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24 ottobre: ‘United Nations day’ e anche ‘World Development Information Day’
OGGI LE RICORRENZE ‘A CALENDARIO’ NELL’AGENDA ANNUALE DELLE NAZIONI UNITE SONO DUE: L’ANNIVERSARIO – NEL 2026 L’81ESIMO – DELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA CARTA, CIOÈ STATUTO, DELL’ONU, E LA ‘GIORNATA’ DEDICATA ALLA ‘MOBILITAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA’ SUI PROGRESSI CULTURALI ED ECONOMICI E SUI FATTORI CHE INCENTIVANO LO SVILUPPO DELLE SOCIETÀ. Sui social media oggi l’ONU ha divulgato questi messaggi rivolti a tutti, ma soprattutto ai governanti, decisori che possono determinare il corso degli eventi e della storia, e in particolare ai cronisti e agli opinionisti che – avendo ruoli decisionali ed esecutivi nei molteplici settori e ambiti dei media – influenzano la diffusione di notizie e informazioni su cui si basano idee e convinzioni dell’opinione pubblica. > Il futuro dell’umanità dipende dalla nostra capacità di collaborare per > promuovere la pace, lo sviluppo e i diritti umani. > > Quest’anno celebriamo 81 anni di impegno instancabile delle Nazioni Unite in > tutto il mondo per: > > * risolvere le controversie con la diplomazia e le leggi, non con le armi; > * sradicare la povertà e la fame; > * promuovere i diritti umani; > * fornire aiuti salvavita alle persone bisognose; > * salvaguardare il pianeta; > * sostenere la parità di genere; > * garantire a tutti i paesi pari voce sulla scena globale. > > Il nostro mondo oggi è dilaniato da conflitti, sconvolto dalla crisi > climatica, segnato da crescenti disuguaglianze e costretto ad adattarsi alle > trasformazioni portate dalle nuove tecnologie. È giunto il momento di > riaffermare i valori che hanno dato origine alle Nazioni Unite: dialogo, non > antagonismo; cooperazione, non conflittualità; solidarietà, non paura. La > Giornata delle Nazioni Unite è un’opportunità per tutti gli stati di rinnovare > il proprio impegno verso i valori condivisi e gli obblighi che li sostengono. > Ora più che mai, dobbiamo rimanere fermi nella nostra determinazione a > difendere la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale. Dobbiamo > tutti contribuire a rafforzare l’ONU affinché possa soccorrere le persone e > affrontare le sfide del nostro tempo. > Nel 1972 l’Assemblea Generale ha istituito la Giornata Mondiale di > Informazione sullo Sviluppo per richiamare l’attenzione sui problemi dello > sviluppo delle società e sulla necessità di risolverli rafforzando la > cooperazione internazionale (Risoluzione 3038 XXVII). Inoltre ha stabilito che > la sua data coincidesse con la Giornata delle Nazioni Unite, il 24 ottobre, > perché anche la ricorrenza dell’adozione, nel 1970, della Strategia > Internazionale per lo Sviluppo. > > > > Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno un enorme > potenziale: possono fornire nuove soluzioni alle sfide dello sviluppo, in > particolare nel contesto della globalizzazione, e promuovere la crescita > economica, aprire l’accesso all’informazione e alla conoscenza, incentivare > l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà... Ed è un dato di fatto > assodato che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione oggi > offrano tante nuove opportunità e pongano molte sfide.   * UN / 23 ottobre 2026: Why the UN’s work matters more than ever  Maddalena Brunasti
October 24, 2026
Pressenza
[Le Dita nella Presa] Dopo la chiusura di A/I... non manca la voglia di attivarsi (1/3: Puntata completa)
Dopo i cortei del 25 Settembre, aggiorniamo su quel che si muove: da un lato, Banca Etica - insieme ad altre ONG ed associazioni del terzo settore - fa una lettera aperta alla Commissione Europea e al Governo italiano; dall'altro, la rete "Nel Mirino" continua a darsi appuntamenti di mobilitazione ed organizzazione. I prossimi sono il 14 Ottobre a Firenze, e il 22 Ottobre a Roma. Inauguriamo un nuovo ciclo di appuntamenti in cui intervisteremo chi partecipa all'autogestione dei server. Iniziamo con Tracciabili, che ci racconta la loro storia, gli strumenti che mettono a disposizione, il modo con cui gestiscono il server, e ci danno qualche consiglio per chi vuole fare altrettanto.
October 11, 2026
Radio Onda Rossa
Materiali Seminario sull’IA #06 | Intelligente per chi e per che cosa? IA, lavoro e lotta sulle misure della riproduzione (parte II) – di Massimo De Angelis
Pubblichiamo la seconda parte del contributo di Massimo De Angelis come materiale preparatorio al convegno di Effimera del 7 novembre su "L’Intelligenza Artificiale e noi: lavoro, vita, corpi, ecologie" * * * * * 4. Chi misura comanda Arriviamo così al punto politico centrale. L’efficienza non è mai indipendente dalla misura rispetto alla quale [...]
October 10, 2026
Effimera
Materiali Seminario sull’IA #06 | Intelligente per chi e per che cosa? IA, lavoro e lotta sulle misure della riproduzione (parte I) – di Massimo De Angelis
Premessa Questo articolo parte da un paradosso. Per anni l’intelligenza artificiale è stata presentata come la tecnologia che avrebbe reso superflua una parte crescente del lavoro umano. Oggi, mentre le evidenze disponibili ridimensionano almeno le versioni più drastiche di quella previsione, una seconda apocalisse ha preso il suo posto: la possibilità che sistemi artificiali [...]
October 9, 2026
Effimera
Naza, la banalità del male sui tetti di Tel Aviv
Naza è un film che stupisce nonostante il battage mediatico da Venezia in poi che teoricamente permette di immaginarlo ben prima di entrare al cinema. Forse stupire però non è il verbo corretto, perché il silenzio tombale in sala che accompagna i titoli di coda – un fatto comune tra chi è già stato a vederlo – non è stupore.  Naza ti scuote così a fondo che uscendo fai fatica a parlare. Il documentario raccoglie le testimonianze di 24 soldati e membri dell’intelligence israeliana, che raccontano in forma anonima a Yuval Abraham e Rachel Szor – registi del film – metodi e strumenti utilizzati durante la guerra contro Gaza condotta dallo stato di Israele da ottobre 2023. Abraham e Szor, assieme a Basel Adra e Hamdan Ballal, registi palestinesi, avevano girato prima del 7 ottobre No Other Land, premiato con l’Oscar. Le testimonianze di Naza sono raccolte in notturna dai tetti di una Tel Aviv che continua a vivere una incessante normalità, nonostante la abnormità di quanto sta accadendo a soli 60 km di distanza, così come viene descritto dalle persone intervistate. I dettagli sono già stati raccontati in molti articoli che Abraham ha scritto per “Local Call” e “+972Mag” oltre che per “The Guardian”, dal 2023 a oggi. Nulla di nuovo pertanto, nulla che non fosse già stato denunciato in forma pubblica, tuttavia la veste cinematografica conferisce una forza plastica al racconto e lo rende incandescente per chi lo sta ascoltando. Un paio di membri dell’intelligence dimostrano segni evidenti di pentimento per quanto hanno compiuto, ma sono gli unici. Non possiamo ascoltare la loro voce direttamente, è stata modificata per ragioni di sicurezza, ma dalle parole degli altri si comprende un distacco, una freddezza nella descrizione di fatti atroci che lascia poco spazio al rammarico e molto alla fatalità.  Hannah Arendt, nel raccontare il processo al criminale nazista Eichmann coniò il termine “banalità del male” per indicare la modalità con cui quest’ultimo descriveva i compiti disumani eseguiti con la stessa freddezza con cui sbriga una normale pratica d’ufficio. Nell’ascolto delle testimonianze di Naza è facile pensare a quella celebre definizione di Arendt. Un ulteriore elemento però è presente in molte delle loro descrizioni. Una parte consistente delle operazioni militari descritte è diretta tramite dispositivi digitali informatici agiti da remoto che comandano bombe, droni o danno le indicazioni ai militari sul campo. > Questo configura il genocidio come una sorta di inquietante videogame operato > a distanza, elemento che aumenta il distacco nelle parole degli intervistati, > aumenta lo sgomento davanti alla banalità del male e aumenta, in chi ascolta, > il disagio. Nella loro opera, Abraham e Szor toccano due tasti per nulla facili per il pubblico israeliano a cui inevitabilmente la loro opera è diretta – anche se non si sa se riuscirà mai a essere proiettato pubblicamente in Israele visto quanto stanno subendo in questi giorni. Il primo tasto – fin dal titolo – è il paralello tra genocidio a Gaza e genocidio del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tema è ovviamente complesso e spesso fonte di accuse di antisemitismo. Nel film emerge come una suggestione, nessuna voce fuori campo compie alcun parallelismo diretto ma l’accostamento di immagini e racconti porta a rifletterci. La scena più forte in tal senso è quando la brulicante Tel Aviv – dove scorre la vita mentre a Gaza scorre la morte – si ferma per un minuto per ricordare le persone morte durante lo sterminio nei campi di concentramento. Il secondo tasto è la messa in discussione completa del progetto sionista come progetto coloniale di violenza, annessione e controllo. Questo avviene in due modi: anzitutto vengono utilizzati brevi filmati d’epoca che raccontano come lo stato di Israele pianificò in modo sistematico il controllo della popolazione di Gaza fin dall’occupazione del 1967. In secondo luogo nei dialoghi tra Abraham e le persone intervistate è esplicito che queste non sono di classi popolari, né sono mizrahi – la popolazione israeliana proveniente dalla sponda sud del Mediterraneo che è più povera e che vota a destra – e neppure coloni. > I militari intervistati sono l’élite economico-intellettuale del paese, che > vota per i partiti di centro sinistra, che ha studiato nelle migliori > università, probabilmente è ashkenazi – la popolazione ebraica di origine > centro-europea. Pertanto intuiamo che il male ha perso ogni confine e limite > dentro il progetto nazionalista israeliano. Non è – e non è mai stato – un problema circoscritto ai coloni, agli ultraortodossi, o a persone come Ben Gvir e Smotrich.  Il cancro che pervade quella società sta nel dna con il quale è stata creata, un dna che oggi l’ha risucchiata interamente, o meglio, ha risucchiato chiunque creda ancora al progetto sionista.  Si ricorderà il momento a seguito dell’arresto dei membri della Global Sumud Flotilla ad aprile 2026, quando si alzò un grido di sdegno tra i governi di Europa per come Ben Gvir avesse maltrattato e umiliato le persone sequestrate sulle imbarcazioni, quasi a dire «il male è solo quello, il resto ci sta bene ed è una salda democrazia». Naza riesce a demolire interamente questa narrazione. > Per questi aspetti ho trovato un po’ sterili e pretestuose alcune critiche di > una parte del movimento pro- Palestina che ha accusato il film di essere un > opera sionista liberal, incapace di riconoscere la centralità della resistenza > palestinese.  A mio parere c’è infine un’altra ragione per cui il film è particolarmente efficace. L’atmosfera che Abraham e Szor creano durante le riprese è quella di una confessione, di un racconto in cui persone sconosciute ti parlano in modo intimo, senza filtri, perché il buio e la riservatezza lo permettono.  In questo modo ci sentiamo anche noi in una paradossale intimità con le persone che parlano e queste loro confessioni ci entrano dentro ben più di quanto vorremmo. Il silenzio a fine film a mio parere è dovuto al fatto che Naza ci fa sentire tutte sui tetti di Tel Aviv e questo ci crea disagio profondo. Se quanto sta accadendo da tre anni è potuto accadere, un po’ di responsabilità è anche nostra, che non siamo state in grado di fermarlo, che non siamo riuscite a mandar via uno dei governi europei più spudoratamente complici di Netanyahu, che abbiamo una azienda di stato direttamente responsabile di quelle morti perché vende le sue armi al governo israeliano.  Ogni giorno ci può capitare di vedere immagini atroci da Gaza in un telegiornale serale, o sui social, ma è una sofferenza passeggera, presto si anestetizza e si confonde nel minestrone del quotidiano. Quel dolore profondo ti entra invece dentro le viscere se ascolti una testimonianza al buio dai tetti di Tel Aviv e diventa disagio che ti interroga e, per questo, ti scuote.  La locandina del film Ma c’è di più. Naza ci parla di quanto il complesso digitale militare stia governando le nostre vite e la nostra morte. Sistemi di controllo sui dispositivi che usiamo anche noi quotidianamente, combinati a nuovi strumenti di intelligenza artificiale hanno letteralmente messo la popolazione di Gaza nelle mani dello stato israeliano che ha potuto compiere il genocidio. > Pure in questo caso, a mio parere, ci sentiamo anche noi sui tetti di Tel Aviv > e ci domandiamo quanto fragile sia la nostra stessa vita che oggi abbiamo > messo nelle mani delle big tech desiderose di guerra, nelle mani degli > “Oligarchi della Apocalisse” come li ha definiti Naomi Klein. La vicenda Autistici/Inventati è stata una prova evidente della nostra vulnerabilità.  Pertanto credo che l’aspetto più forte di questo film non sia svelare quanto atroce sia oggi il genocidio che Israele continua a perpetuare a Gaza. Certo anche questo è un aspetto centrale ma non è l’unico.  La forza del film sta nel mettere in discussione noi stesse, persone che vivono quel mondo che ha permesso quel genocidio.  Il “laboratorio Israele” – cioè uno strumento del capitalismo per la sperimentazione di crimini e di sistemi di controllo e sfruttamento della vita – in Naza mostra il suo volto più crudele. Quel laboratorio però mostra pure la nostra vulnerabilità e la nostra impotenza in un mondo dominato dal complesso militare-digitale: il mondo che ha permesso il genocidio a Gaza. A mio parere questa è la ragione profonda che genera quel silenzio di sgomento e imbarazzo, nelle sale strapiene di questi giorni, quando sullo schermo scorrono i titoli di coda di Naza. in copertina, un fotogramma del film Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. 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October 7, 2026
DINAMOpress
Non indossano uniformi, ma questi colossi Usa combattono per l’Ucraina
Quest’estate, Microsoft ha annunciato che “estenderà la fornitura di supporto tecnologico all’Ucraina fino alla fine del 2027”, offrendo tecnologia, supporto per la sicurezza informatica e altra assistenza per “aiutare l’Ucraina a mantenere i servizi digitali essenziali durante la guerra”. Non solo le armi statunitensi, ma numerose aziende tecnologiche americane sono […] L'articolo Non indossano uniformi, ma questi colossi Usa combattono per l’Ucraina su Contropiano.
October 6, 2026
Contropiano
[entropia massima] Collettiva
presentazione della stagione 2026-2027 di Entropia Massima e i suoi quattro temi principali con Estrattivismo dei dati, Emergenza 0, Antropologica e Libera scienza in libero stato
October 5, 2026
Radio Onda Rossa
Materiali Seminario sull’IA #04 | Nuova tecnologia sinonimo di nuovo paradigma? – di Roberto Antonio Romano
L’intelligenza artificiale (AI) è al centro di aspettative crescenti sulla produttività, sul lavoro, sulla crescita, sulla finanza e sull’energia. La questione decisiva, però, non è stabilire se l’AI sia potente o rivoluzionaria, ma capire quanto della trasformazione annunciata sia già incorporata nell’economia e quanto appartenga ancora alle aspettative. La tesi è relativamente semplice: una [...]
October 2, 2026
Effimera
A scuola l’IA accelera i compiti, ma può rallentare l’apprendimento
Le norme sull’intelligenza artificiale tutelano dati, trasparenza e responsabilità. Ma le nuove ricerche mostrano un rischio meno visibile: fare meglio i compiti oggi può significare imparare meno domani. Sono le undici di sera, e circa un quindicenne italiano su due sta aprendo un assistente di intelligenza artificiale per finire i compiti. Non è un’impressione: lo dicono i dati OCSE-PISA 2025, presentati dall’INVALSI l’8 settembre in contemporanea con Parigi, secondo cui il 47,5% degli studenti italiani usa l’IA ogni settimana per studiare, contro una media OCSE del 45,5%. Nello stesso rapporto compare per la prima volta una prova di problem solving computazionale, pensata per misurare quanto sappiano ragionare con strumenti tecnologici, intelligenza artificiale compresa: qui l’Italia scivola a 490 punti contro una media di 500, l’unico ambito in cui resta sotto la media, mentre in matematica la supera di cinque punti. Tre italiani su quattro, il 73,7%, dicono anche di aver imparato a scuola a valutare criticamente ciò che l’IA produce, più della media OCSE del 62,6%. C’è qualcosa di beffardo in questi numeri, perché descrivono un paese che adotta l’intelligenza artificiale più della media e si giudica capace di valutarla con senso critico, ma che quando deve metterla alla prova in un ragionamento autonomo resta sotto la media. È su questo scarto, più che sul confronto complessivo con gli altri paesi, che vale la pena soffermarsi. Il quadro normativo dovrebbe occuparsi proprio di questo scarto. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha adottato il 9 agosto 2025 il decreto n. 166, che introduce le linee guida per l’uso dell’intelligenza artificiale nelle scuole, con il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali, e da ottobre 2025 ha attivato un servizio dedicato sulla piattaforma Unica. Il decreto rende ogni istituto che adotta strumenti di intelligenza artificiale responsabile della conformità alle norme europee, della tutela dei dati degli studenti e della trasparenza dei processi. Un mese dopo, la legge 23 settembre 2025 n. 132, in vigore dal 10 ottobre, ha dato al governo le deleghe per disciplinare l’intelligenza artificiale in coerenza con il regolamento europeo. È un impianto arrivato prima che il problema esplodesse, e va riconosciuto. Ma resta costruito quasi interamente attorno a due categorie giuridiche, la protezione dei dati e la responsabilità algoritmica, che non toccano il punto su cui si gioca l’apprendimento: che cosa succede quando un compito che dovrebbe costare fatica smette di costarla. Su questo punto, a giugno 2026, è arrivato un dato che nessuna norma aveva in mente quando è stata scritta. Uno studio del Centre for Economic Policy Research, firmato da David Strömberg dell’Università di Stoccolma con Victor Lei e Yanhui Wu dell’Università di Hong Kong, ha seguito per trenta mesi quasi 27mila studenti delle medie e delle superiori in una contea della Cina centrale, incrociando voti dei compiti, tempi di completamento, verifiche mensili ed esami di ammissione in nove materie, nella finestra in cui l’uso di assistenti come DeepSeek e Qwen è passato da marginale a diffuso. Il meccanismo assomiglia a una trappola. Chi comincia a usarli vede i voti dei compiti salire del 18% e il tempo necessario per farli scendere del 30%, ma i risultati nelle verifiche in classe senza assistenza calano del 20% entro sei mesi, e il punteggio nell’esame di ammissione universitario, che in Cina decide il futuro di un adolescente, cala fino al 24%. La penalità piena si vede solo dopo circa due anni, e nel frattempo la pagella dei compiti racconta l’esatto contrario di quanto sta accadendo davvero. Le perdite maggiori riguardano le materie umanistiche, poi quelle scientifiche e le lingue, e colpiscono di più i ragazzi più giovani e quelli che partivano con i risultati migliori. Il dettaglio più scomodo per il legislatore è un altro: le perdite si concentrano nell’80% circa degli utilizzatori che di fatto esternalizzano il compito, riconoscibili da tempi anomali e voti alti, mentre chi mantiene un tempo simile a prima perde pochissimo. Due studi più piccoli, su popolazioni diverse, raccontano la stessa storia. Un esperimento della Wharton School, con Hamsa Bastani come prima autrice, ha dato a circa mille liceali un tutor basato su un modello linguistico privo di accorgimenti pedagogici. Durante l’esercitazione guidata gli studenti risolvevano più problemi, ma nella prova successiva senza assistenza sono andati il 17% peggio rispetto a chi non l’aveva mai usato. Una ricerca su un centinaio di universitari, pubblicata su Social Sciences & Humanities Open, ha misurato quanto resta in testa dopo 45 giorni, trovando il 68,5% di risposte corrette tra chi aveva studiato in modo tradizionale e il 57,5% tra chi aveva usato un chatbot. Cambiano l’età e la materia, ma il risultato è lo stesso, perché con l’assistenza si risolve di più e senza si ricorda meno. Anche il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, in vigore da agosto 2024, guarda dalla parte sbagliata. L’allegato III classifica come ad alto rischio i sistemi usati per decidere l’accesso a un percorso di istruzione, per valutare i risultati dell’apprendimento o per sorvegliare comportamenti vietati durante le prove, e li sottopone a una valutazione di conformità e a supervisione umana prima dell’uso. Sono le decisioni di soglia, quelle che stabiliscono chi entra e chi viene bocciato, a ricevere le garanzie più forti. Ma l’assistente che uno studente apre ogni sera per fare i compiti non decide né l’ammissione né il voto finale, e resta fuori da quel perimetro, soggetto solo agli obblighi più leggeri previsti per il rischio limitato. È esattamente lo strumento su cui si gioca la penalità appena descritta, quello su cui la norma europea ha meno da dire. Ed è proprio questa differenza a sfuggire a un regolamento pensato per la protezione dei dati, perché riguarda l’apprendimento più che il trattamento dei dati personali, ed è il criterio su cui si gioca il bilancio di ogni linea guida scolastica sull’IA. Le linee guida italiane parlano di uso consapevole e responsabile, ma la consapevolezza richiesta riguarda soprattutto i rischi noti, dal bias algoritmico alla privacy fino alla trasparenza dei processi, e nessuna di queste categorie coglie quella differenza, che pure decide se, tra due anni, lo studente saprà o non saprà fare il conto da solo. Nel dibattito pubblico, però, si continua a parlare d’altro. L’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang ha detto, in un’intervista del 23 settembre al podcast di Ezra Klein sul New York Times, che non gli importa se i ragazzini smettono di saper fare una divisione in colonna, visto che lui stesso non ricorda il proprio codice postale e vive bene lo stesso. È un argomento che regge per chi una competenza l’ha già costruita da adulto e ora la delega, non per chi quella competenza non arriva mai a formarla. È la stessa differenza, in fondo, tra chi usa lo strumento e chi se ne fa usare, che lo studio cinese misura con dati alla mano. Non è indifferente che a dirlo sia chi vende i processori dell’intelligenza artificiale. Una regolazione che voglia davvero occuparsi della scuola dovrebbe imporre, a chi progetta strumenti destinati a minori, di rendere visibile e misurabile quanto tempo e sforzo cognitivo lo studente ha effettivamente impiegato, non soltanto quale risultato ha prodotto. È un obbligo diverso, e più utile, del consueto elenco di rischi sulla protezione dei dati, e non andrebbe inventato da zero: lo stesso regolamento europeo impone già ai fornitori dei sistemi ad alto rischio documentazione tecnica e monitoraggio post-commercializzazione, e basterebbe estendere un obbligo analogo, alleggerito, agli strumenti di supporto allo studio, imponendo di comunicare alle scuole il tempo di interazione e il tasso di correzioni autonome, non solo il punteggio finale. È una misura tecnicamente banale e politicamente scomoda, perché sposta la responsabilità dal comportamento del singolo studente al design dello strumento che qualcun altro, con un preciso interesse economico, ha scelto di mettergli in mano. Fonti * David Strömberg, Victor Lei, Yanhui Wu, The Generative AI Learning Penalty: Evidence from Chinese Secondary Education, CEPR Discussion Paper DP21577, 2 giugno 2026 — CEPR – studio completo CEPR * Hamsa Bastani et al., studio sull’uso dell’IA generativa nell’apprendimento — Wharton – Without Guardrails, Generative AI Can Harm Education Knowledge at Wharton * André Barcaui et al., ChatGPT as a cognitive crutch: Evidence from a randomized controlled trial on knowledge retention, Social Sciences & Humanities Open — ScienceDirect – studio ScienceDirect * Ministero dell’Istruzione e del Merito, Decreto Ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025 e Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche — Ministero dell’Istruzione e del Merito Ministero dell’Interno * Legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025 — Normattiva – Legge n. 132/2025 Normattiva * Regolamento (UE) 2024/1689 – AI Act, compreso l’Allegato III sui sistemi ad alto rischio — EUR-Lex – Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale EUR-Lex * OCSE-PISA 2025 / INVALSI, presentazione dei risultati italiani dell’8 settembre 2026 — INVALSI – risultati italiani PISA 2025 INVALSI * Ezra Klein Show, intervista a Jensen Huang, 23 settembre 2026 — ho verificato l’esistenza dell’intervista e la data; il New York Times non è direttamente accessibile dalla ricerca, quindi per questo riferimento userei il link alla pagina originale soltanto dopo averne verificato l’URL esatto. L’intervista del 23 settembre è comunque confermata anche da Reuters. Francesco Russo
September 30, 2026
Pressenza