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Un libro-inchiesta sulla Banda della Uno Bianca e la Falange Armata
Da novembre sarà disponibile nelle librerie il volume dal titolo: “La Banda della uno bianca e altre storie di strategia della tensione in Italia” con il sottotitolo: “La Falange Armate nelle trame oscure di un paese a sovranità limitata”. É un libro-inchiesta di 170 pagine a cura della Redazione bolognese […] L'articolo Un libro-inchiesta sulla Banda della Uno Bianca e la Falange Armata su Contropiano.
October 21, 2026
Contropiano
Università Pegaso sotto inchiesta: soldi ai giornali in cambio di articoli favorevoli
Soldi e investimenti pubblicitari in cambio di un’informazione “addomesticata”, con contenuti giornalistici scomodi modificati, ridimensionati o bloccati prima della pubblicazione. È attorno a questo meccanismo che ruota il presunto sistema di condizionamento della stampa ricostruito dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sull’Università telematica Pegaso e sul gruppo Multiversity, che negli scorsi giorni ha portato alla notifica di 22 avvisi di garanzia. Tra gli indagati figurano dirigenti aziendali, manager dell’editoria e direttori di alcune delle principali testate italiane. Secondo i magistrati, la finalità sarebbe stata quella di proteggere la reputazione dell’ateneo dalle notizie relative a una precedente indagine su irregolarità nelle iscrizioni, negli esami e nei titoli di studio. Al centro della vicenda c’è la figura di Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity. Con alcuni dirigenti del fondo proprietario Cvc, l’amministratore delegato Francesco Durante e i rappresentanti della società di comunicazione Comin & Partners, avrebbe organizzato una rete di interlocutori privilegiati nel mondo dell’informazione. I pm contestano, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata a corruzione tra privati, istigazione alla corruzione e, in alcuni casi, estorsione. Il meccanismo, definito nelle conversazioni «coverage one to one», prevedeva di utilizzare campagne pubblicitarie, collaborazioni editoriali e stanziamenti aggiuntivi come leva per poter conoscere in anticipo i contenuti degli articoli, intervenire sui titoli e sulle pagine o ottenere che determinati pezzi non venissero pubblicati. Il decreto di perquisizione cita rapporti con editori e concessionarie collegati, tra gli altri, a Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il Mattino, Domani, Il Foglio, Libero, Fanpage e Il Fatto Quotidiano. La presenza nell’elenco non implica, di per sé, che tutte le testate o i loro rappresentanti abbiano accettato le richieste. Secondo gli inquirenti, tuttavia, il nesso tra gli investimenti pubblicitari prospettati agli editori e le richieste di intervenire sulle notizie giudiziarie andrebbe a dimostrare il tentativo di condizionare l’informazione a favore del gruppo. Uno degli episodi più significativi risale all’8 giugno 2026, quando si profilava la pubblicazione delle prime notizie sull’indagine relativa alla precedente gestione dell’università. Vaccarono chiedeva a un collaboratore di organizzare una riunione per decidere «se contestualmente attiviamo Il Mattino per mettere quello all’acqua di rose». Il giorno successivo il quotidiano trattava la vicenda nelle pagine locali di Napoli. Anche Repubblica, stando agli atti dell’indagine, avrebbe circoscritto la copertura all’edizione locale. Parallelamente, con la concessionaria Piemme si discuteva di investimenti pubblicitari nell’ordine di 400-600mila euro, e, secondo la Procura, la proposta di un investimento pubblicitario da 100mila euro a favore di Domani sarebbe stata finalizzata a ottenere dal direttore della testata un articolo dai contenuti più vaghi o direttamente la rinuncia alla sua pubblicazione. I rapporti economici erano consistenti anche altrove. Tra il 2023 e il 2026 Multiversity e Pegaso avrebbero versato oltre 1,1 milioni di euro in pubblicità al gruppo Sole 24 Ore. Per Il Foglio si prospettava un investimento fino a 300mila euro. A Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e indagato, Vaccarono avrebbe proposto un sistema di segnalazioni preventive, vantandosi successivamente di aver ottenuto la modifica di un titolo. Un altro passaggio riguarda Il Fatto Quotidiano. Dopo un articolo sulle presunte irregolarità di Pegaso, Vaccarono ha contattato il direttore del portale web Peter Gomez, lamentando il titolo e chiedendo di evitarne la pubblicazione online. I pm ritengono che il contenuto sia stato bloccato, mentre la testata precisa che l’articolo era rimasto online per oltre mezza giornata ed era accessibile agli abbonati digitali. Gomez ha negato di aver ricevuto denaro o favori personali; Cancellato ha rivendicato l’autonomia editoriale di Fanpage. Claudio Cerasa, direttore del Foglio, ha assicurato che tutto sarebbe avvenuto regolarmente, mentre Andrea Malaguti, ex direttore della Stampa, si è dichiarato disponibile a fornire chiarimenti agli investigatori. La magistratura farà il suo corso e chiarirà i dettagli di queste specifiche vicende. Certo è che quelli descritti nelle carte sono tra i metodi più in voga tra le aziende – e le università telematiche non fanno evidentemente eccezione – per cercare di influenzare i media. Non si parla infatti solo dell’acquisto di semplici spazi pubblicitari, cosa di per sé perfettamente legale, ma di veicolare denari alle testate con lo scopo di ottenere in cambio contenuti giornalistici favorevoli. Questa perversa dinamica è una delle ragioni per le quali L’Indipendente, per poter incarnare un metodo giornalistico che non faccia sconti a nessuno, ha sin dall’inizio scelto di non ospitare alcuna pubblicità. Il nostro giornale è peraltro tra i pochi che, sulle numerose opacità del mondo delle università private (e specialmente delle università telematiche) ha realizzato importanti inchieste. In due approfondimenti ci siamo in particolare concentrati sui rapporti tra università private e mondo politico, sull’espansione economica delle università online e sui problemi legati alla qualità dell’offerta formativa. The post Università Pegaso sotto inchiesta: soldi ai giornali in cambio di articoli favorevoli appeared first on L'Indipendente.
October 9, 2026
L'INDIPENDENTE
L’Umbria va alla guerra
Il ruolo della regione Umbria nello scenario di guerra e di ristrutturazione dei territorio in funzione di questa è stato inchiestato da un lavoro svolto dal Laboratorio Politico Osa/VDL. Pubblichiamo l’introduzione: Come Laboratorio Politico Osa/VDL abbiamo prodotto il documento intitolato “L’Umbria va alla guerra. Il ruolo della nostra Regione nella corsa al riarmo” con il quale vogliamo dare il nostro contributo sul tema del riarmo. La tesi di fondo è che il nemico di classe (la borghesia e tutto l’apparato statale e politico che la circonda) è molto più vicino di quanto si pensi, tant’è che proprio in Umbria molte tra aziende e consorzi si stanno arricchendo di fatto sulla pelle dei morti prodotti dalle guerre. Leggilo qui: https://drive.google.com/file/d/1IgPzmTstCljgJPzVD5tdboQlgYswk6Y6/view?usp=sharing Un lavoro che vuole essere strumento a disposizione delle lotte sui territorio come occasione di confronto e di creazione di rete oltre che uno sguardo lucido al processo di militarizzazione in corso. Ne abbiamo parlato con Gerry del Laboratorio Politico OSA
October 2, 2026
Radio Blackout - Info
Prossimamente al cinema “The Bibi files”, il film che gli israeliani vedono di nascosto
Mercoledì 30 settembre le proiezioni simultaneamente in numerose di sale cinematografiche con, a seguire, il collegamento in streaming con la regista, Alexis Bloom, insieme alla giornalista Giulia Innocenzi, e alla condirettrice de Il Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, e con tanti altri ospiti. Nel docufilm The Bibi Files sono assemblate le registrazioni – ovviamente ‘trafugate’ – degli interrogatori della polizia israeliana in cui i testimoni raccontano e spiegano i fatti su cui si basano le accuse di corruzione e di manipolazione dell’informazione di cui il primo ministro e i suoi parenti devono rispondere al processo che si trascina orma da anni, continuamente interrotto per ‘cause di forza maggiore’ e ‘ragioni di stato’ che impediscono all’imputato principale di recarsi alle udienze… Le ‘confessioni’ parlano di “casse di sigari e di champagne”, di “gioielli del valore di migliaia di dollari recapitati alla moglie del Primo Ministro” e di molti altri regali ricambiati dal premier con “esenzioni fiscali su misura”, inoltre di favori invece elargiti da Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, per garantirsi l’accondiscendenza o l’obbedienza di giornalisti, influencer e opinion leader. L’iniziativa di mercoledì 30 settembre nei cinema italiani è promossa e coordinata da Pueblo Unido e Mescalito Film, che spiegano: > Quando al produttore di questo documentario è arrivato, su Signal, un > messaggio con centinaia di ore di registrazioni riservate, ciò che si apriva > era l’archivio degli interrogatori condotti dalla polizia israeliana su > Benjamin Netanyahu, su sua moglie Sara, su suo figlio Yair e sugli > imprenditori che ruotavano attorno alla famiglia nell’ambito delle indagini > per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro. > > Da quel materiale, mai mostrato prima, Alexis Bloom ha costruito un film che > permette di osservare Netanyahu fuori dalla scena pubblica che lui stesso > controlla da quasi trent’anni, nel momento in cui deve rispondere a chi lo > interroga. > > Mentre i miliardari e i collaboratori chiamati a testimoniare faticano a > reggere il confronto con le prove, lui non ricorda quasi nulla. > > Seguendo il filo che lega le accuse di corruzione allo spostamento del governo > verso l’estrema destra, fino allo scontro sulla magistratura e alla guerra a > Gaza, il film arriva a porre la domanda che riguarda tutti: quanto può pesare, > sulle decisioni di un capo di governo, la necessità di non finire sotto > processo? > > Il 27 ottobre Israele torna alle urne e Netanyahu si ripresenta agli elettori > cercando il mandato che gli consentirebbe di restare al potere. > > In Israele il film non è uscito, eppure moltissime persone lo hanno visto lo > stesso, attraverso copie pirata che hanno circolato di mano in mano. > > E sono stati proprio gli oppositori del premier a chiedere al produttore di > diffonderlo il più possibile fuori dai confini del Paese. > > Portarlo nei cinema italiani ora significa anche mettere a disposizione di chi > lo guarda gli elementi per capire come si è arrivati fin qui in Italia e > nell’Unione Europea, dove i governanti continuano a non rimettere in > discussione gli accordi commerciali e di associazione con Israele. > > Ogni persona che scopre che questo film esiste è una persona in più che potrà > vedere quello che in Israele è stato tenuto nascosto. THE BIBI FILES – Mercoledì 30 settembre le proiezioni e, a seguire, il collegamento in streaming con la regista, Alexis Bloom, insieme alla giornalista Giulia Innocenzi, e alla condirettrice de Il Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, e con tanti altri ospiti, nei cinema di numerose città italiane – sul sito di Pueblo Unido elencate con indirizzi, orari e link ai moduli di prenotazione dei posti. Iscrivendosi al club Pueblo Unido si possono avere riduzioni del biglietto per le proiezioni in programma per l’occasione e anticipazioni, notizie e aggiornamenti sulle prossime iniziative.   Redazione Italia
September 23, 2026
Pressenza
Israele. Haaretz: “Netanyahu sapeva in anticipo del 7 ottobre”
Mancano meno di due mesi dalle elezioni politiche in Israele (il prossimo 27 ottobre), e sulla campagna elettorale è esplosa politicamente una nuova, inchiesta del quotidiano Haaretz che sta scuotendo la scena politica israeliana rimettendo nel mirino le responsabilità per il fallimento della sicurezza che ha portato all’attacco militare dei […] L'articolo Israele. Haaretz: “Netanyahu sapeva in anticipo del 7 ottobre” su Contropiano.
September 9, 2026
Contropiano
«Saccheggio» da 7 miliardi: la Procura di Milano indaga sull’ex Ilva
La Procura di Milano ha aperto una nuova inchiesta per bancarotta fraudolenta sulla gestione dell’ex Ilva di Taranto, iscrivendo nel registro degli indagati Lucia Morselli, che ha rivestito il ruolo di presidente e amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia tra il 2019 e il 2024. L’indagine, condotta dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dal pm Luigi Luzi, prende le mosse da una richiesta di risarcimento danni per 7 miliardi di euro avanzata dai commissari straordinari della società nei confronti di ArcelorMittal, multinazionale franco-indiana dell’acciaio che controllava il 62% di ADI. Nell’atto di citazione, presentato lo scorso gennaio, i legali dei commissari hanno parlato di un vero e proprio «saccheggiamento dell’impresa» e di una «strategia predatoria» messa in atto dalla multinazionale per estrarre valore dallo stabilimento siderurgico, conducendolo progressivamente all’insolvenza. Secondo quanto è stato ricostruito dai commissari, le condotte contestate si sarebbero tradotte in «un’azione di governo societario sistematicamente e dolosamente preordinata al perseguimento di interessi estranei a quello della società». L’accusa è che ArcelorMittal, che vinse la gara per l’assegnazione dell’ex Ilva nel 2017, si sia resa protagonista di «un’unica e complessiva strategia, attuata con il necessario concorso» del colosso siderurgico, «preordinata a favorire l’improprio e sistematico trasferimento di valore» dall’ex Ilva alla multinazionale. In sostanza, attraverso contratti infragruppo, sarebbero state esternalizzate a società del gruppo ArcelorMittal tutte le attività a maggior valore aggiunto – come l’approvvigionamento delle materie prime e la distribuzione commerciale – relegando l’Ilva a un mero «centro di produzione». Tra le attività contestate figurano la vendita di prodotti «a parti correlate a prezzi e condizioni sistematicamente deteriori rispetto a quelli di mercato» e «il pagamento di fee e commissioni a beneficio di controparti» del gruppo ArcelorMittal «prive di effettiva giustificazione causale». A gennaio, ArcelorMittal aveva reagito con un duro comunicato in cui rendeva noto di respingere «categoricamente tutte le accuse contenute nella denuncia» e non ravvisare «alcun fondamento fattuale o giuridico per tale affermazione», dicendosi pronta a difendere fermamente la propria posizione «dinanzi a tutte le sedi competenti». La difesa ha integralmente respinto tale impostazione. «Siamo intenzionati a tenere un’interlocuzione attiva con la Procura per una ricostruzione corretta, convinti che emergerà la sua completa innocenza. Era al servizio dell’azienda e ha lavorato per il suo bene», hanno dichiarato Giuseppe Iannaccone e Daniele Ripamonti, legali di Lucia Morselli. Non è la prima volta che quest’ultima finisce nel mirino dei pm: era già stata indagata per lo stesso reato dalla procura di Milano, che aveva poi archiviato il caso. Ora è sotto inchiesta anche a Taranto con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento, disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato. Nel frattempo, nel luglio dello scorso anno ArcelorMittal ha promosso a Washington un arbitrato internazionale contro l’Italia, sostenendo l’illegittimità del commissariamento e del sequestro degli impianti. Il nuovo fronte giudiziario si apre mentre l’esecutivo sta nuovamente tentando di cedere il complesso siderurgico. Tra i soggetti indicati come interessati figurano Jindal Steel, il fondo statunitense Flacks e una cordata italiana guidata da Federacciai, mentre non risulta formalizzata una proposta del gruppo ceco Ce Industries. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha riconosciuto come al momento ci sia «solo Jindal», precisando che le altre offerte sono ancora in preparazione o in attesa di formalizzazione. The post «Saccheggio» da 7 miliardi: la Procura di Milano indaga sull’ex Ilva appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 28, 2026
L'INDIPENDENTE
Sulla morte di Hind Rajab. Israele mente fingendo di “cercare la verità”
Storicamente, Israele non ha mai accusato un singolo soldato israeliano di aver ucciso un palestinese a Gaza durante i suoi attacchi su larga scala nel territorio, iniziati a intensificarsi nel 2008. L’esercito israeliano è tornato alla ribalta mercoledì, dopo aver ammesso per la prima volta di aver sparato contro il […] L'articolo Sulla morte di Hind Rajab. Israele mente fingendo di “cercare la verità” su Contropiano.
August 23, 2026
Contropiano
#06 Apocalypse Prompt | Pare che sia il signor La Morte, venuto per la mietitura – di Alessandro Verna
Eccoci con la serie Apocalypse Prompt di Alessandro Verna. Un nuovo episodio di una particolarissima auto-inchiesta dedicata al rapporto uomo-macchina nel presente. In questa puntata, il protagonista ragiona sul fatto che siamo noi, comuni mortali, a portare linfa all'IA. E lo facciamo attraverso gli atti più innocenti della nostra quotidianità: dal giocare con nostro [...]
August 17, 2026
Effimera