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Video sulla manifestazione di Bologna del Primo Gennaio
In date diverse a secondo del territorio, il 31 Dicembre, il primo e il tre Gennaio 2026 l’Emilia Romagna è scesa in piazza per la pace e la nonviolenza , in occasione della 58a Giornata mondiale della pace, nelle piazze di Bologna, Faenza, Ferrara, Imola, Modena, Carpi, Parma, Piacenza, Reggio Emilia , Rimini e altre città. La maggioranza dei media locali, sia su carta,web e tv, ne ha dato notizia in modo dettagliato. A Modena hanno partecipato duemilacinquecento persone , a Bologna in duemila. Abbiamo ricevuto un montaggio video sulla manifestazione di Bologna, curato da Giuseppe Persiani di Pax Christi Bologna, per vederlo cliccare qui https://youtu.be/zU_IjH2CP0o Redazione Bologna
Ieri manifestazioni in Emilia Romagna per la pace
Il Primo gennaio 2026 l’Emilia Romagna è scesa in piazza per la pace e la nonviolenza , in occasione della 58a Giornata mondiale della pace. E’ continuata la strage in Ucraina, non è stato ancora fermato il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, cresce la strage di migranti nel Mediterraneo e nella rotta balcanica, aumentano le spese militari globali e i conflitti armati in ogni parte del mondo. Mentre decisori politici e militari, nazionali e internazionali sembrano incarnare “l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza” – come ha scritto papa Leone XIV nel messaggio per la Giornata– a livello regionale si è costituita in ottobre la Rete Pace e Nonviolenza ER ,e che si è mobilitata in questi giorni nelle piazze di Bologna, Faenza, Ferrara, Imola, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini. A Bologna la manifestazione, promossa dal Portico della Pace, ha visto la partecipazione di più di duemila persone, in crescita rispetto all’anno precedente. E’ iniziata in piazza 8 Agosto con la lettura degli impegni della Rete regionale Pace e nonviolenza, e poi della lettura del testo comune redatto a livello nazionale nel settembre 2025 dalle religioni abramitiche da parte di rappresentanti delle diverse comunità religiose, il vescovo Zuppi, De Paz per la comunità ebraica,e alcuni responsabili delle comunità islamiche locali, si è snodata su via Indipendenza per poi arrivare in piazza Nettuno. Il corteo era aperto da una macchina che trasmetteva tutte le canzoni più note sulla pace, a partire da ‘Imagine’ di John Lennon. All’inizio del corteo, alcuni partecipanti innalzavano cartelli con i nomi delle 100 nazioni del mondo in cui attualmente vi sono guerre e conflitti armati, altri tenevano fra le mani lunghi lenzuoli scritti a mano con i nomi dei bambini uccisi a Gaza e in Israele negli ultimi due anni. Arrivati in piazza Nettuno, dopo una presentazione dei relatori a cura del Portico della Pace, ha parlato una profuga dall’Ucraina, due obiettori di coscienza bolognesi che hanno svolto il servizio civile presso la Caritas di Bologna ( hanno costituito un gruppo ‘Onde di coscienza’ che ha presentato in piazza alcune proposte concrete di azione) . Gli interventi finali sono stati quelli di Jassin Lafram, imam già presidente nazionale UCOII e partecipante alla Global Sumud Flotilla, del rabbino israeliano Jeremy Milgrom, e in conclusione dello scrittore e attore Luciano Bergonzoni. Redazione Bologna
Militarizzazione universitaria: Filosofia per militari da Bologna a Modena
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è già intervenuto sul diniego dell’Università di Bologna a istituire un corso di laurea specifico per i cadetti dell’Accademia. Ma davanti alle fondate osservazione dell’Ateneo bolognese, i militari non hanno saputo muovere obiezioni di sorta, si sono semplicemente spostati di pochi chilometri trovando accoglienza in altro Ateneo della Regione Emilia Romagna (clicca qui per la notizia). Non è in gioco la libertà del cadetto militare di iscriversi alle facoltà universitaria. Se questo fosse stato il problema, ci saremmo attivati per garantirne l’accesso all’Università come ogni altro studente. Il discorso è ben diverso da come è stato presentato da alcuni media interessati solo alla canea mediatica, a presentare i vertici militari vittime, a prescindere, di pericolosi e irrazionali veti di parte burocratica su pressione sindacale e studentesca. Costruire un percorso universitario ad hoc per gli ufficiali, quando mancano risorse per le attività normali universitarie, quando si chiude la porta a migliaia di ricercatori impedendone la stabilizzazione dopo anni di ricerca e pubblicazioni, questo lo trovate equo ed etico? E se il corso ad hoc per i soli cadetti viene respinto nell’Università di Bologna trasloca in altra città, presso Scienze strategiche del dipartimento di Giurisprudenza, per farlo hanno perfino modificato l’ordinamento didattico del corso per l’anno accademico 2026-2027. La domanda alla quale rispondere non è se sia corretta o scorretta questa procedura, ma se le pressioni dei settori militari, del Ministero possano avere la meglio e imporre certe volontà: due pesi e due misure inaccettabili che confermano la preferenza da accordare all’economia di guerra e a ogni richiesta delle forze armate. E dalla stampa locale apprendiamo che tra le materia ci sono anche le tecnologie duali, quelle per capirci utilizzabili in ambito civile e militari e sulle quali puntano le multinazionali del complesso industrial-militare. Non ci capacitiamo come si possa parlare, da parte del Ministero, del ripristino del sapere critico nell’università a seguito della decisione dell’ateneo di Modena che leggiamo come una sorta di capitolazione della libertà della ricerca e delle autorità universitarie ai voleri della guerra, della militarizzazione con tanto di interventi atti a modificare l’ordinamento didattico per accordare un corso di laurea ad hoc. Una decisione per noi inaccettabile specie se pensiamo alle migliaia di studenti e studentesse che nell’università chiedono maggiore frequenza delle sessioni di esame e delle lezioni e vengono sovente ignorati dalle autorità accademiche. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Femminismi di fine millennio
L'Archivio di storia delle donne di Bologna presenta il riordino dei fondi documentari "Franca Carzedda" e "Anna Gaudiano". Si tratta di due raccolte inedite che raccontano il movimento femminista bolognese tra gli anni Novanta e l'inizio del nuovo millennio. Il riordino dei due archivi rientra nel progetto "Femminismo/Femminismi. Teorie, elaborazioni, pratiche tra fine Novecento e nuovo millennio".
Bologna, 11 dicembre, La conoscenza non marcia con Osservatorio contro la militarizzazione
La campagna nazionale de LA CONOSCENZA NON MARCIA sbarca giovedì 11 dicembre alle 16:30 a Bologna con un’iniziativa che si terrà presso l’Aula Magna di Scienze dell’Educazione in via Filippo Re 6. Alla campagna, oltre ad altre circa 20 realtà nazionali, aderisce anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per l’occasione di Bologna presentato da Giuseppe Curcio. L’obiettivo ambizioso è mettere in campo soluzioni sistemiche contro il processo di militarizzazione in atto nei luoghi dell’istruzione (dalle scuole di ogni ordine e grado agli Atenei) e fermare gli accordi con le Forze Armate, con la filiera bellica (inclusa la NATO) e con le istituzioni che fanno capo al governo genocidiario di Israele. Tutto questo in una campagna in cui stanno convergendo docenti, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici dei settori dell’istruzione e della ricerca, ma anche organizzazioni che portano avanti la stessa lotta contro la militarizzazione della società. Dopo l’appuntamento di Bologna un’altra tappa della campagna è quella di Firenze, in programma per il 17 dicembre.
Bologna: No al corso per i cadetti dell’Esercito
L’Università di Bologna è nell’occhio del ciclone per le recenti polemiche a mezzo stampa che toccano il tema dei rapporti tra mondo accademico e forze armate. La questione riguarda un corso di filosofia pensato esclusivamente per una quindicina di cadetti dell’Accademia militare di Modena, una proposta che il Dipartimento di Filosofia ha deciso di respingere. Il generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito, ha criticato pubblicamente la decisione, lamentando che l’ateneo non voglia accogliere gli allievi militari. Mentre la ministra Bernini ha fatto eco parlando di una “rinuncia a missione formativa”. In realtà, la mancata attivazione del corso di studio dedicato non esclude in sé e per sé i cadetti dalla formazione universitaria: questi possono infatti iscriversi ai corsi già attivi presso l’Ateneo. La scelta del dipartimento mira, invece, a difendere l’autonomia dell’università e a evitare che risorse e programmi di studio vengano piegati a finalità militari o propagandistiche. Masiello stesso aveva parlato della necessità di sviluppare “linguaggi e tecniche di persuasione”, chiarendo così la natura selettiva e strumentale del nuovo percorso di studio. Non si tratta di pregiudizio: la decisione riflette una scelta etica, sostenuta anche dagli studenti, dalle studentesse e dal personale universitario che hanno ampiamente aderito agli scioperi contro guerre e per l’autodeterminazione del popolo palestinese. In un contesto di università sottofinanziate, attivare un corso di studio per un numero così esiguo di studenti è inconfutabilmente uno spreco di risorse pubbliche. Se poi pensiamo al fatto che migliaia di ricercatori precari stanno per essere espulsi dagli Atenei italiani a causa della scadenza dei loro contratti e per mezzo delle riforme volute della Ministra stessa, siamo al cospetto di una disfunzione davvero singolare: una ricerca a tempo determinato per tutte/i, contro la proposta di un nuovo corso destinato a essere replicato per anni, solo per pochi privilegiati. Il caso ha messo in luce rischi più ampi: la pressione politica o finanziaria non dovrebbe mai determinare l’offerta formativa di un Ateneo. Il tentativo di ignorare le esigenze interne per soddisfare i desiderata politici del momento, minaccia la libertà accademica e l’autonomia universitaria. La decisione del dipartimento di Filosofia va sostenuta. Si tratta infatti di un atto di responsabilità: le università devono concentrarsi su ricerca, didattica ordinaria e diritto allo studio, non su percorsi pensati per élite ristrette. Difendere questa scelta significa tutelare il sapere come bene comune e proteggere l’università dai privilegi e dalle logiche di potere nonché agire contro la militarizzazione delle università. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
No al corso “su misura” all’Università di Bologna per i cadetti dell’Esercito
L’Università di Bologna è nell’occhio del ciclone per le recenti polemiche a mezzo stampa che toccano il tema dei rapporti tra mondo accademico e forze armate. La questione riguarda un corso di filosofia pensato esclusivamente per una quindicina di cadetti dell’Accademia militare di Modena, una proposta che il Dipartimento di Filosofia ha deciso di respingere. Il generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito, ha criticato pubblicamente la decisione, lamentando che l’ateneo non voglia accogliere gli allievi militari. Mentre la ministra Bernini ha fatto eco parlando di una “rinuncia a missione formativa”. In realtà, la mancata attivazione del corso di studio dedicato non esclude in sé e per sé i cadetti dalla formazione universitaria: questi possono infatti iscriversi ai corsi già attivi presso l’Ateneo. La scelta del dipartimento mira, invece, a difendere l’autonomia dell’università e a evitare che risorse e programmi di studio vengano piegati a finalità militari o propagandistiche. Masiello stesso aveva parlato della necessità di sviluppare “linguaggi e tecniche di persuasione”, chiarendo così la natura selettiva e strumentale del nuovo percorso di studio. Non si tratta di pregiudizio: la decisione riflette una scelta etica, sostenuta anche dagli studenti, dalle studentesse e dal personale universitario che hanno ampiamente aderito agli scioperi contro guerre e per l’autodeterminazione del popolo palestinese. In un contesto di università sottofinanziate, attivare un corso di studio per un numero così esiguo di studenti è inconfutabilmente uno spreco di risorse pubbliche. Se poi pensiamo al fatto che migliaia di ricercatori precari stanno per essere espulsi dagli Atenei italiani a causa della scadenza dei loro contratti e per mezzo delle riforme volute della Ministra stessa, siamo al cospetto di una disfunzione davvero singolare: una ricerca a tempo determinato per tutte/i, contro la proposta di un nuovo corso destinato a essere replicato per anni, solo per pochi privilegiati. Il caso ha messo in luce rischi più ampi: la pressione politica o finanziaria non dovrebbe mai determinare l’offerta formativa di un Ateneo. Il tentativo di ignorare le esigenze interne per soddisfare i desiderata politici del momento, minaccia la libertà accademica e l’autonomia universitaria. La decisione del dipartimento di Filosofia va sostenuta. Si tratta infatti di un atto di responsabilità: le università devono concentrarsi su ricerca, didattica ordinaria e diritto allo studio, non su percorsi pensati per élite ristrette. Difendere questa scelta significa tutelare il sapere come bene comune e proteggere l’università dai privilegi e dalle logiche di potere nonché agire contro la militarizzazione delle università. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Vittorie contro la militarizzazione di scuole e università: ritiro delle iniziative di propaganda
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sin dall’inizio del nostro impegno ci siamo dati un obiettivo: rompere la normalizzazione del rapporto tra scuole e mondo militare, fare in modo cioè di cambiare di segno alla narrazione che vedeva le scuole vantarsi di progetti svolti con le forze dell’ordine o con i militari. Oggi, con grande soddisfazione, registriamo che tre di questi appuntamenti sono stati annullati a seguito delle pressioni della società civile. Un primo caso si è avuto qualche giorno fa a La Spezia dove un generale della Folgore avrebbe dovuto tenere una conferenza di geopolitica agli studenti e alle studentesse delle scuole superiori dal titolo “La storia non è finita…” (clicca qui per la denuncia). Il timore delle contestazioni annunciate e l’intervento puntuale presso le scuole e i/le docenti affinché non accompagnassero le loro classi ha ottenuto l’annullamento dell’evento, “per problemi organizzativi”, come hanno voluto dire (clicca qui per la notizia). Il secondo caso arriva invece da Udine dove in data 2 dicembre 2025 alcuni docenti della Scuola Secondaria di primo Grado “G. Ellero” avrebbero dovuto partecipare alla “simulazione di interazione tra contesto scolastico e coloro che operano in difesa dei civili in teatro estero per condurre operazioni nel settore della cooperazione civile-militare a supporto dei contingenti della NATO”. D’altra parte, questa è una precisa raccomandazione del Parlamento europeo del 26 marzo 2025, laddove si indica la necessità di formare i/le docenti sulle questioni della sicurezza e dunque si prevedeva un’esercitazione con tanto di mezzi militari nel cortile della scuola. Sulla vicenda di Udine AVS ha annunciato un’interrogazione parlamentare (clicca qui per la denuncia) e l’iniziativa è stata annullata (clicca qui per la notizia). Il terzo caso riguarda, invece, l’università, in questo caso l’Università di Bologna. Qui è accaduto che il generale Masiello abbia chiesto all’Alma Mater di avviare un corso di filosofia per un gruppo di 10-15 militari al fine di “sviluppare un pensiero laterale“, ma i docenti dell’Università di Bologna, molto avanti nel processo di consapevolezza e di smilitarizzazione dei luoghi della formazione, anche grazie alla lotta condotta dagli studenti e dalla studentesse, hanno risposto picche e il corso non si fa! Cosa ci dicono queste tre vicende? Ci parlano sicuramente di tre vittorie, per niente scontate e che infatti finora non si erano verificate. Ma ci dicono anche che la diffusione della “cultura della difesa” ha bisogno di muoversi con lentezza e senza fare rumore; il danno che le contestazioni pubbliche possono fare è enorme, i guerrafondai lo sanno benissimo e preferiscono ritirarsi quando capiscono il danno che ne potrebbero ricevere. Se la cultura della difesa per diffondersi ha bisogno di costruire un consenso lento e silenzioso, cari signori della guerra, noi continueremo a fare rumore e a gioire di ogni vostra ritirata strategica! Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
END/or/FINE – Dolce far male
END/or/FINE release “Dolce far male” out on November 18th 2025  DOLCE FAR MALEIL NOSTRO 2° EPFUORI SU TUTTE LE PIATTAFORME Dolce far maleRelease: [November 18th 2025] Tracklist 1.A volte meglio non credere2.Tu prendimi3.Moriranno tutti4.Avvoltoi Producer: Marco Bertoni Producer: Alessandro GarauLyricist: END/or/FINEComposer: END/or/FINEComposer: Alessandro GarauLyricist: Ikponmwosa OsadolorComposer: Ikponmwosa OsadolorLyricist: Miriam CiulloComposer: Miriam […]
Bologna, Venerdì 14 Novembre: “CAPIRE L’IRAN – Un’altra prospettiva oltre i media occidentali”
Dietro la caricatura mediatica dell’“Iran minaccioso” si nasconde una realtà complessa: un Paese che resiste da decenni a sanzioni, guerre indirette e tentativi di isolamento; un Paese con una storia millenaria, un tessuto sociale in evoluzione e un ruolo centrale nella lotta contro l’egemonia occidentale. Capire l’Iran vuole dire offrire strumenti di conoscenza e riflessione critica, contro la narrazione dominante che riduce tutto a schemi di “buoni” e “cattivi”. Un invito ad ascoltare altre voci, a comprendere le radici culturali, politiche e spirituali di un mondo che non si piega all’imperialismo. > Ore 17:30 – Proiezione del documentario prodotto da ComeDonChisciotte.org “Rivoluzione. Abbiamo il diritto di decidere il nostro destino” di Jacopo Brogi Un racconto potente sulle aspirazioni, le sfide e la dignità di un popolo che rivendica il diritto di autodeterminarsi. > Ore 19:00 – Presentazione del libro   “Islam tra colonizzazione e imperialismi” di Maria Morigi Un saggio che attraversa secoli di storia, dall’espansione coloniale europea alle contraddizioni del mondo contemporaneo, mettendo in luce il ruolo dell’Islam come spazio di resistenza e identità. Saranno presenti: Maria Morigi, autrice del libro Jacopo Brogi, autore del documentario Alessandro Fanetti, fotografia e riprese Un’occasione per comprendere l’Iran non come “nemico”, ma come protagonista di una storia di dignità, indipendenza e autodeterminazione. L’evento è una iniziativa organizzata dall’Associazione Marx21. Lorenzo Poli