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Sciopero generale del 3 ottobre 2025, a Massa accuse penali e multe
L’Occidente attraversa oggi una fase di evidente declino della propria egemonia politica e culturale. Una crisi che non si manifesta soltanto sul piano geopolitico, ma anche nella perdita di coerenza strategica e nella crescente fragilità degli equilibri internazionali. Ne è prova la subalternità dell’Europa alle politiche statunitensi e, ancor più, l’intensificarsi dell’azione punitiva di certi governi nei confronti dei civili, che segnala la diffusione di politiche repressive, inasprimenti penali e un ricorso sempre più frequente alle misure di polizia. Dagli USA, per esempio, ci giungono notizie sempre più preoccupanti. Ma in Italia cosa sta accadendo? Spesso la comprensione di un fenomeno generale passa attraverso l’osservazione di un singolo caso. Nella fattispecie, prendiamo in esame il caso della città di Massa, in Toscana, alla luce di due articoli fondamentali della Costituzione italiana: l’articolo 21, che tutela il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero attraverso la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e l’articolo 17, che sancisce il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi, prevedendo l’obbligo di preavviso alle autorità, le quali possono vietare tali riunioni esclusivamente per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. Lo scorso 3 ottobre, nella giornata dello sciopero generale, anche nella città di Massa si è svolta una manifestazione per dire basta al genocidio a Gaza e al sostegno del governo Meloni a Israele. Lì, come ha raccontato Giancarlo Albori – presidente provinciale dell’ANPI di Massa Carrara e presidente di Gaza Palestina Fuori Fuoco – si è svolto il corteo, culminato poi con l’ingresso nell’area della stazione ferroviaria della città. Un corteo preavvisato e pacifico, composto da famiglie con bambini in passeggino, esponenti e rappresentati di associazioni, dirigenti sindacali, professori e studenti, lavoratori e pensionati. Nessuna vetrina rotta, nessun monumento imbrattato, nessuna tensione rilevata. Durante la manifestazione non si è verificato alcun pericolo per la sicurezza e al momento dell’arrivo del corteo in stazione non transitavano treni. Il che era dovuto anche alla riuscita dello sciopero generale, che in quel giorno ha visto una grande adesione. Eppure 37 persone sono state sottoposte a indagini preliminari e hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, con l’accusa di blocco ferroviario e interruzione di pubblico servizio. Come spiegato da Michela Poletti – avvocata di alcuni dei 37 indagati – le fattispecie di reato contestate sono principalmente due e segnano uno dei primi utilizzi estesi della nuova normativa introdotta dal decreto sicurezza 2025, convertito successivamente in legge. La prima è quella prevista dall’articolo 340, secondo comma, del codice penale, che disciplina l’interruzione di pubblico servizio. Si tratta di una norma già esistente prima del decreto sicurezza. La seconda contestazione riguarda invece l’articolo 1-bis del decreto legislativo 66 del 1948, così come modificato dalla legge 80 del 2025, che il decreto sicurezza ha convertito. È qui che si innesta il nodo politico e giuridico centrale: fino all’aprile 2025, la condotta oggi contestata era punita solo con una sanzione amministrativa, in virtù della depenalizzazione del 1999, che aveva escluso l’intervento del diritto penale in assenza di concreti pericoli per la sicurezza ferroviaria. Con il nuovo pacchetto sicurezza, invece, il reato di blocco ferroviario e stradale attuato con il solo utilizzo del corpo è stato reintrodotto e prevede la reclusione da sei mesi a due anni. Ma c’è dell’altro. A una parte degli indagati — 13 persone, secondo l’impostazione della Procura — viene contestato anche il reato previsto dall’articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) del 1931, che sanziona la promozione o organizzazione di una manifestazione non preavvisata. Una norma introdotta durante il fascismo, che poi nel tempo è stata fortemente ridimensionata dalla giurisprudenza costituzionale. Con l’entrata in vigore della nostra Costituzione e quindi con l’introduzione della libertà di riunione e di manifestazione del proprio pensiero, è stata infatti esclusa la punibilità dei semplici partecipanti e di chi prende la parola, anche se consapevole dell’assenza di preavviso. In mancanza di preavviso, resta punibile chi ha il ruolo di organizzatore o promotore. E secondo l’accusa, i 13 indagati sarebbero individuati come tali sulla base della loro posizione nel corteo e del loro ruolo pubblico o sindacale: tra loro figurano dirigenti sindacali, rappresentanti dell’ANPI, esponenti di associazioni e movimenti, ma anche chi aveva dato il preavviso per il corteo e altri cittadini. Una qualificazione che tuttavia non è supportata da condotte specifiche che dimostrino un’effettiva direzione o organizzazione della manifestazione. Parallelamente all’azione penale, è stata avviata una procedura amministrativa. A diversi manifestanti la polizia ferroviaria ha infatti notificato verbali per la violazione dell’articolo 21 del regolamento di polizia ferroviaria, che disciplina l’attraversamento dei binari: norma ordinariamente applicata per ragioni di sicurezza e considerata politicamente neutra. Tuttavia, fino a luglio 2025 la sanzione prevista oscillava tra 15 e 30 euro; oggi, a seguito delle modifiche normative, varia tra 300 e 900 euro. Si parla dunque di un insieme di procedimenti penali e sanzioni amministrative che configura un’azione a 360 gradi, con un evidente effetto intimidatorio: colpire economicamente e penalmente soggetti individuati come potenziali organizzatori, per scoraggiare future mobilitazioni. E come è già stato depotenziato il ruolo legislativo del Parlamento dai tempi di Berlusconi (i decreti legge, che dovrebbero essere deliberati dai governi solo in casi straordinari di necessità e urgenza, sono da allora all’ordine del giorno per aggirare il normale iter parlamentare), è oggi in ballo il tentativo da parte dell’esecutivo di assumere il controllo della giustizia. La normativa introdotta dal decreto sicurezza è stata applicata successivamente anche in altre città, come Torino e Taranto, ma a Massa la Procura ha agito con particolare rapidità, facendo coincidere le notifiche penali e amministrative in un breve arco temporale e trasformando la città in un esempio a livello nazionale. Esempio, però, non solo di intimidazione e controllo, ma anche di risposta politica di un territorio e di gente ruvida ma profondamente giusta, solidale e umana. E oltre alle mobilitazioni contro le azioni del governo, anche il processo può diventare uno strumento di contestazione della legge stessa: se le leggi possono essere modificate in Parlamento, possono anche essere messe in discussione nelle aule giudiziarie, fintanto che rimangano sottratte al potere dell’esecutivo. Spetta infatti al giudice del processo, laddove lo ritenga, sollevare le questioni di legittimità costituzionale utili a ristabilire la priorità dei diritti e delle libertà costituzionalmente tutelate. In altre parole, il rischio di perdere il sistema democratico in cui abbiamo vissuto dal dopoguerra è tangibile e viene da chiedersi cosa direbbero i nostri padri costituenti, se vedessero quanto stia accadendo. Siamo in una realtà in cui diventa reato manifestare pacificamente il proprio sdegno per gli orrori commessi ogni giorno sui civili a Gaza. Che fare? Forse Bertold Brecht ci inviterebbe a guardare oltre la legalità formale, non per forza “giusta”, per cercare la giustizia sostanziale, ponendo onere e onore della scelta morale sulle spalle degli individui. Redazione Italia
January 31, 2026
Pressenza
Massa, 24 gennaio: manifestazione di solidarietà contro la repressione
Ieri, sabato 24 gennaio 2026, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato alla bellissima manifestazione tenutasi a Massa, dove oltre 5.000 persone hanno voluto testimoniare il loro NO alla repressione di Stato e la loro solidarietà verso il popolo palestinese. Una repressione che nei giorni scorsi ha colpito duramente il movimento a livello locale con la notifica di 37 denunce (oltre a svariate multe) a carico di studenti e studentesse, dirigenti sindacali, semplici cittadini e cittadine, colpevoli solo di aver scioperato e manifestato con determinazione a settembre e ottobre scorsi contro il genocidio in Palestina. Come Osservatorio abbiamo sottolineato che il mondo della scuola non è disposto a chinare la testa e ad accettare l’obbedienza a regole e leggi ingiuste e improntate alla repressione e alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso. Rimane infatti ferma la nostra convinzione che oggi come mai è assolutamente necessario opporre Resistenza a quella “cultura della difesa” con la quale dall’alto si vorrebbe inculcare nelle menti dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze l’idea del sacrificio e dell’ineluttabilità della guerra. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ribadisce convintamente il proprio sostegno a tutte le persone colpite dai provvedimenti repressivi e invita studenti e studentesse, genitori e genitrici, personale scolastico, cittadini e cittadine a lavorare insieme per creare un fronte comune contro la guerra dei padroni. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Massa-Carrara -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
MASSA CARRARA: CORTEO CONTRO LE 37 DENUNCE PER LA SOLIDARIETÀ ALLA PALESTINA
Questa mattina, sabato 24 gennaio 2026, un corteo ha attraversato le vie di Massa Carrara in risposta alle denunce che hanno colpito ben 37 compagne e compagni per le manifestazioni in solidarietà alla Palestina dell’autunno 2025. I fatti contestati a compagne e compagni riguardano lo sciopero generale per la Palestina con corteo a sostegno della Global Sumud Flotilla del 3 ottobre scorso a Massa. I provvedimenti – in linea con il pacchetto sicurezza trasformato in legge lo scorso anno dal governo Meloni – contestano i reati di interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non autorizzata, cui si aggiungono almeno una cinquantina di multe. Colpiti dalla repressione, che continua a prendere di mira chi si è schierato (e continua a schierarsi) al fianco del popolo palestinese, sono studenti e studentesse, sindacalisti/e e tante persone che, a vario titolo, attraversano associazioni e altre realtà sociali e di movimento del territorio. Dal corteo di Massa Carrara, su Radio Onda d’Urto l’intervento di uno dei denunciati, un compagno del sindacato Usb. Ascolta o scarica. Sempre dal corteo di Massa Carrara, il contributo per Radio Onda d’Urto di Antonelle Bundu, di Toscana Rossa. Ascolta o scarica.  
January 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Palestina: resistenza, solidarietà, coraggio, dignità
Articoli di Ilaria De Bonis, di Donata Columbro e Roberta Cavaglia , di Daniele Ratti e Massimiliano Bonvissuto, di Enrico Semprini. Con aggiornamenti e link.   Anbamed 16 gennaio e 17 gennaio: aggiornamenti sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania; per Peace and War, Ilaria De Bonis focalizza la situazione della condizione nelle tende; Anan, Ilan e Mansour – situazione
January 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Liceo Vescovile di Pontremoli prende posizione contro la militarizzazione e accordo con OLITEC
NON CI SONO LUOGHI SICURI PER LA CULTURA DELLA GUERRA! LA DEBOLEZZA DEI GUERRAFONDAI E LA FORZA DEI MOVIMENTI PER LA PACE Il 29 novembre 2025 si è svolto a Pontremoli in Lunigiana (Massa Carrara) all’interno del bel teatro del paese un incontro patrocinato dall’Amministrazione comunale in cui davanti ad alcune classi di un istituto superiore i rappresentanti e consulenti del settore tecno-militare, come Cluster Euro TEC Defence, Leonardo SpA, Olitec, Lunilettronik, Rivista Italiana Difesa, Mbda Italia magnificavano il nuovo percorso di studi che dal settembre 2026 sarebbe partito presso il Liceo Vescovile, una scuola privata a matrice religiosa. Nel corso dell’incontro veniva esaltato il settore militare come settore in grado di creare occupazione nel territorio e come necessità rispetto ad un nemico alle porte, visto che, come detto dal rappresentante di Olitec, non “tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri”. Un linguaggio e contenuti bellicisti proposti come antidoto all’emigrazione da lavoro che affligge il territorio della Lunigiana da decenni. La Fondazione Olitec – Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca “vende” la propria proposta formativa (definita come «addestramento») come percorso di alta tecnologia, robotica e IA; si tratta del percorso BRIA – Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale – con applicazioni varie (in primis il settore sanitario), ma che nell’ultimo step del percorso prevede l’«acquisizione di competenze per lo sviluppo di applicazioni ad uso militare»; e d’altra parte, quando si apre il loro sito, compare automaticamente l’invito ad arruolarsi nelle forze armate. Olitec è un vero e proprio spaccato di quella che da più parti viene definita “israelizzazione” della società: si tratta di una Fondazione che tiene insieme la matrice religiosa di impianto francescano con interessi economici a forte caratterizzazione militare, che oltre alle industrie belliche direttamente coinvolte, attraversa il comparto sanitario con il terzo settore e la sanità privata integrativa legata ai sindacati; un “grumo” di potere in cui non poteva mancare la nuova Fondazione di Luciano Violante (“Futuri probabili”), già fortemente compromesso con la Fondazione culturale di Leonardo SpA. I percorsi formativi che Olitec sta cercando di aprire in varie parti d’Italia si inseriscono perfettamente all’interno della militarizzazione totale della società, un percorso nel quale il segmento della formazione ricopre un ruolo centrale. Ma a Pontremoli avevano fatto i conti senza l’oste… infatti nel corso della manifestazione al teatro si dava per scontata l’apertura della sezione BRIA al liceo vescovile di Pontremoli a partire da settembre 2026; ma non ci sono luoghi sicuri per la cultura della guerra e la militarizzazione delle scuole e così anche in un piccolo paese della Lunigiana il mondo della pace si è organizzato: 16 associazioni del territorio, compreso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, hanno preso posizione pubblica e hanno chiesto al vescovo, responsabile del liceo in cui doveva partire il percorso di studi, di ritirare un progetto che di educativo sembrava avere ben poco. La risposta del vescovo è arrivata a stretto giro con un comunicato ufficiale della Diocesi in cui si dichiara «la netta distanza del Liceo vescovile e della diocesi apuana, di cui il vescovo monsignor Mario Vaccari è il titolare e legale rappresentante, da questa progettualità» (clicca qui). Sono seguite nella stampa alcune prese di posizione dirette e indirette da parte di Olitec (clicca qui) che, facendo volare un po’ di stracci in mezzo ai protagonisti della vicenda, si premura soprattutto di sminuire il valore “ideologico” della vicenda, si preoccupa cioè di derubricare il tutto a questioni di comunicazione e decisione tecnica; più chiaro invece l’articolo di Giancarlo Vincenzi (già apparso in eventi collegati alla Fondazione Olitec) (clicca qui per la notizia) che esprime compiutamente quella cultura della difesa che dovrebbe essere il nerbo dell’azione culturale dei guerrafondai nostrani. Certamente il successo ottenuto a Pontremoli dalla cultura della pace (unitamente a quanto è già successo per il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna, per l’esercitazione NATO alla scuola di Udine, per la conferenza del generale della Folgore nelle scuole di La Spezia) ci dice che la rottura che nel Paese si è prodotta con le imponenti mobilitazioni contro il genocidio di Gaza ha lasciato un segno importante; anche questa vittoria ottenuta in Lunigiana, tanto più importante a fronte della forza dell’avversario, ci dice che il movimento per la pace rappresenta oggi la maggioranza del paese, che per i guerrafondai è impossibile ignorarlo perché oggi sono molto più deboli di noi, e infatti battono in ritirata. Proprio per questi attuali rapporti di forza come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitiamo a prendere posizioni il più possibili pubbliche (utilizzando soprattutto la stampa locale) ogniqualvolta si viene a conoscenza di attività di militari all’interno delle nostre scuole. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Solidarietà IC Massa 6: Francesca Albanese No e i militari Sì nelle scuole?
COMUNICATO STAMPA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle università e il Sindacato Sociale di Base esprimono ferma condanna per quanto sta accadendo intorno all’iniziativa dell’IC Massa 6 che, nella pienezza delle prerogative dell’autonomia scolastica attribuite ad ogni scuola italiana, ha organizzato un incontro con la Dott.ssa Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Anche al Liceo “Dini” di Pisa si è verificato un caso simile con i leghisti cittadini che si sono scagliati contro un’assemblea studentesca rea di aver invitato Francesca Albanese. Nel caso della scuola di Massa il deputato carrarino di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese ha annunciato un’interrogazione parlamentare in quanto, a suo avviso, un intervento del genere è unidirezionale e privo di contraddittorio; Amorese si appoggia completamente alla circolare di Valditara che ha esortato le scuole a costruire interventi che prevedano visioni differenti. Non abbiamo nessun dubbio: se fosse stata invitata la comunità ebraica nessuna voce si sarebbe levata per accusare una scuola di unidirezionalità; il problema infatti non è tanto la mancanza di contraddittorio, ma la contrarietà di questo governo ad accettare che nella società ci siano posizioni differenti e anche nettamente differenti e che le scuole hanno tutto il diritto di ascoltarle. Infatti questi provvedimenti dal sapore inequivocabilmente fascista arrivano proprio su Gaza e solo su Gaza; è il tentativo di arginare le voci che anche dalle scuole continuano a levarsi contro il genocidio, è il tentativo di provare a imporre con la forza ciò che la propaganda non è stata in grado di ottenere: il silenzio e l’accettazione di un genocidio in diretta mondiale. La scuola è luogo di domande e interrogarsi su cosa è successo e ancora sta succedendo in Palestina è doveroso per una didattica che voglia parlare di contemporaneità e sviluppare il senso critico. Certo questo non era possibile né nell’Italia di Mussolini né nella Germania di Hitler; forse secondo il ministro le scuole dovrebbero organizzare la Giornata della Memoria con qualche oratore che, per amor di contraddittorio, parlasse della necessità dei forni crematori? Chiediamo allora al ministro di adoperarsi affinché, ogniqualvolta entra un militare nelle scuole italiane, sia accompagnato da un/una pacifista che spieghi bene cosa hanno fatto i militari nel mondo negli ultimi trent’anni; l’esposizione di bambini, bambine, ragazze e ragazzi ai valori militaristi è quotidiano nelle nostre scuole e questo governo non solo non si indigna, ma continua a firmare protocolli per implementare tutto ciò. Siamo vicini al corpo docente dell’IC Massa 6, plaudiamo alla loro iniziativa figlia della libertà di insegnamento e ci auguriamo che né la Dirigente Scolastica né i docenti si facciano intimorire dalle sirene della repressione. Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle università
Massa Carrara: per il 4 novembre proteste contro la guerra e solidarietà Palestina
Anche Massa Carrara si è unita oggi alle iniziative organizzate in tutta Italia contro il 4 novembre, contro ogni guerra e in solidarietà con la Palestina. Al mattino gli studenti e le studentesse in sciopero hanno sfilato nelle vie del capoluogo, ribadendo il loro no a politiche di guerra, all’aumento delle spese militari e chiedendo invece più attenzione e risorse pubbliche per la formazione. Nel pomeriggio, al presidio davanti agli uffici dell’USP, organizzato da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Tenda per la Palestina, i/le docenti hanno rivendicato il loro dissenso rispetto alla retorica del 4 novembre, dichiarandosi “pacefondai” e difensori del pensiero critico. Qui alcuni scatti dell’iniziativa di Massa Carrara.
Massa, 21 settembre: Osservatorio contro la militarizzazione alla Giornata Internazionale della Pace
Domenica 21 settembre alle ore 17, in Piazza Aranci a Massa, in occasione della Giornata Internazionale della Pace, si terrà una manifestazione con staffetta artistico-musicale e flash mob, aperta a tutte e tutti per unire le voci contro il genocidio a Gaza, la follia della guerra, il riarmo e la crescente militarizzazione delle istituzioni scolastiche. Un evento di denuncia e resistenza collettiva, organizzato dall’Associazione Mycelium, aderente all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per affermare con forza: NON IN MIO NOME! Perché non vogliamo essere complici di un silenzio disumanizzante – e non lasceremo che questo diventi la nuova normalità.
Scuole di Massa Carrara e La Spezia per i diritti umani e contro il genocidio a Gaza
COMUNICATO STAMPA DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITA’, A SEGUITO DELLE SEGNALAZIONI PERVENUTECI DA NUMEROSE SCUOLE DELLE PROVINCE DI MASSA CARRARA E LA SPEZIA Anche nelle province di Massa Carrara e La Spezia la drammatica situazione a Gaza ha spinto il mondo della scuola a mobilitarsi, esprimendo un forte dissenso contro le atrocità in corso, soprattutto a Gaza. Docenti di diverse scuole si sono uniti per sottoscrivere una mozione che chiede azioni concrete e la fine dei bombardamenti. In cinque istituti (“Meucci” e “Barsanti” a Massa Carrara; “ISA 1”, “ISA 2” e Liceo “Mazzini” a La Spezia) la mozione è stata presentata e approvata dal collegio docenti, dimostrando una chiara presa di posizione. In altre scuole, invece, come “Minuto“, “Montessori-Repetti“, “Zaccagna-Galilei” a Massa) è stata avviata una raccolta firme che ha riscosso l’adesione della grande maggioranza del personale, a testimonianza della crescente consapevolezza e del profondo senso di urgenza tra gli/le educatori/trici. L’iniziativa è nata dal bisogno di non restare indifferenti di fronte alla catastrofe umanitaria e al genocidio. La mozione, redatta  inizialmente da una scuola di Pisa, è stata inviata a tutti i Dirigenti scolastici delle province di La Spezia e Massa Carrara. L’obiettivo è sensibilizzare il più ampio numero possibile di persone e istituzioni, affinché la scuola non rimanga in silenzio di fronte a ciò che è stato definito come un “massacro insostenibile” a Gaza. I docenti hanno sentito il dovere di condannare lo sterminio e di difendere i diritti umani, promuovendo nei propri studenti una coscienza critica e solidale. La mozione chiede al Governo italiano un’azione decisa in politica estera per la fine dei bombardamenti, la distribuzione immediata di aiuti umanitari e il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. Si sollecitano inoltre azioni concrete, come l’interruzione di ogni collaborazione, la cessazione della vendita di armi e la revoca del memorandum d’intesa sulla cooperazione militare con Israele. Un’ulteriore richiesta è che il governo non conceda l’utilizzo delle basi NATO in Italia a sostegno di Israele. Questo appello, pur nascendo da un senso di impotenza di fronte a una tragedia così vasta, è animato dalla ferma volontà di non tacere. I bambini e le bambine palestinesi sono visti come “nostri/e alunni/e, nostre/i figli/e” e la scuola, in quanto luogo di educazione e formazione, ha il compito preciso di occuparsi del presente e di non rimanere inerte davanti a questo orrore. La diffusione di questa presa di posizione alla cittadinanza tutta è un passo fondamentale per sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica.
Mozione dell’IIS “Barsanti” di Massa in favore della popolazione palestinese
Come docenti sentiamo l’urgenza di prendere parola sulla situazione a Gaza. Il dramma della popolazione palestinese non può infatti lasciare indifferente il mondo della scuola. I numeri del massacro sono impressionanti (fonte: Medici Senza Frontiere): più di 53.000 morti, tra cui 15.000 bambine e bambini, e oltre 122.000 feriti; l’89% delle scuole è stato distrutto o seriamente danneggiato, insieme ad altre infrastrutture tra cui gli ospedali e Israele ha per settimane bloccato l’accesso agli aiuti (inclusi cibo, acqua, medicinali) all’interno della Striscia. Un’intera popolazione rischia di morire di fame, sete, malattie. Siamo di fronte a una catastrofe umanitaria di dimensioni inaudite, le cui ripercussioni dureranno per decenni. Come docenti, sentiamo il dovere di esprimerci contro il genocidio in Palestina, perché il nostro ruolo di educatori ed educatrici ci impone di difendere i diritti umani, promuovere la giustizia e coltivare nei nostri studenti una coscienza critica e solidale. Pensiamo quindi che il mondo della scuola debba prendere posizione ed esprimere il proprio sdegno per il massacro della popolazione palestinese. E poiché l’indignazione di per sé non basta, è necessario chiedere con forza al Governo, per prima cosa, un’azione decisa di politica estera per la fine dei bombardamenti su Gaza, la distribuzione immediata di aiuti umanitari e il ritiro dell’Esercito Israeliano dalla Striscia. Occorrono azioni concrete, tra cui l’interruzione di ogni collaborazione, la cessazione della vendita di armi e la revoca del memorandum di intesa sulla cooperazione nel settore militare con lo Stato di Israele. I bambini e le bambine palestinesi sono nostri alunni, sono nostri figli. E la scuola ha il preciso compito di occuparsi del presente: non si può rimanere inerti davanti all’orrore di questi mesi. Condanniamo quindi il genocidio che lo Stato di Israele sta commettendo contro i cittadini e le cittadine di Gaza e chiediamo che tutto questo abbia fine adesso. Inviamo il seguente documento alla stampa per diffondere la nostra presa di posizione alla cittadinanza tutta.