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Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell’incendio per colpire un’esperienza sociale e abitativa
COMUNICATO STAMPA GIÙ LE MANI DA SPIN TIME. ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA AL CENTRO DI ROMA L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo sperimentato fattualmente la difficoltà di reperire spazi per iniziative culturali e sociali a Roma tra richieste economiche spropositate e ostatoli burocratici e logistici notevoli. Spin Time, con i suoi locali e il personale tecnico qualificato, si è mostrato per due anni consecutivi all’altezza delle richieste che ponevamo e infatti per due anni consecutivi l’Osservatorio ha svolto l’appuntamento del Convegno nazionale e l’assemblea nazionale (Convegno 2024 e Convegno 2025) nei suoi locali, potendo anche usufruire dello spazio ristorativo con pietanze frugali, ma dall’alto valore conviviale e sociale. Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d’incendio sviluppatosi qualche giorno fa sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all’edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile. Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell’occasione per mettere in discussione il diritto all’abitare e l’esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo, denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l’incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un’occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone e per associazioni come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che di quegli spazi ha beneficiato. Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli/delle abitanti, non di trasformare un’emergenza in un’operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza. LA SOLIDARIETÀ NON SI SGOMBERA. DIFENDERE SPIN TIME SIGNIFICA DIFENDERE IL DIRITTO ALL’ABITARE, LA CULTURA, IL MUTUALISMO E GLI SPAZI SOCIALI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma. A Spin Time la polizia dentro il palazzo e le famiglie ancora per strada
La situazione a Spin Time è questa. Il palazzo , che non sembra affatto in una grave condizione rispetto all’agibilità, è stato praticamente occupato dalla polizia che si alterna nei turni all’interno. Intorno ci sono i blindati e le famiglie stanno in mezzo alla strada con quasi 40 gradi di […] L'articolo Roma. A Spin Time la polizia dentro il palazzo e le famiglie ancora per strada su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
Roma. Incendio allo Spin Time. La destra ne approfitta e chiede lo sgombero
Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo occupato di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme. L’incendio a quanto pare è stato circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato […] L'articolo Roma. Incendio allo Spin Time. La destra ne approfitta e chiede lo sgombero su Contropiano.
July 30, 2026
Contropiano
[Almere – Paesi Bassi] Ma sì, i data center possono bruciare!
da Sans Nom, 21.07.26 Forse in tanti si ricordano dell’incendio del data center di OVH a Strasburgo nel marzo 2021, con i suoi circa quattro milioni di siti internet messi fuori servizio, e certamente un po’ di meno si ricordano di quello del data center di Daejong a settembre 2025, che aveva mandato in tilt 647 servizi dello Stato sud-coreano, centralizzati in questa nave di punta digitale con un assaggio di cenere. Perché sì, i data center possono bruciare e, aggiungerai un piccolo sorriso malizioso, se posso farlo accidentalmente e dall’interno, perché non potrebbero anche volontariamente e dall’esterno? Per alimentare il dibattito, un nuovo esempio è venuto da Almere, città di circa 230’000 abitanti situati sulla riva opposta della capitale olandese, per partecipare al banchetto di immaginari infiammati. E’ lo scorso 7 maggio, verso le 8:30 del mattino, che un allarme anti-incendio è scattato in uno dei data center del nord della città, provocando l’evaquazione del suo personale, la reclusione della popolazione circostante avvolta dai fumi tossici e l’arrivo in forze dei pompieri trenta minuti più tardi. L’incendio del centro di dati di Almere, presto classificato come maggiore e aggidentale, ha portato i vigili del fuoco a lottare per circa 12 ore di fila contro le fiamme affrontando il paradosso che sono partite proprio nel luogo che avrebbe dovuto garantire la continuità del flusso: la sala di raffreddamento tecnica situata sul retro degli edifici che ospitano anche i generatori di emergenza e il cosiddetto “sistema di alimentazione ininterrotta” (UPS-ASI). Senza contare che i serbatoi sotterranei, contenenti quasi un milione di litri di diesel per poter fornire questi sistemi di backup autonomi in caso di interruzione di corrente o sabotaggio, sono stati a loro volta colpiti. Alla fine, la totalità di questi locali tecnici è stata distrutta su tre piani, contemporaneamente a una parte dell’approvvigionamento elettrico del data center da 26’000 metri quadrati e 11 megawatt, che appartiene a Keppel DC REIT ed affittato alla società olandese NorthC, che già gestisce circa altri venti centri nei Paesi Bassi, Germania e Svizzera. Di fronte al disastro, NorthC ha rapidamente messo avanti il fatto che le fiamme non sono riuscite ad arrivare ai loro preziosi server, ma questa piccola vanteria non è riuscita a mascherare il fatto che erano comunque messi fuori servizio dopo il blackout generale causando interruzioni a cascata di servizio. Bisogna dire che l’incendio del data center di Almere non solo è riuscito a privare di dati il sistema cloud di IBM (sito “Amsterdam 03”) per quasi cinque giorni, ma che NorthC riuscì a riavviare tutti i suoi flussi con difficoltà solo dopo una settimana, il 13 maggio, dopo aver fatto tirare con urgenza più di un chilometro di cavi ad alta tensione, fatto arrivare sul luogo una ventina di generatori potenti, etc. Quanto alle conseguenze pratiche, è dal 7 maggio mattina che la Camera di Commercio Olandese (KVK), il comune di Dronten e il servizio regionale di gestione delle acque (HDSR, responsabile di dighe, canali, etc.) hanno segnalato gravi malfunzionamenti informatici mentre l’Università di Utrecht ha dovuto chiudere la maggior parte dei suoi edifici dal giorno successivo al 12 maggio, annullando numerosi esami programmati sia da remoto che in presenza. Il taglio improvvisato dell’accesso ai contenuti dei suoi server in effetti ha bloccato il funzionamento dell’extranet, ma anche la gestione dei pass digitali posti all’ingresso di ogni edificio e laboratorio di ricerca. Quanto alle aziende, è stata prima Brittany Ferries a indicare di essere stata privata del sistema di prenotazione online, seguita dalla compagnia di traghetti Rederij Doeksen, le cui scansioni automatiche del controllo dei biglietti smisero di funzionare, poi furono gli autisti di autobus e tram della regione di Utrecht ad annunciare di aver perso ogni contatto con il centro di controllo e coordinamento della loro compagnia di trasporto (Transdev). Allo stesso modo, diverse cliniche e studi medici hanno dichiatato di aver perso l’accesso ai dati e ai contatti dei loro pazienti, mentre l’Ufficio Statistico Olandese (Centraal Bureau voor de Statistiek, CBS) il 16 maggio ha confermato che i suoi database sulla popolazione e le attività del paese erano stati inaccessibili per diversi giorni. Ad oggi sono passati due mesi e questo bell’incendio non ha certamente intaccato l’arroganza dei tecnici del dominio, ad esempio in termini di ridondanza del flusso, sia elettrico che di dati. Ma chissà se non si potrà alimentare l’immaginazione delle creature della notte, per esempio in termini di giganti dai piedi di argilla sia per il punto di partenza sia per le conseguenze delle fiamme di Almere? [Riassunto della stampa olandese, 7-15 maggio 2026]
Vvf muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme
Alessandro Marchì, 59 anni, (nella foto), Vigile del fuoco del Comando provinciale di Caltanissetta, ha trovato la morte mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio divampato ieri mercoledi’ in contrada Mimiani, nel territorio di San Cataldo. Un Vigile del fuoco, a 59 anni, può rimanere per […] L'articolo Vvf muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme su Contropiano.
July 23, 2026
Contropiano
AMBIENTE: INCENDIO ALLA VALLI SPA DI LONATO DEL GARDA. QUALI I RISCHI SANITARI PER LA POPOLAZIONE?
Sono servite oltre 24 ore di lavoro intenso per spegnere l’ultimo focolaio di incendio divampato a Castel Venzago di Lonato domenica pomeriggio in un capannone della Valli spa, azienda specializzata nel trattamento e gestione di rifiuti, plastica in particolare. Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza hanno coinvolto 35 vigili del fuoco contemporaneamente, provenienti da tutta la provincia di Brescia e oltre, con 4 squadre con autopompa (aps), 3 autobotti, 2 autoscale, un mezzo speciale dall’aeroporto di Montichiari: nella sola giornata di domenica sono stati utilizzati più di 40mila litri d’acqua. Una colonna di denso fumo nero si è levata in cielo per chilometri, visibile da chilometri di distanza destando preoccupazione tra tutti gli abitanti del basso Garda. A Lonato resta in vigore l’ordinanza firmata dal sindaco Nicola Bianchi che obbliga residenti e attività – nel raggio di 1 km dallo stabilimento Valli spa – a tenere le finestre chiuse ed evitare di stare all’aperto, evitare l’assunzione di alimenti o acqua lasciati all’aperto e potenzialmente contaminati, non mangiare frutta e verdura dagli orti, mantenere gli animali d’affezione e da cortile all’interno di locali chiusi. Alcune aziende di Lonato, nella giornata di lunedì, hanno mandato a casa i propri dipendenti per via dell’aria a tratti irrespirabile. Il monitoraggio dell’aria nel frattempo continua senza sosta, affidato ad Arpa Lombardia e proseguirà per alcuni giorni fino al ripristino delle condizioni ordinarie di qualità dell’aria. Quali i rischi sanitari per la popolazione? Celestino Panizza ISDE Brescia(medici per l’ambiente) Ascolta o scarica 
July 14, 2026
Radio Onda d`Urto
CRISI CLIMATICA: DEVASTANTE INCENDIO NEI BOSCHI DELL’ANDALUSIA. ALMENO 12 MORTI E 19 DISPERSI
È salito a 12 morti il bilancio delle vittime dell’incendio boschivo scoppiato giovedì vicino ad Almeria, in Andalusia. Le vittime sono rimaste intrappolate in auto o a piedi, lungo alcuni sentieri vicini a zone di villeggiatura, durante la fuga. Il bilancio potrebbe però aumentare dato che risultano 19 persone disperse. Sarebbero invece 8 i feriti. L’incendio potrebbe essere scoppiato a seguito della caduta di un cavo elettrico che ha incendiato la vegetazione secca prima di propagarsi nella foresta circostante, ma l’ipotesi non è ancora stata confermata dalle autorità. Non è il primo incendio che si sviluppa nel Paese durante un’estate segnata caratterizzata da un caldo torrido – senza soluzione di continuità – per l’Europa occidentale: sempre giovedì e sempre in Andalusia c’è stato un incendio a Estepona, che a causa del vento si è gradualmente propagato verso nord, in direzione del comune di Benahavís, nel frattempo un altro incendio si è sviluppato a Córdoba. Questo mentre negli ultimi giorni altri grossi incendi avevano causato danni sui Pirenei, al confine con la Francia. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Rolando d’Alessandro compagno italiano che, da oltre 40 anni, vive a Barcellona. Ascolta o scarica.
July 10, 2026
Radio Onda d`Urto
La sicurezza dei lavoratori è a rischio alla BRT
Dieci giorni fa un lavoratore è morto per “incidente” nel magazzino BRT di Settimo Torinese, mercoledi c’è stato il rogo in un magazzino del milanese, e questo dopo che USB da mesi denuncia le condizioni di scarsa sicurezza sul lavoro negli impianti della multinazionale francese. USB ha richiesto misure strutturali (ventilatori e […] L'articolo La sicurezza dei lavoratori è a rischio alla BRT su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano
AGGIORNAMENTO DAL CPR TORINESE
In questo inizio estate bollente, il CPR di corso Brunelleschi continua ad essere segnato da violenze contro chi è rinchiuso, così come da momenti di ribellione. E’ in corso il…
June 29, 2026
No CPR torino
[Saverdun, Ariège, Francia]: attacco incendiario danneggia gravemente una cava di inerti
> Da Attaque, 22.04.26 Mercoledì 22 aprile 2026, Actu.fr Un incendio “di grandi proporzioni” è divampato nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 aprile 2026 presso lo stabilimento dell’azienda di inerti Denjean a Saverdun, nell’Ariège, come riportato dai nostri colleghi de La Dépêche du Midi. La notizia è stata confermata dalla procura e dalla prefettura ad Actu Occitanie. «43 vigili del fuoco e 11 veicoli» del Servizio dipartimentale antincendio e soccorso dell’Ariège (Sdis 09) sono stati mobilitati sul luogo dell’incendio, come riferito dalla prefettura ad Actu Occitanie. […] «Non si registrano vittime, grazie al rapido e efficace intervento di circa 50 vigili del fuoco, dei servizi di soccorso e delle forze dell’ordine», ha dichiarato il sindaco di Saverdun, Philippe Calleja. «In base alle informazioni di cui disponiamo, l’incendio sembra essere di origine dolosa. Attenderemo i risultati delle indagini prima di rilasciare qualsiasi commento». Tuttavia, se questa ipotesi fosse confermata, condanneremmo qualsiasi ricorso alla violenza». Contattata da Actu Occitanie, l’azienda Denjean non ha rilasciato commenti riguardo alla durata della chiusura degli impianti e alla cassa integrazione che colpisce i suoi dipendenti. Un altro articolo dello stesso giornale precisa inoltre che «l’incendio, pur non avendo causato vittime, ha fortemente danneggiato il sito». La Gazzetta dell’Ariège, nell’edizione odierna, precisa che «[…] attraverso il suo presidente Jean-Philippe Sannac, la Comunità dei Comuni delle Porte d’Ariège Pyrénées ha comunicato che «un grave incendio, causato da diversi focolai simultanei, ha completamente distrutto le infrastrutture della Denjean Granulats» e che «[…] da parte sua, il procuratore della Repubblica Olivier Mouysset ha indicato che questa notte è stato avviato un procedimento giudiziario per «distruzione di beni altrui con mezzi pericolosi per le persone tramite associazione a delinquere [bande organisée]», a seguito dell’incendio dei nastri trasportatori di grandi escavatori installati nelle cave che producono inerti. L’indagine è stata affidata alla sezione investigativa di Tolosa e alla brigata investigativa di Pamiers che opereranno in collaborazione. «Allo stato delle prime constatazioni effettuate sul posto e condotte con urgenza, la tesi dell’incidente sembra poter essere scartata», aggiunge il magistrato di Fuxé. «Sono ora messi in atto tutti i mezzi per identificare le cause precise dell’incendio, i responsabili e giungere così al più presto alla verità […]».