che ha usato un manichino a grandezza naturale, un manichino con il logo di La France Insoumise e si è filmato mentre sparava con un’arma vera. Poi gli tagliava la gola con un coltello. Questo video, ad esempio, è stato visualizzato centinaia di migliaia di volte. C’è stata persino una denuncia presentata da La France Insoumise per apologia di omicidio. Ma lo YouTuber è stato assolto. Quindi, come vedete, questo è solo un esempio, ma queste cose succedono di continuo. In altre parole, in Francia abbiamo milioni di persone, molti dei quali giovani uomini, che guardano contenuti maschilisti, che incitano alla repressione dei vulnerabili, delle persone LGBT, della sinistra… Hanno anche lanciato una campagna, qualche anno fa, che invitava a creare un gruppo in ogni città per andare a pestare gli antifascisti. Quindi tutto questo esiste, e non è assolutamente represso dallo Stato. Posso dirvi che se ci fosse un contrattacco, o un media antifascista che posa con i fucili dicendo: “Stiamo chiedendo la formazione di squadre contro l’estrema destra”, ci sarebbero retate, arresti e condanne al carcere il giorno dopo. E tutto questo va avanti da anni. Quindi, se in un certo senso possiamo attribuire la responsabilità a qualcuno dietro la morte di Quentin, beh, sono proprio questi influencer. Perché, per essere perfettamente chiari, Quentin stava semplicemente seguendo le loro istruzioni. Quentin ha preso sul serio i loro video, ha preso sul serio i suoi influencer e ha pensato: “Sì, metterò insieme una squadra, attaccherò gli Antifa”, e beh, è finita male per lui. E ancora una volta, nessun media naziona le lo sta dicendo, e nessun media nazionale sta mostrando questi influencer in posa con armi da fuoco. La leader di Nemesis, Alice Cordier, è attualmente in ogni programma televisivo, piangendo a dirotto. Dice di essere una vittima, che il suo amico Quentin è stato una vittima degli Antifa. La stessa Alice Cordier si trova in posa con un fucile d’assalto sui suoi social media. È molto facile da verificare, ma i media nazionali non lo stanno facendo. In questo clima, che ai nostri microfoni Cedric, di radio Zinzine, ha definito come nauseabondo, c’è ancora spazio per gli antifascisti? Risposta: Bella domanda. Quello che pensiamo è che tutto vada ricostruito, non solo per quanto riguarda l’antifascismo, ma anche l’antimilitarismo. In effetti, l’offensiva dell’estrema destra, accompagnata dal macronismo, ha fatto sì che la sinistra in Francia, e in tutto l’Occidente, perdesse completamente compenso, nella misura in cui una serie di questioni, che fino a qualche anno fa erano date per scontate, non lo sono più. La questione dell’antirazzismo e dell’accoglienza delle persone senza documenti, ad esempio, non è più scontata per la maggior parte della sinistra. Per quanto riguarda l’antimilitarismo, stiamo attualmente lottando in Francia, insieme ad altri gruppi, per affermarlo, perché l’antimilitarismo era un caposaldo per la sinistra, fin dalla sua nascita e a livello internazionale. Oggi vediamo che gran parte della sinistra si sta schierando a favore della logica guerrafondaia del riarmo, del ritorno della leva obbligatoria e così via. E siamo arrivati al punto, con la situazione attuale, in cui persino l’antifascismo, che storicamente è stato il minimo comune denominatore della sinistra, stia diventando un disvalore. E quindi è estremamente grave, ma questo non significa che tutto sia perduto, tutt’altro. Perché ci sono ancora media indipendenti in Francia che stanno facendo il loro lavoro, e noi stiamo cercando di farlo. E c’è una reale richiesta in questo senso, perché Contre-attaque non ha mai avuto così tanta visibilità come negli ultimi giorni. Quindi ci sono ancora persone che sono aperte ad argomenti e fatti. E poi ci sono lotte che continuano in tutta la Francia, ci sono collettivi che si organizzano. Ma voglio esporre la nostra analisi in modo chiaro. La nostra principale minaccia esistenziale per i movimenti sociali, non è tanto l’estrema destra, anche se l’estrema destra è molto pericolosa, molto violenta e così via, quanto le autorità stesse. Cioè, i veri attivisti di estrema destra che ci minacciano davvero e ci impediscono di agire, indossano l’uniforme. È la polizia francese che ha represso le mobilitazioni ambientaliste negli ultimi anni, che ha represso il movimento per la difesa delle pensioni nel 2023, che ha represso le rivolte di quartiere per Naël nel 2023 e che ha reso impossibile lo sviluppo del movimento Blocchiamo tutto, dato che la polizia è stata, come dire, così efficente e violenta. Permettetemi di fare un esempio per i nostri amici italiani. Quando abbiamo visto il magnifico movimento Blocchiamo tutto per la Palestina, abbiamo visto cortei che potevano occupare quattro corsie di strada. In Francia, abbiamo cercato di fare lo stesso. Era semplicemente impossibile perché c’era polizia ovunque: in 100.000 erano schierati contro il movimento blocchiamo tutto. In tutta la Francia, semplicemente non potevamo nemmeno radunarci senza essere caricati, colpiti con gas lacrimogeni e picchiati. E così, quella stessa sera, il governo ha detto: “Vedete, non esiste il movimento, perché non ci sono stati blocchi”. Quindi, siamo arrivati a questa situazione in Francia e, in un certo senso, il caso Quentin è un altro passo in questo processo di fascistizzazione. Mi dispiace di essere pessimista dipingendo questo quadro, ma per citare Antonio Gramsci, lo chiameremo “il pessimismo della ragione e l’ottimismo per l’azione. Quindi stiamo cercando di capire la situazione, ma soprattutto stiamo cercando di organizzarci. E quindi, ancora una volta, in Francia, ma ovunque, ci sono gruppi che cercano di resistere. Ci sono collettivi che si organizzano, c’è creatività, e proprio di fronte a noi abbiamo un’impresa enorme, il che significa che dobbiamo ricostruire tutto, e dovremo anche cercare di stare uniti, anche con la sinistra di partito come La France Insoumise, perché possiamo vedere chiaramente che dietro l’offensiva contro La France Insoumise, l’intero movimento sociale è preso di mira. Quindi dovremo rifiutarci di fare qualsiasi passo indietro di fronte a questi attacchi. Ed ecco, abbiamo un compito importante: dobbiamo ricostruire un’internazionale rivoluzionaria. Questo è forse il programma per i prossimi anni, perché davanti a noi ci aspetta la rivoluzione o la barbarie.
February 19, 2026
Radio Onda d`Urto
A Lione i fascisti hanno organizzato un’imboscata armata
Giovedì 12 febbraio si è svolta alla Facoltà di Scienze politiche di Lione una conferenza tenuta dall’europarlamentare Rima Hassan (La France Insoumise), contestata all’esterno dell’ateneo dal collettivo femo-nazionalista “Nemesis”.  In questo contesto, diversi minuti dopo e a varie centinaia di metri di distanza dalla facoltà, un gruppo di circa 16 giovani di estrema destra armati di spranghe, fumogeni in versione “torcia infiammabile” e spray al peperoncino ha teso un agguato a dei militanti antifascisti, disarmati e in minoranza numerica.  Questo è ciò che si vede nei video di Contre-attaque e Le Canard Enchainé che ripubblichiamo oggi e che ricostruiscono il contesto dell’aggressione a Quentin Deranque. In seguito alla colluttazione il gruppo di estrema destra è fuggito, lasciando indietro alcune persone. Tra questi c’era Quentin Deranque, che a seguito dei colpi ricevuti durante il confronto ha riscontrato traumi cranici di importante gravità. Solo questi fatti sono riportati nel video che è inizialmente circolato, che molti giornali francesi hanno pubblicato senza spiegazione, così come stanno facendo molti giornali italiani  Purtroppo Quentin Deranque, non si è recato subito in ospedale, ma solo in seguito, e il 16 febbraio è poi morto per i colpi subiti.    Quentin faceva parte di un gruppo identitario, estremista cristiano, fascista e razzista che rivendica apertamente la violenza come arma politica. In ogni caso, nessuno dovrebbe morire in colluttazioni violente, tantomeno a 23 anni.  Ripubblichiamo oggi la contro-inchiesta di Contrenattaque, che spiega e inquadra i fatti accaduti a Lione, che oggi vengono utilizzati anche in Italia per delegittimare tutta la sinistra, dai partiti ai movimenti, ma anche i valori antifascisti a cui si ispira la nostra Costituzione.  TF1, AFP, Obs, France Info, Libération (organi di informazione n.d.t.) Juan Branco, François Ruffin, Raphaël Glusckmann, Emmanuel Macron e tutti gli altri da 5 giorni riprendono la versione inventata dai neonazisti per criminalizzare l’antifascismo e trasformare gli aggressori in vittime. È uno scandalo nazionale. Ieri, Contre Attaque ha diffuso immagini inedite scattate a Lione il 12 febbraio , che mostrano come un commando armato abbia teso un’imboscata a un gruppo di attivisti di sinistra, scatenando una rissa generale che ha portato alla morte di Quentin Deranque. Martedì, mentre tutti i parlamentari francesi rendevano omaggio all’attivista di estrema destra, Le Canard Enchaîné ha confermato la nostra inchiesta  : i neonazisti di Lione si erano effettivamente posizionati prima dell’incontro di Rima Hassan e avevano organizzato un attacco contro eventuali antifascisti di passaggio. Le Canard ha pubblicato un filmato degli eventi accaduti prima dell’inizio dell’incontro, a diverse centinaia di metri da Sciences Po. Il filmato mostra un gruppo di estrema destra con una torcia infiammabile – lanciata contro gli antifascisti con l’intenzione di ustionarli gravemente, come ci ha spiegato il nostro testimone – oltre a spranghe di ferro ed elmetti. Le Canard scrive: “Alcuni erano dotati di guanti tirapugni. Uno di loro colpisce i suoi avversari con un casco da motociclista, un altro usa una stampella e lo spray al peperoncino. Un terzo usa un ombrello”. Un’analisi attenta di questo breve video rivela 13 antifascisti caricati da 16 militanti di estrema destra. Il gruppo di Quentin è quindi in maggioranza. È fondamentale notare che, in questa breve clip, il gruppo neonazista è vestito interamente di nero, con la maggior parte dei volti mascherati, e usa gas lacrimogeni e manganelli, mentre il gruppo che risponde solo con i pugni indossa abiti chiari. Questo dettaglio è significativo: dimostra che il gruppo di Quentin Deranque era effettivamente preparato al combattimento, mentre gli antifascisti sembrano essere stati colti di sorpresa. Non avevano equipaggiamento difensivo o offensivo e il loro abbigliamento era facilmente identificabile. Un gruppo giunto con l’intenzione di combattere non si sarebbe presentato in questo modo. Un attivista vicino a Quentin Deranque ha giurato al quotidiano di estrema destra Frontières di aver visto l’assistente parlamentare di Raphaël Arnault tirare pugni: “Siamo in 15 ad averlo visto, ne siamo certi al 100%”. Involontariamente, ha così confermato che il suo gruppo era composto da almeno 15 persone e che quindi avevano abbandonato il loro amico. Questa rissa, scatenata dall’estrema destra, come accade regolarmente a Lione, è finita male per chi l’ha organizzata. LA CARICA DEL GRUPPO FASCISTA DI CUI FACEVA PARTE QUENTIN DERANQUE Fonte: Contre-attaque.net A questo link l’aggressione fascista ripresa da un’altra angolatura. Fonte: Le Canard Enchainé LA “PROTEZIONE” DI NEMESIS NON ERA L’OBIETTIVO Su Mediapart, un altro resoconto conferma questa sequenza di eventi  : “uno studente di sinistra” che stava partecipando alla conferenza di Rima Hassan conferma che il suo gruppo ha preso il sottopassaggio ferroviario e poi ha incontrato gli attivisti di estrema destra che, a quanto pare, “gli sono saltati addosso”. “C’è stato un gran caos. Ci hanno lanciato una torcia o una granata fumogena, che ha colpito uno di noi direttamente in faccia”. Tutto torna. Molto più delle 15 versioni contraddittorie fornite dall’estrema destra negli ultimi giorni. Un altro errore va segnalato: il gruppo Nemesis (collettivo femo-nazionalista francese, n.d.t.) continua a ripetere che Quentin e i suoi amici sono stati invitati a “proteggere” gli attivisti. Questa versione non regge a un esame approfondito: perché questo gruppo di teppisti sarebbe rimasto nascosto dietro un tunnel, a diverse centinaia di metri dalla conferenza e quindi dalle azioni di Nemesis? In realtà, il gruppo di Quentin non era la “squadra di sicurezza” di Nemesis, ma una banda armata che si aggirava nei pressi di un raduno di sinistra, alla ricerca di potenziali bersagli. Forse si stavano coordinando con Nemesis, ma non erano lì per loro. Il settimanale satirico Le Canard Enchaîné lo conferma, descrivendo in queste immagini “un gruppo di estremisti di estrema destra che sembrano aspettare altri alla fine di un sottopassaggio ferroviario”. È una tattica comune tra i gruppi fascisti, a Lione come altrove, lanciare attacchi a sorpresa contro singoli individui o gruppi isolati ai margini di eventi antifascisti. Per chiunque abbia familiarità con l’estrema destra e la situazione a Lione, questo è ovvio. Se la giustizia non fosse sotto il loro controllo, starebbe perseguendo i soci di Quentin per aggressione aggravata con armi da fuoco, o addirittura tentato omicidio. QUENTIN SI ALZÒ E RIFIUTÒ DI ANDARE ALL’OSPEDALE L’estrema destra ha quindi perso la battaglia, abbandonando tre dei suoi membri nella fuga, e Quentin ha rifiutato le cure mediche. Su France Info, un vicino del ragazzo deceduto ha dichiarato di averlo visto alzarsi dopo essere stato picchiato: “Sembrava un po’ stordito, era in piedi ma si è rifiutato di andare in ospedale, nonostante glielo avessero offerto. Ho visto solo le persone che gli parlavano, dicendogli di andare in ospedale… In ogni caso, quello che è certo è che ha rifiutato”. Solo più di un’ora e mezza dopo, in un altro quartiere, è stato portato in ospedale in gravi condizioni. Perché ha rifiutato le cure al pronto soccorso? Aveva materiale compromettente? Stava cercando di fare il duro con i suoi amici fascisti? O era semplicemente troppo stordito per prendere la decisione giusta? In tal caso, la mancanza di reazione da parte dei suoi compagni è la vera tragedia. UN INSABBIAMENTO DA PARTE DI TF1 Sabato 14 febbraio, TF1 ha trasmesso, durante il suo notiziario in prima serata, le immagini scioccanti e decontestualizzate che sono state successivamente riprese ovunque. Presentate come video di un residente locale, mostravano “quindici individui con giacche nere o di colore chiaro, diversi dei quali incappucciati, che picchiavano tre individui a terra”, secondo l’emittente. Il giorno dopo, Libération ha intervistato lo stesso testimone, Maxime, il quale ha spiegato di aver girato non uno, ma due video. Il primo mostrava l’inizio della colluttazione, e il secondo la fine, la parte in cui si scambiano colpi a terra. Questo testimone ha specificato che TF1 aveva scelto di trasmettere solo il secondo video, e non quello “in cui si vedono due gruppi uno di fronte all’altro”. Questa scelta editoriale è estremamente grave: costituisce un deliberato inganno dell’opinione pubblica. La redazione di TF1 aveva le prove che si trattava di uno scontro tra due gruppi, ma ha presentato al pubblico un segmento troncato della scena, creando l’impressione di un attacco gratuito a un individuo isolato. Ci sono volute la nostra indagine, altre testimonianze e il video di Le Canard Enchaîné per smentire questa disinformazione, ma il danno è fatto. I nostri media hanno poca importanza rispetto al telegiornale condotto da Martin Bouygues, un miliardario amico di Sarkozy. E come sappiamo, la mente umana tende a conservare la prima versione che le viene presentata, soprattutto se è scioccante. Diventa poi più difficile metterla in discussione in seguito, anche con argomentazioni solide. LA POLIZIA HA DATO CARTA BIANCA ALL’ESTREMA DESTRA Mediapart riferisce che “i servizi segreti territoriali erano stati avvisati da diversi giorni della manifestazione programmata dal gruppo nazionalista femminista Némésis davanti a Sciences Po. Tuttavia, nessuna presenza visibile della polizia era stata schierata intorno all’edificio, nemmeno a scopo dissuasivo”. Contemporaneamente, la polizia è stata mobilitata presso l’Università Lyon 3 per disperdere una protesta antimilitarista durante una conferenza sulla guerra. Ciò significa che le autorità hanno deciso di lasciare che l’estrema destra agisse impunemente, portando armi, mentre gli agenti reprimevano una manifestazione non violenta presso un’università. Questa scelta è indicativa della situazione a Lione, dove da 15 anni si verificano attentati fascisti nella più totale impunità, ma anche della situazione del nostro Paese, dove abbiamo visto la polizia proteggere la marcia neonazista parigina del 10 maggio e vietare il raduno antifascista. Proprio la scorsa settimana, il 7 febbraio, un nutrito contingente di gendarmi è stato schierato in mezzo ai campi della Mosa per proteggere un nascondiglio neonazista , la Taverne de Thor, e ha colpito il corteo contro l’estrema destra, che era composto da pacifiche famiglie con bambini. I media dei proprietari miliardari, lo spostamento a destra del potere politico e la proliferazione di milizie fasciste nelle strade non possono che portare a tragedie di questo tipo, che a loro volta alimenteranno ulteriori disastri. È un circolo vizioso verso il peggio, a meno che non si scateni un’ondata di resistenza contro questa cupa spirale. La versione originale dell’articolo è stata pubblicata da Contre-attaque.net martedì 17 febbraio La copertina è tratta dal video degli scontri pubblicato da Le Canard enchainé SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo A Lione i fascisti hanno organizzato un’imboscata armata proviene da DINAMOpress.
February 18, 2026
DINAMOpress