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Convergiamo, costruiamo “gabinetti di pace”
A Trump non basta il Venezuela. Vuole anche il Messico, la Colombia, Cuba, la Groenlandia. Senza nessun tentativo di giustificazione, solo la rivendicazione esplicita e dichiarata dei propri interessi economici, energetici e strategici. Non è follia, è un disegno lucido e razionale. Si vuole distruggere ogni limite posto nei secoli, con lotte e sacrifici e fatica, al potere assoluto dei potenti: il diritto internazionale, lo stato di diritto, lo stato sociale. E’ il ritorno all’arbitrio senza freni di chi detiene il potere e la forza. E’ una nuova divisione del mondo in aree di influenza dominate e assoggettate, in cui scompaiono il diritto all’autodeterminazione, i diritti dei popoli e i diritti universali. E’ una promessa di futuro di guerra, riarmo, sfruttamento e sopraffazione, una nuova stagione di dominio imperiale e coloniale. Si vuole la totale sottomissione dei popoli, delle persone, del lavoro, dell’ambiente. E alla guerre esterne si accompagnano quelle interne, in alcune situazioni al limite della guerra civile: negli USA l’assassinio a sangue freddo in Minnesota di una donna da parte degli agenti dell’ICE (l’agenzia federale anti-immigrazione), gli arresti indiscriminati e la deportazione di persone di origine straniera; in tutto il mondo l’organizzazione delle guerre ibride, le limitazioni all’azione delle organizzazioni sociali, il ritorno del maccartismo; e anche da noi la repressione contro la partecipazione e gli spazi sociali democratici, gli spari e la violenza contro le sedi democratiche e sindacali, le campagne di aggressione sui social. Esprimiamo sostegno e solidarietà alle manifestazioni che stanno riempiendo le strade degli Stati Uniti in seguito al brutale assassinio  a Minneapolis di Renee Nicole Good. Dopo le mobilitazioni della generazione Z in Kenia, in Marocco, in Madagascar e in altri paesi, in questi giorni anche in Iran migliaia di ragazzi e ragazze, studenti e studentesse universitarie sono tornate in piazza a fianco di lavoratrici e lavoratori organizzati che protestano contro il carovita e contro un sistema politico che, da decenni, reprime il dissenso. È una mobilitazione che è in continuità con le rivolte del passato ed in particolare con il movimento Donna Vita Libertà e reclama un profondo cambiamento di giustizia e libertà. Nel condannare ancora una volta le sanzioni economiche unilaterali imposte da Stati Uniti e Unione Europea all’Iran e nel denunciare l’escalation militare e i bombardamenti da parte di Israele, siamo solidali con una popolazione sottoposta da anni a una autocrazia teocratica che concentra il potere e reprime ogni forma di opposizione. Alziamo la voce, mobilitiamoci, uniamoci, organizziamoci. Chiunque può, in ogni luogo e in ogni territorio. Viviamo in una Unione Europea e di un Italia i cui governanti, invece che battersi per un’alternativa al mondo da incubo che si prepara, se ne fanno complici. Tocca a noi rappresentare l’Europa e l’Italia che difende pace, giustizia, diritti e democrazia. Invece di evocare con le politiche di riarmo la riattivazione dei Gabinetti di guerra, rinnoviamo l’impegno a costruire a livello nazionale e locale di “Gabinetti di Pace” dove società civile, sindacati, partiti, parlamentari, rappresentanti delle comunità locali che condividono le nostre stesse preoccupazioni possano concordare strategie e azioni di fronte alla emergenza permanente in cui ci tocca vivere e lottare. Facciamo convergere le lotte che in questi anni ci hanno visto impegnati per la fine della guerra in Ucraina, contro il genocidio a Gaza e l’occupazione in Palestina, contro il riarmo europeo, per una nuova stagione di sicurezza comune e condivisa, per la solidarietà internazionale e dei popoli. Facciamo convergere le lotte per la pace, per il disarmo, per la giustizia globale e quelle per la democrazia, lo stato di diritto e lo stato sociale. Sono componenti diverse della stessa resistenza dei popoli e delle comunità contro il potere del più forte. In questi giorni, in tante parti d’Italia, si è manifestato contro l’atto di brigantaggio internazionale di Trump in Venezuela. Manifestazioni sono previste nel prossimo fine settimana a Roma, a Palermo e diverse altre città. Sabato 10 a Roma si terranno anche due altre iniziative importanti di rilevanza nazionale per la difesa della democrazia: l’assemblea nazionale del Comitato della società civile per il NO al referendum costituzionale sulla Giustizia, e l’assemblea a SpintTime per difendere uno degli spazi sociali di partecipazione e mutualismo sotto attacco in tutta Italia. Invitiamo a partecipare e convergere in tutte le iniziative dei prossimi giorni. E rinnoviamo l’invito a partecipare alla assemblea nazionale “Contro i Re e le loro guerre” che si terrà a Bologna il 24 e 25 gennaio, convocata da una convergenza di reti e organizzazioni sociali. Vogliamo costruire un movimento globale contro i Re e le loro guerre. Che sappia superare i confini per unire gli interessi degli oppressi, che immagini mille e uno modi per sabotare la macchina bellica, che difenda la libertà ovunque questa venga reclamata, a casa nostra e nel mondo. STOP Rearm Europe Redazione Italia
Stop Rearm Europe: il 18/12 assemblea nazionale “Se vuoi la Pace, prepara la Pace”
Appuntamento giovedì 18 dicembre 2025 per l’Assemblea Nazionale “Se vuoi la Pace, prepara la Pace” della campagna europea “Stop Rearm Europe – Italia”, che ad oggi vede l’adesione di oltre 500 sigle di organizzazioni sociali e politiche. “Non c’è tempo da perdere: convergiamo per fermare guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo e la deriva bellicista dell’Europa. Questa assemblea nazionale è la tappa di un percorso di mobilitazione più ampio, che ha attraversato gli scioperi e le manifestazioni di un autunno caldissimo. Si apre una fase programmatica che avrà diversi momenti, tra cui l’assemblea nazionale del prossimo 24-25 gennaio a Bologna della convergenza sociale ‘Contro i re e le loro guerre’. All’orizzonte, le mobilitazioni nazionali e internazionali contro il riarmo della prossima primavera”, dichiarano i promotori italiani di “Stop Rearm Europe” Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia. L’incontro, coordinato da Elena Mazzoni (Rete dei Numeri Pari), si svolgerà on line dalle ore 17 alle 20:30 e sarà articolato in sessioni tematiche. Programma: Ore 17.00 – 17.15: Introduzione sullo stato delle cose e sui processi di convergenza “Contro tutti i re, le regine e le loro guerre” a cura di Marco Bersani (Attac Italia) e Roberto Morea (Transform Europe) Ore 17.15 – 18.00: “Guerra in Ucraina: Europa superpotenza o sicurezza comune?” Introduzione di Pasqualina Napolitano (CRS) e Roberto Musacchio (Transform Italia) e interventi di Sergio Bassoli (Rete Italiana Pace e Disarmo), Flavio Lotti (Fondazione Perugia Assisi), Pierangelo Milesi (Acli), Dario Tamburrano (Movimento 5Stelle), Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista), Gianluca Peciola (Sinistra Italiana) Ore 18.00 – 18.45: “Caccia al tesoro sul riarmo europeo: dove prenderanno 6.800 miliardi?” Introduzione di Giulio Marcon (Sbilanciamoci), Francesco Vignarca (Rete Italiana Pace e Disarmo) e interventi di Antonio De Lellis (Pax Christi) e Stefano Risso (Attac) Ore 18.45 – 19.30: “Militarizzazione dei territori, della produzione e resistenze”. Introduzione di Carlo Cefaloni (Movimento Focolari), Barbara Tibaldi (FIOM-CGIL), Gianni Alioti (Weapon Watch) e interventi di Roberto Rosso (Comitato di Colleferro), Fausto Pascale (No Base), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex GKN), Mariella Setzu (Campagna Stop RWM), Maurizio Piccioni (Movimento No Tav) Ore 19.30 – 20.15: “Guerra e autoritarismo irrompono nella vita: dalla formazione e ricerca alla propaganda e censura fino alla leva militare”. Introduzione di Pietro Clementelli (Rete Studenti Medi), Francesca Cantagallo (Rete della Conoscenza), Pierluigi Marini (Unione degli Universitari) e interventi di Mauro Scaroni (Pax Christi), Rosa Lella (Rete No Bavaglio), Luca Blasi (A Pieno Regime), Giuseppe De Marzo (Rete Numeri Pari), Erasmo Palazzotto (Arci-Protection Hub), Equipaggi di Terra Ore 20.15 – 20.30: Conclusioni e prossimi passi a cura di Raffaella Bolini (Arci nazionale). Per partecipare all’assemblea nazionale, bisogna registrarsi a questo link.   STOP ReArm Europe
Oltre 800 organizzazioni invitano gli europarlamentari a trasferire i fondi dalla guerra alla pace
Egregi/e componenti del Parlamento Europeo, la prossima settimana sarete chiamati a votare su una questione cruciale, il bilancio 2026 e altri voti e negoziati importanti sono in programma o già in corso, tra cui il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP 2028-2034) e una serie di “pacchetti omnibus”, ovvero processi di deregolamentazione. Tutte queste proposte prevedono aumenti massicci della spesa militare e regali all’industria degli armamenti. Vi chiediamo con forza di opporvi a queste mosse pericolose e di reindirizzare le risorse verso politiche di pace autentiche. Siamo Stop ReArm Europe, una coalizione di oltre 800 organizzazioni e movimenti della società civile di tutta Europa, che rappresentano una varietà di settori e/o contesti politici e abbiamo qualcosa in comune. Vogliamo una sicurezza autentica, ovvero una sicurezza incentrata sui bisogni umani quali la sicurezza ambientale e climatica, la sicurezza alimentare ed economica, la sicurezza sociale e sanitaria, la sicurezza comunitaria e politica, per gli europei e per tutti i cittadini del mondo. Vogliamo una pace trasformazionale e giusta che includa le condizioni necessarie per il prosperare delle società, quali l’affrontare le cause profonde dei conflitti, il buon governo, la libertà e la promozione del potenziale creativo umano. In breve, una sicurezza comune sia per gli Stati che per i popoli. In qualità di attori della società civile, siamo più determinati che mai a fare tutto ciò che è in nostro potere per realizzare questo obiettivo, ma non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno del vostro aiuto in qualità di decisori politici; abbiamo bisogno del vostro aiuto per fare dei valori universali dei diritti umani e del diritto internazionale i principi guida delle politiche dell’UE e per porre fine a decenni di pratiche basate su due pesi e due misure, che sono diventate così evidenti negli ultimi anni. La stessa storia dell’integrazione europea la rende particolarmente vulnerabile all’influenza indebita degli interessi delle imprese, come dimostrato da numerose relazioni e le politiche di riarmo non fanno eccezione a questa regola; anzi, è proprio il contrario. La discreta ma potente attività di lobbying dell’industria degli armamenti ha svolto un ruolo decisivo nell’adozione dei primi sussidi dell’UE dieci anni fa e da allora la sua influenza sulle politiche europee sia militari che civili ha continuato a crescere. I budget destinati alle attività di lobbying delle dieci maggiori aziende produttrici di armi sono aumentati del 40% tra il 2022 e il 2023. Solo nel 2025 (fino a ottobre), la Commissione ha incontrato 89 volte i lobbisti dell’industria degli armamenti per discutere di riarmo e geopolitica, e solo 15 volte i sindacati, le ONG o gli scienziati sugli stessi argomenti. Nel frattempo, i membri del Parlamento Europeo hanno incontrato la lobby delle armi 197 volte tra giugno 2024 e giugno 2025, rispetto alle 78 volte dei cinque anni precedenti. Di conseguenza, il cosiddetto piano di “prontezza alla difesa” per la presunta autonomia europea si riduce in ultima analisi a sovvenzionare grandi aziende militari, spesso internazionali, a incrementare la produzione e ad aumentare le vendite di armi, comprese le esportazioni al di fuori dell’Europa. Il pacchetto “difesa omnibus” segue la stessa logica, in quanto deregolamenta ulteriormente le norme sociali e ambientali, nonché gli standard etici e di esportazione di armi, distoglie risorse dai programmi civili come la politica di coesione e stravolge i principi della finanza sostenibile, il tutto nell’interesse del settore degli armamenti. Quando sarà abbastanza per l’industria degli armamenti? Oltre a indebitare l’Europa, e quindi i suoi cittadini, a vantaggio dell’industria degli armamenti e di un modello economico estrattivo e iniquo, i piani di riarmo sottraggono risorse finanziarie, umane e politiche alla sicurezza umana, dalla prevenzione e dalla risoluzione pacifica dei conflitti e dalle grandi sfide che l’umanità deve affrontare, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità o alla crisi sanitaria, solo per citarne alcune. E la proposta per il prossimo quadro finanziario compie un ulteriore passo in questa direzione, poiché prevede un aumento di cinque volte del bilancio destinato direttamente alle politiche di difesa e spaziali, oltre a programmi civili ampiamente aperti all’industria degli armamenti. Con il bilancio complessivo dell’UE che rimane praticamente stabile, ciò comporta necessariamente una diversione delle risorse finanziarie precedentemente destinate alle politiche civili, anche se la profonda ristrutturazione del QFP (Quadro Finanziario Pluriennale) rende molto difficile identificare trasferimenti specifici. Nel complesso, il piano ReArm Europe del marzo 2025, insieme a tutte le politiche precedenti e successive ad esso correlate, è destinato al fallimento perché rafforzerà essenzialmente l’insicurezza europea e globale, alimenterà la corsa globale agli armamenti – che a sua volta alimenta i conflitti armati – ed esacerberà il cambiamento climatico e il danno ambientale, data l’impronta di carbonio e ambientale delle forze armate. È questo il futuro che voi e noi desideriamo per la prossima generazione? Noi no e siamo convinti che nemmeno voi lo desideriate. Vi esortiamo quindi a trasferire i fondi dalla guerra alla pace, al fine di creare le condizioni ambientali, economiche, sociali, politiche e diplomatiche per una pace positiva, la sicurezza umana e la sicurezza comune. Ci sono una serie di misure concrete e decisioni che potete adottare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi per iniziare a preparare un futuro migliore. In particolare, vi esortiamo a: 1. Respingere il bilancio 2026 nella votazione plenaria della prossima settimana e chiedere: * di riavviare con urgenza i negoziati per ridurre i sussidi all’industria degli armamenti e aumentare gli stanziamenti destinati alla diplomazia e alla prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti * la fine di tutte le clausole di esenzione che impediscono il normale controllo parlamentare su tutti i programmi relativi al settore militare 1. Difendere le norme sociali e ambientali nonché gli standard etici, opponendosi alle diverse proposte dell’«omnibus per la difesa», in particolare: * impedire che il Fondo europeo per la difesa inizi a finanziare attività di sperimentazione al di fuori dell’Europa, poiché ciò consentirebbe di utilizzare il denaro dei contribuenti dell’UE per testare armi e tecnologie militari in qualsiasi zona di guerra, come Gaza e l’Ucraina; * opporsi entro il 29 novembre alla proposta di limitare la definizione di armi controverse alle armi proibite, fintantoché l’UE finanzia lo sviluppo di armi dirompenti; * respingere l’allentamento dei trasferimenti di armi all’interno dell’UE, che è in contraddizione con gli obblighi dei Paesi dell’UE ai sensi del diritto internazionale; * respingere l’estensione delle esenzioni e delle deroghe alle norme in materia di lavoro, sostanze chimiche, ambiente e altre norme a favore dell’industria degli armamenti; * respingere l’allentamento degli obblighi di rendicontazione dell’industria degli armamenti nell’ambito dei quadri esistenti in materia di responsabilità delle imprese e sostenibilità. 1. Respingere l’attuale proposta del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP 2028-2034) per quanto riguarda i seguenti aspetti: * respingere il Fondo per la competitività che stanzia 130 miliardi di euro per le armi e lo spazio militarizzato * respingere la diversione di programmi civili, in particolare la ricerca civile come Horizon, nonché i programmi digitali, di mobilità, di coesione e altri, per scopi militari * riassegnare tali fondi al rafforzamento della diplomazia e degli aiuti esterni, con una chiara attenzione alla lotta contro il cambiamento climatico, la povertà e la disuguaglianza, nonché alla tutela dei diritti umani e dell’ambiente e un sostegno risoluto e coerente alla risoluzione pacifica dei conflitti con il coinvolgimento delle donne, dei giovani e delle comunità emarginate 1. Opporsi con forza alle attuali pressioni volte a limitare in modo significativo la capacità e la legittimità degli attori della società civile di controbilanciare l’influenza delle imprese a livello dell’UE; l’attuale equilibrio di potere è già fortemente sbilanciato a favore degli interessi delle imprese e un’ulteriore emarginazione delle voci della società civile rappresenta una minaccia diretta al dibattito democratico nell’interesse pubblico. Se desiderate interagire e discutere con noi delle questioni sollevate in questa lettera, vi preghiamo di contattarci all’indirizzo contact@stoprearm.org. Saremo lieti di organizzare incontri online in cui potrete scambiare con molti di noi le vostre opinioni, speranze e progetti per la pace. Vi ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un vostro riscontro. A nome della campagna Stop ReArm Europe Il team di coordinamento di StopReArm Europe Scarica la lettera e gli indirizzi email dei parlamentari italiani     STOP ReArm Europe
Contro i re e le loro guerre: il 15 novembre tutt3 a Roma
“Al via la convergenza di reti e movimenti contro lo Stato di guerra e l’autoritarismo: sabato, 15 novembre,  alle ore 9:30, presso la Sapienza Università di Roma, si terrà l’assemblea nazionale ‘Contro i re e le loro  guerre’, promossa da una pluralità di realtà sociali, che vanno dalla Rete No Dl Sicurezza ‘A pieno regime’ al  Global Movement to Gaza, che ha organizzato la missione della Global Sumud Flotilla in Palestina, fino alla  campagna Stop Rearm Europe, che a sua volta raccoglie in Italia l’adesione di oltre 500 sigle”. Lo  annunciano i promotori dell’assemblea nazionale ‘Contro i re e le loro guerre’, lanciata nei giorni scorsi con  una lettera-appello (Link al testo: https://forms.gle/KhcPvkFLCytgHGpE7) firmata dagli esponenti di decine  di reti e movimenti sociali.   “In Italia si è aperta una crepa. Con la Flotilla abbiamo visto che un movimento largo può rompere la  rassegnazione, attraversare confini, mettere in difficoltà poteri che si credevano intoccabili. La guerra in  Palestina mostra il punto estremo della violenza del sistema, fondato sull’economia del genocidio, sulla  conquista coloniale e sulla violazione del diritto internazionale e umanitario, che soccombono alla ‘legge del  più forte’. L’Europa si converte ad armamenti e controllo; il governo Meloni prepara una finanziaria che  connette economia di guerra, precarietà, autoritarismo, repressione della libertà d’informazione e  d’espressione, patriarcato, militarizzazione della cultura e delle coscienze. – dichiarano – Le piazze di  settembre e ottobre hanno detto che il desiderio di vita non è spento e che in campo circola un’energia  palpabile per il cambiamento. Sta a noi convergere, costruendo un grande momento di confronto, uno  spazio molteplice e plurale, pronto a farsi travolgere ancora dalla forza collettiva del movimento e a  rilanciare la sfida per un mondo nuovo. Ci incontriamo a Roma per costruire un percorso, una connessione  dei territori, delle città, delle pratiche di mobilitazione emerse durante gli scioperi generali di settembre e  ottobre e i prossimi che verranno. Ci incontriamo in assemblea tra reti e realtà che negli ultimi anni e mesi  si sono battute contro il nesso autoritario-bellico, nelle maree di piazza contro le condizioni di miseria e  sfruttamento. Convergiamo per un’Europa di pace, ecologica, transfemminista e non più complice del  sistema di morte; per costruire insieme la lotta contro i re che dominano in ogni città, in ogni paese e in  ogni continente e saccheggiano intere comunità, stanche di essere trattate come sudditi”, concludono.  Leggi l’appello e aderisci: https://forms.gle/KhcPvkFLCytgHGpE7  Ufficio stampa  Rosa Lella, cell: 348 9105440; email: rosalella3@gmail.com Redazione Italia
Unsilence Forum a Barcellona
14-16 novembre 2025 Via Laietana 16, Barcellona Con il concerto gratuito dei Massive Attack Un grande incontro attivista euro-mediterraneo. Per la Palestina, contro genocidio, guerra, riarmo, autoritarismo. Per agire insieme, per rompere la complicità A trent’anni dalle promesse tradite del processo Euromed, tante reti e organizzazioni mediterranee organizzano insieme un grande incontro di discussione orientata all’azione. Durante il Forum si terrà il concerto gratuito dei Massive Attack. Alla fine del Forum verrà lanciata una campagna comune per la Palestina da realizzarsi nei prossimi mesi, che sarà accompagnata da altri eventi importanti. Stop Rearm Europe è fra i co-promotori. La partecipazione è aperta, e Barcellona non è così lontana. Sarà anche la prima occasione per un incontro in presenza di Stop Rearm Europe. Questo è il link al sito, dove trovate le prime informazioni utili; nei prossimi giorni verrà riempito di tutte le info dettagliate: https://www.actxpalestine.com/en/unsilence-forum/ Il sito ha anche una sezione in italiano: https://www.actxpalestine.com/it/ Comitato organizzatore internazionale: EuroMed Rights (EMR) + Ufficio internazionale per la pace (IPB) + Rete internazionale di azione della società civile (ICAN) + Forum civico europeo (ECF) + Transnational Institute (TNI) + Solidar + ARCI + Un Ponte Per (UPP) + Ligue des droits de l’Homme (LDH) + Il Sahara occidentale non è in vendita (WSNS) + Stop ReArm Europe + Transform! Europe Comitato organizzatore locale: Institut Novact de Noviolència (NOVACT) + Casa Nostra, Casa Vostra (CNCV) Con il sostegno di: Comune di Barcellona + Agenzia Catalana per la Cooperazione allo Sviluppo + Ministero della Cultura della Spagna.   STOP ReArm Europe
No al militarismo, no all’economia di guerra
Stop Rearm Now Una folle corsa al riarmo attraversa l’Italia, l’Europa e il Mondo intero. Occorre mettersi in mezzo, inceppare gli ingranaggi, lottare contro il militarismo e l’industria bellica. Le armi italiane prodotte in primo luogo dal colosso industriale Leonardo spa (ex Finmeccanica) sono presenti in tutti i teatri di guerra. In tanti angoli del Pianeta, a cominciare dalla Palestina (ma anche in Ucraina, Sudan, Congo, Sahel, Myanmar, ecc) muoiono donne, uomini, bambine e bambini, massacrati da prodotti bellici prodotti a due passi delle nostre case. Le guerre non sono lontane, bloccarle, incepparle dipende da noi. Esporsi in prima persona è una scelta morale e politica ineludibile. Il massacro del popolo palestinese a Gaza ha scosso le coscienze di centinaia di migliaia di persone che hanno invaso le piazze, bloccato nodi stradali, porti e aeroporti, occupato università e centri direzionali per chiedere a gran voce la fine del genocidio di un popolo innocente, per denunciare la complicità del governo italiano con lo stato stragista sionista. La finta pace imposta da Trump, il progetto di trasformare Gaza in un protettorato gestito da compagnie affaristiche occidentali, non ha risolto il problema palestinese ma anzi lo sta aggravando. Ma mentre l’attenzione mediatica è concentrata, giustamente, sulla Palestina, i venti di guerra spirano violentemente in Europa. Acuto è il confronto militare ai confini orientali tra la NATO e la Federazione Russa. L’Italia è in prima fila in Estonia, in Romania, nel Mar Nero. Il pericolo di un coinvolgimento diretto del nostro Paese in una guerra è più che concreto. In questo quadro il Governo ha aumentato la spesa militare sino al 5% del PIL arrivando a 61 miliardi di euro annui, tolti a sanità, scuola, stato sociale. Anche il Governo Regionale siciliano si appresta a dirottare 280 milioni verso infrastrutture militari. I nostri soldi che dovevano servire per sanità, scuola e trasporti serviranno per infrastrutture della difesa e in particolare per ristrutturare in senso militare gli aeroporti di Birgi, Comiso, Fontanarossa.  Occorre cambiare registro, occorre che i fondi stanziati per gli armamenti siano destinati alla sanità, alla scuola, ai trasporti, alla lotta alla povertà. La nostra città è in prima fila nella costruzione di strumenti bellici. I Cantieri Navali di Palermo non devono più costruire e ristrutturare mezzi nautici da guerra. Bisogna fermare la produzione della Leonardo spa che alla Guadagna produce sistemi elettronici usati in tutte le guerre e che provocano la morte, la mutilazione di tanti innocenti, unita alla distruzione a alla devastazione delle città e dei territori.  La Fincantieri, la Leonardo spa devono essere trasformate e ristrutturate da fabbriche belliche e di morte in industrie di pace e di benessere. Siamo convinti che le guerre sono il frutto dello scontro fra interessi capitalisti e che i popoli che subiscono le guerre sono le vittime sacrificali. Per questa ragione siamo solidali con tutti i disertori, i renitenti, i sabotatori di ogni guerra. Vogliamo un Mondo di libere e liberi ed uguali, un Mondo senza frontiere né eserciti. Solo la mobilitazione popolare e la solidarietà internazionalista possono porre fine a tutte le guerre. Da oggi ci diamo appuntamento per il 4 novembre, che per noi è la giornata dell’antimilitarismo e per il disarmo. Il 4 novembre non c’è niente da festeggiare, è una giornata di lutto nel ricordo dei milioni di giovani mandati alla morte da vertici militari vigliacchi in quel lontano tragico conflitto mondiale. Oggi come ieri: disertori di tutte le guerre, partigiani sempre!  Il prossimo incontro organizzativo, al laboratorio A. Ballarò, è fissato per lunedì 20 ottobre alle 17.30. Assemblea No Guerra – Stop ReArm Europe       Redazione Palermo
Roma, 27 settembre, l’Osservatorio contro la militarizzazione a Stop ReArm Europe
SABATO 27 SETTEMBRE 2025 ROMA, ARCI NAZIONALE, IN VIA DEI MONTI DI PIETRALATA 16, ORE 9.30 Sabato 27 settembre 2025 presso la sede ARCI di Roma, in via dei Monti di Pietralata 16, a partire dalle ore 9.30, all’interno dell’Assemblea Nazionale di Stop ReArm Europe interverrà anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con la presidente Roberta Leoni. La giornata, divisa in sessioni, ci vede presenti nella terza intitolata “Militarizzazione e resistenze”. Oltre a condividere le nostre analisi e il nostro lavoro di denuncia del processo di militarizzazione del mondo dell’istruzione, sarà l’occasione per rilanciare il vademecum come strumento di resistenza nelle scuole, la nostra campagna la “conoscenza non marcia” e lo sciopero del 4 novembre 2025. La convinzione che le menti dei nostri studenti e delle nostre studentesse non siano terreno di conquista è ciò che ci guida nel contrasto alla diffusione della cultura della difesa, quella che, come un secolo fa, ci sta catapultando verso un conflitto armato di carattere globale, forse l’ultimo e definitivo per l’umanità, considerato il potenziale nucleare che gli Stati hanno sviluppato negli ultimi anni. A Stop Rearm Europe noi ci saremo.
Presidio davanti alla sede della Leonardo a Roma
Diverse centinaia di persone sono arrivate in corteo, dopo una trattativa con la questura, fin davanti al cancello della Leonardo spa, la nota industria di armamenti a partecipazione statale, ex Finmeccanica. Il presidio era organizzato dal Coordinamento romano di Stop Rearm Europe, composto da oltre 70 associazioni, movimenti e partiti, per chiedere lo stop immediato alla vendita di armi da parte dell’azienda italiana a Israele e per sostenere la Global Sumud Flotilla. Nel corso del presidio si è tenuta una performance teatrale: al suono di una registrazione dei bombardamenti a Gaza alcuni manifestanti hanno simulato la fuga tra le bombe e la strage di civili. L’attrice Daniela Poggi ha letto testi di pacifisti palestinesi e israeliani e si è rivolta alla coscienza delle forze dell’ordine e dei pochi lavoratori presenti, presumibilmente i custodi. Il presidio si è concluso pacificamente e simbolicamente davanti ai cancelli chiusi della Leonardo,  che vorremmo restassero chiusi per sempre. Mauro Carlo Zanella
Stop ReArm Europe: il calendario dell’autunno, nel 2025 molto “caldo”
Nel comunicato divulgato da Stop Rearm Italia la sintesi della riunione del 9 settembre scorso, i cui partecipanti hanno coralmente espresso un appello alla convergenza, e le informazioni sulle iniziative in programma nell’autunno, in Italia l’assemblea nazionale a Roma, la mobilitazione delle scuole contro le “indicazioni Valditara” e a Barcellona il Forum europeo, e moltissime manifestazioni a calendario dalla seconda metà di settembre a fine novembre.    ASSEMBLEA NAZIONALE / 27 SETTEMBRE A ROMA L’assemblea nazionale di Stop Rearm Italia sarà un’occasione per incontrarci, discutere insieme, fare rete e autoformazione. Abbiamo già 150 registrazioni, invitiamo tutti e tutte a diffondere l’informazione e partecipare. Per chi non potrà essere a Roma, sarà possibile partecipare da remoto. Le iscrizioni si raccolgono attraverso questo form: https://forms.gle/ BMKpsTktivGvtgVQ6 Chi avesse bisogno di accoglienza solidale, scriva a stoprearmroma@gmail.com L’assemblea si svolgerà per sessioni tematiche in plenaria. Questi i temi delle sessioni: * Europa: warfare vs. welfare * La costruzione del nemico, la sicurezza comune, la diplomazia dei popoli * Europa e Mediterraneo con la Palestina nel cuore * Militarizzazione e resistenze (educazione, formazione, patriarcato, territori, basi militari) * Militarizzazione vs. economia di pace, giustizia sociale e climatica (incluso lavoro, produzione, riconversione) * Il calendario dell’autunno caldo   PER LA CONVERGENZA IN EUROPA Stop Rearm europea co-organizza e invita a partecipare, insieme a tante altre reti e organizzazioni europee e mediterranee, all’Unsilence Forum che si terrà a Barcellona dal 14 al 16 novembre prossimi. A 30 anni dall’inizio del processo Euromed, che l’Unione Europea celebrerà con il varo di un orrendo nuovo Patto per il Mediterraneo, ci incontreremo a Barcellona per discutere insieme di come fermare il genocidio, il riarmo, l’autoritarismo. Il forum ospiterà un grande concerto per Gaza, sessioni plenarie e seminari tematici che faranno discutere insieme attivisti e attiviste europee e mediterranee. Entro fine settembre il Forum sarà lanciato ufficialmente, intanto invitiamo a segnare la data e a organizzarsi per partecipare.   L’AUTUNNO CALDISSIMO L’autunno sarà caldissimo. Sono già in programma una serie infinita di manifestazioni e iniziative nazionali, praticamente ogni fine settimana da qui a novembre è già occupato. A queste si aggiungono una miriade di mobilitazioni locali e regionali. E ovviamente, nel prossimo periodo, priorità assoluta è la permanente mobilitazione a fianco della Global Sumud Flotilla. Molti di questi appuntamenti sono indicati sul sito ReArmItalia nella pagina https://stoprearmitalia.it/eventi/ Qui (sotto) ne segnaliamo alcuni. Vi preghiamo di segnalare altri non inclusi nell’elenco compilando questo form: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScY6JV-yJOaTOAy6VhEasokSHyuVagwoyHqak BSbu4hld2PgA/viewform   SETTEMBRE * 16 – Ravenna : manifestazione contro il traffico di armi che transita per il porto * 21 – Assemblea Nazionale A Pieno Regime * 27 – Puglia (Grottaglie) : assemblea e manifestazione regionale contro Leonardo * 27 – Liguria : manifestazione a La Spezia / Seafuture (vedi sotto) * 27 – Lazio (Genzano) : corteo per la pace OTTOBRE * 4 – Roma : corteo nazionale promosso dalle organizzazioni palestinesi * 4 – Assemblea Nazionale Via Maestra  * 9-11 / Perugia : Assemblea Onu dei Popoli * 12 – Marcia Perugia/Assisi * 12 – Bruxelles : campeggio contro la guerra promosso dalle donne WILPF * 14 – Udine : manifestazione contro la partita Italia-Israele * 18 – mobilitazione nazionale diffusa della scuola contro indicazioni Valditara * 18-19 / mobilitazione GKN (da confermare) * 25 – manifestazione nazionale CGIL NOVEMBRE * 4 – giornata nazionale contro il militarismo * 15 – mobilitazione globale per il clima in occasione della COP di Belem * 25 – manifestazione Non Una Di Meno   UN CORALE APPELLO ALLA CONVERGENZA Da tutti i numerosi interventi nella riunione online del 9 settembre si è alzato un appello corale e accorato alla necessità di convergenza. Siamo in tempo di guerra: guerra combattuta, guerra preparata, guerra finanziata, guerra contro popoli, contro il clima e contro la natura, contro le differenze, contro la democrazia. Tutti i temi, tutti i problemi, tutte le soggettività sociali iniziano per forza fare i conti con questa dimensione drammatica. La pluralità delle mobilitazioni è il segno positivo della ribellione alla deriva di guerra che si allarga. Ma c’è anche il pericolo di disperdersi, e di non riuscire a fare la massa critica necessaria. Dal grande movimento dal basso a sostegno della Global Sumud Flotilla viene un grande esempio di convergenza, capace di produrre eccedenza di partecipazione popolare. Dialogo, cooperazione, maggiore unità sono anche gli impegni presi dalla componente pacifista del movimento contro la guerra che si è riunita a L’Altra Cernobbio nei giorni scorsi. E si rinnoveranno alla marcia PerugiAssisi del 12 ottobre, per la quale rinnoviamo l’invito a organizzare la partecipazione nei territori. Stop Rearm Europe è nata per riuscire a ricostruire una grande convergenza in Europa all’altezza di questi tempi tremendi. Dall’Italia, facciamo tutti e tutte, ovunque, tutto il possibile per dare un segnale forte in questa direzione. Ci vediamo in piazza, ci vediamo a Roma il 27 settembre. Redazione Italia