Le ragioni del ricorso contro la nuova legge elettoralePubblichiamo il documento dell’avvocato Pietro Adami che spiega le ragioni dei
ricorsi di legittimità costituzionale della legge elettorale del centrodestra
presentati in 25 tribunali che chiedono di accertare la lesione dei diritti di
elettorato attivo e passivo e di sottoporre alla Corte costituzionale le
questioni di legittimità delle disposizioni della legge elettorale approvata dal
centrodestra vigente dal 9 ottobre 2026. La presentazione dei ricorsi è stata
coordinata da Pietro Adami che ha coordinato 110 avvocati che si sono messi a
disposizione della Rete scrivendo materialmente i ricorsi su un “canovaccio” in
otto punti stilato da Enrico Grosso. Adami ha sottolineato che “i ricorsi
saranno di più, perché si aggiungeranno i ricorsi linguistici che interessano le
minoranze linguistiche come la Valle d’Aosta e Roma per le circoscrizioni
all’estero”.
L’iniziativa è stata presentata il 26 ottobre nel corso di una conferenza stampa
della Rete per un voto libero e uguale, a cui aderisce Carteinregola-ODV presso
il Senato nella quale sono intervenuti Pietro Adami, Maria Agostina Cabiddu,
Anna Falcone, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria (> vai alla registrazione su
radio radicale)
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deputati e del Senato della Repubblica. (26G00201) (GU Serie Generale n.235 del
09-10-2026) note: Entrata in vigore del provvedimento: 24/10/2026
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Vedi anche Legge elettorale: presentati i ricorsi su collettiva.it
LEGGE ELETTORALE N. 180 DEL 2026 LE RAGIONI DEL RICORSO CONTRO LA NUOVA LEGGE
ELETTORALE. SCHEDA DI SINTESI
[evidenziazioni di Carteinregola]
La nuova legge elettorale presenta numerosi profili di possibile
contrasto con la Costituzione, che incidono sul diritto dei cittadini di
scegliere liberamente i propri rappresentanti, sull’eguaglianza del voto e sulla
possibilità delle forze politiche di partecipare alle elezioni in condizioni di
parità. L’azione giudiziaria chiede al Tribunale ordinario di accertare la
lesione dei diritti di elettorato attivo e passivo e di sottoporre alla Corte
costituzionale le questioni di legittimità delle disposizioni contestate. È un
percorso già sperimentato con le sentenze della Corte costituzionale n. 1 del
2014, relativa al cosiddetto Porcellum, e n. 35 del 2017, relativa all’Italicum.
Il controllo di costituzionalità della legge elettorale può intervenire anche
prima che essa venga applicata, evitando che i cittadini siano chiamati a votare
con regole incompatibili con i principi costituzionali. Il ricorso si articola
in otto distinti motivi di illegittimità costituzionale.
1. IL PREMIO DI MAGGIORANZA E L’ALTERAZIONE DELLA RAPPRESENTANZA
Il primo motivo riguarda il cosiddetto premio di governabilità, attribuito
alla lista o coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti nelle condizioni
previste dalla legge.Il premio consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato,
assegnati attraverso un meccanismo che riduce preventivamente il numero dei
seggi da distribuire proporzionalmente tra le forze politiche. Sono previsti
tetti massimi di 220 deputati e 113 senatori.
La contestazione non riguarda il principio astratto secondo cui una legge
elettorale possa favorire la formazione di maggioranze parlamentari stabili. Il
problema è stabilire fino a quale punto tale obiettivo possa giustificare
un’alterazione del rapporto tra i voti espressi dagli elettori e i seggi
assegnati. La nuova legge prevede un premio fisso, il cui effetto concreto varia
in funzione della distribuzione dei voti tra le liste e della quantità di voti
che non partecipano al riparto. Una coalizione che superi di poco la soglia può
ottenere un vantaggio parlamentare significativo rispetto a una coalizione che
rimanga immediatamente al di sotto.
Si determina così una discontinuità nella rappresentanza: differenze anche
modeste nel consenso elettorale possono produrre conseguenze molto rilevanti
nella composizione delle Camere. Il ricorso denuncia il rischio che la finalità
di governabilità – che non è presente nella Costituzione- venga perseguita
attraverso un sacrificio eccessivo dell’eguaglianza del voto e della
rappresentatività delle assemblee parlamentari, in contrasto con i principi
affermati dalla Corte costituzionale nelle sentenze n. 1 del 2014 e n. 35 del
2017.
2. IL PREMIO VIENE ATTRIBUITO A CANDIDATI INSERITI IN LISTE BLOCCATE
Il secondo motivo riguarda le modalità attraverso le quali vengono
assegnati i seggi del premio. I candidati destinati a beneficiare del premio di
governabilità sono inseriti in apposite liste circoscrizionali bloccate, sulle
quali gli elettori non possono esprimere preferenze. Il risultato è
particolarmente significativo perché la legge, da un lato, riconosce agli
elettori la possibilità di esprimere preferenze per i candidati dei collegi
plurinominali e, dall’altro, riserva una parte rilevante dei seggi parlamentari
a candidati selezionati preventivamente dalle forze politiche.
Quando il premio viene attribuito, i seggi riservati ai candidati bloccati
riducono quelli disponibili per gli eletti attraverso il sistema ordinario delle
preferenze. Sono circa trenta (alla Camera) i candidati eletti nei collegi che
vengono scalzati da quelli inseriti nella lista bloccata nazionale, se scatta il
premio di maggioranza. Il ricorso contesta questa compressione della capacità
dell’elettore di incidere sulla scelta dei propri rappresentanti.
La questione assume particolare rilievo alla luce della giurisprudenza
costituzionale che ha già censurato sistemi nei quali la selezione degli eletti
risulta sostanzialmente sottratta alla volontà degli elettori e affidata alle
decisioni degli apparati di partito.
3. IL RIPARTO NAZIONALE DEI SEGGI E IL RAPPORTO TRA ELETTORI E TERRITORIO
Il terzo motivo riguarda il sistema di distribuzione dei seggi, che muove da un
calcolo nazionale e procede successivamente alla loro attribuzione nei collegi
plurinominali. Il ricorso contesta gli effetti che tale meccanismo può produrre
sulla corrispondenza tra i voti espressi in un determinato territorio e i
rappresentanti che risultano eletti in quel territorio.
Il numero dei seggi attribuiti a una lista in un collegio può infatti
dipendere anche dai risultati ottenuti in altre parti del Paese e dalle
operazioni necessarie a rendere coerente il riparto territoriale con quello
nazionale. Ne può derivare che il risultato locale venga modificato da
operazioni di compensazione estranee alla volontà immediatamente espressa dagli
elettori del collegio. Il problema costituzionale riguarda la trasparenza e la
comprensibilità degli effetti del voto, nonché il rapporto tra rappresentanza
politica e articolazione territoriale dell’elezione.
Secondo il ricorso, il sistema deve essere valutato alla luce dei principi
di voto diretto ed eguale, verificando se il complesso delle operazioni di
attribuzione dei seggi conservi un collegamento sufficientemente riconoscibile
tra la scelta dell’elettore e l’elezione dei rappresentanti.
4. IL PREMIO NAZIONALE AL SENATO E IL COLLEGAMENTO OBBLIGATORIO TRA LE DUE
CAMERE
Il quarto motivo affronta due questioni distinte, entrambe particolarmente
rilevanti sul piano costituzionale. La prima riguarda l’articolo 57 della
Costituzione, secondo cui il Senato è eletto «a base regionale». La legge
introduce invece un premio di governabilità determinato su base nazionale anche
per il Senato. Il ricorso sostiene che tale soluzione debba essere verificata
alla luce della particolare struttura costituzionale dell’elezione senatoriale,
che conserva un riferimento espresso alle Regioni.
La seconda questione riguarda il collegamento tra i risultati delle elezioni
delle due Camere. La legge subordina l’attribuzione del premio al verificarsi
delle condizioni richieste in entrambe le assemblee, collegando così gli effetti
del voto espresso per la Camera dei deputati a quelli del voto espresso per il
Senato. Eppure, le due Camere sono organi costituzionali distinti, ciascuno
titolare di una propria legittimazione elettorale. I cittadini sono liberi di
esprimere scelte politiche differenti nelle due votazioni.
Il ricorso contesta che la legge ordinaria possa subordinare gli effetti
rappresentativi di un’elezione ai risultati di un’altra, introducendo una
dipendenza reciproca tra le Camere che non trova un’espressa previsione nella
Costituzione.
5. CAPILISTA BLOCCATI E CANDIDATURE MULTIPLE: LA SCELTA DEGLI ELETTI SI
ALLONTANA DAGLI ELETTORI
Il quinto motivo riguarda la combinazione tra capilista bloccati e
candidature multiple.
Il sistema prevede che il capolista sia eletto prioritariamente rispetto ai
candidati che competono attraverso le preferenze. Consente inoltre a uno stesso
candidato di presentarsi in più collegi, secondo i limiti stabiliti dalla legge,
e di concorrere anche attraverso le liste collegate al premio.
La combinazione di questi meccanismi rende più difficile per l’elettore
conoscere l’effetto concreto del proprio voto. Un candidato presentato in un
collegio può infatti risultare eletto in un altro, mentre la sua elezione e
l’applicazione dei criteri di assegnazione possono incidere sull’individuazione
degli altri candidati eletti.
La questione non riguarda soltanto la libertà dei partiti di selezionare i
candidati. Riguarda soprattutto la possibilità dei cittadini di concorrere
effettivamente alla scelta delle persone che li rappresenteranno.
Il ricorso denuncia una concentrazione eccessiva del potere di selezione
degli eletti nelle mani delle forze politiche, a scapito dell’effettività del
voto di preferenza.
6. L’EQUILIBRIO DI GENERE E L’EFFETTIVITÀ DELLA RAPPRESENTANZA
Il sesto motivo riguarda le modifiche alle garanzie dirette a promuovere
l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza parlamentare. La nuova
legge elimina il limite del 60% per ciascun sesso nelle posizioni di capolista,
ossia proprio nelle posizioni che godono della maggiore probabilità di elezione.
La modifica assume particolare rilievo perché il sistema conserva capilista
bloccati e introduce ulteriori liste bloccate per l’assegnazione del premio. Il
ricorso sostiene che la tutela dell’equilibrio di genere debba essere valutata
con riferimento alle possibilità effettive di elezione, e non soltanto alla
presenza numerica di candidati dei due sessi nelle liste.
La legge introduce inoltre un sistema di tre preferenze sottoposto a vincoli
di genere. Il ricorso ne contesta la proporzionalità, sostenendo che l’obiettivo
di promuovere la parità debba essere perseguito senza imporre limitazioni alla
libertà di scelta dell’elettore più estese di quanto necessario. La questione
richiama gli articoli 3 e 51 della Costituzione.
7. L’OBBLIGO DI INDICARE UN CANDIDATO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: UNA
TRASFORMAZIONE INDIRETTA DELLA FORMA DI GOVERNO
Il settimo motivo riguarda una delle innovazioni politicamente e
costituzionalmente più significative della legge.
Per partecipare alle elezioni, le forze politiche devono indicare
preventivamente la persona proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio.
Le liste coalizzate devono indicare il medesimo nominativo. L’inosservanza
dell’obbligo comporta l’esclusione dalla competizione elettorale.
Il ricorso contesta anzitutto la proporzionalità di questa condizione. Una
formazione politica può legittimamente partecipare alle elezioni per
rappresentare determinati interessi, sostenere specifiche proposte legislative o
svolgere una funzione di opposizione, senza necessariamente aspirare a esprimere
il Presidente del Consiglio.
Imporre comunque l’indicazione di un candidato alla guida del Governo, a
pena di esclusione, significa subordinare l’esercizio del diritto di
partecipazione politica a una scelta che non appartiene necessariamente alle
finalità della formazione stessa. Ma il motivo presenta anche un profilo più
profondo, relativo alla forma di governo parlamentare.
Secondo l’articolo 92 della Costituzione, la nomina del Presidente del
Consiglio spetta al Presidente della Repubblica. Secondo l’articolo 94, il
Governo deve ottenere la fiducia delle Camere. Nella forma di governo disegnata
dalla Costituzione, la formazione del Governo dipende quindi dal rapporto tra
Presidente della Repubblica, Parlamento e maggioranze parlamentari
effettivamente esistenti.
La nuova legge anticipa invece l’indicazione della persona destinata a
guidare il Governo al momento della presentazione delle liste elettorali, quando
ancora non si conoscono né la composizione delle Camere né i gruppi parlamentari
che vi saranno costituiti. L’indicazione, pur non essendo formalmente vincolante
per il Presidente della Repubblica, può generare negli elettori l’aspettativa
che il voto determini anche la scelta del Presidente del Consiglio.
Si introduce così, attraverso una legge elettorale ordinaria, un elemento di
personalizzazione dell’investitura del Governo che rischia di alterare il
significato delle successive consultazioni presidenziali e del rapporto
fiduciario con il Parlamento.
Il ricorso denuncia pertanto il pericolo di una modificazione indiretta
degli equilibri costituzionali, senza ricorrere alle procedure previste per la
revisione della Costituzione.
8. L’AUMENTO DELLE FIRME: UNA BARRIERA ALLA PARTECIPAZIONE DELLE NUOVE FORZE
POLITICHE
L’ottavo motivo riguarda le condizioni richieste per la presentazione delle
liste elettorali. La legge innalza da 1.500–2.000 a 6.000–7.000 il numero delle
sottoscrizioni richieste per collegio plurinominale alle formazioni politiche
prive dei requisiti per beneficiare delle agevolazioni o degli esoneri.
Si tratta di un aumento particolarmente rilevante, che può comportare la
necessità di raccogliere centinaia di migliaia di firme per presentare
candidature sull’intero territorio nazionale. Il problema non riguarda la
legittimità astratta di richiedere sottoscrizioni a sostegno delle liste. Tale
requisito può rispondere alla ragionevole esigenza di evitare candidature prive
di un minimo radicamento elettorale.
Il ricorso contesta invece la proporzionalità dell’onere imposto e la differenza
di trattamento tra le forze politiche già presenti nelle istituzioni e quelle
che intendono accedere per la prima volta alla competizione parlamentare. Le
prime possono beneficiare di esoneri o di condizioni più favorevoli, mentre le
seconde devono affrontare un impegno organizzativo ed economico molto maggiore.
Ne deriva il rischio che le regole per l’accesso alle elezioni finiscano per
proteggere le forze politiche già rappresentate, rendendo eccessivamente
difficile l’ingresso di nuove formazioni.
La questione investe direttamente il pluralismo politico, l’eguaglianza
nell’accesso alla competizione elettorale e il diritto dei cittadini di
associarsi in partiti per concorrere democraticamente a determinare la politica
nazionale, garantito dall’articolo 49 della Costituzione.
Significato complessivo del ricorso. Gli otto motivi affrontano disposizioni
differenti, ma sono collegati da una preoccupazione costituzionale comune.
La nuova legge tende a rafforzare il potere delle coalizioni maggiori e delle
organizzazioni di partito, riducendo in più punti la possibilità degli elettori
di incidere direttamente sulla scelta dei propri rappresentanti. Il premio di
governabilità modifica il rapporto tra voti e seggi. Le liste bloccate e le
candidature multiple riducono la capacità di selezione personale degli elettori.
Il sistema di riparto rende più complessa la relazione tra voto e rappresentanza
territoriale. Il collegamento tra le Camere e l’indicazione obbligatoria del
candidato Presidente del Consiglio incidono sugli equilibri della forma di
governo parlamentare. L’aumento delle sottoscrizioni rende più difficile
l’accesso alla competizione delle forze politiche nuove. Il problema
costituzionale fondamentale è stabilire se la ricerca della governabilità possa
giustificare, nel loro insieme, limitazioni così significative della
rappresentanza, della libertà di scelta degli elettori e del pluralismo
politico.Il ricorso chiede che questi interrogativi siano sottoposti alla Corte
costituzionale, affinché sia verificata la compatibilità della nuova disciplina
con i principi fondamentali della democrazia rappresentativa.
Per osservazioni e precisazioni sul testo redatto dall’avv. Piero Adami scrivere
a laboratoriocarteinregola@gmail.com
26 ottobre 2026