Immagina, puoi! Un mondo senza polizia, utopia ma non troppo
NICOLA STUFANO (tratto da Globalproject.info)
Ci sono assiomi educativi radicati sin dall’infanzia nelle nostre esistenze,
così in profondità da rendere di primo acchito folle e delirante la sola idea di
poterli mettere in discussione. Uno di questi assiomi prevede che una società
civile non può reggere senza la presenza della polizia, o comunque senza un
corpo di forze dell’ordine direttamente sotto il controllo dello Stato
attraverso il suo ministero dell’Interno. Possiamo anche detestarne i modi e
stigmatizzarne le azioni, ma nel momento del bisogno, il cittadino civile non
potrà che rivolgersi alle forze dell’ordine, per essere difeso e tutelato.
Geo Maher, accademico e attivista statunitense, si è lanciato anni fa nel
complicato tentativo di scardinare questo assioma, cercando la corretta chiave
per descrivere la necessità di un sistema diverso. A World Without Police,
uscito nel 2021, è presto diventato uno dei più importanti testi contemporanei
di contenuto abolizionista, e attraverso D Editore, libreria indipendente romana
che attraverso la collana Nextopie sta dando ampio spazio alla saggistica dai
contenuti più radicali, il suo libro è da pochi mesi arrivato al pubblico
italiano come Immagina un Mondo Senza Polizia (traduzione di Andrea Puglisi).
Maher in persona si è presentato, nel corso della seconda giornata di Sherbooks,
in collegamento sugli schermi del CSO Pedro, quando dalle sue parti erano le 8 e
mezza di mattina. Guidato nelle domande e coadiuvato dalla traduzione
dall’editore Emanuele Jonathan Pilia e dalla giornalista Dalia Ismail, Maher
sorseggia la sua tazza calda, scruta il pubblico e con voce profonda e ferma
illustra in modo conciso le sue tesi.
Il discorso di Maher, così come il libro, ha un punto di partenza ben preciso,
ed è il 28 maggio 2020, quando a Minneapolis, nel culmine delle proteste per
l’uccisione di George Floyd, una stazione di polizia viene presa d’assalto e
data alle fiamme, costringendo i poliziotti alla fuga. Maher individua in quel
momento il punto di tracimazione di un’insofferenza verso la polizia, con
l’episodio di George Floyd solo ultimo di una interminabile serie di soprusi
rispetto alla fascia più umile e indigente della popolazione locale.
Le ragioni di Maher partono dal dibattito più comune, quello col vicino di casa:
nella discussione emerge con chiarezza la concezione monolitica di assoluta
necessità della presenza di forze dell’ordine. Ma quando poi si arriva a porre
la domanda: “Ma la polizia, esattamente, cosa ha fatto per noi?” ecco, qui di
solito cominciano a formarsi le prime crepe. La polizia, soprattutto negli Stati
Uniti (ma anche in Europa) è forte di una narrazione mediatica e giornalistica
quasi sempre positiva: innumerevoli le serie TV crime che insistono sugli atti
di eroismo delle forze dell’ordine.
Meno chiacchierati sono gli aspetti metodologici e istituzionali, ed è su questo
che Maher si concentra per portare il concetto di polizia nella direzione
dell’obsolescenza. Punto-chiave è stabilire la reale funzione della polizia:
Maher dimostra che, essendo sotto il controllo diretto delle istituzioni, e
quindi del governo, non può che esserne che la mano armata di un’espressione
politica, che da sempre negli Stati Uniti si propone di mantenere un ordine
gerarchico di segregazione tra cittadini.
Maher osa ancora di più, lanciando un’interessante analisi sulle modalità
d’azione dell’esercito degli Stati Uniti del mondo, assimilandole a
gigantesche operazioni di polizia: cosa sono state d’altronde la caccia ai
Vietcong, o la guerra dichiarata al terrorismo islamico in Afghanistan e oltre,
se non tentativi di ripristinare l’ordine a livello mondiale?
> L’autore insiste dunque su un ritorno alle origini della società civile per
> superare il concetto di polizia.
Che, per inciso, è attualmente accettato a livello globale: e sebbene la polizia
statunitense non possa minimamente essere paragonata a quella cinese, o a quella
venezuelana (paese al quale Maher ha dedicato principalmente il suo impegno
accademico nell’analisi della rivoluzione bolivariana e del suo riflesso verso
la società), hanno tutte in comune la stessa criticità di fondo che la rendono
un’istituzione poco propensa a garantire giustizia sociale.
Le soluzioni proposte da Maher non sono particolarmente elaborate o
complesse: l’autore ci invita a guardare al modo in cui ordinariamente
risolviamo i nostri problemi all’interno delle comunità: ossia ragionando sempre
come facciamo all’interno delle nostre famiglie e delle nostre associazioni,
dove non abbiamo bisogno di forze di controllo o di sorveglianza. Se ci fermiamo
un attimo a riflettere su questo, è più comune di quanto noi pensiamo l’uso
della trattativa e del dialogo per la risoluzione di problemi complessi.
> Dove, dunque, attecchisce e si rende necessaria la polizia? Dove viene meno il
> senso di comunità.
Questo è uno dei gravi problemi della modernità, in Europa forse più che
altrove, dove i processi migratori hanno spesso portato alla formazione di
ghetti piuttosto che di comunità trasversali. In questo contesto,
la polizia assume un ruolo sempre più centrale nel mantenere separati i ceti più
abbienti dalla nuova classe meno privilegiata, composta da immigrati di prima e
seconda generazione, alimentando e al tempo stesso gestendo la percezione
dell’immigrato come figura che “fa paura”.
É più una conseguenza che una coincidenza se Immagina un mondo senza
polizia arriva in Italia proprio nel momento in cui Minneapolis torna a essere
centro nevralgico di una violenta lotta tra il governo americano e le comunità
locali, e il braccio armato di questo stato più imperialista che mai diventa
l’ICE, ovvero una forza di polizia concentrata sul contrasto all’immigrazione e
l’espulsione forzata degli stranieri, in mancata osservanza delle più elementari
regole costituzionali.
Anche attraverso la brutalità dell’ICE, stanno recentemente cadendo alcuni
assiomi apparentemente inattaccabili e mettere in discussione l’utilità della
polizia non è più un tabù. L’abolizione della polizia comincia a seguire i passi
del percorso di un fenomeno molto simile, quello dell’abolizionismo carcerario,
che già riscuote un interesse un consenso assai più ampio rispetto a pochi anni
fa.