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Corso online: Abolire il nucleare, educare alla pace e disarmo umanitario
Segnaliamo con piacere questo corso di formazione organizzato da WILPF con la collaborazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal titolo Abolire il nucleare con i Saperi, la Memoria, le Reti, i Territori Seconda edizione – 2026. Info qui. Come possiamo educare le nuove generazioni alla pace in un mondo ancora segnato dalla minaccia nucleare? Da questa domanda nasce il corso di formazione online per docenti promosso da WILPF Italia APS, con il sostegno dell’UCEBI – Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università e Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV. Un percorso pensato per chi crede che la scuola possa essere un luogo di trasformazione e consapevolezza, dove affrontare insieme temi complessi come le armi nucleari, il disarmo umanitario e le sfide etiche e ambientali del nostro tempo. Il corso si articola in cinque incontri, da gennaio a maggio 2026, e offre strumenti, testimonianze e materiali per portare in classe una riflessione profonda e attuale sulla cultura della pace. COME ISCRIVERSI Il corso rientra nell’ambito della Formazione docente; tutto il personale scolastico è esonerato dal servizio, ai sensi del CCNL vigente e potrà iscriversi sulla Piattaforma SOFIA (Codice 102179) oppure inviando un messaggio al n. 347 9421408. Il corso è pensato per docenti ed insegnati ma aperto a tutta la cittadinanza interessata. Coloro che non sono docenti possono iscriversi contattando wilpf.italia@outlook.it. PROGRAMMA INCONTRO 1 Armamenti Nucleari: conoscenze di base per comprendere la complessità del tema Come siamo arrivati alle armi nucleari? Quali Paesi le possiedono oggi? E quali termini è importante conoscere per orientarsi in questo complesso scenario? Nel primo incontro, insieme al professor Franco Dinelli, ricostruiremo la storia del nucleare e analizzeremo il ruolo dell’Italia nel sistema di condivisione nucleare dell’Alleanza Nord Atlantica. Sarà inoltre presentato il volume di IALANA Italia, “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia”. 8 Gennaio 2026 ore 18-20 su Zoom INCONTRO 2 Dal Giappone all’Algeria: un mondo di Hibakusha Un incontro dedicato alle testimonianze dei sopravvissuti alle esplosioni e ai test nucleari, gli Hibakusha. Dal Giappone al Pacifico, dal Kazakistan all’Algeria, ascolteremo le loro parole, per comprendere l’impatto umano e ambientale del nucleare e riflettere su come mantenere viva la loro memoria. Un momento di ascolto e condivisione per trasformare la memoria in impegno educativo e civile. Durante l’incontro saremo accompagnati da Luigi Mosca che parlerà delle conseguenze delle radiazioni nucleari. 19 Febbraio 2026 ore 10-12 su Zoom INCONTRO 3 Le armi nucleari riguardano tutte e tutti? Insieme alle esperte di Reaching Critical Will, esploreremo le connessioni tra armamenti nucleari, ambiente, parità di genere, colonialismo e diritti umani. Scopriremo come la questione nucleare non sia solo militare o tecnologica, ma anche profondamente sociale, economica e politica. L’incontro sarà in lingua inglese con interpretariato in italiano. 12 Marzo 2026 ore 18-20 su Zoom INCONTRO 4 Le armi nucleari oggi: rischi e prospettive Le armi nucleari continuano a influenzare gli equilibri geopolitici e le dinamiche dei conflitti contemporanei. In questo incontro, grazie ai contributi di Priyanka Jain, Alice Filiberto e Alice Saltini, esploreremo come il nucleare incida oggi su sicurezza, politica e tecnologia: dai rapporti tra India e Pakistan alle tensioni nel Medio Oriente, fino alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale. Un’occasione per leggere l’attualità con maggiore consapevolezza e sviluppare strumenti critici per interpretarla. Alcuni degli interventi saranno in inglese con interpretariato in italiano. 9 Aprile 2026 ore 18-20 su Zoom INCONTRO 5 Disarmarsi nella quotidianità e nelle scuole In questo laboratorio pratico con Vanessa Hanson, social media manager di ICAN, scopriremo come fare attivismo per il disarmo nucleare ogni giorno, attraverso i social e altri strumenti di comunicazione. Rifletteremo sul ruolo dei e delle giovani nella costruzione di un mondo libero da armi nucleari e progetteremo insieme attività e laboratori che gli e le insegnanti potranno riproporre in classe. Interverranno anche le organizzazioni la società civile che hanno collaborato al progetto per continuare a creare assieme percorsi per il disarmo e la pace. Per l’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV interverrà Anna Angelucci, per l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università interverrà la Presidente Roberta Leoni. 14 Maggio 2026 ore 18-20 su Zoom Il corso è gratuito. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Il popolo del no a RWM
Almeno un migliaio di persone hanno risposto domenica 14 dicembre alla chiamata dei comitati che si battono contro la fabbrica RWM in Sardegna. L’appuntamento era per mezzogiorno, nei pressi degli stabilimenti, nel territorio di Domusnovas. La manifestazione si prefiggeva di protestare contro gli ampliamenti illegali dell’azienda di armamenti, a tre giorni dalla scadenza dell’ultimatum del TAR alla Regione Sarda per approvare o meno la tardiva e lacunosa valutazione d’impatto ambientale (VIA ex-post) presentata da RWM. Lo scopo era quindi anche quello di far sentire, ancora una volta, alla presidente Alessandra Todde la volontà dei sardi che vogliono prendersi cura del territorio e non sopportano più che venga loro sottratto, per essere usato a fini incompatibili con la vita. Che altro è produrre oggetti che procureranno morte e distruzione? Certo, la Regione è tenuta ad esprimersi solo per quanto riguarda gli aspetti ambientali ma, anche da questo punto di vista, non mancano certo le problematicità, come la cancellazione di corsi d’acqua e lo sbancamento di grandi superfici, in prossimità di una zona boschiva di tutela ambientale. Su questi aspetti i tecnici dei comitati hanno presentato agli uffici regionali un ampio dossier, che mette in evidenza i forti rischi idrogeologici. Soprattutto non ci si può più trincerare dietro comodi alibi: ogni decisione è anche politica ed avrà conseguenze politiche. Un no a RWM sarebbe anche un no al riarmo, che potrebbe essere in linea con la vulgata dei vertici del partito della premier sarda, il Movimento Cinque Stelle. Ma, al di là dei calcoli partitici, occorrerebbe prendere in considerazione la forte campagna di opposizione civile agli ampliamenti. I manifestanti partono in corteo verso lo stabilimento, con striscioni che invitano la Regione a dire no, con bandiere della Palestina, con tanti giovani, numerosi arrivati da varie zone dell’isola, anche da Sassari e da Alghero. Il corteo è arrabbiato, ma anche molto festoso, la giornata è bella e si sta bene tutte e tutti insieme: si respira una bella atmosfera intergenerazionale, quella decisa, di un popolo che non si arrende. Arrivati all’ultimo crocicchio con stradine sterrate prima del piazzale dello stabilimento, ecco il blocco delle forze dell’ordine, coi furgoni blindati che occupano tutte le vie. Il corteo è costretto a fermarsi. Tutta la zona attorno alla fabbrica è stata blindata, perfino le stradine di campagna. I manifestanti, dopo qualche momento di confronto verbale con lo schieramento di polizia,  decidono di tornare indietro, fermandosi poi nella zona di partenza, vicino al parcheggio, dove ci sono poi stati diversi interventi finali. Non occorrerà aspettare molto, per conoscere la decisione della giunta regionale. Ma il variegato e coeso movimento che si è visto oggi, promette di resistere. Carlo Bellisai
Gaza. Hamas disarmerà solo se Israele accetterà uno Stato palestinese
Hamas ha rifiutato il disarmo dei propri combattenti a meno che Israele non si impegni in un processo politico per la statualità palestinese e fornisca garanzie che non riprenderà la guerra. Il funzionario di Hamas Bassem Naim ha dichiarato l’8 dicembre che il gruppo è disposto a consegnare il potere […] L'articolo Gaza. Hamas disarmerà solo se Israele accetterà uno Stato palestinese su Contropiano.
Disarmata e disarmante
-------------------------------------------------------------------------------- Marcia della pace Perugia-Assisi 2025. Foto di Oliviero Bettinelli -------------------------------------------------------------------------------- Il disarmo, l’obiezione di coscienza e il servizio civile, gli investimenti delle banche, la presenza nelle forze armate dei cappellani senza che questi siano inquadrati nelle gerarchie militari, dialogo ecumenico e interreligioso: sono tra i temi portanti della nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante che i vescovi italiani della chiesa cattolica hanno ha approvato il 5 dicembre (pdf). Parole nette, come raramente accade, che non possono dare adito a fraintendimenti. I vescovi italiani affrontano più volte il tema della produzione e del commercio di armi, ricordando che educare alla pace significa prendere le distanze dalle realtà economiche che speculano sul riarmo, le quali «sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi». Rivolgendosi all’Unione europea, chiamata a riprendere il cammino di coloro che dopo la seconda guerra mondiale «scelsero con coraggio una via di pace da costruire insieme», la Cei giudica «contraddittorie… quelle proposte di pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia». Le necessità difensive, ammonisce la nota, non devono favorire «il riarmo globale», né distogliere risorse dalla costruzione di «una comunità più umana». Si chiede inoltre un rafforzamento della normativa per limitare l’esportazione di armi verso Paesi in conflitto. In questo senso l’Ue, anche alla luce del piano ReArm Europe, è invitata a «sostenere la costituzione di un’agenzia unica per il controllo dell’industria militare interna e del commercio di armi con il resto del mondo». Un capitolo è dedicato poi a “la difesa, mai la guerra”, in cui si valorizzano la scelta di obiezione di coscienza e l’esperienza del servizio civile: “in un tempo in cui i governi attori politici e persino opinioni pubbliche considerano la guerra come strumento privilegiato di risoluzione dei conflitti occorre il coraggio di vie alternative per dare sostanza al realismo lungimirante della cura della dignità umana e del creato”. Il testo ribadisce l’essere ormai totalmente superata e inapplicabile la dottrina della “guerra giusta”: qualunque guerra infatti “provoca distruzioni estremamente peggiori di qualunque bene si voglia difendere, aggravando la miseria”, la strada allora, è la nonviolenza, la “resistenza pacifica”. Tutto questo chiama a un percorso educativo che coinvolga le famiglie e le comunità tutte in un cammino che “esige un no deciso alla logica bellica e scelte coerenti con esso”. Il documento parla chiaro: l’auspicio è che non resti solo un documento, ma che venga letto e veramente tradotto in azioni coerenti. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PASQUALE PUGLIESE: > Il nostro rifiuto della chiamata alle armi -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Disarmata e disarmante proviene da Comune-info.
Il vescovo Giovanni Ricchiuti: «La Cei all’opposizione del governo italiano e dell’Ue»
Parla il presidente nazionale di Pax Christi: «Bene smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo» Intervista di Luca Kocci*  al vescovo Giovanni Ricchiuti – 07/12/2025 – Il Manifesto. Riduzione delle spese militari, disarmo, servizio civile, smilitarizzazione dei cappellani militari. Sono i punti centrali di un’ampia e sorprendente Nota pastorale approvata dalla Conferenza episcopale italiana a novembre e diffusa venerdì (Educare a una pace disarmata e disarmante). Ne abbiamo parlato con monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura e presidente nazionale di Pax Christi, movimento che ha contribuito all’elaborazione del testo. Monsignor Ricchiuti, cosa succede nella Cei? Finalmente fra i miei fratelli vescovi si muove qualcosa. Credo che il Cammino sinodale, a cui hanno partecipato anche i laici, abbia dato slancio: nel documento finale approvato a ottobre a grandissima maggioranza (dopo che una prima versione era stata respinta dall’assemblea perché troppo timida, ndr) si chiedeva alla Cei di approfondire i temi del disarmo e della pace per immaginare alternative alla politica del riarmo. Nella Nota pastorale approvata dai vescovi si parla di riduzione delle spese militari e contrasto alle politiche di riarmo, ovvero il contrario di quello che stanno facendo governo Meloni ed Europa. La Cei è all’opposizione? Nettamente all’opposizione! Spese militari e riarmo non sono la via giusta per affrontare le crisi. Si fa riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina e ai «pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le necessità della difesa – è scritto – non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana». È dall’inizio della guerra che la Chiesa sostiene che la soluzione militare non avrebbe portato la pace, ma peggiorato la guerra. Ora, dopo quasi quattro anni, a che punto siamo? L’Europa e l’Italia avrebbero dovuto seguire altre strade: non le armi, ma il negoziato. Quindi fa bene la Cei a smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo del governo. Nella Nota si elogia la legge 185/90 che regola il commercio delle armi e si chiede una «presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono produzione e commercio di armi», a cominciare dalle banche. La legge 185 è regolarmente sotto attacco da parte di aziende armiere e governi, invece va difesa con forza, perché è un tentativo di limitare quanto più possibile il commercio delle armi. E le “banche armate”? Qui la Chiesa dovrebbe fare autocritica, perché molti enti ecclesiastici si avvalgono dei loro servizi… È vero, ma qualcosa si sta muovendo. E comunque finalmente la Cei dice chiaramente a vescovi e parroci di rinunciarvi. Sarebbe un segno potentissimo se le 226 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”. Proprio mentre Crosetto propone di ripristinare il servizio militare, la Nota della Cei – che sicuramente è stata scritta ben prima – lancia invece l’idea di un servizio civile obbligatorio. Un altro elemento di dissenso con il governo? Chi lo propone sostiene che il servizio militare educa i giovani. Ma perché bisogna educarli con il fucile fra le mani? Educarli a cosa, a fare la guerra? I giovani devono dire di no: in Germania sono già scesi in piazza contro un’analoga proposta, e questo è un grande segno di speranza. Mi piacerebbe che tutti tornassero a cantare Il disertore di Boris Vian, una bella canzone antimilitarista. La Nota della Cei affronta anche il tema dei cappellani militari, chiedendosi «se non si debbano prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare». È la proposta di smilitarizzare i preti-soldato? Pax Christi lo dice da anni: cappellani sì, militari no. È materia concordataria, ma il Concordato non è il Vangelo, si può modificare. Non c’è bisogno di un ordinario militare, basta affidare a un vescovo la responsabilità dell’assistenza spirituale dei militari. Così come non servono cappellani inquadrati nella struttura militare, è sufficiente un semplice prete che entri nelle caserme, come avviene nelle carceri e negli ospedali. È un privilegio da superare.   *Per gentile concessione dell’autore. Redazione Italia
Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania
NASCE A NAPOLI LA RETE ANTIMILITARISTA PER LA PACE L’Assemblea Cittadina contro la guerra e il militarismo, promossa dal Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania si è svolta a Napoli sabato 6 dicembre 2025 – presso il Centro Missionario Giovanile. L’incontro – introdotto da padre Alex Zanotelli (missionario comboniano) e moderato da Vittorio Moccia – ha registrato oltre 50 partecipanti, con interventi personali e di appartenenti a più di una quindicina di organizzazioni: Comitato Pace e Disarmo Campania, Sezione ANPI Napoli Lenuccia, Movimento Nonviolento, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Gruppo D.S., Centro Culturale “Handala Ali”, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e della università, Rete per la Palestina, Rete Costituzione e Antifascismo, Rete contro la guerra e il militarismo Campania, Presidio Pace ‘IoCiSto’, Comunità Palestinese Campania, Pax Christi, Tavolo Uniti contro la guerra, Coordinamento No Nato, COBAS. Erano inoltre presenti rappresentanti di ex Asilo Filangieri, BDS, Rete Rione Sanità, Scuola di Pace, TerradiLei, Ancora Italia, Mani sulla roccia, Microcredito Sanità, Uniti contro la guerra, La Comune. Le analisi degli intervenuti hanno rilevato che viviamo una fase di allarmante riarmo, col ritorno della minaccia nucleare unito e collegato all’aggravamento della crisi climatica. Il rischio del ripristino della leva è un ulteriore e grave elemento della più generale militarizzazione della società e delle istituzioni formative, ma anche della diffusa violenza interpersonale e sociale, come nel caso di quella rivolta alle donne. Alla repressione del dissenso contro il genocidio in Palestina e alle minacce di guerra – è stato osservato – si accompagna da anni una preoccupante tendenza al disciplinamento dei cittadini in chiave militarista ed un evidente intreccio tra politica ed affari, col crescente peso del complesso militare-industriale. Si è rilevata anche la debolezza ed ambiguità delle tradizionali forze politiche di sinistra e la frammentazione della sinistra antagonista. Viceversa, mentre sembra scemare la mobilitazione in favore della Palestina, cresce l’impulso bellicista e riarmista, stimolando la creazione di nemici da battere, formando nuove aree critiche di tensione e rinforzando personale e dotazioni delle forze armate, laddove la NATO continua a minacciare equilibri strategici sempre più precari e delicati. Ultimo dato emerso è il riaffiorare d’una mentalità neocolonialista, con la pretesa di ridefinire con la forza le sfere d’influenza economico-politico-militare delle attuali superpotenze ed una evidente disinformazione, mistificazione e semplificazione della realtà, a scopi propagandistici. I presupposti per coordinare in rete le realtà aderenti, dunque, sono il superamento delle distinzioni e differenze e l’unità operativa attraverso azioni condivise, per organizzare campagne comuni su: obiezione di coscienza, difesa non armata e civile, azioni di boicottaggio e disinvestimento, lotta alla militarizzazione delle scuole ed università e della ricerca. In particolare, sono state proposte le seguenti azioni: costruire un’aggregazione attiva e organizzata di movimenti integrando pace e antimilitarismo, superando divisioni, frammentazioni e personalismi dei gruppi già attivi sul tema; ricostruire un pensiero comune e non ideologico contro la guerra e istituire una ‘accademia della pace’; fare controinformazione tra i giovani, con volantinaggi nelle scuole e nelle università e mediante interventi nelle realtà formative; promuovere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza contro l’ipotesi di ripristino della leva; coinvolgere docenti e studenti nel movimento contro la guerra, liberando scuole e università dal militarismo e combattendo i collegamenti tra mondo accademico e ricerca militare; elaborare documenti condivisi per lo sviluppo di una consapevolezza dell’incalzante processo di militarizzazione della società, della cultura e perfino della comunicazione, denunciando gli intrecci tra gli interessi economico-finanziari e quelli bellici e demistificando l’idea del ruolo positivo dell’industria militare rispetto all’occupazione; aumentare tra i cittadini la percezione della delicatezza del momento; appoggiare le campagne B.D.S. (boicottaggio industrie collaterali al sistema di guerra) e rafforzare quelle di disinvestimento dalle ‘banche armate’; fare iniziative di opposizione all’invadenza della NATO e delle nostre forze armate; fare un lavoro comune sulla questione porti per “scardinare” logistica e trasporti legati alla filiera militare, produzione e commercio delle armi con sostegno alle lotte dei lavoratori portuali che tengano conto della tutela occupazionale; promuovere mobilitazioni che colleghino le lotte locali alle lotte internazionali contro i sistemi di oppressione denunciando ogni forma di neocolonialismo e suprematismo culturale; trovare collegamenti unitari su scala nazionale. Altri possibili terreni per iniziative condivise sono: proporre azioni che contrastino le conseguenze ambientali delle guerre e della militarizzazione di territorio e mari; diffondere una cultura alternativa, sia con maggiori iniziative di base, sia stimolando in tal senso anche le istituzioni locali; diffondere la “Carta delle donne contro la violenza”; ripristinare il Ministero per la Pace e l’Archivio regionale Pace, Disarmo e Diritti Umani; fare appello alle istituzioni ecclesiastiche su percorsi di pace condivisi; fare controinformazione e opposizione alla mistificazione linguistica; ridiscutere la logica delle sanzioni tutelando gli interessi della piccola industria locale. Al termine dell’Assemblea, è stata proposta ed approvata a maggioranza dei presenti la denominazione di tale coordinamento come Rete Antimilitarista per la Pace. Comitato Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania. Redazione Napoli
STOP RWM
La RWM vuole aumentare la sua produzione di esplosivi e ordigni da guerra nel suo stabilimento di Domusnovs-Iglesias, ma ha bisogno dell’approvazione della Giunta della Regione Sardegna. Producono bombe per aereo, mine marine, proiettili di artiglieria e persino i micidiali droni killer israeliani; il loro mortifero business alimenta i peggiori teatri di guerra del pianeta: Palestina, Yemen, Ucraina, Kurdistan … Affermano di voler salvare il Sulcis dalla crisi ma hanno appena 102 dipendenti veri, il resto è manodopera precaria, fornita da agenzie interinali, che viene sistematicamente scaricata non appena la richiesta di ordigni cala. Il business delle armi è purtroppo cresciuto con le recenti guerre. La RWM ha avuto bisogno di ampliare il suo stabilimento, rapidamente e senza tanti scrupoli, perciò nel 2017 ha dichiarato, falsamente, di non fabbricare esplosivi, confidando nella credulità dei funzionari pubblici, evidentemente ben disposti nei suoi confronti. Un tribunale ha ristabilito la verità: il Consiglio di Stato, a novembre 2021, ha annullato le licenze edilizie concesse per ampliare la fabbrica RWM, senza una preventiva Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), obbligatoria per gli stabilimenti ad elevato rischio di incidente che producono esplosivi. L’azienda non si è però rassegnata a demolire le opere abusive e ha ottenuto dalla Regione di effettuare una Valutazione di Impatto ambientale a lavori terminati (una VIA ex-post). Nel corso della VIA ex-post, la RWM ha però fornito documentazione parziale e incompleta, minimizzando gli impatti. Ciò nonostante sono emerse gravi violazioni della normativa di protezione dell’ambiente, della sicurezza e della salute umana. Tanto per fare qualche esempio: gli ampliamenti sono stati realizzati anche in aree a rischio idrogeologico molto elevato, dove vige il divieto assoluto di edificazione, e sono stati sistematicamente violati i vincoli paesaggistici presenti, senza neppure il parere obbligatorio e vincolante della Soprintendenza … L’istruttoria per la VIA ex-post ora è terminata, manca solo la decisione finale della Giunta regionale e della sua Presidenza. Il giudizio finale quindi non potrà che essere NEGATIVO. Il tempo stringe, il TAR della Sardegna ha stabilito che la decisione deve arrivare entro la metà di Dicembre. Chiediamo quindi alla Presidente Todde e alla sua amministrazione di non fare l’ennesimo favore a chi produce ordigni di morte, e di non cedere alle indebite pressioni governative. È ora di esprimere un chiaro parere NEGATIVO per l’impatto ambientale dell’ampliamento RWM. NESSUNA AUTORIZZAZIONE A CHI LUCRA SULLA GUERRA E LA PREPARA, DEVASTANDO L’AMBIENTE VALUTAZIONE NEGATIVA SUBITO PER L’IMPATTO AMBIENTALE DELL’AMPLIAMENTO DELLA FABBRICA RWM GIOVEDì 4 DICEMBRE 2025 dalle ore 10:00 alle ore 18:00 Presidio, tutto il giorno di fronte alla Presidenza regionale in viale Trento 69 Cagliari. Redazione Sardigna
Cagliari grida: giù le armi, su i salari!
Almeno millecinquecento persone hanno partecipato a Cagliari alla manifestazione promossa dall’Unione Sindacale di Base, in concomitanza con lo sciopero generale ed alla vigilia del corteo di Roma del 29 novembre. “Contro la manovra di guerra e l’economia del genocidio, per salari, pensioni e diritti sociali”, i manifestanti hanno sfilato per le vie del centro storico per buona parte della mattinata. Assieme all’USB c’erano i COBAS, le associazioni e i comitati che si battono per liberare la Sardegna dalle basi militari, dalla fabbrica di bombe RWM, dall’assalto della speculazione energetica. Erano presenti i palestinesi che da tempo vivono sull’isola, i gruppi di sostegno alla causa palestinese, i pensionati, i lavoratori, gli studenti. Il corteo, variopinto e coeso, si è snodato fino alla meta: il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma. Qui ci sono stati gli interventi delle varie realtà che si sono unite in questa giornata di sciopero che, se non ha bloccato tutto, come accaduto nell’ormai “storica” giornata del 22 settembre, ha potuto dimostrare una continuità di percorso e di obiettivi condivisi. Il problema non sono i palestinesi, che cercano di vivere sulla loro terra e sono costretti a farlo sotto occupazione, in condizioni disumane; il problema è Israele e soprattutto il sionismo e il suo disegno che vuole eliminare il popolo palestinese e che influenza la politica dei paesi europei, che ne diventano complici. Questo ha detto in sintesi, con intensità e calma, Fawzi Ismail, presidente dell’Associazione di Amicizia Sardegna Palestina. Enrico Rubiu, portavoce dell’USB del sud-Sardegna, ha posto l’accento su una manovra finanziaria contro i lavoratori, che non concede nulla ai diritti e non investe sulla vera sicurezza, quella sul posto di lavoro. “Il lavoratore deve uscire di casa sereno, senza pensare di poter tornare a casa sotto forma di bara, come troppo spesso succede”, ha urlato per chi possa sentire. Nei vari interventi che si sono succeduti è stato dato rilievo al problema della repressione nei confronti dei movimenti antimilitaristi, con ben trentasei indagati nella così detta “operazione Maistrali”, con anche accuse perfino di terrorismo. Si scopre però poi che, nello specifico e al di fuori dei titoloni sui giornali, si tratterebbe semplicemente di scritte sui muri, affissione di manifesti e al massimo, se fosse confermato, preparazione di petardi. Quest’altra operazione ha la chiara apparenza di un tentativo di criminalizzare il dissenso, sia per porlo su una cattiva luce mediatica, che per mettere in difficoltà ed intimidire le singole persone attiviste. Sono stati poi evocati i problemi cronici della Sardegna, dall’installazione di fabbriche inquinanti alla presenza da oltre sessant’anni di basi e poligoni militari, che hanno attivato per decenni esercitazioni a fuoco, con proiettili anche altamente inquinanti, come i missili “Milan”, che rilasciano torio radioattivo e hanno reso l’istmo di capo Teulada simile ad una Chernobyl mediterranea. Fino alle speculazioni capitaliste, dal vago odore mafioso, sulla corsa speculativa alle installazioni di pale eoliche e pannelli fotovoltaici su larga scala. Senza dimenticare quella che oggi sembra la questione più attuale: la risposta della Regione sarda alla richiesta di sanatoria da parte della RWM, attesa nel prossimo mese. C’è in ballo una scelta politica cruciale: saprà il governo regionale dare ragione alle più che legittime recriminazioni della società civile, basate su istanze ambientali e idrogeologiche specifiche, anche a costo di opporsi in modo netto alle politiche del governo di Roma? Ci saranno presto nuove iniziative su questo tema. Ce ne andiamo con una bella sensazione: gli esseri umani sono ancora vivi e pensanti e vogliono ancora esprimersi liberamente, rivendicare i propri bisogni, proporre una società alternativa a quella dell’aggressione, della devastazione, del genocidio, per il massimo profitto. La società sarda è pronta a resistere. Carlo Bellisai
Università Estiva Parco Toledo: smilitarizzare per proteggere la vita
Lo scorso 13 settembre, nell’ambito della terza edizione dell’Università Estiva dell’Umanesimo Universalista (Parco Toledo), si è tenuta la tavola rotonda “Smilitarizzare per proteggere la vita”. Hanno partecipato come relatori Ovidio Bustillo, di Alternativas Noviolentas, Juana Pérez Montero in rappresentanza della nostra agenzia stampa Pressenza, Valentina Carvajal di Greenpeace e Inma Prieto di Mondo senza Guerre e senza Violenza, tutti membri dell’Alleanza per il Disarmo Nucleare, con i quali abbiamo potuto parlare al termine dell’evento. Ecco le loro dichiarazioni sul tema che ci ha riuniti quel giorno. Ovidio Bustillo, che coordinava la tavola rotonda, ha fornito il quadro generale. Juana Pérez Montero ha parlato del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Valentina Carvajal ha incentrato il suo intervento sulla campagna di denuncia del commercio di armi con Israele, nel pieno del genocidio a Gaza, mentre Inma Prieto ha chiuso la tavola rotonda parlando delle diverse forme di violenza e di come affrontarle da diversi punti di vista, in particolare quello dell’istruzione. Ha concluso il suo intervento invitando i presenti a leggere e fare proprio l’Impegno Etico elaborato dalla sua organizzazione, che potete trovare QUI. Video (in spagnolo): Álvaro Orús. Intervista: Juana Pérez Montero --------------------------------------------------------------------------------   > Come attivare i sottotitoli in italiano: > > * Far partire il video > * Cliccare sul simbolo della rotella in basso a destra (Impostazioni) > * Cliccare su Sottotitoli > * Cliccare su Inglese > * Cliccare ancora su Sottotitoli (inglese) > * Scegliere Traduzione automatica > * Tornare nel video, in cui appare la lista delle lingue disponibili > * Scegliere la lingua italiana dalla lista > > La traduzione non è perfetta, ma facilita comunque la comprensione. TRADUZIONE DALLO SPAGNOLO DI STELLA MARIS DANTE Redacción Madrid
E’ proibito criticare le fabbriche di armi?
Si è svolta il 24 novembre presso il tribunale di Cagliari l’ennesima udienza del processo in cui è imputata per diffamazione una giovane persona sarda, da tempo impegnata nei comitati che contrastano la fabbrica di ordigni bellici RWM, che ha sede nei territori di Domusnovas ed Iglesias. Davanti al palazzo di giustizia, c’era un presidio con lo striscione STOP RWM. Dopo un’attesa di due ore, l’udienza si è concentrata sulle arringhe degli avvocati. Ma la sentenza è stata rinviata al 12 gennaio del 2026. La RWM Italia, costola della tedesca Rheinmetal, con sede legale a Ghedi in provincia di Brescia, da circa quattro anni ha svolto ingenti lavori di ampliamento dello stabilimento, allo scopo di aumentare la propria produzione, che ultimamente si è arricchita non solo quantitativamente, ma anche diversificandosi, con la produzione di droni killer, su licenza dell’azienda israeliana Uvision. Ma l’ampliamento non era legale, per la mancanza di una valutazione d’impatto ambientale (VIA) e, in seguito ai ricorsi dei comitati, affiancati da sindacati di base e movimenti, è stato bloccato il suo utilizzo. Al momento, dopo che la RWM ha presentato un VIA ex-post, per cercare una sanatoria posticipata, la parola passa alla Regione Sardegna, che deve decidere se firmare e permettere l’utilizzo degli impianti abusivi, o negarne l’autorizzazione. Per questo nelle ultime settimane si stanno moltiplicando non solo a Cagliari e Iglesias, ma anche in altre città e paesi, le iniziative di sensibilizzazione sul problema. Per questo sono state presentate alla presidente della Regione delle lettere circostanziate, che si aggiungono al dossier sull’imbatto ambientale e il rischio idrogeologico, già da tempo inoltrato. Questa, in sintesi estrema, la situazione attuale, nella quale s’inquadra anche il processo che ha subito e subisce chi ha avuto il coraggio di parlare apertamente degli enormi profitti che i costruttori d’armi ricavano dalla morte e dalla distruzione. Chi ha il coraggio di mettere in discussione la catena di consenso che le grandi aziende mortifere propagano nel territorio, attraverso il ricatto occupazionale, in una subregione dai tassi di disoccupazione tra i più alti in Europa. Il tutto spesso con l’acquiescenza delle amministrazioni comunali. Per questo, dall’aprile del 2023, ha dovuto subire due anni e mezzo di iter giudiziari, di udienze e di rinvii, con un carico economico, ma soprattutto psicoemotivo assai duro da sopportare.  Oggettivamente, sembra un modo per far pagare ai giovani il loro impegno di cittadinanza attiva e dissuaderli dal continuare. Ma i partecipanti al presidio sui gradoni del tribunale sono ottimisti: molto difficile dissuadere questi giovani e questi meno giovani, gli anziani, le famiglie coi bambini, questo movimento con molte anime che vuole rimanere coeso sull’obiettivo, quello della chiusura della fabbrica o della sua riconversione ad usi civili. Ma oggi il primo obiettivo, quello immediato è lo stop all’ampliamento illegale. Secondo l’accusa l’attivista ha diffamato l’azienda, in quanto avrebbe “travalicato i confini della critica”. Ci chiediamo cosa possa significare. Forse che si può criticare fino a un certo confine? Ma quale confine? Forse quello del filo spinato, che qualcuno vorrebbe introiettato nelle menti. Al contrario, è giusto rivendicare il diritto di parola e di critica in un momento importante, nella lotta per il disarmo e, in particolare, contro le produzioni di morte della RWM in Sardegna. Ci saranno presto altre iniziative. Carlo Bellisai