Tag - inchiesta

Dobbiamo credere che l’IDF abbia violentato prigionieri palestinesi con l’ausilio di cani?
Molti stanno leggendo con orrore e incredulità l’articolo di Nicholas Kristof (1) pubblicato sul New York Times, intitolato Il silenzio che accompagna lo stupro dei palestinesi. È davvero possibile che numerosi prigionieri palestinesi detenuti nelle strutture dell’IDF siano stati sottoposti ad abusi sessuali con l’ausilio di cani? Sembra una storia […] L'articolo Dobbiamo credere che l’IDF abbia violentato prigionieri palestinesi con l’ausilio di cani? su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano
A Roma presidio di denuncia e solidarietà con gli attivisti della flotilla
Dalle banchine militarizzate di Ashdod alle piazze bagnate della capitale, il filo rosso che unisce la resistenza non si spezza sotto i colpi della pirateria di Stato. L’assalto dei militari israeliani in acque internazionali contro la flottiglia umanitaria internazionale non è solo un atto di guerra contro la solidarietà, ma anche la dimostrazione plastica di un sistema coloniale all’ultimo stadio, che ha paura persino di imbarcazioni cariche di aiuti umanitari e sguardi umani. Questa volta le forze israeliane non si sono fermate alle intimidazioni: i militari hanno sparato direttamente contro le navi della Global Sumud Flotilla prima di abbordarle, un atto di violenza inaudita nel bel mezzo del Mediterraneo. Le immagini apparse ieri sugli schermi delle televisioni israeliane – a partire dai network di propaganda – e sui canali social del ministro Itamar Ben-Gvir evocano i fantasmi più cupi di Guantanamo e Abu Ghraib. Gli attivisti internazionali, uomini e donne, giovani e anziani, vengono mostrati in tv costretti per ore in ginocchio sulla pavimentazione del porto, con le mani legate dietro la schiena e la testa bassa. Intorno a loro, la coreografia grottesca del potere ripresa dalle telecamere: il ministro che sventola la bandiera dell’occupazione, gli altoparlanti che diffondono l’inno Hatikvah per spezzare la resistenza psicologica dei rapiti e i colleghi di governo che marchiano come “terrorista” chiunque rifiuti di girare la testa dall’altra parte di fronte al genocidio a Gaza. Ma i corpi si possono incatenare, la dignità no. Il silenzio coatto imposto dai militari dell’IDF e registrato dai media di regime è stato squarciato dal coraggioso grido di una donna che, a un millimetro dal naso di Ben-Gvir, gli ha sputato in faccia la verità che più temono: “FREE PALESTINE!”. Un secondo dopo era a terra, travolta dagli sgherri del dispositivo di sicurezza, ma quel grido ha bucato la censura ed è già arrivato nelle nostre piazze. Mentre i palazzi della politica si trincerano dietro i consueti equilibrismi diplomatici, i motori della giustizia a Piazzale Clodio hanno iniziato a girare di fronte a una barbarie impossibile da ignorare. Il pool investigativo guidato dal procuratore capo Francesco Lo Voi, con la procuratrice aggiunta Lucia Lotti e il pm Stefano Opilio, ha aperto un fascicolo contro ignoti con accuse pesantissime: sequestro di persona, rapina, danneggiamento con pericolo di naufragio e soprattutto l’infame crimine di tortura. L’inchiesta, che affonda le radici nelle denunce presentate lo scorso ottobre da 36 attivisti italiani, si muove ora verso la rogatoria internazionale da recapitare a Tel Aviv per pretendere i nomi dei responsabili e i presupposti giuridici del sequestro in acque internazionali. Un atto dovuto, certo, ma destinato a infrangersi contro il prevedibile muro di gomma delle autorità israeliane. Eppure, lo scenario investigativo vanta oggi un elemento di rottura dirompente. Il video diffuso trionfalmente sui social dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir si configura come una vera e propria confessione pubblica, una rivendicazione che solleva gli inquirenti romani dall’onere di identificare i carnefici. Il meccanismo giudiziario è pronto a scattare non appena i legali degli attivisti depositeranno il nuovo esposto. Con il coinvolgimento diretto di cittadini italiani, la Procura di Roma blinda la propria giurisdizione e punterà i riflettori dritti sul ministro israeliano. La conclusione politica, leggendo le carte di Piazzale Clodio, è inevitabile: qualunque accordo con Tel Aviv significa oggi stringere la mano a un apparato istituzionale formalmente sotto indagine per tortura di Stato. La risposta della Roma solidale non si è fatta attendere, inserendosi in un clima di forte scontro sociale. Lunedì 18 maggio, infatti, quando nel pomeriggio si è diffusa la drammatica notizia dei primi assalti israeliani in acque internazionali, la rabbia dei lavoratori che avevano aderito allo sciopero generale indetto dalla USB e che erano scesi in piazza si è saldata immediatamente con quella dei movimenti di solidarietà, dando vita nella serata a un corteo improvvisato che da Piazza dei Cinquecento ha attraversato il centro della città fino a raggiungere Piazza San Giovanni, anticipando la successiva e altrettanto partecipata mobilitazione dei giorni seguenti. Ieri, mercoledì 20 maggio, sotto una pioggia battente, centinaia di corpi, bandiere palestinesi, kefiah e cartelli hanno poi riempito lo slargo antistante Montecitorio, trasformando il grigiore del perimetro parlamentare in una cassa di risonanza della rabbia popolare. Le lacrime di coccodrillo del governo Meloni sono state rispedite al mittente con disprezzo. Dal megafono dei movimenti studenteschi e delle realtà di base la richiesta è risuonata limpida e senza sconti: tre anni di passerelle non valgono una sola azione concreta, l’unica parola d’ordine accettabile è l’embargo totale e immediato sulla vendita di armi a Tel Aviv e l’interruzione di ogni accordo commerciale, accademico e militare. La piazza lo ha gridato chiaramente: viviamo in un Paese governato da un’ipocrisia criminale. Se un altro Paese avesse sparato contro navi civili in acque internazionali, trattenuto cittadini italiani e operatori umanitari e li avesse poi esposti pubblicamente, l’opinione pubblica probabilmente avrebbe parlato di un grave incidente internazionale. Nel caso di Israele, invece, la reazione politica e diplomatica è più cauta e non sempre coerente con la gravità delle contestazioni sollevate. La mobilitazione davanti alla Camera rappresenta un momento di attenzione pubblica su quanto accaduto e sulla condizione degli attivisti coinvolti nella spedizione definita umanitaria. Resta ferma la richiesta di chiarimento sulla sorte delle persone fermate e sulla loro immediata liberazione. Più in generale, si ribadisce la necessità di porre fine alle violazioni del diritto internazionale e di adottare misure politiche e diplomatiche adeguate, incluse eventuali sanzioni. Perché la solidarietà verso il popolo palestinese non è un astratto principio diplomatico, ma carne, sangue e resistenza: un fuoco vivo che nessuna pioggia e nessun sopruso in mezzo al mare potrà mai spegnere. Giovanni Barbera
May 21, 2026
Pressenza
La banda della Uno bianca/1. E’ l’ora della verità
Le vicende della cosiddetta Banda dell’Uno Bianca che ha operato in Emilia Romagna tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta sono di nuovo al centro dell’attenzione mediatica. Quegli avvenimenti sono una doppia ferita ancora aperta sia per chi ne è stato a suo […] L'articolo La banda della Uno bianca/1. E’ l’ora della verità su Contropiano.
May 15, 2026
Contropiano
Cattive Acque / Dark Waters: il volto umano della crisi climatica
L’inchiesta fotografica di Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello per la Carovana Ecologista di maggio. Comunicato Stampa Inaugura il 19 maggio alle ore 18, presso la Galleria Dis-Ordine dei Cavalieri della Malta e di Tutti i Colori di Ravenna (Via Massimo D’Azeglio, 42), la mostra fotografica Cattive Acque / Dark Waters. Al centro dell’esposizione, l’impatto del colosso Eni sull’accesso alle risorse idriche e sulle comunità locali. L’evento vedrà la partecipazione del duo musicale Cessate il Fuoco. Dal 20 al 23 maggio la mostra potrà essere visitata dalle ore 17 alle 19. L’esposizione è inserita nel programma della Carovana Emilia Romagna-Diritti e Rovesci, un’iniziativa organizzata da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia-Romagna). Il percorso, che ha preso avvio in aprile e si concluderà in giugno, tocca luoghi simbolo, tra cui Ravenna il 23 maggio, per denunciare gli impatti del sistema fossile, e promuovere la giustizia climatica. La mostra Cattive Acque / Dark Waters è un’inchiesta visiva realizzata da Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello. Il progetto, frutto di una ricerca internazionale finanziata dal Journalismfund Europe, documenta attraverso immagini il confronto impari tra le popolazioni locali ed ENI, il gigante energetico a partecipazione statale, mettendo in luce le drammatiche conseguenze ambientali e sociali delle attività estrattive in questi territori. In Basilicata, regione che fornisce il 25% dell’acqua sorgiva del Sud Italia, oltre 140.000 residenti hanno subito pesanti razionamenti idrici tra il 2024 e il 2025. Al centro delle denunce di cittadini ed esperti c’è la diga del fiume Camastra, al tempo prosciugata: l’indice viene puntato contro le trivellazioni petrolifere e la deviazione di risorse idriche operata da Eni, che avrebbero aggravato una crisi già resa critica dal cambiamento climatico. A migliaia di chilometri di distanza, ad Aggah, nel Delta del Niger, la situazione è speculare. Qui l’acqua non manca, ma è imbevibile e mortale, contaminata da decenni di sversamenti di greggio e attività estrattive che hanno distrutto l’ecosistema e la salute degli abitanti. L’appuntamento di Ravenna rappresenta una tappa fondamentale della “Carovana” in Emilia-Romagna con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla giustizia climatica. Il passaggio della mostra a Ravenna assume un valore simbolico particolare: la città, cuore del comparto energetico romagnolo, è oggi al centro del dibattito per progetti come il rigassificatore e lo stoccaggio di CO2. Il percorso della Carovana diventerà inoltre un docufilm finanziato dal basso per narrare le vertenze di un territorio che chiede a gran voce una transizione ecologica reale.   Coordinamento ravennate “Per il Clima– Fuori dal Fossile” Ravenna, 10 maggio 2026 Redazione Romagna
May 11, 2026
Pressenza
LAVORO: NUOVA INDAGINE DELL’ANTITRUST SU GLOVO E DELIVEROO, “INFORMAZIONI INGANNEVOLI SUGLI STANDARD ETICI”
La Guardia di Finanza ha condotto nuove ispezioni nelle sedi italiane delle piattaforme digitali Glovo e Deliveroo. L’Agcom ha disposto un’istruttoria nei loro confronti per condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Le società, spiega l’Antitrust, avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (ad esempio, nel codice etico e sul loro sito web nelle sezioni “chi siamo”), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponde al vero. Secondo la sola Procura di Milano, infatti, sono almeno 200mila i rider assunti e fatti lavorare in condizioni di sfruttamento. “È sicuramente ottimo che le istituzioni si siano attivate”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’avvocata del lavoro Giulia Druetta, che si occupa da tempo di vertenze e inchieste relative al settore. Tuttavia, aggiunge Druetta, “registro anche il fatto che da dieci anni, dal 2016 a oggi, la situazione peggiora e la condizione dei riders è sempre peggiorata nel tempo, sia a livello contrattuale che a livello salariale“. “Il punto – aggiunge l’avvocata del lavoro sulle nostre frequenze – è che queste piattaforme non hanno capito la lezione perché ogni volta riescono a eludere i controlli, le sanzioni, e ad andare avanti, come se niente fosse, assumendo migliaia di lavoratori con contratti occasionali e mettendoli per strada con – se va bene – un caschetto”. “Credo ci sia un’emergenza lavoro importante e i rider siano stati quei lavoratori che ce l’hanno sbattuto in faccia”, conclude Giulia Druetta. L’intervento su Radio Onda d’Urto di Giulia Druetta, avvocata del lavoro che si occupa da tempo delle vertenze dei rider impiegati nelle piattaforme del food delivery. Ascolta o scarica.
La destra e la Procura di Napoli a caccia di fantasmi
Nei giorni scorsi la Procura di Napoli ha disposto una serie di perquisizioni e sequestro di contenuti digitali contro alcuni iscritti ai Carc. Il reato ipotizzato è “associazione sovversiva e apologia di reato in favore delle Brigate Rosse e delle “nuove Brigate Rosse”. Una ipotesi, quella dei magistrati napoletani, che si […] L'articolo La destra e la Procura di Napoli a caccia di fantasmi su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
MILANO: LA PROCURA IPOTIZZA TURBATIVA D’ASTA E RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO PER LA VENDITA DI SAN SIRO
9 indagati a Milano nell’ambito dell’ennesima inchiesta tra cemento e speculazione, stavolta con al centro lo stadio di San Siro. Tra i reati ipotizzati, turbativa d’asta e rivelazione del segreto di ufficio. Per la vendita dello stadio di San Siro lo scorso ottobre il Comune aveva incassato 197 milioni di euro. Tuttavia secondo la Procura: “Inter e Milan sono stati favoriti dal Comune per la vendita dello stadio”. Perquisiti tra gli altri l’avvocata consulente dell’Inter, ex assessora all’Urbanistica poi vicesindaca della giunta Pisapia, Lucia De Cesaris e l’ex assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano Giancarlo Tancredi. Sotto esame 2 advisor dei rossoneri e 2 manager nerazzurri. Il sindaco di Milano Beppe Sala però non intende stoppare l’operazione o fare marcia indietro, poiché a suo avviso la procedura è stata “condotta nell’interesse pubblico”, nonostante le feroci contestazioni di movimenti, ambientalisti e residenti, oltre che di un pezzo della sua stessa maggioranza, come i Verdi. Abbiamo raccolto il commento di Luca Trada del Collettivo Off Topic di Milano. Ascolta o scarica
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Riders in sciopero in tutta Italia
“Si lavora per vivere, non per sopravvivere”. Con questo slogan, diventato ormai un simbolo della battaglia dei ciclofattorini, migliaia di riders sono scesi in piazza sabato 14 marzo in oltre 30 città italiane, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale indetta dalla Nidil Cgil per chiedere diritti, salari dignitosi e tutele contro lo sfruttamento che ancora caratterizza il settore del food delivery. https://www.facebook.com/NIdiLCGIL La manifestazione romana ha riempito piazza Re di Roma a partire dalle 11, con decine di riders di Glovo e Deliveroo che hanno esposto cartelli, slogan e i pannelli termici usati per le consegne trasformati in strumenti di protesta. Condizioni di lavoro estreme: “Turni da 10 ore e 2 euro a consegna” La denuncia dei lavoratori riguarda turni massacranti – fino a 10 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana – e compensi che oscillano tra 2 e 4 euro a consegna, lontani da un salario ritenuto dignitoso dalla Costituzione. Lo ha ribadito da Roma la segretaria confederale Cgil Francesca Re David, parlando di “salari sotto la soglia di dignità” e di condizioni che espongono i riders a precarietà, zero tutele e rischi quotidiani. La mobilitazione arriva a pochi giorni dall’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al controllo giudiziario di Deliveroo e a gravi accuse per Glovo e le piattaforme coinvolte, accusate di mantenere migliaia di lavoratori in condizioni assimilabili al caporalato digitale. Le foto delle manifestazioni in tutta Italia Le richieste: contratto nazionale, tutele e fine del cottimo La Cgil chiede l’applicazione del Contratto collettivo nazionale Merci e Logistica, che garantirebbe ai riders non solo aumenti salariali, ma anche ferie retribuite, malattia, infortuni, tredicesima, quattordicesima e Tfr. Secondo i sindacati, un rider full time potrebbe arrivare a percepire circa 2.200 euro lordi al mese, contro gli attuali 1.200–1.500, spesso frutto di oltre 10 ore quotidiane in sella. “Serve un salto di qualità – spiega Simone Cioncolini della Nidil Cgil – per uscire dalla povertà lavorativa e garantire una vita dignitosa anche ai lavoratori migranti, che rappresentano una parte importante della categoria”. Un settore esploso negli ultimi anni Roma è una delle città con il maggior numero di riders: circa 7.000, una cifra in forte aumento rispetto ai 2.000 presenti cinque anni fa, complice la crisi economica e la crescita dei servizi di consegna esplosi durante la pandemia. Ogni giorno i ciclofattorini percorrono chilometri su bici o scooter, regolati da un algoritmo che decide tempi, distanze, punteggi e compensi. “È inaccettabile che il lavoro sia dominato da un’intelligenza artificiale che assegna turni e paghe senza trasparenza”, denuncia la Cgil.   Volantinaggi e iniziative diffuse nei punti caldi della città Oltre alla piazza, i riders hanno organizzato volantinaggi nei punti strategici di Roma dove solitamente si radunano in attesa degli ordini: piazza Vittorio, Termini, via La Spezia, via Appia e via Tuscolana. Obiettivo: spiegare direttamente ai clienti le ragioni della protesta e denunciare le storture del sistema. L’inchiesta di Milano: un’occasione per cambiare il settore Per la Cgil, l’inchiesta di Milano e la mobilitazione nazionale rappresentano “un’occasione storica” per avviare un cambiamento strutturale nel settore del food delivery e costringere anche Glovo e Deliveroo a riconoscere contratti veri, sul modello Just Eat, l’unica azienda che ha già firmato il contratto della logistica. “Basta sfruttamento”, hanno ribadito in coro i lavoratori in piazza Re di Roma, chiedendo che il Parlamento recepisca la direttiva europea sulle piattaforme e che il governo intervenga per mettere fine al cottimo digitale. Rete #NOBAVAGLIO
March 15, 2026
Pressenza
Militari tedeschi e italiani con affiliazione all’estrema destra: l’inchiesta e la messa al bando
Il proselitismo dell’estrema destra nei corpi degli eserciti nazionali non è una novità, tanto che da anni in Germania la notizia è stata attenzionata dai media e studiata nei minimi particolari, documentando lo spostamento su posizioni nostalgiche del nazismo di numerosi militari di professione che prendono parte a raduni e manifestazioni, se non quando risultano tra gli attivisti di gruppi politici. Sempre in Germania, almeno negli ultimi anni, a partire dal 2017, assistiamo all’ascesa di Alternative für Deutschland (AfD), il primo partito di estrema destra, che entra nel Bundestag. L’affermazione politica e sociale di AfD si è accompagnata a risultati elettorali impensabili, a guadagnare voti anche in regioni tradizionalmente di sinistra e antifasciste, molto ha influito la crisi economica che ha favorito l’avvento di posizioni nazionaliste e di aperta avversione ai migranti, alle politiche di accoglienza. Nella Germania in recessione economica i temi anti immigrazione sono diventati centrali nel dibattito politico con AfD che raddoppia i suoi consensi rispetto al 2021 e diventa la seconda forza politica nel Paese, in molte aree dell’est addirittura la prima. Il successo della estrema destra ha origini lontane, anche dopo la unificazione delle due Germanie a seguito del crollo del Muro l’estrema destra guadagnò consensi proprio nelle aree colpite dalla crisi economica o dove aziende non aggiornate cedevano il passo a imprese tecnologicamente avanzate, lasciando indietro una buona fetta della manodopera non specializzata. L’arrivo poi dei migranti, richiesti dalle multinazionali della manifattura, e i conflitti con l’esercito industriale di riserva rappresentano un ulteriore fattore di crisi e di conflitto interno che porta consensi alla destra. La situazione odierna presenta numerose analogie con quanto avvenuto negli anni Novanta, allora era l’industria dell’est a cedere il passo a quella tecnologicamente più avanzata, oggi è la manifattura civile alla quale subentra quella militare, pur con le debite proporzioni e distinzioni le analogie sono evidenti. Se quindi tra i tanti consensi in ambito sociale raccolti da AfD troviamo settori sociali un tempo vicini a istanze antirazziste e solidali, è indubbio che tra i primi sostenitori di AfD troviamo militari ed ex militari perché in quell’ambiente l’estrema destra ha trovato il terreno fertile su cui attecchire raccogliendo i primi nuclei di militanti. Non desti quindi sorpresa la notizia che in una inchiesta dei ROS, con richieste di rinvio a giudizio per 17 persone accusate di apologia di fascismo, si trovino anche uomini in divisa. Troppi sono i fatti di cronaca che attestano posizioni espresse anche da uomini e donne in divisa, non solo assai vicine alla destra, ma con un bagaglio culturale prettamente militarista che ritroviamo ormai sdoganato anche nel linguaggio politico.   I più anziani ricorderanno che negli anni Sessanta e Settanta, ad esempio, ci furono ampi consensi tra i paracadutisti verso il Movimento Sociale Italiano con la partecipazione dei parà agli scontri di piazza con attivisti di sinistra. Non è casuale che perfino le posizioni di alcuni sindacati siano ormai identificabili con quelle della destra di Governo e di gruppi ancora più estremi. Sia lungi da noi generalizzare, ma la vicinanza tra estrema destra e esponenti delle forze dell’ordine e dell’esercito rappresenta un fattore assai preoccupante che in certi contesti storici ha determinato anche una aperta minaccia alla democrazia. L’inchiesta in corso ha visto la Procura chiedere esplicitamente la messa al bando di un gruppo dell’estrema destra di Torino, come scrive Rita Rapisardi sul numero domenicale del quotidiano Il Manifesto: «è risultato che erano almeno tre i militari individuati a frequentare l’Edoras, circolo dove si incontravano gli aderenti alla sigla. Nessuno di loro è stato indagato nel procedimento ma delle oltre 150 pagine degli atti emerge il rapporto tra diversi soggetti delle forze armate, in servizio nella città di Torino e nelle vicinanze, che hanno partecipato agli eventi sotto la bandiera nera, come grigliate, incontri e azioni politiche» (https://ilmanifesto.it/proselitismo-neofascista-tra-esponenti-dellesercito). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rogoredo non è un caso isolato
Mettiamo in fila i fatti. Un ragazzo di ventotto anni, Abdherrahim Mansouri, ucciso a Rogoredo con un colpo alla testa. Una versione immediata: legittima difesa. Un’arma giocattolo. Una minaccia. Uno sparo inevitabile. Poi le crepe. L’arma senza impronte. La distanza di venti metri. Il colpo laterale. I soccorsi chiamati in […] L'articolo Rogoredo non è un caso isolato su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano