Tag - riders

Rider: mercoledì 30 settembre in assemblea e in corteo a Milano
DOPO DIECI ANNI DI COTTIMO ANCORA SI PARLA DI “CAUTELA”. QUANDO LA LIBERTÀ D’IMPRESA È LIBERTÀ DI SFRUTTARE. La decisione del GIP di Milano sul controllo giudiziario di Glovo contiene un passaggio che non possiamo ignorare: il giudice mantiene il controllo giudiziario sulla società, riconoscendo la necessità di verificare il raggiungimento di livelli retributivi sufficienti, ma respinge la richiesta della Procura di qualificare i rider come lavoratori subordinati, richiamando la necessità di limitare l’intervento in nome della libertà d’impresa… Da dieci anni le piattaforme del food-delivery hanno costruito il proprio modello di business sulla precarietà dei rider, sul cottimo, sul controllo algoritmico e su compensi da fame, e oggi ci viene ancora chiesto di procedere con “cautela” per non interferire con il modello d’impresa. Il paradosso è evidente: quando a non essere economicamente sostenibili sono i salari dei rider, si chiama mercato; quando rischiano di non esserlo i profitti dell’impresa dopo l’applicazione delle regole, improvvisamente diventa un problema collettivo. E allora bisogna essere responsabili, prudenti, graduali. Ma responsabili verso chi? La domanda va finalmente rovesciata: da cosa dovremmo salvare queste imprese? Dall’obbligo di pagare il lavoro? Dal versare i contributi previdenziali che non hanno versato? Dal restituire allo Stato quanto sarebbe stato dovuto se quei rapporti fossero stati inquadrati correttamente? Quanto deve durare ancora la “cautela” nei confronti delle imprese sotto controllo giudiziario per caporalato? Perché devono essere i singoli rider, uno per uno, a conquistarsi davanti a un giudice ciò che il funzionamento concreto della piattaforma rende già evidente? Il Decreto Primo Maggio ha introdotto una presunzione relativa di subordinazione in presenza di elementi di controllo e direzione esercitati anche attraverso sistemi algoritmici. Ma se, quando si arriva al primo grande caso concreto, la questione viene nuovamente rimessa ai singoli rapporti e ai contenziosi individuali, è legittimo chiedersi quale sia la reale efficacia di quella norma. E c’è poi la questione del tempo di lavoro, che rende il paradosso ancora più evidente. Il Tribunale di Torino ha appena riconosciuto a un rider Glovo non solo la subordinazione e la reintegra, ma anche che il tempo trascorso in attesa degli ordini è tempo di lavoro e deve essere retribuito. L’amministratore (o difensore?) giudiziario, invece, ancora discute non soltanto se debba essere pagata l’intera messa a disposizione del rider, ma persino se debba essere riconosciuto integralmente il tempo effettivamente impiegato per una consegna. La motivazione? Il rider potrebbe deviare dal percorso ottimale per andare a ritirare o consegnare un ordine per un’altra piattaforma. Un’ipotesi formulata in termini puramente eventuali, senza che venga indicato alcun accertamento concreto che dimostri che quei tempi più lunghi corrispondano effettivamente a seconde consegne. Il risultato è paradossale: invece di dover dimostrare che il lavoratore non stava lavorando per Glovo, si presume che una parte del suo tempo di consegna possa essere dedicata ad altro e, sulla base di questa supposizione, quel tempo viene preventivamente sottratto alla retribuzione. Viene quasi da chiedersi: ma la giurisprudenza degli ultimi dieci anni l’ha letta? Perché la sua posizione è esattamente quella degli avvocati di Glovo: gli stessi argomenti sull’autonomia, gli stessi distinguo sul tempo di lavoro, la stessa ossessione per il singolo rapporto da sezionare caso per caso, la stessa resistenza a chiamare subordinazione ciò che i Tribunali continuano a riconoscere come tale. È la linea che Glovo porta in giudizio da dieci anni e con cui perde da dieci anni nei tribunali di tutta Italia. A questo punto delle due l’una: o dieci anni di sentenze sono improvvisamente diventati carta straccia, oppure è piuttosto singolare che l’amministrazione incaricata di controllare Glovo finisca per recitare, praticamente parola per parola, la memoria difensiva di Glovo. E tutto questo mentre la Procura ha rilevato che, con il sistema proposto da Glovo, resta fuori dalla paga circa il 30% dell’attività di consegna dei rider. Non è una questione contabile: se il rider sta effettuando una consegna o è a disposizione della piattaforma, quel tempo non può semplicemente scomparire dal salario per trasformarsi in margine d’impresa. Ma il GIP indica anche la strada della contrattazione tra le parti sociali e proprio qui emerge un’altra questione decisiva: chi rappresenta davvero i rider? La questione non può essere rinviata all’infinito: né ai singoli Tribunali del lavoro, né a tavoli negoziali nei quali la rappresentanza dei lavoratori viene data per scontata. Si misurino le deleghe, le vertenze, le mobilitazioni, la presenza reale nei luoghi di lavoro e il consenso tra i lavoratori e le lavoratrici. La rappresentanza non può essere attribuita dalle piattaforme né stabilita semplicemente in base a chi viene invitato al tavolo della contrattazione, che si sa, spesso e volentieri sono solo i sindacati di “comodo” delle aziende a presenziare… se poi è lo stesso sindacato che ha sottoscritto con Assodelivery il ccnl rider che ha portato al controllo giudiziario di Glovo e Deliveroo, la prova del nove è fatta. Un diritto che, per essere esercitato, deve essere fatto valere individualmente da migliaia di lavoratori davanti ai Tribunali del lavoro, dopo anni di sfruttamento, suona più come un sopruso, soprattutto se dietro a tale decisione sta ancora l’idea di tutelare la “libertà d’impresa” di chi è accusato di caporalato. Per questo mercoledì 30 settembre a Milano ci ritroveremo nella sede USB di via Padova 234 per un’assemblea dei rider, a cui seguirà un corteo. L’USB non arretrerà, non siamo schiavi! Unione Sindacale di Base
September 23, 2026
Pressenza
AI: dalla soluzione del problema matematico del millennio ai riders, senza sicurezza
L’8 settembre OpenAI ha annunciato di aver prodotto una soluzione al problema dell’esistenza e regolarità delle equazioni tridimensionali di Navier-Stokes, uno dei sette Millennium Prize Problems. Se la dimostrazione supererà definitivamente il vaglio della comunità matematica, si tratterà di un risultato storico, non soltanto perché riguarda una questione rimasta aperta […] L'articolo AI: dalla soluzione del problema matematico del millennio ai riders, senza sicurezza su Contropiano.
September 21, 2026
Contropiano
Sottocosto
di   Mauro Armanino Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole, quando smettono di raccontare …
September 4, 2026
Osservatorio Repressione
USB: Sicurezza dei rider, la sentenza conferma le responsabilità di Glovo
Una nuova e importante ordinanza emessa d’urgenza del Tribunale di Torino – e passata in giudicato il 20 agosto 2026 – ha riconosciuto gravi omissioni in materia di sicurezza – sia nella valutazione dei rischi che nella predisposizione delle misure di sicurezza –  è ha disposto precise misure a tutela del lavoratore. La sentenza impone a Glovo di garantire al rider calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato alle varie condizioni climatiche (estate-inverno-pioggia), un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini e l’accesso gratuito ai servizi igienici, oltre i dispositivi per le alte temperature (copricapo con visiera, occhiali da sole con filtri UV, crema solare ad alto fattore protettivo superiore a 30, sali minerali idrosolubili, borraccia termica e acqua). Sebbene sia intervenuta una pronuncia dell’autorità giudiziaria, Glovo non ha adottato le tutele e i presidi prescritti dal Tribunale. È un fatto gravissimo, che conferma quanto USB sostiene da sempre: Glovo continua a comportarsi come se fosse al di sopra delle regole e delle decisioni delle istituzioni italiane, anche quando vi è un ordine diretto dell’autorità giudiziaria. La sicurezza dei rider continua a essere un problema da scaricare sui lavoratori! Non si tratta quindi soltanto di una pronuncia sulle carenze della piattaforma in materia di sicurezza, ma del riconoscimento concreto degli obblighi che Glovo deve assumersi nei confronti dei rider. E’ quindi fondamentale che le istituzioni se ne occupino. Come USB abbiamo già segnalato questa situazione alle istituzioni competenti e agli organi di vigilanza. La sentenza di Torino rappresenta un precedente importante: dimostra che il lavoro dei rider non può essere separato dalla responsabilità dell’azienda sulla salute e sulla sicurezza e che il riconoscimento della subordinazione significa anche diritto alla sicurezza, strumenti di lavoro e tutele effettive. Unione Sindacale di Base
August 25, 2026
Pressenza
LAVORO: MERCOLEDÌ 15 LUGLIO SCIOPERO DEI RIDERS, SENZA PAGA DURANTE LE ORE DI STOP PER IL CALDO ESTREMO
Inizia un’altra settimana di caldo estremo dovuto alla crisi climatica, con i suoi gravi effetti sull’ambiente e sulla salute umana. La fase più intensa è attesa tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio, con temperature che possono comportare gravi rischi per la salute, soprattutto quella di chi è costretto a lavorare all’aperto, come i riders. I ciclofattorini del food-delivery sono pagati a consegna, dunque, per loro, non effettuare le consegne significa, di fatto, non ricevere lo stipendio. Lavoratori e lavoratrici del settore incroceranno allora le braccia mercoledì 15 luglio, per uno sciopero che coinvolgerà i riders di Glovo, Deliveroo e Just Eat.  A Milano si terrà una manifestazione che partirà dalla stazione Centrale. Nel mirino della protesta c’è l’applicazione di un’ordinanza, valida fino alla fine di settembre, che impone il blocco delle attività di consegna durante le ore più calde della giornata per tutelare la salute dei lavoratori. Secondo i sindacati, però, questa misura di sicurezza si sta traducendo in una perdita di stipendio per una categoria già iper precaria e sfruttata. Per i sindacati l’unica soluzione è l’assunzione dei ciclofattorini – ora assunti come autonomi o “para-autonomi” – come lavoratori subordinati. In questo modo le piattaforme si assumerebbero finalmente “la responsabilità di garantire continuità reddituale anche durante le fasce orarie in cui le consegne vengono sospese per ragioni di salute e sicurezza”. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto, per alcune considerazioni, l’economista Guido Viale, ricercatore in ambito economico, sociale e ambientale. Ascolta o scarica
July 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Puntata del 05/05/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato l’evento intitolato: Il lavoro e l’America Latina nell’era delle piattaforme – Lavoro, informalità e gig economy tra libri, politica e musica che si svolgerà venerdì 8 maggio presso Salone Sala Musica al Cecchi Point. Per parlarne abbiamo intervistato Federico De Stavola, autore del libro “A sud della piattaforma – Flussi logistici, economie barocche e capitalismo digitale in America Latina”. Nell’intervista siamo partiti con la descrizione del suo libro, che si addentra nella descrizione del fenomeno per il quale i “nuovi” lavori creati dalla gig economy sono andati a sostituire una serie di lavori informali che già tradizionalmente erano svolti dalle fasce più povere della popolazione (nel caso di studio specifico del testo di De Stavola parliamo del Messico). Questo ha portato ad un peggioramento delle vite di questi lavoratori perchè di fatto sono passati da un vero impiego autonomo ad uno falso, dove l’effettivo datore di lavoro è costituito da un algoritmo che spinge ad un forte sfruttamento a fronte di una paga misera. Oltre al libro di De Stavola, in questo incontro verrà presentato anche un testo di Gianmarco Peterlongo e ci saranno gli interventi di Alessandro Peregalli (Università Federale Diamantina) e Susanna de Guio (sociologa) per tracciare un quadro sui moderni capitalisti che sono saliti alla ribalta delle scene politiche di vari paesi dell’America Latina e Centrale modificando il volto dello sfruttamento in questi paesi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Mariano RSU FIOM nello stabilimento della Leonardo divisione aeronautica di Caselle su i due comunicati de* lavorat* degli stabilimenti del torinese. I 2 comunicati, uno dello stabilimento di Caselle e l’altro dello stabilimento di Torino, spingono nella stessa direzione -> verso uno sciopero nazionale generale unitario dei “sindacati antifascisti” per la liberazione della Palestina ed affianco alla Global Sumud Flotilla. Per dare continuità e valore politico/sindacale alle mobilitazioni di questo autunno/inverno e per dare corpo allo schierarsi della classe operaia che dall’interno delle fabbriche di armi non vuole/può più accettare che la produzione di Leonardo contribuisca allo sterminio genocida del popolo palestinese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giuseppe Gomini RSU FIOM Ducati motori a Bologna sulla petizione che si trova su: https://www.change.org/p/sciopero-generale-per-la-flotilla?recruited_by_id=00167a60-1242-11f0-949f-a1afb148fded&recruiter=1370714622&share_id=SHcvbyCx5W Giuseppe chiede di firmare per fare pressione direttamente dalla base operaia per uno sciopero generale in solidarietà alla Global Sumud Flotilla: “La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale”. Buon ascolto
Il Proletariato ha le Piume
di Paperino. Monologo raccolto da Fabrizio Melodia (*). A seguire un percorso – molto serio – di letture. Prendetela come una «scor-data» per i 90 anni di Donald Duck.   Mi chiamo Paperino. Sono un lavoratore. Forse mi conoscete. Forse avete riso delle mie disavventure, delle mie esplosioni di rabbia, dei miei fallimenti continui. Forse pensate che io sia semplicemente
Riders in sciopero in tutta Italia
“Si lavora per vivere, non per sopravvivere”. Con questo slogan, diventato ormai un simbolo della battaglia dei ciclofattorini, migliaia di riders sono scesi in piazza sabato 14 marzo in oltre 30 città italiane, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale indetta dalla Nidil Cgil per chiedere diritti, salari dignitosi e tutele contro lo sfruttamento che ancora caratterizza il settore del food delivery. https://www.facebook.com/NIdiLCGIL La manifestazione romana ha riempito piazza Re di Roma a partire dalle 11, con decine di riders di Glovo e Deliveroo che hanno esposto cartelli, slogan e i pannelli termici usati per le consegne trasformati in strumenti di protesta. Condizioni di lavoro estreme: “Turni da 10 ore e 2 euro a consegna” La denuncia dei lavoratori riguarda turni massacranti – fino a 10 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana – e compensi che oscillano tra 2 e 4 euro a consegna, lontani da un salario ritenuto dignitoso dalla Costituzione. Lo ha ribadito da Roma la segretaria confederale Cgil Francesca Re David, parlando di “salari sotto la soglia di dignità” e di condizioni che espongono i riders a precarietà, zero tutele e rischi quotidiani. La mobilitazione arriva a pochi giorni dall’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al controllo giudiziario di Deliveroo e a gravi accuse per Glovo e le piattaforme coinvolte, accusate di mantenere migliaia di lavoratori in condizioni assimilabili al caporalato digitale. Le foto delle manifestazioni in tutta Italia Le richieste: contratto nazionale, tutele e fine del cottimo La Cgil chiede l’applicazione del Contratto collettivo nazionale Merci e Logistica, che garantirebbe ai riders non solo aumenti salariali, ma anche ferie retribuite, malattia, infortuni, tredicesima, quattordicesima e Tfr. Secondo i sindacati, un rider full time potrebbe arrivare a percepire circa 2.200 euro lordi al mese, contro gli attuali 1.200–1.500, spesso frutto di oltre 10 ore quotidiane in sella. “Serve un salto di qualità – spiega Simone Cioncolini della Nidil Cgil – per uscire dalla povertà lavorativa e garantire una vita dignitosa anche ai lavoratori migranti, che rappresentano una parte importante della categoria”. Un settore esploso negli ultimi anni Roma è una delle città con il maggior numero di riders: circa 7.000, una cifra in forte aumento rispetto ai 2.000 presenti cinque anni fa, complice la crisi economica e la crescita dei servizi di consegna esplosi durante la pandemia. Ogni giorno i ciclofattorini percorrono chilometri su bici o scooter, regolati da un algoritmo che decide tempi, distanze, punteggi e compensi. “È inaccettabile che il lavoro sia dominato da un’intelligenza artificiale che assegna turni e paghe senza trasparenza”, denuncia la Cgil.   Volantinaggi e iniziative diffuse nei punti caldi della città Oltre alla piazza, i riders hanno organizzato volantinaggi nei punti strategici di Roma dove solitamente si radunano in attesa degli ordini: piazza Vittorio, Termini, via La Spezia, via Appia e via Tuscolana. Obiettivo: spiegare direttamente ai clienti le ragioni della protesta e denunciare le storture del sistema. L’inchiesta di Milano: un’occasione per cambiare il settore Per la Cgil, l’inchiesta di Milano e la mobilitazione nazionale rappresentano “un’occasione storica” per avviare un cambiamento strutturale nel settore del food delivery e costringere anche Glovo e Deliveroo a riconoscere contratti veri, sul modello Just Eat, l’unica azienda che ha già firmato il contratto della logistica. “Basta sfruttamento”, hanno ribadito in coro i lavoratori in piazza Re di Roma, chiedendo che il Parlamento recepisca la direttiva europea sulle piattaforme e che il governo intervenga per mettere fine al cottimo digitale. Rete #NOBAVAGLIO
March 15, 2026
Pressenza
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera
Puntata del 03/03/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Elena, USB Milano, sul commissariamento di Foodinho (gruppo Glovo) e gli altri provvedimenti comminati a Deliveroo per caporalato. Il lavoro del rider si inserisce a pieno titolo nella logistica dell’ultimo chilometro e di fatto la magistratura smonta questa concezione del “lavoretto” da svolgere in autonomia, facciata utile a queste realtà per abbattere i costi aziendali in assenza di tutele piene e scaricando su* lavorat* i costi dei mezzi, degli strumenti, etc. La nostra ospite ha condiviso con noi i contenuti del momento pubblico di confronto e rilancio del settore rider tenutosi il 2 marzo a Milano alle ore 16.00 presso il CFUP in Viale Monza 140: “Il convegno nasce per trasformare le vertenze in proposta generale e piattaforma rivendicativa. Il nostro obiettivo è chiaro: Pagamento delle differenze retributive e contributive pregresse; Riconoscimento pieno della subordinazione; Assunzione diretta di tutti i rider; Applicazione del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della serata è stato quello della massiccia militarizzazione dei nostri territori, ne abbiamo parlato con Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori. Con lui abbiamo fatto un excursus storico riguardo i diversi ampliamenti di Camp Darby e del destino della futura sede del COMFOSE (Comando delle forze speciali dell’ esercito) che verrà installata sempre nella martoriata zona della macchia mediterranea tra Pisa e Livorno. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Domenico della Lear di Grugliasco sul destino dei lavorat* della fabbrica dove è chiaro che sta saltando la reindustrializzazione. Il nostro ospite ci ha spiegato che la multinazionale Usa interrompe le trattative con la newco italo-cinese Fipa che a Grugliasco vuole produrre piccole auto elettriche: restano in bilico 374 lavorat*. Buon ascolto